Provincia di Bolzano, una legge contro lo spreco alimentare

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Il provvedimento, approvato dal Consiglio all’unanimità, intende promuovere e sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato che sinora si sono prodigate nella raccolta di prodotti alimentari, medicinali e vestiario da redistribuire ai più bisognosi. Dal 9 marzo scorso la Provincia di Bolzano ha una nuova legge contro lo spreco alimentare. Il provvedimento, approvato dal Consiglio all’unanimità, intende promuovere e sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato che sinora si sono prodigate nella raccolta di prodotti alimentari, medicinali e vestiario da redistribuire ai più bisognosi. A livello nazionale il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, basti pensare che ogni anno, in Italia, 8,5 miliardi di euro di generi alimentari vengono gettati nei rifiuti, 1,4 milioni di tonnellate di prodotti non vengono raccolti nel settore agricolo, e nell’industria non vengono utilizzate 2 milioni di tonnellate di prodotti. La lotta allo spreco alimentare e non alimentare assume sempre maggiore rilievo in considerazione dei positivi riflessi che genera in ambito sociale, economico e ambientale. La necessità di promuovere il recupero e la donazione delle eccedenze, infatti, risponde tanto ad esigenze sociali di contrasto alla povertà e al disagio sociale, quanto ad esigenze di valorizzazione economica delle eccedenze.

Associazioni in Alto Adige

Il Banco Alimentare, nel corso del 2017, nel solo Alto Adige ha recuperato 646.831 kg di cibo (di cui 52.059 attraverso il programma Siticibo) che poi ha distribuito a 8.830 persone indigenti attraverso le 45 strutture caritative convenzionate. Nell’ambito del progetto “aiuti contro lo spreco” dell’associazione Volontarius, nel 2017 sono stati inoltre erogati 153.075 prodotti all’interno di 1.256 pacchi viveri ad un totale di 4.678 beneficiari, mentre i cacciatori di briciole hanno raccolto lo scorso anno circa 509.000 kg di “briciole”. Oltre a queste, associazioni, sono attive nel settore anche altri gruppi come la San Vincenzo, la Santo Stefano, la Caritas e la Strada/Der Weg.

Nuovo quadro provinciale “Grazie alla legge – ha sottolineato l’assessora Martha Stocker – le associazioni di volontariato possono contare su di un quadro legislativo complessivo per la loro attività e su di un aiuto logistico e strutturale. Ci siamo posti l’obiettivo di un approccio più sostenibile nei confronti delle risorse naturali, di cambiare l’atteggiamento comune nei confronti del consumo, e di rafforzare la solidarietà verso le persone più deboli”. La direttrice dell’Ufficio per la tutela dei minori e l’inclusione sociale, Petra Frei, ha quindi affermato che “sin dall’avvio dell’iter di questa legge abbiamo cercato di coinvolgere tutti i partner sociali ed anche l’Università di Bolzano, ricevendo da loro preziosi suggerimenti”. Frei ha inoltre proseguito sottolineando che “i prodotti in eccesso non solo sono troppo preziosi per essere gettati, ma sono anche sufficientemente buoni da essere rimessi in circolo: si tratti di alimenti, medicinali o vestiario”.

Nuovo logo “Insieme contro lo spreco”

L’assessora Stocker e la direttrice Frei hanno quindi presentato ufficialmente il logo dell’azione che rappresenta un contenitori per la raccolta dei rifiuti sul quale è posta una corona e la scritta trilingue Insieme contro lo spreco. La legge prevede anche l’organizzazione di misure di sensibilizzazione nei confronti di alcuni settori economici come quello turistico-alberghiero, della ristorazione e le mense scolastiche. È prevista inoltre la costituzione di un tavolo di coordinamento per la progettazione, la realizzazione ed il controllo di misure a livello provinciale i cui componenti sono in possesso del necessario know-how per lo sviluppo di un sistema di gestione finalizzato alla riduzione delle eccedenze ed alla loro redistribuzione.

Fonte: ecodallecitta.it

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Approvazione ddl acqua, forum: “Disconosciuti completamente referendum e legge”

“Il testo approvato è radicalmente diverso, nella forma e nei principi, di quello proposto dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Tutto stravolto a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione”1

Oggi la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico è stata finalmente discussa e approvata aula alla Camera, a distanza di circa 9 anni dal suo deposito corredato da oltre 400.000 firme. Peccato che il testo approvato sia radicalmente diverso, nella forma e nei principi, di quello proposto dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. PD e la maggioranza hanno stravolto il testo a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione. Oggi è caduta anche l’ultima foglia di fico dietro la quale il PD aveva provato a nascondersi. Infatti, la Commissione Bilancio ha cancellato la via prioritaria assegnata all’affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche. Un disconoscimento palese e spudorato che ha ribaltato il senso di quella legge sottoscritta da 400mila cittadini e aggiornata alla luce dei risultati del referendum popolare del 2011. Il risultato di oggi è solo la cronaca di una morte annunciata, già nei giorni scorsi infatti molti dei deputati dell’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune avevano ritirato la firma da un provvedimento che stravolgeva il senso. La cancellazione della volontà popolare di 27 milioni di italiani che si espressero in favore dell’acqua pubblica ai referendum arriva a pochi giorni dalla tornata referendaria del 17 aprile, sulla quale la maggioranza di Governo ha fatto campagna per l’astensionismo, il disconoscimento di un percorso di partecipazione come quello sulla gestione pubblica del servizio idrico rappresenta un preoccupante segnale per la democrazia nel nostro paese. Il movimento per l’acqua continuerà la loro battaglia contro questa legge anche nel passaggio al Senato e lancia contro i provvedimenti del Governo Renzi, a partire dal ddl Madia, una petizione nazionale insieme ai referendum sociali.

Fonte: ecodallecitta.it

Spreco alimentare: una legge per combatterlo

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È di 12,5 miliardi di euro l’ammontare degli sprechi alimentari in Italia. Il 54% viene perso al consumo, il 21% nella ristorazione, il 15% nella distribuzione commerciale, l’8% in agricoltura e il 2% durante la trasformazione. La nuova legge contro gli sprechi alimentari al vaglio della Camera viene giudicata positivamente da Coldiretti che plaude all’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari di un milione di tonnellate. Si tratta di un target raggiungibile anche perché – secondo un’indagine – il 53% degli italiani ritiene che il contenimento degli sprechi alimentari dipenda soprattutto dalle scelte dei consumatori, mentre il 46% sostiene che questi possano essere combattuti con una migliore pianificazione della spesa. Sempre secondo i dati in possesso di Coldiretti, ogni italiano butta circa 76 chili di cibo ogni anno. Compito della legge al vaglio del parlamento è contrastare questo fenomeno da una parte con l’educazione, facendo crescere la consapevolezza dell’entità di un simile fenomeno, dall’altra semplificando le donazioni per le aziende e quelle dirette agli indigenti. Il Parlamento francese ha approvato una serie di misure contro lo spreco dei cibo, ora tocca all’Italia fare qualcosa anche perché i Paesi dell’Unione Europea hanno sottoscritto un impegno per dimezzare lo spreco alimentare da oggi (100 milioni di tonnellate all’anno) al 2030, con una riduzione in ognuno degli step della filiera, dal campo alla tavola.

Fonte:  Coldiretti

 

Legge sulla Biodiversità: Il Senato approva. Il testo ora passa alla Camera

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Il Senato, con 211 voti favorevoli e 4 astenuti, ha approvato il disegno di legge sulla tutela e valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare. Il testo ora dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva. Il provvedimento dispone la creazione dell’Anagrafe, della Rete, del Comitato permanente e del Portale nazionale, che andranno a costituire il sistema nazionale di tutela e di valorizzazione dell’agricoltura sostenibile. L’approccio della norma tenta di sistematizzare tutti i passaggi della filiera, attraverso educazione e integrazione delle competenze. Ricerca, conservazione e distribuzione, dunque, dovrebbero divenire momenti di un unico processo. Inoltre, il nuovo programma appoggia la lotta ai cambiamenti climatici e, quindi, si oppone alla deforestazione selvaggia. I punti più interessanti della legge, riportati anche nel comunicato di seduta del Senato, sono così riassumibili: 1) libero scambio delle sementi all’interno della Rete nazionale della biodiversità agraria e alimentare; 2) istituzione del Registro della biodiversità agricola, con l’agricoltore che ne diventa custode; 3) 500mila euro l’anno per il Fondo per la tutela della biodiversità e la creazione di una giornata sulla biodiversità agricola il 22 maggio; 4) sensibilizzazione dei giovani attraverso le scuole e il finanziamento di progetti da parte del ministero dell’Ambiente. La senatrice del Pd, Leana Pignedoli, relatrice del provvedimento, ha evidenziato che “l’obiettivo del ddl, è quello di dettare una normativa quadro che integri e metta a sistema la legislazione regionale, gli indirizzi di carattere internazionale e l’ordinamento nazionale nella materia“. Come riporta il quotidiano Repubblica, anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, si è detto soddisfatto per l’approvazione a Palazzo Madama. Ed ha aggiunto: “La legge sulla tutela della biodiversità rappresenta un passo fondamentale in questo senso: l’obiettivo è quello di salvaguardare la distintività delle nostre ricchezze naturali, vegetali e animali. Con questo provvedimento, infatti, riconosciamo il ruolo attivo che gli agricoltori svolgono come custodi del paesaggio e della biodiversità, per la conservazione dei nostri territorio“. Sul ddl hanno votato a favore anche i senatori del Movimento 5 Stelle. A tale riguardo, la senatrice Daniela Donno ha dichiarato: “In merito alla discussione del disegno di legge 1728 sulla biodiversità agraria e alimentare abbiamo formulato proposte migliorative, ed alcune sono passate in Commissione Agricoltura al Senato. Abbiamo ottenuto tempi legislativi certi: 90 giorni per l’emanazione del decreto ministeriale riguardante il Comitato permanente per la biodiversità agraria e alimentare. Nessuno finora si era posto il problema del termine temporale

Fonte: ecoblog.it

Stop all’aranciata senza arance: la legge che salva 10mila ettari di agrumeti

Finalmente approvata alla Camera la norma che obbliga le aziende produttrici di aranciata a una percentuale minima di succo di frutta del 20%. Mai più aranciata senza arance in Italia: è stata infatti approvato in via definitiva dal Parlamento l’articolo 17 della legge comunitaria che obbliga i produttori di bibite ad aumentare la percentuale di succo dal 12 al 20% del prodotto finito. L’approvazione nell’Aula della Camera della legge comunitaria contiene numerose norme che daranno una mano al Made In Italy: non solo lo stop all’aranciata annacquata, ma anche l’obbligo del tappo antirabbocco per i contenitori di olio extra vergine di oliva in tutti i pubblici esercizi, affinché si evitino frodi ed inganni.Grande la soddisfazione di Coldiretti, in prima fila nel dibattito per l’approvazione della norma:“È stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance che pretendeva di continuare a vendere acqua come fosse succo”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Se l’8% di differenza sembra poco basta pensare che grazie a questa nuova norma verranno venduti e spremuti 200 milioni di chili di arance in più: sono infatti 23 milioni le persone che consumano bibite gasate e succhi di frutta. I benefici saranno diffusi e non riguarderanno solamente i produttori: aumentare la percentuale di arance rappresenta un passo concreto per migliorare la qualità dell’alimentazione e per far fronte a malattie connesse all’obesità. Dati alla mano l’aumento della percentuale potrebbe salvare diecimila ettari di agrumeti italiani con un’estensione di circa 20mila campi da calcio. Calabria e Sicilia le due regioni che gioveranno maggiormente di questa piccola grande riforma che dimostrano come la politica, nei rarissimi casi in cui riesce a svincolarsi dalle logiche clientelari, possa davvero dare un aiuto concreto a economia, ambiente e salute. E fornire ai produttori un compenso più equo dei 3 centesimi che arrivano attualmente agli agricoltori su ogni litro di aranciata venduto a 1,3 euro nei supermercati.161734222-586x395

Fonte: Coldiretti

© Foto Getty Images

Lo Sblocca Italia è legge, ottenuta la fiducia in Senato. I primi commenti

Sì dell’Aula del Senato alla fiducia al governo sul decreto Sblocca Italia con 157 voti favorevoli, 110 contrari e nessun astenuto. Greenpeace: “Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti”380886

Il Decreto Sblocca Italia è legge. Dopo la fiducia incassata alla Camera, il Governo nella serata di mercoledì 5 novembre ha ottenuto anche quella del Senato con 157 voti favorevoli e 110 contrari. Le votazioni sono state caratterizzate dalla proteste delle opposizioni, in particolare dei senatori 5 Stelle contrari soprattutto alle misure sulle trivellazioni petrolifere e arrivati a stendersi sui banchi con le mani sporche di inchiostro per impedire ai colleghi di votare. Il presidente di turno, Roberto Calderoli, ha quindi deciso di far votare i senatori dal loro posto nell’emiciclo senza passare sotto la presidenza, come vuole la prassi per il voto di fiducia. Lo Sblocca Italia contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali. Dopo le 50 correzioni imposte dalla Ragioneria e recepite dalla commissione Bilancio della Camera nel testo del decreto sono saltate l’Iva al 4% sui lavori in casa e l’estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio, mentre torneranno all’esame del Cipe e della Ue le modifiche alle convenzioni e ai piani economici delle concessionarie autostradali. Cancellato anche il raddoppio da 50 a 100 milioni del fondo per le calamità naturali, compresa Genova. Il testo che ha ottenuto la fiducia in Senato riconferma alcuni punti fermi, come i 3,9 miliardi destinati alle opere infrastrutturali considerate cantierabili, e introduce oltre 200 modifiche proposte dalla commissione Ambiente guidata da Ermete Realacci.
Rimane comunque forte dissenso da parte degli ambientalisti che contestano il decreto su vari fronti.  Greenpeace, che giovedì 30 ottobre aveva tentato di aprire uno striscione alla Camera di protesta durante la votazione della fiducia, è la prima a farsi sentire: “La politica energetica di Renzi è quanto di più vecchio e miope potesse toccare in sorte all’Italia – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti, non generare occupazione e danneggiare altri comparti strategici come turismo, pesca e agricoltura”. I sindaci del sud-est della Sicilia si uniscono a Greenpeace contro la trivellazione selvaggia che riguarda il canale di Sicilia: “Vogliamo vivere della nostra bellezza” dichiara Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, cittadina barocca in provincia di Siracusa e capofila di un coordinamento tra i comuni della zona, nato sotto l’egida dell’Anci Sicilia, per chiedere al governatore regionale Crocetta e al premier Matteo Renzi di bloccare le trivellazioni nel canale. Molto duro il commento del Wwf: “Una manovra contro l’ambiente, che protegge interessi privati speculativi e che minaccia territorio e mari italiani, proprio quando l’Italia, già fragile, affronta un’emergenza permanente dovuta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici”. La presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi, annuncia: “Chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche, ad esempio del turismo e della pesca, che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura”.  “Lo Sblocca Italia è legge, ma non prevede le opere più urgenti e utili per il nostro Paese”, è il commento del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “Ci sono opere concrete, chiuse nei cassetti da inadempienze della pubblica amministrazione, da conflitti di competenza, dal patto di stabilità, da inciampi burocratici, dalla mancanza di volontà politica, che oltre a non comparire nella legge appena approvata non sono neanche favorite dalle tante deroghe e dai commissariamenti previsti dal testo”. Opere di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, per esempio. Ma anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, trasporti ferroviari per pendolari e trasporto pubblico locale, mobilità dolce: sono fermi tanti, tantissimi progetti utili e necessari a migliorare la qualità di vita dei cittadini, la sicurezza ambientale e a far ripartire l’Italia. Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:
– CALAMITA’ NATURALI E ALLUVIONE GENOVA: Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara e’ pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta cosi’ a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

– CONCESSIONI AUTOSTRADE SOLO CON OK UE: Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione e’ ora soggetta al “preventivo assenso” Ue. Per le opposizioni si tratta

– RIPARTONO LE GRANDI OPERE: i ‘simboli’ sono l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.
– ARRIVA PIANO AMMODERNAMENTO FS – Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

– RISORSE DA OPERE RITARDATARIE ANCHE A METRO GENOVA: I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore). Aggiunta, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

– DEROGA AL PATTO PER APRIRE I CANTIERI: per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilita’ interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi ma anche per quelle immediatamente cantierabili.
– RETI ULTRAVELOCI, ANCHE NEI NUOVI EDIFICI: sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da meta’ 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

– IL ‘PACCHETTO CASA’: semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’
– TASSE TRIVELLE A SVILUPPO TERRITORIO – Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

– PIANO PORTI E LOGISTICA: arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.

(foto quifinanza.it)

 

Fonte: ecodallecitta.it

Lo spalma-incentivi è legge: decreto taglia-bollette in Gazzetta Ufficiale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce una rimodulazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici superiori a 200 kWp. Confermati i contenuti del provvedimento. Le proteste di assoRinnovabili379632

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DL 91/2014, il cosiddetto decreto legge taglia-bollette che contiene anche il provvedimento spalma incentivi. È legge, dunque, la contestata rimodulazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 200 kWp: a partire dal 1 gennaio 2015 gli incentivi per questa categoria di impianti saranno erogati per 24 anni invece che per 20 (la durata attuale, ndr), senza interessi e con una riduzione delle tariffe.

Il taglio, in particolare, varia a seconda della durata residua degli incentivi stessi ed è specificato in un allegato al decreto:

– 12 anni residui (per arrivare a 20): riduzione incentivo pari al 25%

– 13 anni residui: riduzione incentivo pari al 24%

– 14 anni residui: riduzione incentivo pari al 22%

– 15 anni residui: riduzione incentivo pari al 21%

– 16 anni residui: riduzione incentivo pari al 20%

– 17 anni residui: riduzione incentivo pari al 19%

– 18 anni residui: riduzione incentivo pari al 18%

– oltre 19 anni residui: riduzione incentivo pari al 17%
Confermate anche, almeno nella sostanza, le altre anticipazioni sul testo dei giorni scorsi. La rimodulazione del finanziamento sarà opzionale, ma chi non aderirà alla rimodulazione vedrà ridursi dell’8% la tariffa riconosciuta al 25 giugno 2014 (data di entrata in vigore del DL 91/2014), per la durata residua del periodo di incentivazione, con decorrenza dal 1 gennaio 2015. La scelta dovrà essere comunicata al GSE entro il 30 novembre 2014.
Per i titolari di impianto che decideranno di allungare la durata degli incentivi, invece, è prevista la possibilità di un sostegno creditizio da parte della Cassa Depositi e Prestiti, per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo già spettante al 31 dicembre 2014 e l’incentivo “rimodulato”.
Novità in arrivo, inoltre, anche per gli impianti fotovoltaici non incentivati ma basati sull’autoconsumo dell’elettricità prodotta: in base al nuovo DL, si pagherà il 5% degli oneri generali di sistema su tutta l’energia elettrica consumata in SEU e reti private. Prevista infine una semplificazione degli iter autorizzativi, che dovrebbe riguardare, oltre ai piccoli impianti rinnovabili (fotovoltaico, e biometano), e per gli interventi di efficientamento energetico.
Sparito, infine, lo stop agli incentivi per le centrali elettriche a olio combustibile.

L’obiettivo del decreto è quello di ridurre del 10% la bolletta elettrica delle PMI italiane. I beneficiari dei tagli, in particolare, saranno 110.000 utenti collegati in Media Tensione e altri 600.000 collegati in Bassa Tensione con potenza impegnata superiore ai 16,5 kW.  Per quanto già in vigore, il decreto potrà ancora subire modifiche in Parlamento durante la conversione in legge, che deve avvenire entro 60 giorni.  Immediata la reazione di assoRinnovabili, tra i più attivi detrattori del provvedimento. L’associazione ha già annunciato di essersi appellata al Commissario UE per l’Energia Günther Oettinger per chiedergli un intervento. «Constatiamo con amarezza che, nonostante il parere sull’incostituzionalità della norma fornito dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Onida, la nostra richiesta al Presidente della Repubblica di rinviare il decreto legge al Governo per eliminare lo spalma incentivi non è stata accolta – commenta il presidente Agostino Re rebaudengo – Confidiamo pertanto che l’Europa possa valutare la possibilità di indirizzare al Governo e al Parlamento Italiano un invito a riconsiderare la questione».
Anche Legambiente ha espresso forti dubbi sul provvedimento, rivolgendo direttamente al premier Renzi alcune domande: «”Perché non si tolgono i limiti allo scambio sul posto per l’energia prodotta da fonti rinnovabili? Perché il Governo non interviene sull’Authority che continua a rinviare la nuova normativa sui Riu che servirebbe alle imprese piccole e medie che vogliono investire nelle fonti rinnovabili?»

(Foto Ecologiae.com)

 

Fonte: ecodallecittà.it

Bici sul treno, trasporto garantito per legge

FIAB: “Un passo avanti, anche se per ora solo sulla carta, che può aiutare le associazioni e i Coordinamenti regionali della FIAB che da sempre si battono per un servizio Treno+Bici degno di questo nome”379199

Nella Gazzetta Ufficiale n. 108 del 6 maggio 2014 è stato pubblicato il decreto legislativo 17 aprile 2014, n. 70 “Disciplina sanzionatorio per la violazione delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1371/2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario” (in vigore dal 21 maggio). Una disposizione del decreto legislativo – art. 6 – riguarda anche il trasporto delle biciclette, disciplinato dall’art. 5 del regolamento europeo. Commenta Giulietta Pagliaccio, presidente della FIAB: “Finalmente! Adesso il trasporto delle biciclette non è più un servizio aggiuntivo ma è la regola salvo comprovate ragioni di esclusione che devono essere espresse. Questo obbliga anche Regioni e Imprese di trasporto ferroviario a concludere contratti (e prima ancora ad allestire bandi) di servizio che lo prevedono”.
Dichiara Giacomo Scognamillo, responsabile FIAB per Bici+treno “Non posso che essere d’accordo anche se non sono nuove le penalità per le aziende; sono previste sia nella carta dei servizi che nei relativi contratti. L’articolo 6 comma 1 apre la strada ad eventuali ricorsi, nelle sedi opportune, in caso di disservizio”.
Insomma un passo avanti, anche se per ora solo sulla carta, che può aiutare le associazioni e i Coordinamenti regionali della FIAB che da sempre si battono per un servizio Treno+Bici degno di questo nome.

Art. 6 DECRETO LEGISLATIVO 17 aprile 2014, n. 70 

Sanzioni relative al trasporto di biciclette

1. In caso di inosservanza dell’obbligo di cui all’articolo 5 del regolamento relativo alla possibilità di trasporto delle biciclette a bordo del treno, le imprese ferroviarie sono soggette al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro.

Regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario
Articolo 5 -Biciclette
Le imprese ferroviarie consentono ai passeggeri di portare sul treno, se del caso dietro pagamento, le biciclette se sono facili da maneggiare, se ciò non pregiudica il servizio ferroviario specifico e se il materiale rotabile lo consente.

 

Fonte: ecodallecittà.it

La Delega fiscale è legge, agevolazioni per riqualificazione edifici

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La Camera dei Deputati ha approvato, con 309 voti a favore, 99 astenuti e zero contrari, la legge Delega fiscale che, tra le altre cose, prevede importanti misure per la riforma del Catasto degli immobili e agevolazioni fiscali per interventi di messa in sicurezza e riqualificazione energetica. Il Governo dovrà emanare entro un anno i decreti legislativi di attuazione per la revisione del sistema fiscale, mentre entro quattro mesi il provvedimento di revisione dovrà essere trasmesso alle Commissioni del Parlamento. Per quanto riguarda la riforma del Catasto degli immobili, cambia completamente il principio per il calcolo delle rendite catastali, con l’obiettivo di correggere le iniquità del’attuale sistema: l’unità di misura per la misurazione del valore immobiliare passa infatti dai vani al metro quadrato. Dovranno essere specificate con decreto le nuove modalità di calcolo e moltiplicazione. Inoltre si dovranno tenere in considerazione gli ambiti territoriali del mercato, le condizioni socio-economiche e la composizione del nucleo familiare. Nel processo di revisione delle rendite anche i Comuni dovranno intervenire, per esempio censendo gli immobili abusivi, attraverso l’uso di nuove tipologie di rilevazione. La legge prevede un regime fiscale agevolato per la realizzazione di opere di adeguamento degli immobili alla normativa in materia di sicurezza e di riqualificazione energetica e architettonica. Il sistema di incentivazione degli eco bonus per gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazioni edilizie (detrazioni fiscali del 65% e 50%) che è stato prorogato con la Legge di stabilità di un anno potrebbe diventare finalmente stabile. Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione ambiente della Camera ha commentato: “La Delega Fiscale contiene ampi margini per utilizzare la leva fiscale in favore di politiche ambientali e della green economy, secondo quanto indicato anche dall’Unione Europea. Ad esempio spostando il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese ai fattori inquinanti, al consumo di territorio, alle emissioni di CO2 e al consumo di materie prime. Mi auguro che queste possibilità vengano utilizzate bene dal  Governo,in una collaborazione stretta con il Parlamento”. Soddisfazione espressa anche dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori: “Si tratta di un testo molto importante – si legge in una nota –  perché prevedere un regime fiscale agevolato che incentivi la realizzazione di opere di adeguamento degli immobili alla normativa in materia di sicurezza e di riqualificazione energetica e architettonica, significa far fare al nostro Paese un fondamentale balzo in avanti. Significa la fine degli interventi fiscali di brevissimo termine rendendo invece strutturale l’impegno dello Stato in questo campo”. “E’ il riconoscimento dell’impegno messo in questi anni dagli architetti italiani – continua il comunicato -sui fondamentali temi della messa in sicurezza degli edifici e del risparmio energetico che li deve caratterizzare. Il fatto, poi, che il Legislatore abbia anche posto l’accento sulla riqualificazione architettonica degli immobili è per noi un ulteriore stimolo a proseguire sulla strada che abbiamo ormai intrapreso da tempo: quella di realizzare una architettura vicina alle reali esigenze dei cittadini, espressione della cultura del Paese e del bello che esso – da sempre – sa esprimere.

Fonte: Infobuildenergia.it

 

“Decreto Imu-Bankitalia: incostituzionale la legge di conversione”

Le modalità con cui il decreto Imu-Bankitalia è stato convertito in legge e il merito del decreto stesso sono stati oggetto di feroci polemiche. Ora a intervenire è Ferdinando Imposimato, 77 anni, magistrato con un passato da parlamentare.banca_d_italia

Ferdinando Imposimato, 77 anni, magistrato di lungo corso e un passato anche da parlamentare, non è certo un militante dei 5 Stelle, quindi la sua critica alla recente conversione in legge del decreto Imu-Bankitalia non si può certo leggere come una “professione di militanza”. Il suo è un giudizio preciso, duro e rigoroso. “La legge di conversione del decreto legge IMU-Bankitalia appare incostituzionale” spiega Imposimato.”Anzitutto vi è stata violazione del diritto dell’opposizione del M5S di svolgere le proprie ragioni opponendosi al provvedimento, secondo le regole della Costituzione e il  regolamento della Camera. La cosiddetta tagliola è incostituzionale, perchè elimina il diritto della opposizione di motivare il suo voto contrario. La opposizione è parte essenziale della democrazia, i cui diritti vanno rispettati. Diversamente siamo in una situazione di regime cioè di dittatura della maggioranza. E stupisce che alcuni dei guardiani della Costituzione tacciano su questo aspetto gravissimo del vero e proprio colpo di mano del Presidente della Camera Laura Boldrini che ha impedito al M5S di motivare la sua opposizione sacrosanta di fronte ad un decreto legge illegittimo, per difetto, almeno in parte, del requisito di necessità e urgenza. Ma illegittimo anche in relazione al diritto dovere di spiegare le ragioni  del no rispetto a un decreto che prevede una spesa enorme e affronta temi gravi e complessi, di cui il popolo ignora il contenuto reale”. “La Presidente della Camera sa che la democrazia non dà tutto il potere a qualcuno, ma lo distribuisce variamente a maggioranza e minoranza, che trapassano l’una nell’altra proprio perché l’alternanza è l’essenza della democrazia e prova della libertà. Nel contesto costituzionale, tirannide della maggioranza è violare, legiferando e governando, i diritti della minoranza, insegna Giovanni Sartori. Per cui la legge di
conversione approvata il 29 gennaio è incostituzionale”. “Inoltre la parte del decreto legge IMU-Bankitalia che riguarda la cosiddetta ricapitalizzazione di Bankitalia per 7.5 miliardi di euro si tradurrà nel finanziamento illecito, attraverso Bankitalia, di istituti di credito in crisi, cioè in una donazione di enormi somme di denaro alle banche azioniste che controllano Bankitalia. Che sono Intesa San Paolo (42%), Unicredit (22,11%), MPS (4,60%), INPS (5.00 %), Carige ( 4,03%) e altre banche . Questa parte del decreto, che riguarda Bankitalia, sembra del  tutto estranea alla parte sull’ IMU, che è imposta sulla prima casa, per la quale poteva essere giustificata la situazione straordinaria di necessità e urgenza ex articolo 77 secondo comma della Costituzione. La verità è che l’Italia con 1,7 trilioni di euro di debito versa in uno stato di disperazione. E se fino ad oggi la BCE ha comprato titoli italiani alleggerendo la pressione sul debito, per l’avvenire la BCE non potrà  più continuare a comperare i titoli. I soldi le banche li hanno ottenuti attraverso il decreto IMU-Bankitalia a spese dei cittadini su cui graverà il costo finale di questa operazione. Si tratta di un decreto che vuole cose diverse da quelle che dice: apparentemente ricapitalizzare Bankitalia, che dovrebbe essere patrimonio degli italiani, invece vuole finanziare le banche in crisi, ex banche pubbliche divenute private, che controllano Bankitalia, di cui sono proprietarie”.
“Questo è il problema. Che fare? La prima cosa è che il Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione, prima di promulgare la legge di conversione, chieda con messaggio motivato alle Camere, una nuova deliberazione e, come ha già rilevato in relazione al decreto milleproroghe, chieda lo stralcio dei due provvedimenti . Ma questo è il primo passo da compiere, a mio modesto avviso. Poi in sede di applicazione del decreto IMU, si potrà eccepire davanti al giudice la incostituzionalità della legge di conversione. Purtroppo i cittadini non possono adire direttamente la Corte Costituzionale”.

Ferdinando Imposimato (1936) è magistrato, politico e avvocato; presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo; è stato giudice istruttore in alcuni dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978. Attualmente si occupa della difesa dei diritti umani.

 

Fonte: il cambiamento