Velostazione di Lecce, approvato dalla giunta il progetto definitivo

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Il progetto del capoluogo salentino prevede la ristrutturazione di un immobile comunale a ridosso della stazione ferroviaria che sarà il futuro ingresso della stazione stessa ed è stato presentato alla Regione Puglia per l’ammissione a finanziamento. Anche Lecce avrà la sua velostazione dedicata al parcheggio custodito, al noleggio e alla manutenzione delle biciclette. È stato infatti approvato dalla giunta comunale il progetto definitivo per la realizzazione della Velostazione della Città, a circa due anni di distanza dall’apertura della Velostazione di Bari, la prima del sud italia. Il progetto del capoluogo salentino prevede la ristrutturazione di un immobile comunale in via Codacci Pisanelli a ridosso della stazione ferroviaria, in particolare di quello che sarà il futuro ingresso della stazione dopo i lavoro di ribaltamento, ed è stato presentato alla Regione Puglia per l’ammissione a finanziamento. La nuova Velostazione della città di Lecce sarà realizzata con l’impiego di risorse per 320mila euro, dei quali 50mila euro a carico del bilancio comunale. 270mila euro dovrebbero venire da fondi del P.O.R. Puglia FESR – FSE 2014 – 2020, asse prioritario IV “Energia sostenibile e qualità della vita”, Azione 4.4 “Interventi per l’aumento della mobilità sostenibile nelle aree urbane e sub urbane”.

Nella stessa delibera, la giunta ha stabilito che la gestione della velostazione sarà affidata ad una cooperativa sociale, individuata tramite avviso pubblico. La cooperativa dovrà espletare tutte le attività di deposito, noleggio, e manutenzione delle biciclette sul territorio comunale di Lecce per un periodo minimo non inferiore a 5 anni.

Fonte: ecodallecitta.it

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Dissesto idrogeologico: 7 miliardi in 7 anni per la manutenzione del territorio

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti promette lo stanziamento di 7 miliardi di euro nei prossimi sette anni.

Allunga i tempi di una promessa e a mantenerla dovrà essere, molto probabilmente, qualcun altro. La tecnica molto attuale e, soprattutto, molto renziana è quello di rimandare e dilazionare nel tempo le urgenze e di rendere urgenti le grandi opere che urgenti e necessarie non lo sono. Un paradosso avallato dai Governi bipartisan dell’ultimo decennio, se non nelle azioni quantomeno nelle intenzioni. A erogare l’ultima promessa del Governo Renzi è Gian Luca Galletti, titolare del dicastero dell’Ambiente che ha annunciato lo stop ai condoni edilizi, veri e propri “tentati omicidi alla tutela del territorio” e un piano da 7 miliardi di euro in sette anni per le opere necessarie alla messa in sicurezza del territorio. Il dissesto idrogeologico materia per sua natura politica è sempre stata relegata nei recinti dell’associazionismo e dell’ambientalismo, come se le istanze di chi voleva tutelare il paesaggio fossero mere speculazioni di animi contemplativi. Eppure adesso la frittata viene abilmente rigirata dalla politica principale (se non unica) responsabile dei disastri degli ultimi giorni: sono necessari gli Stati generali del dissesto idrogeologico, una pianificazione della sicurezza che, secondo il capo della struttura #ItaliasicuraErasmo D’Angelis, andrebbe pianificata 365 giorni l’anno e dovrebbe far sì che “tutti si assumano le responsabilità, cittadini compresi”. Secondo il sottosegretario Delrio il piano è affidabile, integrato ed efficiente e consentirà di non piangere più vittime. Stop all’abusivismo e pugno di ferro contro chi inquina e non tutela il territorio. In tutto il piano prevede 9 miliardi di euro: ai 5 dei fondi di sviluppo e coesione si sommano i 2 del co-finanziamento delle regioni e dei fondi europei a disposizione delle regioni stesse. Poi ci sono i 2 recuperati dai fondi a disposizione per le opere di messa in sicurezza e non spesi fino a oggi. Entro la fine del 2014 verranno aperti 654 cantieri e altri 659 apriranno nei primi mesi del 2015, per una spesa, rispettivamente, di 807 e 659 milioni. Il tutto in un contesto di emergenza quotidiana frutto di un attendismo che continuerà a mietere vittime anche nel caso il sistema dovesse mettersi in moto con efficienza.img_41985-586x439

Fonte:  La Stampa

© Foto Getty Images

Piemonte, Legambiente lancia l’allarme: “Manutenzione urgente nel 38,7% delle scuole”

Legambiente presenta Ecosistema Scuola, il rapporto annuale sulla qualità dell’edilizia e dei servizi scolastici. Crescono le pratiche sostenibili e l’uso delle fonti rinnovabili, ma ci sono ancora troppi edifici vecchi e privi di sicurezza377709

Peggiora la situazione dell’edilizia scolastica in Piemonte, in uno stato di permanente emergenza sul fronte degli interventi e della messa in sicurezza. Crescono rispetto ad un anno fa gli edifici che necessitano di manutenzione urgente: il 38,7%,oltre 14 punti sopra il dato dello scorso anno e un punto percentuale sopra la media nazionale del 37,6%. E’ quanto emerge dalla XIV edizione di Ecosistema Scuola, il rapporto annuale di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 94 capoluoghi di provincia. Una fotografia che mostra quanto sia urgente intervenire in questo settore. “Ancora oggi non esiste un monitoraggio complessivo e sistematico dello stato di sicurezza delle scuole italiane ed Ecosistema Scuola è l’unico strumento di sensibilizzazione e informazione sulla qualità dell’edilizia e dei servizi scolastici -dichiara Francesca Gramegna, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Per questo chiediamo che venga al più presto realizzata l’anagrafe dell’edilizia scolastica che attendiamo dal 1996, anno dell’entrata in vigore della legge 23 che la istituiva, e che venga data la possibilità agli enti locali di operare in deroga al patto di stabilità per investire sulla messa in sicurezza delle scuole stesse. L’anagrafe scolastica permetterebbe anche alle istituzioni di avere un quadro puntuale dei bisogni di intervento nelle scuole e quindi di orientamento della programmazione e degli investimenti. Dal rapporto abbiamo visto invece quanto gli interventi a pioggia e non programmati siano serviti ben poco. Per questo, Ecosistema Scuola si propone come stimolo politico, affinché l’edilizia scolastica diventi ambito prioritario d’investimento su cui puntare”. Anche quest’anno i dati confermano lo stallo in cui si trova la qualità del patrimonio dell’edilizia scolastica italiana, che fatica a migliorare nonostante gli investimenti siano ripartiti e sembrano essere per la prima volta più consistenti. In Piemonte è in aumento il dato sulla manutenzione ordinaria che presenta una media di investimenti di 11.863 euro per scuola a fronte dei 5.544 dell’anno precedente. In caduta libera, invece, gli investimenti per la manutenzione straordinaria: si passa dai 63.533 euro medi per istituto scolastico del 2011 ai 16.164 euro del 2012 (contro una media nazionale di 30.345 euro). Dalla fotografia di Ecosistema Scuola anche quest’anno si riconfermano in testa alla graduatoria nazionale le città capoluogo del centro nord. Svetta al primo posto in classifica Trento, seguito da Prato (2°) e Piacenza (3°). La prima piemontese in classifica è Verbania (7°) che, pur perdendo quattro posizioni rispetto all’anno scorso, si conferma nella top ten della graduatoria. Torino (13º) apre invece la graduatoria delle grandi città, in flessione rispetto allo scorso anno di due posizioni. Nelle prime 20 posizioni si collocano anche Biella (12º), Vercelli (18º) e Asti (20º), mentre Cuneo,Alessandria e Novara sono rispettivamente 34°, 35° e 63° in graduatoria. Con 5 comuni entro i primi 20, il Piemonte insieme al Trentino Alto Adige e all’Emilia Romagna è dunque tra le regioni capofila sulla qualità delle strutture e dei servizi. Un trend tuttavia in discesa rispetto allo scorso anno, con 2 comuni tra i primi 10 e 6 tra i primi 20 (Verbania 3°, Biella 18°, Torino 11°, Vercelli: 20°, Asti: 8°, Cuneo: 40°, Alessandria 13°, Novara 55°). Aosta invece, anche quest’anno, non risponde all’indagine di Legambiente in modo completo e non viene quindi inserita in graduatoria. Verbania è la città dove tutti gli edifici scolastici sono in possesso dei certificati di collaudo statico, di agibilità, di agibilità igienico-sanitaria, con impianti elettrici a norma e requisiti di accessibilità. Asti quella che investe mediamente di più in manutenzione straordinaria, Cuneo in ordinaria. Le scuole di Novara e Vercelli quelle meglio servite da scuolabus, mentre il pedibus è attivo ad Asti, Cuneo, Novara, Torino e Verbania. Sul fronte della raccolta differenziata sono Asti, Biella, Torino e Verbania le città dove negli edifici scolastici si pratica la raccolta di tutti i materiali. Rispetto alle energie rinnovabili, sono gli edifici scolastici di Asti e Vercelli quelli che ospitano maggiormente impianti solari fotovoltaici, mentre Torino è l’unica città con edifici dotati di impianti a biomassa.

Buone pratiche

Le scuole dei Comuni piemontesi risultano un’eccellenza sul fronte delle buone pratiche e dei servizi a disposizione. Il 66,3% degli edifici usufruisce del servizio di scuolabus, in tutte le mense vengono serviti pasti biologici anche se la media dei prodotti biologici nei pasti (50,6%) risulta sotto la media nazionale. Buono il dato sulle cucine interne alle mense, presenti nel 35,4% degli edifici, e quello sulla somministrazione di acqua del rubinetto (82,2%). Dati di eccellenza sul fronte raccolta differenziata che viene realizzata in tutte le scuole per plastica, vetro, carta, nel 93,7% per l’alluminio, nel 99,2% per l’organico, nell’ 80,% per le pile e nell’ 83,2% per toner e cartucce per stampanti. Sotto la media il dato sull’utilizzo delle fonti di energie rinnovabili pari al 7,2% contro il 13,5% della media nazionale. Tra gli edifici che utilizzano rinnovabili nel 3,1% sono presenti impianti solari termici, nel 90,6% solari fotovoltaici, nel 6,3% a biomassa (il Piemonte è la regione con il valore percentuale maggiore). La percentuale media di copertura dei consumi da rinnovabili è del 13,7 contro la media nazionale del 35,6.

Sicurezza e salute

Sul fronte della sicurezza quella che emerge è invece una fotografia in chiaroscuro. Da un lato il Piemonte si colloca sopra la media per i dati relativi alle certificazioni di collaudo statico (in possesso del 56,6% degli istituti), agibilità (79,8%), certificazione igienico-sanitaria (84,5%), impianti elettrici a norma (98,4%), requisiti di accessibilità (93,9%). Dall’altro, invece, sono negativi i dati sul fronte della prevenzione incendi: il 76% degli edifici scolastici è sprovvisto dei certificati di sicurezza. Dato, questo, di quasi 12 punti percentuali sotto la media nazionale. Rispetto all’esposizione degli edifici scolastici a inquinamento ambientale interno è da rilevare come il monitoraggio dell’amianto sia stato realizzato in tutti gli edifici scolastici della regione. La presenza di amianto è stata rilevata nel 14,2% degli edifici e nel 6,7% sono state realizzate bonifiche negli ultimi 2 anni. Ecosistema Scuola rileva inoltre che il 62,5% gli edifici sono stati monitorati per rilevare la presenza di radon e il gas è censito nel 0,4% delle strutture. Per quanto riguarda l’esposizione degli edifici a situazioni di rischio ambientale esterno, sono l’1% gli edifici in prossimità di elettrodotti, il 2,4% quelli vicino a emittenti radio-televisive, il 16% in prossimità di antenne cellulari. La maggior situazione di rischio è costituita dalla presenza dell’8,5% degli edifici scolastici tra 1 e 5 km da industrie, e il 2% da discariche. “Senza la pubblicazione dell’anagrafe scolastica -conclude la direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Francesca Gramegna– non si ha accesso a quelle informazioni che consentono a studenti, genitori e lavoratori della scuola di conoscere lo stato dei singoli edifici. Solo in questo caso i docenti responsabili della sicurezza, potrebbero avere chiaro l’impegno che il loro ruolo comporta, senza dimenticare l’importanza di una formazione adeguata che li metta in condizione di segnalare le problematiche più evidenti agli esperti tecnici. Questione che diventa ancora più spinosa nel caso in cui, come afferma il ministro Delrio, le competenze in ambito dell’edilizia scolastica passino dalle Province ai Comuni: ogni eventuale cambiamento di competenza istituzionale deve avvenire perciò in maniera chiara, così come devono essere garantiti strumenti adeguati a quei docenti che si assumono la responsabilità di controllare che le scuole siano sicure”.

Fonte: ecodallecittà

Le 5 piante da appartamento resistenti che richiedono poche cure

Ecco 5 piante da appartamento resistenti e che richiedono poche cure. Sono piante che non solo abbelliscono gli ambienti ma che sono facili da mantenere e adatte anche al giardiniere più distratto

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Non ci sono più scuse per non avere piante nel proprio appartamento o ufficio perché ci sono molte varietà resistenti anche a lunghi periodi di siccità. Ecco dunque che anche il giardiniere più distratto può avere il conforto di una pianta da appartamento capace di sopravvivere nonostante l’innaffiatoio a secco.

Lingue di suocera (Sansevieria Trifasciata)sansevieria-trifasciata-pianta-resistente-da-appartamento

Questa pianta è estremamente resistente alla siccità tanto da risultare una delle piante da appartamento più facili da mantenere. Il nome comune con cui la si conosce è lingua di suocere e si riferisce al fatto che sia praticamente impossibile mandarla via, anche se ignorata per lunghi periodi. La Lingua di suocera si accontenta di un angolino con poca luce e poca umidità dove sopravviverà per settimane, a volte mesi anche con pochissima acqua.

Aloe Vera (Aloe Barbadensis)aloe-barbadensis-piante-resistenti-da-appartamento

L’aloe vera è una delle piante più resistenti al mondo: è una pianta perenne succulenta con fusto corto e foglie spesse e carnose abili a immagazzinare l’acqua. La causa più comune di morte è, infatti, dovuta all’eccesso di acqua. l’aloe preferisce la luce indiretta e richiede acqua solo una volta o due volte al mese, se in interno. La linfa dalle foglie di aloe lenisce ustioni e abrasioni.

Ficus Benjaminaficus-benjamina-pianta-resistente-da-appartamento

Molte piante del genere Ficus sono conosciute per essere piante d’appartamento di facile manutenzione ma mai quanto il Ficus benjamina che sopporta anche la poca luce e la siccità. La pianta prospera quando è esposta alla luce non diretta e richiede solo acqua circa una volta ogni due settimane durante la primavera e l’estate e una volta al mese durante l’autunno e l’inverno. Nella maggior parte dei casi sopravvive anche sebbene possa perdere le foglie.

Kalanchoe blossfeldianakalanchoe-blossfeldiana-pianta-resistente-da-appartamento

La Kalanchoe sopporta il freddo e anche di essere trascurata. Ha fioritura perenne e essendo originaria dell’Africa e del Madagascar sopporta la siccità.

Crassula argenteacrassula-argentea-pianta-resistente-da-appartamento

Questa pianta è estremamente tollerante ai suoli poveri e le sue foglie spesse e succulente fungono da serbatoi per l’acqua. Questa caratteristica la rendono una delle migliori piante da appartamento e per il giardinaggio indoor. Preferisce la luce indiretta.

Fonte:  Suite 101

IL FRIGORIFERO E IL CONGELATORE

Frigorifero e congelatore possono funzionare meglio:

non c’è bisogno di fare sacrifici o rinunce, basta adottare qualche piccolo accorgimento, in modo da consumare meno energia, risparmiando denaro.

  • • L’acquisto
  • • l’installazione
  • • l’utilizzo
  • • la manutenzione

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del frigorifero e del congelatore vengono trattati con l’intento di evidenziare quello che bisogna

sapere nella vita di tutti i giorni, a contatto diretto con questa “macchina della casa”. Pensare al futuro significa anche ridurre i consumi irrazionali sin da oggi. Possiamo farlo in molti modi, ogni giorno, con un pizzico di intelligenza. I diversi argomenti sono trattati anche attraverso tabelle che danno la possibilità di valutare consumi e costi di esercizio del frigorifero e del congelatore. Completano l’opuscolo alcune informazioni sui marchi che assicurano la sicurezza, l’efficienza energetica e il rispetto per l’ambiente.

L’ACQUISTO

Acquistare un frigorifero può rivelarsi più difficile del previsto per la vasta gamma di soluzioni sia funzionali che estetiche presenti oggi sul mercato. Facciamo un pò di chiarezza su alcune delle caratteristiche da considerare al momento di scegliere.

I frigoriferi monoporta

(più precisamente frigoriferi con o senza scomparti per le basse temperature) sono adatti soprattutto a chi preferisce acquistare giorno per giorno gli alimenti freschi ed hanno generalmente ‐ ma non sempre ‐ dimensioni ridotte; spesso hanno una piccola cella, o un vano separato (anche a quattro stelle) per conservare alimenti surgelati.

I frigocongelatori a due porte

sono dotati di un vano frigorifero e di un vano congelatore (generalmente a quattro stelle) entrambi di discrete dimensioni. Sono molto pratici in quanto consentono anche di congelare cibi freschi. Alcuni modelli hanno motori separati e quindi la possibilità di utilizzare solo una parte del frigorifero,con un buon risparmio di energia. I frigocongelatori con più di due porte danno la possibilità di scegliere tra diversi climi quello più adatto ai cibi che si intendono conservare. Gli scomparti a temperature diverse e differenziati livelli di umidità consentono, infatti, di ritardare notevolmente la degradazione degli alimenti freschi:

  • • il vano frigorifero mantiene un costante grado di umidità ed è destinato a cibi di rapido consumo e bottiglie;
  • • il congelatore a quattro stelle, permette di congelare alimenti freschi e di conservare quelli surgelati;
  • • il “chiller”, costituisce l’ambiente ideale per conservare pesce e carne. In questo caso, infatti, gli alimenti non congelano ma il processo di deperimento viene notevolmente rallentato così che carne e pesce si mantengono freschi fino a 10 giorni.
  • • a questi scomparti se ne aggiunge un quarto, generalmente a raffreddamento indiretto in cui il cibo è conservato a temperatura “cantina” per proteggere con la giusta umidità frutta e verdura dalla disidratazione, mantenendo così inalterati freschezza e contenuto vitaminico. Nonostante la loro complessità, questi modelli permettono di risparmiare energia in quanto, con l’apertura delle singole porte, la perdita di freddo è ridotta al minimo. Inoltre, il clima all’interno dei singoli scomparti è controllato elettronicamente in modo che la temperatura rimane costante, indipendentemente da quella esterna. Esistono anche apparecchi a sbrinamento automatico, che eliminano la brina dalle pareti fredde senza necessità di intervento.

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Oltre a questi esistono i cosiddetti frigocongelatori no‐frost” (senza brina), i quali sono dotati di

un sistema che integra il normale raffreddamento statico, in cui l’aria fredda scende lentamente verso il basso dal generatore del freddo, con una speciale ventilazione forzata: le circolazione uniforme di aria fredda all’interno del vano evita la formazione della brina o umidità sulla superficie degli alimenti, integrando lo sbrinamento automatico. I cibi si mantengono “freschi” più a lungo rispetto ai frigoriferi tradizionali. Nei vani congelatori “no‐frost” la surgelazione è molto più rapida rispetto al congelatore tradizionale e poiché i cristalli che si formano nella struttura degli alimenti sono più piccoli, la consistenza, gli odori ed i sapori degli alimenti si mantengono inalterati. Il consumo degli apparecchi no-frost è generalmente più elevato rispetto a quello dei frigoriferi a freddo statico, ma si tratta comunque di apparecchi con prestazioni diverse, per quanto riguarda il modo di conservare gli alimenti. Inoltre lo strato di ghiaccio che spesso ricopre le pareti nei frigoriferi a freddo statico

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ne aumenta,di fatto, i consumi. Per questo, il maggior consumo dei no‐frost, dovuto all’azione della ventola,è compensato dal fatto che non formandosi ghiaccio sulle pareti le prestazioni dell’apparecchio rimangono costanti. I frigoriferi “ecologici” che cominciano ad essere presenti sul mercato, sono, nelle intenzioni dei costruttori, apparecchi costruiti in modo da risparmiare energia e con materiali e tecnologie che rispettano l’ambiente. Alcuni modelli sono forniti, sulle pareti, di un doppio isolamento; in questo modo disperdono meno il freddo. Spie luminose, segnalazioni acustiche in caso di mancanza di corrente, sistemi elettronici che indicano la non corretta chiusura di una porta ed altri accorgimenti per un razionale e completo sfruttamento dello spazio, sono utili optionals per un elettrodomestico che, però, va scelto valutando correttamente le proprie esigenze e cercando, soprattutto, di evitare inutili sprechi di energia. Un elemento fondamentale per questa scelta è la “capacità” del frigorifero, cioè lo spazio interno effettivamente utilizzabile. A questo proposito può essere utile la seguente tabella che, in linea di massima, stabilisce un rapporto tra il numero delle persone e la capacità dell’apparecchio.

Nucleo familiare:

1 persona ‐> capacità media consigliata 100‐150 litri

24 persone ‐> capacità media consigliata 220‐280 litri

più di 4 persone ‐> capacità media consigliata 300 litri e oltre

Dunque, anche un apparecchio di piccole dimensioni può essere sufficiente, purché lo spazio interno sia versatile, realizzato razionalmente e pratico. In ogni caso, un frigorifero di media capacità (220‐280 litri) dotato di un congelatore da 50 litri, consuma mediamente 450 kWh all’anno sia pieno di alimenti che vuoto, ed i consumi annuali subiscono un aumento di 80‐90 kWh per ogni 100 litri di capacità in più. Inoltre, il frigorifero rimane sempre acceso e, di conseguenza, una piccola differenza di consumo tra un apparecchio ed un altro diventa, in un anno, una discreta somma sulla bolletta elettrica. Al momento di acquistare un frigorifero nuovo, occorre quindi fare molta attenzione e paragonare fra loro le prestazioni dei diversi modelli. La congelazione domestica permette, spesso, di economizzare tempo e denaro. Bisogna però ricordare che è necessario affidarsi ad apparecchi sicuri, in grado di garantire un gelo profondo e costante, indipendentemente dal clima e dalla stagione. Si può scegliere tra congelatori verticali ed orizzontali, in base alle diverse esigenze funzionali e di spazio. L’interno dei congelatori verticali o “ad armadio” è organizzato in pratici cassetti ed i cibi risultano facilmente accessibili, è spesso presente un tasto per il cosiddetto “congelamento rapido”, a temperatura più bassa. Questa funzione da utilizzare quando si introducono nell’apparecchio grandi quantità di alimenti freschi, va disinserita quando il congelamento è completato. I congelatori verticali occupano meno spazio di quelli orizzontali ma generalmente, a parità di volume, hanno un costo superiore. I congelatori orizzontali, o a “pozzo”, si aprono verso l’alto e, generalmente non hanno divisioni interne tranne, in alcuni modelli, un vano per il congelamento rapido. La loro semplicità permette di risparmiare al momento dell’acquisto ma, di contro, la ricerca dei cibi risulta meno agevole. Indipendentemente dal tipo di congelatore, uno dei fattori che incide maggiormente sui consumi è l’isolamento delle pareti. I modelli più recenti sono dotati di un super isolamento  cioè di un forte spessore di poliuretano (9‐10 cm) alle pareti. Anche se questo strato isolante va a diminuire leggermente lo spazio utile interno, è sempre conveniente scegliere un modello più isolato che uno meno isolato. Basterà porre maggiore attenzione al confezionamento e al posizionamento dei pacchetti con gli alimenti. Inoltre, in caso di black‐out della corrente elettrica, gli apparecchi molto isolati hanno una maggiore autonomia di conservazione (fino a 72 ore). Anche le abitudini d’uso incidono molto sui consumi di energia elettrica. Aprire lo sportello di un congelatore significa, nella maggior parte dei casi, far ripartire il compressore dell’apparecchio, e quindi consumare energia. Ovviamente più si tiene aperto lo sportello, più si consuma. Nei congelatori a pozzo ciò avviene meno di frequente che in quelli ad armadio: nei primi, infatti, l’aria calda, che è più leggera di quella fredda si accumula verso l’alto del congelatore formando uno strato protettivo che impedisce al freddo, stratificato in basso, di disperdersi quando si apre lo sportello. Oggi poi abbiamo una possibilità in più di scegliere quei modelli che ci consentono di ridurre i consumi: infatti, da qualche tempo sui frigoriferi, congelatori e frigocongelatori è applicata una etichetta colorata con frecce e altri simboli, l’etichetta energetica, la quale permette di conoscere caratteristiche e consumi dei frigoriferi, valutando fin dal momento dell’acquisto il consumo annuo di ciascun modello.

I CONSUMI

Abbiamo visto come una scelta “fredda” al momento dell’acquisto è il modo migliore per evitare sprechi, ma poi, quando l’apparecchio è già in casa, ogni volta che lo apriamo, è un po’ come aprire il portafoglio. Sembra esagerato, ma è così: gli sprechi nei consumi di energia elettrica derivano in gran parte dalla dispersione degli sportelli aperti.

Bisogna quindi evitare di aprirli troppo spesso e troppo a lungo.

L’UTILIZZO

Alcune piccole attenzioni aiutano ad utilizzare meglio i frigoriferi ed i congelatori. Posizionare gli apparecchi possibilmente nel punto più fresco della cucina, lontano dai fornelli, dal termosifone e dalla finestra. Per il congelatore, una buona collocazione può essere la cantina o il garage. Lasciare uno spazio di almeno 10 cm tra la parete e il retro dell’apparecchio e, se questo è inserito nei mobili della cucina, assicuratevi che vi sia spazio sia sopra che sotto per una buona ventilazione. La regolazione del termostato deve avvenire secondo la temperatura ambiente: dunque varierà secondo le stagioni, seguendo anche le eventuali indicazioni del costruttore, ma evitando di raffreddare troppo (posizioni eccessivamente fredde sono inutili per la conservazione dei cibi, mentre i consumi energetici aumentano del 10/15%). Posizionare gli alimenti secondo le loro esigenze di conservazione ricordando che, generalmente, la zona più fredda del frigorifero è in basso, sopra i cassetti della verdura. Evitare di riempire eccessivamente il frigorifero e, specialmente se non è no‐frost, cercare di lasciare un pò di spazio a ridosso delle pareti interne per favorire la circolazione dell’aria. Non introdurre mai cibi caldi nel frigorifero o nel congelatore perché contribuiscono alla formazione di ghiaccio sulle pareti. Fare attenzione quando si apre il frigorifero, in modo da prelevare o mettere dentro velocemente i cibi: per fare prima, basta prendere l’abitudine di tenerli in ordine, sempre negli stessi scomparti, o in contenitori separati o in sacchetti con etichetta. Riportare la manopola del congelatore in posizione di “conservazione” dopo aver surgelato i cibi alla temperatura più fredda.

LA MANUTENZIONE

Bastano poche attenzioni per allungare la vita dei frigoriferi e dei congelatori, mantenendoli in perfetta forma. Controllare che le guarnizioni di gomma delle porte siano sempre in buono stato; nel caso siano scollate o deteriorate è bene sostituirle. Pulire ogni tanto il condensatore (serpentina) posto sul retro dell’apparecchio, dopo aver staccato l’alimentazione elettrica: lo strato di polvere che si forma fa aumentare i consumi in quanto non permette un buon raffreddamento. Sbrinare l’apparecchio non appena lo strato di ghiaccio supera i 5 mm di spessore. La brina sottrae infatti freddo all’apparecchio in quanto forma uno strato isolante, facendo aumentare i consumi di energia e riducendo, inoltre, lo spazio utilizzabile. Leggere sempre molto attentamente il libretto di istruzioni allegato al nuovo apparecchio, contiene preziosi suggerimenti per un migliore utilizzo.

LA SICUREZZA, IL RISPARMIO, IL RISPETTO DELL’AMBIENTE

Al momento dell’acquisto degli apparecchi domestici è bene assicurarsi che ci sia il marchio di qualità IMQ o un altro marchio riconosciuto a livello europeo. Se c’è significa che 1’apparecchio è prodotto in conformità con le norme di legge in materia di sicurezza. Un altro marchio significativo per il consumatore attento è l’Ecolabel (ecoetichetta): un marchio europeo che indica un prodotto “compatibile con l’ambiente” e quindi, generalmente, anche con un minor consumo di energia. Ha per simbolo la margherita con le stelle come petali e la “E” di Europa al centro.

RISPARMIO ENERGETICO CON LA LAVATRICE

 

Come si sceglie una lavatrice?

Qual è il modo migliore per utilizzarla?

Quanto consuma?

Di quale manutenzione ha bisogno?

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Sono domande semplici, che ci troviamo ad affrontare spesso, sia al momento dell’acquisto di una lavatrice, che nel suo uso quotidiano e, soprattutto, quando dobbiamo pagare qualche riparazione troppo costosa. Le risposte possono essere altrettanto semplici.

LA LAVATRICE:

ISTRUZIONI PER L’USO

La lavatrice può funzionare meglio: non c’è bisogno di fare sacrifici o rinunce, basta adottare qualche piccolo accorgimento, in modo da consumare meno energia, risparmiando denaro e salvaguardando anche l’ambiente.

• L’acquisto

• l’installazione

• l’utilizzo

• la manutenzione

della lavatrice vengono trattati con l’intento di evidenziare quello che bisogna sapere nella vita di tutti i giorni, a contatto diretto con questa “macchina della casa”. Pensare al futuro significa anche ridurre i consumi irrazionali sin da oggi. Possiamo farlo in molti modi, ogni giorno, con un pizzico di intelligenza, senza per questo rinunciare alla qualità della vita.

L’ACQUISTO

La tecnologia si evolve a ritmo sempre più veloce: anni di studio e di lavoro hanno portato alla produzione di lavatrici che, rispetto a quelle vecchie, sono in grado di lavare il bucato utilizzando una minore quantità d’acqua, di detersivo e di energia elettrica.

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Infatti, fino a pochi anni fa l’unico tipo di lavaggio era quello dell’“ammollo”, in cui la biancheria veniva immersa in acqua con il detersivo e lavata soltanto con un movimento rotatorio del cestello. Ora nei nuovi modelli è stato introdotto il lavaggio “a pioggia” in cui i capi sono posti ad una duplice azione in quanto, oltre all’ammollo  vengono continuamente spruzzati dall’alto con acqua e detersivo. Alcune macchine prevedono anche il riutilizzo dell’acqua di lavaggio che, attraverso un’apposita conduttura, viene riciclata e immessa nuovamente in vasca, passando attraverso la biancheria ed aumentando così l’eliminazione dello sporco. Diminuendo la quantità d’acqua è necessaria meno energia per portarla alla temperatura prescelta per il lavaggio ed è anche sufficiente una minore quantità di detersivo. Per queste ragioni, al momento dell’acquisto, è sempre meglio preferire modelli di recente produzione, che ormai assicurano un consumo d’acqua e detersivo estremamente contenuti e di cui sono noti sia il consumo di energia che la capacità di lavare.

MENO CONSUMI… UGUALI RISULTATI

Quali sono gli ingredienti per un buon bucato?

Acqua, detersivo e… naturalmente… elettricità.

Vediamo ora come si può risparmiare sugli “ingredienti” senza per questo rinunciare ad un ottimo risultato. Sappiamo già che, acquistando elettrodomestici di nuova concezione, è possibile lavare con una minore quantità d’acqua e di detersivo. A proposito di detersivo: costa di più dell’energia elettrica usata nel ciclo di lavaggio. Infatti,per un bucato a 60°C si usano tra 1,2 e 1,5 kWh di elettricità per scaldare l’acqua e si consumano 120‐150 grammi di detersivo in polvere; questo significa che spendiamo circa 0,26 Euro per l’energia elettrica e circa 0,31 Euro per il detersivo. Riducendo i consumi di detersivo, perché con le nuove lavatrici ne basta una minore quantità, possiamo ottenere un doppio vantaggio:

diminuire le spese e contribuire al rispetto dell’ambiente.

Lo scarico di detersivi nei fiumi e nei mari rappresenta infatti una delle maggiori cause dell’inquinamento delle acque. È importante inoltre sapere che un bucato “perfetto” non dipende tanto dalla quantità di detersivo, quanto dalla “durezza” dell’acqua a cui questo viene miscelato. La presenza di calcio e magnesio nell’acqua utilizzata influenza in maniera determinante i risultati del lavaggio: per diminuire la quantità di calcio e magnesio i detersivi contengono nella loro formulazione particolari ingredienti che sono in grado di bloccare l’azione negativa dei componenti della durezza dell’acqua. Più alta è la durezza dell’acqua maggiore è la quantità di questi ingredienti, e quindi di detersivo, che deve essere dosata per ottenere risultati di lavaggio accettabili dal punto di vista della pulizia e dell’igiene. Quando si usa un’acqua “dolce” (minore di 15 gradi francesi) è sufficiente una dose di detersivo molto inferiore rispetto a quando si usa un’acqua “dura” (maggiore di 25 gradi francesi).

 asciugatrice

 Le istruzioni in etichetta riportate sui contenitori dei detersivi forniscono ai consumatori le dosi corrette da utilizzare anche in funzione della durezza dell’acqua. Per poter seguire tali istruzioni è quindi necessario conoscere il grado di durezza dell’acqua di cui si dispone. La durezza dell’acqua può essere misurata per mezzo di “strisce‐test” (si trovano in vendita nei negozi di ferramenta e in quelli di acquari) che, immerse, permettono una facile lettura. Per correggere un’acqua troppo dura è bene installare, alle tubature di adduzione, un “addolcitore” che trattenga il calcare. In alternativa, buoni risultati si possono ottenere utilizzando, insieme al detersivo, anche un prodotto anticalcare.

L’UTILIZZO

Scegliere correttamente il programma. Il programma a 90°C è ormai raramente necessario perché i detersivi di oggi assicurano un bucato “perfetto” a temperature più basse. Dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per un bucato veramente molto sporco e con tessuti resistenti. Oltre al fatto che consuma molta elettricità per scaldare l’acqua e molto detersivo (circa il 20% in più perché, generalmente, questo programma prevede anche una fase di prelavaggio) la temperatura elevata dell’acqua deteriora più rapidamente la biancheria. Preferire i programmi di lavaggio a temperature non elevate (40°‐ 60°C). Come già detto oggi

esistono detersivi molto attivi anche a basse temperature, in grado di garantire ottimi risultati;

inoltre i tessuti durano di più e i colori non sbiadiscono. Utilizzare la lavatrice solo a pieno carico oppure servirsi del tasto “economizzatore o mezzo carico” quando c’è poca biancheria da lavare. In questo caso però bisogna ricordarsi che “mezzo carico” non significa “mezzo consumo”. L’energia e l’acqua consumate per lavare poca biancheria si riducono ma non così tanto come si è portati a credere. Controllare la quantità di detersivo in base alla durezza dell’acqua, senza mai esagerare: ne serve sempre meno di quanto pensiamo; verifichiamolo con la tabella presente sulle confezioni di detersivo e in base allo sporco effettivo della biancheria. Non superare mai le dosi di detersivo consigliate dalle case produttrici, perché il detersivo incide molto sui costi del bucato e concorre all’inquinamento dell’ambiente. Facciamo qualche prova di lavaggio con dosi ridotte: rimarremo soddisfatti e stupiti dei risultati!

LA MANUTENZIONE

La lavatrice è la regina della casa e, per farla funzionare bene, bisogna trattarla come tale! Pulire frequentemente il filtro: le impurità e il calcare accumulato ostacolano lo scarico dell’acqua. Usare i prodotti decalcificanti insieme al detersivo: evitano la formazione di depositi e facilitano le funzioni del detersivo soprattutto con “acqua dura”: aumenterà il costo del lavaggio ma si ridurranno gli interventi e ‐ i costi ‐ di manutenzione. Staccare i collegamenti elettrici e idraulici se la lavatrice è destinata a rimanere a lungo inattiva e mantenere l’oblò leggermente aperto per evitare la formazione di cattivi odori. Tenere sempre pulito il cassetto del detersivo evitando che si formino incrostazioni. Leggere sempre attentamente e il libretto di istruzioni allegato al nuovo apparecchio: contiene preziosi suggerimenti per un migliore utilizzo dell’elettrodomestico.

L’ASCIUGATURA

Con le nuove tecnologie, ormai, il lavaggio di un bucato in lavatrice è diventato un’operazione estremamente semplice. Ci sono poi alcuni modelli programmati anche per l’asciugatura. Anzi, oggi si tende a sostituire questa operazione con macchine asciugatrici studiate appositamente. Attenzione però: per riscaldare l’aria necessaria all’asciugatura occorre molta energia. Esistono in commercio diversi modelli di asciugatrici per biancheria che adottano, principalmente, due sistemi: quello con scarico d’aria, adatto a locali bene aerati e quello con condensazione del vapore per locali non aerati. Questi sistemi operano in modo analogo, aspirando all’esterno l’aria che viene riscaldata e immessa sulla biancheria, per sottrarre umidità. La differenza nei due tipi sta nel modo di cedere all’ambiente l’umidità sottratta: nel primo caso riversando l’aria umida nel locale e, nel secondo, raccogliendo i vapori in un apposito contenitore da svuotare a fine ciclo, o direttamente in uno scarico.

ATTENZIONE PERÒ: per riscaldare l’aria necessaria all’asciugatura occorre molta energia e anche se con qualche variazione a seconda del sistema usato, il costo di questa operazione rimane elevato. Usiamo il sole appena è possibile, è gratis e non inquina e facciamo funzionare l’asciugatrice o il ciclo di asciugatura della lavatrice solo quando non possiamo fare altrimenti.

LA SICUREZZA, L’EFFICIENZA ENERGETICA E IL RISPETTO DELL’AMBIENTE

Al momento dell’acquisto degli apparecchi domestici è bene assicurarsi che ci sia il marchio di qualità IMQ o un altro marchio riconosciuto a livello europeo. Se c’è significa che l’apparecchio è prodotto in conformità con le norme di legge in materia di sicurezza. Possiamo inoltre anche trovare l’Ecolabel (ecoetichetta): un marchio europeo che indica un prodotto più “compatibile con l’ambiente” e quindi, generalmente, anche con un minor consumo di energia. Ha per simbolo la margherita con le stelle come petali e la “E” di Europa al centro.

Fonte: web

RISPARMIO ENERGETICO CON LA LAVASTOVIGLIE

CONSIGLI LAVASTOVIGLIE

Come si sceglie una lavastoviglie?

Qual è il modo migliore per utilizzarla?

Quanto consuma?

Di quale manutenzione ha bisogno?

Sono domande semplici, che ci troviamo ad affrontare spesso, sia al momento dell’acquisto di una lavastoviglie, che nel suo uso quotidiano e, soprattutto, quando dobbiamo pagare qualche riparazione troppo costosa. Le risposte possono essere altrettanto semplici.

LA LAVASTOVIGLIE: ISTRUZIONI PER L’USO

LAVASTOVIGLIE

La lavastoviglie può funzionare meglio: non c’è bisogno di fare sacrifici o rinunce, basta adottare qualche piccolo accorgimento, in modo da consumare meno energia, risparmiando denaro, salvaguardando l’ambiente e ottenendo stoviglie pulite.

• L’acquisto

• l’installazione

• l’utilizzo

• la manutenzione della lavastoviglie vengono trattati con l’intento di evidenziare quello che bisogna sapere nella vita di tutti i giorni, a contatto diretto con questa “macchina della casa”. Pensare al futuro significa anche ridurre i consumi irrazionali sin da oggi. Possiamo farlo in molti modi, ogni giorno, con un pizzico di intelligenza, senza per questo rinunciare alla qualità della vita. I diversi argomenti sono trattati anche attraverso tabelle che danno la possibilità di valutare i consumi e i costi di esercizio della lavastoviglie. Completano l’opuscolo alcune informazioni sui marchi nazionali ed europei che assicurano la sicurezza, l’efficienza energetica e il rispetto per l’ambiente.

L’ACQUISTO

La tecnica ha fatto notevoli passi avanti nel campo della progettazione e della produzione delle

lavastoviglie per uso domestico. Oggi esistono apparecchi in grado di offrire risultati migliori rispetto alle vecchie lavastoviglie, con minori consumi di energia elettrica, di acqua e di detersivo. Infatti, diminuendo la quantità di acqua necessaria per un ciclo di lavaggio (in dieci anni si è passati, in media, da 45 a 25 litri) occorre anche meno energia per portare l’acqua alla giusta temperatura ed è sufficiente una minore quantità di detersivo. Le lavastoviglie moderne hanno, inoltre, la possibilità di effettuare cicli ridotti o “rapidi”, che rappresentano un notevole risparmio di tempo (fino al 60%) e quindi di energia quando i piatti non sono tanto sporchi da costringere all’utilizzo del ciclo lungo. In fase di acquisto è, quindi, senz’altro preferibile scegliere i modelli inseriti più recentemente sul mercato. È bene informarsi in tal senso, leggere accuratamente le caratteristiche tecniche di ciascun apparecchio, chiedendo spiegazioni al rivenditore e considerando che non è tanto importante il valore di massimo assorbimento (espresso in kW), quanto, soprattutto, il consumo effettivo di energia, espresso in kWh, che ci indica quanta energia elettrica viene realmente consumata dalla lavastoviglie in un determinato ciclo di lavaggio. Un discorso a parte merita la capacità dell’apparecchio, il cosiddetto numero di coperti, che è riferito al numero di stoviglie che la macchina può contenere per ciclo di lavaggio. Cercate di scegliere il modello con la capacità che vi serve realmente. Una lavastoviglie di grande capacità ‐ cioè con un numero di coperti troppo elevato rispetto alle nostre necessità‐ verrà spesso utilizzata semivuota, mentre con un apparecchio troppo piccolo saremo costretti ad aumentare il numero dei cicli di lavaggio settimanali. In entrambi i casi sprecheremo acqua ed energia. Oggi poi abbiamo una possibilità in più di scegliere quei modelli che ci consentono di ridurre i consumi; infatti, dal mese di giugno del 2000 anche sulle lavastoviglie ‐come già sui frigoriferi e sulle lavatrici‐ è applicata l’etichetta energetica, la quale permette di conoscere fin dal momento dell’acquisto, caratteristiche e consumi di ciascun modello di lavastoviglie.

I CONSUMI

Abbiamo già visto che acquistando un apparecchio di recente concezione possiamo risparmiare

notevolmente sui consumi di acqua, elettricità e detersivo.

Ma quanto?

Le lavastoviglie tradizionali per 10‐12 coperti consumano, per il ciclo più lungo, circa 2,5 kWh; i

modelli nuovi, invece, tra 1,4 e 1,8 kWh. I consumi risultano ridotti drasticamente quando si utilizzano i cicli cosiddetti “rapidi” (circa 0,7 kWh), in quanto diminuiscono i tempi di lavaggio e, di conseguenza, i consumi di elettricità. Per un lavaggio completo i modelli più vecchi hanno bisogno di circa 40 g di detersivo, quelli più moderni solo di 20 g. Alcune lavastoviglie possono essere alimentate direttamente con l’acqua calda: questa soluzione è particolarmente conveniente se è possibile, ad esempio, collegare l’apparecchio direttamente ad uno scaldacqua a gas non troppo lontano; in questo modo si risparmia energia elettrica, e tempi di lavaggio diminuiscono. Inoltre ogni macchina lavastoviglie è fornita di un impianto di decalcificazione, costituito da un dispositivo detto “addolcitore” che riduce la durezza dell’acqua evitando la formazione del calcare che, depositandosi sulle resistenze e sulle parti meccaniche, provoca un aumento dei consumi e un cattivo funzionamento della macchina. Per mantenere l’addolcitore sempre efficiente è necessario mettere regolarmente sale nell’apposito contenitore. Più alta è la durezza dell’acqua utilizzata e più frequente la lavastoviglie segnalerà la richiesta di aggiunta di sale. È da notare che un lavaggio effettuato senza decalcificazione dà risultati meno soddisfacenti e le stoviglie appaiono opache. È importante quindi conoscere il grado di durezza dell’acqua. Per dare maggiore diffusione e completezza relativamente ai dati di durezza per i singoli comuni italiani, Assocasa ha predisposto un sito Web in Internet all’indirizzo http://assocasa.federchimica.it dove è possibile trovare il dato della durezza per circa 6.000 comuni italiani.

L’UTILIZZO

La lavastoviglie è un elettrodomestico che si usa tutti i giorni o quasi. Per diminuire i consumi e

risparmiare denaro basta quindi prendere l’abitudine ad usarla meglio, tutti i giorni. Disporre le stoviglie correttamente nella macchina, avendo cura di asportare i residui più grossi delle pietanze per evitare il pericolo di intasamento del filtro con conseguente riduzione dell’efficacia del lavaggio. Utilizzare il ciclo intensivo solo nei casi in cui sia veramente necessario, quando cioè le stoviglie sono particolarmente sporche: lava in tempi molto lunghi, a temperature elevate, e quindi con grande consumo di energia. Usare il lavaggio rapido a freddo quando ci sono poche stoviglie da lavare. Questo ciclo consentirà di ultimare il carico a fine giornata, senza cattivi odori ed incrostazioni troppo dure sui piatti in attesa del lavaggio completo. Adottare il programma “economico” per le stoviglie poco sporche. È un ciclo di lavaggio a temperatura più bassa che, a volte, non prevede la fase di asciugatura consumando così meno energia. Utilizzare esclusivamente detersivi specifici per lavastoviglie e rispettare le dosi consigliate dalle case produttrici: una quantità maggiore di detersivo non lava di più, ma inquina di più! Far funzionare la lavastoviglie solo a pieno carico: il consumo di elettricità e di detersivo è uguale sia con l’apparecchio pieno che vuoto. Eliminare l’asciugatura con l’aria calda. La semplice circolazione dell’aria, aprendo lo sportello a fine lavaggio, è sufficiente ad asciugare le stoviglie e consente un risparmio di circa il 45% di energia, riducendo la durata del ciclo di almeno 15 minuti.

LA MANUTENZIONE

Bastano poche attenzioni per allungare la vita della lavastoviglie. Una buona manutenzione è il

presupposto per tanti buoni lavaggi. Pulire sovente e con cura il filtro: le impurità e i depositi

impediscono lo scarico dell’acqua e non consentono buoni risultati di lavaggio. Usare con regolarità il sale apposito, o quello grosso da cucina, che serve a prevenire la formazione di incrostazioni calcaree, controllando che il contenitore sia sempre pieno. Assicurarsi che i forellini dei bracci rotanti siano liberi: se sono ostruiti l’acqua non raggiunge efficacemente tutte le stoviglie. Staccare i collegamenti elettrici e idrici in caso di lunghi periodi di inattività della lavastoviglie. Leggere sempre molto attentamente il libretto di istruzioni allegato al nuovo apparecchio: contiene preziosi suggerimenti per un migliore utilizzo dell’elettrodomestico.

LA SICUREZZA, IL RISPARMIO, IL RISPETTO DELL’AMBIENTE

Al momento dell’acquisto degli apparecchi domestici è bene assicurarsi che ci sia il marchio di qualità IMQ o un altro marchio riconosciuto a livello europeo. Se c’è significa che l’apparecchio è prodotto in conformità con le norme di legge in materia di sicurezza. Infine l’Ecolabel (ecoetichetta): il marchio europeo che indica un prodotto più “compatibile con l’ambiente” e, quindi, generalmente, anche con un minor consumo di energia. Ha per simbolo la margherita con le stelle come petali e la “E” di Europa al centro.

Fonte: web