Sacchetti, CNA: “il Decreto non è ancora operativo”. Ciafani: “Schermaglie finali”

La Confederazione Nazionale Artigianato: “Il decreto è un palese ostacolo alla libera circolazione delle merci. L’Europa non si è ancora espressa e il decreto non può essere operativo. Presenteremo denuncia”. Ciafani (Legambiente): “Colpi di coda di una polemica che dura da anni. Certi che il Ministero abbia avuto tutte le garanzie dalla Commissione per agire legittimamente”

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La Confederazione Nazionale Artigianato ha diffuso un comunicato in cui si attacca duramente le esternazioni del Ministro Clini in merito all’entrata in vigore del decreto che darà attuazione al bando dei sacchetti di plastica, dopo anni di polemiche in parlamento. “Il decreto è stato firmato – scrive CNA – senza tenere in alcuna considerazione la riapertura di un dialogo con l’intera filiera delle imprese che in Italia producono sacchi monouso per asporto di merci e senza nemmeno recepire le raccomandazioni e le richieste di modifica al testo che le Commissioni riunite competenti della Camera avevano sollecitato a larga maggioranza in fase di valutazione preventiva dello schema di Decreto”.

“Con questo ennesimo atto di forza – prosegue il comunicato – la potente lobby della bioplastica vorrebbe eliminare definitivamente dal mercato tutti gli shoppers prodotti con materiale diverso da quello compostabile, determinando la chiusura di molte piccole e medie aziende con alcune migliaia di addetti che rendono biodegradabili i polimeri plastici con additivi, sebbene conformi ad altre norme tecniche, anche quando raggiungono livelli elevatissimi di biodegradabilità. Una scelta determinata solo da interessi monopolistici maldestramente mascherati da motivazioni scientifiche ed ambientali, e perdipiù in una fase storica nella quale è semplicemente indecente provocare per via legislativa la perdita anche di un solo posto di lavoro in più”. Oltre ai contenuti del decreto, la CNA contesta le modalità con cui viene attuato. La notifica del decreto è stata ricevuta dalla Commissione Europea il 12 marzo 2013, e la procedura prevede che passino 90 giorni prima che entri in vigore, in modo da consentire a Bruxelles di presentare osservazioni. Il Ministero dell’Ambiente ha annunciato invece l’imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (ad oggi non ancora avvenuta) senza attendere i 90 giorni dell’iter. “Diversamente da quanto i sostenitori del decreto affermano in questi giorni la Commissione Europea non si è ancora espressa ufficialmente sul merito del testo e siamo quindi ancora lontani dalla chiusura della procedura d’infrazione avviata a suo tempo in materia nei confronti dello Stato italiano. Da questo punto di vista l’art.6 dice una cosa molto precisa, e cioè che il decreto medesimo diventerà definitivamente operativo solo dalla data di conclusione con esito favorevole della procedura d’informazione ai sensi delle Direttive europee competenti, sul quale la Commissione Europea ha tempo per esprimersi fino al 13 Giugno“.
La Confederazione annuncia battaglia legale: “CNA Nazionale è in procinto di presentare in merito alla Commissione Europea una formale denuncia riguardante inadempimenti al diritto comunitario, con riferimento al divieto imposto agli Stati membri di ostacolare l’immissione sul mercato di imballaggi conformi ai requisiti essenziali previsti dalla Direttiva UE 94/62 e di condizionarne la commerciabilità alla conformità con norme tecniche armonizzate di natura non cogente, determinando in tal modo un palese ostacolo alla concorrenza e alla libera circolazione delle merci”.
Abbiamo chiesto un commento a Stefano Ciafani, Vicepresidente nazionale di Legambiente, fermo sostenitore della necessità del bando. “Siamo davanti alle schermaglie finali di una polemica che dura ormai da troppi anni. Possiamo dire che siamo finalmente arrivati alla conclusione”. Ciafani, intervenuto in mattinata su Radio Articolo 1  per commentare il decreto, non ha dubbi sull’efficacia del provvedimento: “E’ una norma all’avanguardia a livello internazionale e di questo siamo orgogliosi, avendola sempre difesa con i denti. Con la firma del decreto interministeriale siamo arrivati ad una svolta fondamentale: le multe, che entreranno in vigore tra 60 giorni. (NdR: 60 gg dalla pubblicazione in G.U.) Senza le sanzioni il decreto era monco, ma ora si è aggiunto l’ultimo tassello del puzzle. Ora le regole sono chiare: l’usa e getta è consentito solo se realizzato in materiale compostabile, in modo da non danneggiare la raccolta dell’umido, e vengono esclusi dal commercio i sacchi che non rispettano questo principio. Quindi niente additivi e polverine magiche. Per noi l’aspetto più interessante del bando è che grazie a questo gli Italiani hanno ricominciato ad usare la sporta, come si faceva tranquillamente fino a qualche generazione fa. Non è vero che i sacchi in plastica non si potranno più utilizzare: basta che siano sufficientemente spessi da renderli davvero riutilizzabili, e che contengano una percentuale di plastica riciclata al loro interno”. In merito all’iter procedurale del decreto, il Vicepresidente ha commentato “Sono certo che Clini abbia avuto tutte le garanzie affinché l’atto non fosse viziato da illegittimità”.

Fonte: Eco dalle città

 

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Bioshopper, Passera e Clini firmano il decreto

E’ stato firmato dai ministri Corrado Passera (sviluppo economico) e Corrado Clini (ambiente) il decreto interministeriale contenente le specifiche tecniche e le caratteristiche dei sacchi per asporto merci: i bioshopper.

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Il decreto, che sarà notificato alla Commissione europea, definisce non solo le caratteristiche tecniche dei nuovi sacchi, ma ne stabilisce specifiche categorie (sia per quelli destinati ad uso alimentare che non) e i criteri di commercializzazione.

L’annuncio è stato dato in una nota del Ministero dell’Ambiente:

Il decreto fa finalmente chiarezza sulla normativa che regola i sacchetti di plastica, incrementando l’uso di quelli ecofriendly, che contribuiscono alla strategia per la decarbonizzazione dell’economia che è stata appena approvata dal Cipe. Il provvedimento normalizza le incertezze che hanno ostacolato lo sviluppo della filiera produttiva, incentiva la chimica verde e mette l’Italia in linea con l’Ue, dando un segnale concreto alle sollecitazioni venute recentemente dalla Commissione sia con l’avvio della consultazione pubblica su come ridurre l’inquinamento generato dalla plastica sia dalla presentazione del ‘Libro verde’ per la promozione dei riciclo dei rifiuti plastici.

Con queste parole il ministro Clini ha dato, a grandi linee, un’idea generale del contenuto del decreto interministeriale. Sui bioshopper si era creato un vuoto amministrativo e legislativo che pareva incolmabile, con tutte le criticità che questo comporta all’atto pratico. La norma, che doveva essere pronta già nel 2011, era letteralmente scomparsa nel Decreto milleproroghe, vede finalmente la tanto agognata luce: tra i nuovi sacchi rientrano quelli monouso biodegradabili e compostabili, conformi alla norma armonizzata Uni En 13432 del 2002, e quelli riutilizzabili in carta, in tessuti di fibre naturali, fibre di poliammide e materiale diversi dai polimeri. Ovviamente i consumatori dovranno essere consapevoli delle caratteristiche dei singoli sacchi, in modo da poter valutare l’idoneità del loro utilizzo (se alimentare o meno): una dicitura, riportata sia sui monouso che sui riutilizzabili, permetterà un facile uso dei bioshopper.

Il decreto regolamenta l’uso delle buste degradabili e compostabili, secondo quanto è previsto dalla normativa europea, e gli usi commerciali delle buste riciclabili di plastica tradizionale. L’obiettivo è fare in modo che le buste biodegradabili e compostabili siano usate soprattutto nel settore alimentare, contribuendo così a ridurre la produzione dei rifiuti. Con queste parole Clini pone indirettamente anche altre questioni, altrettanto importanti: ad esempio la mancanza di una normativa seria sugli imballaggi, sul riuso dei materiali, sulla carenza degli impianti di compostaggio (in particolare nel centro Italia). Ma a tutto c’è un rimedio.

Fonte: Ministero dell’Ambiente

 

Moria di delfini nel tirreno: salgono a 57 i ritrovamenti nel 2013

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E’ salito ancora il tragico bilancio di morte di delfini nel mar Tirreno: dopo i ritrovamenti di domenica scorsa le stenelle morte ritrovate lungo le coste italiane sono diventate 57, quando la media nello stesso periodo per il 2012 era di 4. Il Ministero dell’Ambiente, che ha attivato un censimento degli esemplari di stenella striata (Stenella coeruleoalba) ritrovati spiaggiati, addebita la colpa ad una causa non ancora individuata che sta facendo strage nel Tirreno. Gli ultimi ritrovamenti si sono verificati tutti lungo le coste del Lazio.

In un comunicato il Ministero dell’Ambiente spiega:

Domenica mattina la Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Anzio è intervenuta, in seguito alla segnalazione di un cittadino, per soccorrere un delfino in fin di vita, mentre l’Istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana ha recuperato altri esemplari morti a Focene (2 carcasse), Passoscuro, Sperlonga,Torvajanica e Marina di Alberese. […] Oltre ai 16 trovati sulle coste di Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna, ad oggi sono 41 gli esemplari arrivati nei laboratori dell’Izs Lazio e Toscana, 23 nella sede centrale di Roma e 18 in Toscana.

Sembrerebbe dunque una vera e propria emergenza, almeno sui numeri, questa moria di delfini costante nelle acque tirreniche: il ritrovamento di Nettuno, quello sopra riportato dal ministero, è purtroppo avvenuto quando il delfino era già morto; le perizie del servizio veterinario dell’Asl Roma hanno dimostrato che l’esemplare morto era un adulto di circa 2 metri e riportava evidenti ferite. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana (IZS) ha studiato tutti gli esemplari di stenella striata ritrovati in queste due regioni: ricerche sinora effettuate non si registrano isolamenti di agenti infettivi in grado di motivare le mortalità. Ad oggi infatti non è ancora stata chiarita la causa di questa moria. Inizialmente il ministero aveva ipotizzato l’ipotesi del batterio photobacterium damselae che può causare sindrome emolitica e lesioni ulcerative, come causa infettiva più probabile dei decessi dei mammiferi: ad oggi lo stesso ministero è tornato sulle sue ipotesi, certificando l’anomalia come “misteriosa”. Il Direttore Generale dell’IZS Dott. Remo Rosati, ha confermato al Tg2 che sono in corso esami anatomo-patologici, istologici, virologici e tossicologici, necessari a definire con certezza la causa di questa moria anomala di cetacei nelle coste tirreniche ma, ad oggi, la causa resta appunto ignota; Rosati non ha escluso tuttavia che questa moria di delfini possa essere correlata in qualche modo a fenomeni legati all’inquinamento o a eventi vulcanici sottomarini.

Fonte: Ministero dell’Ambiente