Gli inquinanti nelle acque di Milano potrebbero arrivare alla falda profonda. Lo studio del Mario Negri

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La ricerca ha osservato che i depuratori non trattengono numerose sostanze chimiche che dagli scarichi industriali, zootecnici o umani finiscono nell’acqua del capoluogo lombardo. “Si rischia in futuro anche l’interessamento della falda profonda, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua potabile e sulla salute umana”

Uno studio condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri in collaborazione con il Servizio Idrico di MM (ex Metropolitana Milanese e finanziato da Fondazione Cariplo, ha valutato l’inquinamento dei cosiddetti nuovi inquinanti (comprendenti farmaci, droghe, disinfettanti, prodotti chimici per la cura della persona, sostanze perfluorurate e plastificanti, oltre a caffeina e nicotina) nel sistema acquifero della grande area urbana milanese e della loro distribuzione nel corso di 5 anni. Le acque dei fiumi che percorrono l’area Milanese, le acque fognarie prodotte dalla città di Milano e le acque delle falde da cui si estraggono le acque potabili, sono state analizzate per verificare la presenza di circa 80 sostanze. Le analisi dei fiumi in ingresso e in uscita dalla città, l’Olona, il Seveso e il Lambro, hanno mostrato che Milano scarica ogni giorno nei fiumi circa 6.5 kg di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per la cura della persona, 200 g di sostanze perfluorurate, 600 g di plastificanti e 400 g di droghe di abuso, oltre a circa 13 kg di nicotina e caffeina. Il che, ad esempio, significa circa 2,5 tonnellate all’anno di farmaci, quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona, 1,6 quintali di droghe d’abuso. Secondo Sara Castiglioni, che dirige l’Unità di biomarkers ambientali dell’Istituto Mario Negri: “Tutte queste sostanze vengono utilizzate quotidianamente in quantità elevate e possono essere immesse nell’ambiente tramite gli scarichi urbani. Parte del carico di inquinanti deriva dai depuratori che ricevono le acque fognarie prodotte dalla città di Milano contenti inquinanti in notevoli quantitativi. I depuratori contribuiscono a ripulirli prima del loro scarico nell’ambiente ma solo parzialmente e molti inquinanti, in particolare i farmaci, le droghe e i prodotti chimici utilizzati per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi. A ciò si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali.
“La contaminazione dei fiumi – spiega Ettore Zuccato, Capo Laboratorio di Tossicologia Alimentare,- impatta sull’ambiente ma anche sull’uomo, dato che l’inquinamento dei fiumi è correlato a quello delle falde acquifere. Fortunatamente al momento il trasporto di inquinanti sembra riguardare più la falda superficiale e meno la profonda, da cui si ottiene l’acqua per il consumo umano e quindi ad oggi la qualità dell’acqua può definirsi buona. Si rischia però in futuro anche l’interessamento della falda profonda, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua potabile e sulla salute umana. Al momento i dati mostrano che non ci siano rischi associati a queste sostanze ed è con un monitoraggio continuo che sarà possibile garantire la qualità della nostra acqua. Tra gli interventi possibili vi è la regolamentazione degli scarichi in ambiente, migliorando le capacità di rimozione dei depuratori e controllando gli scarichi diretti, ma anche sensibilizzando i consumatori a una maggior attenzione per utilizzo e smaltimento di farmaci e di altri prodotti chimici che possono inquinare l’ambiente”.
“Questi studi – aggiunge Enrico Davoli, alla guida del Laboratorio di Spettrometria di Massa, Dipartimento Ambiente e Salute, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – sono importanti poiché misurano quanto le reti acquifere delle grandi città, delle ‘regioni urbane’, siano vulnerabili e come sia importante la conoscenza del loro stato di salute per tutti i processi di pianificazione del territorio e delle risorse disponibili e per programmare interventi”.
I risultati dello studio sono disponibili on-line:
(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0043135417310424),
e saranno pubblicati su Water Research, Volume 131, 15 marzo 2018, pag. 287–298.

Fonte: ecodallecitta.it

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Stop TTIP dà la sveglia ai politici: il 10 febbraio tutti a Milano

In questi anni la campagna Stop TTIP ha visto una vera e propria escalation di visibilità e non certo grazie ai media mainstream. E ha ottenuto risultati importanti, come impedire che il CETA fosse ratificato in Senato. Ora, per rafforzare l’argine contro lo strapotere delle multinazionali e l’azzeramento dei diritti, l’appuntamento è il 10 febbraio a Milano.9742-10516

Si terrà il 10 febbraio prossimo a Milano l’assemblea nazionale di tutti i comitati Stop TTIP della campagna. L’appuntamento è dale 11 alle 18 in corso Giuseppe Garibaldi (QUI tutte le informazioni) e non è stato organizzato “per caso”. A due settimane dalle elezioni politiche che stanno scaldando gli animi e preoccupando non poco certi partiti, i promotori della campagna per dire no ai trattati transnazionale che calpestano i diritti di Stati e cittadini si raccolgono insieme per programmare e progettare le prossime azioni. E per capire bene da che parte stanno i politici in corsa…

«Nel 2017 insieme abbiamo compiuto un’impresa: impedire che il CETA, il trattato economico e commerciale tra UE e Canada, fosse ratificato in Senato – spiegano dalla Campagna – Nel 2018 vogliamo spingerci ancora più in là, chiedendo fin da subito al prossimo Parlamento di schierarsi contro gli accordi tossici che minacciano la nostra agricoltura, l’ambiente, i diritti del lavoro, la privacy e i servizi pubblici. Abbiamo le forze di sollevare una nuova ondata di pressioni su tutti i candidati alle prossime elezioni del 4 marzo. Per questo, invitiamo tutti i Comitati locali e le organizzazioni che hanno sempre supportato questa campagna a partecipare all’Assemblea nazionale di Stop TTIP Italia il prossimo 10 febbraio presso il Centro di Aggregazione Multifunzionale in corso Garibaldi 27 a Milano. L’invito è a partecipare numerosi, per ritrovarci dopo questi mesi e anni di battaglie comuni e rilanciare con forza le istanze che questo movimento nato dal basso ha saputo portare in primo piano sulla scena politica nazionale».

Grande è stata la soddisfazione a dicembre 2017 quando le Camere sono state sciolte prima della ratifica del Ceta. «I trattati commerciali iniqui diventano argomento di campagna elettorale. Grazie a tutte le persone, i comitati, le associazioni, i sindacati, i partiti e le imprese che hanno lottato, resistito, cambiato una storia che volevano già scritta» hanno detto dalla Campagna Stop TTIP. Un grazie è andato anche agli oltre 100 eletti tra Camera e Senato che hanno detto “no” alla ratifica.

Per facilitare l’organizzazione da parte del comitato di Milano, chi partecipa invii una e-mail di conferma a stopttipitalia@gmail.com entro venerdì 26 gennaio.

Per saperne di più…

Che cos’è il TTIP?

Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?

Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.

Infatti. Il Trattato prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.

Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.

Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?

Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?

Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?

Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?

Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta. Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?

Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (http://goo.gl/HlqhTc).

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Cascina Cuccagna e la rinascita della socialità a Milano

Un laboratorio attivo di socialità urbana e buone pratiche, un punto di riferimento di uso quotidiano a Milano, un vero e proprio avamposto agricolo in centro città, in grado di far rivivere la relazione vitale tra città e campagna. Tutto questo è oggi la Cascina Cuccagna, settecentesca cascina urbana recuperata grazie ad un progetto di rigenerazione dal basso.

Nel cuore di Milano, nascosta tra i palazzi di Corso Lodi, alle spalle di Porta Romana, si trova dal 1695 una delle più attive tre cascine milanesi: la Cascina Cuccagna. La cascina è stata riaperta al pubblico nel 2012, a seguito di un attento restauro conservativo, realizzato e interamente finanziato da un gruppo di associazioni e cooperative sociali. Il progetto per questa cascina è nato grazie all’interesse dimostrato, a partire dal 1998 (quest’anno compie 20 anni!), da parte di un gruppo di cittadini e associazioni che hanno fondato la Cooperativa Cuccagna.

Questo luogo è stato recuperato e viene oggi utilizzato in armonia con la sua destinazione originaria; gli spazi sono gestiti in modo da creare opportunità di lavoro attraverso una rete di competenze, energie, risorse e imprese che danno luogo ad uno spazio di scambio, condivisione e svago accessibile a tutti. Oggi è un amatissimo punto d’incontro, uno spazio aperto alla cittadinanza dove prendono vita attività e progetti legati alla valorizzazione di stili di vita sostenibili, all’alimentazione, a produzioni e consumi consapevoli, al riuso e al riciclo. Cascina Cuccagna invita alla riscoperta di saperi legati alla cultura e al territorio anche con progetti di coesione e integrazione. Negli spazi della cascina l’ACCC (Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna) promuove direttamente iniziative e progetti, anche su proposta di cittadini, volontari o associazioni. Nella cascina collaborano molte realtà che gestiscono gli spazi e le numerosissime attività che si svolgono al suo interno.cascina-cuccagna1

Gli abitanti della cascina:

Ass. Culturale Aprile: questa associazione è tra i soci fondatori di ACCC, essa progetta spazi pubblici, promuove e realizza eventi di aggregazione e sviluppa campagne di comunicazione. Ha creato per la Cuccagna diversi progetti ed eventi e condivide con enti pubblici e privati le competenze e le risorse acquisite.

Un posto a Milano: cucina, bar e foresteria. Molto più che una semplice trattoria. Le ricette sono pensate sulla base dei migliori prodotti stagionali del territorio. I principali ingredienti di ogni piatto hanno il riferimento alla provenienza; sul sito, c’è anche la simpatica indicazione del tempo che occorre, a piedi, per raggiungere i diversi produttori. La Foresteria inoltre ha a disposizione 12 posti letto.

La Fioreria: una bottega di fiori di stagione, piante biologiche e fiori poco comuni, provenienti da vivai e produttori virtuosi. Un luogo in cui riempirsi gli occhi di bellezza, il naso di profumi e la testa di ispirazioni.  La Fioreria Cuccagna è un luogo di condivisione e di scambio dove seguire un corso o workshop, ascoltare una presentazione, guardare foto o quadri in mostra temporaneamente.18673202251_afff539bf0_b

Viaggi nella natura: presso questa agenzia, nata dal progetto di Four Seasons – Natura e Cultura, è possibile trovare proposte di viaggi e trekking, creare un viaggio su misura, ricevere suggerimenti per escursioni, consultare e acquistare libri dedicati ai viaggi e alla natura. I libri in vendita sono, per la maggior parte, pubblicati dalla casa editrice Terre di Mezzo, questa promuove il turismo lento alla scoperta delle regioni italiane e non solo.

Ciclofficina: uno spazio di valorizzazione pratica della bicicletta e alla sua manutenzione. L’autoriparazione è concepita come parte di un più ampio progetto culturale che ha l’ambizione di entrare nel quotidiano delle persone e renderle protagoniste del cambiamento. Infatti i laboratori di auto-riparazione assistita sono gratuiti. Alla ciclofficina Cuccagna, nata con la riapertura della cascina, è possibile far aggiustare le proprie bici o comprarne di usate.

Falegnameria: è uno spazio dedicato all’autoproduzione, alla riparazione e al riuso di oggetti in legno, qui vengono creati e sistemati gli arredi per ACCC.

EStà – Associazione  Economia  & Sostenibilità: è un centro di ricerca e formazione che organizza conferenze, seminari e molto altro, per informare, studiare e progettare modelli di sviluppo territoriale, distretti di economia circolare e progetti di innovazione sociale.

Cascina Cuccagna inoltre è attenta ai bisogni della città e dei cittadini: nel 2016 è stato avviato un progetto accoglienza e integrazione, “Cuccagna Solidale”, rivolto a donne migranti,  anche con bambini, appena giunte in Italia da Somalia ed Eritrea. Il progetto poi si è ampliato con “DOLM – Donne Oltre le mura”, per donne sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria o a fine pena, ristrette negli Istituti Penitenziari di Bollate e San Vittore o in carico all’UEPE.  7948813436_88b1286835_b

Alla Cascina Cuccagna inoltre un gruppo di professionisti offre, a chi ne ha bisogno, un servizio di primo orientamento gratuito in ambiti vari: legale, fiscale, di ascolto (relazioni familiari), condominiale, ecc… Qui è possibile affittare gli spazi per gli eventi pubblici e privati e seguire una vasta gamma di corsi: di teatro, fotografia, cucina e nutrimento, yoga, tango, apicoltura, sartoria, giardinaggio e grazie al Carrousel Cuccagna, di handmade (gli oggetti fatti dagli artigiani si possono comprare). Imperdibile poi è l’appuntamento del martedì pomeriggio: il mercato agricolo, in queste ore settimanali è possibile fare la spesa di prodotti locali direttamente dal contadino! Cascina Cuccagna è un vero e proprio avamposto agricolo in centro città, capace di far rivivere, negli stili di vita e nelle pratiche quotidiane, la relazione vitale tra città e campagna.

Intervista: Alessandra Profilio e Paolo Cignini

Riprese e Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/io-faccio-cosi-195-cascina-cuccagna-rinascita-socialita-milano/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Milano, Atm dal 2030 ‘full electric’: già da febbraio i primi 25 bus elettrici

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30 milioni di litri di gasolio all’anno risparmiati. 1.200 bus elettrici, tre nuovi depositi e quattro completamente rinnovati. Milano anticipa di cinque anni quanto sottoscritto dall’accordo C40. Dal 2020 ATM comincerà ad acquistare solo ed esclusivamente mezzi elettrici, anticipando di cinque anni gli impegni presi a Parigi dal Sindaco di Milano al vertice Together 4 Climate del network C40 Cities.  Alla fine del 2030, il diesel scomparirà dalla flotta dell’Azienda Trasporti Milanesi, che sarà composta da 1.200 bus elettrici. ATM renderà concreto l’impegno al C40 di avere una Zero Emission Zone, anzi, andrà oltre, perché tutta la sua flotta sarà elettrica, anche quella che servirà le periferie e la Città Metropolitana. Inoltre, tutti i depositi saranno riconvertiti, e verranno costruite ex-novo tre strutture innovative. Per il 2030, i mezzi ATM consumeranno 30 milioni litri/anno in meno di gasolio e la produzione di CO2 si ridurrà di quasi 75 mila tonnellate/anno. Già dal 2020, ATM vedrà una riduzione del consumo di gasolio pari a circa 6 milioni litri/anno e una corrispondente minor produzione di CO2 pari a circa 15 mila tonnellate/anno per i mezzi su gomma. A fine di quell’anno, infatti, la flotta sarà dotata di 200 bus elettrici e 270 bus ibridi. Sono queste le due tappe fondamentali che porteranno Milano ad essere una delle prime città in  Italia ed in Europa a fornire un servizio di trasporto pubblico totalmente full electric. 388772_2

Lo scorso 13 dicembre, il Consiglio di Amministrazione ATM ha adottato le nuove linee guida sul piano a lungo termine degli investimenti dell’Azienda, per un totale di oltre 2 miliardi di euro. Lo scopo principale del piano sarà quello di migliorare il servizio, l’efficienza, l’accessibilità, con un nuovo approccio che segua una strategia stringente fossil fuel free. Oltre il 70% delle risorse saranno infatti dedicate ad investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale.

Nei prossimi 10 anni – anche alla luce dei finanziamenti approvati dal Governo e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicati proprio al Tpl a favore della sostenibilità ambientale – Milano vedrà 1 miliardo di euro in investimenti solo sull’elettrico, di cui ATM è pronta a sostenerne la metà con risorse proprie.

Scenario di riferimento

Con questo piano, ATM anticipa quanto stabilito e ratificato dal Sindaco di Milano in occasione del vertice di Parigi Together 4 Climate promosso dal network C40 Cities, che prevede l’acquisto solo di autobus a zero emissioni a partire dal 2025. ATM assicurerà anche gli obiettivi di efficienza e qualità ambientale fissati dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums) del Comune di Milano e dalPiano d’Azione per l’Energia Sostenibile (Paes), iniziativa sottoscritta nell’ambito del Patto dei Sindaci promosso dalla Commissione Europea.

Primi passi già compiuti

Un primo passo concreto è già stato fatto proprio con l’acquisto di 25 bus elettrici che saranno per le strade di Milano a cominciare dal prossimo febbraio. Inoltre, proprio in questi giorni, 22 nuovi bus ibridi – dei 270 previsti – vengono messi in linea. Ad oggi la quota delle percorrenze effettuate dai mezzi elettrici – treni metropolitani, tram e filobus – è pari al 70%, in assoluto la miglior performance d’Italia e in linea con i migliori esempi mondiali.

Flotta di superficie

Attualmente la flotta bus è composta per circa il 97% da mezzi diesel. Dal 2020 il diesel sarà al 60%, il 25% sarà ibrido e circa il 15% elettrico. Nel 2028 la flotta su gomma sarà al 100% sostenibile (80%) full electric e (20%) ibridi. Nel 2030 la flotta su gomma sarà al 100% full electric. Nel 2018, gli step di ATM saranno serrati.

25 nuovi bus elettrici – a partire dai primi mesi del 2018, 25 nuovi bus elettrici da 12 metri percorreranno le strade milanesi, oggetto della gara di novembre 2016. L’appalto – assegnato a seguito di procedura di gara ad evidenza pubblica – è stato aggiudicato a Solaris Bus & Coach SA e consiste nella fornitura di autobus elettrici con ricarica plug-in, omologati secondo la Direttiva 2007/46/CE. I mezzi sono a pianale integralmente ribassato, dotati di impianto di climatizzazione, videosorveglianza, postazione per il trasporto dei disabili e garantiscono un’autonomia di circa 180 km.

270 nuovi bus ibridi – Il primo lotto di 22 nuovi autobus Iveco, parte della gara del novembre 2016 di 120 nuovi mezzi da 18 metri, viene messo in linea proprio in questi giorni. Si tratta di un progetto importante che contribuirà a ridurre ulteriormente le emissioni inquinanti. Inoltre, grazie alla tecnologia “Arrive and go” e alle fasi di arresto e ripartenza full electric, i bus ibridi consentiranno un consumo notevolmente inferiore, con un risparmio pari almeno al 15%. Sarà poi avviata la gara per l’acquisto di ulteriori 150 bus, da completare entro il 2020.

80 nuovi tram e 80 nuovi filobus – A luglio 2017 l’Azienda ha indetto due nuove gare per il rinnovo di tram e filobus dotati di tecnologie che li rendono molto più accessibili, silenziosi, comodi, ma soprattutto efficienti in termini di consumi energetici grazie soprattutto al sistema di recupero di energia in frenata. La gara dei tram è alle battute conclusive e porterà alla fornitura di 80 vetture bidirezionali, a pianale ribassato. L’appalto per gli 80 filobus prevede vetture snodate da 18 metri che andranno a sostituire tutti i mezzi da 12 metri e quelli da 18 metri più anziani, ringiovanendo la flotta di superficie.

83 auto di servizio elettriche – Il Consiglio di Amministrazione di ATM ha deliberato recentemente l’acquisto di un lotto di 83 auto elettriche che andranno a sostituire auto di servizio diesel utilizzate per l’assistenza ai mezzi in linea, il controllo delle operations e gli interventi di manutenzione degli impianti metropolitani e tranviari.

Avvio gara primi 100 bus elettrici – A fine 2018, si avvierà la gara per 100 bus elettrici. Il team di specialisti di ATM sta predisponendo le specifiche tecniche per poter bandire una gara che preveda gli standard tecnici più evoluti disponibili nel mercato.

Depositi

Il piano depositi ATM nasce dall’esigenza di riconvertire questi spazi per ospitare il nuovo parco vetture automobilistiche urbane con mezzi full electric. L’obiettivo finale sarà quello di avere una configurazione dei depositi gomma urbani totalmente elettrica con la realizzazione di tre nuovi hub full electric. È già stato avviato un studio per un concept eco-sostenibile, estremamente all’avanguardia, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Contemporaneamente, i depositi esistenti che ospitano la flotta gomma saranno progressivamente convertiti al full electric con l’installazione di sistemi di ricarica per accogliere i nuovi mezzi. Per consentire di avviare immediatamente il piano di acquisto dei bus elettrici e rendere i mezzi immediatamente utilizzabili, il deposito di San Donato sarà ampliato e rifornito dei sistemi di ricarica.

Efficienza energetica

ATM ha aggiudicato ad ottobre di quest’anno la gara per la fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, certificata “Energia Verde” con Garanzia di Origine, quindi i mezzi elettrici saranno completamente a emissioni zero. In particolare si ridurranno di circa 100 mila tonnellate all’anno le emissioni di CO2. Sarà inoltre avviato il programma di sostituzione delle lampade tradizionali con quelle a tecnologia a led in tutte le stazioni della metropolitana, portando ad una riduzione di 200 tonnellate di CO2/anno. Si inizierà nel 2018 con 5 stazioni: San Babila, Duomo M1, Cordusio, Cadorna M1 e M2.

Fonte: ecodallecitta.it

Milano vince il premio Vivere a Spreco Zero 2017

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Il riconoscimento al capoluogo lombardo “per la portata internazionale dei progetti culminati attraverso Expo con l’attivazione del Milan Urban Food Policy Pact a partire dalla creazione di una Politica Alimentare Urbana in cui la lotta allo spreco alimentare è uno dei principali obiettivi”

Buone pratiche contro lo spreco alimentare. Bologna premia Enti pubblici, aziende e scuole virtuose in Italia con la V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero vinto dal Comune di Milano “per la portata internazionale dei progetti avviati negli ultimi anni, culminati attraverso Expo con l’attivazione del Milan Urban Food Policy Pact, il network internazionale di 160 città impegnate per lo sviluppo di Sistemi Alimentari Sostenibili a partire dalla creazione di una Politica Alimentare Urbana in cui la lotta allo spreco alimentare è uno dei principali obiettivi”. Nella categoria “Amministrazioni pubbliche” erano in gara quest’anno anche i Comuni di Modena e Cremona. La categoria “Buone pratiche Impreseha premiato Dalma Mangimi, per l’innovazione di processo che ha portato alla riduzione dello spreco, convertendo in materia prima i prodotti che sarebbero diventati rifiuto. Menzione speciale per la tecnologia Gio’ Style di conservazione, cottura e riutilizzo del cibo. Nella categoria Scuole, infine, premiati gli studenti della Fondazione Casa del Giovane Don Mario Bottoglia di Castiglione delle Stiviere (Mantova), del circuito Scuola Centrale Formazione, per il progetto “Cucino con ciò che ho”.

“Siamo davvero onorati di ricevere il Premio Vivere a Spreco Zero – ha commentato la vicesindaco e assessore all’Educazione del Comune di Milano, Anna Scavuzzo – perché oltre ad essere un riconoscimento del lavoro svolto finora, è uno stimolo ulteriore per continuare ad impegnarci nell’attuazione degli obiettivi stabili dalla nostra Food Policy, di cui la lotta allo spreco alimentare costituisce un pilastro fondamentale. La costruzione di un futuro più equo e più sostenibile per tutte le nostre città passa necessariamente da un nuovo sistema di produzione e consumo del cibo, più attenta ai bisogni di tutte le persone e più rispettosa dell’ambiente”.

I vincitori della V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, i piccoli ‘Oscar’ della sostenibilità assegnati dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dal progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente e Università di BolognaDistal, sono stati annunciati e premiati martedì 28 novembre, a Bologna – Palazzo Magnani, sede UniCredit, presente il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con il fondatore di Last Minute Market Andrea Segrè e con Livio Stellati responsabile Centro-Nord Relazioni Istituzionali UniCredit partner storico di Spreco Zero, Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco e Diego Pagani, presidente Conapi-Mielizia.

E al geniale cartoonist Francesco Tullio Altan, grande Maestro della satira e sguardo acuto e ironico sull’evoluzione del costume in Italia, va quest’anno il Premio Vivere a Spreco Zero 2017 nella categoria testimonial: “per aver illustrato con fulminea incisività il paradosso del nostro tempo bulimico e sprecone, dando voce e matita, nell’ultimo decennio, ai temi dello speco alimentare, idrico ed energetico. E per aver così contribuito a sensibilizzare adulti e giovani, amichevolmente ma con straordinaria efficacia, intorno ad una questione tema centrale e ineludibile del nostro tempo”. Altan raccoglie dunque il testimone dei riconoscimenti consegnati nel 2015 a Susanna Tamaro e nel 2016 a Paolo Rumiz e Moreno Cedroni. Altan, che dal 2010 illustra la campagna Spreco Zero, sarà a sua volta motore di nuove buone pratiche attraverso una borsa di studio assegnata dal Premio Vivere a Spreco Zero

«Sono i nostri comportamenti che fanno la differenza in tema di ambienteha dichiarato Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – E’ un concetto che vale a maggior ragione per i temi dello spreco di cibo e dell’educazione alimentare alla base del Premio “Vivere a Spreco Zero” cui sono felice di aver contribuito e partecipato anche nelle passate edizioni. Il cambiamento passa in primis per le persone e le organizzazioni di cui fanno parte, si tratti di istituzioni come le amministrazioni comunali o le aziende e le scuole, che sono le categorie premiate oggi. I dati Waste Watcher dimostrano che c’è un’attenzione crescente in questo campo da parte dei cittadini in occasione di una ricorrenza come il Natale in cui lo spreco risulta evidente: 4 italiani su 10, il 41% degli intervistati, afferma che il rischio di spreco è dietro l’angolo del ‘cenone’. Le azioni che da anni abbiamo messo in atto per la riduzione degli sprechi, dalla family bag alle campagne di educazione alimentare e ambientale, dimostrano che stiamo andando nella giusta direzione».

Nel corso dell’incontro sono stati infatti illustrati i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, che rilevano i comportamenti dei consumatori in vista del Natale. Cosa si spreca a Natale? «Denaro e cibo, secondo gli intervistati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg – ha spiegato Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e del movimento Spreco Zero – Anche se la sensazione di gettare il cibo è andata calando nelle ultime rilevazioni, segno dell’attenzione crescente a comportamenti virtuosi in questo campo: ma non dobbiamo abbassare la guardia: lo spreco domestico ci costa infatti ogni giorno all’incirca 1 euro, pari a 145 kg di cibo gettato in casa ogni anno, per 6,9 € la settimana e 360 € ca ogni anno. Lo spreco è un tema su cui si gioca il futuro della terra, per questo dobbiamo sensibilizzare innanzitutto i giovani, dai bimbi ai millennials della generazione Z».

I nuovi dati Waste Watcher evidenziano che in Emilia Romagna la percezione di sprecare cibo a Natale è lievemente inferiore alla media nazionale, indice di sensibilizzazione più forte intorno al cibo e al suo valore. Cresce anche l’attenzione al proprio tempo: 1 italiano su 20 ritiene di sprecarlo, a Natale, era 1 su 100 lo scorso anno! E Natale, di per sé, cosa rappresenta per gli italiani? Un periodo di ‘abbondanza e ricchezza’ più per i cittadini dell’Emilia Romagna (48% degli intervistati) che per gli italiani (45%). In Emilia Romagna il Natale genera più piacere (30% contro 28% degli intervistati in Italia), si fanno più regali (23% contro 19% del resto d’Italia) e si dà più attenzione al cibo (21% contro 18%). «Le azioni condotte in questi anni per la riduzione degli sprechi, in particolare quelli alimentari, producono un loro effetto – conferma il curatore del progetto reduce Luca Falasconi – La sensibilità sullo spreco alimentare è aumentata, ma tanta strada ancora deve essere fatta. Proprio per questo motivo abbiamo pensato a “Waste Notes” un piccolo diario che ha l’obiettivo di affiancare le famiglie nel monitorare cosa succede nelle proprie cucine e di poter condividere attraverso i portali sprecozero le buone pratiche che ognuno adotta per prevenire e ridurre lo spreco domestico. Osservare e ‘copiare’ le buone pratiche delle cucine degli altri è sicuramente un ottimo strumento per vincere sullo spreco».

«UniCredit – ha spiegato Livio Stellati, responsabile Centro-Nord Relazioni Istituzionali UniCredit – considera la sostenibilità un concetto fondante per il successo delle proprie attività e agisce per perseguire l’obiettivo di una crescita sostenibile non soltanto dal punto di vista bancario. Così la banca è attiva anche nel supporto a progetti culturali e sociali come “Spreco Zero” che UniCredit sostiene da cinque anni e nella quale si riconosce in virtù del proprio impegno per la crescita del territorio che non può prescindere dall’attenzione al risparmio a tutto campo. UniCredit è quindi entusiasta di ospitare la cerimonia di consegna del Premio “Vivere a Spreco Zero”. Un’occasione per promuovere le buone pratiche valorizzando le esperienze più rilevanti e favorendone la diffusione».

Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco ha annunciato i vincitori della categoria enti pubblici sottolineando che «la lotta allo spreco è uno degli strumenti portanti dell’economia circolare: solo riducendo l’uso indiscriminato di risorse le successive azioni di raccolta e riciclo possono essere efficaci. Il Comune di Milano affronta da anni, anche con il sostegno di Comieco, la gestione sostenibile del territorio e i progetti premiati oggi sono il riconoscimento dei risultati finora raggiunti e di come Milano possa rappresentare su questo fronte l’Italia anche in ambito internazionale».

«Partecipiamo volentieri a questo appuntamento che mette in evidenza le tante aziende che in Italia realizzano idee ingegnose utilizzando tecnologie avanzate – ha dichiarato Diego Pagani presidente di Conapi-Mielizia, annunciando i vincitori della categoria Imprese – Il premio Vivere a Spreco Zero nutre e stimola le nostre coscienze rispettando il semplice principio non si butta il cibo, che nonne e mamme avevano insegnato per millenni, mostrandoci come anche un gesto semplice sia importante per innescarne mille altri virtuosi, in grado di dare obiettivi concreti e raggiungibili per il futuro dell’umanità».

I vincitori della categoria Scuole sono stati annunciati da Giuseppe Zuliani, Direttore Customer Marketing e Relazioni Esterne Conad, che ha dichiarato: «combattiamo lo spreco per recuperare e donare i prodotti che sono ancora perfettamente commestibili ma sono a ridosso della data di scadenza. Tramite le associazioni che operano nei vari territori in cui siamo presenti con i nostri soci forniamo un aiuto a tante persone bisognose offrendo loro un pasto e un sostegno alimentare quotidiani. E’ uno dei modi in cui ci mettiamo a servizio della comunità, perché per noi il legame sociale è un elemento fondamentale della vita e della competitività della nostra impresa. E’ un lungo filo che ci lega a ogni comunità, al mondo della scuola, alle istituzioni, all’imprenditoria locale… avendo sempre come riferimento delle nostre attività la relazione con la persona, con cui vogliamo ora iniziare a fornire un ulteriore aiuto in più per combattere anche lo spreco in casa».

«I consum-attori sono l’elemento cardine della politica antispreco e premiare le virtuose esperienze e’ doveroso, darne evidenza una missione – ha osservato Myriam Finocchiaro, responsabile Comunicazione e Corporate Affairs Granarolo SpA – Per questo ci piace essere vicini al progetto da tanti anni e in tanti modi diversi. Il Gruppo Granarolo ha da tempo avviato politiche interne ed esterne tese alla progressiva riduzione del consumo di risorse naturali e di emissioni nell’ambiente mediante il controllo delle attività che promuove alla stalla, in produzione e sulla tavola dei consumatori. Benvenuto anche al quaderno delle buone pratiche, strumento utile e intelligente, che abbiamo contribuito a riempire con qualche piccolo suggerimento sulla gestione domestica del frigorifero».

Con la V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero è stato presentato il progetto Waste Notes. Un Diario per Amico, quaderno di buone pratiche realizzato dalla campagna Spreco Zero con Reduce – Ministero dell’Ambiente e Università di Bologna – Distal. Sarà distribuito in 10mila copie ad altrettante famiglie campione, già impegnate in progetti di prevenzione dello spreco alimentare. La giuria 2017 del Premio Vivere a Spreco Zero, presieduta dal fondatore Last Minute Market Andrea Segrè, è composta dal Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con il curatore del progetto Reduce Luca Falasconi, i giornalisti Antonio Cianciullo e Marco Fratoddi, il conduttore di Caterpillar Radio2 Rai Massimo Cirri e inoltre Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco, Diego Pagani, presidente Conapi e Giuseppe Zuliani, Direttore Customer Marketing e Relazioni Esterne Conad. Sostiene la campagna Spreco Zero, con UniCredit, un pool di aziende dell’agroalimentare italiano e del packaging nazionale: Alce Nero, Camst, Comieco, Conad, Conapi-Mielizia, Granarolo SpA, Istituto Nazionale Imballaggio.

Fonte: ecodallecitta.it

Quartieri Ricicloni di Milano, partecipare è facile! L’esperienza di Laura al mercato Niguarda

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L’attivista Laura Massaroli racconta la sua collaborazione al progetto di Eco dalle Città: “Spreco, recupero, condivisione, comunità, sono i valori proposti anche agli stessi ambulanti: perché buttare il cibo invenduto?”

Ogni giovedì il progetto Quartieri Ricloni di Milano prevede il recupero del cibo invenduto in alcuni mercati della città e la sua ridistribuzione gratuita. Qui di seguito la prima esperienza di Laura Massaroli, attivista impegnata nel sociale, che ha seguito i ragazzi del progetto giovedì 19 ottobre in zona Niguarda, al mercato in via Val Maira. Ecco che cosa ci ha raccontato:

Partecipare al progetto Quartieri Ricicloni di Milano è semplice. Ci si ritrova alla stazione della metro lilla ‘Ca’Granda’ e si inizia. Rappresentanti del progetto insieme ad alcuni volontari cominciano ad aggirarsi fra le bancarelle ortofrutticole, quando ormai l’orario del mercato volge al termine, e con un ampio sorriso chiedono: “Buongiorno per caso avete del cibo invenduto? Lo regaliamo poi chi non può comprare!”

Spreco. Recupero. Condivisione. Comunità. Questi sono solo alcuni dei valori che Recup cerca di perseguire sensibilizzando anche gli stessi ambulanti: perché buttare il cibo invenduto? Perché sprecare? Perché non aiutare chi quel cibo non può comprarlo? Perché non fare esperienza della solidarietà?

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E allora, perdendosi fra le bancarelle, fra i colori e i profumi della frutta e della verdura, i ragazzi scoprono chi sono quegli ambulanti disposti a collaborare, superata la diffidenza iniziale. Gli stranieri che hanno dovuto viaggiare tanto per arrivare qui in Italia o quelli che si apostrofano, con una sarcastica risata ’sti terroni a Milano, eh!: insomma coloro che la fame l’hanno vissuta. È Fahart che ci dona con gioia cassette di zucchine, melanzane, insalata. Lui che è in Italia da 13 anni “Io qui sto bene, non vedi?” mi dice sorridendo. Lui che ha perso più di 25.000 euro per avere i documenti necessari ad arrivare in Italia dall’Egitto. Lui che i compagni di mercato, vedendo regalare tutto quel cibo, soprannominano “Cuore grande”.

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Oggi i ragazzi hanno fatto un bel bottino: hanno raccolto 180 kg di cibo. Lo dispongono poi in una piccola piazza avendo cura che venga ben presentato, che sia accattivante. Cominciano a fermare quei passanti che aspettano guardinghi la fine del mercato per frugare nella spazzatura e trovare qualcosa da mangiare. “È tutto gratis, signora, prenda quello che vuole!” “Davvero?” esplode in un’espressione esterrefatta Rosy, una parrucchiera per signora che aveva un suo negozio in Paolo Sarpi :”non mi è rimasto niente, mi vergogno” dice con le lacrime agli occhi. O ancora Giovanni un vecchio arzillo che da Scilla si è trasferito a Milano più di 60 anni fa: “E’ tutto così ordinato, non capivo cosa stesse facendo qui, infatti!”. Letizia, 18 anni, ha il papà napoletano e la mamma delle Mauritius “ Ma che bello!” esclama “ così la roba non si spreca!”

E questo giovedì è stato proprio speciale: Lucia, un’anziana signora sulla settantina, non solo si ferma, ma aiuta, dispone meglio gli alimenti, ferma i passanti: diventa anche lei parte del progetto. “Mi piace a me, fare queste cose, sono a casa in pensione!” Allora si, Lucia tornerà anche questo giovedì, darà anche lei una mano. Come altri si sente parte di una comunità, non vuole soltanto essere aiutata, ma aiutare. Bacia ed abbraccia tutti prima di tornare a casa con il suo cibo. Cosa fate venite anche voi, giovedì prossimo?  

Fonte: ecodallecitta.it

Bike sharing a Milano, le bici finiscono nel Naviglio e i canottieri le recuperano

E’ boom di biciclette condivise abbandonate nei luoghi più improbabili. A Milano le gettano persino nei Navigli.http _media.ecoblog.it_f_f79_bike-sharing-a-milano-le-bici-finiscono-nel-naviglio-e-i-residenti-criticano-i-vandali

La triste fine delle biciclette condivise del bike sharing free floating di Milano. Questa foto, pubblicata su Facebook da un utente e ripresa da molti gruppi e pagine milanesi, mostra chiaramente a che livelli può arrivare l’inciviltà: una decina di bici gettate in un Naviglio. La gran parte di esse sono bici arancioni, quelle di MoBike sharing, ma se ne vede anche una gialla di Ofo Bike sharing. In un’altra foto si vede una bici gialla sul fondale.  Sono entrambi due servizi di bike sharing free floating. I clienti, cioè, non sono obbligati a lasciare la bici nelle rastrelliere al termine della corsa ma possono posarle in qualunque luogo, purché rispettino le normali regole della civiltà e le bici non siano d’ostacolo al traffico o al passaggio dei pedoni. Purtroppo, però, sono in molti a comportarsi come vandali. Ed è proprio “vandali” il commento più diffuso sui social network ogni volta che vengono pubblicate foto di questo tipo. Spulciando tra i commenti, però, si intravede anche un bagliore di speranza: se è vero che Milano (ma anche altre città dove è stato attivato il bike sharing free floating) è piena di vandali, per fortuna nella stessa Milano ci sono anche persone per bene.

Persone come gli istruttori dei Canottieri S.Cristoforo che, a bordo delle loro imbarcazioni, percorrono i Navigli e vanno a pesca di bici condivise. I canottieri hanno chiesto a Mobike di collaborare maggiormente, ma non hanno ottenuto nessuna risposta e, per questo, hanno realizzato il video di denuncia. Pubblicato su Facebook da Simone Lunghi, il video porta con sé parole non certo tenere nei confronti del servizio di bike sharing. E’ utile e corretto riportarle interamente:

Carissima Mobike Italia ieri abbiamo recuperato altre due bici che erano state gettate nel naviglio. Noi ci proviamo, a salvare il Naviglio dai vandali. Ma non siamo arrabbiati solo con loro. Siamo arrabbiati anche con voi! Abbiamo provato, le altre volte, a contattarvi per 20 giorni senza mai ottenere risposte e speriamo,a questo punto, che qualcuno informi le autorità che vi hanno dato la licenza (visto che sulle vostre bici c’è il logo del nostro amato comune). Anche queste bici sono con il GPS rotto e per questo inutilizzabili dalla vostra app. Troviamo scandaloso che il vostro servizio clienti non ci abbia MAI contattato per venire a recuperare quelle bici. Il vostro silenzio, che sfiora il menefreghismo, lancia una luce sinistra sulla bontà della vostra mission aziendale. Oltre ai messaggi che vi abbiamo inviato, abbiamo avuto mezza pagina sul corriere della sera, un servizio su TG3 Lombardia nel quale denunciavo, tra l’altro, che presso i due ponti pedonali c’erano un numero assolutamente non congruo di vostre bici. Una settimana dopo e due di quelle bici sono state gettate in acqua. Da parte vostra nessuna risposta. Per questo ho deciso di “passare alle maniere forti” e denunciare così pubblicamente la vostra inadeguatezza.

Attendiamo un vostro riscontro.

2 Guarda la Galleria “Bike sharing a Milano, le bici finiscono nel Naviglio e i residenti criticano i vandali”

Fonte: ecoblog.it

MiMoto, da sabato 14 ottobre a Milano il primo servizio di scooter sharing 100% elettrico

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Nasce nel capoluogo lombardo il primo e unico servizio di scooter sharing elettrico ed ecosostenibile della città realizzato da una start up che ha partecipato al bando del Comune di Milano. Tutti i veicoli sono elettrici e quindi ecosostenibili al 100%, easy-to-use grazie alla leggerezza del mezzo. Nasce a Milano MiMoto, il primo e unico servizio di scooter sharing elettrico ed ecosostenibile della città realizzato da una start up che ha partecipato al bando del Comune di Milano. Da sabato 14 ottobre milanesi, pendolari e turisti potranno districarsi rapidamente nel traffico grazie agli eScooter scelti da MiMoto, omologati per due e con due caschi posizionati nel bauletto. Tutti  i veicoli sono elettrici e quindi ecosostenibili al 100%, easy-to-use grazie alla leggerezza del mezzo, facile da guidare e progettato per la mobilità urbana. Economico con tariffe alla portata di tutti ed efficiente perché abbatte i tempi di viaggio, MiMoto non è vincolato alle stazioni di ricarica. Si tratta di un servizio free floating e senza chiavi: localizzi l’eScooter più vicino tramite App, disponibile per iOS e Android, lo prenoti, parti e una volta terminata la corsa lo lasci dove vuoi all’interno dell’area operativa. Questa comprende tutto il centro di Milano: le principali zone di interesse (Navigli, Città Studi, Lambrate, Morivione, Calvariate, De Angeli, San Siro e Bovisa Politecnico) e i principali distretti universitari tra cui Cattolica, Bocconi, Bovisa, Città Studi/Politecnico e IULM.  Un progetto smart, user oriented e giovane, come giovani (under 35) sono i tre fondatori di MiMoto, Alessandro, Gianluca e Vittorio che hanno lavorato senza sosta fino ad oggi con metodo, ambizione e minuziosità al fine di offrire, all’esigente pubblico milanese, il miglior servizio possibile. I tre founders hanno cercato e trovato imprenditori e professionisti in grado di apportare al progetto un valore aggiunto, non solo dal punto di vista finanziario, ma in termini di expertise e know how, conseguendo un club deal di imprenditori di successo del settore.

Fonte: ecodallecitta.it

Milano, arrivano le ‘Isole itineranti del gusto’ tutte eco-friendly

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Dalle centrifughe di frutta e verdura alla scoperta dei sapori autentici della tradizione italiana, tutto su mezzi poco inquinanti. Tajani: “Una nuova opportunità commerciale e occupazionale per i giovani coniugata all’utilizzo di mezzi sempre più ecologici e innovativi”

I sapori e i gusti dello street food si trovano nelle vie del centro. Sono stati presentati oggi in via Beltrami dall’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani, alcuni esempi di mezzi a basso impatto ambientale che consentiranno a milanesi e turisti di scoprire le più autentiche e gustose ricette dello street food italiano e internazionale.

Grazie a questa iniziativa abbiamo portato una nuova concezione del cibo di strada al centro del commercio itinerante, perché il cibo è sempre cultura e valorizzazione del territorio“. Così l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani, che prosegue: “Oggi lo street food rappresenta una modalità di consumo ampiamente diffusa nelle capitali europee e mondiali. Come Amministrazione – conclude l’assessore – abbiamo non solo favorito la scoperta dei gusti e dei sapori della nostra e di altre tradizioni gastronomiche, ma soprattutto sostenuto la nascita di nuove opportunità commerciali e occupazionali per i giovani coniugate all’utilizzo di mezzi sempre più ecologici e innovativi“.

I 50 operatori (11 hanno partecipato alla fase di sperimentazione iniziale e 39 sono nuovi) propongono, oltre a prodotti DOP, IGP, STG e PAT, anche sapori cosmopoliti. Tra i riconfermati troviamo, ad esempio,“Mozzarella e Dintorni” che propone bruschette e quanto è tipico nel territorio salentino.“Pop Dog” reinterpreta il classico hot dog statunitense nelle varianti messicana, giapponese ecc. “Sapori in movimento” suggerisce gnocco e tigelle accompagnate dai più conosciuti e apprezzati salumi emiliani. Tra le novità presenti in via Beltrami per la presentazione “PicoBrew”, un pub itinerante ideale per chi ama le birre artigianali realizzate con materie prime del territorio milanese.“Pestofino” che ripropone sapori e profumi del Tigullio, dalla pasta fresca alle salse per condire, da quella al basilico a quella alle noci. Infine i gelati della “Gelateria Gorini”, che porterà in centro città i più tipici gusti preparati con ingredienti DOP e IGP come i pistacchi di Bronte, i limoni di Sorrento, lo zafferano de L’Aquila o le amarene brusche di Modena, oltre a “Street Juice” che propone centrifughe, frullati ed estratti derivati da frutta e verdura biologici e a chilometro zero. I mezzi utilizzati (tricicli o quadricicli) hanno tutti un’estetica compatibile con il contesto urbano e una dimensione massima in esercizio di 3,60 mt di lunghezza per 1,70 di larghezza, oltre a essere eco-friendly a trazione a pedali o assistita e a motore elettrico.I singoli mezzi possono sostare per un tempo massimo di due ore e rispettare una distanza minima di 250 metri dalla presenza di un operatore similare. Nei giorni concomitanti lo svolgimento di mercati settimanali scoperti o fiere,’attività di street food può essere svolta solo a una distanza minima di 500 metri dagli stessi. Per garantire la civile convivenza con la cittadinanza gli operatori che necessitano di utilizzare olio bollente o griglie sono dotati di apposite cappe per l’abbattimento degli odori. I cinquanta operatori sono soggetti al pagamento di un canone Cosap.

Fonte: ecodallecitta.it

T-riciclo: il veicolo fotovoltaico per i rifiuti

T-Riciclo, debutta il nuovo veicolo fotovoltaico che utlizzerà l’AMSA per pulire le strade di Milano e non solo. Ecco i dettagli.http _media.ecoblog.it_f_f45_t-riciclo

Si chiama T-riciclo ed è il nuovo veicolo fotovoltaico scelto da Amsa a Milano. Il mezzo ecologico dell’Azienda Milanese Servizi Ambientali è stato presentato in occasione della Class Digital Experience Week 2. L’innovativo veicolo a pedalata assistita, realizzato dall’azienda Ecologia Soluzione Ambiente (ESA), è alimentato con energia rinnovabile grazie al pannello fotovoltaico installato sul tetto e alla batteria per l’accumulo dell’energia. Presenta una struttura in acciaio inox, cerchi da 17″ pollici e un sistema frenante a disco su ogni mozzo. Tre le modalità di marcia: Economy, Normal e Turbo. Il pannello fotovoltaico di T-riciclo è in grado di generare 350 W di potenza. Lungo meno di tre metri, largo 120 cm e alto 195 cm, ha una capacità totale di 1,95 m3. Grazie ai due vani da 120 litri l’uno, il T-Riciclo sarà utilizzato anche per lo svuotamento straordinario dei cestini. Gli operatori alla guida del mezzo ecologico potranno raccogliere segnalazioni di eventuali problemi e diventare un punto di riferimento per i cittadini. Progettato per migliorare l’efficienza del servizio di pulizia delle strade, si può muovere tranquillamente nelle zone a traffico limitato, nelle aree pedonali o nelle zone sottoposte a modifiche alla viabilità. Il veicolo ha anche una funzione informativa dato che viene personalizzato in base alle campagne di sensibilizzazione promosse da Amsa, ad esempio sull’uso corretto dei cestini stradali, per contrastare la dispersione dei mozziconi di sigaretta nell’ambiente e l’abbandono di rifiuti in strada. Da due mesi, inoltre, gli oltre 100 responsabili del servizio sul territorio hanno in dotazione dei tablet collegati alla sala operativa centrale con i quali monitorare i mezzi in diretta dando la possibilità di intervenire in caso di necessità.http _media.ecoblog.it_b_bfe_t-riciclo-milano

I 12 T-Riciclo presenti in città dal 28 giugno 2017 coprono sia i quartieri periferici che le aree centrali di Milano, garantendo un costante presidio di Amsa nei vari municipi di zona: dal centro storico al Parco delle Cave passando per via Sammartini e la Stazione Centrale e via Ripamonti senza dimenticare i quartieri Bicocca, Città Studi, Dergano, Gallaratese, Giambellino, Greco, Lodi-Corvetto e Quarto Cagnino. T-Riciclo è in servizio dal lunedì al sabato dalle 9 alle 16. Durante la notte i mezzi sono ospitati all’interno di alcune sedi dei municipi e negli spazi dell’Università Bicocca e del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di ridurre i tempi di percorrenza per raggiungere il quartiere di competenza. T-riciclo consente la raccolta rifiuti ma nelle tre differenti versioni può essere adibito ad attività come la consegna di pacchi e posta fino allo street food e al piccolo artigianato.

Fonte: ecoblog.it