“Se hai tempo siediti, se hai voglia prendi un libro”. Ecco il booksitting

‘Se hai tempo siediti, se hai voglia prendi un libro. Se vuoi diventare un supereroe colora una sedia’. Sono queste le regole del booksitting, iniziativa lanciata qualche settimana fa a Firenze per promuovere lo scambio di libri, creare nuove occasioni di socialità e modificare lo scenario urbano.

Che cosa succede quando una sedia incontra un libro? Ne abbiamo parlato con Alessia Macchi, agente del cambiamento e tra le promotrici di un progetto collettivo lanciato qualche settimana fa a Firenze: il booksitting.

Che cos’è il booksitting?

Booksitting è un’iniziativa aperta a tutti, principianti, apprendisti e supereroi. Brevi istruzioni, poche regole e tanta voglia di partecipare. La sua espressione è la sedia, come oggetto emblema di attesa, riposo, momento di socialità. Il suo valore aggiunto sono i libri, instancabili e intramontabili veicolatori di idee e storie. Da questa unione nasce la possibilità di trovare in giro per la città sedie verdi corredate di libri. Ci si può sedere, se si ha tempo, si può prendere un libro, se si ha voglia, oppure si può decidere di diventare un apprendista, aggiungendo dei libri, o ancor meglio un supereroe, colorando una sedia, mettendoci dei libri e posizionandola da qualche parte in città. Il richiamo casuale al termine “babysitting” fa sorridere, viene in mente il prendersi cura di qualcosa!booksitting11

L’iniziativa è stata lanciata a Firenze qualche settimana fa. Vi siete ispirati ad altri Paesi?

Da quello che sappiamo, Booksitting è il primo “connubio ufficiale” tra libri e sedie. Esistono un po’ ovunque belle iniziative legate invece al Bookcrossing, un’attività globale che si concentra più sul viaggio compiuto dai libri, di mano in mano, e meno sul luogo dove questi libri vengono effettivamente scambiati, che può variare in mille modi, da bacheche a scaffali dedicati nelle stazioni e molto altro ancora.

Cosa differenzia il booksitting dalle altre iniziative che promuovono lo scambio di libri?

Booksitting e bookcrossing se non sono fratelli, sono sicuramente cugini! Il punto in comune più lampante riguarda chiaramente lo scambio di libri, quello più profondo ha a che fare con una forma diversa di condivisione e socialità. Mentre nel bookcrossing prendi/lasci un libro e te ne vai, Booksitting ti dà la possibilità di fermarti, di restare, di sederti e leggere sul posto se vuoi. Può creare uno scenario inaspettato nel panorama urbano. La fantasia delle persone farà il resto.

Qual è l’obiettivo?

Ci è stato chiesto se si tratti di un gioco, di uno stimolo alla città o di un’iniziativa culturale… la verità è che potrebbe essere tutte queste cose insieme! Il progetto cresce e si sviluppa in maniera spontanea e libera, nemmeno noi abbiamo la certezza di quali saranno le novità del 2018!

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Che riscontro avete avuto in queste settimane da parte dei cittadini?

Il “battesimo” del progetto a Firenze è stato molto positivo. Ha suscitato curiosità e acceso sorrisi. Indipendentemente dal fatto di essere un accanito lettore o meno, trovare dei libri in luoghi inaspettati genera sorpresa, non lascia indifferenti. Questo è sicuramente il primo importantissimo passo.

Pensate che questa iniziativa possa essere replicata in altre città? Cosa serve?

Sicuramente può essere replicata, anzi ce lo auguriamo! Che in quel momento ti senta un principiante, un apprendista o un supereroe, si tratta di un invito ad attivarsi. Quella che sembra una gerarchia, in realtà non lo è. È nata per essere sovvertita e dare a tutti la possibilità di interagire con il progetto, a seconda delle proprie predisposizioni e attitudini. Ovviamente noi speriamo che si moltiplichino i supereroi, visto che ognuno di noi può diventarlo!

Per diventare supereroi sono sufficienti una sedia, alcuni libri e la guida che si trova sul sito. Ogni libro deve contenere le brevi istruzioni dell’iniziativa e, nel caso in cui la sedia sia posizionata in un luogo non coperto, i libri devono essere protetti dalle intemperie. Ognuno può diventare un booksitter e per agevolare questa trasformazione ci sono dei punti amici a Firenze dove è possibile ritirare un kit, contenente le cartoline con le istruzioni da allegare ai libri e uno stencil per “firmare” la sedia.

Perché le sedie che avete scelto devono essere verdi?

La riconoscibilità, questa tiranna! Un progetto, qualsiasi progetto, per avere un’identità deve caratterizzarsi per uno o più elementi facilmente riconoscibili. Da qui la scelta di usare sempre lo stesso colore per dipingere le sedie, per renderle riconoscibili e semplificare il compito dei supereroi. Per il resto, visto che si tratta di sedie di recupero, regna la disomogeneità massima su modelli, forme e dimensioni. Basta che siano solide!

Tutte le informazioni e alcune foto si trovano anche sul sito www.booksittingfirenze.wordpress.com e sul profilo Instagram booksittingfirenze.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/siediti-prendi-libro-booksitting/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Happiness on the road: libri e felicità

“Happiness on the road” è un progetto di promozione dei libri e della felicità. Si tratta, infatti, di una libreria itinerante a bordo di un’ape del 79 partita quest’estate da Forte dei Marmi per poi spostarsi nelle zone della Versilia e da settembre anche nelle scuole.9694-10469

«L’idea è nata un po’ per caso, un po’ per gioco. Sicuramente anche per divertimento»: ad illustrarla è Marco Sacchelli, che ha avuto “l’illuminazione” e ora la sta portando avanti.

«Sentivo la necessità di iniziare un percorso mio che meglio potesse rappresentarmi. Sono un lettore, sogno di scrivere e ho sempre codificato il mondo attraverso le parole. Volevo portare le storie in modo diverso, parlando del potere che hanno. Il passo successivo è venuto da solo, all’improvviso: un’ape attrezzata come libreria».

Ma non c’era solo la voglia di parlare di libri. «Sono laureato in Scienze Psicologiche e a Giugno ho terminato un Master in Psicologia Positiva, scienza che studia la felicità – prosegue Marco – E allora l’ho fatto: una libreria itinerante
specializzata in felicità. Da tempo scrivevo sul mio blog (chapterzero.it) articoli inerenti una ricerca di un benessere profondo, pieno, ma tutto era troppo virtuale. Avevo bisogno di qualcosa di tangibile, osservabile, reale. Ho iniziato andando nelle piazze, agli eventi di paese, nei parchi giochi portando i libri e organizzando laboratori di felicità. Condividevo tecniche ed esercizi studiati a proposito della Gentilezza, Gratitudine, Meditazione o Emozioni. Le risposte sono state meravigliose: l’ape attirava e attira le persone più diverse tra loro. Dagli anziani ai bambini, da chi si interessa solo alla parte dei libri a chi si emoziona per il concetto di portare la felicità sulla strada. Ma sopratutto, le persone si aprono, si raccontano e condividono con me pezzi della loro storia personale. È bastato mettere lì, come soggetto del discorso, la felicità per far venire fuori la parte più profonda delle persone».

«Non ho la pretesa di insegnare nulla, solo di condividere un messaggio. Che la felicità è possibile e appartiene solo a noi, che è necessario smettere di cercare la felicità, ma riaprire da essa, riscoprendo la bellezza del presente, di quel che già c’è, essendo grati per quel che abbiamo.  Che le storie possono aiutarci in questo percorso poiché scopriamo che le nostre gioie e dolori sono universali e siamo tutti insieme in qualcosa molto più grande di noi. Da settembre ho iniziato un percorso nelle scuole dal nome L’ELETTROCARDIOGRAMMA DELLA FELICITÀ. Si tratta di un prolungamento del progetto, questa volta per i bambini. L’elettrocardiogramma è il noto esame medico che misura l’attività grafica del cuore e si abbrevia in ECG. Quindi, si tratta di un percorso di storie ed esercizi sulla Emozioni, la Consapevolezza intesa come capacità di restare calmi, di vivere il presente, di respirare consapevolmente e sulla Gratitudine. Sono andato già in diverse scuole d’Italia e ho avuto la possibilità di portare quello in cui credo nelle classi, condividere pensieri sulla felicità con insegnanti e bambini che, se solo gli dai un po’ di fiducia, ti ripagano con parole di meraviglia».

Per chi volesse saperne di più:

Chapter Zero: Happiness on the road

Sito: chapterzero.it

email: sacchellimarco@gmail.com

Fonte: ilcambiamento.it

‘Perché nella nozione di decoro non c’è mai spazio per i libri’, Aldo Grasso difende Vivi Libron

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Sulle pagine del Corriere di Torino (edizione torinese del Corriere della Sera on line) il celebre critico e giornalista critica le decisione di sfrattare la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo.

Quei libri non sono decorosi, bisogna farli sparire. Qualche giorno fa l’amministratore del complesso immobiliare nato nell’ex Arsenale Militare di Borgo Dora a Torino ha scritto all’associazione Vivi Balon chiedendo di «liberare immediatamente l’area di pertinenza condominiale» dove è stata sistemata «una catasta di libri, molto probabilmente per un progetto di libero scambio del quale non eravamo al corrente» chiamato «Viva Libron». I motivi sarebbero il mancato rispetto del «decoro previsto dal regolamento di condominio» ma soprattutto il pericolo dato dal «materiale altamente infiammabile». Risultato: la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo è stata sfrattata. A prendere le difese di questa bella iniziativa che vede protagonisti Eco dalle Città e Vivi Balon anche Aldo Grasso. Ecco che cosa ha scritto sull’edizione torinese del Corriere della Sera:

L’amministratore di condominio che ha sfrattato la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo sarebbe stato un personaggio perfetto per le straordinarie meditazioni cretinologiche di Fruttero & Lucentini. Per carità, c’è sempre un regolamento cui appellarsi, un pezzo di carta che manca, un decoro condominiale da rispettare, ma la cosa più imbarazzante è che nella nozione di decoro non c’è mai posto per i libri. A Torino, come in altre città. Come se quei parallelepipedi di carta stampata fossero degli ingombri, suppellettili accatastate in attesa della nettezza urbana. Chi non ama leggere pensa che i libri non abbiano nulla di suggestivo, di gratificante, di desiderabile e che il «libero scambio» sia qualcosa di disdicevole.

E invece scambiarsi libri è un modo per condividere idee ed emozioni con altri, specie in un momento economicamente non facile. Cosa c’è di più bello che rilasciare libri nell’ambiente naturale, compreso quello urbano, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri? Diceva Umberto Eco: «I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare». E questo è il concetto che sta alla base del bookcrossing , un fenomeno dalle radici antiche che da qualche anno ha trovato un’espressione concreta anche da noi. La condivisione è un valore da tutelare, non da sfrattare. Rovistare fra libri usati è come sfogliare un vocabolario: cerchi una parola e intanto ne trovi altre, forse più interessanti, più espressive di quella che cercavi. Un buon consiglio è quello suggerito già nel 1947 da Wodehouse: «Secondo me il solo modo di trovare qualcosa da leggere, oggi, è di andare in una pubblica biblioteca, girare tra scaffali, e tirar giù quel tipo di libri di cui nessuno ha mai sentito parlare». E se la pubblica biblioteca, seppur minuscola, si trova in un cortile condominiale è ancora meglio. Le sorprese sono a portata di mano perché un libro non va mai considerato come uno scarto, un oggetto superfluo, un raccoglitore di polvere.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Anna e la sua libreria che regala i libri

Non si vendono né si comprano: in questa libreria chi lo desidera può prendere un libro, senza lasciarne necessariamente un altro in cambio. È questa la filosofia di Libri Liberi, un’esperienza avviata qualche anno fa a Bologna e replicata in altre parti d’Italia. Nel centro di Bologna c’è una libreria nella quale i libri non si comprano né si vendono. Vista la premessa, la mente potrebbe correre al cosiddetto “bookcrossing”.  Anche chi non conosce il termine avrà probabilmente notato che, durante gli ultimi anni, in locali, stazioni sale d’attesa, è sempre più comune trovare scaffali pieni di libri, che si possono prendere, leggere e poi riporre nuovamente in qualche altro luogo simile. Ecco, la libreria di cui vi racconterò è un’esperienza diversa, anche se un po’ simile.IMG_11541

Anna Hilbe e la sua libreria (Foto di Giulio Cioffi)

Libri Liberi, nata nel 2012 per opera di Anna Hilbe, raccoglie e seleziona i libri di quelli che, per un motivo o per l’altro, decidono di liberarsene, e li dona a chiunque voglia leggerli. Se il bookcrossing prevede “un libro per un libro”, in questo luogo non ci sono limitazioni: si può decidere di tenere il volume scelto, di riportarlo, di portarne un altro, o tanti altri, o nessuno in cambio. All’inizio le persone, abituate a un tipo di scambio do ut des, sono in imbarazzo. Alcuni dicono “se non ho un libro da lasciare, io non prendo niente”, nonostante l’invito a portare a casa il volume desiderato. Anna racconta che recentemente, una ragazza che non era mai venuta, continuava a chiedere incredula: “ma davvero posso prendere questo libro?”. Pur in assenza di regole, l’equilibrio fra doni fatti e ricevuti, necessario per la sostenibilità della libreria, viene mantenuto grazie ad un meccanismo che Marshall Shalins avrebbe definito di “reciprocità generalizzata”. Si tratta della stessa modalità di scambio tipica delle famiglie, in cui sono frequenti doni e favori di vario tipo senza che la quantità, la qualità o la tempistica siano necessariamente corrispondenti. Anna, oltre ad aver avuto l’iniziativa per costruire questo luogo, è anche colei che paga affitto e bollette favorendo, attraverso la sua generosità, nuovi circoli virtuosi.11140257_846152572130612_5177357042434078974_n

Lo spazio è piccolo, a volte troppo piccolo per contenere tutti i libri che arrivano, così che una parte dei volumi viene collocata all’interno del garage di fronte, il cui proprietario ha concesso un pezzettino di parete a Libri Liberi. Alcune enciclopedie, per cui non c’era spazio, sono state regalate a Làbas, oggi purtroppo sgomberato, mentre molti dizionari e atlanti vengono consegnati ad associazioni e cooperative impegnate nell’insegnamento dell’italiano per i migranti.

Libri Liberi è aperta cinque giorni a settimana e ad Anna si affiancano dei volontari, che “hanno grandi scambi in chiacchiere con quelli che vengono a prendere i libri”. È un posto dove Anna dice di imparare molto: “Vengono segnalati autori e autrici che non conosco, quindi per me è interessante. Poi, quando vedo qualcuno indeciso, gli chiedo che cosa gli piacerebbe leggere, cosa ha letto, per capire un po’ quello che potrebbero volere”.

Si tratta di un luogo vivo, in perenne cambiamento, nel quale non si sa mai con certezza quali e quanti volumi ci siano, dove a volte i “clienti” spezzano quel lieve imbarazzo, tipico di chi condivide uno spazio ristretto con degli sconosciuti, dando il via a piccole discussioni riguardanti la letteratura e la politica. Talvolta passano professori universitari, attuali o in pensione. Uno in particolare recentemente ha portato in dono l’anteprima di una raccolta di poesie francesi. Su ispirazione di Libri Liberi, sono nate fino ad ora altre due librerie simili in Italia, una a Nicotera, l’altra a Trieste, e a novembre è prevista la visita di una donna da Cracovia che vorrebbe raccogliere informazioni per costruire qualcosa di simile in Polonia.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/10/anna-libreria-regala-i-libri/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Tlon, la libreria teatro che contamina il quartiere

Libreria teatro, casa editrice, agenzia di eventi e scuola di filosofia. Tutto questo è Tlon uno spazio nato a Roma qualche mese fa per favorire al suo interno l’incontro tra varie discipline e, soprattutto, quello tra gli abitanti del quartiere e della capitale. Arrivo trafelato alla fermata del tram vicino Ostiense. Andrea Colamedici – filosofo, scrittore, autore, docente di corsi e soprattutto editore di Tlon  – mi viene a prendere con la sua auto e dopo pochi minuti sono seduto accanto al nostro Paolo Cignini per realizzare questa nuova intervista. Lo spazio intorno a noi è molto accogliente. Tanti libri (ovviamente), ma anche un piccolo palco rialzato (un teatro! Verremo a sapere poco dopo) e poi riviste di settore, persone che lavorano, sedie di vario tipo.

Colamedici ci introduce al luogo in cui siamo: “Fin dalla sua nascita – ottobre 2016 – questo spazio vuole ibridare il teatro con la libreria, con l’obiettivo di mettere insieme una anima libresca e letteraria con la ricerca non solo di intrattenimento ma anche di conoscenza e approfondimento dello spazio scenico. Ecco perché abbiamo allestito questo spazio che desse possibilità di bivaccare, leggere o godersi lo spettacolo; vogliamo offrire una sorta di incontro tra varie arti e discipline, consapevoli che non si può immaginare la teoria senza la pratica e la pratica senza teoria”.

Chiedo a Colamedici quanto sia difficile aprire una libreria in un’epoca in cui molte chiudono e le persone acquistano sempre più i libri per via telematica. “Quello che manca a molte librerie è la capacità di smuovere la vita sociale del quartiere in cui è collocata. Una libreria indipendente muore quando vuole scimmiottare una libreria di catena mentre riesce a vivere e crescere quando entra in relazione con il territorio. Molte persone sono alla ricerca di luoghi di aggregazione. Noi cerchiamo di essere percepiti come uno di questi”.20161005_210804.jpg

Un motivo in più per non limitarsi alla vendita di libri, scegliendo invece di diventare un centro di incontro transgenerazionale: “Qui vengono tutti, dai bambini agli anziani che possono raccontare la loro esperienza agli altri, in un quartiere dove i rapporti umani sono sempre meno sviluppati. Questa idea sta funzionando, anche economicamente: non diventi ricco con una libreria, questo è chiaro, ma ce la facciamo, la struttura si autofinanzia, paga gli stipendi e mette in circolazione la fame di conoscenza che per noi è fondamentale”.

Una sfida notevole che ai miei occhi pare ancora più ardita considerando i libri offerti da Tlon: prevalentemente testi di filosofia, psicologia, spiritualità, con qualche spazio all’eco-sociale e ai nuovi stili di vita. Oltre ad esporre i propri libri (Tlon è anche casa editrice), qui vengono esposti anche volumi di altri editori: “esponiamo molto le altre case editrici, senza ‘affitto’. Non si può far pagare le piccole case editrici altrimenti muoiono. Quindi troviamo metodi alternativi di editoria, come il ‘lettore editore’, o i libri ‘da un centesimo in su’. Noi proponiamo i libri che normalmente le catene ignorano.IMG_20170713_1245515071.jpg

Che con la cultura non si mangi è un fatto falsissimo – continua Colamedici – con la cultura si mangia, anche con quella di alta qualità, ma bisogna investire sulla narrazione di quello che si fa. Noi, ad esempio, abbiamo eliminato la presentazione di libri, sostituendola con la narrazione del libro. Se decidi di approfondire un tema a partire da un libro puoi entrare in relazione reale con il pubblico. Stai costruendo un serpente editoriale e di eventi, fatto di tanti libri e tanti temi che vanno a comporre un simbolico grande libro”.

Anche la casa editrice sta andando bene. Non ha bisogno di finanziamenti esterni. “Abbiamo deciso di indirizzarci ad un pubblico interessato alla spiritualità attraverso libri di un certo spessore, ricostruendo un catalogo che non fosse consolatorio ma provocatorio. Avevamo la sensazione che ci fosse una grande necessità di questo genere di testi e i risultati ci hanno dato ragione. Poi ci occupiamo anche di altri temi. Uno dei nostri titoli di punta, ad esempio, è ‘L’asilo nel bosco’. Per noi è fondamentale pubblicare titoli di questo genere. Il rischio che corriamo, infatti, è quello di passare per una casa editrice di teoria filosofica; invece siamo una casa editrice di pratica filosofica”.monologhi

Gli chiedo quale sia la proposta teatrale che ospitano e propongono. “Cerchiamo di dare spazio alle compagnie teatrali nuove che non creino una narrazione autoriferita che ha ‘ucciso’ il pubblico. Vogliamo creare uno spazio in cui lo spettatore non si senta un ‘deficiente’, ma in cui si interessi sul serio a quello che vede. Ospitiamo, quindi, spettacoli che ti facciano sentire interessato a ciò che accade nel mondo. All’inizio proponevamo cinque spettacoli a settimana. Ci siamo presto reso conto che erano troppi; ora ci orientiamo su due eventi a settimana, una spettacolo e una ‘Tlonferenza’. Il tutto esaurito viene raggiunto con 90 posti”.

Andrea Colamedici ha fondato Tlon insieme alla moglie Maura Gancitano (con la quale ha scritto anche diversi libri tra cui “Tu non sei Dio”, testo su cui torneremo nelle prossime settimane) e Nicola Bonimelli. Intanto vi invitiamo a visitare la loro libreria-teatro. Virtualmente, se non siete a Roma, ma soprattutto fisicamente quando passate dalla capitale.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/io-faccio-cosi-177-tlon-libreria-teatro-contamina-quartiere/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Cartacanta, dove i libri riprendono vita

I libri riprendono vita a Cartacanta, la nuova libreria nata a Monterotondo (Roma) per iniziativa di Emanuele Trovò e Lucia Garaio. E’ un luogo un po’ magico, a misura di adulto e di bambino, un luogo caldo, accogliente, tranquillo.9558-10319

È un luogo diverso dalle librerie alle quali ci stiamo abituando: luoghi senza librai in cui i libri vengono consumati come prodotti da supermercato, usa e getta dopo la stagione giusta per vendere. Poi,  lontano dagli occhi e dalla pubblicità, il nulla. La cultura dello spreco non risparmia neppure le storie da raccontare, le favole, i sogni, il mondo della fantasia. I libri, invece, non muoiono mai. Basta amarli e dar loro il posto che meritano. Dalla passione e l’esperienza di Emanuele e Lucia cresce il desiderio di offrire a tutti la possibilità di leggere, di rifugiarsi tra gli scaffali in tranquillità a scegliere o a confrontare libri ed esperienze di lettura. Così il libro usato diventa una risorsa per tutti: per chi vende e per i lettori che, a loro volta, possono lasciare in conto vendita i testi già letti creando e alimentando una piccola economia circolare e virtuosa per le persone e per l’ambiente.

Potete presentarvi?

Emanuele: Io sono la componente folle del nostro progetto, il compito più importante che ho portato a termine è l’aver coinvolto una libraia come Lucia, davvero preparata e già apprezzata sul nostro territorio.

Lucia: Chi sono…credo ormai una libraia, il che mi piace moltissimo. Ho accolto la proposta di Emanuele immediatamente e sono contenta di averlo fatto.

Che cos’è Cartacanta e quando è nata?

Emanuele: Cartacanta è nata come piccola libreria itinerante, ora però ha messo le radici a Monterotondo, per diventare un punto di riferimento per i lettori, più costante e soprattutto più completo rispetto agli inizi.

Lucia: Cartacanta nasce prima da un’idea di Emanuele di diffondere il libro usato, poi diventa una libreria vera e propria ad agosto dello scorso anno.

Che cosa facevate prima?

Emanuele: io lavoro tuttora in un’azienda che si occupa di recuperi ambientali, in attesa che Cartacanta si consolidi e possa raggiungere a tempo pieno Lucia in libreria.

Lucia: io ho fatto sempre la libraia, per quattro anni fino al 2015 alla libreria Ubik qui a Monterotondo.

Si sentiva l’esigenza a Monterotondo di una nuova libreria?

Emanuele: secondo me si, occorre una libreria che sia qualcosa di diverso da quelle già esistenti, un buon rifugio dove trovare libri o anche vinili e una sedia per valutarli senza fretta. O più semplicemente un posto dove hai piacere di entrare anche solo per un saluto o per scambiare qualche chiacchiera.

Lucia: assolutamente si. Un luogo che offrisse una proposta alternativa a quella delle librerie di catena; che avvicinasse tutti i tipi di lettori dal più piccolo all’adulto; che proponesse non solo libri, ma anche musica e cinema e che fosse un luogo di scambio di idee.

Per cosa vi caratterizzate? Perché la scelta del libro usato? Che valore ha dal punto di vista culturale, etico, sociale?
Emanuele: Il punto di partenza sono stati i libri usati. Col passare del tempo stiamo dedicando il giusto spazio ai libri nuovi e agli indimenticabili remainders (libri nuovi fuori catalogo, scontati al 50%). Riteniamo importante concedere ai nostri amici lettori la possibilità di poter usufruire di un sempre maggior numero di titoli (e di autori), a prezzi del tutto accessibili. E poi, piuttosto che mandare i libri al macero, i nostri clienti apprezzano anche la possibilità di portare in conto vendita quei libri a cui si sono disaffezionati, o che non possono conservare per motivi di spazio.

Lucia: La scelta del libro usato offre la possibilità a tutti di leggere e soprattutto di diversificare la lettura grazie al costo contenuto del libro. La possibilità che offriamo di poter portare i libri in contovendita fa sì che il libro non venga mai “sprecato” e che possa girare, e avere una seconda, una terza, una quarta vita e questo ne aumenta il suo valore.

Riuscite a vivere di questa attività? Siete in attivo?

La nostra avventura è partita lo scorso agosto, quindi dobbiamo ancora strutturarci bene per sfruttare al massimo tutte le potenzialità. Ci sembra ancora presto per fare una previsione, ma sicuramente siamo in crescita.

Quali iniziative promuovete?

Emanuele: Sicuramente gli incontri con gli autori, nazionali e locali, generano una grande curiosità ed ottengono un ottimo riscontro di pubblico. Ogni autore in fondo scrive per raggiungere e mettersi in comunicazione coi propri lettori.
Questi ultimi sono sempre curiosi di capire cosa ci sia dietro la pagina, quali ingranaggi mettano in moto e facciano vivere questo straordinario oggetto che è il libro Lucia: Oltre agli incontri con gli autori, abbiamo iniziato da subito ad ospitare iniziative per grandi e piccoli. Letture-laboratorio per bambini; appuntamento settimanale con corsi di inglese per bambini dai 3 ai 10 anni a cura dell’associazione culturale Il giochinglese; corsi di scrittura creativa per adulti (già in corso) e per bambini, che inizieremo a breve.

Chi sono i vostri clienti?

Vogliamo essere inclusivi nella maniera più assoluta. Nel nostro angolo dedicato, i lettori più piccoli possono sedersi e disegnare, colorare, giocare e ovviamente leggere. Hanno il loro spazio, per valutare e scegliere, mentre i genitori fanno altrettanto nella loro zona.  Ma non ci sono confini, è bello osservare e ascoltare genitori e figli che si consultano ad alta voce, scambiando opinioni, ognuno concentrato sul proprio libro. Più in generale Cartacanta accoglie persone di ogni età e di ogni interesse per i libri, la musica e il cinema, perché ognuno può trovare qualcosa di quello che stava cercando.

Qual è il significato della lettura oggi, della relazione con un libro cartaceo soprattutto per i giovani?
Vediamo soprattutto negli adolescenti, che regolarmente prendono d’assalto il settore dei classici, un desiderio di qualità, di letture non banali. Passano di autore in autore per crescere nel livello di lettura, si scambiano i libri di mano in mano, si confrontano, vengono con le liste piene di titoli da cercare, apprezzano il libro come oggetto fisico e valutano le differenze tra le varie edizioni, anche facendo attenzione alla qualità delle diverse traduzioni.
Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo da pochi giorni aderito alla rete SatelliteLibri, quindi cominciano ad arrivare in libreria sempre più titoli di editori indipendenti, ad aumentare la nostra offerta. Per il resto, quando abbiamo redatto l’atto costitutivo, abbiamo messo giù, in triste burocratese, il nostro libro dei sogni, che prevede intanto la possibilità di spostarci in un locale più grande, abbinare dei cibi o delle bevande ai libri, e tante altre iniziative, fino ad arrivare a forme di distribuzione più flessibili, di cui stiamo perfezionando lo studio. Più in generale, vogliamo continuare ad essere Cartacanta almeno fino a quando ci toccherà andare in pensione.

Chi volesse conoscervi meglio o venirvi a trovare?

La nostra pagina fb: https://www.facebook.com/cartacanta.libriusati/ con tutte le informazioni.

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

 

Una vita seconda natura. Devis Bonanni e l’identikit del “Buon Selvaggio”

Da tecnico informatico ad agricoltore a autoproduttore. Devis Bonanni da anni ha lasciato il posto fisso per dedicarsi alla terra e alla rivalorizzazione delle tipicità della Carnia, dove ha deciso di restare a vivere. Dopo il successo del suo primo libro “Pecoranera”, Devis traccia ora l’identikit de “Il buon selvaggio” che, a ben vedere, è dentro ognuno di noi.

Quella del progetto Pecoranera di Devis Bonanni è stata una delle prime storie  raccontate da Italia che cambia. Ho incontrato Devis un mese fa a Padova in occasione della presentazione del suo secondo libro, Il Buon Selvaggio, edizioni Marsilio. Mi è subito saltato agli occhi l’accostamento dei titoli, che sembrano rappresentare una sorta di tracciato evolutivo della biografia dell’autore, da “Pecoranera” a “Buon Selvaggio”.10316052694_4f2e7349f5_h

Chi pensa che Devis sia stato avvantaggiato dal fatto di avere un punto certo da cui partire, cioè il terreno di famiglia dove dieci anni fa avviò il proprio orto, nel suo paese natale, magari aspettandosi piena accoglienza e sostegno dai suoi famigliari e compaesani, dovrebbe farsi un giretto a Raveo e farsi venire la curiosità di indagare che cosa c’era prima delle serre e dei campi, oggi coltivati a cereali, patate, ortaggi e piante da frutto. Prima di tutto manca all’appello quella caratteristica casetta in legno scuro costruita in gioventù dal padre di Devis, che nei primi anni e per lunghi periodi, rigidi inverni compresi, è stata per lui una base di sperimentazione e ricerca dell’essenzialità, mentre il progetto Pecoranera prendeva forma. Questa casetta due anni fa è stata data alle fiamme da ignoti.

Le serre, invece, sono state allestite agli albori di Pecoranera e hanno introdotto anche nella fredda Carnia il pomodoro, frutto “rivoluzionario” sul cui insuccesso aveva scommesso un po’ tutto il paese, che portò i primi inattesi ricavi di vendita ad un’attività pensata inizialmente come semplice forma di autosufficienza alimentare. Ma una cosa che colpisce è la ripresa di una vegetazione scomparsa da diversi decenni. Primi i cereali, che, come Devis racconta, spingono alcuni anziani ad appostarsi con cautela ad una certa distanza dalla base del “Selvaggio”, per osservare e accertarsi che si tratti davvero di quelle piante lì, che in Carnia non si vedevano da tempi antichi…blog_img_105

La Carnia è una di quelle aree geografiche che più hanno risentito dello spopolamento demografico dovuto all’abbandono delle campagne. O la terra o la città, in poche parole. Pertanto, nonostante i terreni non mancassero, la scelta dei più giovani non è stata rivolta alla campagna ma al cercare altrove, nei centri urbani, un inserimento lavorativo ed i comfort attesi dallo stile di vita di città.

Inevitabilmente, come altrove, le conseguenze dell’abbandono si leggono ancora oggi sul paesaggio, sull’inselvatichimento della vegetazione e sul rischio di perdita, per ibridazione o indebolimento, di specie autoctone rappresentative delle tipicità della Carnia, tra le quali molti alberi da frutto. Devis è diventato da qualche anno il custode dei meleti e dei pereti ultra cinquantenari della sua terra. Ne è diventato chirurgo ed estetista, perché il lavoro di potatura, funzionale alla ripresa della fioritura e al rinvigorimento delle piante, apporta beneficio immediato anche all’estetica del paesaggio, restituendo all’ambiente quell’armonia perduta che dona piacevolezza anche allo sguardo.

Questo lavoro di custodia della varietà va a beneficio di tutti, non solo perché apre una strada alla rivalorizzazione della regione e dei suoi prodotti tipici, permettendo una ripresa dell’economia locale e potenziale nuova occupazione. La biodiversità è in primo luogo vita, per tutti, perché la varietà organolettica dei frutti che mangiamo rispecchia la varietà di componenti vitaminiche ed enzimatiche che fanno il nutrimento ed il rafforzamento del nostro sistema immunitario.

E pensare che Devis, quando cominciò a dedicarsi alla terra, comprese che coltivare il proprio orto (lo racconta nel libro “Pecoranera”) era in fondo il modo più anarchico, benché concreto, immediato ed efficace, per contrastare la propria dipendenza dalle leggi dell’economia di mercato, abbattendo la necessità di denaro ed il ricorso all’acquisto. A quanto pare i benefici della soluzione “anarchica” del coltivare secondo natura si estendono anche alla collettività, anziché dimostrarsi una scelta di isolamento dal mondo.ilbuonselvaggio

A proposito di questo ci dice qualcosa l’”identikit” del Buon Selvaggio, tracciato con intelligenza nell’omonimo libro, senza tralasciare alcun aspetto della vita, dall’alimentazione alla salute, dalla spiritualità e l’autoconsapevolezza a quei condizionamenti dovuti ad abitudini e comodità, che generano nuovi limiti alla libertà e nuove dipendenze.

Il Buon Selvaggio odierno, nell’avvicinarsi alla natura, si avvicina anche agli altri viventi, esce dall’isolamento per instaurare relazioni, nell’ottica di costruire collaborazioni virtuose in risposta all’indole gregaria dell’uomo, che nelle città, quasi paradossalmente, si perde in forme di solitudine mascherate dall’essere una moltitudine di individui, che restano, nonostante la vicinanza fisica, separati proprio nel vero contatto umano, quello che va oltre i rapporti di superficie.

Un identikit tratteggiato sul concetto di responsabilità per ogni gesto della nostra esistenza, nell’essere consapevoli che ogni azione (nel fare, come nel non fare), delegata ad altri, ha comunque una conseguenza che paghiamo in prima persona e collettivamente. Per essere responsabili bisogna ricominciare ad osservare, interessarsi alle cose che si muovono intorno a noi, ripristinare la curiosità, la capacità di saper vedere con occhi o lenti diverse in modo di saper cogliere punti di vista diversi e prendere posizioni e decisioni che non siano dettate dall’abitudine.

Sovvertire le abitudini è anche scardinare le comodità che ci portano alla staticità, all’accumulo e all’irrigidimento (fisico e mentale), cominciando dal rimettere in moto i pensieri, anche attraverso l’esercizio fisico. La sedentarietà del corpo irrigidisce la capacità di pensare. Anche per questo, Devis usa ancora la sua bicicletta nella maggior parte degli spostamenti, anche nelle lunghe distanze. E all’uso degli attrezzi agricoli a motore alterna l’uso delle braccia per falciare e fare legna e i piedi per attraversare i campi e controllare da vicino lo stato di salute della sua generosa terra.

In cambio della paziente osservazione e della distanza confidenziale, la natura gli sussurra ciò di cui ha bisogno e gli suggerisce segreti che sembrano essere stati dimenticati o rimossi anche dagli anziani, ex coltivatori persuasi dei vantaggi immediati offerti dalla modernizzazione agricola, che solo a distanza di anni ha raccontato gli effetti collaterali dell’impiego del concime chimico, dell’aratura massiva, delle sementi brevettate, della monocoltura…

In queste confidenze sottovoce Devis ha saputo cogliere l’esigenza del rinnovo della biodiversità e l’ha trasformata nella consuetudine di un gesto semplice: distribuire manciate di semi alla terra, anche quando questo non è finalizzato al raccolto, per nutrire il terreno e fornire fiori e polline agli insetti utili, come le api. Questo gesto mi ha ricordato “l’Uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, in una versione più moderna, alla portata di tutti. Dopotutto i colori di un prato fiorito, che siano germogli di ortaggi o di piante aromatiche o semplici fiori di campo, rappresentano una bellezza gratuita che fa bene all’umore. Perché non prenderne spunto?

Il sito di Devis Bonanni 
Visualizza la scheda di Devis Bonanni sulla Mappa dell’Italia che Cambia! 

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/03/devis-bonanni-identikit-buon-selvaggio/

Leggere in libertà, la rivoluzione si fa anche a suon di libri e (belle) parole

C’era tantissima gente lunedì sera alla Casetta Rossa, nel quartiere Garbatella di Roma, ad assistere all’incontro “Letture Partigiane” con Paco Ignacio Taibo II, Paloma Saiz, Jek Tessaro, Pino Cacucci, Erri De Luca, Gianni Minà e Federico Mastrogiovanni. Un’occasione per presentare il progetto della “Brigada para leer en libertad”, associazione nata con lo scopo di regalare libri e diffondere cultura in Messico. C’era tantissima gente ma, comunque, ne mancavano quarantatré…

Viviamo in una società dominata da analfabeti funzionali…”, sono le prime parole di Paco, scrittore, giornalista, attivista politico, “ma grazie ai libri e alla lettura un giorno torneremo liberi”. “E quel giorno tutti questi liberali, imperialisti, neocolonialisti, li vedremo scappare a gambe levate, in aereo, verso Miami”. Ci crede davvero Paco, perché lui è un ottimista, “a differenza di voi italiani, che siete sempre pessimisti! Ma sapete qual è la vera differenza tra un pessimista e un ottimista? Il dopo. Un ottimista si dispiace dopo. Un pessimista si dispiace prima, durante e dopo”.
Del resto, deve essere ottimista per forza chi decide di mettere in piedi un progetto come quello della Brigada para leer en libertad. Un’associazione nata con lo scopo di regalare libri e diffondere cultura nei luoghi più periferici, abbandonati e degradati di città del Messico.IlCambiamento_IMG_7701

Pensavamo di non durare più di quindici giorni – racconta Paloma Saiz – e invece, attraverso i nostri programmi di fomento alla lettura, abbiamo stampato e regalato più di 500mila libri, abbiamo messo in circolazione più di 4milioni e mezzo di testi, abbiamo creato 39 biblioteche, con 18mila volumi a disposizione“. Tutto questo in cinque anni.
Cinque anni dedicati a sviluppare programmi di fomento alla lettura: presentazioni e festival letterari indipendenti; laboratori per la condivisione dei saperi; “tianguis”, ovvero bancarelle di libri nei luoghi pubblici di tutta Città del Messico; conferenze gratuite nei quartieri popolari e periferici; un progetto chiamato “Para Leer de boleto del metro” che ha messo in circolazione sulla metro di città del Messico 250mila testi che i viaggiatori possono prendere, leggere durante il tragitto e poi riporre alla fine della corsa.IlCambiamento_IMG_7700

E ancora, ci sono gli stendini di poesia: “Abbiamo degli stendini in cui appendiamo fogli di poesie, la regola è di prendere solo quella che si preferisce. Ovviamente, per scegliere prima si devono leggere tutte”, ci spiega Paloma. “Un giorno una signora quasi analfabeta impiegò un pomeriggio intero per leggere tutte le poesie appese – prosegue Paco – alla fine ne scelse una: M’illumino d’immenso. Sorrisi pensando che la scelta era stata fatta perché era la più corta. No, mi disse lei, è quella che mi è piaciuta di più”. Il riscontro che ha ottenuto questa associazione è incredibile: “Si formano code lunghissime alla fine di ogni presentazione, per avere libri gratis. Spesso ci tocca dire che non ci sono libri per tutti. Ma le persone si mettono in fila comunque – spiega Paco –una volta  mi sono accorto che una signora aveva in mano due testi. Avevamo detto massimo uno a famiglia! Non potevo permetterlo. Cercai di farmene ridare uno. Mi morse un dito!“.
Il potere della scrittura!IlCambiamento_IMG_7705

PS: Quei quarantatré sono gli studenti della Escuela Normal Rural “Raul Isidro Burgos” del municipio di Ayotzinapa, a Iguala nello stato del Guerrero, in Messico, che dal 26 settembre scorso sono desaparecidos. Sono i protagonisti dell’ultimo libro di Federico MastrogiovanniNi vivos ni muertos, presentato proprio ieri sera. Ma sono anche tutte quelle persone sparite all’ombra di una strategia del terrore funzionale a troppi interessi. 30.000 negli ultimi nove anni.

Fonte: ilcambiamento.it

Pianissimo e la Libreria Colapesce di Filippo Nicosia: leggere è contagioso

I libri fanno parte della vita di tutti i noi. A volte come grandi protagonisti, altre come insostituibili spalle, ci aiutano e ci spronano a crescere, a imparare, a ricordare, a svagarci, a commuoverci e ad appassionarci. Partendo da questa idea, un ragazzo siciliano di trent’anni ha voluto creare un luogo che non si limitasse a rispettare gli spazi convenzionali di una libreria o di una biblioteca, ma che potesse costituire un ambiente informale in cui l’ospite abbia la possibilità di socializzare, studiare, leggere, bere e mangiare allo stesso tempo. Insomma, di vivere.

«Tutto nasce dalla mia esperienza lavorativa nell’editoria: facevo ufficio stampa e mi occupavo di scrittori e di scrittura come editor, ma a un certo punto ho avuto una crisi di vocazione. In più, negli ultimi tre/quattro anni la crisi del libro si è acuita tantissimo e io soffrivo molto il clima depresso del settore». Comincia così la storia di Filippo Nicosia, giovane messinese ideatore della libreria indipendente, wine bar e caffetteria Colapesce e, in precedenza, della fortunatissima esperienza di Pianissimo, la libreria itinerante.

«Volevo creare qualcosa che si potesse fare con poco, non sopportavo il fatto che non ci fossero soluzioni per arrestare una recessione che sembrava inesorabile. Così ho comprato un furgone d’epoca a Roma per un migliaio di euro, l’ho caricato di libri di case editrici indipendenti che mi hanno dato fiducia – per cui l’investimento è stato piuttosto basso, circa 400 euro – e ho immaginato un viaggio».

Era l’aprile del 2013 quando Filippo ha cominciato a sviluppare la sua idea: ha fatto scorta di libri – 6/700 volumi in tutto, circa 300 titoli di 30 case editrici indipendenti italiane –, ha allestito il vecchio Fiat 900 del ’76 con scaffali e scansie, ha scritto e pubblicato il manifesto di Pianissimo e a giugno è partito. «Ho iniziato dalla Sicilia perché è la mia terra, ma è anche una delle regioni in cui si legge meno in Italia. Ho cercato di privilegiare i piccoli paesi privi di librerie, con mercati completamente inesplorati. Ero certo che il passaggio di una libreria itinerante potesse risultare significativo, un momento aggregante, e infatti, quando si è sparsa la voce, tante associazioni, insegnanti, assessori alla cultura hanno cominciato a richiedere la presenza di Pienissimo. Così, insieme, siamo riusciti a fare la libreria». Filippo, insieme ai suoi tre colleghi che lo hanno accompagnato nel primo viaggio, arrivava e occupava la piazza cittadina, il luogo di socializzazione per antonomasia. Per primo, cominciava a leggere ad alta voce e poi passava libri e parola agli spettatori. «L’idea di Pianissimo si basa sul contagio, io ho solo dato il “la” portando libri significativi per me. La lettura è azione, entusiasmo, possibilità di incontro fra le persone».pianissimo-2-1024x683

L’iniziativa ha avuto un enorme successo: Pianissimo ha venduto più di 700 libri in 24 giorni, per un incasso complessivo di 2700 euro. Successivamente, il tour è stato replicato sempre in Sicilia, poi a Milano in occasione della fiera “Fa la cosa giusta”, in Puglia e, infine, nuovamente in Sicilia, ottenendo un riscontro davvero rilevante anche sui mass media. E, in parte, è stato anche questo aspetto che ne ha segnato la conclusione. «Pianissimo – ha scritto il suo ideatore – è diventato una storia da raccontare e non più un’iniziativa, strampalata ma autentica, per vendere libri». In più, è subentrata la voglia – o meglio, la necessità – da parte di Filippo di costruire un’attività che fosse stabile e autosufficiente anche dal punto di vista economico. E così è nata la libreria Colapesce. «Dopo questo incredibile viaggio non sono riuscito a tornare alla vita normale e sono rimasto in Sicilia. Qui ho creato un luogo sempre strettamente connesso alla lettura, ma diverso e innovativo rispetto al solito. Uno spazio che fosse vivibile 18 ore al giorno per chiunque». Colapesce infatti non è solo un posto dove acquistare libri: i frequentatori possono prenderli e rimetterli a posto, ma anche non considerarli affatto. Si può studiare, mangiare una fetta di torta, incontrare amici, sorseggiare un bicchiere di vino, leggere un giornale o navigare su internet. «Se si vive per i libri si corre il rischio di isolarsi dal mondo», osserva il nostro libraio. «Io credo invece che essi siano sempre accanto a noi, li possiamo aprire in qualsiasi momento, anche mentre facciamo conversazione con qualcun altro. Non si devono istigare le persone a leggere, perché sennò si ottiene l’effetto contrario. Bisogna invece sfidarle. Qui i libri ci sono, non succede niente se non li prendi, anche se non compri nulla sei il benvenuto».10310091_668043916599870_8192928134917937796_n

Filippo si dimostra quindi aperto ai nuovi scenari e al tempo stesso realistico nei confronti di una situazione di mercato sotto gli occhi di tutti: «Non credo nel mantra del progresso che spazzerà via i libri. Penso che essi resisteranno, semplicemente se ne venderanno un po’ meno. Ma non faccio alcuna battaglia di retroguardia: a me piace l’atteggiamento della lettura, anche se il supporto è virtuale e non cartaceo. Senza il web la mia iniziativa non sarebbe stata quella che è stata. Capisco bene che c’è una strada fatta di asfalto e ce n’è un’altra fatta di pixel e di bit. Le trovo dignitose entrambe, perché cambiare significa anche smettere di pensare in una logica oppositiva e fare coesistere modalità differenti». E proprio questa, secondo Filippo, è l’essenza dell’Italia che cambia: «Non dobbiamo necessariamente seguire un percorso lineare. Per me l’accezione più alta delle parola cambiamento è “svettorializzare”, cioè fare in modo che ognuno vada nella direzione che gli sembra più appropriata. Non c’è un posto verso il quale ci stiamo dirigendo ineluttabilmente, dobbiamo solo scegliere di vivere nel modo migliore cercando di fare le cose che amiamo, ciascuno in maniera diversa».

Visualizza la Libreria Colapesce nella Mappa dell’Italia che Cambia!

fonte: italiachecambia.org

Riciclo creativo con le conchiglie

Vuotate borse e valigie, le vacanze estive spesso ci lasciano in ricordo una gran quantità di belle conchiglie raccolte sulla spiaggia o in fondo al mare durante passeggiate ed esplorazioni subacquee. Non sempre, però, questi ‘souvenir’ trovano una collocazione in casa e capita che dopo tanta fatica per trovarle finiscano in fondo a un cassetto, o peggio, nel pattume.apertura-400x250

Un vero peccato, perché dopo averle portate via dai loro arenili il minimo che si possa fare è industriarsi per dargli una degna sistemazione tra le mura domestiche. A ben pensare ci sono tante idee di riciclo creativo che possono essere facilmente realizzate con le nostre conchiglie per dar vita ad oggetti e suppellettili decorativi alla portata di tutti. Noi di Tuttogreen vi proponiamo una piccola selezione con qualche suggerimento pratico per riciclare creativamente le vostre.

  • Acchiappasogni e gioielli. Con le conchiglie più piccole adeguatamente e delicatamente forate evitando che si rompano potete realizzare un bellissimo acchiappasogni da appendere davanti la porta di casa, in giardino o nella stanza del vostro bimbo. Vi basterà legarle l’una all’altra con del nylon, spago o filo di canapa e fissare i fili ad un gancio. Il rumore prodotto dalle conchiglie sospinte dal vento è tra i più gradevoli che si possano immaginare… Stesso procedimento per confezionare piccoli gioielli come ciondoli, orecchini e braccialetti. In questo caso meglio utilizzare il filo di nylon (più resistente e incolore) e delle vernici spray argentate o dorate per impreziosire e far brillare i vostri bijoux.

TUTTE LE FOTO DELLE NOSTRE IDEE DI RICICLO CREATIVO CON LE CONCHIGLIE!acchiappasogni

barattolo

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centrotavola (1)centrotavola_conchiglie

ciondoli

  • Portafiori e vasi. Con un procedimento analogo a quello descritto sopra, potreste rinnovare l’aspetto dei vostri vasi e fioriere incollando sulla superficie una manciata di conchiglie. Se volete ottenere un effetto ancora più gradevole, prima di incollare le conchiglie decorate il vaso con una spolverata di sabbia, magari creando un motivo ‘a onde’, fissando con una mano di colla vinilica. Una volta asciutta eliminate con un pennello la sabbia in eccesso e vaporizzate su tutta la superficie un po’ di vernice protettiva spray. A questo punto posizionate le conchiglie e attaccatele accuratamente al vaso con della colla a caldo. Rimanendo in tema, i pezzi di conchiglia rotti che avanzano possono essere utilizzati per favorire il drenaggio delle piante. Ottimi come sostituiti di argilla e cocci, infatti, i gusci rotti delle conchiglie devono essere adagiati sul fondo dei vasi prima di riempirli con il terriccio.seashell-deco

Decorazione-lettere di conchiglie

  • Cornice da specchio. Con l’aiuto della colla a caldo potete attaccare le conchiglie su qualsiasi superficie, compreso il vetro. Se avete in casa un banalissimo specchio senza cornice e disponete di una buona quantità di gusci, nulla di più creativo e utile è impreziosirlo con una cornice di conchiglie di mare creata da voi. Per prima cosa dovete costruire una base sufficientemente larga e spessa sul perimetro dello specchio per posizionare successivamente gli elementi decorativi. Anche in questo caso, potete utilizzare del cartone pressato, del compensato e incollata con colla vinilica. Una volta asciutto procedete con la decorazione del bordo così creato fissandovi le conchiglie (nel colore naturale). In alternativa potete incollare il tutto direttamente sul bordo dello specchio, controllando che la sua larghezza sia uniforme su tutti i lati. Per ravvivare ancor di più il risultato finale è possibile inserire delle pietruzze o dei sassi in vetro o quarzo (chissà quante ne avrete raccolte durante le vostre passeggiate in spiaggia) o dei rametti di legno secchi precedentemente dipinti di bianco. Una volta terminato il lavoro, il vostro specchio sarà pronto per essere esposto sulla parete di casa preferita!
  • Portafotografie. E’ un vero e proprio classico, certamente uno dei modi più utili e ingegnosi di utilizzare le conchiglie per ‘incorniciare’ i nostri momenti più belli. Per realizzare una splendida cornice di conchiglie – magari in compagnia dei nostri bimbi che in genere adorano questo tipo di passatempo – potete utilizzare un vecchio portafoto riverniciandolo, magari color argento o di bianco, e incollare lungo il bordo fitte fitte delle conchiglie di varie dimensioni. In alternativa potreste confezionare anche la cornice, riciclando del cartone pressato o dei ritagli di compensato.centrotavola

Centrotavola con candela e conchiglie

  • Centrotavola, vasi decorativi e soprammobili. Vasi, vasetti, coppe e coppette di vetro e ceramica sono ideali per creare una varietà infinita di oggetti perfetti per dare un ‘tocco in più’ alla nostra casa o alla tavola.  E se oltre alle conchiglie disponete di sassi bianchi, rametti, pietruzze, sabbia o cocci di vetro il risultato sarà sempre diverso e unico! Con dei semplicissimi vasetti di vetro riempiti di sabbia (al naturale) e qualche conchiglia, si possono ottenere dei graziosissimi soprammobili decorativi da esporre in qualsiasi ambiente e dei porta-candele. Risultati analoghi si possono ottenere con le bottiglie di vetro inutilizzate, dei vasi bassi trasparenti sempre in vetro. Per un centrotavola davvero grazioso potete colorare le conchiglie con degli smalti spray dorati o argentati.
  • Conchiglie segnaposto, porta-sapone e porta-candele. Se sapete dipingere e avete una certa familiarità con l’arte della decorazione a mano, allora l’idea che vi proponiamo farà di certo al caso vostro: conchiglie segnaposto, scegliendo tra quelle più grandi a vostra disposizione, ben pulite, e colorate con colori acrilici o acquarelli. Una volta dipinta, lucidate la superficie della conchiglie con una vernice spray trasparente e lasciate asciugare per qualche ora, meglio se all’aperto. Oltre che sulla tavola, questi oggetti possono essere utilizzati come decorazioni in tutta la casa, ad esempio in bagno dove potreste esporle in versione porta- saponette o porta-candele profumate.
  • Decorazioni per scatole, libri, agende e chiudi-pacco! Un regalo è tanto gradito quanto più riesce a parlarci della persona che ce lo ha donato. Perché i nostri doni siano davvero speciali, un’idea può essere quella di decorarli con qualche bella conchiglia trovate in riva al mare. Su una scatola, ad esempio, con della colla a caldo; su un libro o un’agenda, magari con qualche fiore secco, foglie e un nastro di paglia intrecciato; sempre con dello spago potremmo realizzare un chiudi-pacco con una o più conchiglie, ideali per dare un tocco di personalità in più ai nostri regali nelle occasioni speciali…

Fonte: tuttogreen.it