La lotta biologica ai nuovi parassiti derivanti dai cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici sono le cause di nuovi parassiti che attaccano le nostre produzioni agricole come il  grano, il mais, la vite, il pomodoro, il ciliegio e altri frutti. Una guida ragionata alla lotta biologia alla cimice asiatica, al moscerino dagli occhi rossi e al coleottero polifago giapponese. Leggi tutto!

Fronteggiare i nuovi parassiti che danneggiano l’orto e il giardino è la sfida più urgente. Non solo la globalizzazione ma anche i cambiamenti climatici ci pongono di fronte a nuove sfide fitosanitarie: combattere insetti dannosi provenienti da altri continenti. Le piante trovano naturali sistemi di autodifesa per contrastare nuovi parassiti e funghi ma i tempi possono essere così dilatati da compromettere la sopravvivenza di determinate specie endemiche. E se il gelo delle scorse settimane fa ben sperare i salentini che auspicano la distruzione della piccola cicala originaria dell’America Centrale che trasmette il batterio della Xilella fastidiosa, gli inverni normalmente miti del Sud non possono garantire la distruzione degli insetti vettori. Per questa ragione lo studio di parassitoidi in grado di contrastare questi insetti, il rispetto della natura e l’introduzione di pratiche biologiche e biodinamiche risultano le uniche armi in nostro possesso.

LE CAUSE DELL’ARRIVO DI NUOVI PARASSITI

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È ormai accertata la connessione tra gli attacchi di nuovi parassiti e l’intensificarsi degli scambi commerciali avvenuta nell’ultimo ventennio che unitamente alle merci trasportate, hanno introdotto dai Paesi Terzi nuovi e pericolosi fitofagi.

Ma c’è un’altra causa molto più devastante per le nostre coltivazioni: i cambiamenti climatici. Questi hanno reso il nostro paese un luogo molto più ospitale e accattivante per questi parassiti provenienti dall’Asia, dall’America e dall’Africa che hanno trovato nelle nostre campagne e nelle nostre città condizioni climatiche favorevoli.

 LA CIMICE ASIATICA CONTRO: ROSACEEE, GRANO, MAIS E PESCO

Tra le specie che meritano di essere segnalate per gli ingenti danni procurati dai nuovi parassiti è certamente la cimice asiatica, la Halyomorpha halys, che dalla sua prima comparsa a Modena nel 2012 ad oggi si è diffusa in maniera preoccupante in tutta la penisola procurando ingenti danni a circa 300 specie tra cui rosacee, grano, mais, kiwi, melo, nocciolo, pesco e pero. Contro la Halyomorpha halys antagonisti naturali sono l’Anastatus bifasciatus, una sorta di formica nera con riflessi blu di 2-2,5 mm di lunghezza o il Trissolcus japonica, un parassitoide di origine asiatica presente anche negli Stati Uniti, entrambi in grado di paralizzare la cimice asiatica. Altra strategia consiste nella distribuzione sulle colture di sostanze repellenti quali olio di chiodi di garofano o citronella, oltre al collocamento di trappole a base di feromoni di aggregazione o la sistemazione di reti anti-insetto.

LA POPILLIA JAPONICA: IL COLEOTTERO GIAPPONESE CONTRO VITE E POMODORO

La Popillia Japonica è un coleottero polifago di origini nipponiche simile al nostro maggiolino ma con le elitre rossicce anziché verdi. Gli adulti si nutrono di foglie, frutti e fiori mentre le larve attaccano non solo i nostri prati ma anche l’apparato radicale di pomodoro, vite, pisello e tigli. É diffusa soprattutto al nord ma la sua adattabilità a climi molto differenti è davvero notevole, giacchè è stata avvistata sia in Portogallo che in Russia. Antagonisti di questo coleottero sono i parassiti appartenenti alla famiglia dei Tiphiidae già introdotti dal Giappone nel Nord America per il controllo biologico di questo dannoso Scarabeide. Altre strategie prevedono la cattura dei nuovi parassiti con trappole ai feromoni degli insetti adulti o l’uso del Bacillus Thurigiensis, subspecie tenebrionis che attiva una tossina che agisce sull’apparato digerente paralizzandolo e procurando l’arresto dell’attività trofica e la morte dell’insetto dopo 2-5 giorni. Il Btt deve essere applicato subito dopo la schiusura delle prime uova, con piante asciutte, preferibilmente di sera e in condizioni meteorologiche serene, in ragione di 3-5 grammi di prodotto per 10 mq di coltura.

LA DROSOPHILA SUZUKII CONTRO CIELIEGIO, FRAGOLA, ALBICOCCA

La Drosophila suzukii, il moscerino dagli occhi rossi noto come SWD, acronimo di Spotted Wing Drosophila, si nutre dei frutti di ciliegio, fragola, lampone, mirtillo, fichi, albicocca e di alcune varietà di vite portandoli alla marcescenza. Diffusosi quasi contemporaneamente in Nord America e in Europa questo dittero è contrastato dal Pachycrepoideus vindemmiae, un parassita nerastro lungo 1,5-2 mm o dal Trichopria drosophilae, un imenottero autoctono di molte regioni italiane che depone le uova all’interno delle larve di Drosophila S. ed il cui lancio si esegue verso maggio, introducendo da 0,5 a 4 esemplari/mq e ripetendo i lanci ogni 7-15 giorni.

ALTRE SOLUZIONI: ANTAGONISTI E CONCIMI NATURALI

Se è vero che in natura ogni specie contribuisce al mantenimento della biodiversità, quando strappate dall’habitat naturale e introdotte in ecosistemi estranei alcune specie possono causare fenomeni spesso molto dannosi. Per questa ragione, riconoscere e contenere l’avanzata di questi nuovi fitofagi, non solo con l’impiego di insetti antagonisti ma ricreando quelle condizioni di equilibrio della natura, abolendo i prodotti di sintesi, utilizzando concimi naturali e pratiche agronomiche sostenibili e monitorare i nuovi parassiti da parte dei Servizi Fitosanitari regionali in sinergia coi centri di ricerca appaiono le uniche armi in nostro possesso.

Fonte: stilenaturale.com

 

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Sovescio nell’orto: cos’è e come si fa (le guide)

Una guida pratica per conoscere l’antica pratica del sovescio, le coltivazioni erbacee più indicate ed il periodo migliore per effettuarlo. Passo dopo passo l’antica pratica della concimazione del giardino e dell’orto.unnamed-6

Il sovescio è una pratica di concimazione organica che consiste nell’incorporare nel terreno alcune specie erbacee cresciute sullo stesso col fine di migliorarne le proprietà fisiche, chimiche e microbiologiche. In agronomia la concimazione organica si ottiene anche mediante concimazione verde che prevede, diversamente dal sovescio, l’incorporazione nel terreno di piante verdi coltivate e raccolte in altri terreni. Perché proprio oggi l’articolo sul sovescio? Perché la luna è prossima alla fase calante e questo, in biodinamica, risulta il periodo più propizio per effettuarlo. Vediamo cos’è e come si attua questa antica pratica di concimazione.

COS’È IL SOVESCIO

Il sovescio è una pratica di concimazione vegetale che consiste nell’interrare, con aratura o vangatura, una o più specie erbacee spontanee o coltivate a tal fine. Il sovescio è diffuso soprattutto nelle zone povere di letame e si pratica nei terreni argillosi o sciolti, per correggerli e ottenere quindi effetti opposti.

PERCHE’ FARE IL SOVESCIO

I vantaggi apportati dal sovescio sono:

  • il potenziamento dell’attività microbica
  • l’immissione di materia organica
  • la riduzione dei fenomeni erosivi del suolo
  • l’aumento della temperatura del terreno necessaria per la fermentazione della materia organica e per la formazione di humus
  • l’apporto di freschezza che migliora la conservazione dell’umidità
  • il mantenimento del contenuto di azoto nitrico e il contenimento dello sviluppo delle malerbe per effetto sia della copertura vegetale che delle proprietà diserbanti di alcune coltivazioni.

Inoltre, il sovescio mantiene aperto lo strato superficiale del terreno e consente la penetrazione di una maggiore quantità di acqua piovana, regalando alla coltura principale una riserva idrica tale da incrementarne la resa. Infine, alcune specie vegetali utilizzate per il sovescio e appartenenti soprattutto alla famiglia delle Brassicaceae, una volta interrate sono in grado di esplicare una potente azione fungicida, nematocida e insetticida.

LE CONDIZIONI AGRONOMICHE E CLIMATICHE OTTIMALI

Il sovescio è particolarmente indicato nelle zone in cui l‘inverno è mite e umido, la primavera e l’estate sono uniformemente piovose, oppure dove è possibile effettuare razionali irrigazioni, se necessarie. Quest’ultima pratica è indispensabile perché la coltura intercalare non può e non deve competere con la coltura principale successiva, a causa del fabbisogno idrico. Il sovescio quindi è indicato nelle zone con clima umido, caratterizzate da una lunga stagione vegetativa e con colture principali estive. In queste condizioni, infatti, l’evapotraspirazione della coltura intercalare, ad esempio una leguminosa, rappresenta anche il vantaggio, favorendo un giusto grado di umidità del terreno, di facilitare i lavori per la semina della coltura principale.

I MIGLIORI MIX DI SEMENTI DA SOVESCIO

Maggiore sarà il numero di essenze impiegate nel sovescio, maggiore sarà l’apporto di humus. Un miscuglio dato da una leguminosa e una graminacea o altra varietà, infatti, oltre al vantaggio di un maggiore apporto di sostanza organica, dona una maggiore durata dell’effetto del sovescio. Qualora il miscuglio di sementi sia preparato in casa è preferibile accertarsi che tutte le essenze abbiano tempi di germinazione simili.

LEGUMINOSE E GRAMINACEE

Le varietà utilizzate e adatte al sovescio sono principalmente le leguminose che apportano azoto, ma anche le crucifere che sono indicate per produrre una notevole massa vegetale in tempi brevi e le graminacee che mischiate con le leguminose apportano notevoli vantaggi.

Le specie più utilizzate di queste famiglie sono:

che ha un accrescimento molto rapido e resiste alle basse temperature.

  • Vecce
  • piselli da foraggio
  • trifogli

sono, invece, indicati per arricchire il suolo di azoto. Tutte queste varietà sono a rapido accrescimento, quindi, idonee a occupare il posto delle colture intercalari. La biodiversità del mix è assicurata anche dall’utilizzo delle cosiddette “piante integrative”, che migliorano la struttura del suolo grazie a differenti apparati radicali che assicurano una maggiore esplorazione del suolo e conseguentemente maggiori azioni benefiche.

Tra queste bisogna citare:

  • la camomilla
  • la cipolla
  • il finocchio
  • la valeriana
  • la bietola da taglio
  • il grano saraceno (che domina naturalmente le malerbe)
  • la facelia (ottima nettarifera per le api)

LE QUANTITA’ DI SEME DA UTILIZZARE PER IL SOVESCIO

Le quantità di seme necessario, espresse in Kg/ha, sono: di circa 15-20 per colza, trifoglio e ravizzone invernale, di circa 150-200 per la segale e il favino, di 25-30 per la loiessa, che compete molto bene con le infestanti ed è un’ottima cover crop e di 200 per la veccia vellutata. Quest’ultima è generalmente utilizzata in consociazione con graminacee, come loiessa e segale, per ridurre gli svantaggi caratteristici delle varietà appartenenti a questa famiglia, che quando impiegate in purezza risultano caratterizzate dalla lenta decomposizione del materiale vegetale e dal ridotto potere coprente della veccia in inverno. Le dosi per i mix variano da 30 a 200 kg/ha a secondo delle miscele scelte. Tutte queste dosi variano in funzione della varietà e della modalità di semina. Il vostro negoziante di fiducia vi saprà consigliare al meglio.

QUANDO EFFETTUARE IL SOVESCIO

Il sovescio autunnale prevede la semina da settembre a ottobre, quello primaverile da febbraio a marzo e quello estivo, da escludere nei climi aridi, da maggio a giugno. Le leguminose si seminano sia in autunno che in primavera, nel primo caso si sovescia in primavera, nel secondo in estate. Il momento favorevole per l’interramento corrisponde alla fioritura e possibilmente immediatamente prima di giornate piovose e con la luna in fase calante.

COME EFFETTUARE IL SOVESCIO

Il sovescio autunnale si esegue fino ad ottobre e prevede l’arieggiamento del terreno e una lavorazione superficiale (effettuando un’aratura superficiale, utilizzando una zappa o un erpice a dischi, a seconda dell’area da lavorare) per creare un buon letto di semina atto ad accogliere le sementi, che andranno distribuite con una densità tale da non lasciare spazio alle eventuali infestanti. In mancanza di piogge è bene irrigare subito dopo la copertura del seme, assicurando un buon grado di umidità del terreno fino alla germinazione dello stesso. In primavera, all’inizio della fioritura, si potrà sfalciare la massa verde, triturarne la parte aerea e lasciarla appassire qualche giorno. Solo a questo punto la si potrà miscelare al terreno, interrandola a circa 15 cm di profondità (10 cm nei terreni argillosi, per favorire la decomposizione, grazie una maggiore disponibilità di ossigeno atmosferico) ed effettuando questa operazione, se si vuole seguire il calendario biodinamico, nei giorni di luna crescente.

AVVERTENZE SUL SOVESCIO

I tempi per la nuova semina o per effettuare un trapianto, vanno dai 20 ai 60 giorni, a secondo della coltura. Bisogna tenere presente che gli effetti benefici del sovescio sull’aumento dell’humus e dell’azoto nel terreno, a differenza della letamazione, non possono essere simultanei. La ragione sta nel fatto che il tasso umico aumenta se vengono incorporate nel terreno piante mature, ricche di lignina e resistenti alla decomposizione ma povere di azoto disponibile, che invece aumenta quando le piante sovesciate sono botanicamente immature, quindi povere di cellulosa e facilmente decomponibili. Pertanto, l’effetto del sovescio dipende dal suo grado di sviluppo al momento in cui viene interrata la coltura. A tal fine, il sovescio di leguminose è utile soprattutto per trasferire azoto dall’atmosfera al terreno più che per aumentare il tasso di humus nel suolo.

Fonte: stilenaturale.com

 

Tutto sulle coccinelle, le alleate della lotta biologica

Come attirare nel nostro orto e giardino le coccinelle e come nutrirle e accudirle. I consigli pratici per prendersi cura dei preziosi alleati per la lotta biologica

Si pensa, sbagliando, che l’unico modo per proteggere quindi le fioriture dei nostri giardini e balconi sia utilizzare agenti chimici che combattono i parassiti. Non è così la natura è magica e ci offre soluzioni biologiche come le coccinelle.
Le coccinelle sono la soluzione naturale per combattere i parassiti e soprattutto gli afidi. Pensate che alle nostre latitudini ben ottocento sono le specie di afidi che possono mettere a rischio la salute delle nostre piante succhiandone la linfa e se non volete usare la chimica per eliminarli è necessario rivolgersi agli “insetti ausiliari” che si dividono in predatori e parassiti. Fra i predatori sono appunto le coccinelle (sia adulte che larve) che peraltro aiutano anche gli altri insetti a tenere sotto controllo gli afidi.

COSA MANGIANO LE COCCINELLE

Ma cosa mangiano le coccinelle, chiamate anche coleotteri? La maggior parte sia gli adulti che le larve, mangiano insetti più piccoli di loro e il nettare dei fiori; mentre alcune specie come la Illeis Galbula mangiano vegetali e radici dei funghi. Ecco che, data la sua alimentazione, l’animaletto è perfetto per ripulire balconi e giardini. La coccinella septempunctata per il suo appetito è stata addirittura esportata nel Nord America apposta per mangiare afidi e acari. Altre coccinelle si alimentano invece con le uova dei lepidotteri, delle cocciniglie, delle mosche bianche e degli afidi. Fra tutte quelle che mangiano gli insetti, il National Geographic a seguito di uno studio ha dichiarato che possono arrivare a mangiarne, nell’arco della loro vita, qualcosa come 5000!Calendula_Fiori_Erbe_Prato_Estate_900x1600-300x169

PIANTE PER ATTIRARE COCCINELLE

Esistono alcune piante necessarie alla lotta biologica contro gli afidi che favoriscono la vita delle coccinelle nel vostro giardino e balcone.

Il Tarassaco (Taraxacum officinalis) è la prima dell’elenco. Più nota come “dente di leone” o “soffione”, il tarassaco è un’asteracea dalle molte proprietà medicamentose. Dalle sue foglie si preparano infusi e decotti.
La Calendula (Calendula officinalis) è un’asteracea conosciuta fin dall’antichità per le proprietà emollienti e lenitive. Dai colori caldi è pianta facile da coltivare anche in vaso. Eccellente repellente anche contro le zanzare.
Potentilla (Potentilla erecta) e la pianta perenne tipica dei prati sfalciati. Poco esigente, richiede solo un po’ di fresco nei mesi più caldi dell’anno.

Il Fiordaliso (Centayurea cyanus) coi suoi splendidi fiori blu-azzurri attira le coccinelle sia per il colore che per il polline.
Il geranio (Pelargonium sp.) uno dei più amati e diffusi fiori da balcone oltre che a compiacere l’insetto rosso a pois è ottimo anche per tenere lontane le zanzare.

Anche la Menta (Mentha officinalis) facilissima da coltivare e ampiamente usata oltre che per il mojito in tisane e bevande fresche è una pianta rustica dall’aroma inconfondibile e compiacente per le coccinelle.
Il profumatissimo gelso (Morus L), l’aglio il prezzemolo e l’aneto completano quello che è solo un breve elenco delle piante che non devono mancare nel vostro balcone o giardino. Scegliete quindi cosa piantare se volete proteggere biologicamente il vostro verde e ospitare le simpatiche coccinelle.

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COCCINELLE BUONE E COCCINELLE CATTIVE

Non tutte le coccinelle però oltre ad essere belle sono anche buone. L’Harmonia axyridis originaria dell’Asia e da poco in Italia sta diventando un problema per le “nostrali” coccinelle come Adalia bipunctata e Propylea quatuordecimpunctata, dato che l’asiatica vive più a lungo, ha meno perdite durante l’inverno, è più feconda e non subisce l’ attacco di funghi e vespe parassitoidi che attaccano invece le specie nostrane. Il problema è grande dato che a questa coccinella asiatica piacciono molto i famosi vitigni italiani; ma siamo certi che poco potrebbe piacere ai consumatori Chianti e Barbera al succo di coccinella asiatica.

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La globalizzazione che ci ha portato queste coccinelle asiatiche non ci ha portato però al momento la soluzione per frenarle. Pare che l’unico rimedio possibile al momento sia nell’estratto di Nepeta cataria, la pianta che piace ai gatti, ma spruzzare erba gatta sulle vigne non pare certo un beneficio per il futuro vino. Al momento non c’è soluzione e questo è un grosso problema perché la coccinella asiatica sta di fatto soppiantando l’autoctona. Il fatto più curioso è poi che queste coccinelle sono state volutamente introdotte a scopo di lotta biologica in Francia, Belgio e Olanda e poi ha preso il sopravvento. Della serie era meglio il male del rimedio perché le coccinelle asiatiche si mangiano anche le altre coccinelle!

Fonte: stilenaturale.com

La lotta biologica nell’orto di maggio

Una guida sostenibile per la lotta biologica nell’orto di maggio. La guida pratica per combattere lumache rosse e grillo talpa con trappole, rimedi e dosaggi.

L’orto di maggio è un mese impegnativo: bisognerà sarchiare per eliminare le erbe infestanti, si potrà seminare in piena terra coltivazioni quali carote, zucche, peperoni, peperoncini, insalate e aromatiche e seminare in semenzaio all’aperto cavolo, porro e sedano; maggio è anche il mese dei trapianti, in particolare modo, solanacee cucurbitacee. Quest’ultima operazione colturale è molto delicata, pertanto, si dovrà prediligere il sistema con il pane di terra che garantisce una minore mortalità delle piante messe a dimora e un attecchimento e un accrescimento uniforme e regolare. A maggio, poi, in previsione dell’arrivo del caldo estivo, si dovrà pacciamare alcune colture per mantenere un buon grado di umidità del terreno e per limitare le sarchiature. Ancora, in questo mese in cui le nostre coltivazioni crescono e si fanno più rigogliose, è bene pensare ai sostegni e iniziare a raccogliere aglio e cipolle.
LE MALATTIE

Maggio è anche un mese in cui le nostre coltivazioni sono minacciate da attacchi parassitari quali la dorifora della patata, gli afidi, le lumache e il grillotalpa. Ricordarsi di controllare settimanalmente le nostre coltivazioni rimane il migliore metodo per controllare e contenere gli eventuali attacchi parassitari.

LE LUMACHE

Le lumache appartengono alla classe dei gasteropodi e si dividono in chiocciole se presentano il guscio, e in limacce se non lo hanno. Le prime possono essere utili perché si cibano anche di uova di limacce, mentre queste ultime sono molto dannose per le colture e per le specie ornamentali poiché si nutrono di fiori, di foglie e di porzioni verdi di pianta, compromettendo, in alcuni casi, la vita stessa della pianta defogliata. Le lumache prediligono le ore serali, le temperature miti e l’umidità.

LA PACCIAMATURA CONTRO LE LUMACHE

Uno dei rimedi più semplici e utili contro le limacce è la segatura, la cui consistenza asciutta e ruvida risulta poco invitante per le lumache. Spargere la segatura o il truciolato sul terreno, e quindi pacciamare, allontana le lumache, trattiene l’umidità del terreno e contribuisce al controllo delle malerbe.coccinelle

TRAPPOLE DI BIRRA CONTRO LE LUMACHE

Altro rimedio contro le lumache sono le trappole di birra, da cui le lumache sono attratte: interrate un vasetto contenente birra e sostituitelo ogni due giorni. L’odore attirerà le lumache, che moriranno per annegamento.
I LUMACHICIDI BIOLOGICI

In commercio esistono anche dei lumachicidi biologici a base di ossido di ferro, che si spargono uniformemente tra le piante o si distribuiscono sul perimetro interessato e che, oltre a catturare le lumache, arricchiscono il terreno di microelementi. Il dosaggio consigliato è di 5 g ogni mq, da applicare fino a 4 volte nell’arco dell’intero ciclo vegetativo, preferibilmente durante le prime ore serali. Unico neo: il costo non proprio contenuto.
LA RACCOLTA MANUALE. UTILE PER NUTRIRE I NOSTRI ANIMALI DA CORTILE

Un’efficace tecnica di lotta alle lumache è rappresentata dalla raccolta manuale durante le ore serali e se avete polli e anatre ricordate che questi, come tutti gli avicoli, sono ghiotti di limacce.
ALTRI RIMEDI CONTRO LE LUMACHE

Salvia, timo e assenzio, invece, sono ottimi repellenti naturali contro le lumache. Un altro metodo per scoraggiare le lumache è dato dalla dispersione nell’orto di polveri che potrebbero attaccarsi al corpo umido di questi voraci molluschi di terra, disidratandolo. Fondi di caffè, cenere di legna e gusci d’uovo polverizzati, come i nastri adesivi coperti di sale, hanno però la controindicazione di essere lavati dalle piogge e dall’umidità. Recenti studi, infine, confermano che la presenza di lombrichi e la biodiversità del nostro orto farebbero diminuire gli attacchi delle lumache quasi del 60%.
IL GRILLOTALPA

Il grillotalpa è un insetto polifago di colore bruno dell’ordine degli Ortotteri, è lungo tra i 3 e 5 cm, ha un diametro di 2 cm e si presenta con due zampe robuste con le quali scava gallerie nel terreno, tranciando le radici delle piante. Il grillo talpa predilige terreni umidi e di bonifica ed è un insetto infestante e notturno. Buchi nel terreno, piante secche, tuberi e foglie rosicchiate sono i segni della presenza del grillotalpa, spesso attratto nel nostro orto da residui vegetali di carote, peperoni e pomodori.

TRAPPOLE DI BIRRA NELLA LOTTA CONTRO IL GRILLOTALPA

Anche in questo caso le trappole di birra rappresentano un ottimo alleato nella lotta biologica. Sarà sufficiente interrare una bottiglia di plastica tagliata a metà, riempita di birra e residui di ortaggi, per attirare il grillotalpa. Bruciare gli insetti catturati e spargerne la cenere sul terreno rappresenta, invece, un ottimo repellente contro possibili futuri attacchi. E’ consigliabile procedere quando l’adulto esce per accoppiarsi, tra aprile e tutto maggio.
I NEMATODI NELLA LOTTA CONTRO IL GRILLOTALPA

L’applicazione del nematode si effettua previa dispersione in acqua, distribuendolo poi al suolo con un mezzo a doccia. I nematodi entomopatogeni di tipo Steinernema Carpocapsae sono parassiti utili nella lotta biologica contro le larve di grillotalpa. Una volta penetrati nelle aperture naturali di quest’ultimo, ne causano lentamente la morte.
DOSI, MODALITA’ E AVVERTENZE NELL’UTILIZZO DEI NEMATODI NELLA LOTTA CONTRO IL GRILLOTALPA

Il dosaggio è di 50 milioni di larve per 100 m2, è consigliabile acquistare il prodotto in prossimità dell’utilizzo, conservarlo al fresco e agire tra maggio e settembre. Lo Steinernema Carpocapsae è un parassita innocuo per coltivazioni e animali ma non è un prodotto selettivo, pertanto, potrebbe essere sconsigliabile il suo utilizzo in agricoltura.
LAVORAZIONI DEL TERRENO CHE SCORAGGIANO LA PRESENZA DEL GRILLOTALPA

Come abbiamo visto, l’habitat ideale del grillotalpa è rappresentato dai terreni umidi, un buon drenaggio del terreno, dunque, contribuisce a prevenire la presenza di questo dannoso insetto.

Fonte: stilenaturale.com

 

AUTUNNO nell’orto e nel giardino

Le raccolte autunnali e i progetti per le nuove stagioni

Grazia Cacciola

Sebbene questi mesi (settembre, ottobre e novembre) siano più di raccolta che di semina, si possono prevedere e attuare nuove coltivazioni per il prossimo anno. Una pianta che secondo me non dovrebbe mai mancare in un orto-giardino è l’iperico. Sebbene si possa raccogliere facilmente allo stato selvatico, non è presente proprio ovunque e non sempre raggiungibile. Inoltre, disponendo ormai di una decina di varietà reperibili nei vivai, funziona bene anche come pianta ornamentale e come nutrimento per molti insetti impollinatori, grazie alla quantità notevole di pistilli. Mettendo a dimora ora una nuova pianta di iperico, saremo in grado di avere già in primavera-estate un buon raccolto per gli usi molteplici dei suoi fiori e frutti. Questo è anche il tempo in cui ritornano a essere particolarmente famelici alcuni aggressori delle nostre coltivazioni, complice la maggiore umidità. Sì, esatto, quelle ingorde “lumache”, termine con cui indichiamo dalle chiocciole alle limacce. Devo ammettere che in alcuni momenti mi sono trovata come molti a combattere una lotta impari e a vedere divorate le mie insalate, grazie anche a vicini poco amanti del biologico che sterminavano qualunque forma di vita entrasse nel loro orto. Ecco due modi con cui tengo a freno queste signore ingorde. Il primo potrà suscitare il riso di molti: gli do da mangiare. Qualunque specie è ghiotta di crusca: nei mesi di punta, come settembre, ne lascio dei mucchietti sul terreno sotto dei vasi capovolti. Alla mattina le trovo riunite sotto il vaso basta raccoglierle delicatamente con i guanti e traslocarle lontano dall’orto.

Iperico: le sommità

fiorite (foto G. Cacciola)

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IPERICO (Hypericum perforatum L.)

L’iperico è una pianta erbacea che cresce dalle zone marittime a quelle alpine più secche, soprattutto nelle radure dei boschi e ai bordi delle strade. Di facile coltivazione e propagazione, richiede un’esposizione in pieno sole o massimo a mezz’ombra. Si diffonde maggiormente grazie al rizoma sotterraneo. Ha foglie opposte sessili, di forma ovale allungata e fiori giallo intenso, raccolti in corimbi ramificati, che si distinguono per i gruppi folti, i cinque petali e un numero alto di stami che può arrivare fino a un centinaio nelle varietà più rigogliose. Il frutto, che segue la fioritura, è una capsula ovale rosso vivo che alla piena maturazione si apre lasciando cadere i semi neri. Dell’iperico si utilizzano sia le sommità fiorite che i frutti. Le sommità fiorite si raccolgono in giugno-luglio quando la maggior parte dei fiori è aperta, mentre i frutti vanno raccolti in luglio-agosto, quando sono pieni e turgidi, poco prima che si aprano per lasciar cadere i semi. Generalmente si raccoglie in mazzi, anche se i fusti sono inutili: è più semplice farlo seccare appeso che disporre a seccare tutti i fiori. Si può poi conservare in sacchetti di carta o di tela grezza: in ambienti areati, si conserva fino a due anni. Gli utilizzi sono dei più svariati. Sia con i fiori che con i frutti si possono fare liquori digestivi, qualità che l’iperico ha già come tisana, insieme a proprietà antispasmodiche e ipotensive. Per un infuso digestivo o coadiuvante per modesti problemi di pressione alta: 1 g delle sommità fiorite in 100 ml di acqua calda, una o due volte al giorno. L’utilizzo più diffuso resta comunque quello cosmetico, infatti già anticamente l’iperico veniva utilizzato per piaghe, ferite e scottature, sia in forma di decotto che in forma di oleolito (tintura oleosa). Sia il decotto di sommità fiorite di iperico che l’olio di iperico (vedi ricette) sono meravigliosi balsami per la pelle, soprattutto in caso di eritemi solari, ma anche come doposole ridonano alla pelle elasticità e prevengono gli arrossamenti. Il secondo metodo invece prevede la mia trasformazione in provetta albergatrice… di ricci! In un muretto dell’orto, con diversi buchi a livello del terreno che abbiamo coperto con erbacce e fogliame lasciati appositamente davanti, si è ricoverata spontaneamente una famigliola di ricci. Il primo, nella foto, aveva in realtà scelto la legnaia, gli altri invece hanno scelto le più comode suite nell’orto. Sono inquilini ideali: pagano l’alloggio puntualmente, tenendo l’orto sgombro da larve, lumache, piccoli roditori e piccoli rettili.tana

Una tana, con foglie secche e rovi di copertura, da riparo a una famiglia di ricci che collaborano nella lotta biologica dell’orto. (Foto G. Cacciola)

Le ricette con l’iperico

Ricetta per il decotto di iperico per uso esterno

15 g di sommità fiorite fresche

o 5 g di sommità fiorite secche

100 ml di acqua minerale o acqua naturale priva di cloro

Mettere in infusione i fiori nell’acqua calda. Lasciare intiepidire e fare impacchi e compresse lasciando i fiori in infusione fino al raffreddamento dell’acqua. Il decotto freddo rimasto può essere utilizzato per un pediluvio ammorbidente (insieme a 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio) oppure come acqua per innaffiare le piante.

Ricetta per la tintura oleosa di iperico

30 g di sommità fiorite fresche oppure di frutti maturi

100 ml di olio di semi di girasole biologico spremuto a freddo

5 g di alcol etilico 90°

La ricetta più tradizionale prevede l’olio di oliva, ma dato l’alto contenuto di vitamina F dell’olio di semi di girasole se spremuto a freddo, si può ottenere una funzione eudermica migliore sostituendolo all’olio di oliva. Invasare l’iperico con l’olio e lasciare al sole per 15 giorni, agitandolo quotidianamente. Trascorso questo tempo, filtrare e utilizzare fino a 6 mesi dall’apertura del barattolo. Si mantiene in barattolo chiuso, al buio, fino a 16 mesi.

 

Grazia Cacciola (www.erbaviola.com), è specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili e in scienze naturopatiche. È autrice di saggi professionali e manuali divulgativi sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici, tra cui  L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti (FAG), e Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione (FAG). Ha collaborato a progetti dell’Unione Europea per l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico ed è stata l’esperta di coltivazione naturale nella trasmissione Geo&Geo, Rai3. Collabora come consulente per la coltivazione e nutrizione sostenibile con diverse tv e radio. Pratica l’alimentazione vegetariana (vegan) da molti anni.

Fonte: www.viviconsapevole.it

Agricoltura biologica: cos’è la lotta biologica e perché è meglio dei pesticidi

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L’agricoltura biologica o bioagricoltura si pone come obiettivo la produzione di frutta e verdura nel pieno rispetto della stagionalità e con una particolare cura nella coltivazione dei terreni. Caratteristica peculiare e distintiva dei prodotti coltivati secondo le norme ‘bio’ è l’eliminazione di sostanze chimiche per il trattamento delle piante, evitando anche l’uso di diserbanti e concimi non naturali. I risultati di uno studio del Rodale Institute, un ente che ha realizzato studi pratici comparati tra agricoltura biologica e convenzionale, hanno evidenziato che coltivando i terreni in base al criterio della rotazione delle colture e secondo le regole della bioagricoltura si ottengono raccolti non solo quantitativamente equivalenti ma anche migliori per la salute, data l’assenza di residui di fitofarmaci e sostanze chimiche. Tra le tecniche dell’agricoltura biologica che eliminano l’utilizzo di sostanze artificiali nelle colture compare la lotta biologica. Si tratta di una tecnica che punta sull’antagonismo esistente fra gli organismi viventi per sconfiggere quelli dannosi per le coltivazioni agricole. Il principio base, quindi, consiste nel mantenimento e nella protezione dell’equilibrio naturale insieme allo sfruttamento diretto dei parassiti predatori degli animali nocivi. L’allevamento di insetti utili, diventa, nella prospettiva della lotta biologica, la strategia ideale per coniugare la migliore qualità nella produzione agricola con la sostenibilità ambientale. È anche vero, d’altronde, che da sola questa strategia non può assicurare la protezione totale delle colture, dato il numero limitato di specie di insetti controllabili. Per questo iniziano ad essere adoperate anche altre tecniche naturali di tipo biologico, come i feromoni, le sostanze emesse da apposite ghiandole, che possono costituire una trappola per le molteplici specie che si nutrono delle piante.

Fonte: tuttogreen