Rapporto PEFC 2017: più di 1000 aziende in Italia gestiscono legno e carta in modo sostenibile. Certificati 745.559 ettari di boschi e foreste.

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Superato il traguardo delle 1.000 aziende certificate PEFC in Italia, segnando un +8% rispetto al 2016. Alla fine del  2017 risultano  certificati PEFC 745.559,04 ettari di foreste e boschi: al primo posto le aree del Trentino Alto Adige, con gli ettari gestiti dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Provincia Autonoma di Trento. Il 2017 in Italia si è chiuso con un grande risultato per la certificazione forestale: sono infatti ben 77 (+8% rispetto al 2016) le nuove aziende in Italia che hanno scelto di certificare la propria attenzione all’ambiente con lo standard PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes).  Si è quindi superato il traguardo delle 1.000 aziende certificate PEFC in Italia, per un totale di 1.005 che hanno scelto di dimostrare a tutti i consumatori di avere un’attenzione forte all’ambiente e in particolare al modo in cui viene gestito il patrimonio forestale italiano.
Il Triveneto è l’area con più aziende virtuose in Italia, con Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia ai primi tre posti (rispettivamente con 236, 183 e 174 aziende certificate PEFC); la medaglia di “legno”, decisamente appropriata vista il contesto, alla Lombardia con 121 aziende di trasformazione con la tracciabilità fino al bosco d’origine. Le segherie, il commercio, edilizia e carpenteria, mobilio, editori e tipografie sono le categorie con maggiori aziende certificate (fanalino di coda, ma di grande rilevanza, i prodotti forestali non legnosi, come miele, funghi, sughero, oli essenziali).

Nel 2017 certificati 745.559,04 ettari, al primo posto Bolzano

Secondo i dati del PEFC Italia, sul territorio italiano sono 745.559,04 gli ettari gestiti in maniera sostenibile attestati dalla certificazione PEFC. In particolare, aumentano i pioppeti certificati che, con 340 nuovi ettari, hanno portato la superficie totale a 4.690,90 ettari.

A livello geografico, l’area a maggior certificazione è quella gestita dal Südtiroler Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano (con 300.899,70 ettari, il 40,3% del totale PEFC italiano), seguita dall’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini – AR Trentino (con 258.566,72 ettari, il 34,6%) e da quella gestita dall’UNCEM in Friuli Venezia Giulia (con 81.913 ettari, il 10,9%). Seguono poi le superfici forestali certificate della Lombardia, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Basilica, Umbria e Veneto.

Certificazione: impegno etico e strumento di marketing per la green economy

“Siamo orgogliosi che sempre più aziende abbiano i requisiti per ottenere il marchio di certificazione di Catena di Custodia PEFC, che garantisce la sostenibilità di tutta la filiera della lavorazione dei prodotti di origine forestale, tra cui carta e legno”, spiega Antonio Brunori, segretario di PEFC Italia.

La Catena di Custodia è un sistema di tracciabilità a livello aziendale, utilizzato per tutte le fasi di lavorazione e distribuzione di legno e carta, che attesta che il sistema di registrazione del flusso della materia prima applicato dall’impresa soddisfa i requisiti stabiliti dallo schema di certificazione ed esige che la materia prima forestale non provenga da fonti controverse (es: abbattimento illegale o in aree protette) possa entrare nella catena dei prodotti certificati.

“La certificazione di ‘Catena di Custodia’ della propria azienda – conclude Brunori – rappresenta non soltanto un impegno etico nei confronti dell’ambiente, ma anche uno strumento di marketing, di differenziazione rispetto ai concorrenti e di comunicazione positiva verso il consumatore”.unnamed2

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Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un’iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.

 

Fonte: – agenziapressplay.it

 

Il bioparrucchiere, e sai cosa ti metti in testa!

Ramon Alaggia, 38 anni, sposato e con due figli, vive a Roma e ha aperto nel quartiere Trieste un negozio di parrucchiere biologico. Il negozio, in parte ristrutturato con le sue mani, a prima vista non ha niente di differente dagli altri ma, entrando, si percepisce un’aria diversa: semplice e moderna, con oggetti in legno autoprodotti alle pareti. Ci parla di un nuovo modo di lavorare, in connessione con la salute dell’ambiente e delle persone.

bioparrucchiere

«Tutto è curato e seguito nei minimi particolari – spiega Ramon – dalla relazione col cliente all’uso esclusivo di prodotti biologici ed etici, dalla provenienza delle materie prime utilizzate al packaging».

Com’è nata l’idea di un bioparrucchiere?

Ho sempre vissuto in campagna, appena fuori Roma. Lo stile di vita dei miei genitori è stato improntato a un modo di vivere semplice e sostenibile: abbiamo un orto e abbiamo privilegiato una vita il più possibile naturale. Per me è stato quasi automatico ricercare questi valori e modi anche nel mio lavoro. Volevo, infatti, che fosse etico al cento per cento.

Prima di diventare un bioparrucchiere cosa facevi?

Ho sempre fatto il parrucchiere ma c’è sempre stato dentro di me il desiderio di una ricerca verso un nuovo modo di effettuare i normali trattamenti: un modo diverso, nuovo, non dannoso per le donne che vi si sottopongono, per me che li faccio ogni giorno e per l’ambiente. All’inizio non è stato facilissimo perché circa 15 anni fa, quando ho cominciato, non si conosceva come adesso il mondo del biologico e dei prodotti sostenibili. Ho iniziato pian piano a conoscere le aziende (ancora poche) che producevano quello che cercavo.

Come hai fatto a trovare i prodotti biologici e sostenibili che cercavi?

Cercavo prodotti di derivazione naturale al cento per cento, dalle piante da agricoltura biologica e biodinamica al packaging che non fosse plastica ma vetro. Volevo, inoltre, che non fossero testati su animali. Non è stato facile trovare le aziende giuste ma, attraverso un lavoro di ricerca e di informazione ci sono riuscito. Ci credevo profondamente.

Come fate a non usare acidi e chimica? Come fate permanenti, tiraggi, tinture?

Non faccio assolutamente né tiraggi né permanenti. Mi sono sempre rifiutato di fare trattamenti aggressivi e nocivi a ogni livello proprio per evitare di intossicare me stesso, le clienti e l’ambiente con i rifiuti derivanti da questo tipo di pratiche. Ho cercato di lavorare fin dall’inizio così ma direi che c’è stata una vera e propria evoluzione in questo senso. Ho iniziato a informarmi e a cercare di capire cosa significa usare in modo indiscriminato le sostanze chimiche tipiche di questo lavoro. Nel frattempo questa ricerca ha influito anche nelle mie scelte private come ad esempio pormi serie domande sull’alimentazione con uno stile di vita vegetariano, iniziare a pensare ai risvolti del mio lavoro in termini di impatto sull’ambiente cominciando dalla produzione di rifiuti tossici al rispetto degli animali, ecc.. Non usiamo acidi né cartine per fare colpi di sole che facciamo a mano libera, rispettando in questo modo la struttura del capello ed evitando di produrre rifiuti inutilmente.

Che prodotti usi?

I nostri prodotti sono certificati ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale), non contengono nickel né altre sostanze nocive e sono, quindi, perfettamente utilizzabili anche da donne in gravidanza o allergiche. Nelle tinture che usiamo ci sono pigmenti vegetali, non c’è formaldeide, né resorcina (sostanze molto pericolose) né parabeni. Inoltre non usiamo prodotti che contengano oli minerali o profumi di sintesi. Si tratta di sostanze che vengono a contatto con la pelle e portano allergie ed altri effetti collaterali. Di solito la gente pensa che nelle tinture la sostanza da evitare sia solo l’ammoniaca e così cerca prodotti che non ne contengano ma ci sono altre sostanze come quelle che ho appena citato che dovrebbero essere evitate. Per quanto riguarda gli shampoo sono profumati solo con oli essenziali e sono mirati alle esigenze specifiche di ogni tipi di capello.

Qual è l’effetto e la durata delle tinture che usi?

Nelle tinture che uso non c’è ammoniaca. L’ammoniaca apre il capello, fa penetrare il pigmento per poi richiuderlo. Il capello, naturalmente, si rovina e spesso non si richiude, quindi il pigmento scivola e viene lavato via. Le tinture che usiamo, invece, fanno penetrare il colore senza aprire il fusto. Il capello rimane lucido, luminoso e con un effetto perfettamente naturale.

Chi sono le tue clienti?

Ci sono alcune persone che si avvicinano solo per curiosità o vedono la cosa come una moda. Per la maggior parte, però, si tratta di persone molto consapevoli e che già fanno scelte etiche attraverso un consumo critico. Attraverso il dialogo con i miei clienti imparo moltissimo ed è l’occasione per sapere di più. All’inizio non è stato facilissimo e la clientela era poca perché non venivo capito. Mi rendevo conto di essere avanti da un certo punto di vista ma forse un po’ troppo rispetto ai tempi. Adesso, invece, vedo che le cose cominciano a cambiare e ad andare bene.

Quali sono i costi al cliente?

Per fare un esempio, una confezione di shampoo da 260 ml costa circa 20 euro. Quindi parliamo di un prezzo piuttosto alto e che sicuramente non è per tutti. Però c’è anche da dire che basta usarne pochissimo e non in modo indiscriminato come si fa di solito. Lo uso per le mie clienti in negozio ma lo vendo anche ricaricando il flacone in vetro. Proprio questa impostazione improntata alla moderazione e al rifiuto dello spreco mi permette di proporre un prezzo equo e soprattutto senza sorprese nei confronti del cliente. Per una messa in piega e un colore non si spendono più di 50 euro, quindi i prezzi sono uguali e qualche volta anche inferiori a quelli di un parrucchiere tradizionale. Non ci sono prezzi differenziati a seconda che si usi un prodotto biologico o chimico come si fa in alcuni negozi o con prezzi aggiuntivi se si usano creme o lozioni. Qui è tutto biologico .

Chi sono i tuoi collaboratori?

Ho due collaboratori: un parrucchiere e una manicure (anche nel caso della manicure i prodotti sono biologici ed etici). Al momento sto cercando personale ma non è facile. I ragazzi a cui ho fatto colloqui sono spaesati al primo incontro, non si ritrovano, non sembrano capire di cosa parlo. Sono abituati a un altro modo di lavorare e fanno fatica ad aprirsi al cambiamento. Cerco personale che condivida il mio sogno e non desidero scendere a compromessi. Preferisco lavorare da solo piuttosto che tornare indietro.

Qual è il tuo sogno?

Ho sempre sognato, fin da piccolo, di fare questo lavoro. In famiglia nessuno faceva il parrucchiere e quando ne parlai con i miei genitori all’epoca non capirono. Ero, però, convintissimo e sono riuscito a realizzarlo nel modo in cui volevo apportando in questo settore un cambiamento che reputo di fondamentale importanza. Ora vorrei continuare così.

Perché venire dal bioparrucchiere?

Per la propria salute e per quella dell’ambiente che ci circonda, prima di tutto. Ma anche per fare un’esperienza di relax: al lavaggio le poltrone fanno un massaggio a tutto il corpo e si attiva una lampada per la cromoterapia. Nei negozi tradizionali, inoltre, c’è spesso la tendenza a voler vendere prodotti a ogni costo, a fare trattamenti comunque, a convincere la cliente con consigli spesso non richiesti. Nel mio negozio l’etica non riguarda solo il prodotto che viene usato ma anche un rapporto diverso col cliente. Mi piace l’idea di condividere un progetto comune.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ne ho tanti. Per me è importante continuare a credere in quello che faccio ed evolvermi. La mia difficoltà al momento è trovare le persone che condividano la mia visione.

Che cos’è la bellezza secondo te?

Secondo me la bellezza è salute e armonia.

Fonte: ilcambiamento.it

Archingreen: paglia e terra cruda per un’architettura sostenibile

Costruire e riqualificare gli edifici esistenti utilizzando materiali naturali come la paglia e la terra cruda. Professionalità ed ecocompatibilità sono due mondi sempre più vicini, come testimonia Archingreen, una realtà che si occupa di architettura e ingegneria con una profonda vocazione al sostenibile.

“Non si può pensare all’architettura senza pensare alla gente” diceva Richard George Rogers,  architetto italiano naturalizzato inglese. Oggi più che mai il mondo della sostenibilità, della costruzione di edifici con materiali naturali, sembra l’aspetto più in grado di guardare agli interessi e al benessere delle persone. E vi parliamo di una realtà che sta provando, con il proprio appassionato lavoro, a far conoscere l’importanza di cambiare (in meglio) il modo di costruire e restaurare le nostre case. Archingreen  è uno studio tecnico formato nel 2012 da Roberta Tredici e da Emanuela Cacopardo, ha la sua sede operativa ad Arona, in provincia di Novara. Roberta è un ingegnere, Emanuela un architetto, con brillanti esperienze professionali alle spalle.

Molte volte su Italia che Cambia vi abbiamo parlato delle caratteristiche e dei vantaggi di costruire abitazioni ed edifici con l’ausilio dei “nuovi” materiali come ad esempio la paglia e la terra cruda. La specificità e l’importanza della storia di questa settimana è data anche dal percorso delle fondatrici: come recita il chi siamo del sito “Il nome Archingreen è un gioco di parole che sintetizza la nostra professionalità: architettura, ingegneria e profonda vocazione al sostenibile.” Due mondi, quello della professionalità e della sostenibilità, che si stanno incontrando con profitto sempre più spesso.

“Abbiamo fondato questo studio insieme a Roberta Tredici” ci racconta Emanuela Cacopardo “condividendo questavisione verso il sostenibile. Nel corso degli anni abbiamo incontrato sempre più clienti che ci hanno chiesto di poter utilizzare dei materiali naturali che proprio per le loro proprietà rendono più confortevoli e salubri le casi in cui si va ad abitare. Ed in questi ultimi tre anni, dalla ristrutturazione passando per gli ampliamenti fino alle nuove case, siamo riuscite a realizzare sempre più lavori con questa filosofia volta alla sostenibilità”.25654310526_e8dc5c623e_o-copia

Prima sopraelevazione in paglia (Arona)

Archingreen per gli ampliamenti e per le nuove costruzioni incentiva l’uso della paglia, appoggiata ad una struttura di legno portante. La paglia è infatti un materiale che si può trovare a km zero, ha una grandissima resa termica, non è costosa ed ha anche un’ottima resa acustica. Alla paglia solitamente vengono abbinati degli intonaci in argilla, che sono traspiranti e che quindi permettono il passaggio continuo dell’umidità e impediscono che la paglia possa deteriorarsi, e soprattutto sono dei regolatori naturali di umidità che permettono di assorbirla se un ambiente è troppo umido e di rilasciarla nel caso l’ambiente sia molto secco. Invece per quanto riguarda le ristrutturazioni e gli ampliamenti di strutture esistenti Archingreen predilige altri materiali naturali come la canapa e la lana di pecora, materiali che a livello di costi possono rappresentare un costo maggiore (fino a un 15% in più in media rispetto ai tradizionali) ma che hanno sempre il vantaggio della traspirabilità, della densità, apportando un vantaggio reale in termini energetici che vale per tutte le stagioni. Lo studio collabora con team di artigiani che hanno un’esperienza decennale in questo campo, che hanno seguito e seguono progetti di questo tipo in tutta Italia.ARCHINGREEN1

Roberta Tredici e da Emanuela Cacopardo

 

Un altro elemento che contraddistingue l’esperienza di Archingreen è che “se noi incontriamo persone che hanno la possibilità di recuperare paglia, legno, argilla e ha possibilità di poter scavare la terra sul posto” spiega Emanuela  “se invogliata all’idea di poter ristrutturare o lavorare sulla sua casa noi favoriamo il discorso dei Cantieri Scuola proprio per favorire l’autocostruzione e l’avvicinarsi a questi mondi anche a chi non conosce nulla ma ne è fortemente interessato”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/07/io-faccio-cosi-129-archingreen-paglia-terra-cruda-architettura-sostenibile/

I tanti significati del Legno

La teoria dei Cinque Elementi in Medicina Tradizionale Cinese di  Romina Rossialberi 1

La teoria dei Cinque Elementi o Movimenti costituisce la base della Medicina Tradizionale Cinese: si tratta infatti di cinque processi fondamentali della Natura che hanno un’origine molto antica, probabilmente contemporanea alla teoria dello yin e dello yang. È a partire da queste due teorie che in Cina si arriva a un punto di svolta storico: si verifica cioè il passaggio da una medicina in cui si riteneva che la causa delle malattie fossero i demoni a una medicina con un’ottica più naturalistica, in cui si riteneva che la malattia fosse causata dallo stile di vita. Siamo all’incirca nel 1000 a.C.  Gli Elementi della Natura sono cinque: Acqua, Legno, Fuoco, Terra e Metallo; questi a loro volta sono rappresentati e realmente presenti anche nel corpo umano. Non si deve pensare a elementi statici e a se stanti, poiché ognuno di questi non è altro che il prodotto della trasformazione dell’altro, secondo un ciclo infinito che è alla base della stessa vita: dall’Acqua nasce il Legno, dal Legno nasce il Fuoco, dalle ceneri del Fuoco nasce la Terra, dalle profondità della Terra nascono i Metalli e l’Acqua arricchita di Metalli acquista una forza particolare che la distingue da quella distillata. E così via sino a ripetere un ciclo infinito. Allo stesso modo, poi, ogni elemento è in grado di dominare – controllare – l’altro, che a sua volta è controllato.  Gli Elementi, che sono sempre in un rapporto di equilibrio fra di loro, sono fondamentali anche per la vita dell’uomo, come si afferma in un testo della dinastia Han (206 a.C. – 24 d.C.): “l’Acqua e il Fuoco forniscono il cibo, il Metallo e il Legno garantiscono la prosperità e la Terra le provviste”.

Oltre a rappresentare delle qualità fondamentali e stati di fenomeni naturali, ognuno dei Cinque Elementi ha delle corrispondenze principali in Natura e nell’uomo, a dimostrazione che la filosofia cinese antica vedeva sia l’uomo (il microcosmo) come lo specchio in scala del macrocosmo, a cui è associato un diverso Elemento, sia la correlazione fra i fenomeni naturali e il corpo umano. Ecco perché ogni Elemento rappresenta un modello di interazione fra gli organi interni e i vari tessuti, gli organi di senso, i colori, gli odori, i sapori e i suoni.  In questo numero prenderemo in esame la loggia del Legno.

La loggia Legno

Il Legno è il terzo elemento. Generato dall’Acqua, a sua volta genera il Fuoco; controlla la Terra ma è anche controllato dal Metallo. La sua qualità principale è che può essere piegato e raddrizzato, quindi è solido e modellabile. È l’elemento che rappresenta il movimento verso l’esterno in tutte le direzioni e l’espansione. Corrisponde alla primavera ed è associato alla nascita. Il colore che lo rappresenta è il verde (quando ci sono problemi di stomaco o di fegato spesso diventiamo verdi in viso), il clima è il vento, mentre il sapore associato è l’acido. Nel corpo umano il Legno è associato all’organo Fegato (si veda l’articolo a pagina 44 di questo numero), e al viscere di Vescicola biliare o Cistifellea, l’organo di senso espressione del Legno sono gli occhi (si dice infatti che in quanto espressione del Fegato qualsiasi problematica relativa agli occhi “nasconde” una problematica all’organo), le secrezioni le lacrime, i tessuti, i tendini, l’emozione corrispondente è la rabbia, e il suono le urla. Il Legno è paragonato a un

“Il Legno è paragonato a un generale: se è in equilibrio, il Fegato diventa lo stratega, caratterizzato da fantasia e creatività, che, davanti a un pericolo o a un problema, elabora la modalità attraverso la quale superarlo dopo aver preso la giusta decisione”alberi2

generale: se è in equilibrio, il Fegato diventa lo stratega, caratterizzato da fantasia e creatività, che davanti a un pericolo o a un problema elabora la modalità attraverso la quale superarlo dopo aver preso la giusta decisione; mentre è compito della Vescicola biliare portarla a compimento. La Vescicola biliare è, a sua volta, l’ufficiale che porta in salvo i propri uomini e conclude la strategia iniziata dal Fegato. Organo e viscere sono quindi in stretta relazione fra di loro, tanto che un disequilibrio degli Elementi si può ripercuotere sull’organo o sul viscere di riferimento. Per convenzione si dice che l’organo è Yin mentre il viscere è Yang: l’armonia o il disequilibrio di queste due forze energetiche si ripercuote anche sulla persona. Se il Legno presenta l’energia Yin dell’organo Fegato in equilibrio, la persona si mostrerà creativa, fantasiosa, piena di sogni, di ideazione e strategie. Se invece lo Yin è in eccesso si manifesterà ansia; se è in difetto avremo depressione con mancanza di fantasia. Lo stesso discorso vale per l’energia Yang che controlla il viscere Vescicola biliare: se è in equilibrio nella persona avremo iniziativa, impeto, coraggio ed estroversione; se al contrario è in eccesso si manifesteranno irruenza, irascibilità, collera e impudenza, mentre un deficit di energia Yang denota depressione caratterizzata da timidezza, scoraggiamento e insicurezza. Il fegato e di conseguenza il Legno regolano il sonno: l’insonnia che si verifica dall’1 alle 3 di mattina può essere dovuta proprio a un problema di Fegato. Anche le unghie fragili indicano uno squilibrio del fegato. Essendo un organo che ama la pace, tutto ciò che la ostacola, la comprime o lo altera si manifesta con disturbi digestivi, alterazioni emotive (rabbia e collera), alterazioni del sonno (insonnia o risvegli frequenti) e mestruazioni dolorose e irregolari.

“Caratterialmente il tipo Legno è attratto da tutto ciò che è nuovo

e non ancora sperimentato.

Ha una naturale tendenza a dominare perché deve costruire, creare, rinnovare,

riformare e rivoluzionare”alberi3

La personalità Legno: segni particolari

Come si riconosce una persona Legno? Fisicamente è tendente alla magrezza, con un portamento armonioso, la muscolatura ben sviluppata e il tono muscolare buono. Gli arti superiori e inferiori sono lunghi e slanciati. Il tronco e l’addome sono allungati, mentre il torace è espanso con un’ampia gabbia toracica, ma in buona proporzione rispetto al resto del corpo. Le mani sono allungate, muscolose e magre e le dita lunghe e nodose. Nei palmi si notano numerose linee ben delineate e profonde. Le unghie sono dure e affusolate. A volte può essere presente tessuto adiposo, ma non è mai in eccesso. Il viso di questa tipologia di persone è rettangolare ma non squadrato, armonico, ben modellato; il mento di solito è evidente e marcato e può  assumere forme sporgenti. I denti sono allungati, rettangolari e un po’ giallastri; le labbra sono equilibrate. Caratterialmente il tipo Legno è attratto da tutto ciò che è nuovo e non ancora sperimentato. Ha una naturale tendenza a dominare perché deve costruire, creare, rinnovare, riformare e rivoluzionare. È la persona attratta dall’avventura, con la smania di penetrare l’ignoto e che non ha paura di sfidare il destino per superare le avversità. Abile, adattabile e indipendente, il tipo Legno è colui che avanza da solo lottando contro ogni tipo di avversità per superare i propri limiti. La vita sedentaria non si addice a questa tipologia: rinchiudetelo in una stanza e si sentirà subito colto da senso di malessere e soffocamento. Ha bisogno invece di agire e reagire per sentirsi bene: vuole sempre raggiungere il massimo in ciò che fa e quindi non è mai soddisfatto di ciò che ha o che ha raggiunto. Questa ricerca continua del massimo gli provoca eterna insoddisfazione che, se non viene tamponata in qualche modo, si trasformerà in uno stato ansioso-depressivo.  Ottimista, attivo, molto dinamico, il Legno ha un’intelligenza aperta e una buona intuizione. Se si trova in un ambiente accogliente è cordiale e attento ai bisogni degli altri; se però viene anche solo minimamente contraddetto diventa intollerante, distaccato e permaloso! E se subisce delle ingiustizie assume un comportamento aggressivo, nervoso ed eccentrico, fino a diventare tiranno, selvaggio e facile alla recriminazione.  È un idealista, è colui che non mette mai in discussione il proprio giudizio o l’autorità, così come gli è inconcepibile che qualcun altro possa farlo, inutile quindi dargli consigli o giudicare le sue scelte, perché non le ascolta, nemmeno quando dovrebbero fargli riconsiderare le sue scelte.  Avendo molteplici interessi è facile che il Legno vada incontro a esaurimento delle proprie energie, facendo sì che non riesca a realizzare ciò che vuole: se ciò avviene si crea una tensione interiore che lo porta a manifestare aggressività, collera, agitazione, oppressione e nervosismo.

Il Legno nel Feng shui

Anche nel Feng shui ritroviamo i Cinque Elementi, i quali devono essere in armonia in qualsiasi edificio venga costruito. All’esterno non abbiamo grossi problemi: possiamo rappresentare il Legno con forme cilindriche o rettangolari e con i colori sulle tonalità del verde e del beige. Le piante sono un classico esempio e nel Feng shui vengono utilizzate come rimedi nelle cure. Ad esempio, le possiamo inserire in un ambiente esposto a Est, in modo da rafforzare gli effetti positivi della cura. Attenzione però a non esagerare introducendo troppo Legno, che causerebbe uno squilibrio, che si traduce in negatività, litigi e discussioni fra i membri della famiglia. Se avete una casa con molto Legno, cercate di bilanciare con del metallo (negli arredi, ad esempio). Anche la scelta dei colori nel Feng shui si basa sull’utilizzo armonico dei Cinque Elementi. Il Legno è rappresentato dal colore verde che sfuma nel blu e nell’azzurro fino al beige. Questo colore simboleggia la vegetazione, la vitalità e la crescita. È anche il colore della coscienza. Lo si può utilizzare per creare un collegamento con la Natura o per ricavare un luogo tranquillo dove riposare, o per concentrare l’attenzione su qualcosa.  È un ottimo colore per arredare il bagno, dove prevale l’elemento Acqua, e dove si possono collocare anche accessori in legno o piante per equilibrare meglio questo ambiente.

Fonte: ViviConsapevole.it

Ecco il testo del nuovo Accordo Quadro Anci-Conai e gli allegati tecnici (tranne la plastica)

Disponibile il testo del nuovo Accordo Quadro ANCI CONAI, valido fino al 31 marzo 2019, e dei cinque Allegati Tecnici sottoscritti dalle parti, in attesa di quello sulla plastica379313

Conai pubblica il testo dell’Accordo Quadro con l’Anci, che regolerà per il quinquennio 2014-2019 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Il consorzio fa sapere che “per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di imballaggi in plastica, in attesa della definizione del nuovo Allegato Tecnico, si ricorda che sono state prorogate fino al 30 giugno le condizioni previste dall’Allegato precedente, con un incremento pari al 10,6% dei corrispettivi da esso previsti”.

“Per quanto riguarda invece i cinque allegati tecnici già sottoscritti, considerato quanto previsto dal vigente Accordo Quadro in merito al rinnovo automatico delle convenzioni fatta salva la possibilità di recesso entro 30 giorni, i singoli Consorzi di Filiera comunicheranno ai propri convenzionati le relative modalità attuative”.

Al fondo i link per scaricare il testo completo del nuovo Accordo ANCI-CONAI e i rispettivi Allegati Tecnici.

 

 

 

Testo accordo quadro Anci-Conai 2014-2019 [0,14 MB]

 

 

Acciaio [0,06 MB]

 

 

Alluminio [0,11 MB]

 

 

Carta [0,39 MB]

 

 

Legno [0,09 MB]

 

 

Vetro [0,88 MB]

 

 

 

Fonte: ecodallecittà.it

Come riciclare i pallet ed i bancali in modo creativo

In tutte le fabbriche, piccole e grandi che siano, e nei cantieri, rappresentano una presenza fissa. Parliamo dei pallet, o bancali, le strutture in legno naturale utilizzate per il trasporto di ogni tipo di materiale. Leggero, facile da montare, negli ultimi anni ha ispirato anche le menti di designer ed architetti ma anche di semplici appassionati del fai-da-te, che si sono sbizzarriti in soluzioni per riciclarli.pallet_camera-da-letto-400x250pallet_oggetti-da-giardinopallet_tavolo-da-giardinoriciclo-pallet-divanoriciclo-pallet-libreriaRiciclo-pallet-padiglione

Forse non tutti sanno che esistono 2 tipi di pallet: uno a misura standard, definito EUR, di dimensioni 800×1200 mm, e il pallet Philips, leggermente più grande (1000×1200 mm). Hanno una base con 9 piedini, uniti a gruppi di 3 con listelli di legno posti nel senso della lunghezza maggiore. Dal dettaglio tecnico passiamo ora ad alcune applicazioni decorative. Questo contenitore ha un potenziale estetico notevole, sia come complemento d’arredo che per la ristrutturazione e la realizzazione di interi edifici. Segno distintivo: il ridotto impatto sull’ambiente. Il pallet può essere destinato a rivestire completamente una parete, un esempio lo fornisce la libreria componibile firmata dalla designer Flavia Della Pellegrina, organizzata a partire da un sistema di doghe in legno. Affiancando o impilando più pallet, si può dar forma a tavoli da giardino, a panche – come il progetto di Palm “Green Pallet” – oppure a contenitori per vasi e piante. E ancora, dal pallet si possono ottenere culle per bimbi o spaziose basi per il letto matrimoniale, oltre a fantasiosi mobili bassi. Gli architetti Alessandra Sansone e Paco Serinelli hanno guardato ancora oltre, presentando al concorso Eco Kitchen 2012 “Paletina”, una cucina ad isola realizzata interamente con bancali. Si presenta suddivisa in due moduli, il primo ospita attrezzature ed impianti elettrici, il secondo vede invece il pallet utilizzato come base d’appoggio per un piano in vetro.eco-kitchen-2012-paletina

Fuori dall’Italia non mancano applicazioni ancor più interessanti, con il pallet che da forma a interi edifici e ambienti. In Olanda, con un investimento di 50.000 euro, un’agenzia pubblicitaria ha ridisegnato i propri spazi, accogliendo pallet sui 4 lati degli uffici e come piani orizzontali che, a seconda della disposizione, possono diventare tavoli, sedute, mensole, o spazio comune. Ben 1.300 bancali fissati con cinghie e tiranti danno invece forma al padiglione temporaneo realizzato per il Campionato del Mondo di Sci Alpino in Germania. Un luogo d’incontro anche sala multimediale per gli atleti che, una volta smontato, ha visto i pallet riutilizzati per altre strutture. Ancor più originale l’idea dell’inglese Liam Hopkins, che prendendo spunto da ragnatele e nidi di uccelli ha accartocciato pallet e cartone per dar forma a Pupa Pavillion: una struttura artistica composta da 3.972 moduli triangolari.Riciclo-pallet-scultura

Come si può intuire, il pallet si può utilizzare o riciclare in mille modi stravaganti e non. Basta un pò di fantasia…

Fonte: tuttogreen.it

 

 

L’acqua si purifica col legno

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Filtrare l’acqua non è mai stato così semplice, economico ed ecologico. Un team di ricercatori del Mit di Boston sostiene infatti di essere riuscito a eliminare il 99% dei batteri di E.coli presenti un una sorgente d’acqua passandola attraverso un filtro ottenuto dal ramo di un pino o altri tipi di alburno (la parte più giovane del legno degli alberi). Il filtro messo a punto dai ricercatori, che presentano la loro proposta sulle pagine di Plos One, è in grado di produrre circa 4 litri di acqua potabile al giorno ed è stato pensato per le zone rurali in cui è difficile installare sistemi di filtrazione avanzata. Infatti, come spiega Rohit Karnik, tra gli autori dello studio: “Le membrane di filtrazione di oggi hanno pori nanometrici che non sono qualcosa che si può produrre molto facilmente in un garage. L’ idea qui invece è che non abbiamo bisogno di fabbricare una membrana, perché è facilmente disponibile. Basta prendere un pezzo di legno e farne un filtro”. Ma difficoltà di realizzazione a parte, il sistema messo a punto dai ricercatori del Mit è anche economico ed ecologico, rispetto ai metodi che utilizzano i depuratori a base di cloro, le membrane di filtrazione o lo stesso bollire. Il principio di funzionamento si ispira alla naturale capacità dell’alburno di filtrare le particelle più grandi di 70 nanometri, come racconta Nature World News. Abbastanza cioè per tener fuori i batteri ma non i virus. Al momento il progetto dei ricercatori è solo agli inizi. L’idea infatti è sia quella di testare diversi tipi di legno, supponendo che alcuni abbiano capacità di filtro migliori di altre, che di trovare modi per evitare che lo stesso filtro si secchi, compromettendone le capacità.

Via: Wired.it

Strawbale House, la casa di paglia prefabbricata

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Chi l’avrebbe mai detto! Si afferma sempre più una tecnica antichissima e povera, costruire con la paglia: una nuova, interessante frontiera dell’architettura bio. A vincere il concorso ‘Eco-luoghi 2011’, indetto dal Ministero dell’Ambiente con la collaborazione dell’associazione Mecenate 90, è stato proprio un progetto di questo tipo, la3R Strawbale House dell’architetto Anna Lovisetto. Si tratta di un modulo abitativo costruito secondo criteri ecologici e sostenibili, grazie all’involucro realizzato in legno e paglia, ed intonacato con intonaci naturali a base di argilla. Semplice da smontare e ricollocare, la Strawbale House appartiene alla classe energetica A e rispetta tutti i parametri di salubrità ed eco compatibilità, essendo interamente costruita con materiali naturali. Il suo montaggio facile e veloce la rende un’ottima struttura per le emergenze o per il turismo nei parchi naturali. Inoltre, con la realizzazione di una casa di paglia si riducono le emissioni di CO2 nell’atmosfera, si ricicla un prodotto di scarto e si possono successivamente riutilizzare i materiali impiegati nella costruzione. l progetto della 3R StrawbaleHouse è stato sviluppato valutando anche l’interazione con gli elementi naturali funzionali al miglioramento delle condizioni abitative. In particolare lo studio bioclimatico ha trovato concretizzazione nell’utilizzo intelligente delle risorse messe a disposizione dall’ambiente quali il sole, la luce, la vegetazione, l’acqua. L’edificio è stato orientato in modo preferenziale per l’illuminazione e il riscaldamento in base alla tipologia degli ambienti, con il soggiorno rivolto a sud, aperto con una grande vetrata che costituisce un’importante fonte di guadagno passivo di energia solare.

Fonte: tuttogreen

 

Una coppia si costruisce una casetta di legno omni-comfort

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Vivere in poco spazio, eliminando tutto ciò che è superfluo, è la nuova moda del momento, anche oltreoceano. E’ stata la scelta anche dei coniugi Tack, Chris e Malissa, che hanno deciso di progettare e costruire la loro piccola casetta che può stare su un rimorchio di circa 13 metri quadri.casetta-tack-8

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Nel progettare la struttura la coppia ha dovuto tener conto di diverse cose: dal momento che lui è un fotografo e lei un’artista 3D, entrambi hanno necessità di spazio per lavorare in casa, di ospitare amici e i loro gatti e, fondamentale, di essere ecocompatibili. Date le premesse, poteva sembrare un’impresa impossibile, ed invece non è stato così; oggi, infatti, i coniugi Tack vivono in una “tiny house” a pannelli solari a Snohomish, nello stato di Washington. La coppia ha iniziato a disegnare la casa nel 2011 e, con un costo approssimativo di 20000$ (circa 15400€), ha costruito la propria piccola residenza  dotandola di ogni  comfort. Il bagno è composto da un’artistica botte da vino che funge da doccia ed un secchio da circa 20 litri usato come water, che permette alla coppia di trasformare  le proprie scorie fisiche in concime proprio come in un modello di Dee Williams che i Tack avevano preso come riferimento;  la camera da letto loft  ospita un grande letto matrimoniale mentre la zona giorno dispone di una panca che può triplicare le sue misure  e di un divano letto per gli ospiti. Un tavolo pieghevole a parete è adibito sia a tavolo da pranzo che a tavolo di lavoro con uno schermo di grandi dimensioni della Apple che viene usato da computer  e tv. La cucina cambusa è fornita di lavandino e di un fornello con due bruciatori a propano che serve anche come fonte di riscaldamento, mentre l’ isolamento in lana minimizza la perdita di calore. L’impianto energetico è totalmente sostenuto da pannelli fotovoltaici, ma comunque, durante il giorno la casa è ampiamente illuminata da diverse  finestre ed anche da un lucernario che forniscono  abbondante luce naturale.casetta-tack-7

La scelta dei coniugi Tack non è stata certo  semplice, per poter riuscire a vivere in uno spazio così ridotto entrambi hanno dovuto rinunciare a molte delle proprie cose, ma sembra che dopo un’iniziale periodo di assestamento la loro vita sia molto migliorata.

 

Fonte: tuttogreen

 

Case in legno: sempre più diffuse. Una soluzione alla crisi!

A dispetto della crisi che sta attraversando il settore immobiliare, e soprattutto dell’edilizia, negli ultimi anni in Italia sta sempre più crescendo l’attenzione verso le case in legno. Nel nostro Paese, tuttavia, non si conoscono ancora abbastanza i vantaggi legati alla scelta di una casa in legno. Sgombriamo subito il campo da un convinzione comune: la casa in legno non ha nulla da invidiare ad un edificio in muratura per quel che riguarda durata, stabilità e comfort abitativo.20130916-case-in-legno_1

Il legno è il materiale ecosostenibile per eccellenza in quanto completamente naturale, rigenerabile, rinnovabile e di facile smaltimento. Il suo intero ciclo di vita, dalla lavorazione allo smaltimento, comporta infatti consumi limitati se comparati ai metodi di costruzione tradizionali.

Ma l’aspetto più interessante è legato, indubbiamente, alle ottime prestazioni energetiche, e quindi al risparmio in bolletta e in portafoglio.

Una casa in legno consente infatti un risparmio di almeno il 30% di energia per essere scaldata rispetto ad una casa tradizionale ma può arrivare anche al 50% o più, fino alla realizzazione di case passive.
Una costruzione in legno, grazie al notevole isolamento termico, consente un risparmio energetico non indifferente, e si raggiungono tranquillamente valori di trasmittanza parete di 0,20 W/mq K mantenendosi fresca d’estate e calda d’inverno, evitando così inutili spese di condizionamento e riscaldamento.20130916-case-in-legno_2

Parliamo ora di costi: il costo di casa in legno può variare in base alla struttura scelta (telaio tamponato, tronchi ad incastro, pareti autoportanti X-Lam) ed in base alle rifiniture, i prezzi comunque variano dai 580-650 euro al mq, ai 1.200-1.400 euro al mq, ma molto può dipendere dalle finiture che si scelgono. Infine in una casa in legno non sono necessari, come è convenzione pensare, interventi di manutenzione aggiuntivi, oltre a quelli normalmente previsti per una casa tradizionale. In conclusione quindi oggi la casa in legno, visti i molteplici vantaggi, è una realtà che può espandersi velocemente in qualsiasi ambiente e località, grazie alla sua efficienza, durabilità, comfort e ridotto impatto ambientale.20130916-case-in-legno_3

Fonte: moneyfarm.com