Trasporto pubblico locale: in arrivo 1,7 miliardi di euro

Il Ministero delle Infrastrutture sblocca 1 miliardo 397 milioni per il trasporto rapido di massa e 338 milioni per la messa in sicurezza di ferrovie non interconnesse.http _media.ecoblog.it_c_c5a_trasporto-pubblico-finanziamenti-ministero-trasporti

Dalla metropolitana di Milano alla Circumetnea di Catania: c’è mezza italia, anche se con una netta differenza tra nord e sud, nell’elenco di opere finanziate dal Governo con 1,7 miliardi di euro complessivi grazie all’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni. Questi soldi andranno a coprire, in parte o completamente, sia opere da costruire ex novo che manutenzioni, potenziamenti e interventi di messa in sicurezza. Del miliardo e sette la gran parte, pari a quasi 1,4 milioni, andranno al trasporto rapido di massa mentre il resto alla messa in sicurezza di tratte ferroviarie non connesse alla rete nazionale. Ben 425 milioni andranno a Roma per la fornitura di 14 treni per le metro A e B, e altri interventi tutti dedicati alla metropolitana. Segue Milano con 396 milioni, che verranno spesi per il primo lotto della metrotranvia Milano-Limbiate, 50 nuovi tram bidirezionali, interventi vari sulle linee M2 ed M4 della metropolitana e altri interventi minori. Anche Torino riceverà un bel gruzzolo: 223 milioni, da spendere nell’acquisto di nuovi tram e nella tratta Collegno-Cascine Vica della linea 1 della metro.  Scendendo al sud sono da segnalare 17 Unità di Trazione (locomotive) per la Circumetnea (59,5 milioni di euro) e la tratta Reggio Calabria Centrale-Melito di Porto Salvo del Sistema Ferroviario Metropolitano. A Napoli vanno solo 1,46 milioni di euro per l’ampliamento del deposito officina di Piscinola.

Fonte: ecoblog.it

Annunci

Remedia, la filiera etica e locale delle piante medicinali

Una realtà imprenditoriale innovativa che realizza prodotti erboristici e cosmetici naturali, che coltiva e rispetta le proprie piante e i processi produttivi, che pratica la sociocrazia e diffonde un concetto di lavoro che va di pari passo con la bellezza. Tutto questo è Remedia, realtà romagnola simbolo di un’imprenditoria che cambia. Remedia è un’azienda agricola che coltiva con il metodo bioenergetico piante officinali, le raccoglie e le trasforma in preparati erboristici e in prodotti per la cosmesi naturali. Nasce negli anni novanta dalla visione e dall’incontro (di vita e di amore) di Lucilla Satanassi e Hubert Bosch, in occasione di un convegno sull’utilizzo dell’omeopatia in agricoltura. I due sin da bambini hanno avuto un forte legame con la natura, specialmente con gli alberi e le erbe.

Nel 1992 hanno cominciato questa attività nel podere dei genitori di Lucilla e oggi, dopo venticinque anni, Remedia è un’azienda “a misura d’uomo” che conta ventotto persone in organico, attenta al benessere dei propri collaboratori che sono liberi di gestire al meglio il proprio tempo lavorativo, che usa la sociocrazia come metodo decisionale e impegnata da sempre nella diffusione del messaggio delle piante, riconoscendo l’importanza delle forze invisibili in un contesto armonico e creativo di bellezza naturale.

Che cosa fa Remedia

L’azienda Remedia si trova in un podere esposto a sud nell’appennino tosco-romagnolo, precisamente a Quarto di Sarsina in provincia di Forlì-Cesena. Il terreno è grande circa venti ettari, di cui sette coltivabili, il resto è bosco. Oltre il podere, Remedia ha in affitto altri terreni su cui coltivare le piante officinali. Realizza circa milleduecento prodotti in gran parte erboristici utili al benessere,tra cui spiccano lo Spirito degli Alberi,  i Fiori di Bach, i gemmoderivati, gli olii essenziali, ma anche tisane, oleoliti, estratti idroalcolici e altri tipi di estratti, e la bellezza con un settore dedicato alla cosmesi naturale. Oltre a questi prodotti, Remedia realizza delle miscele personalizzate: “Abbiamo un contatto diretto sia con persone che sono nostri clienti affezionati, sia con i nuovi” ci racconta Hubert Bosch “cerchiamo di consigliarli direttamente affinché possano diventare indipendenti nell’attenzione e nei rimedi da attuare per il loro benessere”.10525911_753155188063797_2157581847116323343_n

I punti fondamentali di Remedia

La missione primaria di Remedia è quella di diffondere il messaggio delle piante tramite la diffusione della conoscenza appresa da esse, per questo scopo Hubert e Lucilla hanno scritto dei libri e tengono corsi, seminari e conferenze anche all’estero. Uno dei punti più importanti legati a Remedia è la qualità delle piante e dei prodotti ricavati da esse: “Noi non facciamo irrigazione se non di soccorso” ci spiega Hubert “ciò significa che raccogliamo di meno rispetto a chi fa un altro tipo di coltivazione, però l’erba ha tutta un’altra forza e concentrazione che è garantita anche dalle nostre continue ricerche sulle varietà e sui loro possibili utilizzi. Inoltre secondo la nostra visione, le piante officinali non agiscono principalmente tramite principi attivi ma attraverso il messaggio che rappresenta la pianta: noi lavoriamo molto su questo, secondo noi il tipo di agricoltura ha un’ influenza diretta sul tipo di pianta che cresce ed ecco perché abbiamo scelto il metodo bioenergetico. Forza e chiarezza sono due principi fondamentali. La trasformazione delle erbe avviene appena raccolta la pianta, aspettare già delle ore implica una perdita del messaggio che le piante vogliono comunicare. Sul messaggio che le piante vogliono comunicarci, è importante capire anche che il nostro atteggiamento è fondamentale, ci deve essere una fiducia e una tranquillità di base da parte delle persone.13620876_1114118578634121_5467090609060905286_n

Il lavoro: il tempo, la sociocrazia e l’influenza sul prodotto

In Remedia “il lavoro è considerato un percorso di realizzazione personale a misura d’uomo in un contesto armonico e creativo di bellezza naturale”. È per questo che come realtà imprenditoriale, Remedia dimostra anche un’attenzione e una sensibilità particolare al significato del concetto di lavoro. Secondo Hubert e Lucilla, è necessario lavorare il più possibile sull’avere un posto di lavoro il più armonico possibile, in quanto l’efficacia dei preparati di Remedia è direttamente collegata al benessere armonico del luogo in cui vengono realizzati. Ecco perché i collaboratori di Remedia sono liberi di decidere quanto lavorare e ci sono diverse persone che hanno scelto il part-time spontaneamente. Particolare attenzione è dedicata al processo decisionale all’interno dell’azienda: Remedia ha introdotto negli ultimi tre anni all’interno del proprio gruppo di lavoro la sociocrazia, un metodo decisionale basato sui valori della sussidiarietà, della trasparenza e dove ogni decisione strategica viene raggiunta tramite l’ascolto e la partecipazione di ciascuno dei membri del gruppo di lavoro.

Obiettivi e cambio di visione

Ci racconta Hubert che “forse la gioia più grande è quella di poter dare alle persone il messaggio che si può vivere in un altro modo: ormai credo che in Italia il sentimento di voler cambiare vita sia molto forte tra le persone. Il nostro esempio vorremmo che dimostri che si può fare economia in un modo diverso, noi ci confrontiamo giornalmente con le difficoltà (tra cui la burocrazia gioca un ruolo primario) ma testimoniamo che ce la possiamo fare anche con queste e speriamo che anche altri possano ripetere la nostra esperienza con un loro percorso. Diverse persone che sono passate di qui e hanno collaborato in passato con noi oggi lavorano individualmente o con altre realtà, per noi questa è una grande soddisfazione e realizzazione professionale. Noi non abbiamo segreti, pubblichiamo anche le formule dei nostri prodotti: vogliamo davvero che il nostro messaggio si diffonda il più possibile”.419672_340282929351027_284347715_n

In conclusione del nostro incontro, Hubert ci descrive come è cambiata nel corso degli anni la sensibilità delle persone sul mondo legato a Remedia e alle sue attvitità: “In passato, dopo due anni dalla nostra nascita, io e Lucilla di giorno coltivavamo le piante e di sera andavamo al mare a vendere i nostri preparati nelle bancarelle e nei mercati della riviera romagnola. Allora le persone che si fermavano al nostro banchetto, ci domandavano letteralmente: ma cos’è questa roba?! Era una gran fatica spiegare di cosa stavamo parlando e cosa realizzavamo. Oggi è tutto molto più semplice, la sensibilità riguardo al tema del benessere naturale è aumentata esponenzialmente, così come abbiamo notato che in questi ultimi tre anni c’è stata un’accelerazione enorme del cambiamento. Le persone sono sempre più pronte, è arrivato il momento in cui dobbiamo  decidere da che parte stare e non farci schiacciare dalla pigrizia e dall’illusione della sicurezza economica, mito che tra l’altro non esiste. Per noi rimane importante incoraggiare le persone, e facciamo del nostro meglio per farlo insieme a tante altre piccole realtà. Ecco perché la rete e il fare rete è sempre più importante tra le realtà che lavorano per realizzare un mondo nuovo”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/04/io-faccio-cosi-165-remedia-filiera-etica-locale-piante-medicinali/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

9.Locale e globale

Di fronte alla scarsità e alle crescenti pressioni cui sono sottoposte risorse vitali come l’acqua e la terra, sapere chi  rende le decisioni può essere tanto importante quanto il modo in cui le risorse naturali vengono gestite e utilizzate. Un coordinamento globale è spesso fondamentale, ma senza un consenso e una partecipazione locali, nulla può essere fatto sul campo.23

Probabilmente tutti conoscono la storia del piccolo Hans Brinker, il bambino che trascorse la notte tappando con un dito la fessura che si era aperta in una diga per evitare che l’acqua fuoriuscisse e inondasse la città di Harlem, nei Paesi Bassi. Pochi sanno, però, che è stata un’autrice statunitense, Mary Mapes Dodge (1831–1905), a metterla per iscritto senza mai essere stata nei Paesi Bassi. Joep Korting non è altrettanto famoso, ma rappresenta un anello fondamentale di uno dei più sofisticati sistemi di gestione dell’acqua, che coinvolge l’amministrazione locale, regionale e nazionale, oltre a essere un punto di contatto con le autorità di altri paesi e i sistemi informatici di monitoraggio avanzato che fanno uso di satelliti per il controllo 24 ore su 24 delle infrastrutture. Joep funge anche da collegamento con la realtà sul campo, essenziale per l’attuazione di uno degli strumenti legislativi dell’UE più ambiziosi e completi di sempre: la direttiva quadro sulle acque (DQA). Tale direttiva prevede un’azione coordinata per raggiungere un «buono stato» di tutte le acque dell’UE, incluse le acque superficiali e sotterranee, entro il 2015. Definisce inoltre le modalità di gestione delle risorse idriche sulla base dei distretti idrografici naturali. Altri strumenti legislativi dell’UE, fra cui la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino e la direttiva sulle alluvioni, integrano la DQA per migliorare e proteggere i corpi idrici europei e la vita acquatica.

Ripensare il nostro stile di vita

Che l’acqua rappresenti un problema serio per i Paesi Bassi non è un segreto per nessuno. Circa il 25% del territorio, su cui risiede il 21% della popolazione neerlandese, si trova sotto il livello del mare. Il 50% della superficie emerge appena di un metro. I Paesi Bassi non devono però fare i conti solo con il mare. L’approvvigionamento di acqua dolce a cittadini e aziende, la gestione dei fiumi provenienti da altri paesi e la carenza d’acqua nei mesi caldi sono solo alcuni dei problemi da risolvere.  Paesi Bassi non sono soli. L’acqua sta diventando una questione fondamentale ovunque nel mondo. Durante il XX secolo abbiamo assistito a un’espansione demografica e a una crescita dell’economia, dei consumi e dei rifiuti senza precedenti. Solo i prelievi idrici sono triplicati negli ultimi 50 anni.

L’acqua è una risorsa essenziale.

Ci sostiene, ci unisce, ci aiuta a crescere. Senza l’acqua, le nostre società non potrebbero sopravvivere. Dipendiamo dall’acqua non solo per coltivare il cibo che mangiamo, ma anche per produrre la maggior parte dei beni e dei servizi di cui disponiamo24

L’acqua è solo una delle risorse sottoposte a crescente pressione. Molti altri aspetti ambientali, dalla qualità dell’aria alla disponibilità di terra, subiscono le gravi conseguenze di sviluppi importanti quali l’espansione demografica, la crescita economica e l’aumento dei consumi. Pur non avendo il quadro completo, quel che sappiamo dell’ambiente ci spinge a ripensare il modo in cui utilizziamo e gestiamo le risorse a nostra disposizione. Tale ripensamento, l’economia verde, potrebbe comportare un cambiamento sostanziale nel modo in cui viviamo, conduciamo gli affari, consumiamo e gestiamo i rifiuti e trasformare il nostro intero rapporto con il pianeta. Un elemento fondamentale dell’economia verde è la gestione efficiente delle risorse naturali offerte dalla terra. Cosa si intende per gestione efficiente delle risorse? Cosa potrebbe significare nel caso dell’acqua?25

La gestione dell’acqua sul campo

Tutti i giorni, alle 8 del mattino, Joep inizia la sua giornata lavorativa presso il gestore idrico locale di Deurne, nei Paesi Bassi. Fra le altre mansioni, ha quella di monitorare un breve tratto dei 17.000 chilometri di dighe del piccolo paese, 5.000 dei quali costruiti per proteggere il territorio dal mare e dai corsi d’acqua più importanti. Joep controlla inoltre canali, chiuse e paratoie, talvolta rimuovendo rifiuti o scarti agricoli, talvolta riparando attrezzature danneggiate. Qualsiasi operazione svolga, misura costantemente il livello dell’acqua e prende nota dei possibili aggiustamenti. Nell’area in cui Joep lavora sono installate 500 briglie, monitorate quotidianamente. Regolandole verso l’alto o verso il basso, è possibile alzare o abbassare il livello dell’acqua per controllarne il flusso attraverso la regione. Pur avvalendosi di questi sistemi all’avanguardia, Joep e altri sette addetti ogni giorno azionano e monitorano manualmente le chiuse. I livelli dell’acqua sono costantemente sotto controllo ed esistono un piano d’intervento di emergenza e alcune linee telefoniche di emergenza attive 24 ore su 24.

La democrazia delle parti interessate

Joep e i suoi colleghi mettono in pratica le decisioni prese dagli enti neerlandesi di gestione del patrimonio idrico. Attualmente i Paesi Bassi ne contano 25, attivi a livello locale. Nel loro complesso, rappresentano una nozione istituzionale risalente al XIII secolo, quando gli agricoltori si riunirono e concordarono di provvedere insieme al drenaggio dei campi. Unici nel loro genere, tali organismi sono del tutto autonomi rispetto all’amministrazione locale e dispongono addirittura di bilanci ed elezioni separati, il che li rende l’istituzione democratica più antica del paese. «Ciò significa che, nell’ambito delle deliberazioni di bilancio o delle elezioni locali, non dobbiamo competere con gli investimenti destinati ai campi da calcio, all’edilizia scolastica, ai circoli giovanili o alle nuove strade, che forse risulterebbero scelte più popolari», dichiara Paula Dobbelaar, direttrice del consiglio delle acque del distretto di Aa en Maas e capo di Joep.26

«Svolgiamo anche attività quotidiane: ad esempio, in relazione alla direttiva quadro sulle acque, ci stiamo adoperando per far sì che i fiumi possano tornare a scorrere più liberamente, formando meandri e seguendo il tracciato naturale, senza necessariamente assumere un andamento rettilineo. Questa libertà e questo spazio accresciuti conferiscono ai corsi d’acqua un aspetto diverso: diventano parte integrante di un ecosistema più naturale», afferma Paula. «Il problema dei Paesi Bassi è che in passato siamo stati in grado di organizzarci molto bene e abbiamo saputo gestire l’acqua in modo efficace: da 50 anni a questa parte viviamo al sicuro e adesso le persone danno tutto per scontato. Ad esempio, lo scorso anno in questa parte dell’Europa abbiamo avuto precipitazioni intense e, mentre in Belgio la popolazione era molto preoccupata, nei Paesi Bassi tutti erano tranquilli: immaginavano che il problema sarebbe stato gestito», aggiunge. Come accennato, i membri dell’ente idrico locale vengono eletti, ma solo il 15% dei cittadini partecipa a queste  consultazioni. «Non è un organismo realmente rappresentativo e, ancora una volta, la causa sta nel fatto che la popolazione ha sviluppato una sorta di immunità nei confronti delle questioni relative all’acqua», dichiara ancora Paula.

La distanza tra il livello locale e il livello globale

Le principali opzioni politiche per una gestione del patrimonio idrico efficace e sostenibile devono includere l’innovazione tecnologica, una governance flessibile e collaborativa, la partecipazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica e una serie di strumenti economici e di investimenti. Il coinvolgimento della popolazione a livello locale è essenziale. «L’acqua è certamente un elemento di congiunzione a livello globale e locale, sia in termini di problemi che di soluzioni», dichiara Sonja Timmer, della divisione internazionale dell’associazione degli enti idrici regionali neerlandesi, l’organismo che coordina la gestione dell’acqua nei Paesi Bassi. «La realtà è che, nonostante i livelli elevati di sicurezza nazionali, assistiamo all’innalzamento del livello del mare e a inverni molto asciutti seguiti da episodi sempre più frequenti di precipitazioni “anomale” nel mese di agosto e, negli ultimi anni, come conseguenza delle pesanti piogge in Svizzera e in Germania, il livello del Reno è particolarmente alto. Quest’acqua finisce tutta qui»27

Tenere i riflettori accesi sull’ambiente

«Avere a che fare, in determinati periodi, con maggiori quantità d’acqua proveniente dall’estero o con livelli del mare più alti sottintende evidentemente un intervento di portata internazionale. Facciamo parte di una rete internazionale e dalle nostre esperienze condivise sappiamo che se l’acqua non viene menzionata ogni giorno dai mezzi di informazione, il nostro lavoro diventa più difficile», dichiara Sonja. «Per me, l’attività che svolgiamo su scala locale è legata a quella nazionale e internazionale», prosegue. «Da un lato, il nostro personale controlla sul campo briglie e corsi d’acqua… accerta che siano puliti e che il livello dell’acqua corrisponda alle esigenze dei nostri clienti (agricoltori, cittadini, organizzazioni per la salvaguardia della natura). Dall’altro lato, abbiamo grandi progetti che, dai principi alti e astratti della DQA dell’Unione europea, vengono tradotti in protocolli reali affinché Joep possa operare sul campo. Oggi apprezzo questo aspetto locale. Un tempo giravo il mondo per lavoro operando a un livello strategico, a un livello elevato, con una scarsa comprensione della necessità che le strutture locali funzionino bene». «Sedendo con i ministri e discutendo di strategia idrica globale, è molto difficile restare con i piedi per terra. È stato uno dei maggiori problemi per i paesi in via di sviluppo: tante strategie di alto livello, poca comprensione, poche infrastrutture, pochi investimenti sul campo». «Ora che la questione idrica diventa una realtà pressante per l’Europa, anche noi abbiamo bisogno di adottare un approccio realistico a livello locale insieme a progetti più ambiziosi», aggiunge Paula. «Ho a disposizione otto persone che ogni giorno controllano le chiuse. Vivono qui, conoscono la comunità e comprendono le specificità locali. Senza questi requisiti, il progetto è destinato a fallire e a essere sostituito da un altro. Dobbiamo tutti lavorare per questo,  fare la differenza a livello locale, offrendo alle persone gli strumenti per partecipare alla gestione delle questioni idriche che li riguardano», continua. «Anche il livello locale è fondamentale», concorda Sonja. «La governance, ovvero l’approccio funzionale e decentralizzato, può assumere svariate forme ed è questo che lo fa funzionare. Dobbiamo soltanto coinvolgere nuovamente le persone e spiegare loro che corriamo dei rischi e che abbiamo bisogno della loro partecipazione», dichiara ancora.

Una crisi di governance

Benché alcune aree del mondo rischino di restare senz’acqua mentre altre sono a rischio di inondazioni, parlare di crisi idrica globale è inesatto. Piuttosto, siamo di fronte a una crisi di governance del patrimonio idrico. Per soddisfare le esigenze di una società efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio, per sostenere lo sviluppo umano ed economico e per preservare le funzioni essenziali degli ecosistemi acquatici, è necessario dare voce ai nostri ecosistemi, generalmente silenziosi, e dare loro una lobby. Parliamo di scelte politiche, scelte che devono basarsi sul giusto quadro governativo e istituzionale. Oggi, la storia del bambino che ha tappato la diga con un dito viene spesso utilizzata per descrivere approcci diversi per gestire una situazione. Può riferirsi a un intervento di modesto rilievo per evitare una catastrofe, oppure può significare tentare di curare i sintomi anziché le cause di un problema. La realtà è che un gestione idrica efficiente, come la gestione di molte altre risorse, richiederà soluzioni fondate sulla combinazione di interventi e decisioni a vari livelli. Gli impegni e gli obiettivi globali possono tradursi in traguardi concreti soltanto se persone come Joep e Paula sono pronti a realizzarli.28

La rivoluzione informatica

Talvolta i satelliti sono in grado di svolgere più compiti rispetto a quelli per cui sono stati costruiti. Insieme a due colleghi  dotati di grande creatività, Ramon Hanssen, docente di osservazione terrestre al politecnico di Delft, ha sviluppato un sistema per monitorare i 17.000 chilometri di dighe dei Paesi Bassi. Di questi, 5.000 proteggono la popolazione neerlandese dal mare e dai principali corsi d’acqua. Sarebbe impossibile ispezionarli tutti sul campo con la medesima frequenza. Sarebbe decisamente troppo costoso. Utilizzando le immagini radar inviate da Envisat ed ERS-2, due satelliti europei per l’osservazione della Terra, la direzione generale per le opere pubbliche e la gestione idrica (Rijkswaterstaat) ha la possibilità di controllare le dighe ogni giorno. Questo sistema è in grado di captare anche la più piccola variazione, grazie a misurazioni millimetriche. Hanssen ha battezzato questo concetto «Hansje Brinker» dal nome del bambino che secondo la leggenda ha tappato la diga con un dito per proteggere i Paesi Bassi dall’inondazione. Significa forse che le ispezioni eseguite dalla direzione generale non sono più necessarie? Secondo il professor Hanssen, non è così. Il radar segnala le aree critiche in base alle variazioni e un ispettore inserisce le coordinate corrispondenti nel suo sistema di navigazione, un’altra applicazione della tecnologia spaziale, per recarsi sul campo ed eseguire ricerche più dettagliate.

Fonte: EEA (agenzia europea ambiente)

L’Italia cambia strada: appuntamento a Milano il 4 maggio per #mobilitànuova

Il 4 maggio davanti alla Stazione Centrale di Milano si terrà la manifestazione nazionale della Rete per la #mobilitànuova: “una cordata di cittadini impegnati a promuovere un modello di mobilità che metta al centro della progettazione del Paese non più la circolazione delle auto, ma i bisogni delle persone”

374558

 

Pedoni, ciclisti e pendolari sono stufi: stufi di politiche che mettono sempre l’auto al centro di tutto e delle tonnellate di parole spese in nome dell’Ecosostenibilità, senza che seguissero fatti concreti. Ecco perché è nata la Rete Mobilità Nuova. “In Italia le opere pubbliche nel settore mobilità sembrano studiate per portare tanto guadagno a pochi e pochi benefici per tutti – affermano gli attivisti del movimento – Milioni di pedoni, ciclisti, utenti del trasporto pubblico locale, pendolari regionali e forzati dell’automobile vengono abbandonati al loro triste destino: spostarsi tra mille disagi nel migliore dei casi, morire di “mala mobilità” nel peggiore. Si continua a nutrire un sistema, quello autocentrico, che ormai è diventato dannoso per tutti. Si continua a perpetrare una logica, quella delle grandi opere, che destina il75% delle risorse per il 2,8% degli spostamenti di persone e merci (quelli che superano i 50 km). Per questo chiediamo una Mobilità Nuova e un ribaltamento nella logica degli investimenti. Una mobilità basata sull’uso delle proprie gambe, della bicicletta, del trasporto pubblico locale, dei treni regionali e dell’uso occasionale dell’auto in condivisione (car sharing, car pooling, taxi). Una riallocazione delle risorse a favore della mobilità urbana, locale e regionale, distraendo fondi alle opere autostradali e all’alta velocità ferroviaria. E per questo formiamo una rete. Una rete per proteggerci l’un l’altro. Una rete che tenga uniti i nostri interessi condivisi. Una rete che intrappoli le bugie, gli sprechi, le logiche affaristiche”.

L’appuntamento a Milano

La Rete non si muove solo sul web: sabato 4 Maggio l’appuntamento è a Milano in P.zza Duca D’Aosta alle 14.30, di fronte alla Stazione Centrale, per fare massa critica in strada. L’invito è a
raggiungere i manifestanti in treno o in metro, e partecipare all’evento a piedi, in bici, in skate o con qualsiasi mezzo non motorizzato.

Mobilità nuova: che cos’è

La Rete per la Mobilità Nuova è una realtà che unisce le persone che quotidianamente si muovono usando i treni, il trasporto pubblico locale, la bici e le proprie gambe, e che rappresentano una maggioranza ignara di esserlo. La Rete nasce con lo scopo di diffondere e promuovere la Mobilità Nuova tra cittadini, associazioni, movimenti, amministrazioni e istituzioni.

Fonte: eco dalle città