Energie rinnovabili: i mattoncini Lego prodotti al 100% con eolico e fotovoltaico

La multinazionale danese del giocattolo ha annunciato di aver raggiunto, con tre anni di anticipo, il traguardo del 100% di energia rinnovabile usata per produrre i suoi famosi mattoncini.mattoncini-lego-energie-rinnovabili

Il cammino di Lego verso la sostenibilità passa soprattutto attraverso l’utilizzo di energia rinnovabile per la fabbricazione del suo prodotto noto in tutto il mondo: le costruzioni a mattoncini per bambini e adulti. Questo cammino, pochi giorni fa, è arrivato con largo anticipo al traguardo che l’azienda si era prefissata nel 2012: raggiungere, entro il 2020, il 100% di energia utilizzata da fonte rinnovabile. Lego, va detto, è una azienda energivora: ogni anno, per costruire 75 miliardi di mattoncini Lego, vengono utilizzati 360 GWh di energia elettrica. Con l’entrata in funzione del parco eolico offshore di Burbo Bank, al largo di Liverpool, Lego può ufficialmente dire di consumare esclusivamente energia verde.Lego Group, infatti, tramite la controllata KIRKBI A/S, possiede il 25% di Burbo Bank. Che è un parco eolico da circa 260 MW di potenza, con una produzione annua di energia rinnovabile pari al consumo di circa 230 mila abitazioni. Lego ha investito in questo progetto oltre 430 milioni di euro e quasi il doppio in tutti i progetti eolici offshore in cui ha partecipato. La potenza degli impianti eolici riconducibili a Lego è pari a circa 162 MW, considerando anche il 31,5% del parco eolico offshore tedesco di Borkum Riffgrund 1, di proprietà ancora di KIRKBI. A questa potenza va aggiunta quella derivante dagli impianti solari fotovoltaici montati sui tetti dei capannoni industriali in cui si producono i mattoncini Lego, come i 20.000 pannelli montati sul tetto dello stabilimento di Jiaxing, in Cina. Per festeggiare il traguardo del 100% di energia rinnovabile usata nelle sue attività industriali Lego ha realizzato una pala eolica in mattoncini da record: alta 7,5 metri, per costruirla sono stati utilizzati 146 mila mattoncini Lego.

Fonte: ecoblog.it

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Lego divorzia da Shell e cede alle pressioni internazionali di Greenpeace

Lego annuncia la rottura con Shell dopo le pressioni internazionali di Greenpeace

Lego ha annunciato la rottura con Shell dopo che Greenpeace aveva attivato una campagna di pressione su scala globale iniziata tre mesi fa.

Scrive Greenpeace UK:

Oggi abbiamo ricevuto l’incredibile notizia: dopo una campagna di tre mesi supportata da più di un milione di persone in tutto il mondo, LEGO ha annunciato che non rinnoverà il suo contratto con il distruttore dell’Artico, Shell. Questa è una notizia fantastica per gli appassionati di LEGO e per i difensori dell’Artico. Ed è un durissimo colpo per la strategia di Shell che costruisce partnership con marchi amati per ripulire la sua immagine sporca.CHILE-SHELL-LEGO-GREENPEACE-PROTEST

Dunque Lego ha deciso di non rinnovare il suo contratto commerciale con Shell e conclude una partnership nata nel 1960. Greenpeace ha lanciato la sua campagna mediatica lo scorso luglio contro il più grande produttore di giocattoli del mondo e il video è divenuto virale totalizzando circa 6 milioni di visite. Inizialmente Lego aveva risposto a Greenpeace sostenendo che non aveva mai trattato direttamente con la Shell. A dare l’annuncio del mancato rinnovo di contratto è stato Jørgen Vig Knudstorp presidente e amministratore delegato di Lego che ha spiegato che la multinazionale rinuncia così a un contratto da 68 milioni di sterline e alla distribuzione dei giocattoli Lego nelle stazioni di servizio di 26 Paesi. Questa vittoria segna un punto importantissimo a favore della campagna internazionale Save The Artic, per cui Greenpeace chiede che siano sospese le trivellazioni petrolifere in e off shore e che si trasformi l’intera regione in un santuario dove lasciare che sia la Natura a ricostruire i ghiacci che si perdono ogni anno e che influiscono nel delicato sistema climatico.

Lego molla Shell dopo le pressioni di GreenpeaceCHILE-SHELL-LEGO-GREENPEACE-PROTEST

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Fonte: The Guardian

© Foto Getty Images