Australia “delusa” dalla ripresa della caccia alle balene giapponese

multimedia-151218101304

La mattanza delle balene è ricominciata e in tanti si stanno mobilitando per salvare i grandi cetacei. L’Australia si è detta “estremamente delusa” dalla decisione del Giappone di riprendere la caccia alla balena nell’Oceano antartico. Il primo ministro australiano Malcolm Turnbull, nell’imminenza di colloqui col premier nipponico Shinzo Abe, ha rilasciato, in merito alla questione, una dichiarazione molto severa. La flotta di baleniere giapponesi dovrebbe navigare questo mese nell’Oceano antartico dopo un anno di pausa. Questa decisione ha provocato la protesta formale di 33 paesi, a partire da Australia e Nuova Zelanda. Nella prima visita in Giappone del premier australiano si discuterà di diversi argomenti, dalla cooperazione nella difesa all’economia, ma la questione balene è comunque in agenda. “Noi riconosciamo che questo è un punto sul quale c’è una differenza di opinioni”, ha detto Turnbull. E ha aggiunto che nonostante Giappone e Australia siano “buoni amici”, le due parti “saranno franche sulle differenze di opinione che verranno poste sul tavolo e cercheranno di risolverle”. Contrariamente alla posizione della Corte di giustizia internazionale che nel 2014 aveva messo in dubbio le finalità scientifiche della caccia, il Giappone ha ribadito nelle scorse settimane il proprio diritto alla caccia, spiegando che non esiste alcun dato secondo il quale questo tipo di attività metta a rischio la sopravvivenza delle balene. Quattro le baleniere che hanno preso la rotta del Sud: secondo quanto annunciato saranno 333 gli esemplari cacciati in questa stagione, vale a dire circa un terzo di quanto fatto negli scorsi anni.

Fonte:  Askanews

Annunci

La mattanza che si nasconde dietro la pesca al tonno

Mattanza di squali, razze e tartarughe, perché quando si pesca il tonno non importa ciò che muore insieme ad esso. Uno sconvolgente video di Greenpeace ci aiuta a comprendere ciò che ai consumatori viene sempre tenuto nascosto.reti_tonno_tartarughe

Un video che sconvolge, mattanza di squali, razze e tartarughe, tutti uccisi durante i metodi distruttivi di pesca al tonno, soprattutto dai marchi leader negli Usa, Princes e John West. Vengono utilizzate reti chiamate Fish Aggregation Devices (FADs), reti a circuizione con FAD, che catturano tutti i tipi di vita marina. Alcuni supermercati hanno bandito dai propri scaffali i tonni pescati in questo modo ma la mattanza continua a succedere. Il tonno in scatola è uno dei prodotti più venduti al mondo: solo in Italia se ne consumano 140 mila tonnellate l’anno. La letteratura scientifica ha dimostrato che con i FAD le catture accessorie aumentano di 3 o 4 volte, con stime che si aggirano intorno a 100 mila tonnellate l’anno. Nelle reti finiscono anche esemplari giovani di diverse specie di tonno, rischiando di compromettere ancora di più il futuro di stock sotto pressione. Se le aziende del tonno in scatola continueranno a utilizzare tonno pescato con i FAD, sempre più animali come squali e tartarughe, incluse specie in pericolo, verranno catturati inutilmente, scaricati fuori dei pescherecci morti o ributtati in mare feriti o uccisi. Se mangiate tonno, informatevi sui metodi di pesca ammessi dai marchi che acquistate e boicottate chi non rispetta la vita marina.

 

Per sapere come viene pescato il tonno che mangi consulta la classifica di Greenpeace

Fonte: ilcambiamento.it