Anche l’idroelettrico inquina: ecco perché

Una ricerca dell’Università di Harvard mette a nudo l’inquinamento da metilmercurio causato dagli invasigettyimages-480597262

L’idroelettrico è ritenuto da tutti una fonte pulita, ma secondo una ricerca compiuta da un team dell’Università di Harvard non sarebbe così, anzi, le inondazioni dei bacini idrici delle centrali elettriche immetterebbero negli ecosistemi marini una grande quantità di metilmercurio, ben più di quanto non stiano facendo i cambiamenti climatici. I ricercatori di Harvard si sono concentrati sul caso delle cascate Muskrat, nella regione canadese del Labrador. Dal 2017, la costruzione di un nuovo impianto dovrebbe sommergere un’ampia regione situata a monte di un fiordo, il lago salato Melville, nel quale sono state trovate colonie di microrganismi con un tasso di metilmercurio molto superiore alle attese. A causare l’inquinamento di questa neurotossina è l’incontro fra acqua dolce e salata: la stratificazione dei due tipi di acqua trattiene i detriti a una determinata profondità (fra 1 e 10 metri) nella quale i batteri trasformano il mercurio presente naturalmente in mortale metilmercurio. In sostanza il plancton alimentandosi di mercurio, lo trasforma e inserisce la neurotossina nella catena alimentare. L’inondazione causata dall’attivazione del nuovo impianto idroelettrico andrebbe ad aumentare i livelli di metilmercurio, mettendo a rischio le comunità locali che vivono prevalentemente di pesca. Lo stesso problema avverrebbe negli impianti idroelettrici in progetto nell’Artico. In tal senso, come sottolineano fra le righe i ricercatori di Harvard la fonte sarebbe pulita solamente per chi usufruirà dell’energia da remoto, mentre i costi ecologici degli impianti idroelettrici ricadrebbero totalmente su coloro che vivono nei pressi degli impianti.

Fonte:  Harvard Gazette

Sempre più mercurio negli oceani

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Il mercurio è un metallo tossico che tende ad accumularsi all’interno degli organismi attraverso diverse vie, tra cui la respirazione, l’ingestione o il contatto diretto. E secondo uno studio, pubblicato su Nature, le emissioni di questo elemento nell’ambiente sono notevolmente aumentate, e così i pericoli per gli animali e anche gli esseri umani. In alcune regioni, spiega lo studio, le emissioni sarebbero addirittura triplicate, in seguito ad attività umane come le estrazioni minerarie e la combustione di sostanze fossili. Secondo alcuni modelli recenti, le emissioni avrebbero aumentato i livelli di mercurio negli oceani di milioni di moli (la mole è l’unità di misura della quantità di una sostanza) dal sedicesimo secolo ad oggi. Finora però non era stato possibile verificare queste assunzioni a causa della mancanza di dati e statistiche affidabili. Così, per indagare meglio sul fenomeno, Carl Lamborg e i colleghi della Woods Hole Oceanographic Institution hanno analizzato le misurazioni oceanografiche dei livelli di mercurio dissolto nelle acque degli oceani Atlantico, Pacifico, Artico ed Antartico, ottenute durante diverse spedizioni recenti. Dai risultati ottenuti, gli scienziati hanno potuto osservare che le acque dell’Atlantico del nord sono anomalmente ricche di mercurio, se confrontate con quelle della parte sud dell’Atlantico, del Pacifico e dell’oceano Antartico, probabilmente a causa delle emissioni causate dagli esseri umani. I ricercatori hanno anche potuto stimare che la quantità di mercurio proveniente dalle emissioni umane contenute negli oceani a livello globale si aggira attorno alle 300 milioni di moli, 2/3 dei quali sarebbero contenute in acque meno profonde di un migliaio di metri. Questo rappresenterebbe un aumento del 150% dei livelli di mercurio in acque termocline (ossia lo strato delle acque di un oceano nelle quali la temperatura subisce un rapido cambiamento). L’aumento sarebbe invece stato del 300% nelle acque di superficie, ossia quelle acque che si raccolgono sulla superficie della terra. Secondo gli scienziati, le informazioni ottenute sono fondamentali per capire i processi tramite i quali il mercurio inorganico viene convertito in metilmercurio, un composto estremamente tossico, e come esso si accumuli negli organismi acquatici e da qui, nella  catena alimentare.

Riferimenti: Nature doi: 10.1038/nature13563

Credits immagine: Jamie Grant/Flickr

 

Fonte: galioleonet,it