Il Made in Italy eccelle (ancora) nel mondo. Intervista a Santo Versace

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Fondazione Altagamma

Da sempre riconosciuto e apprezzato nel mondo per la sua bellezza e unicità, l’artigianato italiano può e deve ricoprire un ruolo centrale nel futuro del nostro Paese, che dovrà essere costruito proprio a partire dalla valorizzazione delle eccellenze del Made in Italy. Ne è convinto l’imprenditore Santo Versace, il maggiore dei fratelli Versace, presidente della Gianni Versace SpA e presidente fondatore della Fondazione Altagamma. Lo abbiamo intervistato e abbiamo parlato con lui del valore attuale delle produzioni artigiane del nostro Paese, delle opportunità che il Made in Italy può offrire alla crescita economica e culturale dell’Italia e della missione di Altagamma, dalla sua nascita impegnata nella promozione della bellezza e dello stile italiani nel mondo.

L’Italia può essere definita la “bottega artigiana del mondo”. Ritiene che le produzioni artigiane d’eccellenza italiane possono ancora rappresentare un volano per il nostro Paese? Quali le principali sfide da affrontare oggi?

Tra i Paesi industrializzati l’Italia gode di un posto di prestigio proprio grazie alla riconosciuta tradizione artigiana. L’eccellenza della sua produzione manuale è riconosciuta a livello globale: sartoria, oreficeria, prodotti agroalimentari, componentistica. La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire. Nei prossimi anni aumenteranno anzi le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non potranno rimpiazzare. Se da un lato la nostra vita sarà sempre più permeata da tecnologia, informatica e robotica, dall’altro il mondo del lavoro sarà caratterizzato da una ricerca e recupero delle tradizioni e delle eccellenze, solo la qualità sopravviverà alla grande distribuzione e all’omologazione e l’Italia dovrà essere capace di guardare al futuro puntando alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale che ci rende unici e amati nel mondo.

Esclusività, artigianalità, qualità e classicità: si assiste oggi ad una maggiore attenzione da parte dei consumatori verso questi valori. A cosa è dovuta questa tendenza? Si tratta di una “moda passeggera” o di qualcosa di più profondo?

La ripresa dei valori quali esclusività, artigianalità, qualità, classicità è senza tempo. Questa tendenza riguarda prevalentemente i consumatori “vecchio stampo” e si consolida con il crescere dell’età. Nel Made In Italy la provenienza dei prodotti è una discriminante per l’80% dei consumatori, soprattutto nei Paesi emergenti, e in un mondo globalizzato dove la grande distribuzione sacrifica spesso la qualità alla quantità l’Italia gioca e giocherà in futuro un ruolo determinante solo se saprà innovare rimanendo fedele alla tradizione e mantenendo un livello elevato sia delle maestranze che dei prodotti.

Lei è anche presidente fondatore della Fondazione Altagamma. Quando è nata e qual è la sua missione?

Altagamma nasce nel 1992 per riunire e mettere a sistema le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana che promuovono nel mondo l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita italiani. Imprese della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, della velocità e del wellness, che sono ambasciatrici mondiali dello stile di vita italiano.

Da parte sua, Altagamma si prefigge la mission di contribuire alla crescita e alla competitività di queste imprese, offrendo così anche un contributo allo sviluppo economico del Paese. E oltre alla mission, ha anche una visione, ambiziosa ma raggiungibile: in qualità di ambasciatrice nel mondo dello stile di vita italiano, intende essere un ecosistema creativo e culturale che costituisce il più importante acceleratore del Made in Italy.

Quali attività porta avanti?

Nell’ambito della promozione, Altagamma realizza, spesso in partnership con Istituzioni, privati e associazioni, progetti e attività che mirano a valorizzare l’industria culturale e creativa e il Sistema Paese nel suo complesso. Tra questi, la video-installazione Panorama sulla Bellezza Italiana, il programma di promozione del turismo internazionale di fascia alta presso le imprese del Made In Italy, Altagamma Italian Experiences, e il progetto Milano XL – La Festa della Creatività Italiana. Nell’ambito dello sviluppo, Altagamma agisce ad ampio spettro per rafforzare la competitività delle imprese: dalla conoscenza dei mercati (realizzando 8 studi annuali con i più autorevoli partner di ricerca internazionali) alle relazioni istituzionali, dalle attività di networking a quelle dedicate alle tematiche specifiche del settore.Nell’ambito della cultura d’impresa, la Fondazione affianca gli imprenditori con diverse modalità di counseling, tra cui gli incontri della Consulta Strategica, collabora con SDA Bocconi nei tre Master Internazionali rivolti ai futuri manager della Moda, del Design del Food e dell’Art Administration e valorizzando con varie attività e progetti il saper fare manuale e la sapienza artigianale che sta alla base del successo dei prodotti italiani di alta gamma.

Quali imprese fanno parte di Altagamma e per cosa si distinguono?

Unica per la sua trasversalità, Altagamma accoglie brand dei settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, della velocità e del wellness e della nautica. Si distinguono per la qualità, l’eleganza e l’innovazione dei loro prodotti, per il fatto di rappresentare – ciascuno a suo modo – l’italianità al suo livello più alto.

Dalla sua nascita, nel 1992, Altagamma è cresciuta fino ad includere quasi 100 soci in 10 differenti settori, garantendo così un’ampia rappresentatività dell’industria del bello italiano.

Secondo gli ultimi studi il mercato del lusso è in crescita e questa tendenza sarà confermata nei prossimi anni.

Il 2017 si era chiuso con segnali positivi per i beni di lusso per la persona, grazie alla ripresa dei consumi europei, sia locali che turistici, e da parte dei cittadini cinesi, in casa e all’estero. Il 2018 continua con un trend positivo confermando ed incrementando la performance del settore, in tutte le aree geografiche con una netta crescita del mercato.

I consumi di alto livello non conoscono crisi? E che ruolo ha o può avere questo settore nell’economia italiana?

No i consumi dei beni di lusso non conoscono crisi, rappresentano un mercato che, secondo il recente Monitor Altagamma sui Mercati Mondiali, realizzato da Bain & Company, raggiungerà nel 2018 un valore tra i 276 e i 281 miliardi di euro fino a raggiungere nel 2025 i 390 miliardi di euro, crescendo a un tasso medio annuo del 4-5%. E questo solo per i beni di lusso per la persona. Se consideriamo il totale del mondo del lusso (includendo Design, ospitalità, automobili, yachts) arriviamo a quasi 1200 miliardi di euro, con più di 400 milioni di consumatori. L’Italia è protagonista di questo mercato mondiale di alta gamma: i brand italiani detengono il 23% di quota di mercato mondiale nei beni di lusso personali, il 30%  dell’arredamento di design, il 22% del food&beverage e ristoranti, il 9% di vini e liquori, il 9% della nautica. In media quindi, i brand italiani rappresentano circa il 10% del totale mondiale.

Cosa è il Premio Giovani Imprese?

Il Premio dedicato da Altagamma alle imprese più promettenti del Made in ITaly. È organizzato in collaborazione con Borsa Italiana, Maserati, SDA Bocconi. È rivolto a tutte le realtà italiane presenti sul mercato da non più di 10 anni i cui prodotti esprimano qualità e contemporaneità. Si rivolge non ai singoli talenti creativi ed imprenditoriali quanto ad aziende che, pur giovani, stanno svolgendo un percorso promettente di consolidamento e che possono trovare in Altagamma e nei partner del progetto un supporto importante per la crescita.

Alessandra Profilio

Fonte: http://www.conmagazine.it/2018/11/12/il-made-in-italy-eccelle-ancora-nel-mondo-intervista-a-santo-versace/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Dalla mobilità sostenibile alla Cyber Security: a Torino con Startuppato in mostra l’innovazione Made in Italy

Intelligenza artificiale, Cybersecurity, Industry 4.0 e molto altro: Startuppato, l’appuntamento organizzato da Treatabit e I3P, torna il 14 giugno dalle ore 18 presso il Toolbox Coworking di Torino, per mettere in mostra  le startup innovative. Tra le novità di quest’anno, un B2B più ricco per incontrare i player del settore ed uno speciale Premio Startuppato, tre mesi di consulenza business gratuita sul proprio progetto beneficiando di tutti i servizi previsti dal percorso di incubazione I3P.

Dall’applicazione che misura il tasso alcolemico allo scooter sharing per promuovere la mobilità sostenibile, dalle soluzioni per la Cyber Security al dispositivo che permette di tenere sempre sotto controllo quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa: queste alcune delle idee che saranno presentate durante la nuova edizione di Startuppato, l’evento dedicato alle startup innovative.

L’appuntamento organizzato da Treatabit, il percorso di incubazione di I3P dedicato ai progetti digitali, si svolgerà il 14 giugno a partire dalle ore 18 presso il Toolbox Coworking, importante hub di innovazione e coworking (Via Egeo, 18 – Torino): per tutta la durata dell’evento oltre 100 startup innovative saranno accolte in un’area espositiva  e avranno l’opportunità di mostrare le loro idee in anteprima e farsi conoscere da potenziali utenti e clienti. Non mancheranno occasioni di networking, beta testing, customer validation, crowdfunding, recruitment, acquisizione clienti, anche grazie alla partecipazione del Web Marketing Festival, l’evento più completo sul digitale in Italia, e di SiamoSoci​, la società di riferimento per startup e PMI per la raccolta di capitali privati che nel 2016 ha lanciato Mamacrowd, la principale piattaforma di equity crowdfunding italiana che permette alle più promettenti startup e PMI presenti sul mercato italiano di finanziare la propria crescita con la raccolta online di capitali privati. Tra le novità di quest’anno un B2B più ricco ed un premio che prevede tre mesi di incubazione gratuita (anche virtuale) per usufruire di servizi di networking, spazi e di consulenza business da parte di I3P.

Ecco alcune delle startup che i visitatori potranno conoscere durante Startuppato.

Floome, il tasso alcolemico si misura con lo smartphone

Sicurezza è la parola chiave di Floome, la startup padovana che ha realizzato un dispositivo che, collegato allo smartphone e tramite un’applicazione, permette di verificare il proprio tasso alcolemico in pochi secondi. Il device utilizza gli stessi sensori degli etilometri delle forze dell’ordine e permette così di trasformare lo smartphone in un rilevatore di tasso alcolico. Tramite l’applicazione vengono fornite informazioni utili per evitare danni, incidenti e multe, dal tempo necessario al proprio fisico per smaltire l’eccesso di alcol al limite legale di ebbrezza. Inoltre, l’app consente di chiamare un taxi o un amico per farsi dare un passaggio a casa o di trovare un locale dove mangiare qualcosa, con lo scopo di scoraggiare le persone a mettersi alla guida in stato di ebbrezza.

Cyber Security: con Ermes Cyber Security i dati sensibili sono al sicuro dai furti

Globalmente esistono 20.000 Web Tracker, aziende come Facebook, Linkedin e Google che raccolgono ogni singola informazione che lasciamo sul Web, utilizzando  questi dati in maniera innocua per profilare ogni utente e proporre contenuti mirati. Tuttavia è stato documentato come questi stessi strumenti possano essere utilizzati per spiare costantemente le attività dei dipendenti delle aziende e raccogliere informazioni sensibili e private su utenti mirati come personaggi politici o per lo spionaggio industriale. Per permettere agli utenti di navigare in sicurezza e difendersi dai rischi generati dai Web Tracker Ermes Cyber Security, startup innovativa e Spin-Off del Politecnico di Torino, ha sviluppato e brevettato Ermes Internet Shield, una soluzione totalmente automatica che non richiede alcun intervento umano e che è in grado di assicurare una protezione totale aggiornata in tempo reale. Grazie ad algoritmi basati su machine learning, big data ed intelligenza artificiale, Ermes Cyber Security permette alle aziende di riprendere il controllo delle informazioni che espongono sul Web.

Mobilità sostenibile con MiMoto Smart Mobility, lo scooter sharing elettrico

Viabilità più snella per città sempre più smart e green, abbattimento costi fissi per l’utente, flessibilità di spostamento, mai più problemi di parcheggio: questi alcuni dei vantaggi del servizio di scooter sharing elettrico offerto da MiMoto Smart Mobility, ad ora attivo solo bella città di Milano ma che prossimamente sarà lanciato anche su Torino. La startup, che si propone anche come alleato delle amministrazioni comunali nella battaglia per la riduzione dell’inquinamento e del traffico urbano, mette a disposizione di studenti, cittadini e pendolari scooter elettrici che possono essere noleggiati in totale autonomia per spostamenti urbani tramite App su smartphone. A fine noleggio, raggiunto il punto d’interesse, gli utenti possono rilasciare gli scooter ovunque consentito all’interno dell’area operativa. I veicoli MiMoto sono sempre disponibili 24 su 24, 7 giorni su 7, totalmente elettrici e ad emissioni zero.

ELSE Corp: moda e retail all’insegna della sostenibilità

Moda, Virtual Retail e Cloud Manufacturing sono le parole chiave di ELSE Corp, la startup che ha sviluppato E.L.S.E. (acronimo di “Exclusive Luxury Shopping Experience”). Si tratta di una piattaforma Cloud SaaS e API tecnologicamente avanzata basata sul modello di business Virtual Retail, un concetto innovativo che sfrutta le tecnologie 3D, l’industria 4.0 e l’intelligenza artificiale per consentire alle aziende di offrire esperienze d’acquisto uniche, futuristiche e lussuose, prodotti dalla perfetta vestibilità e processi di produzione più sostenibili. Scopo di ELSE è ridefinire la catena del valore per l’industria della moda attraverso la ricerca applicata, aprendosi all’innovazione e alla collaborazione con i leader del settore e sviluppando tecnologie e processi aziendali sostenibili, trasparenti e tracciabili.

Leaf Space, lo Spazio a portata di tutti

Nata nel 2014 all’interno del Politecnico di Torino con lo scopo di semplificare l’accesso allo Spazio agli operatori di microsatelliti, l’azienda Leaf Space è attualmente impegnata nella realizzazione del progetto Leaf Line: un innovativo servizio centralizzato di telecomunicazione satellitare che garantisce l’accesso ai dati spaziali in maniera molto più semplice, veloce ed economica rispetto alle soluzioni oggi disponibili. Leaf Line è solo il primo di una pipeline di servizi che l’azienda ha in programma di sviluppare per semplificare sempre di più l’accesso allo spazio agli operatori satellitari privati. Il progetto è stato riconosciuto e premiato anche dall’Unione Europea con 1 milioni di euro di fondi.

Midori, con Ned l’energia di casa è sotto controllo

Midori, la startup nata alla fine del 2011 ed ospitata presso l’Incubatore I3P, presenterà a Startuppato gli strumenti di smart metering e di analisi energetica rivolti ad aziende e cittadini. In particolare, Midori mostrerà al pubblico Ned, il primo smart meter made in Italy che permette di tenere sempre sotto controllo quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa, attraverso un solo strumento di misura.

L’evento è gratuito ed aperto a tutti, ma per partecipare occorre registrarsi sulla piattaforma Eventbrite o sul sito www.startuppato.techunnamed1

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I3P

I3P è l’Incubatore d’imprese del Politecnico di Torino. È uno dei principali incubatori europei e sostiene startup fondate sia da ricercatori universitari che da imprenditori esterni. Fondato nel 1999, è una società costituita da Politecnico di Torino, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino, Camera di Commercio di Torino, Finpiemonte e Fondazione Torino Wireless. Ad oggi ha favorito la nascita di oltre 220 imprese, che hanno ottenuto capitale di rischio per circa 58 milioni di Euro e generato circa 2000 posti di lavoro e un giro d’affari di oltre 124 milioni di Euro nel 2016. I3P offre alle startup spazi attrezzati, consulenza strategica e specialistica, e continue opportunità di contatto con investitori e clienti corporate. In I3P possono accedere studenti, dottorandi, ricercatori, docenti del Politecnico di Torino o degli enti pubblici di ricerca, oltre che imprenditori o esterni interessati a sviluppare una startup innovativa con validata potenzialità di crescita. I settori di attività delle startup variano dall’ICT al Cleantech, dal Medtech all’Industrial, dall’Elettronica e automazione al digitale e al Social Innovation. Nel 2011, I3P ha lanciato TreataBit, un percorso di incubazione dedicato ai progetti digitali rivolti al mercato consumer, quali portali di e-commerce, siti di social network, applicazioni web e mobile. Ad oggi Treatabit ha supportato oltre 330 idee d’impresa, di cui più di 190 progetti sono online e 120 sono diventate impresa. Promotore di importanti iniziative per il trasferimento tecnologico, l’incubazione e la crescita di impresa, l’attività di I3P si inquadra nelle strategie globali del territorio piemontese volte a sostenere la ricerca, l’innovazione tecnologica, l’innovazione sociale e la nuova imprenditoria. Nel 2014 I3P si è classificato al 5° posto in Europa e al 15° al mondo nel ranking UBI Index (University Business Incubator) la classifica annuale degli incubatori universitari che ha preso in esame 300 incubatori di 67 paesi, valutandone l’attrattività e la creazione di valore per l’ecosistema e per i clienti.

Maggiori informazioni: www.i3p.it

Treatabit

Treatabit è il programma di supporto per startup digitali dell’Incubatore del Politecnico di Torino. Lanciato nel 2011, ad oggi ha supportato più di 330 team imprenditoriali che operano nell’ambito digitale, ha lanciato oltre 190 progetti da cui sono nate 120 aziende. Treatabit supporta i team imprenditoriali nella strutturazione dell’idea, nell’identificazione di una strategia di business e nella ricerca dei primi partner e clienti, fornendo supporto operativo nell’attuazione del business model. Mette inoltre a disposizione uno spazio di coworking all’interno della Cittadella Politecnica.

Maggiori informazioni: www.treatabit.com

Toolbox Coworking

8.000 mq di una ex-fonderia dell’inizio del secolo scorso, oltre 450 membri e 150 diverse attività tra freelance, startup e imprese di tutti i settori, più di 300 eventi l’anno, FablabTorino, il laboratorio per artigiani digitali, Print Club Torino, il laboratorio innovativo di stampa e sperimentazione grafica, e Casa Jasmina, il primo progetto pilota di appartamento connesso open source e Turn Into Coders, la scuola per diventare sviluppatore web full-stack con JavaScript. Toolbox Coworking è questo e molto altro: un grande spazio collaborativo in cui la condivisione e la contaminazione di idee e competenze sono il terreno fertile su cui crescono nuove modalità di lavoro e idee di business.

Maggiori informazioni: www.toolboxcoworking.com

Fonte:  agenziapressplay.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Volata, la bici del futuro è Made in Italy

La bici Volata si propone come uno straordinario passo in avanti nell’integrazione fra la meccanica ciclistica e l’universo digitale

Si chiama Volata e a idearla sono due italiani, Marco Salvioli e Mattia De Santis che hanno fondato l’azienda Volata Cycles con sedi a Milano e a San Francisco, non a caso le due città più legate al ciclismo di Italia e Stati Uniti. Volata si propone come uno straordinario passo in avanti nell’integrazione fra la meccanica ciclistica e l’universo digitale, un vero e proprio gioiello che è già possibile prenotare con un’opzione da 299 dollari ai quali andranno aggiunti circa 3200 dollari prima della consegna, prevista per il luglio 2017. Volata è un mezzo di altissimo livello per spostarsi in città, ma anche per fare del cicloturismo. Il computer di bordo integrato nel piantone dispone di un computer di bordo sul quale è possibile ottenere una mole di informazioni fra cui battito cardiaco, calorie spese, meteo, indicazioni stradali, ma anche informazioni su chi ci sta chiamando al telefono. Il computer della bici dialoga costantemente con lo smartphone attraverso il bluetooth e dispone di un antifurto che manda un alert allo smartphone qualora vi sia un tentativo di furto. Qualora il colpo andasse a segno, il proprietario della bici può localizzarla su di una mappa e segnalarne la posizione alle forze dell’ordine. L’altro punto di forza di Volata è che il computer si autoricarica grazie a una dinamo posizionata nella ruota anteriore: non serve, dunque, un collegamento alla rete elettrica ma solamente la forza della propria pedalata. Ma se la bicicletta resta inattiva per un po’ di tempo c’è la possibilità di ricaricarla con una power bank collegabile alla porta usb di Volata. Il telaio è in alluminio, con forcella in carbonio e dispone di luci Led che si attivano automaticamente in assenza di luce, di notte oppure all’interno di una galleria. I freni sono a disco, il cambio è Shimano Alfine 11 Di2.

Fonte:  Volata Cycles

 

Olio extravergine d’oliva: cosa cambia dal 1° luglio 2016

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A partire dal 1° luglio 2016 sarà illegale mettere sulle bottiglie di olio extravergine d’oliva simboli che richiamano l’italianità se il prodotto non è stato ottenuto da olive coltivate su territorio nazionale. A cambiare le regole è il decreto 103/2016 del Ministero delle politiche agricole, fortemente sostenuto da Coldiretti, che è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Si tratta, naturalmente, di un passo in avanti sia per la tutela dell’olio d’oliva, sia per quanto concerne una maggiore difesa dei consumatori e dei produttori. I produttori che riporteranno “segni, figure o illustrazioni che possono evocare un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta” verranno sanzionati. Insomma se in etichetta verrà segnalata la provenienza delle olive da Tunisia o Spagna non si potrà evocare il “made in Italy”. Per la prima volta viene sanzionato ilCountry sounding ovvero il fatto che sulla confezione vengano posti segni che richiamano un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta. La norma consente di punire i comportamenti di concorrenza sleale messi in atto da tutti i marchi registrati in Italia successivamente al 31 dicembre 1998 o in Europa al 31 maggio 2002.

Fonte:  Coldiretti

 

Socially Made in Italy: moda etica e saper fare per il riscatto delle donne detenute

Socially Made in Italy si definisce come “una comunità tra etica, fashion e diritti umani”. Nasce nel 2015 allo scopo di creare una sorta di distretto produttivo tra i laboratori delle cooperative sociali che si occupano di inserimento lavorativo per le donne in carcere, coinvolgere direttamente i marchi dell’alta moda a collaborare per rendere questi laboratori all’altezza del made in Italy, per dar vita ad una filiera produttiva socialmente rispettabile e soprattutto in grado di essere competitività in termini di qualità e prezzo del prodotto.

Esistono mondi apparentemente lontani, inconciliabili. Esistono anche mondi nascosti, di cui si sa poco, come il mondo delle carceri e delle detenute che tentano di riscattare la propria vita, di non vivere di passato ma di cercare una possibilità per un presente e un futuro di riscatto, umano e sociale. La storia che vi raccontiamo questa settimana è una prova tangibile che anche i mondi all’apparenza più distanti possono creare valore unendosi, e che l’idea di una funzione rieducativa della pena non è affatto un’astrazione, ma può concretizzarsi grazie al lavoro. Di qualità.

Socially Made in Italy  si definisce come “una comunità tra etica, fashion e diritti umani” (“a community between ethics, fashion & human rights”).

Per comprenderla a fondo sono necessari alcuni passaggi: nel 1992 nasce l’esperienza della Cooperativa Alice (attualmente capofila del progetto Socially) che all’interno del carcere di San Vittore sviluppa progetti di inserimento lavorativo per donne detenute in vari ambiti, tra cui l’abbigliamento e la sartoria forense. Sigillo è invece il marchio del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) nato qualche anno fa sulla base di una proposta specifica della Cooperativa Alice insieme ad altre cooperative, con cui si certificano la qualità e l’eticità dei prodotti realizzati all’interno delle sezioni femminili di alcuni dei più affollati penitenziari italiani, nel quale si è cominciato a parlare per la prima volta di lavoro detentivo per le donne in un’ottica unitaria in termini di immagine, comunicazione e azione. Socially made in Italy nasce nel 2015 ed è il ragionamento immediatamente successivo all’esperienza di Sigillo: creare una sorta di distretto produttivo tra i laboratori delle cooperative sociali che si occupano di inserimento lavorativo per le donne in carcere, coinvolgere direttamente i marchi dell’alta moda a collaborare per rendere questi laboratori all’altezza del made in Italy, per dar vita ad una filiera produttiva socialmente rispettabile e soprattutto in grado di essere competitività in termini di qualità e prezzo del prodotto. “Siamo una community tra l’etica, il fashion e i diritti umani. Prima di tutto offriamo un network di laboratori che utilizzano il lavoro come strumento di riabilitazione sociale, attingendo la forza lavoro dagli istituti penitenziari, partiamo dal nostro know-how specifico che è quello penitenziario” ci spiega Caterina Micolano, fondatrice di Socially made in italy. “Vogliamo proporci come interlocutori autentici del made in Italy, è un obiettivo ambizioso ma che stiamo sperimentando e che è possibile raggiungere solo se c’è la complicità di chi quel saper fare l’ha saputo diffondere e promuovere nel sistema economico mondiale: i marchi dell’alta moda.

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Non più da considerare come clienti da conquistare, a cui chiedere di affidare delle lavorazioni, ma da coinvolgere direttamente in questa sfida: riuscire, mettendoci insieme, ciascuno per la propria parte, ad accompagnare questi laboratori ad essere all’altezza del made in italy. Per quanto riguarda i diritti umani, il tema è correlato al lavoro: quando parliamo di lavoro penitenziario noi intendiamo il lavoro retribuito nel rispetto dei contratti sindacali. Non c’è dignità senza partire dai diritti inviolabili dell’uomo.”

Attualmente le cooperative e i relativi laboratori coinvolti con Socially sono quattro, si trovano a Catania, Venezia, Milano e Vigevano. I prodotti principali al momento di Socially sono soprattutto borse, in parte anche gadgettistica. Mediamente ogni laboratorio ha tra le quindici e le venti persone impiegate dalle cooperative che lo gestiscono, per un totale di circa cinquanta lavoratrici coinvolte nel progetto Socially. Ma c’è di più: “Le persone che lavorano hanno un periodo di formazione che dura più o meno un anno, a volte retribuite quando ci sono delle borse lavoro offerte da istituzioni o fondazioni” ci spiega Luisa della Morte, autrice del progetto Socially Made in Italy “al termine di questo periodo le persone vengono assunte, hanno un contratto di riferimento delle cooperative sociali, e sono anche socie lavoratrici, assumendosi diritti e doveri nei confronti della cooperativa, è un processo di accrescimento e di responsabilizzazione grande ma che da i suoi frutti.”OBC0378

Carmina Campus e la sostenibilità dei brand

Il valore aggiunto di Socially è quello di proporre una filiera produttiva socialmente responsabile, ed in questa caratteristica rientra anche l’attenzione alla sostenibilità ambientale che il progetto intende conseguire. L’esempio paradigmatico è la collaborazione con il marchio Carmina Campus : “E’ Il marchio con cui è nata la sperimentazione e sta continuando la collaborazione” spiega Caterina Micolano “un marchio di riferimento perché utilizza esclusivamente scarti di lavorazione che vengono reinterpretai stilisticamente e dimostrano come la creatività possa riportare in un ruolo di protagonista ciò che la logica di lavorazione ordinaria considera scarto. Lo scarto diventa materiale che racconta una storia, quella dell’azienda che l’ha prodotto, e questa è la visione che ci vede comuni perché noi raccontiamo la storia dei nostri laboratori, le storie delle persone che accompagniamo, le storie delle nostre imprese. Un’abbinata vincente tra sostenibilità e creatività”.

L’Ethical Fashion Brand creato da Ilaria Venturini Fendi si è fatto molto partecipe del progetto, arrivando ad interpretare stilisticamente le borse realizzate dai laboratori che partecipano a Socially partendo dall’interpretazione dell’economia carceraria. Infatti, la prima linea di Carmina Campus realizzata con Socially utilizza materiali di riciclo (come nel dna di Carmina Campus) ma che arrivano dal sistema penitenziario: le coperte fuori uso del carcere, su cui sono state effettuate le prime lavorazioni in feltro completamente riviste dal punto di vista creativo e abbinate con i tessuti di rimanenze di magazzini abituati a fornire i brand dell’alta moda, che vengono poi lavorati per le fodere interne o per i dettagli in pelle delle borse.ilaria-venturini-fendi

Ilaria Venturini Fendi durante la sua prima visita al Carcere di Rebibbia

Il valore del lavoro in carcere: nella qualità del lavoro un processo di riscatto
Caterina Micolano e Luisa della Morte, durante il nostro incontro, hanno più volte sottolineato l’importanza di concepire Socially Made in Italy più come un progetto culturale che un semplice progetto di lavoro: secondo Caterina Micolano “una delle ambizioni centrali del progetto è l’invito fatto a noi stessi cooperatori a cambiare mentalità per essere in grado di stare sul mercato, cambiare nel senso di credere fermamente di poter essere competitivi sul mercato in termini di qualità della lavorazione, competitività del prezzo”.

Un progetto culturale dunque perché non ambisce a far leva sulla detenzione come leva morale per far conoscere il brand, ma al contrario parte dall’idea di lavoro di qualità come occasione di riscatto per dimenticare il passato e costruire il presente e il futuro: “Il segmento della detenzione aiuta a volersi scrollare di dosso la tentazione di provare a essere più competitivi sul mercato raccontando che se compri quell’oggetto stai facendo qualcosa di buono: la detenzione non è un segmento di società che ispira necessariamente dei sentimenti positivi, questo per noi è la base del lavoro perché vorremmo che lo scopo della cooperazione sociale tornasse ad essere quello di restituire dignità attraverso il lavoro. E la restituzione della dignità è quella di poter dimostrare di saper far bene qualcosa”.

 

Il sito di Socially Made in Italy 

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/04/io-faccio-cosi-116-socially-made-in-italy-moda-etica-saper-fare-per-riscatto-donne-detenute/

 

 

DOPO LA DISFATTA DI VOLKSWAGEN, TORNA L’AUTO SOLARE. ECCOLA IN VERSIONE “LOW COST” E MADE IN ITALY [VIDEO]

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Non sarà certo l’”auto del popolo” (traduzione in italiano di Volkswagen) quella di Enzo Di Bella, tecnico del suono siracusano, appassionato di automobili da corsa che ha realizzato nella sua Siracusa la “Archimede Solar Car”, ma un dibattito sul ritorno all’energia pulita anche nel settore delle auto è certamente tornato in auge dopo lo scandalo Volkswagen. E’ un progetto ambizioso quello di Enzo (Enzo Di Bella, non Enzo Ferrari, anche se gli auguriamo lo stesso successo). L’idea nasce da un sogno che lo ha visto trascorrere tutti i ritagli di tempo degli ultimi 5 anni a progettare e realizzare un prototipo di automobile da corsa “low cost” interamente alimentata ad energia solare.

Il suo progetto è reale, funziona. Una schiera di amici inizia a condividere la sua scommessa aiutandolo nella realizzazione dell’auto solare “made in Sicily” fino a quando, a loro, si aggiunge un’equipe di laureandi ingegneri meccanici dell’Università di Catania, di tecnici informatici, elettronici e di web designer, come racconta Enzo in questo bellissimo video…

Si concretizza, in tal modo, un progetto tutto siciliano sviluppato con piccole somme racimolate qua e là e un’iniziativa di crowdfunding che partirà sul loro sito internet. Nell’ultimo anno, l’auto riceve l’invito a partecipare a tre competizioni internazionali rispettivamente in Australia, Marocco e Cile. Dopo mesi di prove tecniche e test in laboratorio, l’auto è pronta per essere testata sull’asfalto di un circuito prestigioso: l’autodromo di Pergusa ad Enna, situato simbolicamente e strategicamente al centro della Sicilia. L’iniziativa ennese di ospitare i fautori di questo piccolo miracolo ecologico ha trovato il favore dell’Ente Autodromo di Pergusa, di numerose imprese locali e di simpatizzanti del tema delle energie eco-sostenibili. Molti ennesi hanno già offerto un contributo economico simbolico o un servizio (donazioni, pernottamenti, pasti, agevolazione negli spostamenti) agli ideatori siracusani dell’automobile a impatto zero.

L’auto, che raggiunge i 100 km/h.

Fonte: buonenotizie.it

Russia, dopo gli embarghi boom del made in Italy “taroccato”

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Come ricordato da Vladimir Putin durante la sua visita all’Expo della scorsa settimana, lo stop alle esportazioni verso la Russia si sta rivelando un vero e proprio boomerang per l’Italia, con criticità non indifferenti per tutte quelle aziende che con il partner russo facevano affari. Con lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia, in Russia è letteralmente esploso il made in Italy “taroccato”, con la produzione casearia russa di formaggio che, nei primi quattro mesi del 2015, ha registrato un + 30% che riguarda anche le imitazioni di prodotti come mozzarella, robiola e grana padano. Nei supermercati di Mosca si possono dunque trovare le imitazioni dei cibi italiani, dalla mozzarella Casa Italia all’insalata Buona Italia, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. Il fenomeno non è soltanto russo: paesi come Svizzera, Beilorussia, Argentina e Brasile, non toccati dalle sanzioni, hanno aumentatole esportazioni di prodotti “taroccati” verso la Russia. E così, sulle tavole dei russi, si mangiano il Parmesan e il Reggianito prodotti in Brasile e Argentina. Il timore della filiera agroalimentare italiana è che, una volta revocate le sanzioni, sia difficile recuperare il posto che ai prodotti italiani spetterebbe di diritto sugli scaffali dei supermercati russi. Nel primo bimestre del 2015 le esportazioni si sono dimezzate, questo dopo che l’embargo iniziato il 6 agosto 2014 aveva già portato a un calo delle spedizioni di circa 100 milioni di euro.

Fonte:  Coldiretti

Frode alimentare: su eBay è caccia al finto made in Italy

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Consumatori più protetti grazie a un regolamento che permette la denuncia diretta di prodotti alimentari “taroccati” in vendita su eBay e Alibaba. L’e-commerce è un’opportunità di business anche per il settore alimentare, ma il web è anche il posto migliore con il quale i contraffattori piazzano la loro merce. Fino a poco tempo fa era impossibile evitare che gli alimenti contraffatti finissero sul mercato e fossero acquistati da chi è solito fare la spesa su Internet. Oggi, però, il Ministero dell’Agricoltura, mediante l’Icqrf, l’Ispettorato della tutela della qualità e repressione frodi, ha siglato due accordi di collaborazione con i più grandi siti di vendite online a livello globale, eBay e Alibaba, che valgono rispettivamente 83 e 248 miliardi di fatturato annuo. Si tratta di un grande passo per l’export alimentare del nostro Paese che nel 2014 ha visto crescere le vendite online del 23%. Ma di quanto sarebbe stato l’incremento senza l’ostacolo dell’italian sounding che sottrae al vero made in Italy circa 60 miliardi di euro l’anno? Grazie al nuovo accordo stipulato dal Ministero dell’Agricoltura, le inserzioni dei prodotti contraffatti possono essere rimosse. Nei primi venti giorni sono già state rimosse ben 219 inserzioni su eBay e 13 su Alibaba. Questo è possibile poiché l’Unione Europea ha elevato il cibo da mero prodotto agricolo, a patrimonio gastronomico e culturale europeo: grazie al regolamento 1151/12 dell’Ue è entrato in vigore la “protezione ex officio”, grazie alla quale chiunque può segnalare violazioni e illeciti alle autorità competenti come l’ICQRF in Italia. Si tratta di uno strumento in grado di tutelare solamente Dop e Igp, ma è anche l’opportunità per i consumatori di tutelare se stessi e il cibo che fa parte del proprio territorio e della propria comunità. Nel caso si riscontrino delle anomalie si può scrivere a icqrf.capodipartimento@politicheagricole.it
Fonte: Repubblica

Russia, dopo gli embarghi boom del made in Italy “taroccato”

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Come ricordato da Vladimir Putin durante la sua visita all’Expo della scorsa settimana, lo stop alle esportazioni verso la Russia si sta rivelando un vero e proprio boomerang per l’Italia, con criticità non indifferenti per tutte quelle aziende che con il partner russo facevano affari. Con lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia, in Russia è letteralmente esploso il made in Italy “taroccato”, con la produzione casearia russa di formaggio che, nei primi quattro mesi del 2015, ha registrato un + 30% che riguarda anche le imitazioni di prodotti come mozzarella, robiola e grana padano. Nei supermercati di Mosca si possono dunque trovare le imitazioni dei cibi italiani, dalla mozzarella Casa Italia all’insalata Buona Italia, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. Il fenomeno non è soltanto russo: paesi come Svizzera, Beilorussia, Argentina e Brasile, non toccati dalle sanzioni, hanno aumentato le esportazioni di prodotti “taroccati” verso la Russia. E così, sulle tavole dei russi, si mangiano il Parmesan e il Reggianito prodotti in Brasile e Argentina. Il timore della filiera agroalimentare italiana è che, una volta revocate le sanzioni, sia difficile recuperare il posto che ai prodotti italiani spetterebbe di diritto sugli scaffali dei supermercati russi. Nel primo bimestre del 2015 le esportazioni si sono dimezzate, questo dopo che l’embargo iniziato il 6 agosto 2014 aveva già portato a un calo delle spedizioni di circa 100 milioni di euro.

Fonte:  Coldiretti

Olio, il finto “made in Italy” con il sistema delle fatture false

Parassiti e mosca olearia decimano la produzione e gli olivicultori acquistano da Turchia e Tunisia le olive per far quadrare i bilanci. La siccità e la mosca olearia hanno reso più povera la stagione degli olivicultori e alcuni di loro si sono organizzati per mantenere inalterati o quantomeno vicini agli standard i quantitativi della loro produzione. Come? Con un sistema di false fatturazioni che, secondo quanto affermato da Coldiretti, permetterebbe agli olivicultori di Calabria e Puglia di raddoppiare la propria produzione con olio proveniente dalla Tunisia o dalla Turchia. A ogni quintale prodotto sulla carta in Italia, ne corrisponde altrettanto prodotto altrove, nel migliore dei casi d’oliva, nel peggiore con semi o con le sanse ovverosia gli scarti. Il documento contabile procurato di frodo trasformo l’olio cattivo e di bassa qualità in olio “made in Italy”, con la maggiorazione di prezzo e la migliore spendibilità nell’export che ciò comporta. I parassiti come la mosca olearia e la siccità hanno decimato la produzione: se la media del raccolto annuo è di sei milioni di quintali, quest’anno si è a malapena raggiunto il milione di quintali. Puglia e Calabria sono, rispettivamente, la prima e la seconda regione come superficie coltivata a ulivi. L’olio “taroccato” fa dei giri enormi e dopo che le olive turche sono state lavorate, imbottigliate ed etichettate ripartono per i mercati americani e europei con la dicitura “made in Italy”.

La questione fondamentale è che la olivicultura in Italia è concorrente di paesi più poveri del nostro che lavorano a costi molto più bassi. Noi quindi non siamo competitivi e viviamo una situazione di crisi endemica. Gli olivicultori che in anni passati hanno truffato con le integrazioni della Comunità europea, adesso che le condizioni sono più restrittive nei controlli visto che c’è maggiore tracciabilità, usano questo altro metodo per far quadrare i conti delle aziende,

spiega il marchese Pierluigi Taccone, a capo dell’azienda agricola Acton di Leporano, 300 ettari nella piana di Gioia Tauro.72551783-586x387

Fonte:  Repubblica

© Foto Getty Images –