Recup e QuartieriRicicloni in zona Stazione Centrale: la collaborazione possibile con chi aiuta i profughi

Ecco come il progetto Recup, nell’ambito di Quartieri Ricicloni, si sta sviluppando a Milano. Dal recupero del cibo ancora buono nei mercati, alla collaborazione possibile con chi affronta l’emergenza profughi in zona Stazione CentraleImmagine1

In zona Stazione Centrale, a Milano, ci sono realtà per molti ignote, ma indispensabili alla città e soprattutto a tantissime persone. Compito del progetto Quartieri Ricicloni é anche quello di mappare il territorio, creare collegamenti e solidarietà tra realtà già esistenti, magari limitrofe, ma che non si conoscono. Così come informare la cittadinanza su ciò che accade proprio sotto i propri balconi, dentro o fuori dai cortili condominiali, nelle strade e nelle piazze, nei mercati e nei retrobottega di alcuni negozi.  Perché facciamo questo? Si parla sempre di eventi spiacevoli, di quanto sia dannoso l’intervento dell’uomo sulla natura, di quanto sia cattivo lo stesso essere umano con i propri simili. Con Quartieri Ricicloni, invece, vogliamo portare l’attenzione su notizie positive, lasciare indicazioni da seguire per essere più consapevoli, più sostenibili, per rendere la città migliore, attraverso l’evoluzione di alcune buone pratiche possibili nella vita quotidiana. In via Sammartini, alcuni giorni fa, ho incontrato i rappresentanti di tre importanti associazioni che hanno cura del quartiere e dei suoi abitanti. L’ appuntamento é avvenuto nella sede di una di queste, presso laCasa Famiglia (SPRAR) del progetto Farsi Prossimo dove, insieme alla responsabile Daniela Ceruti e aDonatella Ronchi e Orsola Saporiti di Fas (Gruppo Ferrante Aporti Sammartini) abbiamo dialogato a lungo sui loro progetti e su come il progetto Recup, contro lo spreco alimentare e l’esclusione sociale, potrebbe integrarsi.
SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) é un progetto dato in gestione dal Comune di Milano alla Cooperativa Farsi Prossimo nella sede in via Sammartini 75. Alcuni ospiti provengono già dal territorio italiano, altri arrivano con voli umanitari dai Paesi in cui si stanno svolgendo terribili guerre. Spaesati, spaventati, giungono a Milano e possono trovare un minimo di tranquillià all’interno della Casa Famiglia. Solitamente, il tempo di permanenza é un anno, fino all’ottenimento della risposta della commissione territoriale, che può affidare loro una propria dimora.  All’interno della casa si raccolgono abiti, oggetti, giocattoli (essendo una «casa-famiglia» ospita anche bambini!) biciclette … Tutto ciò che non viene più usato da altri può trovare una nuova appartenenza e un nuovo scopo. Anche il cibo: si ricevono infatti derrate dal Refettorio Ambrosiano e dai panettieri in zona, che deliziano gli ospiti con pizze e focacce. Daniela mi propone di collaborare col progetto Recup«I nostri ospiti potrebbero recarsi al mercato ad aiutare i volontari di Recup e, allo stesso tempo, a recuperare per loro stessi. In via Zuretti, qui vicino, c’é un mercato: una volta imparato a “far Recup”, si potrebbe avviare anche li’». 

Anche Donatella e Orsola, attraverso il progetto contAMIniamoCI, hanno creato legami tra le attività presenti sul territorio. Loro fanno parte dell’Associazione FAS che dal 2012 lotta per mantenere alti i riflettori su quei 3 km di strada (o di «deserto», come sottolinea Donatella) che corrono ai lati dei binari della Stazione Centrale e, più precisamente, sui magazzini abbandonati delle vie Ferrante Aporti e Sammartini.Ci sono ben 138 magazzini, quasi tutti inutilizzati. Ripeto: 138 per un totale di di 44.00 mq! Dal 2001 di proprietà di Grandi Stazioni, che ha sfrattato le precedenti attività, nei pochi magazzini ancora utilizzati trovano posto una discoteca, due locali pubblici, due depositi, il Memoriale della Shoah, l’HUB di Arca che ne occupa più di uno, ma avrebbe bisogno di più spazio. Il gruppo FAS insieme ad altre associazioni di quartiere è riuscito ad ottenere la ripulitura delle facciate, per migliorare l’aspetto del quartiere, ma per ora nulla di più. L’obiettivo sarebbe quello di rendere alcuni magazzini una fucina di attività ad uso e gestione degli stessi cittadini residenti e FAS potrebbe porsi come capofila del progetto. Recuperare volumetria, riattivando questi luoghi strategici sul territorio, sarebbe la cosiddetta “rigenerazione urbana”, ottenibile con minor consumo di suolo e maggior integrazione tra il quartiere e i magazzini stessi. L’anno scorso quelli di FAS hanno anche pubblicato un libro sull’argomento, «C’è vita intorno ai Binari- Passato, presente e futuro dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale di Milano», per presentare il lavoro fatto intorno ai Magazzini di Via Sammartini e Ferrante Aporti, la storia del luogo, il suo presente, cosa potrebbe divenire. Insieme a Donatella e a Orsola, abbiamo infine lasciato la Casa Famiglia di via Sammartini 75 per recarci poco più avanti, all’HUB di Progetto Arca, al civico 120 di via Sammartini. Qui, ogni giorno arrivano circa 300 migranti. Lo spazio é poco, anche se accogliente. Ci sono circa 70 posti letto: molti sono costretti a dormire all’aperto, nonostante la sala principale venga riempita di brandine fino quasi alla porta, per cercare di soddisfare tutti. Alcuni volontari ci vengono incontro, curiosi del motivo per cui mi sono recata lì. Spiego loro il progetto RECUP, che consentirebbe di poter fornire con continuità le cucine di HUB Arca con frutta e verdura recuperati dal mercato. Così come abbiamo fatto la prima volta lunedì scorso quando (grazie a Donatella Ronchi e al suo furgoncino) già 180 kg di banane recuperate nel mercato di via Esterle/Cambini, erano arrivate in via Sammartini 120.  La collaborazione tra queste realtà e un progetto come Recup, attivo contro lo spreco alimentare e l’esclusione sociale, potrebbe essere un nodo importante del cambiamento che tutti vogliono attuare: una maggiore unione, solidarietà, forza, la proposta di una città migliore e rispettosa dei  suoi luoghi, dei suoi abitanti, di tutti coloro che da Milano passano, per ritornarvici anche solo col cuore.

*QuartieriRicicloni fa parte del progetto “Cittadinanza attiva contro lo spreco a Milano”, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it

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Milano Food policy, un concorso per premiare buone pratiche sul cibo sostenibile

Iscrizioni aperte fino al 30 agosto e riservate a orti urbani, catering e attività anti spreco già esistenti. In palio premi da 2.500 euro. Il concorso si inserisce nel progetto “Food Smart Cities for Development”, cofinanziato dalla UEImmagine

Il Comune di Milano e Equo Garantito, l’associazione italiana che raggruppa più di 80 organizzazioni del Commercio Equo e Solidale in Italia, hanno indetto un concorso per premiare le buone pratiche locali sul cibo sostenibile, che rispondano alle priorità della Food Policy di Milano. Tra le possibili attività finanziabili ci sono gli orti urbani, i micro giardini, i micro catering, i mercati di contadini o gruppi di acquisto locale, attività di recupero delle eccedenze alimentari e molte altre azioni già in essere. Le iscrizioni per la partecipazione al bando si chiuderanno il 30 agosto 2016. Le migliori pratiche verranno selezionate da una giuria e votate dal pubblico online e le tre vincitrici riceveranno un premio di 2.500 euro. Il bando “Micro-azioni per la creazione di un sistema alimentare locale più equo e sostenibile” e il modulo di presentazione della domanda sono scaricabili dal sito di Equo Garantito a questo link.
Il concorso si inserisce nell’ambito delle azioni del progetto europeo “Food Smart Cities for Development”, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dal Comune di Milano, che vede la partecipazione di altre 11 città a livello internazionale e di molte organizzazioni della società civile, tra cui Equo Garantito, che nel 2015 ha promosso la “World Fair Trade Week”,  la più grande fiera del Commercio Equo e Solidale realizzata in Italia.
“Food Smart Cities for Development” ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini europei sui temi del cibo e della cooperazione allo sviluppo, creando occasioni per promuovere pratiche che rendano i sistemi alimentari più equi e sostenibili. Il progetto europeo, attraverso il coinvolgimento della società civile milanese, vuole promuovere azioni che rispondano agli obiettivi della Food Policy, la strategia del cibo approvata lo scorso ottobre dal Consiglio comunale, dopo un lungo percorso partecipato. La Food Policy di Milano ha stabilito 5 priorità: 1) Garantire accesso al cibo sano e acqua potabile; 2) Promuovere la sostenibilità del sistema alimentare; 3) Educare al cibo; 4) Lottare contro gli sprechi; 5) Sostenere e promuovere la ricerca scientifica in campo agroalimentare.

Fonte: ecodallecitta.it