KYOTO: l’Italia (forse) centra gli obiettivi 2008-2012

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Secondo il “Dossier Kyoto 2013″ realizzato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, l’Italia ha centrato il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, fissato con la firma nel 1997 del Protocollo di Kyoto, arrivando ad una riduzione del 7%.

L’obiettivo minimo per l’Italia corrispondeva ad un abbattimento totale del 6,5%: secondo quanto diffuso dalla Fondazione dunque il Belpaese non solo ha centrato, ma ha superato gli obiettivi minimi: si legge nel Dossier Kyoto che la media di emissioni annue italiane negli ultimi 5 anni si è attestata a 480 milioni di tonnellate (a fronte di un limite di 483 imposto dal protocollo). I prossimi obiettivi di riduzione fissati dalla road map europea sono di 440 milioni di tonnellate di CO2 nel 2020 e di 370 nel 2030.

Tuttavia, solo pochi mesi fa era stata l’Europa, con l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), a mettere in guardia l’Italia: nonostante l’Unione sia riuscita ad abbattere quasi dell’8% le sue emissioni, i passi in avanti italiani non avevano convinto Bruxelles, che solo nell’ottobre scorso ammoniva l’Italia:

L’Italia non ha ancora comunicato alcun piano concreto riguardo all’acquisto di quote supplementari (Kyoto unit) rispetto a quelle già previste in precedenza. E’ l’unico paese dell’Ue a non aver fornito alcuna informazione sullo stanziamento delle risorse finanziarie.

Si legge rapporto dell’EEA “Greenhouse gas emission trends and projections in Europe 2012“, ove si spiega che l’acquisto dei cosiddetti ‘carbon credit’.

L’obiettivo italiano era di tagliare le emissioni totali del 6,5% rispetto ai rilievi del 1990, da raggiungere come media annuale del periodo 2008-2012; una riduzione che ha riguardato il larghissima parte solo il settore industriale (settore Ets, la cosiddetta “borsa delle emissioni”, cioè quegli impianti che possono acquistare quote di Co2 da altri più virtuosi) mentre le politiche sul settore “non Etf” si sono adagiate sulla speranza che avvenisse il miracolo; ma l’aritmetica e la scienza non sono soggette, pare, a chissà quali interventi divini.

Il rapporto della Fondazione va pertanto preso con le dovute accortezze; secondo il presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi l’incredibile recupero è stato possibile non solo grazie alla crisi economica ma anche e sopratutto grazie alle scelte industriali e produttive fatte.

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, dal canto suo, plaude al risultato:

L’aver centrato gli obiettivi di Kyoto è un segnale importante per l’Italia, l’indicazione puntuale che il percorso di decarbonizzazione dell’economia italiana è stato avviato e deve proseguire secondo le linee indicate dal piano nazionale definito dal Governo per raggiungere gli obiettivi già fissati in sede europea al 2020 e al 2030.

si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente, ove però non compaiono dichiarazioni sul rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente dell’ottobre scorso.

Fonte: Fondazione Sviluppo Sostenibile

Un uomo per un albero: da sabato è legge


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E’ entrata in vigore sabato scorso la nuova legge che obbliga i Comuni sopra i 15mila abitanti a piantare un albero per ogni bambino registrato all’anagrafe o adottato: la norma, specificatamente la legge n.10 del 14 gennaio 2013, riprende in realtà un vecchio “obbligo” introdotto in Italia con la legge Cossiga-Andreotti n.113 del 29 gennaio 1992. Quella legge, in verità molto poco applicata fatto salvo per qualche ente locale “sperimentatore” (come se piantare un albero fosse un esperimento, quando il vero esperimento per l’essere umano è vivere in megalopoli dall’aria irrespirabile) punta ad incentivare gli spazi verdi urbani: la vera novità della nuova normativa rispetto alla precedente sono alcune modifiche sostanziali per assicurarne l’effettiva applicazione e rispetto. La storia, per quanto mi riguarda, affonda le radici nel lontano 1953: in quell’anno mio nonno piantò una prima palma in seguito alla nascita della figlia primogenita, mia zia, per poi piantarne nel terreno altre due, alla nascita degli altri due suoi figli, tra cui mia madre. Quelle palme sono rimaste piantate nello stesso terreno per più di 50 anni, fino a quando il maledetto punteruolo rosso non ha deciso di devastarne l’interno, mortificando il ricordo che si era oramai radicato in una terra che è anche il mio sangue. L’obbligo introdotto dalla nuova legge non riguarderà tutti i comuni d’Italia ma solo i comuni superiori ai 15mila abitanti, e non interesserà solo le nascite ma anche le adozioni: per ogni nuovo uomo ci dovrà essere un albero nuovo, che dovrà essere piantato (a norma di legge) entro sei mesi e non più entro l’anno. Secondo l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) questo dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, contrastare la perdita di quegli 8mq al secondo di aree verdi in Italia, nonostante il tasso di natalità in Italia non sia esattamente altissimo. A vigilare sul rispetto della normativa sarà il nuovo Comitato per lo sviluppo del verde pubblico istituito presso il Ministero dell’Ambiente: saranno i Comuni a dover comunicare i dati sulle piantumazioni, fornendo anche informazioni relative al tipo di albero scelto e il luogo in cui questo è stato piantato, provvedendo anche ad un censimento annuale delle piantumazioni ed informando il Comitato al Ministero, che dal canto suo monitorerà l’intera attività. In base alla nuova normativa inoltre il 21 novembre prossimo, e via via ogni 21 novembre, si festeggerà la Giornata nazionale dell’albero:

per perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto.

La legge 10/2013 introduce nuove disposizioni sulla tutela degli alberi monumentali: i Comuni italiani dovranno censire e monitorare gli alberi presenti nei loro confini, istituendo un vero e proprio catasto e sanzionando chiunque danneggi tali piante monumentali con ammende da 5.000 a 100.000 euro.

La legge si propone di realizzare due operazioni: da un lato, una mappatura completa del patrimonio arboreo italiano, in particolare degli alberi monumentali, per capire qual è la situazione del verde dentro i centri urbani di tutto il Paese e realizzare un’efficace azione di manutenzione; dall’altro di realizzare una grande operazione salva-verde in città che coinvolga le scuole, le istituzioni e le imprese.

ha spiegato ad Unomattina Massimiliano Atelli, capufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente.

Fonte:ecoblog