Massimo Angelini, il filosofo della terra che ha reso libero lo scambio dei semi –

Filosofo della terra e della parola, Massimo Angelini ha incentrato gran parte delle sue attività sul mondo agricolo e sulla riscoperta della cultura contadina. Un’attenzione ed una passione che hanno portato a risultati straordinari, come una storica legge sullo scambio dei semi e la nascita di una Rete che oggi riunisce ben 40 associazioni impegnate per la custodia della biodiversità. Un essere umano, quando non si arrende, può davvero cambiare il mondo. Pacificamente.

Massimo Angelini… Massimo Angelini è una persona talmente speciale che non basta una storia per raccontarla e infatti abbiamo deciso di dedicargliene due. Massimo Angelini è un uomo che ha talmente tante cose da dire che l’ho dovuto intervistare tre volte prima di scrivere questo articolo. Massimo Angelini è un attore del cambiamento talmente poliedrico che è praticamente impossibile definirlo. Ma ci proverò lo stesso.

Partiamo dalla fine, ovvero dal nostro ultimo incontro: novembre 2018, Cagliari – Scirarindi. Io e il collega e amico Paolo Cignini lo intervistiamo nella hall del B&B in cui siamo ospitati. Massimo parla a bassa voce, come di sua consuetudine, eppure tu ti sforzi di non perdere nemmeno una parola quando lo ascolti perché ti rendi presto conto che nessuna sua parola è utilizzata a caso. E infatti Massimo si descrive come un “filosofo della terra e della parola”. E continua: “È difficile definirsi… siamo abituati a darci un’etichetta quando invece siamo diamanti e abbiamo moltissime sfaccettature ed è molto bello farle rilucere tutte quante anche se queste non comunicano tra di loro se non attraverso di noi”. 

E ha ragione. Tra una sfaccettatura e l’altra, Massimo – studioso di storia e filosofia – in questi anni ha (in ordine sparso e non cronologico) creato una casa editrice dedicata al mondo agricolo (Pentàgora), guidato la Rete Semi Rurali, curato il Bugiardino (il famoso almanacco rurale), cofondato il Mandillo dei semi e il Consorzio della Quarantina, ispirato la legge che oggi permette lo scambio di semi, nonché – ovviamente – scritto libri e tenuto decine di conferenze. Capite che tutto in un articolo o in un video non può stare, per cui oggi ci concentreremo sulle sue attività più legate al mondo agricolo e nella prossima puntata (che uscirà tra qualche settimana) approfondiremo la sua attività “culturale”, anche se mi rendo conto che è una decisione arbitraria e parziale. Sfaccettature. “Mi occupo da oltre trentacinque anni di studi legati al mondo rurale e alla cultura contadina – ci spiega Massimo – e da lì sono germinati tanti interessi: la mia attenzione verso le sementi, verso le biodifferenze (1), verso un’editoria attenta a questi mondi”.

Il consorzio della quarantina

“L’attenzione verso il mondo rurale mi ha portato a viaggiare per anni tra i contadini della montagna ligure e lì mi sono accorto (allora non si sapeva) che in passato i contadini si autoproducevano le sementi, mentre in quegli anni lo facevano solo i vecchi. Tra i ‘60 e gli ‘80, è come se si fosse saltata una generazione di conoscenze: i giovani questa autoproduzione non la facevano più”. 

“Andavo in giro – continua Angelini – e pur parlando in dialetto non venivo compreso dagli anziani. Non capivano come mai un ragazzo di 20 anni invece di uscire con la fidanzata andasse a chiedere dei semi: erano diffidenti e avevano ragione visto che i contadini sono sempre stati fregati da chi veniva dalla città. Dovevo quindi conquistarmi la loro fiducia. Inoltre non capivano l’interesse verso semi che loro stessi avevano abbandonato o in qualche modo dimenticato; li tenevano in qualche scantinato, ma erano fuori dall’orizzonte del loro sguardo. E quando una cosa è fuori dall’orizzonte dello sguardo presto tende ad uscire anche dalla memoria e dalla terra. Quindi mi ero organizzato! Usavo un’oretta per guadagnare la loro fiducia e una per fare domande ai contadini che piano piano ti parlavano della migrazione e della guerra. Ti offrivano il vino nel frattempo. Un vino che non era mai troppo buono, ma non potevi né dire che era buono (o eri percepito come ipocrita), né che era cattivo (perché risultavi maleducato). Così dicevo in genovese che ‘non era male’. E potevo andare avanti. Dopo vari tentativi, cominciavano ad aprirsi”. E con l’apertura arrivavano i racconti veri che spesso non seguivano logiche facili da comprendere per un ‘cittadino’.

“Ricordo ancora – ci confida Massimo – di un uomo nato nel secolo precedente che aveva tirato fuori un po’ di semini piccolini che teneva da più di 60 anni. Ovviamente pensai che fossero di qualche varietà speciale e lui invece mi spiegò che li teneva perché li aveva portati la moglie l’anno che si erano sposati, e ogni anno era come se rifacesse il matrimonio. 

Le sementi, infatti, le portavano le donne con il corredo”. 

Un aneddoto tra mille. E infatti Massimo ce ne racconta molti. Mentre parla traspare l’amore per queste genti e anche la gratitudine verso la loro ‘pazienza’. “Avevo voglia di restituire qualcosa a queste persone che mi avevano donato informazioni, tempo, emozioni. Non volevo agire secondo una sorta di ‘attività estrattiva’ nei loro confronti”. Da qui nasce l’idea del Consorzio della Quarantina (una particolare varietà di patate tipica di quelle zone). 

“Le patate sono una sorta di esperanto. Ognuno coltiva qualcosa di specifico, ma tutti coltivano le patate. Queste diventano un linguaggio comune a tutti. Ho quindi invitato una ventina di contadini della zona di Genova a non coltivare le patate ‘commerciali’ bensì qualche varietà locale. E così è nato il progetto del Consorzio. Una struttura associativa intorno a una varietà (e poi nel tempo di più) di patate, con lo scopo di creare un mercato protetto e dare la possibilità ai contadini di ottenere da queste varietà più reddito. Coltivando varietà specifiche, infatti, il mercato e il prezzo avremmo potuto stabilirli noi, uscendo da logiche subalterne insostenibili per un’agricoltura di montagna. Contestualmente si fermava l’abbandono di queste zone e i conseguenti danni che poi subisce anche chi abita in pianura!”.

La Rete Semi Rurali e una legge che cambia il mondo

Nel 1998 la comunità europea, con la direttiva 95, ha emesso le regole per riformare le leggi sementiere. E nel primo articolo veniva stabilito, tra le altre cose, che i semi si sarebbero potuti scambiare (anche gratuitamente) solo da soggetti iscritti ai registri sementieri nazionali. Questo comportava che le varietà non iscritte e che non rientravano nelle ‘caratteristiche di uniformità’, non potevano essere né vendute né regalate.  

“Il dono di una pannocchia o dei fagioli tipici diventava reato penale” – ci spiega Massimo. – Per questo nel 2000, insieme a Isabella Dalla Ragione, Oriana Porfiri e pochissime altre persone, abbiamo deciso di lanciare un coordinamento fra chi si occupava di questi argomenti per lavorare su una proposta di legge che permettesse all’Italia di andare in deroga rispetto a quella direttiva europea. Obiettivo raggiunto nel 2007 quando la proposta approda in Parlamento e diventa legge. Oggi, quindi, si possono scambiare le sementi purché esse ‘siano di varietà conservate da una famiglia nel corso delle generazioni’. 

Nel frattempo, e contestualmente, nasce la Rete Semi Rurali che si dà il compito di creare una sorta di coordinamento di secondo livello tra molte associazioni contadine. Massimo per un periodo è coordinatore nazionale. Oggi la rete è una struttura importante, che riunisce 40 associazioni, con uno staff di 10 persone che ci lavora a tempo pieno. La Rete – come spiega il sito – “sostiene, facilita, promuove il contatto, il dialogo, lo scambio e la condivisione di informazioni e iniziative tra quanti affermano i valori della biodiversità e dell’agricoltura contadina e si oppongono a ciò che genera erosione e perdita della diversità e all’agricoltura mineraria basata sulla monocoltura intensiva e/o sulle colture geneticamente modificate”.

Il mandillo dei semi

In seguito all’uscita della direttiva 98/95, che di fatto vietava lo scambio o dono dei semi, era nata una giornata di libero scambio di semi autoprodotti, del tutto fuorilegge. Ovviamente tra gli ideatori troviamo Massimo.  “Lo abbiamo fatto nel 2000 come azione di resistenza, di obiezione di coscienza. Lo abbiamo chiamato Mandillo (che in genovese vuol dire fazzoletto, con cui si conservano frutto e funghi, è un po’ l’antenato del sacchetto di plastica). Abbiamo invitato anche i media comunicando loro che ci autodenunciavamo facendo qualcosa di vietato ma allo stesso tempo espressione di un diritto originario, legato alla sussistenza, che non poteva quindi essere limitato o disciplinato. La sussistenza viene prima di ogni norma”. L’evento fu subito un successo. Il Mandillo dei semi si è ripetuto anno dopo anno. In particolare dopo l’approvazione della legge del 2007 c’è stata ‘l’esplosione’ degli scambi che tutt’ora continua.

Ribellarsi alla bruttezza

Ancora una volta un uomo che non si arrende, unitosi ad altri uomini e donne pronti come lui ad attivarsi, ha dimostrato che il mondo si può cambiare eccome, partendo da un piccolo seme e arrivando ad approvare leggi in parlamento.  

“La mia idea – conclude Massimo – è che se non ci ribelliamo, in modo attivo e partecipato, alla bruttezza arriviamo ad un’anestesia che ci fa precipitare nel privato con soluzioni che ci chiudono dentro di noi. È fondamentale riflettere sulla bellezza, intesa come la definivano nel primo millennio i padri di lingua greca, ovvero espressione della luce, la luce che si rivela con i colori. È bello ciò che è vario, che esprime luce, così come fanno gli occhi di una persona. Se richiamiamo alla bellezza e alla luce abbiamo la speranza di ritrovare un mondo bello, di reagire in modo gentile a ciò che è brutto. Questo può portarci a risvegliarci all’esterno e alla politica”. 

Continua…. 

1. “Meglio utilizzare la parola biodifferenze che biodiversità”, ci spiega Massimo. La parola biodiversità, infatti, contiene diversità che viene da divergere. Quindi qualcosa che allontana i soggetti in questione. Meglio dire biodifferenza, che è un termine che indica invece ricchezza. 

Intervista: Daniel Tarozzi e Paolo Cignini
Riprese intervista e montaggio: Paolo Cignini

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/massimo-angelini-filosofo-terra-reso-libero-scambio-semi-io-faccio-cosi-249/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Ugo Mattei: “Il diritto segua le leggi della natura” – Meme #9

Le attuali crisi ambientali, economiche e sociali sono imputabili a un sistema giuridico lontano dalla società e dai processi naturali. Eppure, facendo propri alcuni concetti della scienza più avanzata e della visione sistemica, il diritto può divenire parte integrante del miglioramento del mondo. Ne abbiamo parlato con Ugo Mattei, giurista e scrittore, autore insieme al fisico Fritjof Capra del libro “Ecologia del diritto”. Siamo a Panta Rei, centro di sperimentazione ambientale, e intervistiamo il professor Ugo Mattei, giurista e scrittore, in occasione della presentazione del libro “Ecologia del diritto” edito da Aboca, scritto insieme al fisico Fritjof Capra divulgatore del paradigma ecologico sistemico. Scopo del libro è quello di indagare le radici comuni tra pensiero scientifico e giuridico in un momento di svolta del paradigma culturale e sociale. Mattei denuncia la separazione tra il diritto e la società, l’alienazione del diritto dai processi trasformativi culturali, politici, economici e sociali che invece dovrebbero governarlo.

Esperto di Beni Comuni, è stato uno dei promotori del referendum sull’acqua pubblica, da giurista propone che essi si costituiscano in un nuovo genere di soggetto giuridico. Una nuova configurazione proprietaria che liberi i Beni Comuni (primi fra tutti acqua, terra, scuola e informazione) dalla sovranità del privato e/o dello Stato finalizzata alle reali esigenze di chi li vive. Propone così ad esempio la costituzione di aziende dei lavoratori, la catena di produzione di cibo in mano a piccoli finanziatori, servizi di conservazione delle terre, banche di comunità e cooperative di credito. L’idea è che il diritto non deve essere subito dalla comunità ecologica ma vivere per essere rigenerativo e a garanzia dei valori della vita. Il cambiamento deve superare la logica, definita “estrattiva”, meccanicistica, predatoria neoliberista legata alla quantità verso un paradigma sistemico volto a creare una comunità giuridica a rete, ecologica capace di generare tempo comune e beni comuni per proteggere il pianeta terra e l’accesso di tutti alla disponibilità delle risorse condivise.soil-3301161_960_720

Mentre la scienza più avanzata sta percorrendo questo processo evolutivo il diritto ne è completamente avulso. Dovrebbe invece imparare dai processi naturali ritornando a rapportarsi con la vita. Costituire le diverse soggettività della comunità ecologica nel suo insieme complessivo, per operare processi trasformativi dal basso. Già molte persone in Italia stanno creando realtà legate alla qualità delle relazioni con visioni di lungo periodo ma manca ancora la visione della sovranità di questi luoghi, di una soggettività politica. Ora più che mai per contrastare il processo di finanziarizzazione e globalizzazione economica che incombe bisogna uscire dalla logica del potere della maggioranza, della legge formale, unica e gerarchica che espropria il bene comune e favorire un riconoscimento dei diritti di chi accede alle risorse, di chi le vive. Mattei propone una gestione virtuosa dei Beni Comuni attraverso competenze ecologiche legate alle comunità di riferimento e libere dall’arbitrio dei confini giurisdizionali dello Stato e degli enti territoriali consentendo l’organizzazione reale in base alle reali necessità della comunità e di tutti viventi. Un ordine dialettico e spontaneo che superi le dicotomie soggetto-oggetto, privato-pubblico e che riconosca il valore delle relazioni di qualità tra tutti i soggetti coinvolti in funzione dell’interesse comune. Insomma le leggi della natura e degli uomini e delle donne dovrebbero seguire le medesime logiche. È necessario imparare a mettere a sistema le capacità organizzative, le resistenze collettive e le competenze della scienza più evoluta per riuscire ad integrare meccanismi rigenerativi e crescere in libertà.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/ugo-mattei-diritto-segua-leggi-natura-meme-9/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Ministro Costa: presto leggi ad hoc sulla plastica in mare

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“Penso di incardinare nelle prossime settimane la prima legge sulla plastica in mare e nelle more del recepimento della Direttive Ue sul tema della plastica monouso, e dal momento che per averla dovranno passare almeno tre-quattro anni, noi che abbiamo questa forte coscienza ecologica, le anticipiamo in italia”

Lotta alla plastica in mare. La promette il ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenendo a ‘Mediterraneo da remare’ – organizzato dalla Fondazione Univerde in collaborazione con Marevivo e l’adesione della Guardia costiera – facendo presente che presto saranno presentate due leggi ad hoc, una per anticipare l’Europa sulla riduzione della plastica monouso e l’altra per consentire ai pescatori di portare a terra i rifiuti che raccolgono in acqua.

“Penso di incardinare nelle prossime settimane la prima legge che parla in particolare della plastica nel mare – spiega Costa – e nelle more del recepimento della Direttive Ue sul tema della plastica monouso, e dal momento che per averla dovranno passare almeno tre-quattro anni, noi che abbiamo questa forte coscienza ecologica, le anticipiamo in italia. Ma non è una legge contro qualcuno – dice Costa – inseriamo anche un primo step sull’economia circolare, e puntiamo sul riuso della plastica; sono persuaso che gli imprenditori saranno dalla nostra parte, tutelando allo stesso tempo l’ambiente”.

Poi “ci sarà un altro passo successivo- prosegue il ministro- ci diamo una mano con i pescatori, che sono una grande risorsa del paese. Attualmente non possono portare a terra i rifiuti che raccolgono quando pescano con le reti”. Invece aiutandoli con questa norma “potranno pulire il mare senza rischiare conseguenze giuridiche, facendo un servizio sociale, alimenteranno i consorzi del riciclo, e svilupperanno la filiera dell’economia circolare”. Sui tempi dei provvedimenti il ministro non si sbilancia rispondendo a chi gli chiede se arriveranno prima dell’estate: “ci sto provando – osserva – voglio prima incontrare tutti gli attori coinvolti e il mondo dell’imprenditoria, per evitare di inciampare e poter camminare insieme”. In questo senso rilancia la campagna, “un appello a costo zero”, rivolta ai cittadini per raccogliere quest’estate un pezzo di plastica a testa dalle spiagge.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Gli animali in appartamento: cosa dicono legge e regolamento condominiale sul divieto

Cosa dicono leggi e normative sul divieto degli animali in appartamento e sul ruolo del regolamento condominiale109948517-586x390

Vietato vietare. Dal 18 giugno 2013 è cambiata la legge che riguarda la permanenza degli animali in appartamento: l’articolo 16 della Legge 220/2012 va ad integrare l’articolo 1138 del Codice Civile con la disposizione: “Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”.

Ecco alcuni dei punti fondamentali riguardanti la normativa che regola la permanenza di cani, gatti e animali da compagnia all’interno di condomini:

  • La norma si applica a cani e gatti e a tutti gli animali domestici come conigli, galline, etc. nel rispetto della normativa vigente.
    • La nuova norma va a incidere sui regolamenti esistenti di natura contrattuale e assembleare facendo cadere tutte le limitazioni o divieti al possesso di animali domestici. Come sostiene la giurisprudenza in tema di successione di leggi nel tempo, le norme sopravvenute privano le clausole contrattuali vigenti della capacità di produrre effetti ulteriori nel futuro.
    • La nuova legge di fatto autorizza l’uso delle parti condominiali comuni. Sono sanzionabili, però, le condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui (art. 635 c.p. “danneggiamento”, art. 639 c.p. “deturpamento o imbrattamento di cose altrui”). E’ quindi importante educare l’animale ad avere una condotta rispettosa degli spazi comuni e seguire nei rapporti con i condomini le regole della civile convivenza.
    • Non è possibile catturare e allontanare le colonie feline dalle aree condominiali, a meno che non si tratti di interventi sanitari o di soccorso motivati. La legge 281/91 prevede per le colonie feline il diritto alla territorialità e vieta qualsiasi forma di maltrattamento nei loro confronti.
  • Nel contratto d’affitto(atto di natura privata), purtroppo il locatario può inserire una clausola di divieto che una volta sottoscritto il contratto è vincolante.

Per i proprietari che vogliano affittare il proprio appartamento il divieto diventa soggettivo, spostandosi dal regolamento condominiale a un accordo privato da aggiungere al contratto d’affitto.

Foto © Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Legname illegale e interferenti endocrini, le leggi bloccate in Commissione europea

Secondo EurActiv sembra che José Mauel Barrso presidente uscente della Commissione Europea e il suo segretario generale Catherine Day abbiano cassato come irrilevanti le proposte legislative su commercio illegale di legname e interferenti endocrini. EurActiv pubblica in esclusiva la testimonianza di un funzionario Ue che riferisce che il presidente uscente della Commissione Europea e il suo segretario generale Catherine Day avrebbero cassato come irrilevanti le norme per reprimere gli interferenti endocrini e il legname illegale importati nella UE. A poche settimane dalle dimissioni del Presidente della Commissione, riferisce EurActiv, le lingue presso l’esecutivo della Ue iniziano a sciogliersi. Già Barroso e Day sono stati spesso individuati dagli ambientalisti come in contrasto con le leggi con orientamento ambientale anche se i loro portavoce hanno sempre negato. Sembra però che le proposte legislative fondamentali avanzate dalla Commissione europea – Ambiente siano state cassate da Barroso e dal suo segretario generale, dopo essere state considerate irrilevanti.BELGIUM-EU-SUMMIT

E veniamo a quanto riferisce la fonte contatta da EurActiv:

Se si guarda al programma di lavoro della Commissione per il 2013-14, si troveranno un sacco di proposte per l’ambiente mai prese in considerazione. E non sono state accolte perché, ci hanno detto non potevano essere prese in considerazione.

Nel caso degli interferenti endocrini il programma di lavoro della Commissione nel 2013 aveva come obiettivo la revisione della strategia per tutelare salute pubblica e ambiente. Gli interferenti endocrini sono sostanze presenti in moltissimi prodotti di uso comune, come cosmeticicibo o abbigliamento e proprio per regolamentarne la presenza che sopratutto dalla Francia sono giunte pressioni in Europa per intervenire.

GLI INTERFERENTI ENDOCRINI IN CASA

Ma una legge che regolamentasse la presenza di interferenti endocrini non è mai stata varata e ufficialmente i portavoce della Commissione hanno riferito che i ritardi per la produzione di criteri per l’individuazione dei limiti erano:

giustificati a causa della complessità della questione, per la continua evoluzione della scienza e per le divergenti opinioni tra esperti e parti interessate.

Ebbene l’alto funzionario interpellato da Euractiv, in anonimato ha spiegato:

La strategia di contrasto agli interferenti endocrini è stata bloccata a causa delle pressioni dell’industria cosmetica.

Non cambia il discorso per le biomasse. La Commissione ambiente doveva riferire sui criteri di sostenibilità sopratutto per evitare deforestazione e contenere le emissioni di gas serra. La biomassa rappresenta il 50% delle rinnovabili in Europa ma mancano delle regole in merito ai parametri e alla contabilizzazione delle emissioni di CO2. Il che tradotto: non sappiamo se la biomassa che usiamo in Europa non provenga da foreste abbattute per produrla. Lo scorso aprile i funzionari della Commissione hanno annunciato che la pubblicazione dei progetti di criteri per la bioenergia era stata rinviata a dopo il 2020. Si è immediatamente pensato che Catherine Day avesse potuto fermare i lavori. Peraltro gi ambientalisti non hanno lesinato critiche. Ma i documenti per cui è stato richiesto lo stop non sembrano siano consultabili perché il file era classificato “sensibile”.

Ribadisce un altro funzionario Ue a EurActiv:

“Un sacco di piani ambientali sono stati bloccati. L’atteggiamento generale di Barroso era: quella roba ambientale non interessa. Voleva essere ‘grande sui grandi cose e piccole sulle piccole cose’ e ​​l’ambiente era una piccola cosa.

Questione legname illegale. I prodotti di legno di contrabbando sono i frutto della deforestazione e responsabile del 17% di tutte le emissioni di gas serra di origine antropica, il 50% in più rispetto alle navi e agli aerei e ai trasporti terrestri combinati. Ma i paesi europei hanno grandi disparità, norme giuridiche e tradizioni per regolare il commercio del legname. Questo è problematico. così come il disboscamento illegale che rappresenta il 15-30% di tutta la produzione forestale globale, secondo un recente rapporto UNEP / Interpol – e ha un fatturato stimato tra i 30 -100 miliardi di dollari. Le multe per trasgressori possono variare dai 7500 € in Bulgaria a € 5.000.000 in Repubblica Ceca. Una norma armonizzata è stata vista come il modo migliore per colmare le lacune nel mercato del legname in Europa, ma fonti comunitarie hanno detto che che la squadra di Barroso prima ha ritardato la proposta – a causa delle elezioni – e poi ha incaricato i funzionari a rilasciare il file comunque. L’esecutivo Ue ha pubblicato una classifica che mostra che 12 Stati membri non avevano ancora applicato integralmente il regolamento Timber UE che vieta importazioni illegali di legname, 16 mesi dopo la sua emanazione. Spagna, Polonia, Ungheria e Malta non hanno rispettato neanche uno dei tre obblighi della legge: designazione di un’autorità competente, adozione di sanzioni e controllo sulle performance delle imprese.A pesare è l’ assenza di una norma uniforme europea, gli ambientalisti spiegano che i contrabbandieri di legname possono semplicemente indirizzare i loro prodotti al mercato dell’UE attraverso gli stati con i percorsi meno rischiosi e punitivi.

Ebbe a dire Claude Turmes eurodeputato dei Verdi:

La manipolazione di Barroso e Catherine Day per tutto il pacchetto 2030 su clima e energia è semplicemente gigantesca. E’destinato a compiacere gli inglesi e a distruggere la politica dell’UE in materia di energie rinnovabili e efficienza energetica.

Ma non è detto che questa linea non possa cambiare, poiché molto dipende dalle pressioni che gli Stati membri della Ue sapranno adottare.

Fonte: ecoblog.it

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