La Tela: da ristorante della ‘ndrangheta a osteria sociale

Da ristorante della ‘ndrangheta a osteria, centro di aggregazione e promozione culturale a Milano. Bene confiscato nel 2010, oggi La Tela è un’osteria sociale del Buon Essere che offre materie prime di alta qualità con una grande attenzione all’eticità dei prodotti. La Lombardia, secondo i dati forniti dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, è la sesta regione per numero di beni immobili definitivamente confiscati, dopo Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio e quinta per numero di aziende.

Negli ultimi anni gli investimenti nelle attività legali da parte della ‘ndrangheta in Lombardia sembrano essere sempre più legati, oltre all’insieme di attività connesse con l’edilizia, anche all’universo di ristoranti e pizzerie, attività semplici particolarmente adatte al riciclaggio di denaro e utili alle organizzazioni per avere controllo del territorio, prestigio e consenso sociale, un luogo di incontro per gli esponenti dei clan, a volte ospitare merci proibite.

La Pizzeria Re Nove è stata sequestrata nel Comune di Rescaldina, nel milanese, nel 2006 ad un esponente legato alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense. Nel 2010 il bene confiscato è stato definitivamente trasferito al Comune di Rescaldina, che quattro anni dopo ha emesso un bando per la gestione. A rispondere la Cooperativa Arcadia  insieme a una cordata di associazioni: Cooperativa Dire fare giocare, Ial Legnano, ENAIP Busto Arsizio, Associazione La Libreria Che Non C’e’, Rete Gas Gasabile, Slow Food Legnano, Team Down. Tutti insieme hanno dato nuova vita al locale, trasformandolo in un ristornate, ma anche in luogo di aggregazione e promozione culturale. Oggi si chiama La Tela, Osteria Sociale del Buon Essere. Con Giovanni Arzuffi, coordinatore della Cooperativa Arcadia, abbiamo ripercorso la storia dell’osteria La Tela e abbiamo tracciato un bilancio delle attività.VASSALLO1-1140x641

La Tela è il nome dell’osteria, ma rispecchia anche l’anima del progetto?

Il nome La Tela deriva da due motivazioni. La prima più semplice: Rescaldina è sede di industrie tessili dedicate in gran parte alla produzione di tele. Però la motivazione principale è che la tela è fatta da tanti fili, che presi singolarmente sono deboli e si rompono, ma una volta che si intrecciano fanno un tessuto resistente. La Tela, infatti, è fatta da varie associazioni che si sono messe insieme e hanno costruito questa esperienza. Il nome ha proprio questo significato: mettersi insieme per creare un elemento forte.

In che condizioni avete trovato il ristorante?

La procedura di assegnazione è stata abbastanza veloce al Comune di Rescaldina che poi ha curato un progetto di ristrutturazione e ha emesso un bando per la gestione. Quando abbiamo vinto il bando oltre alla messa a punto del riscaldamento, impianto elettrico e idraulico c’è stato un gran lavoro di pulizia di tutti gli ambienti e l’adeguamento dei lavori per le nostre esigenze.

Quali difficoltà iniziali avete incontrato e come le avete superate?

Difficoltà vere non ce ne sono state. Probabilmente perché avevamo programmato bene tutte le cose da fare e scelto le persone giuste con cui lavorare. Il capofila di questo progetto è la Cooperativa Arcadia, una cooperativa sociale, che ha 27 anni di vita e opera nel nostro territorio e principalmente fa manutenzione di spazi verdi e reinserimento di soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro. Questo per noi è stato aprire un ramo di impresa. Per cui la scelta principale è stata quella di trovare persone che sapessero fare ristorazione. Una volta fatto questo è stato tutto semplice, perché c’erano le persone giuste che sapevano gestire un ristorante. C’è stata la fatica quotidiana di far funzionare questa esperienza.

Su cosa si basa la vostra cucina? Quali sono le vostra specialità?

La nostra cucina è buona. La Tela prima si chiamava Re 9, quando era di proprietà della famiglia legata alla ‘ndrangheta, era una pizzeria. Noi abbiamo deciso di non fare pizzeria perché in zona ce ne sono tante. Abbiamo puntato su una cucina che si basasse sulla qualità delle materie prime, contatti direttamente con i produttori che ci garantissero la qualità e anche l’eticità del loro prodotto. Ad esempio le mozzarelle di bufala arrivano dalla Campania, da una cooperativa di Libera, Le terre di don Peppe Diana a Castel Volturno. L’olio è della Casa dei Giovani, vicino Bagheria, in Sicilia. Poi ci affidiamo ad una filiera corta con il miele di un produttore di api della zona. Questo ci permette di offrire a chi viene qui prodotti buoni. Poi c’è il contributo del nostro chef.

Oggi quante persone lavorano al ristorante?

Dall’inizio sono dieci persone a tempo indeterminato di cui tre soggetti svantaggiati. Collaborano anche ragazzi delle scuole professionali con l’alternanza scuola lavoro. Complessivamente ci lavorano quindici persone.
E’ un progetto sostenibile?

Certamente. Abbiamo chiuso il bilancio 2016 in lieve perdita, ma era previsto perché ci sono stati una serie di investimenti per l’acquisto di attrezzature. Il 2017 così come sta andando il trend sarà in attivo. Per cui la cosa funziona. Economicamente è sostenibile. Bisogna prendere tutto molto sul serio se si deve fare un’impresa sociale e bisogna avere una visione precisa, sia dal punto di vista organizzativo che economico perché tutto deve funzionare e siccome si regge solo sugli incassi, deve funzionare come un’impresa, rispettando i lavoratori e pagando il giusto.

La tela è anche un centro di aggregazione e promozione culturale, che attività svolgete?

Durante l’anno si sono fatte molte iniziative e al piano superiore i locali sono destinati alle riunioni e agli incontri delle associazioni e sono gratuiti. Attualmente sono sei le associazioni che hanno sede da noi. Nel progetto oltre alla Coop Arcadia, hanno contribuito con idee anche gli altri partner. La Tela non è solo un posto dove si mangia, ma anche dove si può vedere un film, assistere alla presentazione di un libro, conferenze, concerti. L’attività è variegata. E questo è uno degli elementi che ci porta a funzionare, perché viene frequentato da persone con interessi diversi, che poi scoprono anche che è un posto dove si mangia bene. Infine, ci sono molte scuole che ci vengono a trovare. Alcuni hanno voluto lasciare un contributo realizzando un murales. C’è uno scambio continuo grazie anche alla rete di Libera. Inoltre, tutte le sala di ristorazione sono dedicate a una vittima innocente di mafia. Ci sono continui segnali di presa di posizione seminando pillole di antimafia. E quando riusciamo siamo contenti.

 Articolo tratto da CON_Magazine, giornale online realizzato da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Italia che Cambia

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/la-tela-ristorante-ndrangheta-osteria-sociale/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Dalla lotta alla corruzione “Riparte il Futuro”

Riparte il Futuro è una campagna nata tre anni fa allo scopo di combattere la corruzione in Italia e fare informazione su quali sono i reali costi di questo fenomeno. Il suo impatto è passato presto dal digitale al reale: dopo aver raggiunto un milione di firmatari, Riparte il Futuro ha ottenuto numerosi successi su temi legislativi fondamentali riguardanti la trasparenza e la libertà di accesso ai dati. Priscilla Robledo, Project Manager di Riparte il Futuro, ci racconta la nascita e gli sviluppi del progetto. A pochi giorni dalle nutrite manifestazioni contro le mafie promosse dall’associazione Libera  da Locri (RC) a Milano, vi regaliamo questa bella intervista che abbiamo realizzato con Priscilla Robledo, Project Manager di Riparte il Futuro, una ONG di persone che hanno deciso di combattere la corruzione della Pubblica Amministrazione, grazie alla pressione popolare.

Cos’è “Riparte il futuro” e chi sono i suoi fondatori?

Riparte il Futuro nasce nel 2013 come campagna digitale di Libera del Gruppo Abele contro la corruzione e così facendo ha lavorato negli ultimi 3 anni cercando di spiegare la corruzione ai cittadini italiani in modo semplice, ma rigoroso. Ha già articolato diverse campagne di lotta alla corruzione in Italia. Nell’aprile dello scorso anno ci siamo separati da Libera e abbiamo creato una realtà indipendente, così Libera continua a lavorare contro la mafia nel modo eccellente in cui ha sempre fatto e noi invece ci possiamo concentrare sulla lotta alla corruzione con una realtà associativa indipendente.

Lavoriamo per campagne, quindi identifichiamo alcuni settori di intervento con la partecipazione dei cittadini italiani e con i numeri del consenso che riusciamo ad ottenere andiamo dai decisori pubblici e facciamo pressione affinché possiamo ottenere quello che vogliamo. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto oltre 1.180.000 firmatari delle nostre petizioni e quindi abbiamo una comunità digitale numerosa e molto attiva.  Il nostro compito è quello di rendere evidenti, semplici e chiare le nostre richieste e ovviamente premere sempre perché i decisori pubblici ci ascoltino. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto diversi risultati e il motivo per cui li abbiamo raggiunti ha anche a che vedere con il fatto che lavoriamo in partnership con diverse realtà della società civile organizzata, in particolare molte associazioni che si occupano di trasparenza nella Pubblica Amministrazione (PA) come: Open Polis, Diritto di Sapere, Cittadini Reattivi, Movimento Consumatori. Il nostro partner su molte campagne è Transparency International, un’organizzazione che si occupa di lotta alla corruzione e quindi, avendo una missione comune, spesso e volentieri uniamo le forze.1009733_572601162791832_2086111430_n

Perché combattere la corruzione conviene a tutti?

Combattere la corruzione conviene a tutti perché la corruzione alza il prezzo dei servizi pubblici per tutti noi cittadini, gonfia il costo delle opere pubbliche strategiche per il paese che paghiamo con le tasse e non solo, fa anche sì che le opere pubbliche stesse siano di qualità scadente. Oltretutto la corruzione mina la credibilità dell’Italia anche sulla scena internazionale e quindi per esempio impedisce che l’Italia possa ricevere la stessa quantità di investimenti stranieri che ricevono altre economie. Noi riteniamo che la corruzione sia la madre della disoccupazione e in particolare della disoccupazione giovanile, proprio perché impedendo un flusso di capitale nuovo di investimenti stranieri, non permette che si crei nuova occupazione in questo paese. L’Italia non è neppure fra i primi 20 paesi in Europa che creano occupazione grazie agli investimenti stranieri e la disoccupazione giovanile è al 40% ! Questo ci dimostra che la corruzione crea dei problemi oggi, ma anche domani, per il futuro delle persone come me, che sono i giovani di oggi, e il futuro di questo paese.

Chi sono i whistleblowers? Parlaci della vostra campagna

I whistleblower sono “coloro che soffiano nel fischietto” per informare la collettività che qualcosa non va nel verso giusto, in altri termini sono i dipendenti/collaboratori/consulenti di un’azienda che denunciano, nell’interesse pubblico, un illecito di cui sono testimoni sul luogo di lavoro. C’è bisogno di una campagna a tutela dei whistleblower perché ad oggi in Italia non c’è una legge che li protegga; attualmente i whistleblower subiscono discriminazioni come demansionamento, mobbing o licenziamento. Ricordiamoci però cosa fanno di buono per il paese: denunciano frodi che danneggiano l’intera collettività! Se c’è ad esempio un’azienda che fornisce cibo scaduto, io lo voglio sapere, nell’interesse della fede pubblica! E se c’è qualcuno che ha il coraggio di dirlo, pagando in prima persona, io Priscilla di Riparte il Futuro lo ringrazio, ma voglio che sia lo Stato stesso a ringraziarlo con una legge su misura per la sua tutela, che al momento però non esiste nel nostro paese. La campagna che abbiamo lanciato insieme a Trasparency International nel luglio del 2016, ha superato le 50.000 firme, ma c’è bisogno di molte più firme e lancio qui un appello per firmare la nostra petizione, ma devo dire che già con le firme che abbiamo ottenuto, abbiamo potuto fare pressione al Senato, che è il destinatario della nostra petizione, affinché discuta al più presto e approvi la legge che attualmente è in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nella legge devono assolutamente essere contenuti due aspetti che l’attuale disegno di legge non prevede, che sono: l’estensione al settore privato e in secondo luogo il fondo economico a sostegno dei segnalanti, che oltre a rischiare di perdere il lavoro potrebbero dover affrontare ingenti spese legali ed anche problemi di natura psicologica, perché spesso sono vittime di mobbing e ritorsioni sul luogo di lavoro.17362938_1416860618365878_7489035068499320345_n

Una delle vostre campagne principali è stata quella del “FOIA”, spiegaci cos’è

Il “FOIA” è il Freedom of Information Act, tradotto in italiano è la Legge sulla Libertà del Diritto all’Informazione ed è una legge bellissima, perché in base ad essa ciascun cittadino ha il diritto di ottenere dalla PA qualsiasi tipo di informazione desideri. Quindi non deve avere un interesse specifico, come succedeva prima dell’entrata in vigore di questa legge, ma può essere un cittadino qualunque e la PA ha il dovere di dargli quell’informazione. Questa è la regola. Ci sono delle eccezioni, ma la rivoluzione copernicana che il FOIA ha introdotto in questo paese è che la regola è che gli atti, le informazioni, i dati, qualunque cosa in seno alla PA dev’essere di dominio di tutti e ogni cittadino ha il diritto di accedervi. Quindi è chiaramente una legge che sposta il rapporto di forza fra il cittadino e la PA. L’altra cosa bellissima di questa legge sulla libertà dell’informazione è che la società civile italiana si è riunita nella coalizione “FOIA 4 Italy”  e in due anni di campagna è riuscita a ottenere modifiche importanti sul testo della legge; perché il testo iniziale del FOIA prevedeva una serie di eccezioni che a nostro parere erano insufficienti a garantire una vera libertà dell’accesso ai dati e alle informazioni della PA. Tramite la coalizione FOIA 4 Italy il testo della legge è cambiato drasticamente.

Ciononostante ci sono ancora diverse eccezioni che ci preoccupano, prima fra tutte l’eccezione sul “diritto alla riservatezza”, che è un po’ usata come spada di Damocle in questo paese. Quindi la privacy è sicuramente un aspetto. Un altro aspetto riguarda quali sono le PA a cui si applica. A nostro avviso si dovrebbe applicare anche a tutte le partecipate per esempio, che in Italia dovrebbero essere più di 7.000, ma in realtà è un numero che nessuno conosce con esattezza. Chiaramente in pancia alle partecipate ci sono informazioni di interesse pubblico, perché le partecipate funzionano con il denaro pubblico, e quindi dovrebbero essere soggette al FOIA, ma questo appunto è uno degli aspetti controversi: staremo a vedere quali partecipate risponderanno positivamente e quali no. Perché il vantaggio del FOIA non è solo l’ottenimento dell’informazione, ma il fatto che io con quell’informazione posso fare qualcosa per cambiare in meglio l’amministrazione della cosa pubblica ed esprimere una mia obiezione su come i soldi pubblici vengono impiegati.

La vostra campagna per chiedere la cessazione del vitalizio agli ex-parlamentari condannati per mafia e corruzione con oltre mezzo milione di adesioni è diventata la più vasta mobilitazione digitale mai organizzata in Italia, com’è andata a finire?

Già, pensa che con questi numeri avremmo potuto chiedere un referendum! È andata a finire bene, visto che l’abbiamo vinta ottenendo la delibera dal Parlamento che toglie il vitalizio agli ex-parlamentari condannati e questa vittoria l’abbiamo ottenuta lo stesso giorno in cui Riparte il Futuro raggiungeva un milione di firmatari! Quindi quel giorno di maggio del 2015 è stato davvero un bel giorno per noi! Ad oggi si contano 24 ex-parlamentari che non ricevono più il vitalizio, fra cui Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Marcello dell’Utri ed altri.10375_483318485053434_796570317_n

Come hanno reagito finora le istituzioni?

Riparte il Futuro all’inizio della sua esperienza ha portato oltre 300 parlamentari con i “braccialetti bianchi” ad impegnarsi nella lotta contro la corruzione in Parlamento e un anno dopo gli stessi parlamentari hanno approvato un pacchetto di norme contro la corruzione, quindi la risposta delle istituzioni c’è! C’è perché noi abbiamo dietro la forza dei numeri e i nostri rappresentanti politici sono molto sensibili a questo tipo di pressione. Quindi, tengo a sottolineare che Riparte il Futuro non è un partito e non lo sarà mai, ma nel nostro attivismo dobbiamo necessariamente porci in modo costruttivo rispetto alla PA e stiamo ottenendo degli ottimi risultati in tal senso.  Inoltre soprattutto nell’ultimo anno di lavoro, diverse amministrazioni ci hanno chiesto di aiutarle nello sviluppo e nell’implementazione di strumenti digitali di trasparenza e partecipazione, come il Comune di Milano, quello di Roma, il Ministero della PA e Semplificazione. Essendo quindi riconosciuti ufficialmente come degli interlocutori anche dalla PA, questo ci permette di muoverci dal digitale al reale e di ottenere delle soluzioni concrete a vantaggio di tutti i cittadini italiani. Per cui continueremo a lavorare su diverse campagne cercando di ottenere il cambiamento dall’alto verso il basso, e cioè in Parlamento, nei Ministeri, nei Consigli Regionali e in quelli Comunali, e dal basso verso l’alto crescendo sempre di più come base e creando una comunità sempre più attiva e pronta a fare insieme pressione pubblica e chiedere trasparenza nell’azione amministrativa.

Cosa possono fare i lettori di Italia che Cambia per aiutarvi?

Ci state già aiutando con quest’articolo! Sarebbe poi bello se il lettore dell’articolo pensasse ad una richiesta FOIA da fare ad una amministrazione alla quale vuole chiedere un’informazione che possa di fatto essere utile per un cambiamento di cui abbia bisogno nella propria vita, quindi ad esempio: all’azienda di trasporti o a quella dei rifiuti del comune in cui risiedono. Noi possiamo sicuramente aiutarlo a formulare la richiesta in modo efficace. Possiamo anche aiutarlo a capire insieme, nella fase in cui successivamente l’informazione sia stata ottenuta, come poter utilizzare l’informazione e quindi di fatto creare una nuova campagna.

Cos’è per te l’Italia Che Cambia?

Per me l’Italia che cambia è l’Italia che vorrei, l’Italia in cui i cittadini italiani partecipino, siano spinti da soli ad agire e non aspettino delle soluzioni calate dall’alto, ma che si rendano per primi motori del cambiamento. Noi abbiamo dimostrato che possiamo cambiare le leggi, possiamo pezzo dopo pezzo cercare di ripulire questo paese dalla corruzione e renderlo più trasparente. Allo stesso modo ci sono altri cittadini italiani che nel loro settore di attività hanno dimostrato e continuano a dimostrare che il cambiamento è possibile e che parte dal basso. Credo che la società italiana abbia tutti i numeri per splendere e l’Italia che cambia è l’Italia che di fatto ha bisogno di cambiare. Siamo un paese molto brillante che ha un sacco di talenti, alcuni dei quali sono inespressi per colpa di un sistema amministrativo poco efficiente ed estremamente macchinoso, ma abbiamo i numeri per poter cambiare questo paese, dal basso e lo cambieremo!

Intervista: Veronica Tarozzi e Paolo Cignini

Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/io-faccio-cosi-160-lotta-corruzione-riparte-futuro/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Ecoreati: via libera alla legge

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Dall’amianto, che continua ad uccidere, alla diossina, fino ai veleni sepolti sotto la Terra dei fuochi. Per anni in Italia è stato calpestato il diritto alla salute dei cittadini. Adesso, però, potremmo essere ad un punto di svolta. Con 170 sì, 20 no e 21 astensioni, il Senato ha infatti approvato ieri il disegno di legge che contiene disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Il provvedimento inserisce nel codice penale cinque nuovi reati: inquinamento ambientale (con l’aggiunta dell’aggravante nel caso in cui ne derivino, quale conseguenza, la morte o le lesioni), disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. Sono stati inoltre introdotti meccanismi premiali (ravvedimento operoso, ripristino dello stato dei luoghi) al fine di disincentivare il prolungamento delle condotte lesive e favorire la collaborazione con gli inquirenti. Dopo 20 anni di battaglie, i crimini contro l’ambiente vengono finalmente riconosciuti come delitti, i tempi di prescrizione raddoppiano e le pene possono arrivare a 15 anni di reclusione.Justice--1024x768

ECCO COSA PREVEDE LA LEGGE

Inquinamento ambientale

La legge prevede da 2 a 6 anni di reclusione con un multa da diecimila a centomila euro per chi provoca “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Vengono inoltre previste aggravanti in caso il danno abbia provocato anche lesioni o morte di una o più persone.

Disastro ambientale

Viene punito con la reclusione da 5 a 15 anni chiunque abusivamente provochi un disastro ambientale, ovvero “l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”. Le pene sono più severe se il reato avviene in aree protette.

Delitti colposi

Le pene previste per inquinamento e di disastro ambientale vengono ridotte se i reati sono commessi per colpa, anziché per dolo, quindi in maniera non intenzionale.

Traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività

E’ punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 50.000 il reato commesso da chi abusivamente “cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale di alta radioattività ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente”. Le pene vengono aumentate “se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna’. Le pene vengono aumentate fino alla metà anche “se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone”.

Impedimento del controllo

E’ prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni per “chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti”.

Associazioni contro l’ambiente

La legge prevede specifiche aggravanti nel caso di commissione in forma associativa dei nuovi delitti contro l’ambiente.

Ravvedimento operoso

E’ prevista una diminuzione di pena dalla metà a due terzi per chi si impegna a evitare che l’attività illecita sia portata a conseguenze ulteriori o provvede alla messa in sicurezza, bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, “prima che sia dichiarata l’apertura del dibattimento di primo grado”. Una diminuzione della pena da un terzo alla metà è prevista se si collabora  concretamente con l’autorità di polizia o giudiziaria per ricostruire i fatti illeciti e per rintracciarne gli autori.CCjnhnvW4AAZ0mk

I COMMENTI DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Il Wwf plaude all’approvazione della legge. “Dopo troppi anni di ritardo – si legge in una nota dell’organizzazione – viene premiata finalmente la tenacia del Wwf che, spesso inascoltato, si è battuto affinché nel nostro ordinamento non fossero sanzionate con mere contravvenzioni le condotte lesive della salute dei cittadini e dell’integrità dell’ambiente. Semplici contravvenzioni che si sono rivelate in questi anni totalmente inadeguate a contrastare una criminalità, spesso anche mafiosa, in costante crescita nel settore degli illeciti ambientali”.

“La guardia non può tuttavia essere abbassata – aggiunge il Wwf -: occorre recuperare il tempo perduto nei confronti di una criminalità in campo ambientale che non arresta la sua ascesa. Ciò soprattutto per il vantaggioso rapporto costi-benefici: massimo profitto criminale (stimato in circa 15 miliardi di euro l’anno) assicurato dalla pressoché totale impunità fino ad oggi garantita”.

Legambiente e Libera parlano di una “giornata storica”. “Dopo 21 anni gli ecoreati entrano finalmente nel Codice penale: eco-giustizia è fatta. Da ora in poi gli ecomafiosi e gli ecocriminali non la faranno più franca: grazie ad una norma come questa sarà possibile colpire con grande efficacia chi fino ad oggi ha inquinato l’ambiente in cui viviamo contando sull’impunità”. Le due associazioni, che hanno promosso l’appello “In nome del popolo inquinato” sottoscritto da altre 23 sigle associative di cittadini, medici, studenti e di categoria, hanno poi brindato davanti a Palazzo Madama subito dopo il voto favorevole del Senato che ha approvato senza modifiche e quindi definitivamente il disegno di legge sui delitti ambientali nel Codice penale.

“Questo provvedimento, frutto del lavoro parlamentare congiunto di PD, M5S e SEL, è migliorato nel tempo grazie ad una serie di integrazioni nate dal confronto con magistrati, forze dell’ordine, giuristi e associazioni, e costituisce una pagina memorabile della storia del nostro Paese. D’ora in poi si apre, infatti, una nuova epoca per la tutela dell’ambiente, della salute e della parte sana dell’economia e dell’industria. L’approvazione di questa legge non può che far pensare a chi, come Mimmo Beneventano, ha pagato con la vita nel 1980 il proprio impegno in difesa dell’ambiente e contro la camorra e alle tante persone che hanno accompagnato le nostre associazioni in questo lungo percorso iniziato nel 1994, alcune delle quali non ci sono più, come Roberto Mancini, Natale De Grazia, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Federico Bisceglia. Anche a loro va il nostro ringraziamento per aver contribuito a raggiungere questo obiettivo straordinario per il nostro Paese”.

Fonte: italiachecambia.org/

Addiopizzo: contro il pizzo cambiamo i consumi

“Un intero popolo che accetta di pagare il pizzo è un popolo senza dignità”. La mattina del 29 Giugno 2004, i palermitani che camminano in giro per la città trovano i muri tappezzati di adesivi anonimi che riportano questo slogan. Tutti cominciano a parlarne, cittadinanza e istituzioni si interrogano sull’identità degli autori di questo gesto, parte il tran tran mediatico e in brevissimo tempo la notizia è sulla bocca di tutti. Ma facciamo un passo indietro.

“Questo movimento nasce improvvisamente, dal basso” spiega Pico, uno degli associati di “Addiopizzo”, parlando del movimento anti-racket siciliano. Nel 2004 un gruppo di giovani studenti e neolaureati si riunisce intorno a un tavolo per decidere cosa fare della propria vita. Sono sette ragazzi in gamba e con forte spirito di iniziativa che non vogliono lasciare Palermo. L’idea iniziale che nasce intorno a quel tavolino è molto semplice: aprire un pub equo e solidale. Uno di loro si occupa di scrivere il business plan e tra i rischi economici da calcolare inserisce la voce “pagare il pizzo”. “Eravamo tutti ragazzi informati e consapevoli”, spiega Pico, “ma quando vediamo scritta nero su bianco quella parola – “pizzo” – è come se ci fossimo scontrati all’improvviso con la realtà dei fatti. Fu come una doccia fredda”.8748073071_4c82e4698f_b-e1417596772110

Iniziando studi e ricerche sul tema, scoprono che il commerciante paga il pizzo di tasca propria una sola volta, all’inizio, successivamente è il prezzo delle merci che viene aumentato per coprire la “tassa” dell’estorsione. Questo significa che tutti i cittadini vengono coinvolti e anche attraverso il semplice acquisto di un prodotto si alimenta indirettamente il sistema mafioso del pizzo. Da questa presa di coscienza nasce lo slogan degli adesivi attaccati nella notte tra il 28 e il 29 Giugno 2004 dal gruppo di attivisti. Quando decidono di venire allo scoperto, dopo qualche giorno dalla “notte degli adesivi”, i sette giovani universitari scelgono di rimanere anonimi, di non personificare la lotta. “Il problema di tanti movimenti anti-mafia è stato proprio la personificazione in un singolo individuo, che purtroppo – sappiamo bene – troppo spesso è diventato martire. Anche oggi che l’associazione ha un riconoscimento a livello regionale e nazionale”, aggiunge, “c’è una turnazione continua delle cariche e dei ruoli interni”.addiopizzo

In pochissimo tempo il gruppo passa da sette persone a quaranta e già nell’estate del 2004 viene preparato un manifesto del consumo critico da sottoporre ai cittadini. Nell’estate del 2005, solo un anno dopo, il manifesto è stato sottoscritto da oltre mille persone e a maggio del 2006 esce la lista dei primi cento commercianti che hanno rifiutato di pagare il pizzo. Da quel momento in poi, con cadenza annuale sono resi noti circa cento nuovi commercianti che aderiscono alla rete e a maggio di ogni anno viene organizzata una tre giorni di eventi e incontri sul consumo critico in una delle piazze di Palermo. La storia di Libero Grassi è un modello ma anche un monito: nessun commerciante deve rimanere solo. Per questo sono tutti invitati a partecipare per sostenere la rete ma soprattutto per conoscere e sensibilizzare. “La nostra forza”, argomenta Pico, “è la responsabilizzazione del cittadino. È il singolo individuo che decide di fare la differenza”. Non si colpevolizza il commerciante che paga il pizzo, ma piuttosto si premia e si dà voce a chi decide di non farlo. Gli esercizi commerciali che aderiscono alla rete di Addiopizzo accettano il “pacchetto legalità” a 360 gradi: dall’assunzione dei dipendenti al pagamento delle tasse è tutto perfettamente a norma. In cambio i commercianti sanno di poter contare da un lato su una rete di cittadini consapevoli che prediligono le loro attività piuttosto che altre, dall’altro sulla protezione dell’associazione in caso di necessità.pizzo

“Gli esercizi che aderiscono ad Addiopizzo non hanno quasi mai avuto ritorsioni, ma quando è successo hanno avuto la dimostrazione che si può contare sulla nostra rete”, racconta Pico, “e il caso di Rodolfo Guajana lo testimonia”. Dopo aver aderito alla rete, questa ditta palermitana è stata vittima di un attentato incendiario nella notte tra il 30 e il 31 Luglio 2007 e “il fumo delle fiamme si vedeva fin dall’altro capo della città”, ricorda Pico. Il capannone della ditta venne completamente distrutto ma il 17 settembre, dopo solo due mesi, Guajana è di nuovo in piedi, pronto per riaprire la sua attività. Grazie alle pressioni di Addiopizzo e alla mobilitazione innescata sul territorio, il proprietario ha ottenuto il sostegno delle istituzioni e in pochissimo tempo gli è stato garantito dalla regione lo spazio per i nuovi capannoni. “Se la società civile è consapevole e richiede il cambiamento”, spiega Pico, “le istituzioni non possono fuggire e sono obbligate ad ascoltare e agire di conseguenza”. L’associazione Addiopizzo oggi è una solida realtà regionale, dalla sua costola si è formata un’associazione collaterale, “Addiopizzo Travel” (vedi box a destra), e oltre al nucleo originario di Palermo sono nate nuove cellule a Catania (2006) e Messina (2010). Le stime ufficiose delle forze dell’ordine registrano un forte calo del fenomeno del pizzo anche a Palermo, dove nel 2004 i dati ufficiali riportavano una stima pari all’80%.

“La mafia ti uccide nei sogni, con Addiopizzo abbiamo riacceso in minima parte le speranze della gente, lo vedo negli occhi delle persone con cui parlo” confida Pico. Poi conclude: “sono soddisfatto di quello che abbiamo ottenuto fino ad oggi, ma sono ingordo e voglio migliorare sempre di più”.

Fonte : italiachecambia.org

 

Bellezza e legalità: il coraggio di difendere la propria terra

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Emanuele Feltri è un giovane siciliano innamorato della sua terra e della legalità, che ha deciso di restare per far rinascere una delle valli più belle dell’isola. Emanuele Feltri ha 34 anni, è nato a Catania ed è perito agrario. Dopo aver preso il diploma, ha deciso di non emigrare al nord, ma di restare nella sua Sicilia per avviare una coltivazione di prodotti biologici e un allevamento di ovini nella Valle del fiume Simeto.  I primi due anni di attività, però, non sono stati facili. Emanuele crede fermamente nell’imprenditoria agricola sana, svincolata da ricatti e prepotenze, che non convive con le ecomafie, ma che punta su biologico, vendita diretta, qualità dei prodotti e consorzi tra piccole aziende. Ma la criminalità organizzata ha cercato di piegarlo alle sue “regole” in tutti i modi, con richieste di pagamento del pizzo, minacce e danneggiamenti. Hanno bruciato l’agrumeto, danneggiato l’impianto d’irrigazione, rubato attrezzature, ma Emanuele ha deciso di non cedere. Si è rivolto alle forze dell’ordine e ha denunciato tutti i tentativi di soffocare la sua piccola azienda biologica attraverso l’imposizione di pizzo, prezzi di vendita e passaggi commerciali.“La scelta di rimanere”, spiega, “è avvenuta nel momento in cui una proposta di lavoro mi stava portando per l’ennesima volta lontano dalla Sicilia. Adesso è giunto il momento di mettere a frutto il mio vissuto per dare il mio apporto ad una terra che amo profondamente, ma che è piena di problemi e contraddizioni”.

La Valle del Simeto incarna tutte le problematiche della Sicilia”, continua, “ma la sua bellezza, la storia del suo vissuto rurale mi hanno chiamato a proporre un modello di lavoro e di vita che esprimono la volontà di non scendere a compromessi con un sistema basato sullo sfruttamento del territorio e dell’uomo”.

L’azienda agricola di Emanuele si trova su una collina vicino a Paternò, dalla quale si vede l’Oasi avi-faunistica di Ponte Barca, nata nel 2009. Ma Emanuele si rende conto che l’area protetta esiste solo sulla carta: la zona non solo è incustodita, ma è anche una discarica a cielo aperto. Mancano recinzioni e controlli e chiunque può entrarvi per appiccare incendi, cacciare la selvaggina e scaricare rifiuti. Si rivolge, ancora una volta, alle forze dell’ordine per segnalare lo stato di degrado dell’Oasi e anche le numerose discariche abusive presenti nella Valle, dove i camion scaricano rifiuti di ogni tipo, anche pericolosi e tossici. Inoltre, denuncia la continua moria di pesci e lo sversamento di sostanze nocive nel fiume Simeto, che, con i suoi 113 km di lunghezza, è il secondo fiume dell’isola e il primo per portata d’acqua ed estensione del bacino idrografico. Denuncia l’assenza di vigilanza nei boschi, che favorisce la presenza dei bracconieri, e la mancanza di controllo e manutenzione delle aree archeologiche, per la gioia di ladri e tombaroli. E consegna ai Carabinieri di Paternò un lungo memoriale dove racconta tutto ciò che ha visto e ha subito in prima persona.

Avere espresso in maniera forte la mia distanza dalle dinamiche criminali presenti nella valle”, racconta Emanuele, “proponendo uno sviluppo eco-sostenibile, è bastato per scatenare due anni di furti, danneggiamenti alla proprietà, minacce, tentativi di tirarmi dentro ad una rete di “protezione” e, infine, due episodi intimidatori di stampo mafioso, con l’uccisione delle mie pecore, sparate a pallettoni, e il ritrovamento della testa di un agnello di fronte alla porta di casa”.

Dopo questo episodio, avvenuto il 29 giugno scorso, la notizia fa il giro della Valle e il 7 luglio viene organizzata una manifestazione spontanea di solidarietà nei suoi confronti, alla quale partecipano 500 persone. Due giorni dopo, la criminalità risponde facendogli trovare un agnello sventrato, ma accade piccolo miracolo: nasce un coordinamento spontaneo di cittadini, trasversale e privo di connotazioni politiche (il “Coordinamento in Difesa della Valle del Simeto”), che sostiene Emanuele nella sua battaglia in difesa del territorio, della legalità e dell’imprenditoria sana.

Sono i ragazzi di Paternò e dei paesi limitrofi”, spiega,“che, come me, hanno scelto di non partire e di costruire un futuro migliore nella loro terra; sono le famiglie con i loro figli che hanno espresso la voglia di una vita più a misura d’uomo; sono agricoltori consapevoli che vogliono difendere il mio e il loro diritto di esistere, vivendo e lavorando in pace e serenità”.

Grazie al nuovo comitato, la storia di Emanuele raggiunge l’opinione pubblica, i social network, i media nazionali e le autorità. Anche il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, e il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, sposano la sua causa, mentre il Prefetto di Catania si impegna personalmente, insieme all’associazione Libera, ad offrirgli protezione contro nuove intimidazioni.

“Non bisogna essere super eroi”, sottolinea Emanuele, “per portare avanti i propri ideali, per testimoniare che, a volte, il coraggio sta proprio nel condurre la propria vita quotidiana con coerenza e senza compromessi. Quando ci renderemo conto che ci stanno togliendo tutto, anche la possibilità di vivere nella propria terra, forse inizieremo a voler essere i reali protagonisti del nostro futuro. Io resto qui, non andrò via”.

E conclude: “La Valle del Simeto è già rinata, perché ha reagito ad un forte attacco con coraggio ed unione. Adesso la sfida è riuscire a trasmettere tutto questo, andando avanti e fronteggiando i possibili ulteriori contrattacchi di chi vuole che nulla cambi. Io la mia terra non la lascio: è come chiedermi di smettere di respirare”.

Fonte:buonenotizie.it

Ambiente e legalità con i campi estivi di Legambiente e Libera

Diffondere una cultura basata sulla legalità, la tutela del territorio e la giustizia sociale. Con questo obiettivo Legambiente organizza quest’anno insieme a Libera i campi estivi in luoghi meravigliosi del nostro Paese dove per anni ha dominato ogni tipo di illegalità.natura09

Partire dai luoghi segnati dalla mafia per diffondere, attraverso progetti concreti, la legalità e la tutela dell’ambiente. Scala dei Turchi (Ag), simbolo della lotta all’abusivismo edilizio, Pollica-Acciaroli (Sa), la città del sindaco pescatore Angelo Vassallo, ed ancora Succivo (Ce), Lecco e Polistena (Rc) sono solo alcune delle località dove Legambiente, spesso insieme a Libera, organizza quest’anno i campi estivi della legalità rivolti ai ragazzi dai 18 anni in su. Un’occasione per vivere una vacanza speciale, un’esperienza di viaggio e di impegno sociale concreto dove i giovani possano condividere quel cammino di rinascita, all’insegna della legalità, della tutela e salvaguardia del territorio, iniziato dai cittadini di questi luoghi meravigliosi, dove per anni ha dominato ogni tipo di illegalità. E nei campi estivi 2013 saranno tante le attività in programma che vedranno i volontari impegnati in sessioni di studio e informazione sulle tematiche legate alla lotta alla criminalità organizzata; ma anche interventi di pulizia di spiagge e sentieri, bonifiche di aree degradate e visite guidate per conoscere la bellezza paesaggistica- storica- culturale di questi posti. “I campi della legalità – ha spiegato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – sono un’esperienza formativa e stimolante, che dal 2000 vedono Legambiente e Libera collaborare insieme per diffondere una nuova cultura fondata sulla legalità, sul rispetto della persona e dell’ambiente, valori legati intrinsecamente al nostro concetto di ‘bellezza’. Una bellezza fatta di gesti, luoghi, azioni, sui cui puntare per portare l’Italia fuori dalla crisi.scala_turchi

E in questa partita per rilanciare il Paese, è fondamentale contrapporsi con fermezza alla cultura del privilegio, della violenza e del ricatto, tipica dei fenomeni mafiosi del Belpaese. Un messaggio che vogliamo inviare soprattutto ai giovani, sono loro il nostro futuro e con loro vogliamo iniziare quest’estate un cammino per costruire insieme un Paese migliore. E di certo la bellezza dei luoghi, che ospiteranno i campi estivi, consentirà di avvicinare più facilmente i ragazzi alle tematiche ambientali e riflettere su questi temi”. Nella battaglia per la legalità e l’ambiente, l’esempio del riscatto arriva da Scala dei Turchi (Ag) uno dei più suggestivi luoghi della costa agrigentina, dove il cemento illegale, grazie anche alla campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso”, è stato sconfitto. Proprio da qui, dove in questi giorni si sta procedendo alla demolizione dell’ecomostro di cemento armato di Realmonte che da vent’anni sfregia la costa, i volontari saranno impegnati nella pulizia della spiaggia, nella realizzazione di segnaletica informativa, nella sensibilizzazione di una maggiore tutela di questo patrimonio naturalistico che si accinge a diventare Sito d’Interesse Comunitario. A Polistena (Rc), nei terreni della piana di Gioia Tauro, i campi estivi saranno dedicati a lavori agricoli e alla coltivazione dei prodotti agricoli di Libera. Nel pomeriggio, invece, saranno organizzate delle sessioni di studio dedicate alla storia della ‘ndrangheta. Invece a Petralia Soprana (Pa), l’obiettivo è quello di riqualificare un’area semi abbandonata della contrada di Raffo e di creare un giardino della memoria intitolato a Epifanio Li Puma, ucciso dalla mafia nel gennaio del ’48 e a tutte le vittime della criminalità organizzata. A Pollica – Acciaroli (Sa), circondati dalla bellezza del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, i ragazzi porteranno avanti l’impegno ambientalista di valorizzazione delle risorse naturali avviato dal sindaco Vassallo, ucciso nel 2010 in un agguato presumibilmente camorristico. Tra le attività in programma: la tutela del litorale con il monitoraggio e la pulizia delle spiagge di Acciaroli, la manutenzione dei giardini del porto e le attività informative ai diportisti con consegna del regolamento del porto e ritiro in banchina dei rifiuti differenziati.parco_isola_s_andrea

Recupero architettonico delle mura medievali del Casale del Teverolaccio, salvaguardia del territorio e realizzazione di un giardino dei sensi saranno, invece, le attività di punta del campo organizzato a Succivo (Ce). Ci saranno poi le attività di monitoraggio delle periferie per contrastare gli scarichi abusivi e gli incontri di studio sul fenomeno delle illegalità. A Lecco, in vari luoghi della provincia, il campo sarà dedicato alla pulizia di alcune discariche abusive, di beni confiscati alla mafia, per poi passare all’allestimento di mostre e all’organizzazione di dibattiti pubblici. Infine non mancheranno i campi estivi all’interno dei parchi naturali come ad esempio quelli in programma a Gallipoli (Le), per gli under 18, e a Porto Cesareo (le), che si svolgeranno rispettivamente nel Parco Regionale Isola S. Andrea, Litorale di Punta Pizzo e nella Riserva Regionale Orientata “Palude del Conte e Duna Costiera”. Qui i volontari, oltre a partecipare alle visite guidate sul territorio, informeranno i turisti sulle regole di fruizione del parco e realizzeranno delle segnaletiche informative. Infine a Brindisi, i ragazzi saranno impegnati per far conoscere il meraviglioso Parco Regionale Saline di Punta della Contessa, un’oasi dal grande pregio naturalistico poco conosciuta a causa della sua posizione geografica che la pone vicino alla zone industriale della città. Per questo Legambiente, insieme ad altre associazioni ambientaliste locali, intende attivare un processo di gestione dell’intera area insieme alla collaborazione con il comune realizzando alcune infrastrutture ecocompatibili. I campi, aperti a tutti, non richiedono competenze particolari e saranno coordinati da un responsabile. Impegnati per sei ore al giorno nelle attività del progetto, i partecipanti disporranno del resto della giornata per esplorare il territorio. Lo stile di vita sarà il più possibile a “basso impatto”, cercando di produrre pochi rifiuti, differenziandoli, risparmiando acqua ed energia. Per un’esperienza di condivisione che sarà anche una vacanza all’insegna della sostenibilità.

Fonte: il cambiamento

Sibari come Pompei, intervenire prima che sia troppo tardi

Il 18 gennaio un’ondata di piena dovuta alla straripamento del fiume Crati, ha ricoperto l’area archeologica di Sibari, vicino Cosenza. Un immenso patrimonio storico giace sotto strati di fango e i danni, se non si interviene subito, potrebbero essere inestimabili.

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Migliaia di anni di storia ricoperti da una spessa coltre di fango. È quanto accaduto all’area archeologica di Sibari(Cosenza), perla della Calabria ionica e antichissimo crocevia di popoli e culture. Dopo lo straripamento del fiume Crati, duecentomila metri cubi di acqua e fango hanno inghiottito tutto, dal Parco del Cavallo alle fontane monumentali, fino ad un impianto termale del I secolo. Sul caso è stata aperta un’indagine per accertare eventuali responsabilità e parte dell’area è stata messa sotto sequestro. L’allarme era stato già lanciato nel 2010 dalla sovrintendenza regionale che a gran voce aveva richiesto la manutenzione dei canali di bonifica a causa dell’elevato rischio di inondazione. L’appello è rimasto inascoltato e l’ondata di piena è arrivata puntuale il 18 gennaio a ricoprire pezzi di storia di inestimabile valore. L’ennesimo disastro annunciato, spettacolo tristemente noto, frutto di mala gestione e noncuranza a cui, dopo Pompei, è difficile abituarsi. Un gruppo di intellettuali, su proposta del Quotidiano di Calabria, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, al nuovo governo e agli enti competenti per salvare uno dei patrimoni culturali più importanti d’Italia. Chiedono che vengano destinati fondi e mezzi straordinari per la ripulitura, la messa in sicurezza ed il ripristino dello scavo archeologico, perché, come si legge nell’appello, una volta pompata via l’acqua: “il problema più grave sarà l’enorme quantità di fango che rimarrà sulle strutture e sugli strati antichi e che dovrà essere rimossa immediatamente, prima che abbia il tempo di solidificarsi e rendere tutte le operazioni di verifica dei danni, scavo, pulizia e restauro molto difficili o, addirittura, impossibili”. Il 23 e il 24 marzo, il Fai ha aperto il Parco al pubblico in occasione della ventunesima Giornata di Primavera, “affinché tutti, calabresi e italiani, possano vedere i danni della stupidità e della disonestà umana”, come dichiarato dal vicepresidente del FAI, Marco Magnifico. Sul sito web del FAI è inoltre in corso una raccolta firme “ Anch’io per Sibari”. Lo scopo è quello di non far spegnere i riflettori sulla vicenda. Secondo il FAI infatti, le aree golenali, ossia le aree di sfogo di un’eventuale piena non sono ‘libere’ ma bensì occupate da piantagioni di aranceti e, per questo motivo, non possono svolgere il loro compito di contenimento delle acque esondate. Sottoscrivendo l’appello, si chiede il ritorno della legalità nelle aree golenali e demaniali dell’area archeologica di Sibari. Una battaglia che mira, dunque, a diventare da stimolo per costruire basi solide perché una simile tragedia non si ripeta.

Fonte: il cambiamento

 

Fiducia a un governo ambientalista. Firma

Una petizione lanciata da un gruppo di ambientalisti ed operatori economici verdi per mettere l’Italia sulla rotta giusta. Si invitano tutti i cittadini a sottoscrivere su Change.org in favore di una “soluzione verde” alla crisi politica italiana

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La crisi economica e la crisi politica dell’Italia richiedono e suggeriscono una soluzione nel segno dell’ecologia e dell’ambientalismo.

Per firmare la petizione clicca qui

Avevano detto le associazioni ambientaliste con l’ECOTELEGRAMMA che in un mese di campagna elettorale la parola ambiente è stata trascurata. (“Eppure la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, il diritto a non essere sommersi dai rifiuti, la possibilità di scegliere un’energia pulita prodotta in Italia, la tutela del nostro territorio, del nostro patrimonio naturale e dei nostri beni culturali e colturali sono temi centrali della vita quotidiana. Assieme a quello, sempre più drammatico, del lavoro che in questi ultimi anni è cresciuto soltanto nei settori della green economy e dell’agricoltura di qualità”). Ora i risultati delle elezioni – con tutto il problema della mancanza di una maggioranza al Senato – creano un situazione nuova, difficile da un lato, ma anche carica di opportunità. Non c’ è dubbio che tra le motivazioni degli elettori, ma soprattutto nelle intenzioni programmatiche del Movimento5 stelle, i temi dell’ambiente, delle energia e di una nuova economia verde siano molto importanti. Senza entrare nel dettaglio di questioni come il voto di fiducia e le alleanze sistematiche o episodiche, ci troviamo di fronte a un’occasione da non perdere, a un bivio storico. I soggetti che si occupano di ambiente e risorse naturali, di produzione e consumo di cibo di qualità, di energie rinnovabili e sostenibilità, di beni culturali, identità territoriali e turismo, di legalità e giustizia, di lotta agli sprechi, nonché alcune sigle del mondo imprenditoriale che è riuscito a tradurre queste visioni in fatturato e nuovi posti di lavoro, insieme con i cittadini più attivi nelle battaglie per la difesa della salute e del territorio possono oggi unirsi e farsi sentire perché si avvii una legislatura finalmente attenta all’ambiente e affinché le forze di Italia Bene Comune e del Movimento 5 Stelle trovino il modo di avviarla. Ricordiamo alcuni impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio, energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo:

1) garantire la legalità e la giustizia, la trasparenza e l’equità nelle filiere agricole ed alimentari, ambientali ed energetiche, aumentando efficienza ed efficacia dei controlli con un’adeguata tutela penale dell’ambiente;
2) fissare l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, rinunciare al piano di sviluppo delle trivellazioni petrolifere in mare e definire una roadmap per la decarbonizzazione che sostenga la green economy, e per il risparmio energetico

3) spostare i fondi stanziati per strade e autostrade verso il trasporto sostenibile(ferrovia, nave, bici, mezzi elettrici e a basso impatto ambientale, car sharing) e il trasporto pendolare nelle aree urbane, definendo un piano nazionale della mobilità che superi definitivamente il programma delle infrastrutture strategiche;

4) rendere compatibili le scelte economiche e di gestione del territorio con la conservazione della biodiversità naturale attribuendo un ruolo centrale ai parchi, e varare un piano della qualità per il settore turistico per valorizzare i beni culturali e ambientali;

5) approvare un pacchetto di interventi per favorire l’occupazione – soprattutto giovanile – in agricoltura, sostenere le colture biologiche, biodinamiche e a basso impatto ambientale e promuovere modelli di consumo alimentare sostenibili;

6) approvare una legge che fermi il consumo di suolo e aumentare i vantaggi fiscali che derivano dalla scelta a favore del recupero e della ristrutturazione, dell’architettura bioclimatica e dell’urbanistica mirata all’abbattimento dell’inquinamento e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio;

7) incentivare non solo la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali ma anche la lotta agli sprechi in ottica preventiva, cominciando a tagliare il sostegno agli inceneritori e alle discariche.


Andrea Bertaglio, giornalista ambientale

Tullio Berlenghi, esperto diritto ambientale

Paola Bolaffio, giornalista ambientale

Gian Maria Brega Promotore Labelab

Roberto Cavallo, Presidente ERICA e AICA

Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente di Capannori, Personaggio Ambiente 2012

Maurizio Cossa, Decrescita Felice Torino

Michele D’Amico, giornalista ambientale

Alessandro Fabrizi, comunicazione ambientale

Simona Falasca, Direttore Greenme

Alessandro Farulli, Direttore di Greenreport

Sergio Ferraris, Direttore responsabile ed editoriale QualEnergia

Marco Fratoddi, Direttore di La Nuova Ecologia

Marika Frontino, giornalisti ambientali

Giuseppe Gamba, presidente Azzero CO2

Paolo Hutter, Direttore Eco dalle Città

Lidia Ianuario, Direttrice Responsabile NeWage

Giuseppe Iasparra, giornalista ambientale e blogger

Bianca Laplaca, giornalista ambientale

Giuseppe Lanzi, AD Sisifo Italia (Green Economy)

Simonetta Lombardo, giornalista ambientalista

Paolo Piacentini , Presidente Federtrek

Letizia Palmisano, giornalista, vicepresidente di Econnection

Raphael Rossi, manager pubblico esperto rifiuti

Roberto Rizzo, giornalista ambientale e scientifico

Mauro Spagnolo, Direttore Responsabile Rinnovabili.it

Alessandro Tibaldeschi, ufficio stampa green Press Play

NOI ESTENSORI DI QUESTO APPELLO CHIEDIAMO il pronunciamento e l’appoggio DELLE PERSONE RICONOSCIUTE E IMPEGNATE NEL CAMBIAMENTO ECOLOGICO IN ITALIA, e più in generale la firma dei cittadini che condividono questa idea di “soluzione verde” alla crisi politica.

Fonte: eco dalle città

 

SLOW FOOD: 14 punti per una nuova politica alimentare in Italia


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L’associazione Slow Food entra pienamente nella campagna elettorale con quattordici proposte per una nuova politica alimentare in Italia.

Per troppo tempo l’agricoltura è stata considerata solo come un settore produttivo marginale, ma ora finalmente sta diventando uno degli snodi centrali in tema di ecologia, salute pubblica, occupazione, tutela dei diritti e, più in generale, qualità della vita.

Slow Food parla in modo innovativo di politiche alimentari anziché di politiche agricole: ovvero di un insieme di interventi organici e interconnessi: ambiente, agricoltura, educazione, salute, economia, giustizia, sviluppo, industria, beni culturali. Non esiste confine: se si fa politica per il cibo e per l’agricoltura, si fa politica su tutto e per tutti.

Questi 14 punti sono il primo abbozzo per la definizione della sovranità alimentare nel nostro paese. Le proposte sono tanto semplici, quanto radicali.

  1. Difendere il suolo, il paesaggio e il territorio: salvaguardare i suoli fertili e recuperare i suoli agricoli abbandonati. Il suolo fertile è una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta (prova ne sia il land grabbing). Il nuovo parlamento deve approvare il disegno di legge “salvasuoli“.
  2. Difendere la legalità nei sistemi di produzione del cibo, dalle mafie al lavoro nero, anche con rapporti più stretti tra produttori e consumatori.
  3. Contrastare il cambiamento climatico, con limiti ai biofuel e norme per l’autonomia energetica delle aziende agricole.
  4. Tutelare la biodiversità, dalle sementi di varietà tradizionali e le razze autoctone, ai prodotti frutto di trasformazioni e di saperi tradizionali.
  5. Liberare il sistema alimentare nazionale dagli OGM. Gli Ogm non servono alla nostra agricoltura, non ne risolvono i problemi, anzi sostengono un modello economico, produttivo, sociale e gastronomico che è antitetico alla nostra cultura e alle grandi opportunità di un sistema alimentare fondato sulla diversità e sulle risorse locali
  6. Fornire incentivi per le giovani generazioni. Contrastare l’invecchiamento degli agricoltori con misure che rendano la vita agricola non solo redditizia ma anche socialmente attrattiva.
  7. Tutelare le risorse idriche. Ottimizzare e ridurre gli sprechi, con una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua.
  8. Tutelare le sapienze locali e di genere e incentivare l’imprenditoria ad esse connesse. Promuovere il sapere e il saper fare a livello locale.
  9. Promuovere programmi di riduzione degli sprechi, che rappresentano lo scandalo principale del sistema alimentare dominante.  Occorre promuovere politiche per favorire il recupero e il riutilizzo, per ridurre gli imballaggi, per penalizzare sistemi produttivi inefficienti
  10. Adottare politiche fiscali adeguate e attuare la semplificazione burocratica: politiche territoriali in grado di premiare imprese agricole diversificate, appoggio alla creazione dei gruppi d’acquisto solidale e di forme di partecipazione alla produzione sul modello della community supported agriculture;
  11. Tutelare e sostenere l’agricoltura di piccola e media scala e a basso impatto ambientale, e le economie locali, con maggiore attenzione all’agricoltura biologica, eccellenza italiana a basso impatto ambientale
  12. Sostenere una PAC (politica agricola comunitaria) verde, equa e giovane, con maggiore attenzione ai piccoli agricoltori.
  13. Utilizzare la cooperazione anche come strumento di sviluppo agricolo e alimentare. Promuovere e rilanciare la cooperazione internazionale allo sviluppo coinvolgendo direttamente agricoltori, pescatori, artigiani, educatori, cuochi e ricercatori.
  14. Tornare a investire sulla scuola. Il cibo e l’educazione alimentare e del gusto sono un’opportunità per sperimentare didattiche interdisciplinari, per rieducare le nuove generazioni a scegliere il proprio cibo, imparando il piacere della tavola e di
    un’alimentazione sana.

Fonte: ecoblog