L’importanza dell’Autocostruzione, tra innovazione e tradizione

Collaborare per diffondere e divulgare i principi e le tecniche sostenibili è uno degli obiettivi della Rete Solare per l’Autocostruzione che, grazie a una rete capillare di esperti competenti in diverse regioni di Italia, favorisce la conoscenza e l’apprendimento di tecniche nel campo della bioedilizia e dell’autoproduzione.rete-solare-autocostruzione-innovazione-tradizione

“La rete è una struttura aperta a tutti coloro che sono interessati all’autocostruzione e alla condivisione dei saperi in un’ottica di partecipazione, di relazione e di fiducia”. Con queste parole si presenta la Rete Solare per l’Autocostruzione, Associazione che nasce nell’anno 2006 in Emilia Romagna con lo scopo di diffondere le tecniche legate alla sostenibilità e alla bioedilizia, promuovendone la conoscenza e divulgazione in Italia.  La rete nasce inizialmente con l’obiettivo di favorire la diffusione del solare termico, riponendo in un secondo tempo l’attenzione anche ad altri campi della bioedilizia. La volontà è quella di creare una solida collaborazione tra persone ed organizzazioni presenti sul territorio quali realtà associazionistiche, privati, enti pubblici o scuole. Daniela Re è presidente nonché una delle fondatrici dell’Associazione che in questo progetto crede molto e che, grazie alla preparazione nel campo dell’architettura, all’esperienza nell’ambito dell’efficienza energetica ed alla passione per le energie rinnovabili ed i materiali naturali, opera attivamente per aumentare la consapevolezza verso tali tematiche, contribuendo a renderle alla portata di tutti, proprio come ci racconta nell’intervista.

Di cosa si occupa l’Associazione?

“Obiettivo della rete è lavorare nell’ambito dell’autocostruzione promuovendo in Italia la diffusione e la conoscenza delle energie rinnovabili e dei materiali naturali in bioedilizia. L’Associazione è composta da esperti che conducono corsi e laboratori nelle diverse regioni di Italia in base alla richiesta dei soggetti interessati favorendo forme di condivisione e autoproduzione tramite un approccio prettamente pratico che consente loro di apprendere metodologie e tecniche sostenibili. Si tratta di una rete diffusa nelle varie regioni di Italia quali Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio e prevede la collaborazione e la cooperazione tra diverse realtà dislocate sul territorio”.rete-solare-autocostruzione-innovazione-tradizione-1536821291

Quali sono le attività e le esperienze che proponete?

“Proponiamo corsi di autocostruzione eolica che prevedono la realizzazione ed il collaudo di un aerogeneratore; corsi di solare termico per adulti che includono la costruzione di un vero e proprio impianto solare termico ed inoltre attività per le scuole che sono indirizzate alla produzione di un pannello solare per la produzione di acqua calda a scopo didattico. Promuoviamo corsi su intonaci a base di terra e a base di calce; corsi sulla costruzione di forni in terra cruda; autoproduzione di oggetti in feltro con cui produciamo tappeti o pannelli isolanti; laboratori di recupero e riciclo creativo. Infine, da circa un anno, abbiamo avviato corsi di orticoltura secondo i principi dell’agricoltura sinergica, attraverso la realizzazione di impianti di irrigazione goccia a goccia o la piantumazione di piante”.

Come sono strutturati i corsi e chi sono i destinatari?

“I destinatari sono nel complesso persone curiose ed interessate a conoscere i principi dell’autocostruzione e che vorrebbero applicarne le tecniche nella ristrutturazione della propria abitazione. Altri soggetti sono i tecnici con capacità ed interessi progettuali quali gli idraulici, gli architetti o gli ingegneri ed infine gli artigiani come i restauratori o i decoratori, stimolati ad apprendere nuove tecniche e a specializzarsi in nuovi materiali. I nostri laboratori hanno la caratteristica di essere destinati a tutti in modo che chiunque possa imparare, anche chi si trova alle prime armi. Le attività si svolgono prevalentemente durante i week end e sono pensate per realizzare il manufatto della persona che ci ospita e che ne usufruirà”.

Quali sono i principi su cui si basa la rete?

“I principi sono sicuramente lo sviluppo di tecnologie efficienti, semplici, appropriate ed economiche. Nei progetti che implicano un lavoro sull’esistente quali cascinali, rustici o abitazioni in campagna, cerchiamo di proporre l’utilizzo di materiali tradizionali “come si faceva una volta” e quindi favorendone il valore culturale ed evitando l’impiego di prodotti preconfezionati provenienti dall’industria”.

Quali sono gli ambiti in cui ricevete più richieste di consulenza?

“Le richieste più numerose che l’Associazione riceve riguardano i lavori di autocostruzione con la calce, i forni e le stufe in terra cruda. Negli anni passati abbiamo riscontrato un maggior richiamo nei confronti della tecnologia del solare termico che è andata sempre più consolidandosi. Recentemente abbiamo assistito ad un risveglio di interesse nei confronti dei materiali naturali e tradizionali che sosteniamo proponendo corsi con costi non proibitivi ed accessibili al maggior numero di persone”.rete-solare-autocostruzione-innovazione-tradizione-1536821321

Quali sono le criticità legate alla sensibilizzazione a tali pratiche?

“Riscontro nel complesso un grande interesse da parte delle persone ad approfondire le conoscenze su queste tematiche ma molte di loro si arrendono nell’esecuzione di un progetto a causa della difficoltà nel confrontarsi con gli addetti ai lavori causata dalla scarsa presenza di esperti che facciano formazione e che abbiano buone competenze nel campo della bioedilizia. Nel complesso la sensibilità nei confronti dei materiali tradizionali è cambiata positivamente, il problema è che tali tecniche negli ultimi vent’anni non sono più state trasmesse e praticate poiché sostituite dall’utilizzo massivo del cemento che, per via delle sue caratteristiche di praticità, comodità, resistenza e malleabilità, ha rappresentato la soluzione più conveniente. Un progetto che vorremmo sviluppare è proprio quello di proporre corsi formativi alle scuole edili, agli architetti ed agli addetti ai lavori al fine di diffondere e far scoprire le potenzialità delle tecniche sostenibili”.

Quali progettualità svolgi nel tuo studio a Torino?

“A Torino ho uno studio di architettura dal nome “Ecoprogetto” che, coerentemente coi principi della bioedilizia, è stato ristrutturato con tecniche di rivestimento tradizionali quali legno, calce e vernici naturali coniugando i miei interessi nel campo della sostenibilità con il contesto urbano circostante. Le attività che svolgo sono improntate all’efficienza energetica, alle energie rinnovabili e ai materiali naturali. Mi occupo della formazione di tecnici ed artigiani mostrando loro le pratiche da attuare tramite l’uso di materiali tradizionali e fornisco consulenze energetiche sull’utilizzo del solare termico.  Lo studio nel quale lavoro vuole essere uno spazio aperto a tutti, un luogo nel quale proporre attività, incontri e condivisione di pratiche di autocostruzione. Elemento qualificante è la presenza di un piccolo spazio verde che ho recentemente convertito in orto sinergico e dal quale provengono prodotti a Km0. La sua realizzazione è avvenuta in collaborazione con un gruppo di abitanti del quartiere con i quali abbiamo fondato un comitato dal nome “Oltre la Barriera” che si occupa di facilitare i processi sociali sul territorio in cui viviamo, ovvero Barriera di Milano”.

Cosa rappresenta la realizzazione dei tuoi progetti?

“La soddisfazione più grande che ricevo durante i corsi è entrare in contatto e condividere esperienze con persone che hanno una volontà e visioni comuni e che in questo modo creano una forte energia positiva.
Ciò che amo di più del mio lavoro è la consapevolezza di aver contribuito ad apportare un miglioramento nel mondo”.

Foto copertina
Didascalia: Rete Solare per l’Autocostruzione
Autore: Pagin Fb Rete Solare per l’Autocostruzione

Fonte: piemonte.checambia.org

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“L’alternativa in pratica? Ve la mostriamo”

Dai pannelli ai modellini in scala, da osservare e provare per imparare come funziona nella pratica di ogni giorno tutto ciò che è energia alternativa, rinnovabile e pulita. La mostra di Paea continua a riscuotere attenzione e successo perché è in grado di parlare a tutti e farsi capire da tutti, grandi e piccoli.mostra_aip

E’ stata allestita nelle scuole, nelle fiere, durante laboratori specializzati e si è fatta sempre capire, ha permesso di comprendere il funzionamento delle tecniche che sfruttano le energie rinnovabili e pulite e che, oggi più che mai, rappresentano il futuro, probabilmente l’unico possibile. E’ la mostra dal titolo “L’alternativa in pratica” che per l’associazione Paea, che ne è promotrice, è curata da Paola Cappellazzo e Alessandro Cagnolati. Dal 22 al 24 maggio approderà a Rosignano, in provincia di Livorno, ma in questi anni ha permesso agli studenti di numerose scuole e al pubblico di tante fiere specializzate di conoscere a fondo «come funzionano le tecnologie e gli strumenti che ci portano verso l’utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili» spiegano Paola e Alessandro. Ci sono anche modelli in scala e attrezzature “reali” grazie alle quali i ragazzi delle scuole e tutti i cittadini possono capire il funzionamento e l’utilizzo di queste apparecchiature. «La mostra è composta da cartelli che illustrano le tecnologie, le energie rinnovabili, i meccanismi e le modalità di utilizzo delle risorse naturali. Ci sono poi i modelli in scala dei pannelli solari termici per scaldare l’acqua. I pannelli fotovoltaici, con tutta una serie di strumenti per illustrare come avviene la trasformazione della luce solare in corrente elettrica, come si immagazzina e come si utilizza. Abbinato al fotovoltaico ci sono lampadine di diversa tipologia per dimostrare come si può avere la stessa luce sfruttando le diverse tecnologie. Si va da quella che consuma di più a quella che consuma pochissimo, i LED. Viene spiegato perchè la tecnologia a LED è più conveniente e più duratura, riducendo sia i consumi che l’inquinamento. Una lampadina a LED dura anche 20 anni mentre una comune lampadina a incandescenza non più di 2. Si capisce così che utilizzando i LED i rifiuti prodotti sono un decimo». «Ci sono poi i materiali da costruzione da utilizzare se si vuole rendere la propria casa molto efficiente dal punto di vista termico. Si va dai materiali naturali a quelli materiali derivanti da fonti fossili. C’è poi una serie di oggetti e componenti per rendere la casa “risparmiosa” dal punto di vista energetico o per far disperdere al minimo il calore immesso. Si può vedere un esempio di tetto ventilato che migliora la capacità di respingere il caldo estivo che provoca il surriscaldamento delle case, ci sono materiali informativi e didattici che vengono distribuiti gratuitamente  ai visitatori».
Ma come funziona “L’alternativa in pratica”? La mostra viene normalmente affittata dalle amministrazioni pubbliche o da associazioni di cittadini o ancora dalle singole scuole e allestita in spazi accessibili. L’incontro con gli operatori della mostra, sempre presenti, permette di approfondire le questioni di cui spesso si è solo sentito parlare. E capita che tanti trovino proprio lì le informazioni e le consulenze più utili. C’è chi ad esempio comprende come installare un impianto fotovoltaico, come può sfruttare il sottosuolo per produrre acqua calda, come ristrutturare la casa con il miglior risultato possibile in termini di efficienza energetica e con il minimo investimento. «E’ importante che su questi temi le persone siano informate da tecnici preparati e senza secondi fini – aggiungono Paola e Alessandro – Fare reale informazione serve ad avvicinare i cittadini a questioni ancora poco conosciute. Saper indirizzare le persone sulle giuste scelte serve a diffondere con entusiasmo le tecnologie che oggi ci permettono di risparmiare soldi e risorse».
Lo scorso anno la mostra ha toccato una serie di città del centro nord Italia con la mattina dedicata ai ragazzi delle scuole (elementari, medie e superiori) e il pomeriggio aperto ai cittadini. Ne sono nate negli anni esperienze anche originali e uniche. «A Pieve Fosciana il sindaco, maestro elementare, ci ha portato la sua terza classe, una nidiata di scolaretti  molto preparati sugli argomenti in questione, che hanno dimostrato di conoscere bene gli argomenti – spiegano ancora Paola e Alessandro – Spesso avvengono scambi di opinioni molto interessanti tra gli operatori e i ragazzi delle scuole. Alcuni studenti sono già maturi e preparati per diventare futuri ingegneri ambientali o operatori della Green Economy.  Ci sono argomenti come il fotovoltaico che i ragazzi conoscono bene, mentre tematiche come la geotermia a bassa entalpia o la ventilazione meccanica controllata sono ancora poco conosciute. Un argomento altrettanto sconosciuto è rappresentato dall’utilizzo dell’ acqua per gli usi domestici: igiene personale; lavaggio della biancheria; lavaggio delle stoviglie; recupero dell’acqua piovana e altro. Molti ragazzi restano sorpresi dal sapere quanti litri di acqua sprecano se si fanno la doccia senza chiudere il rubinetto mentre si insaponano oppure mentre ci si lava i denti e così via».  E ancora, a La Spezia per illustrare il funzionamento di una centrale termoelettrica «ogni ragazzo impersonava un componente della centrale. C’era chi faceva il combustibile, chi la turbina, chi i fili dell’alta tensione e chi le case in cui si accendeva la luce. Ognuno aveva il suo ruolo e la giusta sequenza delle singole azioni rendeva chiaro il funzionamento di tutta la centrale. I ragazzi si sono molto divertiti e di sicuro non dimenticheranno come si produce l’elettricità in una centrale termoelettrica».  Alla mostra è possibile abbinare laboratori didattici su risparmio energetico, energie rinnovabili e consumi sostenibili (i laboratori in piazza sono rivolti a una fascia d’età tra i 6 e i 14 anni
)

Fonte: il cambiamento

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Il buon sonno Ecologico

Dormire in una stanza e in un letto che privilegiano materiali naturali e non trattati è garanzia di salute e benessere58

Certo, a tutti piacerebbe vivere in una casa sana in mezzo alla natura, ma non essendo in paradiso, cerchiamo di fare ciò che ognuno di noi può realizzare. Va premesso che il sonno è la situazione più intima e quindi più individuale della vita, perciò non si possono dare indicazioni precise, solo delle linee guida. Una regola però c’è: diffidare di chi cerca di proporci questo letto o quel materasso senza conoscere profondamente le particolarità della nostra situazione fisica, psichica e le nostre preferenze personali. La scelta ideale sarebbe la produzione artigianale della propria zona. Facendo qualche riflessione sui punti fondamentali, partiamo dalla camera da letto. Il luogo in cui dormiamo va allestito con soli materiali naturali ecologici:

pavimento e mobili in legno non verniciato, perché “pulisce” l’aria;

pareti pitturate con calce, argilla o tempera e in maniera non troppo grossolana per evitare depositi di polvere;

tutti i materiali tessili ecologici.

Le radiosveglie, così come tutti gli apparecchi elettronici, vengono banditi, nonché grandi pezzi di metallo: in breve, tutto ciò che può indurre corrente elettrica o creare campi elettromagnetici.

Il letto

Il letto ideale è di legno non verniciato senza parti in metallo. Si preferisce il legno regionale a quello certificato FSC. A parte i gusti, non tutti i legni fanno per tutti e anche il meraviglioso cembro, ad esempio, va scelto solo da chi sa di poterlo sopportare bene (agisce sul cuore). Lasciamo il piacere della scelta al proprio gusto, tenendo conto di qualche considerazione:

• è bene che l’altezza del letto permetta la circolazione dell’aria sotto e faciliti la rimozione della polvere;2

• una persona anziana può avere difficoltà ad alzarsi da un posto basso, perciò si può eventualmente proporre un letto più alto;

• una pediera alta aiuta a tenere ferma la coperta;

• le sponde alte su più lati possono essere indicate per chi sente il bisogno di protezione;

• chi ama coccolarsi in un guscio, può idearsi un baldacchino.

La rete

La rete a listelli è perfetta. Dev’essere coordinata con la compattezza del materasso; per esempio una rete elastica non va combinata con un materasso morbido.

Futon, materasso, coprimaterasso

Se usiamo il futon, lo dobbiamo arieggiare per bene (nei Paesi di origine non rimane per terra durante il giorno). La scelta del materasso va fatta con attenzione e richiede consulenza esperta e sincera da parte del produttore, perciò si consiglia di rivolgersi a un artigiano di fiducia. I punti importanti nella scelta del materasso sono misura e compattezza. Ecco alcuni concetti da tenere a mente per la scelta di un buon materasso:

• nel sonno il corpo richiede più spazio;

• la misura minima per il letto singolo è 120 x 220 cm;

• per il matrimoniale si consiglia 200 x 220 cm;

• il lattice deve sempre essere naturale e coperto di fibre;

• in stato di salute debole è indicato un materasso meno fermo;

• il materasso è troppo morbido se il corpo sprofonda/affonda così tanto che muscoli e legamenti vengono tesi.

Un coprimaterasso o futon sottile – sempre coordinato col materasso – dona ulteriore protezione.

Coperte e cuscini

Coperte e cuscini non dovrebbero essere imbottiti di piume visto che non assorbono l’umidità. Inoltre i medici sospettano che con il tempo le piume si sbriciolino e che, trasformate in piccole particelle, possono entrare nei polmoni. Preferiamo quindi trapunte e cuscini imbottiti di fibre animali e vegetali. Come scegliere le fibre:

• la lana è la fibra chimicamente più affine alle nostre proteine;

• la miscela di alpaca con altre fibre è calda e confortevole;

• il pelo di cammellino è molto soffice e si adatta molto bene alla forma del corpo;

• la seta è la fibra indicata per l’estate;

• cotone e kapok (fibra vegetale) sono indicati per i vegani.

Riguardo a queste ultime c’è da dire che il kapok non va mai usato solo, perché tende a sbriciolarsi e i pezzettini possono entrare nei polmoni. Con il cotone bisogna stare attenti in climi umidi e freddi perché marcisce facilmente. È meglio non inserire erbe aromatiche o trucioli di legno nelle imbottiture, perché tendono ad ammuffire. Fra i tanti marchi non è facile trovare l’articolo giusto, per cui bisogna informarsi bene se:

• la lavorazione è interamente ecologica;

• la lavorazione è artigianale;

• i macchinari non sono aggressivi;

• vengono usate materie prime di altissima qualità;

• è trasparente la provenienza dei materiali;

• la merce viene prodotta su misura e su richiesta del cliente.

Il cuscino

Il cuscino serve per riempire il vuoto fra collo/nuca, spalla e testa. Trovandosi questo vuoto durante la notte in tantissimi posti diversi, la persona che dorme dev’essere in grado di plasmarsi il cuscino da sé. Forma e misura del cuscino devono permettere questa operazione e l’imbottitura che più la facilita sono le palline di lana. I cuscini preformati sono da evitare.

La trapunta

Qualche criterio per la scelta della trapunta:

• anche per il matrimoniale sarebbero preferibili due coperte singole;

• la misura giusta per una persona adulta è 155 x 220 cm;

• la misura necessaria per due persone è 250 x 220 cm;

• la grammatura va scelta secondo le proprie necessità;

• con temperature molto basse è indicata la trapunta con camera d’aria in mezzo;

• le fibre naturali sono resistenti allo sporco e non hanno bisogno di lavaggi;

• le fibre assorbono tanta umidità, perciò bisogna arieggiare bene;

• per l’igiene le trapunte vengono infilate in un sacco lavabile.

Biancheria da letto

Il materiale ideale per la biancheria da letto è il lino che assorbe fino al 35% di umidità, è battericida, antistatico e resistente allo sporco – inoltre viene prodotto in Europa.  Essendo meno resistente all’abrasione, quando si lava non si deve riempire troppo la lavatrice. Chi preferisce il cotone tinto e stampato, scelga quello certifica-to secondo i criteri più severi – IVN Best – perché anche se una fibra è naturale, il finissaggio la può rendere nociva. Quest’avvertenza vale di più per la biancheria da lettino e per i sacchi nanna e più ancora per i pannolini lavabili – se già stiamo pensando ai più piccini – perché anche quelli sono benefici solo se liberi dalle cariche chimiche dei finissaggi convenzionali. Se nella scelta di finiture, arredi e biancheria per la camera del riposo seguiamo il filo conduttore delle riflessioni qui proposte, ci comportiamo in maniera responsabile verso l’ambiente, i lavoratori e noi stessi, abbiamo la coscienza pulita, e possiamo dormire sonni tranquilli.3

Il sacco nanna

Quasi sconosciuto in Italia, il sacco nanna è la trapunta ideale per il bambino dalla nascita ai due anni, e anche oltre.  Molto diffuso nei Paesi del Nord Europa, il sacco nanna è una sorta di sacco a pelo con le maniche e una cerniera sul davanti che garantisce ai bimbi confort nei movimenti e soprattutto la certezza di sonni tranquilli al calduccio. I bimbi piccoli si muovono molto durante il sonno e si scoprono continuamente con le coperte “normali”: molto spesso i frequenti risvegli notturni sono da ricondursi anche al fatto che il bambino scoperto sente freddo e si sveglia. Per questo il sacco nanna è la scelta migliore per il sonno del bambino, soprattutto nei mesi invernali.

Chi è Karola König: Ha studiato Storia dell’Arte e Filologia Neolatina all’università di Tubinga. Durante i suoi primi anni da mamma ha imparato e poi insegnato varie tecniche tessili (filatura, tessitura, tessitura nastro). Ha aperto uno tra i primi laboratori di tintura naturale in Germania e in Europa. Appassionata e cultrice del mondo dell’ecologico, attualmente svolge attività di consulenza e vendita per diversi prodotti e metodi ecologici, sia in Italia che in Germania. I coloranti naturali sono rimasti il suo tema personale della vita. Attualmente Karola sta portando avanti un progetto di riciclaggio di biancheria da letto per il quale è alla ricerca di biancheria prodotta prima del 1935, chiunque fosse intressato ad aiutarla nella ricerca può contattarla a karola.koenig@karolakoenig.de.

Fonte: viviconsapevole

 

 

Tieni calda la tua casa con la lana di pecora

Isolare la casa con materiali naturali significa scegliere di vivere in ambienti sani, temperati e piacevoli in ogni stagione8

Le fibre della lana non sono attaccabili da muffe, anzi ne contrastano la formazione

L’isolamento termico e acustico è di fondamentale importanza per un edificio, perché oltre a garantire un forte risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, rende l’ambiente interno più sano e piacevole da vivere. Il microclima interno delle abitazioni (e dei luoghi di lavoro) influenza le persone che vi soggiornano: è quindi importante creare le condizioni ideali per rendere piacevole e sana la vita negli ambienti domestici e di lavoro. Nel caso della propria abitazione, utilizzare un buon isolante è indispensabile per garantirsi il giusto grado di umidità e di calore in inverno e di

fresco d’estate, e soprattutto per non incorrere in fastidiosi problemi creati dai prodotti chimici che contengono allergizzanti. Spesso, infatti, malattie allergiche come l’asma da polveri, possono aggravarsi o scaturire a causa degli inquinanti presenti nei materiali edili non naturali. L’ideale sarebbe, ovviamente, scegliere prodotti di bioedilizia in tutte

le fasi della costruzione. Per quanto riguarda gli isolanti naturali, questi possono contribuire in modo efficace a migliorare le performance acustiche, termiche, idrometriche e di elevata traspirabilità di un edificio, sia di nuova costruzione che nella ristrutturazione di edifici di vecchia data.

I materiali più adatti per l’isolamento naturale

Gli isolanti naturali, oltre ad avere ottimi requisiti termico-acustici, garantiscono anche un minor impatto ambientale sia in fase di costruzione che in fase di smaltimento, in quanto risultano totalmente riciclabili. In commercio esistono vari materiali naturali, possono essere di origine vegetale come il sughero, di origine minerale come la lana di vetro o di roccia, e infine di origine animale come la lana di pecora.

La lana di pecora

La lana di pecora è una materia prima conosciuta da migliaia di anni per le sue proprietà di termoregolatore, sia per il caldo che per il freddo. Principalmente è usata nel campo tessile e viene utilizzata per proteggersi dalle temperature invernali, ma non tutti sanno che anche i beduini del deserto la usano per proteggersi dalle elevate temperature.9

Inoltre la lana di pecora ha altre proprietà inaspettate:

• è molto resistente allo sporco, soprattutto alla polvere che non entra in profondità;

• è praticamente ignifuga, infatti prende fuoco con difficoltà e provoca poco fumo;

• può assorbire il vapore acqueo fino a 1/3 del suo peso senza risultare bagnata;

• è composta per l’85% di cheratina, sostanza presente nei capelli e nelle unghie e per il 15% da lanolina e minerali che la rendono impermeabile all’acqua (ma non al vapore acqueo e all’umidità);

• non si polverizza mai e non innesca quindi reazioni allergiche.

Per tutte queste caratteristiche, in edilizia la lana di pecora risulta un ottimo isolante. Inoltre riesce a rilasciare gradualmente l’umidità mantenendola al giusto grado per i materiali edili che la circondano, per cui è molto consigliata per le costruzioni di fabbricati in legno. Recenti studi hanno confermato, inoltre, la capacità della lana di assorbire e neutralizzare sostanze nocive all’interno dell’abitazione come la formaldeide NOx e COx, presente in molti prodotti utilizzati in casa, come i deodoranti, o nelle vernici dei mobili. Ultimo ma non ultimo: le fibre della lana non sono attaccabili da muffe, anzi ne contrastano la formazione.

Come si usa?

La lana di pecora viene proposta da varie aziende in Italia per essere acquistata in rotoli, sotto forma di feltro, di diversi spessori e dimensioni. Si utilizza per l’isolamento dei tetti, ventilati e non, solai, pavimenti e murature perimetrali. Si adatta a tutti i tipi di materiale, ma è particolarmente consigliata per le strutture in legno, in quanto mantiene un giusto grado di umidità. I rotoli vengono tagliati manualmente in cantiere, con semplici forbici, e fissati alle pareti. Può essere posata a secco o con ancoranti nei muri, nelle intercapedini, nei divisori in cartongesso, così come nei pavimenti in legno (come sottofondo), nei controsoffitti, o nei sottotetti. Come tutti gli isolanti usati in edilizia, anche la lana di pecora ha bisogno di una corretta posa in opera e quindi di artigiani esperti.

Un processo di produzione ecologico

La lana di pecora arriva da tanti allevamenti ovini estensivi che passano all’edilizia solo la lana più grossa e arricciata (quella più difficile da utilizzare per i tessuti), che spesso verrebbe buttata per inutilizzo. Viene tosata nel periodo estivo per permettere all’animale il ripristino del pelo per i mesi freddi. Dopo essere stata lavata con sapone di marsiglia e soda e trattata con sostanze protettive antitarme, viene lavorata per realizzarne materassini isolanti di diversi spessori. Tutto il processo prevede l’utilizzo di leganti naturali. La lana di pecora proviene da una fonte rinnovabile (bello descrivere così la pecora!) e il dispendio di energia per la sua produzione è davvero basso perché si lavora a bassissime temperature e in modo meccanico.

Luigi Foschi

Geometra e arredatore d’interni, appassionato di bioedilizia e costruzioni a impatto zero, da circa 15 anni lavora nel settore dell’edilizia. Avendo sperimentato diversi sistemi di risparmio energetico e bioedilizia nella propria casa, propone ai suoi attenti clienti soluzioni ideali per il vivere naturale. Sta completando il percorso per diventare Consulente per CasaClima.

Fonte: viviconsapevole