Eolico off-shore, brusco aumento installazioni nel 2013

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Con 400 MW connessi alla rete elettrica tra gennaio e giugno, London Array ha contribuito in massima parte al boom dell’eolico offshore nel primo semestre 2013. Come evidenzia l’ultimo rapporto dell’EWEA (European wind energy association, la lobby continentale delle fattorie del vento), la parte iniziale dell’anno ha visto complessivamente1.045 MW di nuova potenza installata negli impianti marini. È quasi il doppio dei 523 MW registrati nello stesso periodo del 2012, grazie soprattutto a due progetti. C’è London Array, la centrale offshore più grande del mondo, realizzata nell’estuario del Tamigi e appena inaugurata (175 turbine per 630 MW cumulativi, in parte già collegati alle linee di trasmissione lo scorso anno); poi c’è l’impianto danese di Anholt, con i suoi 350 MW. In totale sono 277 gli aerogeneratori finora entrati in funzione nel 2013; 254, invece, quelli costruiti ma non ancora attivi. Quindi è bastato un semestre per quasi raggiungere la capacità installata nell’intero 2012; all’appello mancano, infatti, appena 121 MW, che con tutta probabilità saranno ampiamente superati nei prossimi mesi. È chiaro, però, che l’eolico offshore continua a dipendere da pochi, complessi e costosi progetti di vastissime dimensioni. Così potrebbe presto esaurirsi la spinta impressa da alcuni maxi investimenti: tanto che nel primo semestre 2013 si è chiusa soltanto un’operazione di copertura finanziaria in questo settore delle fonti rinnovabili, per i 288 MW della centrale di Butendiek in Germania. Con meno capitali all’orizzonte, l’incertezza su regole e incentivi e un rallentamento degli ordini per nuove turbine,l’eolico marino non può assolutamente adagiarsi sugli allori, nemmeno nei mercati più maturi di Gran Bretagna e Germania. Eppure i lavori stanno proseguendo in 18 centrali, che quando saranno terminate sommeranno altri 5.000 MW alla potenza totale installata in Europa, pari attualmente a circa 6.000 MW. Dal rapporto EWEA emerge la crescente concentrazione dell’eolico offshore: non solo a livello geografico, con la Gran Bretagna sempre in testa alla maggior parte delle classifiche (numero di turbine installate e connesse), ma anche per quanto riguarda le aziende coinvolte. Dong Energy è lo “sviluppatore” che ha collegato la quota più consistente di MW nel primo semestre 2013, poco più di 400, assorbendo il 39% del totale. Siemens, invece, ha fornito quasi il 90% delle turbine definitivamente installate nel medesimo periodo, ben 244 aerogeneratori per 866 MW complessivi.

Fonte: Energia24Club.it

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Il più grande parco eolico offshore del pianeta inaugurato nell’estuario del Tamigi

Le 175 turbine sono in grado di fornire energia a 470000 famiglie e dimostrano la fattibilità di progetti rinnovabili su vasta scala. Ora occorre dal governo la certezza di eliminare il carbonio dal settore elettrico nell’arco di meno di due decenniParco-eolico-2-586x379

Qualche giorno fa è stato inaugurato da David Cameron il parco eolico più grande del pianeta, nell’estuario del Tamigi a 20 km dalla costa del Kent. Con 175 turbine ha una potenza di 630 MW, con la potenzialità di produrre 1,75 TWh all’anno, sufficienti per i consumi di 470000 famiglie. Il parco, noto come London array, è stato ultimato in meno di 2 anni (22 mesi per la precisione) ed è previsto un ulteriore ampliamento fino a 1000 MW. La produzione di energia è iniziata già ad ottobre, ma il primo ministro si è deciso ad inaugurarlo solo ad esso, probabilmente per riequilibrare con l’appoggio del governo la poco comprensibile ostilità della maggioranza conservatrice nei confronti dell’energia eolica. John Sauven, direttore di Greenpeace UK, ha commentato positivamente la realizzazione del parco, che dimostra la capacità britannica di realizzare progetti di energia rinnovabile su vasta scala. Tuttavia ha chiesto a Cameron di accelerare la marcia, in modo da decarbonizzare il settore elettrico entro il 2030. «Cameron deve fare un po’ di più che tagliare nastri. Deve fornire al settore sicurezza di lungo periodo, accettando di eliminare completamente il carbonio dal settore elettrico.»

Fonte: ecoblog