Oleodotto Keystone XL: Obama si oppone alla decisione del congresso e mette il veto

Il veto presidenziale blocca un colpo di mano dei repubblicani che intendevano accelerare l’iter dell’oleodotto senza le consuete procedure di impatto ambientale. Per la prima volta in cinque anni, il presidente Barack Obama ha posto il veto ad un atto approvato dal congresso a maggioranza repubblicana per accelerare la costruzione del controverso oleodotto Keystone XL, che dovrebbe trasportare il petrolio delle tar sands canadesi fino al Golfo del Messico.

Scrive il Presidente ai senatori:

«Il “Keystone XL Pipeline Approval Act.” ritorna indietro senza la mia approvazione. Con questa legge il Congresso tenta di aggirare i consueti e consolidati processi per determinare se la costruzione e gestione di un oleodotto internazionale serva o meno agli interessi nazionali. Prendo con molta serieta’ il potere di veto presidenziale, ma prendo con molta serieta’ anche la mia responsabilita’ nei confronti del popolo americano e poiche’ questo atto entra in conflitto con le procedure stabilite e vorrebbe tagliare fuori le preoccupazioni legate alla sicurezza e all’ambiente, ho deciso di porre il veto.»

Cosa accadra’ ora? I repubblicani non hanno voti sufficienti per ribaltare il veto presidenziale, per cui il loro colpo di mano per accelerare forzosamente le procedure di impatto ambientale e fare un regalo ai petrolieri e’ definitivamente fallito. Questo non significa che il progetto dell’oleodotto lungo 1900 km sia definitivamente morto. Tuttavia altri due ostacoli si frappongono alla sua costruzione, la mancanza di un tracciato definitivo in Nebraska e la mancanza di un permesso per il South Dakota. Il progetto dal costo di oltre 7 miliardi di dollari, e’ da anni ampiamente osteggiato dalle associazioni ambientaliste e dai sostenitori di Obama, non solo per l’ impatto ambientale sulle zone attraversate dal progetto, ma anche e soprattutto perche’ darebbe un ampio sbocco commerciale all’ultra inquinante petrolio canadese da sabbie bituminose, sia a livello locale, con aumento dei livelli di mercurio e del rischio di leucemia, ma anche a livello globale, visto che per ricavare una tonnellata di petrolio (prima ancora che venga bruciata) si emettono infatti 0,58 t di CO2.Keystone

Fonte: ecoblog.it

Annunci

Sempre più mercurio negli oceani

detail-ocean

Il mercurio è un metallo tossico che tende ad accumularsi all’interno degli organismi attraverso diverse vie, tra cui la respirazione, l’ingestione o il contatto diretto. E secondo uno studio, pubblicato su Nature, le emissioni di questo elemento nell’ambiente sono notevolmente aumentate, e così i pericoli per gli animali e anche gli esseri umani. In alcune regioni, spiega lo studio, le emissioni sarebbero addirittura triplicate, in seguito ad attività umane come le estrazioni minerarie e la combustione di sostanze fossili. Secondo alcuni modelli recenti, le emissioni avrebbero aumentato i livelli di mercurio negli oceani di milioni di moli (la mole è l’unità di misura della quantità di una sostanza) dal sedicesimo secolo ad oggi. Finora però non era stato possibile verificare queste assunzioni a causa della mancanza di dati e statistiche affidabili. Così, per indagare meglio sul fenomeno, Carl Lamborg e i colleghi della Woods Hole Oceanographic Institution hanno analizzato le misurazioni oceanografiche dei livelli di mercurio dissolto nelle acque degli oceani Atlantico, Pacifico, Artico ed Antartico, ottenute durante diverse spedizioni recenti. Dai risultati ottenuti, gli scienziati hanno potuto osservare che le acque dell’Atlantico del nord sono anomalmente ricche di mercurio, se confrontate con quelle della parte sud dell’Atlantico, del Pacifico e dell’oceano Antartico, probabilmente a causa delle emissioni causate dagli esseri umani. I ricercatori hanno anche potuto stimare che la quantità di mercurio proveniente dalle emissioni umane contenute negli oceani a livello globale si aggira attorno alle 300 milioni di moli, 2/3 dei quali sarebbero contenute in acque meno profonde di un migliaio di metri. Questo rappresenterebbe un aumento del 150% dei livelli di mercurio in acque termocline (ossia lo strato delle acque di un oceano nelle quali la temperatura subisce un rapido cambiamento). L’aumento sarebbe invece stato del 300% nelle acque di superficie, ossia quelle acque che si raccolgono sulla superficie della terra. Secondo gli scienziati, le informazioni ottenute sono fondamentali per capire i processi tramite i quali il mercurio inorganico viene convertito in metilmercurio, un composto estremamente tossico, e come esso si accumuli negli organismi acquatici e da qui, nella  catena alimentare.

Riferimenti: Nature doi: 10.1038/nature13563

Credits immagine: Jamie Grant/Flickr

 

Fonte: galioleonet,it

Vado Ligure, tassi di mortalità e inquinamento sopra la norma

In una conferenza sull’impatto sanitario del carbone è stato ricordato come siano da imputare alla centrale a carbone del savonese 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti e 48 morti tra gli adulti

Le emissioni della centrale di Vado Ligure hanno prodotto nella zona circostante tassi di inquinamento fuori dalla norma e la massiccia presenza di sostanze tossiche ha fatto sì che nelle aree interessate dalle ricadute delle emissioni i tassi standardizzati di mortalità siano decisamente più elevati rispetto alla media nazionale sia per tutte le cause che per le malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari. A dare conto di questo fatale sillogismo e del rapporto di causalità fra inquinamento e malattie è l’Ordine dei Medici della Provincia di Savona in un documento ufficiale presentato oggi, in occasione della conferenza L’impatto sanitario del carbone – la funzione sociale del medico: promotore di salute e di ambiente, organizzata a Savona da WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e dell’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia. Per la centrale di Vado Ligure è stato riscontrato un valore massimo di mercurio 65,3 volte superiore alla naturalità media e 7,1 volte il valore massimo riscontrato in Italia, un valore di cromo 82,5 volte il valore di naturalità media e 5,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia e, ancora, una valore massimo di arsenico 11,5 volte il valore di naturalità media e 2,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia. Sempre secondo questo report, anche i valori di diossido di zolfo e di monossido di carbonio sono nettamente al di sopra dei limiti consentiti. Il biomonitoraggio è stato condotto con l’utilizzo di licheni: in alcune zone (fra Bergeggi e Albisola) si è creato un “deserto lichenico”, vale a dire un fenomeno dovuto al grande inquinamento che rende impossibile la sopravvivenza di queste piante. I licheni fungono da veri e propri marker e studi di bioaccumulo hanno dimostrato come la concentrazione di metalli pesanti attribuibili alla combustione di combustibili fossili nel savonese sia fra le peggiori d’Italia. E se sulla terraferma la situazione è critica, non va certo meglio nei fondali marini dove i valori standard consentiti sono superati da 2 a 10 volte per mercurio, arsenico, cadmio e Pcb. Proprio alla foce del torrente Quiliano si raccolgono i mitili con la maggiore concentrazione di mercurio, cadmio e policlorobifenili fra quelli raccolti su tutta la riviera ligure. L’impatto della centrale a carbone Tirreno Power è devastante, basti pensare che nella Regione Liguria le sole centrali elettriche sono responsabili del 90% delle emissioni annuali di mercurio nella regione. Secondo il dossier, la chiusura dell’impianto della centrale termoelettrica di Vado Ligure eviterebbe 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti (malattie cardiache più respiratorie) e 48 morti tra gli adulti (malattie cardiache più respiratorie).

La nostra voce si è levata ormai da circa sette, otto anni per l’eccesso di mortalità riscontrato, rispetto a quella aspettata. Nel lontano 2008 notammo che per la popolazione che viveva nel nostro territorio c’era un’aspettativa di vita minore rispetto alle altre zone, legata in gran parte alla centrale che, per l”emissione di inquinanti occupa un’elevatissima percentuale rispetto al totale,

ha ricordato il presidente dell’Ordine dei Medici di Savona, Ugo Trucco. Vado Ligure e la vicina Savona restano il paradigma di un problema globale. Nella sola Europa, secondo quanto riferito dall’associazione europea Heal – Healt and Enviroment Alliance, la chiusura delle centrali a carbone eviterebbe 18.200 morti, 2,1 milioni di giorni di cure farmacologiche e 42,8 miliardi di euro l’anno in costi sanitari.Immagine-620x346

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Tonno al mercurio, ancora sequestri per il pesce proveniente dalla Spagna

Tonno congelato al mercurio, ma anche pesce spada e smeriglio sequestrati perché contaminati e la maggior parte dei pesci arriva da Spagna e Vietnam

L’inquinamento dei mari porta a avere pesci contaminati da varie sostanze e che per forza di cose entrano nella catena alimentare umana. L’ultimo sequestro proprio ieri su tonni surgelati provenienti dalla Spagna e segnalati con information for attention diffuso dalla RASFF, ossia il Rapid Alert system for Food and Feed della Comunità europea: nei tonni sono stati rilevati dalle analisi 1.4 mg/kg – ppm di mercurio e il pesce dopo il sequestro viene distrutto.

La questione non è recente e riguarda le contaminazioni nel Mar Mediterraneo: già Greenpeace nel 2010 sottolineava come il pesce che abitava il Santuario dei cetacei in Toscana (Genova, Lerici, Viareggio, Livorno e Civitavecchia) fosse contaminato non solo da mercurio ma anche da benzo(a)pirene. Si pensi che lo scorso anno solo per l’Italia la RASFF ha aperto 534 segnalazioni.

Ma il 2014 sembra per il pesce un anno orribile considerato che a oggi sono oltre 40 alert accumulati e emanati dalla RASFF seguiti da sequestro e distruzione delle derrate, tra cui ad esempio:
15 gennaio 2014 cibo a base di pesce proveniente dalla Spagna e contaminato da cadmio;
24 gennaio 2014 filetti di tonno surgelato contaminati da istamina provenienti dalla Spagna;
25 gennaio 2014, trattamento di monossido di carbonio (280 mg / kg – ppb) per filetti di tonno pinna gialla dalla Spagna;
7 maggio 2014, Pesce spada dalla Spagna con mercurio
9 maggio 2014 mercurio in pesce spada dal Vietnam

rasff

Il fatto che il sistema di alert funzioni e che le Asl provvedano al sequestro dovrebbe rassicurarci ma naturalmente può sempre capitare che sia consumato prima che scattino i sequestri . A essere coinvolto il grossista Finpesca che con i marchi con i marchi “Aquolina” e “Oggi Cucino”,distribuisce in Eurospin, Unicom, Sma, Auchan, Carrefour e che ha dichiarato che provvederà all’acquisto di prodotti ittici che abbiano superato analisi preventive per il mercurio. Peraltro come suggerisce in una Nota il ministero della Salute e come Assopesca approva.New FDA Mercury Testing Contradicts Government Statements On Tuna Safety

© Foto Getty Images

Il mercurio come contamina il pesce?Media Report Claims Level Of Mercury Found In Tuna Sushi Is Very High

Il mercurio è ovunque, anche nell’aria che respiriamo. Alcune delle fonti che lo rilasciano sono naturali, come i vulcani, altre volte viene emesso a seguito di incendi boschivi. E’ rilasciato nell’aria come fonte inquinante da centrali elettriche, cementifici e da industrie della chimica. E’ presente anche nelle lampadine a risparmio energetico e nei termostati e può essere rilasciato quando questi prodotti finiscono in discarica. Riferiva l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) che nel Mediterraneo circa 9.400 industrie di 21 Paesi scaricano ogni anno in mare per l’appunto circa 85mila tonnellate di mercurio. Quando il mercurio si deposita in acqua i batteri lo convertono in una forma chiamata metilmercurio. I pesci assorbono il metilmercurio dall’acqua in cui nuotano e e si cibano. Il metilmercurio si lega strettamente alle proteine ​​nel muscolo del pesce e vi rimane anche dopo che il pesce è stato cotto. Quasi tutti i pesci e i molluschi contengono mercurio, ma i grandi pesci predatori ne accumulano più. Ecco perché quando i pesci predatori mangiano altri pesci – pesci che hanno assorbito mercurio, ne accumulano dell’altro. Il pesce predatore dunque ha più mercurio e tendono a anche a vivere più a lungo i pesci più piccoli, quindi ne accumulano quantitativi maggiori.

© Foto Getty Images

Il mercurio come influisce sulla gravidanza?460258363-315x360

Che cosa potrebbe accadere in gravidanza se si mangia pesce a alto contenuto di mercurio? Il metilmercurio attraversa la placenta e diversi studi dimostrano che l’esposizione ad alte concentrazioni di metilmercurio durante la gravidanza può compromettere la crescita del cervello del bambino e del sistema nervoso. I risultati possono essere lievi o gravi e secondo l’Environmental Protection Agency (EPA) potrebbero essere compromesse le abilità cognitive (come la memoria e attenzione), il linguaggio, le capacità motorie, e la vista. Done incinte, bambini e donne che allattano sono più vulnerabili ad alti livelli di mercurio. Gli esperti stanno ancora discutendo esattamente quanto il mercurio è dannoso, ma la maggior parte concorda sul fatto che sono da evitare per le donne incinte e i bambini piccoli pesci che accumulano alto contenuto di mercurio e che sono da limitare ma non da eliminare gli altri pesci. Detto ciò la Fondazione Veronesi invita a non fare allarmismo poiché:

basta non esagerare: bisognerebbe mangiarne almeno un chilo in sette giorni per superare il limite settimanale consentito (0,3 microgrammi per chilo di peso corporeo).

Perché non smettere di mangiare pesce?461876741-255x360

La maggior parte degli esperti concordano sul fatto che i benefici del consumo di pesce di solito superano i rischi. Spiega Agostino Consoli, professore di endocrinologia dell’Università di Chieti:

Il pesce è uno degli alimenti più sani della nostra dieta, perché ricco di omega-tre, per l’alto valore proteico nutrizionale e il basso contenuto di grassi. Quando inquinato, il pesce potrebbe non esprimere al massimo i suoi benefici sulla salute. Per questo è meglio scegliere quello di piccola taglia, come il pesce azzurro, ed evitare quello di grossa taglia, come il pesce spada: maggiori sono le dimensioni, e l’età, dell’animale e più probabilità esistono che il mercurio sia concentrato nelle sue carni.

I tre pesci più sicuri, come riferisce la Fondazione Veronesi sono:

Alici: ricchissime di Omega-3, la loro breve vita non da il tempo agli inquinanti di depositarsi nelle loro carni. Omega-3: 3.150 mg a porzione. Proteine: 25,2 g a porzione. Grado d’inquinamento: basso;
Trote: uno tra i pesci meno calorici che esistano, solo 118 calorie per etto. Omega-3: 1.396 mg a porzione.
Proteine: 30 g a porzione. Grado d’inquinamento: basso;
Halibut: una fonte inesauribile di magnesio, 28,5 mg ogni 150 g di pesce. Omega-3: 740 mg a porzione.
Proteine: 30 g a porzione. Grado d’inquinamento: basso;

fonte:  InformaSalus, Baby center, Fondazione Veronesi

 

 

Lampadine a basso consumo, utili per l’ambiente, dannose per la salute

lampadina-basso-consumo-300x336

Una ricerca ha stabilito che utilizzandole a una distanza inferiore  ai 30 centimetri possono provocare infiammazioni a nervi e muscoli.

Misurazioni eseguite dimostrano che le lampade a basso consumo generano potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro. Il centro indipendente di ricerche francese CRIIREM (Centre de recherche et d´information sur les rayonnements electromagnetiques) sconsiglia pertanto di utilizzare lampadine a basso consumo energetico a brevi distanze, come ad esempio per illuminare i comodini delle camere da letto o le scrivanie. La messa al bando delle lampadine ad incandescenza porterà quindi ad un aumento delle persone sottoposte ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche. Una lampada a basso consumo contiene da 3 a 5 mg di mercurio, una sostanza estremamente tossica per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sebbene si dica che queste lampade hanno un basso contenuto di mercurio, questo quantitativo è più che sufficiente a causare seri danni alla salute. In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiche’ il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato. In una rivista del “Gruppo Italiano LES”, “Icaro”, vi è un articolo dove le lampadine fluorescenti compatte -LFC-(note come lampadine a basso consumo energetico), considerate un toccasana per l’ambiente, provocano invece ulteriori gravi danni alle persone affette dal LES o da altre malattie (o disturbi) quali, per esempio, l’autismo, l’epilessia e l’emicrania. Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico. È il suggerimento diffuso dall’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera in seguito ad un’indagine condotta dalla «It’Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell’informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico. La ricerca voleva determinare con precisione, grazie ad un nuovo metodo di misura, i campi elettromagnetici generati dalle nuove lampade a risparmio ora utilizzate in seguito alla decisione dell’Unione Europea di mettere al bando le tradizionali lampade ad incandescenza entro il 2012. In particolare interessava stabilire gli effetti generati sul corpo umano e a tal proposito si precisa che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate sono inferiori (10 per cento) alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection. Se però ci si avvicina al di sotto dei tre decimetri i valori misurati crescono rapidamente fino a superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo «a titolo prudenziale» l’ufficio della sanità pubblica di Berna invita a mantenere l’opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese come nel caso di quelle poste sulla scrivania. La ricerca è stata condotta utilizzando quattro manichini che rappresentavano un uomo, una donna, un bambino di 6 anni e una bambina di 11 scandagliati in posizioni diverse e a varie distanze. Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza che possono generare nell’organismo correnti elettriche le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli. In passato era stato sollevato anche il problema dell’inquinamento perché al loro interno contengono pure una quantità esigua di mercurio (inferiore ai 5 milligrammi) che in caso di rottura del bulbo può disperdersi nell’aria. Inoltre le lampade a basso consumo con tubo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui ad una distanza inferiore a 20 centimetri dopo una lunga esposizione non si possono escludere eritemi cutanei. «La decisione svizzera è un buon provvedimento che dovremmo seguire — precisa Settimio Grimaldi, biofisico dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr —. E non solo per le lampade ma anche per frigoriferi e lavatrici. Anch’essi emettono campi elettromagnetici e l’unico modo di difendere la nostra saluta eliminando gli effetti negativi è quello di mantenere le distanze suggerite dall’indagine di Zurigo».

Giovanni Caprara

Fonte “https://www.facebook.com/pages/EcoResistenza/203737476337348?fref=ts”

Tratto: ambientebio.it

Inquinamento: allarme per la correlazione fra sostanze chimiche e deficit cerebrali

Una ricerca pubblicata su Lancet Neurology amplia la black list delle sostanze chimiche che interferiscono negativamente nello sviluppo cerebrale dei bambini

Secondo una ricerca pubblicata da Lancet Neurology negli ultimi sette anni sarebbe raddoppiato il numero delle sostanze chimiche in grado di provocare alterazioni nello sviluppo cerebrale fetale e infantile. Secondo Philippe Grandjean della Harvard School of Public Health e Philip J. Landrigan delle Icahn School of Medicine at Mount Sinai molte sostanze estremamente nocive per il sistema neuronale si troverebbero in molti oggetti di uso quotidiano, dall’abbigliamento ai mobili, ma soprattutto nei giocattoli, oggetti con i quali i bambini interagiscono per molte ore al giorno. Otto anni fa, nel 2006, le sostanze tossiche sotto osservazione per i danni allo sviluppo cerebrale erano piombo, metilmercurio, arsenico, policlorobifenili (PCB) e toluene, ora, a questa black list, si sono aggiunte anche manganese, i fluoruri, i pesticidi chlorpyrifos e DDT, il solvente tetracloroetilene, e i ritardanti di fiamma a base di polibromodifenileteri (PBDE), si tratta di sostanze chimiche che potrebbero andare dal disturbo da deficit di attenzione (ADHD) alla dislessia e agli altri Dsa (discalculia, disgrafia). Anche se la placenta è un potentissimo “filtro” in grado di proteggere il feto, molti composti tossici ambientali passano dalla madre al feto. Nei soli Stati Uniti l’avvelenamento da piombo nella popolazione infantile costa alla collettività 50 miliardi di dollari, mentre quello da metilmercurio circa 5 miliardi. Secondo i due ricercatori sarebbe in atto una vera e propria pandemia con pesanti conseguenze non solo sulla salute pubblica, ma sulla stessa economia. La perdita di un punto di QI peserebbe, nell’intera vita lavorativa, in una cifra stimabile in 12mila euro e visto che nell’Unione Europea si stimano come perduti 600mila punti QI a causa dell’interazione con sostanze tossiche, il danno economico sarebbe di circa 10 miliardi di euro annui. A queste sostanze in grado di condizionare negativamente lo sviluppo cerebrale vanno aggiunte altre 200 capaci di danneggiare il cervello adulto. Ma le sostanze tossiche potrebbero essere molte di più visto che la maggior parte degli 80mila composti chimici utilizzati negli Stati Uniti non sono mai stati testati in tal senso. Una delle soluzioni suggerite dai ricercatori è vincolare la distribuzione delle sostanze chimiche all’obbligo per i produttori di dimostrare la non nocività della propria produzione. Un iter molto simile a quello seguito prima dell’uscita dei farmaci sul mercato.169225259-586x415

Fonte:  Lancet Neurology

Alberta, Canada: livelli tossici di mercurio su un’area di 20000 km² intorno alla capitale delle sabbie bituminose

Lo scavo delle sabbie bituminose a Fort Mc Murray causa emissioni incontrollate di mercurio che hanno contaminato un’area grande quasi come la Lombardia. I livelli sono 16 volte superiori ai limiti di legge.Area-contaminata-da-Mercurio-Alberta

Secondo i ricercatori canadesi, un’area di 20000 km² è contaminata con livelli di mercurio 16 volte superiori ai limiti di legge. La zona si trova naturalmente intorno a Fort Mc Murray, la capitale delle sabbie bituminose dell’Alberta, che si vanta di essere la terza “nazione” al mondo per riserve di petrolio dopo Arabia e Venezuela. La contaminazione maggiore riguarda l’occhio centrale, pari a circa il 10% dell’area. A Fort Mc Murray vivono oltre 60000 persone. Il Mercurio è un potente neurotossico che può causare gravi danni alla nascita e disturbi neurologici e si accumula nella catena alimentare, passando dai vegetali, agli erbivori, ai carnivori (soprattutto pesci) e all’uomo. La situazione è così critica che il ministro dell’ambiente Leona Aglukkaq (quella della gaffe dell’orso) a ottobre ha firmato un trattato internazionale con l’impegno a ridurre le emissioni nell’ambiente. Per gli scienziati il mercurio è la preoccupazione numero uno tra le tossine generate dalle operazioni di conversione delle sabbie bituminose in greggio sintetico. Anche i i gruppi ambientalisti e i nativi canadesi sono preoccupati dell’impatto dell’industria bituminosa sulla pesca, la caccia e la sopravvivenza di tutta la vita selvatica nelle zone a valle degli stabilimenti. I ricercatori hanno trovato alti livelli di mercurio in laghi dall’apparenza incontaminata tra i 10 e i 50 km dalle zone di scavo. La concentrazione di altri metalli come zinco, nickel e vanadio è cresciuta a partire dagli anni ‘60 per raggiungere un picco negli anni ‘90 a causa di un maggiore controllo delle emissioni. Così non è successo per il mercurio che invece ha continuato a crescere indisturbato.

 

Fonte: ecoblog

Lampadine a risparmio energetico: ecco cosa fare in caso di rottura

Senza nome

 

La lampadine fluorescente, comunemente conosciute come lampadine a risparmio energetico, sono delle particolari lampadine a scarica in cui l’emissione luminosa è indiretta, perchè l’emittente non è il gas ionizzato, ma un materiale fluorescente. Le lampade fluorescenti hanno una vita media maggiore rispetto a quelle a incandescenza, ma la loro durata può essere fortemente influenzata dal numero di accensioni e spegnimenti, a meno che non si usi un pilotaggio elettronico: ognuna di queste operazioni, infatti, riduce la vita della lampada, a causa dell’usura subita dagli elettrodi per il maggior numero di preriscaldamenti richiesti. In poche parole, il corretto uso della lampadina a risparmio energetico sarebbe quello di accenderla e farla lavorare per svariati minuti (o ore) senza continue interruzioni. A differenza delle lampade a incandescenza, inoltre, queste lampade perdono leggermente in quantità di flusso luminoso emesso nel corso del tempo, inoltre i modelli meno recenti possono impiegare generalmente qualche minuto per arrivare al massimo di emissione possibile dopo l’accensione. C’è chi sostiene, inoltre, che queste lampadine fluorescenti arrechino fastidio e danni a persone con problemi di fotosensibilità, come elettrosensitività, autismo, epilessia ed emicrania, ed emettano radiazioni pericolose di UV-B e di UV-C. Ma c’è anche chi ritiene che buona parte di queste critiche siano del tutto infondate ed inconsistenti. Benchè possano stimare un notevole risparmio energetico, queste lampadine contengono al loro interno piccole quantità di mercurio che, in caso di rottura accidentale, si disperde nell’ ambiente “alterando” l’ area circostante. Cosa fare, dunque, in caso di rottura di una lampada fluorescente? Si può incappare in problemi? Se lo smaltimento viene eseguito correttamente non si corre alcun rischio, ma, se tale smaltimento non avviene seguendo precisi accorgimenti o non avviene affatto, allora sì, qualche problema potrà esserci.

Ma noi vogliamo darvi una mano, così da evitare eventuali rischi per la salute e danni per l’ambiente. Anzitutto, ecco cosa fare in caso di rottura di una lampadina fluorescente:

1. Aerare la stanza per almeno 10-15 minuti e spegnere eventuali sistemi di condizionamento.

2. Fare uscire dalla stanza bambini ed eventuali animali domestici.

3. Non usare aspira polveri o scopre, che potrebbero disperdere le particelle di mercurio nell’aria. Qualora sia necessario l’utilizzo di un aspirapolvere, ricordarsi di rimuovere il sacchetto interno e riporlo in un sacco di plastica a chiusura ermetica.

4. Raccogliere il materiale avutosi con elementi rigidi, come fogli di cartone. Riporre poi il materiale raccolto all’interno di contenitori ermetici, come vasi di vetro o sacchetti di plastica.

5. Se i vestiti sono entrati in contatto con le polveri interne fuoriuscite dal bulbo, non lavarli assolutamente in lavatrice: ripulirli eventualmente con tovaglioli di carta o stracci bagnati, poi da riporre all’interno dei suddetti contenitori ermetici.

In seguito, le lampadine fluorescenti devono essere smaltite come materiali RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), non con il Vetro: possono essere consegnate al centro di riciclaggio, presente spesso presso le discariche comunali, oppure al rivenditore.

fonte:  EticaMente

Mercurio negli oceani: sotto accusa il carbone

oceano_pacifico_pesci

La contaminazione da mercurio potrebbe essere più estesa del previsto. Ad indicarlo è la scoperta che anche i microrganismi che vivono nell’oceano aperto, e non esclusivamente quelli delle coste, convertono il mercurio inorganico in una sostanza tossica che può essere assimilata dai pesci. Pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Joel Blum, dell’università del Michigan, e chiarisce in che modo il mercurio contamini il pesce in mare aperto. I ricercatori hanno infatti dimostrato che l’80% della forma tossica del mercurio presente nei pesci dell’Oceano Pacifico settentrionale, e chiamata metilmercurio, viene prodotta nelle profondità oceanica dai batteri che si cibano di materia organica. Per nutrirsi, i batteri scompongono la materia organica e trasformano il mercurio presente in essa nella forma tossica. Disciolto in acqua, il mercurio contamina la catena alimentare marina e arriva anche all’uomo, che lo assimila in particolare consumando pesci di grossa taglia, come pesce spada e tonno. Gli effetti sulla salute umana possono includere danni al sistema nervoso centrale, al cuore e al sistema immunitario. Particolarmente vulnerabile è il cervello in via di sviluppo nei feti e nei bambini. I principali responsabili dell’inquinamento ittico sarebbero i grandi impianti industriali di Cina e India, alimentati prevalentemente a carbone – una delle fonti d’emissione del mercurio – e soliti a scaricare nei corsi fluviali i prodotti di scarto della fabbricazione, senza alcuna attenzione alla tutela dell’ambiente. Il pesce così esposto al mercurio è in grado di transitare per migliaia di chilometri, con numerosi rilevamenti lungo le coste degli Stati Uniti occidentali e delle Hawaii. Il mercurio rilasciato dalle industrie scende nelle profondità dell’oceano si fissa al materiale organico, al plancton e diventa cibo per i pesci. La sostanza non è solo tossica per gli animali, ma anche per gli umani. Particolarmente preoccupanti sono poi le previsioni per il futuro. I dati indicano infatti che la quantità di mercurio negli oceani aumenterà nei prossimi decenni e, nel Pacifico in particolare, potrebbe raddoppiare entro la metà del secolo.

Fonte: il cambiamento

Pesce spada al mercurio: Guariniello apre un’indagine

Nella partita proveniente dalla Spagna valori quasi due volte superiori al limite consentito

110737728-594x350

 

Dopo un mese di allarmi sulle falle nella sicurezza alimentare nella filiera della carne, questa volta il campanello suona sul versante ittico, più precisamente per una consistente presenza di mercurio in una partita di pesce spada affumicato proveniente dalla Spagna. Il pesce spada con una quantità di mercurio superiore alla norma è stato trovato durante un controllo di routine effettuato dall’ASL al mercato ittico di corso Ferrara, a Torino. Il pesce confezionato sotto vuoto e proveniente dalla Spagna è risultato non conforme al limite di mercurio di 1 mg per chilo: la quantità contenuta in questa partita (di circa 3,5 kg) era, infatti, di 1,9 mg per chilo. Il titolare della ditta è stato denunciato per commercio di alimenti pericolosi. Sulla vicenda il pubblico ministero Raffaele Guariniello, da sempre paladino della salute pubblica sui luoghi di lavoro e non, ha aperto un fascicolo per violazione della legge sulla tutela del consumatore e commercio di alimenti nocivi. Anche se il pesce spada era confezionato sotto vuoto, una prima interpretazione della norma non esclude la responsabilità da parte del rivenditore all’ingresso, il quale è tenuto ad adempiere all’obbligo di controlli preventivi e non, come accaduto a Torino, successivi alle ispezioni dell’ASL. Nei prossimi giorni si procederà anche contro la ditta esportatrice iberica che ha sede a Barcellona. La Food and Drugs Administration ha censito i pesci maggiormente a rischio di contaminazione da mercurio. Ad altissimo contenuto di mercurio sono cernia, pesce specchio, pesce spada, squalo e sgombro, ad alto contenuto, invece, ci sono branzino, ombrina, hallibut, tonno, trota di mare, pesce serra e astice. La FDA ne sconsiglia il consumo alle donne in stato di gravidanza.

Fonte: Help Consumatori