Quanti diesel ti fumi? A Milano…troppi!

Succede a Milano, dove la onlus “Cittadini per l’aria” ha elaborato i dati raccolti con un progetto di scienza partecipata e machine learning per mappare il biossido di azoto e il suo impatto sulla salute. L’iniziativa “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città” ha coinvolto quasi 300 cittadini.9832-10618

«I recinti non bastano a rendere sicuri asili, scuole e parchi. In questi luoghi, bambini e ragazzi respirano aria che in un caso su due contiene una concentrazione di biossido di azoto (NO2) fuorilegge e altamente nociva. Tra la popolazione generale di Milano, i livelli di NO2 oltre la soglia di legge sono responsabili di un decesso ogni 15 ore»: è il commento di “Cittadini per l’aria onlus” ai dati che emergono dalla nuova mappatura mirata del biossido di azoto in città e nell’area critica. Le mappe sono il risultato del progetto di scienza partecipata “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città”,  a cui hanno aderito attivamente 277 persone e tante associazioni. La rilevazione del biossido di azoto nell’aria, realizzata tra il 2 febbraio e il 2 marzo 2018, è stata condotta dai cittadini volontari che hanno posizionato 157 campionatori nei pressi di scuole e asili; 39 vicino a parchi, giardini e aree giochi; e 81 in altri luoghi di Milano.

Cittadini per l’aria ha anche pubblicato una mappa del biossido di azoto a Milano realizzata con tecniche di machine learning a partire dai dati raccolti nella campagna “NO2, No grazie” del 2017. L’elaborazione è un modello LURF (Land Use Random Forest) prodotto dagli studiosi del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio: valorizza l’impegno dei cittadini nella campagna di citizen science e punta a predire la concentrazione del biossido di azoto nei punti non direttamente campionati, sulla base di parametri legati alla conformazione urbana e ai flussi di traffico. I dati hanno inoltre permesso di stimare l’impatto dell’NO2 sulla mortalità a Milano.

CONCENTRAZIONI FUORILEGGE

Isolando i dati 2018 relativi a scuole e asili di Milano, emerge che nel 50% dei casi la concentrazione di NO2 nell’aria, stimata su base annuale, supera il limite previsto dalla legge. Tra parchi e giardini, invece, i punti fuorilegge costituiscono il 56% del totale. Il valore-limite indicato dal D.Lgs 155/2010 è una concentrazione media annuale di 40µg/m³ (microgrammi per metro cubo). Prendendo in esame il totale dei punti campionati, la quota fuorilegge ammonta al 55%. Un valore decisamente inferiore all’84% emerso dal campionamento del biossido di azoto che Cittadini per l’aria ha realizzato a Milano nel 2017: tuttavia, la campagna dell’anno scorso non aveva come target specifico i luoghi frequentati da bambini e ragazzi. Comprendeva in gran parte indirizzi selezionati dai cittadini in base alla loro residenza, e tra questi una maggiore quantità di incroci e strade trafficate, che spiegano la differenza. Origine principale degli ossidi di azoto nell’aria (tra cui l’NO2) sono i motori diesel: il 73% delle emissioni di queste sostanze nell’area metropolitana di Milano provengono da trasporto su strada e altre sorgenti mobili (fonte). Anche i diesel di ultima generazione, gli Euro 6, su strada violano i limiti Ue alle emissioni in nove casi su dieci (fonte) e producono ossidi di azoto in quantità fortemente superiori a quanto dichiarato, dal doppio fino a 13 volte di più.

L’IMPATTO SU SALUTE E MORTALITÀ

Dai dati del 2017 che gli epidemiologi hanno ora elaborato in machine learning, è possibile stimare a Milano 594 decessi aggiuntivi ogni anno dovuti all’inquinamento fuorilegge da NO2; in percentuale, 5 morti ogni 100 in città. Questi, i decessi imputabili alle concentrazioni superiori ai 40µg/m³. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) registra effetti sulla salute già al di sotto della soglia di legge, per concentrazioni superiori ai 20µg/m³ (fonte). La mortalità da NO2 a Milano più che triplica se consideriamo le concentrazioni superiori ai 20µg/m³, perché la porzione di popolazione esposta è molto maggiore. La stima annuale è di 1791 decessi aggiuntivi, ossia 14 decessi ogni 100 in città. Secondo l’Oms, a partire da questa soglia e su base annuale, per ogni 10 µg/m³ di biossido di azoto aggiuntivi si verifica un incremento della mortalità del 5,5% e un incremento del 21% nella frequenza dei sintomi di bronchite nei bambini asmatici. Anche a breve termine, un incremento di 10µg/m³ della media giornaliera (24h) di biossido di azoto determina un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie del 1,8%. A ogni 10 µg/m³ di incremento nel livello del biossido di azoto nell’aria si ricollega una maggiore incidenza (2%) di tumore al seno nelle donne in menopausa (fonte). La letteratura scientifica menziona inoltre, in collegamento all’esposizione al biossido di azoto, effetti nocivi sul feto, come riduzione di peso alla nascita, impatti sullo sviluppo polmonare dei bambini, e danni al sistema cognitivo dei più piccoli e degli anziani.

LE DICHIARAZIONI

Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria: “È necessaria una vera e propria svolta nelle politiche della mobilità a Milano e dintorni, un cambio deciso di prospettiva. Muoversi in auto, quando sono disponibili valide alternative, non può essere considerato un diritto. Lo è quello di crescere, vivere e respirare senza avvelenarsi giorno dopo giorno. Fermare i diesel, i principali responsabili delle emissioni di biossido di azoto, non è un’utopia o un sogno ambientalista, è una scelta urgente e necessaria per garantire a questa generazione di bambini e ragazzi, e a noi stessi, qualità dell’aria e della vita. Il biossido di azoto si riduce facilmente con misure locali. Chi governa oggi ha il dovere di adottare, in tempi brevi, le misure necessarie per rientrare al più presto nei limiti di legge e difendere la salute di tutti. Qualunque amministratore sceglierà la strada del vero cambiamento, ci avrà dalla sua parte. E con noi i cittadini”.

Massimo Stafoggia, del Dipartimento di Epidemiologia – Servizio Sanitario Regione Lazio: “La campagna di rilevazione dell’NO2 condotta dai cittadini ci ha offerto l’opportunità unica di sviluppare un modello di machine learning sui dati al fine di stimare le concentrazioni medie annue di NO2 sull’intera area di Milano. Si tratta della prima volta in Italia in cui una tecnica di questo tipo viene “addestrata” sui dati rilevati dai cittadini ed “esportata” sull’intero territorio comunale. Essa presenta il vantaggio unico di “imparare” dai dati misurati, e predire i livelli di inquinamento a una elevata risoluzione spaziale, con margini di incertezza contenuti. Inoltre, la quantità di dati misurati, oltre 200 punti di misura, ha permesso lo sviluppo di un modello robusto e riproducibile. Le stime di inquinamento ottenute hanno permesso di quantificare l’impatto dell’NO2 sulla popolazione dell’intera città di Milano, fornendo evidenze uniche e preziose ai decisori a livello comunale”.

Francesco Forastiere, Direttore della Rivista Epidemiologia e Prevenzione: “Grazie alle formidabili campagne di misurazione dell’NO2 condotte da Cittadini per l’aria, abbiamo mappe dettagliate dell’inquinamento dell’aria a Milano e Roma, con stime che arrivano in ogni angolo delle nostre città. Il biossido di azoto è un gas tossico originato principalmente dai fumi di scarico dei veicoli, soprattutto i motori diesel. È un gas altamente reattivo, e quando entra nel sistema respiratorio può causare problemi di salute. Lo Studio Longitudinale di Roma, una coorte di 1,2 milioni di individui adulti abitanti in città, seguiti per molti anni, ha mostrato chiaramente una relazione diretta tra l’esposizione all’NO2 e un aumento del rischio di mortalità, specialmente a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. È un gas letale e l’unico modo per liberarsene è ridurre i veicoli in circolazione, specialmente i diesel”.

Fonte: ilcambiamento.it

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Rifiuti e multe condominiali: due tribunali, due decisioni diverse. La parola agli esperti

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Due condomini, uno a Milano l’altro a Torino, impugnano l’ordinanza comunale che sanziona l’errata separazione delle frazioni destinate alla raccolta differenziata e il Tribunale decide: a Milano dovranno pagare la sanzione mentre a Torino si annulla l’ingiunzione di pagamento.

di Tiziana Giacalone

Due condomini, uno a Milano l’altro a Torino, impugnano l’ordinanza comunale che sanziona l’errata separazione delle frazioni destinate alla raccolta differenziata e il Tribunale decide: a Milano dovranno pagare la sanzione mentre a Torino si annulla l’ordinanza di ingiunzione di pagamento. Ne abbiamo parlato con due esperti.

Come mai due sentenze diverse per due casi analoghi? 

Per l’avv. Umberto Fantigrossi, amministrativista, componente la Commissione Ambiente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, bisogna chiedersi come è stato svolto il servizio di raccolta negli edifici condominiali. “Consideriamo che i singoli condomini conferiscono i rifiuti al Condominio, il quale, a sua volta, li conferisce unitariamente al Gestore comunale. Nel caso in cui non si rispettassero le regole del conferimento, la sanzione mi pare debba essere correttamente applicata al Condominio che è il soggetto (unitario) che utilizza il servizio. Pertanto nel caso specifico non si tratta di una sanzione comminata  “per fatto del terzo”  in applicazione del principio di solidarietà, di cui all’art. 6 della legge 689/81, ma di una sanzione applicata alla condotta posta in essere direttamente dal Condominio (che è del resto nella maggioranza dei casi proprietario dei cassonetti).”

Infatti per il Tribunale di Milano la sanzione sarebbe stata “irrogata al Condominio non tanto in qualità di trasgressore persona fisica quanto piuttosto, essendo rimasto ignoto il trasgressore persona fisica, quale responsabile solidale ex art. 6, legge 689/1981”. Mentre il Tribunale di Torino esclude l’esistenza di una posizione di garanzia.

Il Condominio ha personalità giuridica autonoma?

A mio avviso – dice Fantigrossi – neppure rileva  la questione della mancanza di autonoma personalità giuridica del Condominio, in quanto per essere destinatario di un’obbligazione verso l’amministrazione è sufficiente la sua natura di  “ente di gestione che opera in rappresentanza e nell’interesse comune dei partecipanti“.”

Ed è proprio il principio di personalità e soggettività delle sanzioni amministrative, di cui all’art. 3 della L. n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale) che secondo il Tribunale di Torino non sarebbe stato rispettato dal regolamento comunale di Rivoli che all’art. 51 prevede una sanzione amministrativa – da 50 a 300 euro – da applicare in caso di errata separazione delle frazioni da avviare alla raccolta differenziata. L’ultimo comma dell’articolo 51 dispone che nel caso in cui sia impossibile accertare la responsabilità dei singoli, la sanzione debba essere elevata nei confronti del responsabile condominiale, come rappresentante dell’intero Condominio.

Marco Dal Toso, dell’avvocatura comunale di Milano, ritiene che “l’orientamento dei giudici torinesi potrebbe essere superato e contestato facendo riferimento  all’interesse pubblico perseguito dalla Pubblica Amministrazione  attraverso l’approvazione della norma  regolamentare sulla gestione dei rifiuti. Tra l’altro la norma del regolamento comunale non è stata annullata dal Giudice amministrativo. Ad ogni modo occorre valutare sempre il caso concreto e nell’ipotesi in cui non sia rintracciabile l’autore della violazione la P.A deve accertare se la raccolta differenziata sia stata eseguita correttamente (contenitori dei rifiuti siti nei pressi del Condominio con  abbandono illecito di rifiuti da persone fisiche non identificabili, per esempio).”

Quali potrebbero essere le possibili ricadute sulla gestione della raccolta differenziata all’interno dei condomini?

“Da un lato c’è un Tribunale, quello di Milano, che considera il Condominio “ente privo di personalità giuridica ” e in quanto tale “obbligato in solido con l’autore della violazione “. Dall’altro c’è la sentenza torinese che esclude una posizione di garanzia in capo al Condominio che ” è mero ente di gestione sfornito di personalità distinta da quella dei suoi componenti”. E del resto sia la giurisprudenza sia la dottrina sono ancora divise sulla natura giuridica del Condominio. A questo punto l‘Avvocatura di Rivoli potrebbe proporre appello per una questione che oggettivamente crea un precedente pericoloso per tutte le Amministrazioni comunali del paese.”

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Milano, sul sito del Comune la mappa dei percorsi ciclabili e gli stalli del bike sharing

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Un valido strumento per individuare piste e strade ciclabili e per trovare facilmente la collocazione degli oltre 280 stalli

Uno strumento in più per cittadini e turisti che vogliono godersi la primavera sulle due ruote. Da oggi (domenica 13 maggio) sul geoportale del Comune di Milano è possibile consultare la mappa georeferenziata dei percorsi ciclabili e degli stalli del BikeMi presenti in città. Un valido strumento per gli amanti della mobilità sostenibile per individuare piste e strade ciclabili – anche da smartphone – e per trovare facilmente la collocazione degli oltre 280 stalli che ospitano una flotta composta da 3650 bici tradizionali e mille a pedalata assistita. Nella mappa (disponibile qui) è possibile geolocalizzare anche le vedovelle – le fontanelle pubbliche di Milano che devono il loro particolare nome al filo d’acqua continuo che sgorga, paragonato al pianto di una vedova – e visualizzare la collocazione dei servizi igienici pubblici.

Il dataset dei percorsi ciclabili è presente anche sul portale Opendata al link

“Il geoportale e il portale dati del Comune di Milano sono sempre più ricchi di informazioni direttamente consultabili online dai cittadini – dichiara Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione, cittadinanza attiva e Open data -. Le visualizzazioni che pubblichiamo raggruppano strati informativi differenti, che uniti in una sola mappa, offrono immediatamente un’idea dei servizi presenti e della vastità di informazioni del Comune. All’utilità per chi consulta il geoportale si somma poi la possibilità per sviluppatori e appassionati di servirsi dei nostri dati per sviluppare nuovi servizi e app e creare valore a partire dal nostro patrimonio di dati”.

Con questa nuova mappa si arricchisce quindi l’offerta del geoportale, che contiene al suo interno più di 270 dataset: oltre alle mappe georeferenziate, la sezione Extra offre agli utenti alcune storymap, mappe interattive, corredate da legende e media, che rappresentano un utile strumento per commentare alcuni fatti storici rilevanti. Al link si possono consultare, ad esempio, le mappe delle antiche Porte di Milano, la collocazione dei 100 muri liberi per la street art e i più bei cortili della città. Ma c’è spazio anche per altre curiosità, come la gallery di immagini di Milano divisa in tre categorie: “Milano com’era”, che raccoglie alcune immagini storiche della città, “Milano contemporanea”, ritratto della città che cambia e “Milano curiosa”, che mette insieme alcuni tra i miti, leggende e le curiosità legate ad alcuni luoghi simbolo del capoluogo lombardo. Il geoportale è costantemente aggiornato con nuovi contenuti e nuove mappe e permette di gestire e condividere in maniera integrata tutti i dati geografici in possesso del Comune di Milano, consentendo così una pubblicazione agile e snella dei dati territoriali anche in formato open. Per effettuare una ricerca è sufficiente inserire una chiave all’interno del catalogo o scegliere tra le diverse tematiche proposte (ambiente, educazione, mobilità, territorio, topografia, storiografia) e il sistema rilascerà l’informazione mappata e disponibile per il download. Mercoledì 16 maggio il geoportale del Comune di Milano sarà presentato dall’assessore Lorenzo Lipparini nel corso della conferenza annuale di Esri, la manifestazione più articolata e completa a livello nazionale nel settore delle tecnologie geospaziali, che si svolgerà a Roma.

Fonte: ecodallecitta.it

ReFeel eMobility, Milano all’avanguardia nella mobilità sostenibile.

Il primo servizio di Corporate car sharing station basedhttp _media.ecoblog.it_a_acf_refeel-mobility-1

Milano, 9 aprile 2018 – nasce ReFeel eMobility dalla collaborazione fra il Gruppo ReFeel e il Gruppo Building Energy. Le due aziende hanno partecipato insieme alla gara indetta dal Comune di Milano per l’assegnazione del primo “Corporate car sharing elettrico station based” presente sul territorio comunale.  L’obiettivo di questa iniziativa è fornire ad aziende, strutture alberghiere, campus universitari, centri direzionali e residenziali una soluzione di mobilità flessibile ad impatto zero. Le aziende presenti sul territorio del Comune di Milano possono avvalersi del servizio reso disponibile da ReFeel eMobility e offrire ai propri dipendenti la possibilità di spostarsi agevolmente nell’area comunale, sia per lavoro che per il tempo libero, abbattendo del 100% le emissioni di anidride carbonica. ReFeel eMobility mette a disposizione più di 30 Renault ZOE elettriche, alimentate unicamente da fonti rinnovabili con un’autonomia di circa 310 km su percorso misto e una velocità massima di 135 km/h. Le vetture possono essere ricaricate presso le sedi delle aziende che attiveranno il servizio tramite le apposite colonnine da 22 kW fornite da Be Charge, società del Gruppo Building Energy specializzata in infrastrutture per la mobilità sostenibile. ReFeel eMobility promuove una modalità di trasporto conveniente ed eco-sostenibile tramite la condivisione dei mezzi elettrici tra persone che lavorano o vivono nello stesso luogo, che avvicina le persone alla mobilità elettrica senza dover rinunciare alle comodità. L’app Refeel eMobility, disponibile sia per iOS che per Android, consente di affittare l’auto e gestire tutte le fasi del noleggio, dalla prenotazione al pagamento. Le auto elettriche di ReFeel eMobility possono circolare liberamente ed essere parcheggiate ovunque in maniera completamente gratuita all’interno del territorio del Comune e dell’hinterland.

Carlo Maria Magni, Amministratore Delegato di ReFeel eMobility: “Siamo orgogliosi che il Comune di Milano abbia scelto il nostro progetto mirato a incoraggiare le aziende a ridurre i costi della mobilità operativa offrendo ai propri dipendenti un’alternativa a impatto zero. Con il nostro servizio di Corparate car sharing station based contribuiremo a proiettare la città di Milano nel futuro della mobilità eco-sostenibile. Il nostro obiettivo è sostituire 10 auto inquinanti per ogni mezzo elettrico ricaricato ad energia 100% rinnovabile, così da unire le esigenze personali di mobilità con il rispetto dell’ambiente. Attraverso il nostro piano di sviluppo, che prevede di mettere su strada centinaia di veicoli elettrici, daremo il nostro contributo per aiutare il Comune di Milano a raggiungere l’obiettivo di abbassare del 20% le emissioni di anidride carbonica entro il 2020.”

Fonte: ecoblog.it

Milano, al via la sperimentazione del car pooling con parcheggi gratuiti in aree riservate

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La Giunta ha approvato le linee guida della gara per individuare i gestori di car pooling e avviare una sperimentazione di tre anni. Chi mette a disposizione un passaggio sulla propria auto potrà parcheggiare gratuitamente per tutto il giorno in aree riservate oltre che in altri ambiti delimitati dalla striscia blu. La Giunta ha approvato le linee guida della gara che consentirà di individuare i gestori di applicazioni di car pooling a Milano per incentivare l’utilizzo condiviso dell’auto privata.

“Lo sviluppo di modalità d’uso alternative e sostenibili dell’auto privata a Milano è stato avviato da tempo – dichiara Marco Granelli assessore alla Mobilità e Ambiente -. Dopo aver incentivato con successo le flotte di auto, bici e scooter in affitto, ora l’Amministrazione comunale si dedica al car pooling e per diffonderlo concede la sosta gratuita nei parcheggi di interscambio e lungo le linee di forza del trasporto pubblico a chi mette a disposizione di più persone il proprio veicolo su tragitti comuni. Questo consentirà di ridurre il numero di auto in circolazione con beneficio per la fluidità del traffico e la qualità dell’aria”.

Il car pooling è una modalità di trasporto già sperimentata su lunghi tragitti. La piattaforma informatica che lo gestisce permette di fare incontrare la domanda e l’offerta di passaggi in auto attraverso la semplice registrazione da parte degli utenti. Un servizio particolarmente utile per chi da un punto della città metropolitana deve raggiungere un nodo di interscambio della metropolitana o dei principali mezzi di superficie. La gara che sarà indetta nelle prossime settimane promuoverà l’uso del car pooling attraverso una sperimentazione di tre anni. Chi mette a disposizione un passaggio sulla propria auto ad altre persone avrà la possibilità di parcheggiare gratuitamente per tutto il giorno in aree appositamente riservate presenti a Quarto Oggiaro, Crescenzago, Caterina da Forlì, Famagosta, Cascina Gobba, Maciachini, Molino Dorino e San Donato, oltre che in altri ambiti delimitati dalla striscia blu a pagamento che saranno individuati lungo la rete del trasporto pubblico milanese. Secondo le linee guida definite dall’Amministrazione l’uso gratuito del parcheggio sarà consentito ai proprietari di veicoli trasporto persone con massimo nove posti compreso il conducente. Dovranno registrarsi alla piattaforma e dovranno avere almeno un passeggero per il primo anno della sperimentazione e due passeggeri per gli anni successivi. Per veicoli immatricolati per trasporto massimo di tre persone basterà avere un passeggero oltre al conducente per tutti e tre gli anni della sperimentazione. I veicoli aderenti al car pooling saranno riconoscibili grazie a una vetrofania. Una volta formatosi l’equipaggio su un determinato tragitto il conducente dell’auto registrata dovrà compilare, mediante l’app alla quale si è registrato, l’elenco dei passeggeri che dovranno arrivare tutti al punto di sosta finale. Il servizio si distingue nettamente da quello offerto dai taxi o dal noleggio con conducente in quanto è possibile effettuare un’unica andata e ritorno giornaliera. Il beneficio per la città è il contenimento delle auto in circolazione e in sosta e la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Fonte: ecodallecitta.it

Milano, accessibilità tram: dal Comune 12 milioni di euro per le fermate e 50 nuove vetture

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“L’amministrazione ha stanziato 12 milioni di euro per l’accessibilità di sette linee tramviarie, inoltre ATM ha deliberato l’acquisto di 50 nuovi vetture di tram a pianale ribassato per 150 milioni di euro” dichiara l’assessore alla Mobilità Marco Granelli.

“L’amministrazione ha stanziato 12 milioni di euro per l’accessibilità di sette linee tramviarie, e tra queste anche la 24 – dichiara l’assessore alla Mobilità Marco Granelli con riferimento alla notizia della sentenza del TAR sulla necessità per il Comune di Milano di adeguare le fermate della linea tranviaria 24. – Inoltre ATM ha deliberato l’acquisto di 50 nuovi vetture di tram a pianale ribassato per 150 milioni di euro. Per noi rendere accessibile a tutti il trasporto pubblico è una priorità altrettanto importante della sostenibilità ambientale. Per questo gli investimenti sono significativi e la tabella di marcia stringente”.

In particolare per la riqualificazione e l’adeguamento alla normativa per le persone con disabilità di tutte le fermate delle line tranviarie T e cioè la linea 24 (quartieri Romana, Stadera, Vigentino), 4 (Niguarda, Ca’ Granda, Maciachini, Fontana, Farini, Porta Volta), 9 (Stazione Centrale, Porta Nuova, Porta Venezia, Monforte, Romana, Ticinese), 12 (Roserio, Quarto Oggiaro, Cagnola, Simonetta, Porta Volta, Brera, XXII Marzo, Cailvairate-Molise), 27 (XXII Marzo, Corsica, Forlanini, Mecenate, Ungheria) sono stati finanziati dall’amministrazione interventi per 9 milioni di euro con fondi del 2016. I lavori sono stati affidati ad ATM e inizieranno a dicembre.

Inoltre saranno riqualificate e rese accessibili con lavori eseguiti direttamente dal Comune le fermate delle linee tranviarie 2 (quartieri Bovisa, Derganino, Fontana, Farini, Porta Volta, Broletto, Carrobbio, Ticinese, San Cristoforo, Ronchetto) e 16 (San Siro, De Angeli, Magenta, Guastalla, Calvairate-Molise) con interventi per 3 milioni di euro e i lavori inizieranno il prossimo giugno.

Sempre in tema di accessibilità è stato finanziato l’acquisto di 50 tram a pianale ribassato per 150 milioni di euro dei quali 90 milioni sono stati messi dal Governo e i restanti da ATM. Tale acquisto è attualmente in fase di gara.

Fonte: ecodallecitta.it

Tre amiche aprono un bar portineria a Milano. Ed è subito casa

Il ritiro di pacchi è il servizio più richiesto, ma anche il banco alimentare è stato apprezzato da subito. Dall’idea di tre giovani amiche è nato nel centro di Milano il bar “Portineria 14” pensato per rispondere alle varie esigenze quotidiane degli abitanti della zona e ricostruire il tessuto sociale del quartiere. Quante volte ci è sembrato di essere soli ad affrontare i piccoli problemi quotidiani della giungla metropolitana? Il ritiro di un pacco, la necessità di affidare un duplicato del mazzo di chiavi, l’esigenza improvvisa di un idraulico o un elettricista. Con l’intento di rispondere – in maniera completamente gratuita – alle esigenze di ogni giorno, è nato il bar Portineria 14. Fondato nel 2016 da Francesca, Federica e Manuela, si trova a Milano in zona Ticinese, Via Troilo per l’esattezza, ed è un vero e proprio punto di riferimento nel quartiere.20031551_1524037020950358_8796505259937785235_n

“Siamo tutti connessi, tutti iper-tecnologici – spiega Francesca, una delle tre fondatrici – ma siamo diventati indifferenti e non ci occupiamo più di chi ci sta intorno”. Il bar-portineria nasce quindi con l’idea di ricostruire il tessuto sociale del quartiere, per entrare in relazione con le persone e ritrovare fiducia nel prossimo. “Se una persona entra nel nostro bar per chiedere un favore, anche se non ha a che fare con il nostro decalogo – precisa Francesca – al 99% quel favore gli sarà fatto”.

Il servizio più richiesto? Senza dubbio il ritiro di pacchi. Tutti ormai fanno ordini su internet e la reperibilità può essere un problema. Ma in Via Troilo la porta è sempre aperta, e il ritiro può avvenire fino a tarda sera. Da due settimane poi è stato avviato anche un banco alimentare che ogni giovedì dalle 11 alle 19 regala pacchi di spesa a chi ne fa richiesta. Non serve dimostrare di averne bisogno, è tutto fondato sulla fiducia reciproca. Possono venire i diretti interessati o chi pensa di conoscere qualcuno che potrebbe usufruirne.14095863_1198357583518305_3887483987412679387_n

Le fondatrici di Portineria 14

L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo e nelle prime due giornate sono già state distribuite 27 spese, il primo giovedì, e 39 il secondo. Tutta la rete  di “Portineria 14”, fondatrici del bar comprese, contribuisce in maniera volontaria alla raccolta di cibo per il banco: chi porta un pacco di pasta, chi una scatola di riso, chi un cartone di latte. Per il quartiere quello che fanno le tre donne di “Portineria 14” è qualcosa di eccezionale, ma per Francesca è la normalità. “In una grande città come Milano quello che facciamo può sembrare straordinario, ma non dovrebbe essere così. Quello che facciamo mi sembra normale e penso che dovrebbe esserlo per tutti”.

Il bar è quello che Francesca considera il lavoro vero e proprio, i servizi offerti sono un’attenzione nei confronti del prossimo. La scelta dei prodotti cerca di offrire la massima qualità mantenendo il giusto prezzo, senza rincarare i costi.14642140_1235588039795259_2505070069421771423_n

Trovare un posto come “Portineria 14” è difficile, esistono luoghi simili – neanche troppo lontani dal bar di Francesca, Federica e Manuela – ma i servizi che offrono sono a pagamento. Altri invece si sono ispirati a questo bel progetto mantenendo intatto lo spirito di gratuità, come è stato nel caso del bar “La Cupola” a Varese, i cui proprietari hanno deciso di diventare portinai del quartiere.

“Sogno di veder nascere una rete di locali ispirati a questo progetto”, confida Francesca. E in effetti un primo passo è già stato fatto.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/tre-amiche-aprono-bar-portineria-milano/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Milano, il comune stanzia 20 milioni per interventi di riqualificazione energetica su edifici di proprietà privata

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La delibera stanzia 20 milioni di euro, suddivisi equamente tra il 2018 e il 2019, per promuovere e agevolare la realizzazione di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica di interi edifici e si rivolge ai proprietari, ai condomini, a società, a enti privati o a partecipazione pubblica.

Uno stanziamento di 20 milioni di euro per interventi di riqualificazione energetica su edifici di proprietà privata. Questo il provvedimento approvato oggi dall’esecutivo di Palazzo Marino a conferma della volontà dell’Amministrazione di ridurre le emissioni inquinanti anche attraverso aiuti concreti ai cittadini. Lo stanziamento segna il percorso verso il 1° ottobre 2023, data in cui entrerà in vigore il divieto delle caldaie a gasolio in ogni stabile della città. Nel dettaglio la delibera stanzia 20 milioni di euro, suddivisi equamente tra il 2018 e il 2019, per promuovere e agevolare la realizzazione di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica di interi edifici e si rivolge ai proprietari, ai condomini, a società, a enti privati o a partecipazione pubblica. Lo stanziamento costituisce un contributo sufficiente alla sostituzione di tutti i 3.500 impianti a gasolio privati tutt’ora presenti a Milano.

Gli interventi ammessi saranno quelli che riguardano direttamente gli impianti termici che potranno essere migliorati o sostituiti, andando così a ridurre l’emissione di inquinanti; ma anche interventi destinati all’efficientamento energetico dell’edificio. Fra le opere per cui è possibile ottenere il contributo, la sostituzione di impianti di riscaldamento a gasolio con caldaie a metano, pompe di calore o altri sistemi meno inquinanti, l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici e di isolamenti termici che riguardano la struttura dell’edificio, le finestre e gli infissi e quindi avere un risparmio di consumo energetico e il miglioramento della qualità dell’aria in città. Il contributo è a fondo perduto e oscilla tra il 5 e il 20% del costo di realizzazione dell’intervento, a seconda della tipologia adottata. Attraverso la partecipazione al bando i privati non dovranno anticipare nessun costo di realizzazione e fin dal primo anno sarà possibile risparmiare tra il 10 e il 20% e successivamente fino al 60% grazie anche alla possibilità che i cittadini hanno di accedere contemporaneamente al sostegno che il Governo mette a disposizione per i medesimi interventi e che consiste in detrazioni fiscali dilazionabili in dieci anni per un valore massimo del 65% del costo dell’intervento. Inoltre la delibera detta anche le linee di indirizzo per l’Avviso pubblico che sarà pubblicato nelle prossime settimane e che ha l’obiettivo di individuare istituti bancari e intermediari finanziari che, attraverso appositi finanziamenti a tasso agevolato, sosterranno fin dall’inizio gli investimenti sostenuti dai cittadini o dagli enti che avranno avuto accesso ai fondi comunali. Gli impianti di riscaldamento rappresentano in termini emissivi più del 50% delle emissioni climalteranti a livello di territorio comunale e contribuiscono alla formazione del Pm10 nell’aria per il 26% contro i veicoli che sono al 44%; inoltre il gasolio da riscaldamento costituisce una fonte importante di inquinamento a elevata emissione di CO2. Questo importante contributo si inserisce all’interno di un programma di investimenti sulla qualità dell’aria e la vivibilità che l’Amministrazione ha da tempo messo in campo. I privati hanno già potuto accedere al contributo del ‘bando caldaie’ finanziato dal Comune con 1,6 milioni di euro per incentivare il rinnovamento degli impianti degli immobili privati nel biennio attualmente in corso. Inoltre nei mesi scorsi era stato stanziato un contributo di 2,6 milioni di euro per chi ha installato il filtro antiparticolato sul proprio veicolo alimentato a diesel. Per le modalità di accesso al “bando caldaie” in corso e per informazioni più dettagliate è possibile fare riferimento allo “Sportello Energia” del Comune, in corso Buenos Aires angolo via Giovanni Omboni (scala che porta al seminterrato di fronte al civico 22) aperto dal lunedì al giovedì dalle ore 10:00 alle ore 12:00 o al numero telefonico 02 884 68300 dal lunedì al giovedì dalle ore 10:00 alle ore 13:00.

Fonte: ecodallecitta.it

Gli inquinanti nelle acque di Milano potrebbero arrivare alla falda profonda. Lo studio del Mario Negri

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La ricerca ha osservato che i depuratori non trattengono numerose sostanze chimiche che dagli scarichi industriali, zootecnici o umani finiscono nell’acqua del capoluogo lombardo. “Si rischia in futuro anche l’interessamento della falda profonda, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua potabile e sulla salute umana”

Uno studio condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri in collaborazione con il Servizio Idrico di MM (ex Metropolitana Milanese e finanziato da Fondazione Cariplo, ha valutato l’inquinamento dei cosiddetti nuovi inquinanti (comprendenti farmaci, droghe, disinfettanti, prodotti chimici per la cura della persona, sostanze perfluorurate e plastificanti, oltre a caffeina e nicotina) nel sistema acquifero della grande area urbana milanese e della loro distribuzione nel corso di 5 anni. Le acque dei fiumi che percorrono l’area Milanese, le acque fognarie prodotte dalla città di Milano e le acque delle falde da cui si estraggono le acque potabili, sono state analizzate per verificare la presenza di circa 80 sostanze. Le analisi dei fiumi in ingresso e in uscita dalla città, l’Olona, il Seveso e il Lambro, hanno mostrato che Milano scarica ogni giorno nei fiumi circa 6.5 kg di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per la cura della persona, 200 g di sostanze perfluorurate, 600 g di plastificanti e 400 g di droghe di abuso, oltre a circa 13 kg di nicotina e caffeina. Il che, ad esempio, significa circa 2,5 tonnellate all’anno di farmaci, quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona, 1,6 quintali di droghe d’abuso. Secondo Sara Castiglioni, che dirige l’Unità di biomarkers ambientali dell’Istituto Mario Negri: “Tutte queste sostanze vengono utilizzate quotidianamente in quantità elevate e possono essere immesse nell’ambiente tramite gli scarichi urbani. Parte del carico di inquinanti deriva dai depuratori che ricevono le acque fognarie prodotte dalla città di Milano contenti inquinanti in notevoli quantitativi. I depuratori contribuiscono a ripulirli prima del loro scarico nell’ambiente ma solo parzialmente e molti inquinanti, in particolare i farmaci, le droghe e i prodotti chimici utilizzati per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi. A ciò si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali.
“La contaminazione dei fiumi – spiega Ettore Zuccato, Capo Laboratorio di Tossicologia Alimentare,- impatta sull’ambiente ma anche sull’uomo, dato che l’inquinamento dei fiumi è correlato a quello delle falde acquifere. Fortunatamente al momento il trasporto di inquinanti sembra riguardare più la falda superficiale e meno la profonda, da cui si ottiene l’acqua per il consumo umano e quindi ad oggi la qualità dell’acqua può definirsi buona. Si rischia però in futuro anche l’interessamento della falda profonda, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua potabile e sulla salute umana. Al momento i dati mostrano che non ci siano rischi associati a queste sostanze ed è con un monitoraggio continuo che sarà possibile garantire la qualità della nostra acqua. Tra gli interventi possibili vi è la regolamentazione degli scarichi in ambiente, migliorando le capacità di rimozione dei depuratori e controllando gli scarichi diretti, ma anche sensibilizzando i consumatori a una maggior attenzione per utilizzo e smaltimento di farmaci e di altri prodotti chimici che possono inquinare l’ambiente”.
“Questi studi – aggiunge Enrico Davoli, alla guida del Laboratorio di Spettrometria di Massa, Dipartimento Ambiente e Salute, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – sono importanti poiché misurano quanto le reti acquifere delle grandi città, delle ‘regioni urbane’, siano vulnerabili e come sia importante la conoscenza del loro stato di salute per tutti i processi di pianificazione del territorio e delle risorse disponibili e per programmare interventi”.
I risultati dello studio sono disponibili on-line:
(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0043135417310424),
e saranno pubblicati su Water Research, Volume 131, 15 marzo 2018, pag. 287–298.

Fonte: ecodallecitta.it

Stop TTIP dà la sveglia ai politici: il 10 febbraio tutti a Milano

In questi anni la campagna Stop TTIP ha visto una vera e propria escalation di visibilità e non certo grazie ai media mainstream. E ha ottenuto risultati importanti, come impedire che il CETA fosse ratificato in Senato. Ora, per rafforzare l’argine contro lo strapotere delle multinazionali e l’azzeramento dei diritti, l’appuntamento è il 10 febbraio a Milano.9742-10516

Si terrà il 10 febbraio prossimo a Milano l’assemblea nazionale di tutti i comitati Stop TTIP della campagna. L’appuntamento è dale 11 alle 18 in corso Giuseppe Garibaldi (QUI tutte le informazioni) e non è stato organizzato “per caso”. A due settimane dalle elezioni politiche che stanno scaldando gli animi e preoccupando non poco certi partiti, i promotori della campagna per dire no ai trattati transnazionale che calpestano i diritti di Stati e cittadini si raccolgono insieme per programmare e progettare le prossime azioni. E per capire bene da che parte stanno i politici in corsa…

«Nel 2017 insieme abbiamo compiuto un’impresa: impedire che il CETA, il trattato economico e commerciale tra UE e Canada, fosse ratificato in Senato – spiegano dalla Campagna – Nel 2018 vogliamo spingerci ancora più in là, chiedendo fin da subito al prossimo Parlamento di schierarsi contro gli accordi tossici che minacciano la nostra agricoltura, l’ambiente, i diritti del lavoro, la privacy e i servizi pubblici. Abbiamo le forze di sollevare una nuova ondata di pressioni su tutti i candidati alle prossime elezioni del 4 marzo. Per questo, invitiamo tutti i Comitati locali e le organizzazioni che hanno sempre supportato questa campagna a partecipare all’Assemblea nazionale di Stop TTIP Italia il prossimo 10 febbraio presso il Centro di Aggregazione Multifunzionale in corso Garibaldi 27 a Milano. L’invito è a partecipare numerosi, per ritrovarci dopo questi mesi e anni di battaglie comuni e rilanciare con forza le istanze che questo movimento nato dal basso ha saputo portare in primo piano sulla scena politica nazionale».

Grande è stata la soddisfazione a dicembre 2017 quando le Camere sono state sciolte prima della ratifica del Ceta. «I trattati commerciali iniqui diventano argomento di campagna elettorale. Grazie a tutte le persone, i comitati, le associazioni, i sindacati, i partiti e le imprese che hanno lottato, resistito, cambiato una storia che volevano già scritta» hanno detto dalla Campagna Stop TTIP. Un grazie è andato anche agli oltre 100 eletti tra Camera e Senato che hanno detto “no” alla ratifica.

Per facilitare l’organizzazione da parte del comitato di Milano, chi partecipa invii una e-mail di conferma a stopttipitalia@gmail.com entro venerdì 26 gennaio.

Per saperne di più…

Che cos’è il TTIP?

Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?

Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.

Infatti. Il Trattato prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.

Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.

Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?

Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?

Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?

Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?

Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta. Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?

Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (http://goo.gl/HlqhTc).

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.

Fonte: ilcambiamento.it