Nativa e le B Corp: così è nato il business che può cambiare il mondo

Si può fare business ottenendo, oltre che un valore economico, anche un impatto positivo nel mondo, in termini di rigenerazione ambientale e giustizia sociale. Un approccio agli affari che premia le imprese e rappresenta la chiave di volta per cambiare e salvare il mondo. Ne abbiamo parlato con Eric Ezechieli, cofondatore di Nativa, la prima B Corp e Benefit Corporation in Europa. Oggi l’Italia ha una leadership mondiale in questo settore. Ci sono interviste che realizzi al primo colpo e altre che rimandi per settimane, mesi, anni. Quella con i fondatori di Nativa e il mondo delle B Corp, nella mia avventura di giornalista, fa parte del secondo gruppo.  È  da almeno quattro anni, infatti, che mi ripromettevo di organizzare questo incontro, ma per un motivo o per l’altro era sempre stato rinviato. Ed eccomi finalmente giunto nella sede milanese di questa società. Siamo ad aprile 2019 e dopo una breve attesa incontro Eric Ezechieli, cofondatore con Paolo Di Cesare, di Nativa. Ci sediamo e iniziamo subito a parlare. Lui è un fiume in piena e tanto sono preso dall’ascoltarlo che non mi accorgo che la mia telecamera ha un difetto nella messa a fuoco. Ma tant’è, ormai è fatta.

Parliamo. Parliamo di B Corporation e aziende B Corp, di criteri di sostenibilità, di rischio greenwashing e capitalismo giunto ad un bivio, di Fridays for future e cambiamenti sistemici. Ci interroghiamo sul futuro del mondo, sulle nostre possibilità (come specie umana) di sopravvivere, sul ruolo dell’Italia in questo momento storico. Rimango colpito, mentre lo ascolto, dalle molteplici similitudini tra il suo e il nostro approccio: cambiamento sistemico, approccio transizionista, voglia di fare grandi salti e necessità di fare piccoli passi, difficoltà a distinguere cosa sia lavoro e cosa non, in una passione che tutto travolge. Eric e “i suoi” vogliono cambiare le imprese, le aziende, quelle con gli azionisti. Come in molti sanno, una SPA da statuto deve rispondere appunto agli azionisti e quando dico rispondere, intendo produrre utili. Idem le SRL per i loro soci. Produrre utili. Punto. Ad oggi il modello economico delle più grandi aziende del mondo (e anche di gran parte di quelle medie e piccole) ha questo come primo, e spesso unico, obiettivo.  

Produrre utili. A che prezzo? “Non importa – sembra affermare una voce invisibile – Taglia personale, inquina, investi in speculazioni finanziarie, non interrogarti sui diritti delle donne, non migliorare la qualità della vita dei lavoratori”. Produci utili. E allora qualcuno ha cominciato ad interrogarsi e ha pensato di misurare l’impatto di ogni azienda e di inserire nello statuto di ogni società la sostenibilità sociale e ambientale. Può sembrare un gesto puramente simbolico, e forse in alcuni casi lo sarà anche, ma come vedremo può essere l’avvio di una piccola o grande rivoluzione. Lo statuto di un’azienda, infatti, guida le azioni e le scelte dei management. Se questi “devono” rispondere ad un unico dictat, fare utili, non hanno alcuno strumento per cercare di realizzare politiche di altro genere, ma se tra i loro compiti “statutari” c’è la sostenibilità ambientale, l’etica del lavoro, il sociale e così via, ecco che iniziano ad avvenire piccoli miracoli. Ci si interroga sulle filiere, sugli investimenti, sulle scelte interne ed esterne, sui modelli produttivi e così via. Si entra in transizione. Ci si attiva, si cambia. Si entra a far parte dell’Italia che Cambia, insomma. Ma facciamo un passo indietro e andiamo ad ascoltare la storia di Eric e della sua Nativa. Nativa nasce nel 2012 e fu la prima B Corp e Benefit Corporation in Europa. Oggi occupa circa 15 persone tra Roma e Milano e accompagna le aziende che decidono di intraprendere il percorso per diventare una B Corp o una Società Benefit fungendo da catalizzatore di cambiamenti tesi a progettare futuri sostenibili.

Ma cosa significa essere una B Corp?

Essere una B Corp (Certified B Corporation) significa intraprendere un cammino di sostenibilità sociale e ambientale partendo dall’analisi del proprio impatto sulla società e sul pianeta. Oggi, infatti, la maggior parte delle aziende consuma più risorse di quante ne produce e non è quindi rigenerativa, bensì estrattiva. Per cercare di invertire questa rotta il primo passo consiste nel misurare le proprie attività usando un protocollo che si chiama b impact assessment, uno standard usato oggi in tutto il mondo da oltre 150.000 aziende. “Quando vai a misurare – mi spiega Eric – ti trovi a comprendere se stai creando un valore economico a discapito di un valore sociale e ambientale o lo stai creando rigenerando la società, la natura, la biosfera. Purtroppo oggi moltissime aziende non perseguono il valore sociale e ambientale anche perché la legge non glielo impone… Le B Corp nascono invece esattamente con questa intenzione”. In un mondo ideale, mi confida Eric, un’azienda dovrebbe poter distribuire utili solo se prima ha dimostrato di essere rigenerativa e di non danneggiare ambiente e società. Le B Corp, inoltre, hanno mostrato in questi anni una particolare resilienza. Quando ci sono crisi, infatti, hanno una tenuta migliore perché fondano il proprio business su un modello più radicato sul territorio, sulla fiducia delle persone e così via. Caratteristiche che abbiamo incontrato nella maggior parte delle aziende raccontate dal nostro giornale!

B Corp e Benefit Corporation (o Società Benefit)

Abbiamo visto come la B Corp sia una tipologia di impresa che ha come obiettivo quello di rigenerare la società, la natura, la biosfera nonché di condurre un’attività economica che generi un profitto risolvendo problemi ambientali e sociali. L’obiettivo è creare business orientati ad essere primariamente fonti di rigenerazione. Per ottenere questi obiettivi (e salvare il mondo) secondo questo approccio occorrono due passaggi: 

1) La misurazione degli impatti: come anticipato, grazie al protocollo b impact assessment si può “scansionare” a 360 gradi un’azienda per capire se sta creando valore economico sociale e ambientale per la società. Le aziende che creano più valore di quanto ne “consumino” si possono qualificare come B Corp certificate dopo aver superato un percorso di verifica, validazione e certificazione svolto dalla non profit che ha sviluppato il modello: B Lab. Per essere certificati occorre ottenere almeno 80 punti su una scala di 100. 

2) Il secondo passaggio è legato allo stato giuridico dell’impresa. Fino ad oggi, secondo i codici civili e le leggi vigenti in tutto il mondo, lo scopo unico di una società di capitali è stato distribuire dividendi agli azionisti. Ambiente e persone, di conseguenza, non sono mai rientrati negli scopi statutari di un’azienda. Le Benefit Corporation (chiamate in Italia Società Benefit), invece, non solo devono misurare gli impatti e generare valore, ma devono anche avere una forma giuridica che ti consenta di creare un impatto positivo sia per gli azionisti che per gli altri portatori di interessi (un nuovo scopo giuridico, quindi, con una specifica forma d’impresa oggi disponibile in Usa, Italia e altri paesi). Eric Ezechieli definisce questo strumento un “nuovo sistema operativo per il capitalismo” che consente alle aziende di diventare portatrici di rigenerazione! 

La società Benefit deve specificare esattamente in che modo va a creare questi benefici e deve rendicontare questi impatti, utilizzando il protocollo segnalato prima. È importante precisare che assumere questa forma giuridica non comporta sgravi fiscali o altri vantaggi economici. È uno strumento le cui ricadute, quindi, sono “esclusivamente” sociali e ambientali. Il rischio di greenwashing, però, è sempre dietro l’angolo. Secondo Eric, questo è fortemente limitato proprio dall’assenza di vantaggi fiscali nel modello e, inoltre, l’adozione nel proprio statuto di determinati obiettivi misurabili, potrebbe portare alla denuncia dell’azienda inadempiente che andrebbe controllata dal garante per la concorrenza essendoci gli elementi di “condotta sleale”.  

Il protocollo b impact assessment (disponibile on line gratuitamente e utilizzabile da chiunque) è molto vasto e misura impatti su persone, ambiente, comunità, lavoratori, nonché la trasparenza, i sistemi di governance e il business model. In realtà, non esiste un unico protocollo, ma anzi ci sono più di 150 modelli che variano con dimensioni, area geografica, settore di appartenenza e così via, consentendo a chi aderisce di confrontare le proprie performance con altre aziende di settore che stanno facendo percorsi analoghi.

Summit 2018 delle B Corp

Un avvio difficile… e poi una leadership mondiale!

Quando Eric e Paolo hanno deciso di fondare Nativa come Benefit Corporation hanno redatto uno statuto ispirato a quello americano. Nel luglio 2012, quindi, lo hanno presentato alla Camera di Commercio e… sono stati respinti perché “illegali” avendo costruito un soggetto che non aveva come unico scopo quello di distribuire dividendi. Loro non si sono arresi e al quinto tentativo la camera di commercio li ha accettati “per sfinimento” ma senza che esistesse un ordinamento giuridico in cui potessero davvero rientrare. A quel punto, hanno deciso di attivarsi e grazie anche ad un Senatore, Mauro Del Barba, sono riusciti a far riconoscere il modello di Società Benefit in Italia. Il gruppo di lavoro si costituì nel 2014 e scrisse un disegno di legge che, dopo circa 14 mesi, fu approvato. Dal 1 gennaio 2016 l’Italia è quindi diventata il primo tra gli stati sovrani ad avere una legislazione che riconosceva questo status d’impresa. Oggi, il modello di Benefit Corporation esiste in 34 Stati degli USA, in Italia, in Colombia e Perù e ci sono altri 15 Stati che si stanno ispirando alla legislazione italiana, soprattutto in America Latina. L’Italia ha quindi una leadership mondiale in questo settore ed è il Paese in cui stanno nascendo più B Corp certificate (circa 100 hanno ottenuto la registrazione mentre oltre 2000 si stanno misurando) e Società Benefit (più di 300: da piccole aziende e start up a grandi aziende e multinazionali).

Il modello capitalista deve cambiare

“Per me non si dovrebbe più poter concepire un business che non abbia al centro la rigenerazione ambientale e sociale – mi spiega Eric -. Quando inizi a ragionare in questi termini diventa quasi inconcepibile che un’azienda possa trarre profitti avendo generato impatto negativo a persone o natura. Un’azienda dovrebbe poter distribuire utili solo se non ha causato danni ad ambiente e persone! Siamo ad un punto di non ritorno. O il modello capitalista diventa rigenerativo o… Un modello che sistematicamente danneggia la società non può continuare nel futuro. I limiti ci sono. Se non si autoriforma il sistema, interverranno dei fattori che porteranno all’eliminazione di questo modello. Non va certo dimenticato che il modello capitalista ha portato una fetta di mondo ad emanciparsi da fame e miseria, ma oggi il modello deve cambiare. È giunto al capolinea! Le B Corp rappresentano una delle evoluzioni più forti di questo modello e dimostrano che cambiarlo è possibile anche in modo esponenziale. Ecco perché vedo il ruolo di Nativa come quello di un catalizzatore utile ad accelerare questa trasformazione”.

Le Nazioni Unite e il B Lab

L’ONU, due anni e mezzo fa, ha chiesto a B Lab di collaborare per sviluppare uno strumento utile per misurare il progresso delle aziende rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030. Questo sarà pronto entro fine 2019. A quel punto, l’ONU proporrà la diffusione di questo strumento a tutte le aziende del mondo.

B Corp ed EBC (Economia per il Bene Comune)

Eric Ezechieli ritiene che ci siano moltissimi elementi di sinergia e allineamento tra i due movimenti. La matrice di EBC viene più dal mondo dell’associazionismo e dell’impresa sociale, quella di B Corp più dal business classico. Ma i due strumenti sono complementari. “Con i rappresentanti di EBC abbiamo iniziato a scambiare alcune idee – conferma Eric – ma ora vogliamo incontrarci per approfondire. Quando ho sentito parlare Christian Felber mi sono ritrovato! Diciamo praticamente le stesse cose”.

Il cambiamento dipende da noi

“Mi occupo di sostenibilità da quando ho 14 anni – conclude il cofondatore di Nativa – studiavo i modelli del MIT che già mostravano i rischi ambientali e sociali a cui saremmo andati incontro e pensavo che gli adulti avrebbero aggiustato le cose. Si sapeva già tutto… Poi passavano gli anni e non cambiava quasi niente. Ho quindi deciso di dedicare la mia vita al cambiamento. Oggi le trasformazioni (e i problemi e le sfide) stanno accelerando in modo esponenziale. Diventa quindi fondamentale agire tutti insieme e in modo rapido per contrastare questi processi. Il modello vigente, che è quello estrattivo, non ha nessuna possibilità di funzionare in futuro! L’Italia, da questo punto di vista, è all’avanguardia nel mondo […]”. 

Ho tagliato volutamente il finale di questa intervista perché vi invito a guardare il video che trovate all’inizio di questo articolo. Nell’ultimo minuto riassume quanto da anni cerchiamo di raccontare con il lavoro di Italia che Cambia. Nonostante il racconto ossessivamente negativo dei media e dei luoghi comuni siamo all’avanguardia nel cambiamento. Un’avanguardia mondiale. Che facciamo, ci attiviamo anche noi?

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/nativa-b-corp-business-puo-cambiare-mondo-io-faccio-cosi-248/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni#

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Milano, nasce l’Hub di quartiere per promuovere il dono del cibo e ridurre lo spreco alimentare

Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che ne favorisce lo sviluppo. Nel 2015 Milano ha promosso una Politica Alimentare per rendere più sostenibile il sistema alimentare della città con un approccio multidisciplinare e partecipato, nel quale il Comune assume un ruolo di stimolo e facilitazione. La riduzione dello spreco alimentare è una delle priorità della Politica Alimentare e si sviluppa attraverso l’ingaggio di diversi attori locali come centri di ricerca, istituzioni, settore privato, fondazioni ed attori sociali. Per tradurre tale priorità in azioni concrete, nel 2016 il Comune di MilanoAssolombarda e Politecnico di Milano hanno condiviso il protocollo di intesa, che hanno definito “ZeroSprechi”, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Il Comune di Milano ha individuato uno spazio pubblico non utilizzato nel Municipio 9 e lo ha reso disponibile come hub del progetto per lostoccaggio e la distribuzione degli alimenti recuperati agli enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni non profit.

Il Politecnico di Milano ha elaborato uno studio di fattibilità della rete e monitorerà l’operatività dell’hub e gli impatti generati dal progetto per 12 mesi, costruendo un modello logistico estendibile e replicabile in altri quartieri della città.

Assolombarda, dopo un importante percorso di sensibilizzazione, ha individuato e coinvolto alcune aziende che hanno aderito al progetto, e ha fornito il bollino “ZeroSprechi”, ideato e offerto dal Gruppo Armando Testa, per valorizzare le imprese virtuose e porre l’attenzione sul grande tema della gestione delle eccedenze alimentari. Banco Alimentare della Lombardia, vincitore del bando di assegnazione dell’hub, garantirà la gestione operativa e quotidiana del modello elaborato dal Politecnico, recuperando le eccedenze alimentari e distribuendole alle strutture caritative partner del territorio.

Il Programma QuBì – la ricetta contro la povertà infantile – che ha già avviato un hub simile in via degli Umiliati, aderisce al progetto finanziando allestimento e gestione dell’hub di via Borsieri e favorendo le connessioni con le reti del territorio sostenute e coinvolte dallo stesso Programma QuBì. Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che favorisce lo sviluppo di queste iniziative virtuose. 

“Sono soddisfatta dell’apertura di questo hub perché è frutto degli sforzi congiunti di molti attori della città – afferma Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano delegata per la Food Policy –. Questo è un primo esempio di rete locale per la raccolta e ridistribuzione del cibo prima che sia sprecato e diventi rifiuto. La collaborazione con il Municipio 9 ci ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico non utilizzato, e allo stesso tempo valorizzare l’impegno per ridurre gli sprechi alimentari, una delle priorità della Food Policy di Milano. Questo progetto si affianca alla riduzione del 20% della parte variabile della TARI per le imprese che donano il cibo, alla promozione di raccolta e ridistribuzione di eccedenze dalle mense scolastiche e ad azioni di sistema che stiamo studiando con AMSA. L’hub di Via Borsieri è un ulteriore passo avanti per una Milano sempre più sostenibile, inclusiva ed equa”.

“Sono orgoglioso che il Municipio 9 ospiti un progetto che mette al centro del dibattito sia il diritto dell’accesso al cibo, sia la distribuzione di quanto non utilizzato. Temi che, considerate le nuove povertà delle smart cities, esortano tutti noi a fare meglio. Senza dimenticare che ridurre lo spreco alimentare aiuta a diminuire i rifiuti e a consumare più cibi sani deperibili quali frutta e verdura – aggiunge Giuseppe LardieriPresidente del Municipio 9 –. Sono sicuro che gli attori presenti nel territorio del Municipio 9 – industria, GDO, ristorazione, Terzo Settore, Istituzioni – siano in grado di fare la loro parte per la riuscita dell’iniziativa”.

“All’interno del progetto, il Politecnico di Milano è fiero di portare il suo contributo per l’elaborazione del modello di raccolta ai fini di favorirne la replicabilità in altre parti della città e in altri luoghi – dichiara Marco Melacini, Professore di Logistica e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano -. Il progetto non si esaurisce con l’attivazione dell’hub di via Borsieri ma saranno organizzati degli incontri periodici volti a verificarne, oltre che l’efficacia in termini di eccedenze raccolte, l’efficienza dei processi di raccolta e ridistribuzione. Il gruppo di lavoro si impegna a fornire periodicamente informazioni sullo stato di avanzamento del progetto”.

“Oggi tagliamo un importante traguardo nella sfida contro gli sprechi, inaugurando un efficace processo di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari e promuovendo un modello replicabile che vede Milano capofila – ha sottolineato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi–. Un risultato frutto della virtuosa collaborazione tra associazioni, enti, imprese, università, organizzazioni non profit, che unisce i diversi contributi in una prospettiva di sistema capace di ottimizzare, attraverso circuiti veloci, la consegna e il consumo di beni in eccedenza. Inoltre, con il bollino ‘ZeroSprechi’ vogliamo mettere in evidenza le imprese che svolgono un ruolo attivo nel progetto e che, aderendo all’iniziativa, si fanno promotrici di diffondere le buone pratiche e la cultura della riduzione dello spreco alimentare”.

“Banco Alimentare della Lombardia vuole essere sempre più vicino alle organizzazioni caritative partner dei quartieri nei Municipi 8 e 9 della città di Milano nel contrasto alla povertà alimentare. Insieme a tutte le realtà profit, le istituzioni, le associazioni di categoria e le fondazioni di erogazione siamo una squadra vincente per dare risposte concrete al bisogno” afferma Marco Magnelli, Direttore Banco Alimentare della Lombardia.

“Il problema della povertà alimentare infantile a Milano è un problema che va affrontato e risolto con un modello di intervento che chieda a tutte le forze in campo di lavorare insieme. L’inaugurazione dell’Hub di Via Borsieri rappresenta un importante passo in questa direzione: il Programma QuBì ha già sostenuto il Banco Alimentare della Lombardia nell’avvio dei primi due punti di raccolta cittadini e ora, grazie alla sinergia con gli altri attori coinvolti, si potrà massimizzare la raccolta del cibo, riducendo lo spreco e rafforzando la capacità di raggiungere le famiglie in povertà alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare è una delle azioni cardine del Programma pluriennale QuBì promosso da Fondazione Cariplo – con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi e Fondazione Fiera Milano- in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano sul territorio. Una sfida pari a 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno” conclude Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it

L’amianto toglie ancora il respiro (parte prima)

Tremila morti all’anno solo in Italia, più di 30milioni di tonnellate ancora da bonificare, 370mila edifici contaminati, fra cui moltissime scuole. L’emergenza amianto non è affatto un problema del passato. Abbiamo intervistato Maura Crudeli, presidente AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto), che denuncia come colossi industriali quali Cina, India e Russia non abbiano proibito l’uso di questo agente tossico e che l’amministrazione Trump lo abbia reintrodotto nell’edilizia degli USA.

“Fra i 3 e i 4mila morti ogni anno solo in Italia, quasi 15mila in Europa e più di 100mila nel mondo. Se qualcuno pensa che l’emergenza amianto sia un problema del passato è smentito dai numeri del RENAM-Registro Nazionale dei Mesoteliomi, dell’ISS-Istituto Superiore della Sanità e dai dossier di Legambiente”. Ce lo ha detto Maura Crudeli, presidente dell’AIEA-Associazione Italiana Esposti Amianto – una delle associazioni che compongono il neonato Coordinamento Nazionale Amianto e facente parte della rete internazionale Ban Asbestos  – tutte impegnate nella sensibilizzazione verso il problema, nella pressione alle istituzioni e nel supporto alle vittime e ai loro parenti.

Maura è una friulana trapiantata a Roma, dove è diventata una conosciuta organizzatrice di eventi e una filmaker. Fra i suoi lavori, vanno citati il documentario “Attenti al treno”, sul reparto di coibentazione della FIAT Ferroviaria di Savignano, un posto di lavoro ambitissimo fino a qualche decennio fa, che gli operai svolgevano immersi in una fitta nebbia polverosa… d’amianto; “I Vajont”, altro documentario, stavolta a episodi, su alcune fra le più eclatanti tragedie provocate dall’avidità, dalla sete di potere e dall’indifferenza dell’uomo, inclusa quella di Broni, sede di uno stabilimento della Fibronit, una tra le più grandi aziende produttrici di cemento amianto in Italia; infine, l’ultimo spot di AIEA ONLUS  volto a mantenere alta l’attenzione sul tema, dal titolo estremamente efficace: l’amianto ti toglie il respiro. Come sottolinea lei stessa nella nostra intervista video, la lotta all’amianto (detto anche asbesto) e il sostegno alle sue vittime è diventata una delle missioni nella sua vita dal 2010, ossia da quando  suo padre Mauro, coibentatore all’interno dei cantieri navali di Fincantieri, è morto a causa di un mesotelioma, un tumore raro associato all’esposizione all’amianto. 

A 30 anni esatti dalla sua fondazione, AIEA – una Onlus senza fini di lucro – continua a battersi a livello globale per l’abolizione dell’amianto in ogni forma diversa dallo stato di minerale in cui si trova in natura (l’unico stato nel quale non è nocivo per la salute). In accordo con quanto afferma l’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità, l’AIEA sostiene che, “secondo gli attuali livelli di conoscenza scientifica sui danni causati alla salute dall’inalazione di fibre di amianto, non esiste alcun livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza, per cui la massima concentrazione accettabile di fibre non può che essere zero”.

Nata dal movimento di lotta per la salute Medicina Democratica, l’AIEA è stata fondata nel 1989 a Casale Monferrato, sede della celebre fabbrica di fibrocemento Eternit. Tre anni dopo la sua costituzione fu approvata, dopo una lunga e difficile gestazione, la legge 257/1992, ovvero “Norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto”. Una vera e propria legge-svolta, alla quale ha contribuito in misura determinante proprio la grande mobilitazione sociale dovuta all’attività delle associazioni degli esposti, delle associazioni ambientaliste e di quelle sindacali. Nella legge si stabilisce che, in Italia, “sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esposizione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”.

Tuttavia, nonostante l’approvazione della legge e la capillarità della successiva azione di bonifica nelle cave e nei siti industriali nei quali in passato sono state realizzate le lavorazioni, resta ancora molto da fare. In Italia, per esempio, dove non tutte le regioni hanno applicato i piani regionali per l’amianto e provveduto alla mappatura prevista dalla legge 257/92, si stima vi siano ancora fra le 33 e le 39 milioni di tonnellate della fibra killer ancora da bonificare, fra cui quasi 58 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto. Sconcertante il dato riguardante il censimento degli edifici nel nostro paese, che rivela come, dei circa 370mila edifici contenenti amianto presenti oggi sul nostro territorio, più di 50mila siano pubblici e di questi molte siano scuole. Secondo Censis e Legambiente, infatti, il 10% delle scuole italiane presenta ancora strutture in amianto.  

Come se non bastasse, il dato internazionale è ancora più preoccupante. Se nel corso degli ultimi due decenni in tutta Europa l’amianto è stato proibito – sia in fase di estrazione che in fase di produzione e commercializzazione – la stessa cosa non si può dire del resto del mondo. Al momento sono difatti solo 53 (su un totale di 196) i paesi del mondo che ne hanno proibito l’estrazione e l’utilizzo. In tutti gli altri, inclusi colossi industriali come Cina, India e Russia, questo materiale è ancora utilizzabile, a volte in tutte delle sue molteplici forme, a volte solo in alcune. Come nel caso degli USA, nei quali l’amministrazione Trump, nell’estate 2018, è tornata sui passi tracciati dai governi precedenti reintroducendo l’uso dell’amianto nell’edilizia (da cui era stato bandito nel 1989). Insomma, la parola d’ordine è, ora come prima, vietato abbassare la guardia!

Continua…

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/amianto-toglie-ancora-respiro-parte-prima/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La Compagnia della Polenta: cibo buono e vegano per i senzatetto

Tutti i giovedì a Milano un gruppo di volontari si incontra per cucinare e poi portare cibo sano, buono e vegano alle persone senza dimora. “La Compagnia della Polenta”: è così che è stato scherzosamente chiamato questo progetto nato nel 2015, poiché il primo pasto servito fu polenta con sugo di legumi e venne particolarmente apprezzato. Cibo buono e vegano per tutti! Così recita il motto della Compagnia della Polenta un gruppo di amici di Milano che dal 2015 distribuisce pasti alle tante, troppe persone che vivono per strada e non possono permettersi un piatto caldo. Abbiamo incontrato il portavoce, Roberto Bertani che ci ha spiegato come tutto è nato.

Com’è nata l’idea?

Eravamo un gruppo di amici che svolgevano volontariato presso Vitadacani onlus, l’associazione che gestisce il parco canile di Arese e in quel periodo, dicembre 2015, stavamo raccogliendo le coperte per i cani. Una sera ci trovammo a parlare di una notizia che ci aveva intristito moltissimo: un senza tetto che era morto assiderato a Milano, nell’indifferenza più totale. Da un pensiero condiviso è scattata in noi la necessità di fare qualcosa anche per gli esseri umani in difficoltà (visto che degli esseri animali ci stavamo già occupando) e così ci è venuta l’idea: preparare dei pasti e delle bevande calde e portarle personalmente alle persone che vivono ai margini della società. All’interno del parco canile disponiamo di una cucina e così è nato il primo piatto che abbiamo poi distribuito a queste persone: polenta con sugo di legumi. Era di giovedì e da allora è diventato per noi un appuntamento fisso: ogni giovedì sera prepariamo e portiamo piatti caldi a queste persone e nel 2017 è nata l’associazione. Ad oggi distribuiamo 7200 pasti all’anno. 

E il nome?

La polenta è stato il primo piatto che abbiamo cucinato e riscuote sempre un gran successo. Di comune accordo è diventato il nostro nome e il nostro modo per farci riconoscere.

Perché vegano?

Quando abbiamo iniziato eravamo tutti vegani, oggi il numero di volontari è cresciuto e tra loro ci sono anche persone onnivore. Siamo tassativi solo sui piatti: tutto dev’essere rigorosamente senza proteine animali. Siamo convinti che si possano preparare dei piatti buonissimi, salutari e gustosi senza provocare la sofferenza di nessun altro essere vivente e i nostri piatti vengono sempre molto apprezzati.  Un piatto di minestra calda, di polenta (la cuciniamo spessissimo) o di legumi, vengono apprezzati molto di più di un semplice panino e nel prepararla c’è tutto il nostro amore per la vita, di qualunque forma sia. Cuciniamo sempre un piatto unico e spesso aggiungiamo un frutto o un dolce, preparato sempre dai nostri volontari. 

Quante persone fanno parte di questo progetto e come siete organizzati?

In questi anni si sono aggiunte molte persone felici di darci una mano, c’è molto da fare e ogni aiuto è gradito: si organizza la spesa, si cucina, si va sul posto a distribuire le vivande ma ci occupiamo anche della raccolta e distribuzione di coperte, vestiti, intimo, prodotti per l’igiene personale. Ad oggi siamo circa 30/40 volontari.

Come vi sostenete?

La maggior parte dei fondi deriva da noi, ma con il passare del tempo le persone hanno conosciuto il nostro progetto e abbiamo iniziato a ricevere un po’ di aiuti, a volte in denaro a volte in provviste. Si può donare tutto, purché in buone condizioni, ad esempio abbiamo dentisti che ci donano spazzolini da denti e dentifricio, ogni gesto può significare molto per queste persone. Inoltre spesso organizziamo degli eventi, abbiamo partecipato al Miveg e organizziamo degli aperitivi dove presentiamo il nostro progetto e raccogliamo fondi. 

Come collaborate con le altre associazioni?

Ogni associazione ha un giorno fisso. Noi siamo presenti tutti i giovedì sera fino alle 22.30 ed è bello quando queste persone ci salutano dicendo: “Ci vediamo giovedì allora?” oppure “ecco i vegani!” ma in modo amichevole, per farci capire che ci riconoscono, nessuno lo fa in modo critico anzi. 

Ecco appunto, come riuscite a spiegare la vostra scelta a persone che spesso una scelta non la hanno?

Ad alcuni sembrerà strano ma la verità è che nessuno ha mai criticato la nostra scelta. Ovviamente abbiamo un approccio rispettoso verso tutti, le critiche non portano a nulla, soprattutto in questo contesto e non è lo scopo di quello che facciamo, pensiamo sia molto più utile e costruttivo far provare i nostri buonissimi piatti e soprattutto è importante il dialogo. Di fronte a noi ci sono persone che non hanno fissa dimora, è vero, ma non per questo non hanno la capacità di riflettere ed ascoltare anche quando si parla di tematiche di questo genere, anzi la parte più bella è proprio poter parlare con loro. 

Cosa intendi?

Moltissime di queste persone soffrono a causa della loro situazione, perché hanno perso tutto e sono invisibili, questo pesa più della fame. Presso le parrocchie o altre associazioni si può trovare un pasto ma è molto più difficile che qualcuno si fermi a parlare con loro e che sia davvero interessato alla loro storia personale, noi ci teniamo molto invece a sapere chi abbiamo davanti e a chiamarli per nome.

Chi sono le persone che aiutate?

Di sicuro penserai a persone straniere o a immigrati invece devo dirti che ci sono moltissime persone della nostra stessa nazionalità e nessuno conosce la loro disperazione: anziani con una pensione talmente misera da non riuscire ad arrivare alla fine del mese, divorziati con talmente tante spese che per loro non resta più nulla, persone che hanno perso il lavoro e la loro vita da un giorno all’altro. È triste ma è più reale di quanto si possa immaginare. 

Organizzate qualcosa per le giornate di festa?

Se capitano di giovedì certamente, altrimenti ci saranno altre associazioni presenti. Sembra strano ma il periodo natalizio è quello in cui queste persone hanno meno bisogno di noi: tutti sono più buoni e quindi donano loro un panettone o altro. Appena passato il periodo di festa però ognuno torna alla sua vita e alla sua normalità, fino al prossimo Natale. Noi vorremmo sensibilizzare le persone a fare qualcosa anche durante tutti gli altri giorni dell’anno. Salutiamo Roberto promettendogli che andremo a trovarli presto per dare loro una mano e per sentire più da vicino queste realtà di cui spesso ci dimentichiamo. Sulla loro pagina facebook trovate tutti i contatti e le modalità per aiutare loro a portare avanti questo bellissimo progetto.  Di sicuro questo incontro ci ha dato parecchio su cui pensare e riflettere. Durante le feste sembriamo più sensibili a tematiche di questo genere e facciamo quasi tutti buoni propositi per l’anno nuovo. Sarebbe bello impegnarci a guardarci un po’ di più intorno e a riflettere sul fatto che ogni giorno possiamo tendere una mano a chi è meno fortunato di noi e che basta davvero poco, a volte basta davvero soltanto esserci. Inoltre, è una piccola lezione per chi pensa che i vegani siano sensibili solo verso gli animali e che non abbiano a cuore gli esseri umani: Roberto ed i suoi amici fanno del bene agli animali, alle persone in difficoltà e a loro stessi. Un chiaro esempio di come ci sia più gioia nel dare che nel ricevere.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/compagnia-della-polenta-cibo-buono-vegano-senzatetto/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Torna a Milano il Festival di Giacimenti Urbani: economia circolare e contrasto allo spreco di risorse

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Dal 23 al 25 novembre alla Cascina Cuccagna l’appuntamento dedicato all’economia circolare e al contrasto allo spreco di risorse. Giunto ormai alla sua sesta edizione, fa parte della della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

Torna a Milano, alla Cascina Cuccagna, il Festival di Giacimenti Urbani, appuntamento dedicato all’economia circolare e al contrasto allo spreco di risorse. Giunto ormai alla sua sesta edizione, fa parte della della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (la più importante campagna europea sulla riduzione degli sprechi ed economia circolare) e della Make Something Week (movimento di persone che scelgono di creare insieme, per riscoprire la bellezza di condividere e riparare insieme agli altri).

L’edizione 2018 fa riferimento ad alcuni dei 17 SDG – Sustainable Development Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite:390193_2

GOAL 12 “Consumo e produzione responsabili”Edilizia circolare: riuso dei materiali come opportunità per ridurre l’impatto ambientale. Il mondo delle costruzioni, infatti, produce all’incirca il 40% dei rifiuti generati nell’Unione Europea. In questa direzione, lamostra “Miniere Urbane”, che sarà in esposizione per tutti e tre i giorni, presenta una selezione di opere architettoniche realizzate da 20 studi di architettura specializzati nell’utilizzo di materiali di riuso, evidenzia la possibilità di utilizzare scarti industriali e non per nuove applicazioni finalizzate a scopi diversi da quello per il quale gli oggetti sono stati creati: pale eoliche che fungono da strutture per parchi giochi, porte e finestre diventano pareti o ancora segnali stradali utilizzati come rivestimento di facciate di edifici.

GOAL 10 “Ridurre le disuguaglianze”. Tra le novità di quest’anno “Side by Side”, una performance inclusiva dove design e scarti industriali si incontrano per rielaborare oggetti che mettono in relazione persone sorde e udenti. I performer di Laboratorio Silenzio, attraverso le “sedute relazionali” realizzate da T12-lab con scarti di produzione industriale, animeranno lo spazio di Cascina Cuccagna creando interazioni con gli oggetti e invitando il pubblico a una partecipazione attiva, alla riscoperta di se stessi, del proprio corpo, dell’altro.390193_3

GOAL 13 “Lotta contro il cambiamento climatico”. Appuntamento ormai imperdibile del Festival, anche quest’anno, in attesa dellaConferenza delle Parti sul Clima, che si terrà il prossimo dicembre a Katowice, si farà in punto sulla lotta al cambiamento climaticocon Stefano Caserini, climatologo (Italian Climate Network). A seguire, Francesco Cara porterà l’esperienza de “Il Raggio Verde”,rassegna cinematografica dedicata al clima e Pietro Porro (Nessuno ferma le stelle – Ape San Frontieres) presenterà il suo viaggio da Milano fino a un piccolo villaggio in Togo a bordo di un’Apecar del 1987. Sabato 24 novembre alle ore 17. Durante i tre giorni del Festival,Casa per la pace distribuirà piccole piante al pubblico invitandolo a intraprendere azioni di “guerrilla gardening” contro il cambiamento climatico.

GOAL 2 “Sconfiggere la fame”. Venerdì 23 alle ore 17, durante l’inaugurazione del Festival, verrà presentata la nuova “Bancarella di Recup”: grazie alla collaborazione tra RecupGiacimenti Urbani ed Eco dalle città e con il contributo di Amsa-A2A il recupero di cibo ancora edibile diventerà strutturato e stabile in 11 mercati rionali di Milano. L’obiettivo è quello recuperare il cibo invenduto o danneggiato, selezionarlo e rimetterlo a disposizione delle persone nel rispetto delle esigenze di tutti.

GOAL 12 “Consumo e produzione responsabili”. Nella tre giorni dedicata all’economia circolare non mancherà il “Green Market” dove si potranno trovare e acquistare borse, gioielli, biciclette e arredo realizzati da artigiani, creativi e realtà che hanno come denominatore comune le 5R – Riusa, Ripara, Riduci, Riutilizza e Ricicla – e il rispetto per l’ambiente: dall’upcycling all’utilizzo di materiali compostabili e biodegradabili, dai tessuti naturali agli abiti rigenerati, dal rici-cashmere ai prodotti cosmetici bio e vegan.

Non mancheranno laboratori per tutti, come il Restart Party dove imparare a riparare vecchi apparecchi elettronici grazie ai consigli degli esperti restarter di PCOfficina e Restarter Milano e gli ecolaboratori realizzati da GreenPeace.

Da venerdì a domenica, durante il festival, i visitatori potranno portare teli di ombrelli dismessi, fogli A4 usati solo da una parte, tappi di plastica e di sughero e floppy disk. Questi oggetti verranno ritirati da alcune associazioni per essere riciclati o utilizzati per creare nuovi oggetti e manufatti. Ad esempio grazie all’associazione La Nostra Comunità i tappi di sughero diventeranno pannelli di isolamento termico e acustico; Casa per la Pace utilizzerà i teli degli ombrelli per creare borse per la spesa e infine La casa editrice libera ed senza impegni produrrà manufatti e cover riutilizzando i vecchi floppy disk.

Foto di Marianna Parmeggiani

Fonte: ecodallecitta.it

Amsa, parte il progetto pilota che porta la raccolta differenziata nelle scuole di Milano

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Saranno 12mila gli alunni milanesi coinvolti nella prima fase di #Ambienteascuola, l’iniziativa del Comune e Amsa – Gruppo A2A, con il contributo dei consorzi Cial, Comieco, Corepla e Ricrea per promuovere l’educazione ambientale dei giovani. A Milano la Giunta approva il progetto pilota #Ambienteascuola – nato da un gruppo di lavoro che comprende Comune di Milano e Amsa, società del Gruppo A2A, con il supporto dell’Ufficio scolastico Territoriale di Milano – per portare in modo sistematico all’interno degli edifici scolastici la raccolta differenziata, promuovendo l’educazione ambientale dei giovani milanesi e contribuendo al raggiungimento di alcuni degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) definiti dalle Nazioni Unite. Sono 540 le classi di Primarie e Secondarie di I e II grado, distribuite in una trentina di plessi scolastici nei nove Municipi, per un totale di 12mila alunni, che parteciperanno a questa prima fase, durante la quale saranno distribuiti circa 2.400 contenitori nelle classi e negli spazi comuni per plastica e metallo, carta e cartone e indifferenziata (l’umido prodotto dalle mense è già oggi gestito in tutte le scuole da Milano Ristorazione) e ottocento poster informativi, entro dicembre.

“L’avvio di una sistematica raccolta differenziata all’interno delle scuole è un passo importantissimo che questa Amministrazione ha voluto fortemente e che porterà la città, che già oggi arriva quasi al 60% di differenziata, a fare un ulteriore importante passo avanti in questa direzione – commentano gli assessori Laura Galimberti (Educazione) e Marco Granelli (Mobilità e Ambiente) –. Nel 2016 era stato richiesto ad Amsa di inserire all’interno del Piano Strategico degli anni successivi la creazione di un gruppo di lavoro per promuovere l’educazione ambientale e oggi possiamo dirci totalmente soddisfatti dei risultati”.

Il progetto prevede anche incontri formativi e informativi in ciascuna delle scuole coinvolte, sia per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per illustrare il funzionamento e promuovere le corrette prassi del conferimento, sia per i docenti, ai quali saranno presentate anche le ulteriori opportunità didattiche collegate. Tra queste, il contest ‘Cestini in cerca d’autore’: ogni classe personalizzerà in modo creativo i propri contenitori utilizzando qualsiasi tecnica artistica e materiali di riciclo, sarà poi selezionata una scuola vincitrice per ogni ordine scolastico, che riceverà un premio di 500 euro, messi a disposizione da Amsa – Gruppo A2A.

Saranno inoltre realizzati una serie di video didattici, grazie al supporto dei consorzi Cial, Comieco, Corepla e Ricrea, per sensibilizzare gli studenti su diverse tematiche ambientali, a partire da cause, effetti e soprattutto concrete e quotidiane soluzioni per affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Dopo un focus generale sul tema, infatti, ai ragazzi e alle ragazze sarà raccontato attraverso i video come ciascuno di loro possa fare tanto nella vita di tutti i giorni per contribuire a contrastare questo fenomeno: dal risparmio energetico alla produzione, smaltimento e trasformazione dei singoli materiali riciclabili, fino al corretto uso degli spazi pubblici urbani.

Al termine dell’anno scolastico Amsa produrrà un report per valutare sia l’impatto educativo sia gli effettivi risultati di raccolta differenziata. I risultati saranno poi utilizzati per progettare le azioni future, estendendo progressivamente la raccolta a tutti gli istituti scolastici.

Fonte: ecodallecitta.it

Milano: nasce Area B, stop alle auto inquinanti nel 72% del territorio comunale

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Con l’istituzione dell’Area B dal 21 gennaio 2019 vietato l’ingresso ai veicoli benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2, 3

Stop alle auto più inquinanti e nuovi contributi: è stato approvato dalla Giunta il nuovo provvedimento Area B, la zona a traffico limitato e a basse emissioni inquinanti vasta quasi quanto i confini della città, ovvero il 72 per cento dell’intero territorio comunale, che dal 21 gennaio 2019 vieterà l’ingresso ai veicoli benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2, 3  e progressivamente, per step successivi fino al 2030, a tutti i veicoli diesel. Approvato anche un pacchetto da sette milioni di euro di incentivi destinati alle imprese per l’acquisto di veicoli ibridi, elettrici, a metano, benzina/metano, GPL, benzina/GPL, benzina euro 6.

Un processo che Milano ha intrapreso da tempo, quello della lotta alle polveri sottili nocive per la salute, per dare alla città e ai suoi abitanti aria più pulita, minore congestione da traffico e più qualità della vita.

Area B già nel periodo tra il 2019 e il 2026 consentirà di ridurre le emissioni atmosferiche da traffico complessivamente di circa 25 tonnellate di Pm10 allo scarico e di 900-1.500 tonnellate di ossidi di azoto.

Per quanto riguarda il Pm10 l’accelerazione sarà immediata: meno 14 per cento di emissioni nel 2019; meno 24 per cento nel 2020, meno 21 per cento nel 2021. Nei primi quattro anni le emissioni di Pm10 si ridurranno della metà ovvero di 15 tonnellate. Riduzioni misurabili anche sul NoX: l’accelerazione avverrà tra il 2023 e il 2026 con un calo dell’11 per cento ogni anno. Tra il 2019 e il 2022 la diminuzione prevista sarà del  4-5 per cento all’anno.

Vogliamo migliorare la qualità della vita a Milano – dichiara Marco Granelli assessore alla Mobilità e Ambiente -. L’aria che respiriamo è fondamentale. Le polveri sottili nocive per la salute sono già in calo da alcuni anni ma vogliamo abbatterle drasticamente. Per questo abbiamo costruito un sistema efficace di regole e lo abbiamo chiamato Area B come il blu, il colore con cui si disegna l’aria pulita. Il sistema comprende anche soldi immediatamente disponibili alle imprese, per incentivare il ricambio del parco auto senza penalizzare le attività, e di deroghe, per consentire a tutti il passaggio a classi di veicoli che inquinano meno. Siamo certi che le famiglie siano pronte a questo cambiamento“.

Dopo quello del 21 gennaio prossimo, il secondo step di Area B avverrà il 1° ottobre 2019 con lo stop ai diesel euro 4, già vietati dal 2017 in Area C. Seguiranno altri divieti progressivi per classi di veicoli immatricolati persona e merci. L’Area B sarà presidiata da 186 telecamere piazzate in altrettanti varchi lungo i confini della città, a gennaio ne saranno accese circa una dozzina per poi arrivare nel corso dei mesi successivi all’attivazione di tutte.  L’area soggetta a restrizioni comprende quasi 1.400.000 abitanti (il 97,6 per cento della popolazione residente) e il divieto di accesso per le categorie di veicoli inquinanti sarà dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle ore 19:30, esclusi i festivi, lo stesso orario di Area C.

Deroghe

Al fine di consentire a tutti di adeguarsi alle nuove regole e senza penalizzare l’uso occasionale dell’auto vi saranno alcune deroghe per particolari tipologie di veicolo, anche a seconda dell’utilizzo. In particolare nei primi dodici mesi di attuazione del provvedimento tutti avranno cinquanta giorni di libera circolazione. Al primo accesso l’automobilista riceverà via posta un alert che spiega il funzionamento del provvedimento invitandolo a mettersi in regola ma anche  ad iscriversi al portale per controllare e gestire gli accessi disponibili. Dal secondo anno di entrata in vigore di Area B i residenti a Milano. Le imprese della città avranno 25 giorni all’anno di libera circolazione, tutti gli altri cinque giorni. Solo all’esaurimento dei giorni di libera circolazione scatterà la sanzione.

Incentivi alle imprese

Per quanto riguarda i sette milioni di euro stanziati costituiscono in un incentivo per l’acquisto di veicoli ibridi, elettrici, metano, benzina/metano, GPL, benzina/GPL, benzina euro 6 destinato alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) nonché alle imprese artigiane che così potranno sostituire i veicoli inquinanti e adeguarsi a alle regole di  Area B. Al sistema di incentivi al rinnovo del parco veicoli commerciali contribuisce anche Città Metropolitana con un milione di euro, si estende così l’azione oggetto del bando a beneficio alle città dell’area metropolitana.

La partecipazione al bando è aperta alle imprese private con sede legale o unità locale a Milano e/o di licenza per l’esercizio dell’attività di vendita su aree pubbliche rilasciata dal Comune di Milano, proprietarie di un autoveicolo N1 e N2 (di massa inferiore o uguale a 7,5 tonnellate) da destinare alla rottamazione o in alternativa all’esportazione del veicolo, appartenente ad una delle categorie ambientali di seguito indicate, fuori dal territorio dell’Unione Europea.

Le auto da sostituire per le quali si potrà chiedere il contributo in conto capitale, in numero massimo di due richieste per ciascuna impresa, vanno dai diesel classe pre-euro ed Euro 0 fino agli Euro 4; l’autoveicolo acquistato dovrà essere necessariamente intestato alla medesima impresa che richiede il contributo e la proprietà dovrà essere mantenuta almeno per anni cinque dall’acquisto. I contributi previsti dal bando non saranno cumulabili per lo stesso investimento con altri contributi erogati da altri soggetti pubblici e la valutazione della domanda sarà ‘a sportello’ secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande stesse; saranno considerati ammissibili gli investimenti i cui ordinativi siano stati effettuati dalla data di pubblicazione del bando fino al 31/12/2019 o fino  all’esaurimento dei fondi.

Taxi e noleggio

La Giunta ha previsto inoltre, con delibera ad hoc, incentivi anche per la sostituzione delle autovetture da adibire al servizio taxi ed al noleggio di autovetture con conducente con veicoli ecologici e/o attrezzati al trasporto per persone disabili, per un importo complessivo di 400 mila euro.

Anche in questo caso, sono state definite le linee guida del bando destinato ai titolari di licenza taxi ed autorizzazioni di noleggio di autovetture con conducente (sono escluse le autorizzazioni temporanee non trasferibili) rilasciate dal Comune di Milano che sostituiscono il proprio veicolo alimentato con carburante diesel euro 0,1,2,3 e 4.

Saranno esclusi i soggetti che hanno usufruito di analogo contributo sino al decorso di un triennio dall’erogazione di contributo analogo, assumendo come riferimento per il calcolo del triennio l’anno di immatricolazione del veicolo ecologico. Il contributo riferito a ciascun veicolo sarà pari a mille euro per l’acquisto di nuovi veicoli, mentre ai soggetti interessati all’acquisto di vetture attrezzate per al trasporto di persone disabili non deambulanti, immatricolate nel periodo dal 30.06.2018 al 30.06.2019, sarà riconosciuto un contributo di cinquemila euro.

Questi contributi destinati a migliorare la qualità dei veicoli circolanti si aggiungono ai 25 milioni che il Comune ha già messo a disposizione dei privati per il rinnovo delle caldaie e dei sistemi di coibentazione degli edifici residenziali. In totale un grosso investimento di 32 milioni di euro.

 

Fonte: Comune di Milano

Milano, un grande campo agricolo per l’uso temporaneo di Porta Genova

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Presentato al Comune il progetto vincitore della manifestazione d’interesse che rifunzionalizza l’area dello scalo ferroviario di Porta Genova nel breve termine: campi, serre e mercati per uno sviluppo a “Chilometro zero”. Aperti anche i bandi per gli usi temporanei di Farini e Romana. Un grande campo agricolo produttivo, sperimentale e multifunzionale. È questo il cuore del nuovo volto temporaneo dello scalo ferroviario di Porta Genova. Il progetto “Agroscalo 2020”, vincitore della Manifestazione d’interesse indetta da FS Sistemi Urbani e Ferrovie dello Stato Italiane secondo le linee guida stabilite nell’Accordo di programma per la riqualificazione dei sette scali ferroviari, è stato presentato al Comune che avvierà la fase di interlocuzione con Future Fond, la società di Lorenzo Castellini promotrice ed esecutrice del progetto per arrivare in autunno alla sua versione dettagliata e definitiva. Il masterplan è dello Studio di architettura Andrea Caputo e dell’architetto Salvatore Porcaro.

“Agroscalo 2020” è un’idea basata su un modello di economia circolare, che vuole superare la contrapposizione citta-campagna in un’ottica di valorizzazione reciproca e promuovere uno stile di vita sostenibile, riducendo l’impatto ambientale di alcuni consumi e comportamenti quotidiani. Si prevede quindi l’insediamento nell’area ferroviaria di un’attività agricola che sviluppi l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione alla trasformazione di oltre 150 specie di erbe, germogli, fiori e ortaggi, fino alla vendita. Oltre a questo saranno realizzati percorsi di collegamento, un padiglione in legno, una serra panoramica, aree attrezzate per il fitness e per il gioco dei bambini. Gli spazi potranno accogliere fiere, un mercato settimanale, laboratori didattici e incontri pubblici, coniugando al meglio le identità agricola, culturale, sociale e commerciale di “Agroscalo 2020”.

Il contratto locativo con il Gruppo FS italiane per l’uso dello scalo sarà firmato dopo l’approvazione definitiva del progetto da parte del Comune e durerà 2 anni + 1 eventualmente rinnovabile.

“Quando sostenevamo progetti di uso temporaneo degli scali speravamo proprio di intercettare proposte come questa. ‘Agroscalo 2020’ ha tutte le caratteristiche per restituire nel breve periodo l’area alla fruibilità pubblica, riconnettendo la stazione, i navigli e zona Tortona attraverso la nascita di un luogo multifunzionale per grandi e bambini – sottolinea l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran -. È un progetto molto suggestivo, ma di semplice realizzazione che ha il pregio di valorizzare la peculiarità agricola della nostra città e rispondere alle esigenze del quartiere espresse nell’Accordo di programma. Ora andremo ad affinarlo con tutti i settori dell’Amministrazione ed il Municipio 6 per renderlo il più funzionale ed efficace possibile”.

Fonte: ecodallecitta.it

Quanti diesel ti fumi? A Milano…troppi!

Succede a Milano, dove la onlus “Cittadini per l’aria” ha elaborato i dati raccolti con un progetto di scienza partecipata e machine learning per mappare il biossido di azoto e il suo impatto sulla salute. L’iniziativa “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città” ha coinvolto quasi 300 cittadini.9832-10618

«I recinti non bastano a rendere sicuri asili, scuole e parchi. In questi luoghi, bambini e ragazzi respirano aria che in un caso su due contiene una concentrazione di biossido di azoto (NO2) fuorilegge e altamente nociva. Tra la popolazione generale di Milano, i livelli di NO2 oltre la soglia di legge sono responsabili di un decesso ogni 15 ore»: è il commento di “Cittadini per l’aria onlus” ai dati che emergono dalla nuova mappatura mirata del biossido di azoto in città e nell’area critica. Le mappe sono il risultato del progetto di scienza partecipata “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città”,  a cui hanno aderito attivamente 277 persone e tante associazioni. La rilevazione del biossido di azoto nell’aria, realizzata tra il 2 febbraio e il 2 marzo 2018, è stata condotta dai cittadini volontari che hanno posizionato 157 campionatori nei pressi di scuole e asili; 39 vicino a parchi, giardini e aree giochi; e 81 in altri luoghi di Milano.

Cittadini per l’aria ha anche pubblicato una mappa del biossido di azoto a Milano realizzata con tecniche di machine learning a partire dai dati raccolti nella campagna “NO2, No grazie” del 2017. L’elaborazione è un modello LURF (Land Use Random Forest) prodotto dagli studiosi del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio: valorizza l’impegno dei cittadini nella campagna di citizen science e punta a predire la concentrazione del biossido di azoto nei punti non direttamente campionati, sulla base di parametri legati alla conformazione urbana e ai flussi di traffico. I dati hanno inoltre permesso di stimare l’impatto dell’NO2 sulla mortalità a Milano.

CONCENTRAZIONI FUORILEGGE

Isolando i dati 2018 relativi a scuole e asili di Milano, emerge che nel 50% dei casi la concentrazione di NO2 nell’aria, stimata su base annuale, supera il limite previsto dalla legge. Tra parchi e giardini, invece, i punti fuorilegge costituiscono il 56% del totale. Il valore-limite indicato dal D.Lgs 155/2010 è una concentrazione media annuale di 40µg/m³ (microgrammi per metro cubo). Prendendo in esame il totale dei punti campionati, la quota fuorilegge ammonta al 55%. Un valore decisamente inferiore all’84% emerso dal campionamento del biossido di azoto che Cittadini per l’aria ha realizzato a Milano nel 2017: tuttavia, la campagna dell’anno scorso non aveva come target specifico i luoghi frequentati da bambini e ragazzi. Comprendeva in gran parte indirizzi selezionati dai cittadini in base alla loro residenza, e tra questi una maggiore quantità di incroci e strade trafficate, che spiegano la differenza. Origine principale degli ossidi di azoto nell’aria (tra cui l’NO2) sono i motori diesel: il 73% delle emissioni di queste sostanze nell’area metropolitana di Milano provengono da trasporto su strada e altre sorgenti mobili (fonte). Anche i diesel di ultima generazione, gli Euro 6, su strada violano i limiti Ue alle emissioni in nove casi su dieci (fonte) e producono ossidi di azoto in quantità fortemente superiori a quanto dichiarato, dal doppio fino a 13 volte di più.

L’IMPATTO SU SALUTE E MORTALITÀ

Dai dati del 2017 che gli epidemiologi hanno ora elaborato in machine learning, è possibile stimare a Milano 594 decessi aggiuntivi ogni anno dovuti all’inquinamento fuorilegge da NO2; in percentuale, 5 morti ogni 100 in città. Questi, i decessi imputabili alle concentrazioni superiori ai 40µg/m³. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) registra effetti sulla salute già al di sotto della soglia di legge, per concentrazioni superiori ai 20µg/m³ (fonte). La mortalità da NO2 a Milano più che triplica se consideriamo le concentrazioni superiori ai 20µg/m³, perché la porzione di popolazione esposta è molto maggiore. La stima annuale è di 1791 decessi aggiuntivi, ossia 14 decessi ogni 100 in città. Secondo l’Oms, a partire da questa soglia e su base annuale, per ogni 10 µg/m³ di biossido di azoto aggiuntivi si verifica un incremento della mortalità del 5,5% e un incremento del 21% nella frequenza dei sintomi di bronchite nei bambini asmatici. Anche a breve termine, un incremento di 10µg/m³ della media giornaliera (24h) di biossido di azoto determina un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie del 1,8%. A ogni 10 µg/m³ di incremento nel livello del biossido di azoto nell’aria si ricollega una maggiore incidenza (2%) di tumore al seno nelle donne in menopausa (fonte). La letteratura scientifica menziona inoltre, in collegamento all’esposizione al biossido di azoto, effetti nocivi sul feto, come riduzione di peso alla nascita, impatti sullo sviluppo polmonare dei bambini, e danni al sistema cognitivo dei più piccoli e degli anziani.

LE DICHIARAZIONI

Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria: “È necessaria una vera e propria svolta nelle politiche della mobilità a Milano e dintorni, un cambio deciso di prospettiva. Muoversi in auto, quando sono disponibili valide alternative, non può essere considerato un diritto. Lo è quello di crescere, vivere e respirare senza avvelenarsi giorno dopo giorno. Fermare i diesel, i principali responsabili delle emissioni di biossido di azoto, non è un’utopia o un sogno ambientalista, è una scelta urgente e necessaria per garantire a questa generazione di bambini e ragazzi, e a noi stessi, qualità dell’aria e della vita. Il biossido di azoto si riduce facilmente con misure locali. Chi governa oggi ha il dovere di adottare, in tempi brevi, le misure necessarie per rientrare al più presto nei limiti di legge e difendere la salute di tutti. Qualunque amministratore sceglierà la strada del vero cambiamento, ci avrà dalla sua parte. E con noi i cittadini”.

Massimo Stafoggia, del Dipartimento di Epidemiologia – Servizio Sanitario Regione Lazio: “La campagna di rilevazione dell’NO2 condotta dai cittadini ci ha offerto l’opportunità unica di sviluppare un modello di machine learning sui dati al fine di stimare le concentrazioni medie annue di NO2 sull’intera area di Milano. Si tratta della prima volta in Italia in cui una tecnica di questo tipo viene “addestrata” sui dati rilevati dai cittadini ed “esportata” sull’intero territorio comunale. Essa presenta il vantaggio unico di “imparare” dai dati misurati, e predire i livelli di inquinamento a una elevata risoluzione spaziale, con margini di incertezza contenuti. Inoltre, la quantità di dati misurati, oltre 200 punti di misura, ha permesso lo sviluppo di un modello robusto e riproducibile. Le stime di inquinamento ottenute hanno permesso di quantificare l’impatto dell’NO2 sulla popolazione dell’intera città di Milano, fornendo evidenze uniche e preziose ai decisori a livello comunale”.

Francesco Forastiere, Direttore della Rivista Epidemiologia e Prevenzione: “Grazie alle formidabili campagne di misurazione dell’NO2 condotte da Cittadini per l’aria, abbiamo mappe dettagliate dell’inquinamento dell’aria a Milano e Roma, con stime che arrivano in ogni angolo delle nostre città. Il biossido di azoto è un gas tossico originato principalmente dai fumi di scarico dei veicoli, soprattutto i motori diesel. È un gas altamente reattivo, e quando entra nel sistema respiratorio può causare problemi di salute. Lo Studio Longitudinale di Roma, una coorte di 1,2 milioni di individui adulti abitanti in città, seguiti per molti anni, ha mostrato chiaramente una relazione diretta tra l’esposizione all’NO2 e un aumento del rischio di mortalità, specialmente a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. È un gas letale e l’unico modo per liberarsene è ridurre i veicoli in circolazione, specialmente i diesel”.

Fonte: ilcambiamento.it

Rifiuti e multe condominiali: due tribunali, due decisioni diverse. La parola agli esperti

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Due condomini, uno a Milano l’altro a Torino, impugnano l’ordinanza comunale che sanziona l’errata separazione delle frazioni destinate alla raccolta differenziata e il Tribunale decide: a Milano dovranno pagare la sanzione mentre a Torino si annulla l’ingiunzione di pagamento.

di Tiziana Giacalone

Due condomini, uno a Milano l’altro a Torino, impugnano l’ordinanza comunale che sanziona l’errata separazione delle frazioni destinate alla raccolta differenziata e il Tribunale decide: a Milano dovranno pagare la sanzione mentre a Torino si annulla l’ordinanza di ingiunzione di pagamento. Ne abbiamo parlato con due esperti.

Come mai due sentenze diverse per due casi analoghi? 

Per l’avv. Umberto Fantigrossi, amministrativista, componente la Commissione Ambiente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, bisogna chiedersi come è stato svolto il servizio di raccolta negli edifici condominiali. “Consideriamo che i singoli condomini conferiscono i rifiuti al Condominio, il quale, a sua volta, li conferisce unitariamente al Gestore comunale. Nel caso in cui non si rispettassero le regole del conferimento, la sanzione mi pare debba essere correttamente applicata al Condominio che è il soggetto (unitario) che utilizza il servizio. Pertanto nel caso specifico non si tratta di una sanzione comminata  “per fatto del terzo”  in applicazione del principio di solidarietà, di cui all’art. 6 della legge 689/81, ma di una sanzione applicata alla condotta posta in essere direttamente dal Condominio (che è del resto nella maggioranza dei casi proprietario dei cassonetti).”

Infatti per il Tribunale di Milano la sanzione sarebbe stata “irrogata al Condominio non tanto in qualità di trasgressore persona fisica quanto piuttosto, essendo rimasto ignoto il trasgressore persona fisica, quale responsabile solidale ex art. 6, legge 689/1981”. Mentre il Tribunale di Torino esclude l’esistenza di una posizione di garanzia.

Il Condominio ha personalità giuridica autonoma?

A mio avviso – dice Fantigrossi – neppure rileva  la questione della mancanza di autonoma personalità giuridica del Condominio, in quanto per essere destinatario di un’obbligazione verso l’amministrazione è sufficiente la sua natura di  “ente di gestione che opera in rappresentanza e nell’interesse comune dei partecipanti“.”

Ed è proprio il principio di personalità e soggettività delle sanzioni amministrative, di cui all’art. 3 della L. n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale) che secondo il Tribunale di Torino non sarebbe stato rispettato dal regolamento comunale di Rivoli che all’art. 51 prevede una sanzione amministrativa – da 50 a 300 euro – da applicare in caso di errata separazione delle frazioni da avviare alla raccolta differenziata. L’ultimo comma dell’articolo 51 dispone che nel caso in cui sia impossibile accertare la responsabilità dei singoli, la sanzione debba essere elevata nei confronti del responsabile condominiale, come rappresentante dell’intero Condominio.

Marco Dal Toso, dell’avvocatura comunale di Milano, ritiene che “l’orientamento dei giudici torinesi potrebbe essere superato e contestato facendo riferimento  all’interesse pubblico perseguito dalla Pubblica Amministrazione  attraverso l’approvazione della norma  regolamentare sulla gestione dei rifiuti. Tra l’altro la norma del regolamento comunale non è stata annullata dal Giudice amministrativo. Ad ogni modo occorre valutare sempre il caso concreto e nell’ipotesi in cui non sia rintracciabile l’autore della violazione la P.A deve accertare se la raccolta differenziata sia stata eseguita correttamente (contenitori dei rifiuti siti nei pressi del Condominio con  abbandono illecito di rifiuti da persone fisiche non identificabili, per esempio).”

Quali potrebbero essere le possibili ricadute sulla gestione della raccolta differenziata all’interno dei condomini?

“Da un lato c’è un Tribunale, quello di Milano, che considera il Condominio “ente privo di personalità giuridica ” e in quanto tale “obbligato in solido con l’autore della violazione “. Dall’altro c’è la sentenza torinese che esclude una posizione di garanzia in capo al Condominio che ” è mero ente di gestione sfornito di personalità distinta da quella dei suoi componenti”. E del resto sia la giurisprudenza sia la dottrina sono ancora divise sulla natura giuridica del Condominio. A questo punto l‘Avvocatura di Rivoli potrebbe proporre appello per una questione che oggettivamente crea un precedente pericoloso per tutte le Amministrazioni comunali del paese.”

Fonte: ecodallecitta.it