Il supermercato del popolo a Londra gestito dai soci-clienti e senza spreco di cibo

A Londra nei pressi del British Museum è attivo The People’s Supermarket, un supermercato gestito da soci-clienti che cucinano anche il cibo in scadenza per non sprecarlo

L’idea geniale del The Peoples’s Supermarket a Londra, a due passi dal British Museum consiste non solo nell’avere una gestione diretta ossia i clienti non solo sono soci ma anche commessi a fronte di 25 sterline di iscrizione, ma di non sprecare cibo poiché questo viene preparato nella cucina comune. Grazie a questo tipo di gestione i prezzi risultano particolarmente convenienti e ciò conferma il claim del supermercato:

Un supermarket gestito dal popolo per il popolo, che vende il cibo migliore ai prezzi più bassi.

Il rispetto per l’ambiente dunque si traduce in zero spreco di cibo grazie alla The Peoples’ Kitchen, la cucina che usa i prodotti interni del supermercato per confezionare nutrienti piatti pronti da acquistare. Dicevamo che tutti gli ingredienti provengono dal negozio e se possibile, da alimenti prossimi alla loro data di scadenza. Dal primo giorno, la cucina è stato un enorme successo e ciò ha consentito di risparmiare almeno 100 Kg di rifiuti al giorno.kitchen

Ma il colpo di genio è rappresentato dalle piante coltivate all’interno del supermercato: possono poi essere usate in cucina o messe in vendita.il-supermercato-del-popolo-2

Infine, il vantaggio per i clienti-commessi è rappresentato dallo sconto sui prodotti: in cambio di 4 ore li lavoro a settimana possono risparmiare il 20 per cento sui prodotti venduti nel supermercato. Chissà se in Italia ne apriranno mai uno simile.

Fonte:  ConsoGlobeTipimetropolitani
Foto | The People’s Supermarket @ Facebook

Auto a idrogeno, con 37 mln di euro la rivoluzione dell’idrogeno finanziata da Londra a Bolzano

110 nuove auto a idrogeno da Londra a Bolzano per la rivoluzione dell’idrogeno finanziata con 37 milioni di euro

La FCEV per ora concept car di Honda alimentata a idrogeno debutterà nel 2016 a Londra assieme ai modelli di BMW, Daimler, Hyundai e Toyota grazie a un accordo sottoscritto con le case automobilistiche e voluto dal sindaco Boris Johnson. L’accordo rientra nell’ambito del progetto HyFive – Hydrogen For Innovative Vehicles con cui le cinque case automobilistiche e la Greater London Authority mettono in campo 37 milioni di euro per l’espansione delle auto a idrogeno. L’obiettivo è incentivare la produzione di vetture a idrogeno e stazioni di ricarica e coinvolge Londra, Copenhagen, Svezia meridionale, sud della Germania, Austria e Nord Italia con in testa la provincia di Bolzano. Le 5 diverse case automobilistiche produrranno un totale di 110 veicoli a celle a combustibile che saranno distribuite tra Bolzano, Copenaghen, Innsbruck, Londra, Monaco e Stoccarda entro il 2015, anno in cui alcuni dei produttori del partenariato avranno iniziato presentare sul mercato europeo alcuni modelli di auto a idrogeno. Un vantaggio per la nuova tecnologia è dato dal fatto che le stazioni si divideranno il carburante concordato a livello internazionale così come gli standard di rifornimento. Tutti i partner del progetto usano questa occasione per acquisire le conoscenze che puntano a dimostrare la fattibilità di veicoli a idrogeno. Partecipano in totale 15 aziende tra cui Air Products, Copenhagen Hydrogen Network, ITM Power, Linde, OMV, Element Energy, PE INTERNATIONAL, Institute for Innovative Technology e European Fuel Cell and Hydrogen Joint Undertaking (FCH JU).progetto-idrogeno-620x350

In totale a Londra dal 2016 ci saranno 50 nuove vetture a idrogeno costruite oltre che da Honda anche da Hyundai e forse Toyota. Ha detto Boris Johnons primo cittadino londinese:

Per vendere questa tecnologia abbiamo bisogno di dimostrare ai londinesi e al resto del mondo che non è fantascienza. Lo faremo con la costruzione dei veicoli e delle stazioni di rifornimento per dimostrare che l’idrogeno è una valida opzione e che Londra è in prima linea negli sforzi per renderlo popolare.

Fonte:  ConsoGlobe, in auto news Pocket Lint London City

Foto | Hydrogen London

Elevato inquinamento a Londra: bambini, anziani e persone vulnerabili invitate a restare in casa

Ai consueti fenomeni di permanenza degli inquinanti si sono aggiunte le particelle di sabbia del Sahara trasportate dal vento. Come si può vedere dalla mappa qui sotto del ministero britannico dell’ambiente, a Londra e nell’East Anglia è scoppiata un’emergenza ambientale per gli alti livelli di inquinamento atmosferico: l’assenza di pioggia ha contribuito a mantenere alto il livello degli inquinanti, in particolare il particolato PM10 e PM2,5, come si può vedere dall’immagine in fondo al post (è una schermata del servizio di qualità dell’aria del ministero dell’Ambiente).Mappa-inquinamento-GB

A questo si è aggiunta la sabbia del Saharatrasportata dai venti fino nelle isole britanniche. Secondo le autorità sanitarie ci sono seri rischi per la salute per le persone più vulnerabili, per cui si consiglia fortemente di restare in casa agli anziani, ai bambini e a chi soffre di problemi cardiaci, di patologie polmonari o asma. Nell’area interessata vivono oltre dieci milioni di persone e l’asma è un disturbo piuttosto diffuso;risulta che due terzi degli asmatici vedono un peggioramento delle proprie condizioni in presenza di alto inquinamento. Naturalmente è anche fortemente sconsigliato usare la bicicletta nelle ore di punta, quindi più auto sulle strade, con un ulteriore peggioramento della situazione. Il Guardian mette sotto accusa l’inazione del governo conservatore britannico, responsabile lo scorso anno di 29000 morti legate all’inquinamento.Schermata-inquinanti-Londra

Fonte: ecoblog.it

Smog: Arriva a Londra la prima notifica di messa in mora per il biossido d’azoto in Europa

Simon Birkett di Clean Air in London lo denunciava già due anni fa: “le concentrazioni di biossido d’azoto a Londra sono più alte che in qualunque città europea, più alte ancora che a Pechino”. Su Pechino, alla luce delle notizie che arrivano dall’Oriente, probabilmente dovrà ricredersi. Su Londra invece, non sbagliava affatto. La notifica di mora inviata da Bruxelles è la prima in Europa378380

“Il biossido d’azoto a Londra è peggio che a Pechino, perché nessuno ne parla?” denunciava Simon Birkett, il fondatore di Clean Air in London a luglio 2012. E alla fine, è stato accontentato: la Commissione Europea ha inviato al Regno Unito una notifica di messa in mora per i ripetuti superamenti delle concentrazioni di biossido d’azoto (NO2) in atmosfera. A fronte di una media annuale massima consentita di 40 mcg/m3, le centraline di Londra hanno raggiunto – e superato – i 90 mcg/m3. (Non va molto meglio all’Italia: la media annuale del biossido d’azoto a Torino nell’ultimo anno è stata di 80 mcg/m3 – dati Arpa – e non è detto che le proroghe accordate al nostro Paese per risanare la situazione ci permettano di rientrare nei limiti)  “Londra ha i livelli di biossido d’azoto più alti di qualunque altra capitale europea – afferma Birkett – ma il problema riguarda tutto il Regno Unito, dove ben 16 zone su 34continuano a superare i limiti massimi consentiti”. E secondo le previsioni della stessa amministrazione della City, la tendenza non appare destinata ad invertirsi almeno per i prossimi due anni, nonostante gli sforzi – più o meno apprezzati, più o meno riusciti – del Sindaco Boris Johnson.  Il Sindaco Johnson, irriducibile ciclista urbano e famoso per le sue notevoli campagne di promozione della mobilità sostenibile in città, non ha mai nascosto le difficoltà di Londra nel rientrare nei limiti, nemmeno durante la corsa in vista delle Olimpiadi. Quelle che avrebbero dovuto essere The Greenest ever, ma che l’ozono aveva funestato abbondantemente. E non lo fa nemmeno ora, riconoscendo apertamente che il Regno Unito rischia di dover pagare, solo per Londra, una multa di oltre 300 milioni di sterline l’anno, se non si interviene seriamente. Insomma, una richiesta d’aiuto senza mezzi termini.  Secondo Simon Birkett però, nessuno, nemmeno Johnson, starebbe prendendo provvedimenti efficaci, soprattutto sul fronte della riduzione del traffico, che rappresenta invece il campo di battaglia più importante per quanto riguarda il biossido d’azoto. Una volta ancora, sul banco degli imputati ci sono i motori diesel, che emettono sì meno CO2 di quelli alimentati a benzina, ma che disperdono in atmosfera quantità di NO2 decine di volte superiori. (Sull’argomento si veda Euro3 Diesel? Inquinano come 40 Euro 3 a benzina”. Il dibattito visto da Bruxelles).  Secondo i dati forniti dall’amministrazione a Clean Air, le particelle di NO2 rilasciate in atmosfera dai veicoli privati, che già oggi rappresentano il 39% delle emissioni totali dei trasporti, nel 2015 potrebbero raggiungere il 47%. Anche a Londra dunque, i diesel continuano a crescere. (Stessa tendenza anche per l’Italia). Quando Torino un anno fa provava a chiudere la ztl centrale della città ai diesel Euro 3 – tentativo fallito – avevamo chiesto a Birkett cosa pensasse dell’iniziativa, e dei motori diesel. Ecco cosa ci aveva risposto: “Gli Euro 3 diesel l’Italia li dovrebbe abolire del tutto”. Difficile che dopo la messa in mora abbia cambiato idea…

Fonte: ecodallecittà

Discoteca londinese vieta l’ingresso a chi indossa pellicce

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Star di Hollywood o comune mortale, se indossi una pelliccia non puoi entrare in questa discoteca. È questo quanto deciso dai gestori del Mahiki, una delle discoteche più “cool” di Londra. Il locale, frequentato da star internazionali, è il primo club che fa una scelta etica così forte, vietando l’ingresso a quanti indossano abiti frutto della crudeltà sugli animali. Una scelta in controtendenza che riempie di gioia gli animalisti. Dietro l’iniziativa, l’attivista Meg Mathews che formerà il personale del locale in modo che possa riconoscere gli inserti in vera pelliccia, differenziandoli da quelli in eco-pelliccia. La nuova insegna a neon del locale notturno mette una barra sulla parola fur (pelliccia), chiaro segnale che, nel locale, la gente che non ha rispetto per la vita degli animali non è ammessa. A tutti gli ospiti della discoteca, poi, sarà dato un badge con la scritta “pelliccia vietata”, che andrà a sostituire il classico braccialetto o il timbro che viene utilizzato solitamente all’ingresso delle discoteche. Meg Mathews ha così dichiarato al London Evening Standard: “Mi piace l’idea di essere in grado di dimostrare quanto possa essere favoloso non indossare pellicce. Mahiki è uno dei luoghi più cool di Londra, quindi la mia prima scelta è stata ospitare una serata per promuovere la compassione nella moda. Non mi importa chi sei: se stai indossando una pelliccia, sei senza cuore, e tu qui non entri”.

Per l’inaugurazione dell’iniziativa, il locale ha organizzato una serata dove, tra gli invitati, comparivano anche i nomi di Kate Middleton, del Principe Harry,delle Principesse Beatrice e Eugenie. Mathews continua spiegando che esistono molti grandi marchi, designer e stilisti che ormai hanno scelto di abbracciare il cruelty-freeEd è proprio questo, secondo l’attivista, che si dovrebbe celebrare nella stagione della moda. Anche Inditex Group, composto da oltre 100 aziende operanti nel settore della moda, ha aderito al Fur Free Retailer Program, lo standard internazionale che delinea i requisiti delle aziende impegnate contro lo sfruttamento di animali. Peta e tante altre organizzazioni che ogni anno si battono per i diritti degli animali hanno ottenuto in questi ultimi anni numerose vittorie. Non ultima, ad esempio, la scelta da parte di numerosi e importanti marchi di abbigliamento di fare a meno di capi che utilizzano lana di angora. Sono ancora vive nelle nostre menti le immagini e le urla straziati dei conigli scuoiati vivi in Cina e privati della loro pelliccia e mostrati in un video girato da alcuni attivisti infiltrati. Ecco perché questa iniziativa ci fa veramente piacere. Speriamo che il Mahiki continui su questa filosofia e sia da ispirazione a tanti altri locali, perché no, anche italiani.

Fonte: ambientebio.it

Parigi-Londra in bici con la superciclabile europea (e la Manica in battello)

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Viaggiare da Parigi a Londra in bici? Ora è possibile. E’ stata infatti realizzata una pista ciclabile di 400 km, che attraversa le regioni della Francia del Nord e l’Inghilterra meridionale, sfruttando vecchie ferrovie abbandonate, stradine di campagna e, appunto, vere e proprie piste ciclabili. Il percorso, denominato Avenue Verte, parte dalla cattedrale di Notre Dame e arriva al Westminster Bridge,passando in caratteristici villaggi in cui il tempo sembra essersi fermato, dispersi nella campagna normanna e inglese ma anche mulini a vento, colline e boschi rigogliosi. In Inghilterra le ferrovie riconvertite in percorsi ciclabili sono la Worth Way (da Crawley Grinstead), la Forest Way(da East Grinstead a Groombridge) e la Cuckoo Trail (daHeathfield a Polegate). In Francia da Dieppe a Forges-les-Eaux e da Gisors a Bray. Il percorso in Francia lungo la Senna offre scorci pittoreschi, gli stessi catturati dal pennello di Monet e Renoir oltre un secolo fa. In totale il percorso in bici che attraversa l’Inghilterra va Londra, dalla chiesa di Saint Paul, a Newhaven, ed è di circa 160 km. Il tratto francese invece si snoda per 240 km partendo da Gisors, mentre il percorso alternativo, via Beauvais, è di 70 km più lungo, entrambi sfociano proprio davanti alla cattedrale parigina di Notre Dame. Il percorso in genere è percorribile in 4 – 7 giorni, a seconda del grado di allenamento del ciclista, dalla durata delle soste e dal peso che ognuno si porta dietro durante l’attraversata. La bici ideale è una road bike con copertoni di diametro 23 millimetri ma andranno bene anche una mountain bike o una bici ibrida per procedere sui tratti sterrati. La lunghezza può variare: 408 km se si sceglie di pedalare in Francia nella valle dell’Epte, passando dunque per Giverny (dove c’é il magnifico giardino di Claude Monet), mentre si allunga a 474 km se si viaggia per la regione di Beauvais. Naturalmente il tratto sulla Manica è fattibile attraverso il ferry boat, che impiega circa 4 ore. Per chi volesse sostare lungo la costa ci sono soluzioni low cost come campeggi e ostelli in entrambi i Paesi. ‘E’ solo l’inizio, il tragitto sarà migliorato con nuove corsie e strade riservate ai ciclisti‘ spiegano le autorità del tratto francese. Un’idea straordinaria dunque, che in Italia difficilmente vedremo, visto che già risulta difficile realizzare nelle nostre caotiche città una pista ciclabile lunga qualche decina di km…

Fonte: tuttogreen

Vivienne Westwood a Londra dedica la sfilata alla lotta ai cambiamenti climatici

Una stilista di fama mondiale, Vivienne Westwood e una super top come Lily Cole unite in una collezione la Red Label che si impegna a contrastare i cambiamenti climatici perché la moda sia sostenibile180639818

Una collezione, la Vivienne Westwood Red Label primavera estate 2013-2014, un muro virtuale su cui scrivere le proprie speranze e i propri desideri per un Pianeta più sano e infine l’impegno per Sky Rainforest Rescue, una campagna fortemente sostenuta da Lily Cole che in passato ha anche abbracciato la difesa degli elefanti.

Cambiamenti climatici, Vivienne Westwood ci dedica la sfilata a Londra

Ma bastano le magliette con su scritto Climate Revolution o Climate Change per fare di Vivienne Westwood e Lily Cole paladine dell’ambiente? In realtà il progetto della Westwood è molto più complesso e indietro nel tempo tanto da rifornirsi per le stoffe e materie prime nelle discariche di Nairobi. Vi dicevo del progetto che ha sede in un sito web Active resistance e in un Manifesto per la libertà di espressione attraverso il rispetto delle risorse del Pianeta e dei diritti umani. Tant’è che si legge sul sito:

La rivoluzione è già iniziata. L’origine antropica dei cambiamenti climatici è accettata dalla maggior parte delle persone. Attraverso ogni ambito della vita le persone stanno cambiando i loro valori e il loro comportamento. Questo continua a costruire la Rivoluzione. La lotta non è più tra le classi o tra ricchi e poveri, ma tra gli idioti e gli eco-consapevoli.

E poi ci sono le magliette da comprare, ma questa è un’altra faccenda…

Fonte: ecoblog

Fracking a Londra? Per il sindaco Johnson si può fare

Il British Geological Survey ha trovato ingenti quantità di gas nel sottosuolo della capitale britannica 170792848-586x411

Boris Johnson, il più eccentrico sindaco londinese che la storia ricordi, ne ha inventata un’altra della sua. Lui, appassionato ciclista, lui che ha sostenuto tante battaglie green come quella per la spillatura dell’acqua del rubinetto, lui che ha fatto installare numerose stazioni per la ricarica delle auto elettriche e che ha fatto ridisegnare il traffico londinese includendo le Cycle Superhighways per far scorrazzare in tutta sicurezza i ciclisti urbani, ora sarebbe sul punto di dare il via al fracking all’interno del territorio di sua competenza. Una boutade? Sembrerebbe proprio di no. Probabilmente Johnson si è consultato con l’amico Barack Obama, altro grande sostenitore del gas scisto. Il British Geological Survey avrebbe rivelato come nel sottosuolo britannico vi sia molto più gas scisto del previsto e ora il sindaco londinese starebbe pensando addirittura a delle perforazioni nella capitale.

Se ci sono riserve da sfruttare a Londra, si deve girare ogni pietra,

ha dichiarato Johnson sottolineando la “fame” di energia della capitale britannica. Un bel paradosso per il sindaco che qualcuno vorrebbe addirittura come prossimo uomo dei conservatori nella corsa a Downing Street: nella corsa alla rielezione a primo cittadino le sue politiche “green” erano sicuramente una carta vincente, ma quest’inattesa apertura al fracking cittadino potrebbe rimettere tutto in gioco. Se, probabilmente, le perforazioni a Londra potrebbero essere soltanto una battuta a effetto, lo stesso non si può certo dire di regioni come il Lancashire, lo Yorkshire e il West Sussex (la zona fra Brighton e Londra) nelle quali ci sarebbe gas utilissimo per alimentare una delle metropoli più energivore del mondo. Per ora sono gli inglesi a tremare, l’importante è che poi non cominci anche la terra sotto i loro piedi.

Fonte: The Guardian

 

Orti urbani: Londra sempre più verde. Approvato un nuovo investimento da 450.000 sterline per i pocket parks

Cento nuovi “giardini tascabili” per la città: dopo la campagna di investimenti sugli orti urbani lanciata in vista delle Olimpiadi del 2012, Boris Johnson torna alla carica per promuovere i community garden: spazi comunitari da coltivare assieme al vicinato o in piccoli gruppi, producendo cibo a km zero e senza pesticidi375550

Uno dei modi migliori per risolvere il problema delle aree degradate nelle grandi città è trasformarle in orto. Un’attività redditizia da ogni punto di vista:economico, perché l’orto produce, e ciò che si produce si vende; ambientale sociale, perché il verde in città migliora la qualità dell’aria e la qualità della vita;architettonicoroof gardens, giardini verticali e orti urbani sono ormai imprescindibili per una città di stile, e Londra non può certo permettersi cedimenti fashion. E così, è di nuovo ortomania. Dopo la campagnia di “orto-popolamento” lanciata in vista delle Olimpiadi, (2012 gardens for London 2012) il Sindaco Boris Johnson è tornato alla carica: 450.000 sterline di finanziamento per promuovere la nascita di nuovi community gardens sull’area metropolitana. Chiunque voglia dar vita a un pocket park, un “giardino tascabile”, potrà fare domanda all’amministrazione, che contribuirà con un bonus a fondo perduto di entità compresa fra i 5.000 e i 20.000£. A condizione di farlo nascere su un’area da riqualificare e di zapparlo in compagnia, perché il senso dell’orto urbano è prima di tutto la condivisione.

Fonte: eco dalle città

Londra, un quarto del traffico nelle ore di punta è formato da biciclette

Si tratta ormai di una modalità di spostamento di massa, che però non riceve abbastanza attenzioni dalla politica nazionale, anche se il sindaco di Londra, Boris Johnson, vuole investire quasi un miliardo di sterline per migliorare la ciclabilitàLondon-cycling-586x382

Secondo un censimento, a Londra le biciclette rappresentano il 24% del traffico nelle ore di punta e il 16% in tutta la giornata. Il numero di ciclisti è raddoppiato nell’ultimo decennio, passando da 290000 a 570000. In alcune zone si registrano picchi del 64% (Holborn) e del 57% (Kennington). Il traffico sui ponti del Tamigi (Blackfriars, Waterloo e London bridge) è a pedali per il 42% dei mezzi, anche se le due ruote occupano solo il 12% dello spazio. Una vera rivoluzione è in corso, ma secondo il commissario per la ciclabilità Andrew Gilligan, molto i resta ancora da fare: «Anche se rappresentano il 24% del traffico, i ciclisti ricevono dai politici assai meno del 24% dell’attenzione. Questi numeri mostrano che la ciclabilità non è marginale e gli investimenti in questo settore non sono un lusso.»

Il sindaco di Londra Boris Johnson ha messo in budget quasi un miliardo di sterline per migliorare la ciclabilità, che si spera passino indenni per la spending review del governo conservatore. Con più di 12000 soci, la London Cycling Campaign rappresenta la voce dei ciclisti della capitale inglese, con uno straordinario magazine bimestrale di 60 pagine dedicato solo al mondo dei ciclisti londinesi . Il presidente Ashok Sinha sostiene che per la città l’obiettivo è fare in modo che le persone di tutte le età si sentano abbastanza sicure per effettuare ogni tipo di spostamento in bicicletta, non solo quelli dei pendolari. Per questo è fondamentale che il piano di Johnson veda la luce.

Fonte: ecoblog