Trivelle, incenerimento senza limiti, beni comuni svenduti e cemento senza regole: lo Sblocca Italia è legge

L’ex vicepresidente della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, ha definito il decreto Sblocca Italia «eversivo». Intellettuali, politici e movimenti lo hanno definito «una minaccia per la democrazia». Il decreto è stato convertito in legge la notte del 5 novembre scorso, dopo che il Governo ha posto per due volte la fiducia. Un’imposizione che ha tutto il sapore del “regime di Stato”.italiaapezzi

«Questo provvedimento costruisce un piano complessivo di aggressione ai beni comuni tramite il rilancio delle grandi opere, misure per favorire la dismissione del patrimonio pubblico, l’incenerimento dei rifiuti, nuove perforazioni per la ricerca di idrocarburi e la costruzione di gasdotti, oltre a semplificare e deregolamentare le bonifiche. E rilancia con forza i processi di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali»: sono le parole con cui il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua commenta il decreto convertito in legge. Il Forum si è mobilitato a fianco degli operai che a Bagnoli hanno protestato il 7 novembre scorso contro «un atto che smantella le garanzie per un governo democratico del territorio, promuovendo l’assalto a risorse ambientali e beni comuni». Renzi se l’è data a gambe; doveva essere a Bagnoli quel giorno ma si è ben guardato dall’affrontare la folla, che si è scontrata con le forze dell’ordine con scene cui si sperava di non dover più assistere. Il Forum lancia un suo appello: «La lotta continua sui territori con cittadini, Regioni ed enti locali per evitare la devastazione dei mari italiani, del territorio e la mercificazione dei beni comuni». «Lo Sblocca Italia è solo un ulteriore favore fatto alle lobbies – spiega il Forum – Alle lobby dei rifiuti, incrementando l’incenerimento; a quelle dell’acqua, incentivando le privatizzazioni; a quelle del cemento, deregolamentando il settore; a quelle del petrolio, favorendo nuove trivellazioni come in alta Irpinia, nel Sannio, nei golfi di Napoli e di Salerno». Domenica 9 novembre sono scesi nelle piazze d’Italia anche gli attivisti del Movimento 5 Stelle: «Con questo provvedimento – dicono – si consegneranno le nostre coste ai signori delle trivelle, che potranno senza troppi pensieri scavare la terraferma e i fondali marini per la ricerca di petrolio. Noi diciamo stop alle trivellazioni!

Il decreto Sblocca Italia in realtà è uno Sfascia Italiache non farà altro che affondare il paese, in questo caso, in un mare di petrolio. Il governo di Matteo Renzi ha deciso di tendere una mano alle compagnie petrolifere. A tutti i progetti di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi in terraferma ed in mare, si vuole attribuire carattere di interesse strategico e di pubblica utilità, finanche a considerarli urgenti e indifferibili. Si cancella così, con un colpo di mano, la competenza autorizzativa che la nostra Costituzione riserva alle Regioni». Un’analisi puntuale del provvedimento la si trova nell’e-book di Altreconomia, che potete scaricare cliccando qui: “Rottama Italia”. Emerge chiaramente come il decreto incentivi e finanzi la realizzazione di infrastrutture pesanti (autostradali ma anche energetiche), porti all’estremo la deregulation in materia edilizia, fomenti la privatizzazione dei beni demaniali, scommetta sui combustibili fossili, affossi i meccanismi di controllo istituiti dallo Stato nell’interesse pubblico. Massimo Bray, già ministro dei Beni culturali del governo Letta e oggi parlamentare del Pd, afferma: «Siamo di fronte all’ennesimo intervento emergenziale, derogatorio ed eterogeneo con cui si bypassa il dibattito parlamentare». E parla di una «erosione delle competenze parlamentari», e di un governo come «dominus incontrastato della produzione normativa». Nel suo intervento nell’e-book Salvatore Settis, archeologo e già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, spiega in che modo lo Sblocca-Italia introduca un meccanismo radicale, «sperimentandolo (per cominciare) con la costruzione di nuove linee ferroviarie: l’Ad delle Ferrovie è Commissario straordinario unico e ogni eventuale dissenso di una Soprintendenza può essere espresso solo aggiungendo ‘specifiche indicazioni necessarie ai fini dell’assenso’», affermando «così implicitamente che qualsiasi progetto, pur con qualche aggiustamento, deve sempre e comunque passare». Alle Regioni, inoltre, è negata la possibilità di effettuare le procedure di Valutazione d’impatto ambientale (Via)per le «istanze di ricerca, permessi di ricerca e concessioni di coltivazione [di idrocarburi]», la cui competenza passa al ministero dell’Ambiente. «L’obiettivo è snellire il tempo delle autorizzazioni ed evitare impedimenti dai territori» scrive Pietro Dommarco, richiamando anche l’incostituzionalità delle “pacchetto energetico” dello Sblocca-Italia, che estromette gli enti locali dai processi decisionali. Dice Tomaso Montanari, storico dell’arte dell’Università di Napoli e curatore del volume: «Vogliamo un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro». Mai come ora, dunque, è l’ora della mobilitazione; i cittadini possono organizzarsi, protestare, fare sentire a loro voce, la loro presenza, la loro indignazione. E’ il momento di schierarsi.

Fonte: ilcambiamento.it

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Lo Sblocca Italia è legge, ottenuta la fiducia in Senato. I primi commenti

Sì dell’Aula del Senato alla fiducia al governo sul decreto Sblocca Italia con 157 voti favorevoli, 110 contrari e nessun astenuto. Greenpeace: “Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti”380886

Il Decreto Sblocca Italia è legge. Dopo la fiducia incassata alla Camera, il Governo nella serata di mercoledì 5 novembre ha ottenuto anche quella del Senato con 157 voti favorevoli e 110 contrari. Le votazioni sono state caratterizzate dalla proteste delle opposizioni, in particolare dei senatori 5 Stelle contrari soprattutto alle misure sulle trivellazioni petrolifere e arrivati a stendersi sui banchi con le mani sporche di inchiostro per impedire ai colleghi di votare. Il presidente di turno, Roberto Calderoli, ha quindi deciso di far votare i senatori dal loro posto nell’emiciclo senza passare sotto la presidenza, come vuole la prassi per il voto di fiducia. Lo Sblocca Italia contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali. Dopo le 50 correzioni imposte dalla Ragioneria e recepite dalla commissione Bilancio della Camera nel testo del decreto sono saltate l’Iva al 4% sui lavori in casa e l’estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio, mentre torneranno all’esame del Cipe e della Ue le modifiche alle convenzioni e ai piani economici delle concessionarie autostradali. Cancellato anche il raddoppio da 50 a 100 milioni del fondo per le calamità naturali, compresa Genova. Il testo che ha ottenuto la fiducia in Senato riconferma alcuni punti fermi, come i 3,9 miliardi destinati alle opere infrastrutturali considerate cantierabili, e introduce oltre 200 modifiche proposte dalla commissione Ambiente guidata da Ermete Realacci.
Rimane comunque forte dissenso da parte degli ambientalisti che contestano il decreto su vari fronti.  Greenpeace, che giovedì 30 ottobre aveva tentato di aprire uno striscione alla Camera di protesta durante la votazione della fiducia, è la prima a farsi sentire: “La politica energetica di Renzi è quanto di più vecchio e miope potesse toccare in sorte all’Italia – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti, non generare occupazione e danneggiare altri comparti strategici come turismo, pesca e agricoltura”. I sindaci del sud-est della Sicilia si uniscono a Greenpeace contro la trivellazione selvaggia che riguarda il canale di Sicilia: “Vogliamo vivere della nostra bellezza” dichiara Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, cittadina barocca in provincia di Siracusa e capofila di un coordinamento tra i comuni della zona, nato sotto l’egida dell’Anci Sicilia, per chiedere al governatore regionale Crocetta e al premier Matteo Renzi di bloccare le trivellazioni nel canale. Molto duro il commento del Wwf: “Una manovra contro l’ambiente, che protegge interessi privati speculativi e che minaccia territorio e mari italiani, proprio quando l’Italia, già fragile, affronta un’emergenza permanente dovuta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici”. La presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi, annuncia: “Chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche, ad esempio del turismo e della pesca, che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura”.  “Lo Sblocca Italia è legge, ma non prevede le opere più urgenti e utili per il nostro Paese”, è il commento del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “Ci sono opere concrete, chiuse nei cassetti da inadempienze della pubblica amministrazione, da conflitti di competenza, dal patto di stabilità, da inciampi burocratici, dalla mancanza di volontà politica, che oltre a non comparire nella legge appena approvata non sono neanche favorite dalle tante deroghe e dai commissariamenti previsti dal testo”. Opere di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, per esempio. Ma anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, trasporti ferroviari per pendolari e trasporto pubblico locale, mobilità dolce: sono fermi tanti, tantissimi progetti utili e necessari a migliorare la qualità di vita dei cittadini, la sicurezza ambientale e a far ripartire l’Italia. Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:
– CALAMITA’ NATURALI E ALLUVIONE GENOVA: Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara e’ pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta cosi’ a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

– CONCESSIONI AUTOSTRADE SOLO CON OK UE: Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione e’ ora soggetta al “preventivo assenso” Ue. Per le opposizioni si tratta

– RIPARTONO LE GRANDI OPERE: i ‘simboli’ sono l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.
– ARRIVA PIANO AMMODERNAMENTO FS – Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

– RISORSE DA OPERE RITARDATARIE ANCHE A METRO GENOVA: I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore). Aggiunta, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

– DEROGA AL PATTO PER APRIRE I CANTIERI: per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilita’ interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi ma anche per quelle immediatamente cantierabili.
– RETI ULTRAVELOCI, ANCHE NEI NUOVI EDIFICI: sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da meta’ 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

– IL ‘PACCHETTO CASA’: semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’
– TASSE TRIVELLE A SVILUPPO TERRITORIO – Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

– PIANO PORTI E LOGISTICA: arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.

(foto quifinanza.it)

 

Fonte: ecodallecitta.it

L’appello di 22 scienziati a Matteo Renzi: stop alle trivelle dello Sblocca Italia

Da Bologna 22 scienziati chiedono al Premier di rivedere la politica energetica del governo contenuta nel decreto Sblocca Italia

Non solo le opposizioni ma ora anche la scienza prova a spiegare al Premier Matteo Renzi perché le scelte adottate in materia energetica nel decreto Sblocca Italia rappresentino un grave ostacolo allo sviluppo economico del nostro Paese. In una lettera firmata da 22 scienziati è contenuto l’appello accorato a ritirare le disposizioni per le trivellazioni off shore nei mari italiani. L’appello può essere sottoscritto da altri docenti e scienziati ma anche da semplici cittadini. In sostanza il comitato promotore composto dai 22 scienziati: Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna; Nicola Armaroli Istituto ISOF-CNR; Alberto Bellini Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna; Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” Università di Bologna; Enrico Bonatti, ISMAR-CNR; Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università di Bologna; Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA; Romano Camassi, INGV; Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV; Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna; Marco Cervino, ISAC-CNR; Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR; Sandro Fuzzi, ISAC-CNR; Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università di Bologna; Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna; Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA; Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna; Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università di Bologna; Micol Todesco, INGV; Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna; Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università di Bologna e Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA scrive al Premier Renzi:

In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della SiciliaITALY-GOVERNMENT-RENZI

E suggeriscono al Premier Renzi la strategia da seguire:

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.

Gli scienziati ricordano a Matteo Renzi che la vera fonte di energia risiede nel risparmio energetico purché sia adottato come strategia nazionale e non solo come iniziativa del singolo cittadino. Nella riqualificazione energetica degli edifici, nella riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade, nel sostegno dell’uso delle biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici si trovano inaspettate risorse energetiche da rivalutare e condividere, piuttosto che nelle trivellazioni alla ricerca di idrocarburi che rappresentano oramai i combustibili da archiviare e dismettere.

Fonte:  SpeziaPolis

© Foto Getty Images

“L’Italia in guerra: basta con questa follia”

“L’Italia, di fatto, è in guerra: è una follia, dobbiamo dire basta”: con queste parole padre Alex Zanotelli, missionario comboniano ed ex direttore di Nigrizia, fortemente impegnato nel sociale e nei movimenti pacifisti, lancia il suo appello da Napoli, dove presta servizio nel Rione Sanità.alex_zanotelli_padre

100 milioni di euro al giorno in armi! Non possiamo più permetterlo” dice padre Zanotelli. “La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS),al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto tra Israele e Palestina. Mi sembra di vedere il cavallo rosso fuoco dell’Apocalisse: “A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada”(Ap.6,4). E’ la “grande spada” che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia”.

“Nel suo ultimo vertice, a Newpost nel Galles a inizio settembre, la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché pesanti sanzioni alla Russia. Il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi pronti a battersi contro l’ISIS, offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari. Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa. Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL. Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati SIPRI, i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo dagli USA e NATO). Siamo prigionieri del complesso militare-industriale USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa dei cosiddetti “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. Come la guerra contro l’Iraq, dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli USA di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa la guerra alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente, ha fatto ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre. Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale”.

“Davanti ad una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre lo stesso non li trova per la scuola, per la sanità, per il terzo settore. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo della nonviolenza attiva”.

“E’ ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo, utilizzando tutti i metodi nonviolenti , per affrontare la Bestia. Ritorniamo in piazza e per strada, con volantinaggi e con digiuni e, per i credenti, con momenti di preghiera. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro. E come abbiamo fatto in quella splendida Arena di Pace del 25 aprile scorso, ritroviamoci unitariamente nei due momenti collettivi che ci attendono:Firenze e la Perugia-Assisi. Tutto il grande movimento della pace in Italia ci invita a un primo appuntamento, il 21 settembre, a Firenze, dalle ore 11 alle 16 , al Piazzale Michelangelo. Il tema sarà: facciamo insieme un passo di pace. Sarà l’occasione per lanciare la campagna promossa dall’Arena di Pace: legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Nonarmata e Nonviolenta. Il secondo grande appuntamento sarà la Perugia-Assisi, il 19 ottobre, con una presenza massiccia di tutte le realtà che operano per la pace. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare! Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. (Michea,4,3)”

Fonte: ilcambiamento.it

Segreto di Stato, il nucleare italiano resta un mistero

Il governo Renzi decide di desecretare gli atti sulle stragi ma il nucleare italiano resta top secret. Matteo Renzi, con la firma della direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904, vuole dichiaratamente avviare una “nuova stagione” di trasparenza assoluta. Un atto importante, per l’opinione pubblica e gli storici italiani (se è vero che non emergeranno novità eclatanti tali da riaprire i processi, perchè i documenti secretati la magistratura li ha già potuti analizzare, altrettanto vero è che la coscienza storica di un Paese deve fondarsi sulla trasparenza e non sulla ragion di Stato) che rischia tuttavia di intorbidire ulteriormente le acque perpetrando la fastidiosa prassi di apporre il segreto di Stato sui documenti “scottanti” o “delicati”. Un fulgido esempio della supremazia della ragion di Stato, che spesso coincide con la ragione degli amministratori dello Stato, ce lo da la Basilicata, terra di misteri e veleni per anni nascosti alla popolazione e alle istituzioni preposte ai controlli (ambientali e giuridici): dalle navi dei veleni affondate a largo delle sue coste (segrete, ad esempio, le audizioni in commissione parlamentare del procuratore della Repubblica Nicola Maria Pace) ai dati sull’inquinamento perpetrato per almeno un decennio dall’inceneritore Edf Fenice di Melfi (Pz), tenuti in un cassetto dell’Arpab per oltre 10 anni, fino all’operazione di trasferimento di barre di combustibile nucleare irragiato avvenuta nel luglio 2013. Se dunque è importante e doveroso dotare l’opinione pubblica di tutti gli strumenti necessari a far luce, una fiammella, sui misteri d’Italia e sulle stragi di 30-40 anni fa (utile per amor di verità, un po’ meno per amor di giustizia), altrettanto importante è dotare ed informare l’opinione pubblica sui misteri del nucleare lucano e italiano: l’ex-procuratore Nicola Maria Pace (defunto e compianto) parlava, alla Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, di 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi, una cifra ben diversa dai quasi 2kg che la Sogin ha affermato di aver trasferito all’aeroporto di Gioia del Colle per il rimpatrio negli Stati Uniti.

Leggi l’audizione di Nicola Maria Pace alla Commissione bicamerale d’inchiesta (10 marzo 2005)

Il nucleare italiano81f6040c8d51318ae1ab795d068962a5-586x411-586x350

Sul nucleare italiano c’è segreto di Stato, un segreto apposto dal governo Prodi nell’anno 2008 (poco prima di concludere l’esperienza in esecutivo e lasciare palazzo Chigi alla compagnie berlusconiana più popolare della storia); un segreto garantito anche da quei lucani, come il viceministro dell’interno Filippo Bubbico, che invece dovrebbero pretendere chiarezza e trasparenza assoluta sul materiale nucleare stoccato a Rotondella (Mt), presso l’Itrec. Certo, il tema è delicato: occorre garantire si la trasparenza in materia ambientale (richiamata anche dalla Convenzione di Aarhus, sottoscritta dall’Italia) ma anche la sicurezza di un’operazione dai rischi collaterali enormi. In tal senso, quello nucleare non è solo un problema locale dei lucani: nel 2012 fu portata a termine un’operazione simile al trasferimento dello scorso anno dall’Itrec di Rotondella, ma da Saluggia (Vc), pianificato da prefettura ed enti locali. Le domande sul tema sono però solo “ammuina” mediatica per il sottosegretario Bubbico. Chiacchiere da bar riportate sui giornali. Il problema dell’Itrec, che non si sa cosa contenga, come questo sia eventualmente stoccato, con quali misure di sicurezza ambientale e quali siano i rischi connessi alla salute pubblica del centro Enea di Trisaia di Rotondella (Trisaia un tempo significava “tre aje” per esemplificare l’abbondanza dei raccolti in quelle terre), è quindi un problema da chiacchiere da bar o da“commari” come dichiarato dal procuratore della Repubblica di Matera Celestina Gravina davanti alla Commissione bicamerale il 28 febbraio 2012.

Leggi l’audizione di Celestina Gravina alla Commissione bicamerale d’inchiesta (28 febbraio 2012)

“Su Rotondella ci sono chiacchiere da comari. Le ho sentite direttamente perché la spiaggia di Rotondella è la mia preferita, è un posto stupendo, incantato, dove vado a fare il bagno. Solo chiacchiere da comari.”

ha detto il procuratore Gravina alla Commissione. Nel marzo 2013 il Ministero dello Sviluppo Economico (all’epoca il ministro era ancora Corrado Passera) ha invece scritto nero su bianco la formula “segreto di Stato” per i documenti sull’Itrec (la Gazzetta del Mezzogiorno chiedeva di visionare il piano di smantellamento della Società Gestione Impianti Nucleari, Sogin Spa). Quello che sappiamo è che il bilancio di Sogin del 2011 è “il miglior risultato” dall’atto di costituzione della società pubblica e che, contemporaneamente all’approvazione del bilancio, il Cda ne decretava lo smantellamento. In tal senso le decine di interrogazioni parlamentari non hanno alcuna utilità, vista la natura della risposta: come scriveva giustamente ilmanifesto il 1 agosto 2013 i parlamentari lucani potrebbero tuttavia pretendere di visionare l’interno del centro Itrec, accompagnati da tecnici e giornalisti indipendenti.

Il Deposito Unico Nazionale

Il tema del segreto di Stato sul nucleare italiano si ripresenterà a strettissimo giro: entro il 2015 infatti il governo dovrà indicare a Bruxelles dove verrà creato il Deposito Unico Nazionale in cui verrà stoccato il 75% del materiale nucleare radioattivo presente sul territorio italiano, come previsto dalle normative europee in materia. Le scorie nucleari, come scrivevamo noi di Ecoblog nel dicembre scorso, verranno stoccate tutte in un’unico deposito, che sarebbe dovuto essere deciso per marzo 2014. Sono 90mila i metri cubi di rifiuti nucleari che dovranno trovare una casa sicura dalle grinfie di buontemponi e malintenzionati e trasparente per l’opinione pubblica, i media e gli esperti del settore, nell’ottica di trasparenza e controllo terzo che il governo ha deciso (a parole) di avviare.

Fonte: ecoblog.it

Scuole in legno, presto una realtà. Firmato l’accordo tra FederlegnoArredo e Comune di Milano

FederlegnoArredo e Comune di Milano sottoscrivono accordo per incrementare la diffusione di edifici a struttura in legno a uso terziario

Quando Matteo Renzi, nel suo discorso programmatico per ottenere la fiducia al Senato, ha parlato di edilizia scolastica e di un nuovo programma straordinario (perchè in Italia tutto è straordinario) di investimenti in questo settore certamente era consapevole di come il Comune di Milano fosse già quasi un passo avanti agli altri. Il 27 febbraio scorso infatti il Comune di Milano ha siglato, con FederlegnoArredo, un accordo di collaborazione per incrementare la diffusione di edifici a struttura in legno a uso terziario: una realtà già diffusa oltralpe (in particolare nei paesi dell’Europa del Nord) e che, grazie al supporto tecnico della federazione che rappresenta il settore in tutte le sue componenti, dalla materia prima al prodotto finito, in Italia e nel mondo, potrebbe divenire presto una realtà in Italia.

Inseriti già nel bilancio provvisionale 2014, i progetti sulle scuole in legno prevedono edifici fino a tre piani comprensivi di mensa e palestre:

“È con piacere che sottoscriviamo un accordo con l’amministrazione comunale per incrementare la diffusione di edifici a struttura in legno a uso scolastico, per dare servizi alla città risparmiando risorse e creando spazi sicuri. Anche alla luce del piano scuole annunciato dal premier incaricato Matteo Renzi: un programma straordinario per l’edilizia scolastica. Grazie alla lungimiranza del Comune, a Milano istituzioni e tessuto imprenditoriale giocano d’anticipo. Con l’impegno dell’ufficio tecnico dell’Area Legno della federazione, che affianca quotidianamente le imprese per risolvere le criticità che possono emergere sia con la committenza privata che pubblica.”

ha dichiarato il Direttore Generale di FederlegnoArredo, Giovanni De Ponti. I vantaggi, spiegano a FederlegnoArredo, sono innumerevoli e non solo sotto il profilo del design: ogni metro cubo di legno utilizzato in sostituzione di un altro materiale da costruzione sarà capace di immagazzinare 0,9 tonnellate di CO2, un risultato che si ottiene anche quando è impiegato per costruire un edificio. Il legno è un materiale isolante al punto da garantire, nell’edilizia scolastica, un risparmio sul piano energetico di circa il 40% rispetto alle strutture tradizionali: una spending review reale che permette un rapidissimo rientro dei costi per enti ed amministrazioni pubbliche. La visione finale arriva fino all’imminente ExPo2015, nella speranza di poter portare know-how e progettualità e rinnovare completamente il patrimonio dell’edilizia scolastica milanese (chi ha figli o ha da poco terminato le scuole ha ben presente il problema, per gli altri basti sapere che la situazione è peggiorata). Più economiche, duttili e facilmente sostituibili, le strutture edilizie in legno rappresentano il futuro dell’edilizia scolastica (e non solo): una realtà che prende sempre più piede e che permette anche un riuso ed un riciclo dei materiali. Scuole sicure, efficienti, economiche e formative: quando è il Comune a spingere verso la sostenibilità, dimostrando ed integrando la popolazione (in età scolare, in questo caso) nelle sue scelte, il risultato non può che essere positivo.

Fonte: ecoblog