Paolo Cognetti: rendiamo viva la montagna facendo rete!

Fare rete. Questo il valore più grande di RestartAlp secondo Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega con il libro “Le otto montagne”. Lo scrittore, tornato a vivere fra le vette per tutelare e dare nuova vita al territorio, ha incontrato i giovani aspiranti imprenditori che stanno partecipando al percorso di formazione proposto da Fondazione Garrone  e Fondazione Cariplo. A un certo punto della sua vita, quando ha cominciato a sentirsi a disagio e ad avvertire la necessità di staccare, ascoltare il silenzio e recuperare l’ispirazione, Paolo Cognetti ha deciso di tornare in Val d’Ayas, fra le “sue” montagne. Lo scrittore, vincitore del premio Strega con “Le otto montagne”, ha incontrato i ragazzi di ReStartAlp, giovani che vogliono andare a vivere e lavorare in montagna, cercando di rivitalizzare questi luoghi magici e spesso dimenticati con idee imprenditoriali fresche, innovative e connesse con il territorio.

Secondo Cognetti, il valore più grande del programma voluto da Fondazione Edoardo Garrone – in continuità con il progetto ReStartApp – e Fondazione Cariplo – nell’ambito del Programma AttivAree dedicato alle aree interne – è quello di “fare rete”: «Persone che cercano di fare quello che ho fatto sono completamente sole. Il valore di ReStartAlp è quello di far sentire che intorno a loro c’è una rete di persone simili. Sapere che intorno a te c’è qualcuno disposto ad ascoltarti e ad aiutarti ha un grandissimo valore».

Ancora prima del successo editoriale conosciuto grazie a “Le otto montagne”, Paolo Cognetti era un grande amante della solitudine e del silenzio che regnano fra le vette. Cresciuto qui, ha deciso di ritornarci e di attivarsi per tutelare e dare nuova vita al territorio, anche attraverso il suo progetto di animazione territoriale, che ha mostrato ai ragazzi di ReStartAlp.cognetti-restartalp

«Per me – racconta – la montagna è stato un luogo di grande riapertura, per cui mi sento un abitante di questo posto». Fra le righe si può leggere un altro consiglio che regala ai futuri imprenditori a cui le due fondazioni stanno fornendo gli strumenti per dare corpo alle loro idee: giungete in montagna in punta di piedi, imparate a conoscere e ad ascoltare la terra che vi accoglie, parlate con chi ci abita e sentitevi anche voi parte di questa comunità. È questa la filosofia di ReStartAlp, che trova riscontro anche nel programma formativo dal forte imprinting esperienziale, che ha portato i partecipanti a conoscere imprenditori montani, personalità del posto – fra cui Paolo Cognetti – operatori forestali, agricoltori e allevatori. Tutti attori e membri della comunità culturale, sociale e economica che saranno contenti di accogliere nuove forze, giovani che, forse un po’ stanchi della città, sognano di costruirsi una vita e un lavoro in montagna.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/09/paolo-cognetti-rendiamo-viva-montagna-facendo-rete/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Artigianato: un bando per sostenere saperi e tradizioni del Sud

Dalla seta al mandolino, dalla lana ai carretti siciliani. Fondazione CON IL SUD in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA) lancia un bando per sostenere la tradizione artigiana meridionale che oggi rischia di scomparire. La Fondazione CON IL SUD  intende sostenere alcune eccellenze della tradizione artigiana meridionale che stanno scomparendo. A questo scopo, in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA), rivolge un invito alle organizzazioni del Terzo settore per progetti di valorizzazione di antiche produzioni e competenze in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, da realizzare anche in partenariato con enti pubblici o privati, profit o non profit. Le proposte dovranno essere presentate online entro il 17 ottobre 2018 tramite la piattaforma Chàiros.craftsmanship-2607408_960_720

Il sapere e la tradizione artigianale sono tra le cifre più caratteristiche della cultura e dell’economia italiana e rivestono un’importanza strategica anche sul piano sociale: il lavoro artigiano, grazie alla qualità dei manufatti, restituisce dignità alle persone, rendendole orgogliose e gratificate, e permette di rafforzare, quando non di ricostruire, il legame con il territorio.

“Uno dei più lampanti paradossi del nostro paese, famoso per i suoi prodotti di qualità e con un’altissima disoccupazione giovanile, è che scarseggiano sempre di più calzolai, vetrai, falegnami, sarti o scalpellini – scrive Fondazione CON IL SUD – Questo succede perché i nipoti non seguono le orme dei nonni e perché questi mestieri risultano poco redditizi su un mercato veloce e globalizzato. La sfida di Fondazione CON IL SUD e OMA è quella di riscoprire il saper fare tradizionale, immaginando nuovi campi di applicazione tecnologica e commerciale e trovando nuovi potenziali talenti anche nelle giovani generazioni e tra le persone più fragili”.hands-731241_960_720

Il bando interviene su settori artigianali particolarmente vulnerabili: dal ricamo tradizionale, come lo squadrato lucano, all’intreccio di fibre vegetali per realizzare cesti a Reggio Calabria o nasse e reti da pesca in Sardegna; dalla produzione di fili di seta a Catanzaro alla costruzione del mandolino napoletano e della chitarra battente cilentana; dalla costruzione di carretti siciliani alla tessitura con la tecnica del fiocco leccese o alla filatura della lana in Sardegna. Sono solo alcuni degli esempi di saperi antichi che rischiano realmente l’estinzione e che, inseriti in opportuni percorsi di innovazione e inclusione sociale, possono al contrario rappresentare opportunità per nuovi talenti e occasione per sperimentare approcci e modelli inediti di valorizzazione. Per la realizzazione delle singole iniziative, la Fondazione mette a disposizione complessivamente un contributo di 800 mila euro, in funzione della qualità delle proposte ricevute e della loro capacità di generare valore sociale ed economico sul territorio.

Vai al bando: clicca qui

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/artigianato-bando-sostenere-saperi-tradizioni-sud/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

ReStartAlp 2018: le voci dei giovani aspiranti imprenditori di montagna

Abbiamo intervistato alcuni dei protagonisti della terza edizione di ReStartAlp, percorso formativo con un approccio teorico e pratico rivolto ai giovani aspiranti imprenditori di montagna. L’obiettivo è quello di facilitare la creazione di nuove imprese sulle Alpi, per valorizzare le aree montane e al contempo offrire ai ragazzi nuove opportunità lavorative nei principali settori dell’economia alpina. ReStartAlp è promosso e finanziato dalla Fondazione Garrone e la Fondazione Cariplo. Contribuire a trasformare un’idea o un sogno in un’attività imprenditoriale concreta e sostenibile che permetta ai giovani di costruire il proprio futuro in quelle zone di montagna piene di potenzialità ma spesso abbandonate e sottovalutate. Nasce con questo obiettivo il percorso formativo ReStartAlp, proposto da Fondazione Garrone  e Fondazione Cariplo. Per Fondazione Garrone l’esperienza di ReStartAlp nasce come naturale estensione dei Campus ReStartApp, avviati per la prima volta nel 2014 per sostenere il rilancio dell’economia appenninica. Fondazione Cariplo ha scelto invece ReStartAlp come iniziativa da inserire all’interno di AttivAree, un programma intersettoriale mirato alla rinascita di due aree interne lombarde – la parte dell’Appennino dell’Oltrepo’ Pavese e le Prealpi delle bresciane valli Trompia e Sabbia – mediante progetti di riattivazione territoriale.

Dall’agricoltura alla gestione forestale, dall’allevamento all’agroalimentare, dall’artigianato al turismo e alla cultura. All’edizione 2018 – che per il terzo anno consecutivo si svolge a Premia, nella provincia di Verbano Cusio Ossola – partecipano 14 giovani aspiranti imprenditori che hanno idee di impresa innovative e sostenibili nelle filiere tipiche della montagna. Il Campus residenziale gratuito ha una durata di 10 settimane, dal 18 giugno al 28 settembre 2018, (con una pausa intermedia dal 30 luglio al 2 settembre). Il programma prevede attività di didattica, laboratorio di creazione e sviluppo d’impresa, esperienze in azienda, testimonianze e casi di successo, visite a realtà produttive virtuose e destinazioni montane. Finalizzato a sviluppare idee di impresa e avviare una start up, il percorso formativo di ReStartAlp prevede un’esperienza di una settimana presso realtà imprenditoriali del territorio montano per dare ai partecipanti al campus la possibilità di confrontarsi con titolari d’azienda e professionisti e vivere da vicino e in prima persona il lavoro e la gestione quotidiana di un’impresa. L’esperienza deve essere di supporto allo sviluppo dei progetti, pertanto il partecipante viene orientato verso un’azienda affine alla realtà imprenditoriale che egli intende avviare.36661682_1040931136069158_2661765347010412544_n

ReStartAlp: dalla teoria all’esperienza in azienda. Le voci dei protagonisti

“La mia partecipazione a ReStartAlp si sta rivelando molto utile per capire come rendere economicamente sostenibile il mio progetto, individuare i possibili sbocchi della mia attività, ridefinire e focalizzare la mia idea iniziale. Sono sicuro che questa esperienza mi indirizzerà verso la via giusta”, racconta Lorenzo Galliano, 22enne di Cuneo e aspirante imprenditore agricolo (il nome della sua azienda è “Arpijése”, a Niella Tanaro in provincia di Cuneo) che, come previsto dal percorso formativo, sta svolgendo la sua esperienza aziendale presso l’Azienda agricola Marco Bozzolo a Viola (CN).

“L’esperienza in azienda sta andando benissimo: il titolare, Marco Bozzolo, mi sta aiutando a capire come fare le cose e anche a livello umano mi sta trasmettendo preziosi insegnamenti. Credo che anche in futuro manterrò i rapporti con Marco e con l’azienda”.

Da parte sua anche Marco si dichiara soddisfatto: “Credo che la divulgazione sia molto bella e per questo abbiamo deciso di ospitare in azienda Lorenzo, che ci sta aiutando moltissimo. Ritengo che l’esperienza in azienda di un ragazzo giovane sia molto utile e io stesso avrei voluto partecipare ad un percorso simile prima di cominciare la mia attività”.

Tra le partecipanti a questa edizione di ReStartAlp vi è anche Nora Piccini, giovane di Venezia che ha deciso di lasciare la città e trasferirsi tra le montagne friulane dove sta avviando un’azienda agricola improntata sull’allevamento di pecore da latte di una razza autoctona friulana in via d’estinzione. Il nome del suo progetto è “L’ama”, a Lama di Som, nel comune di Caneva.

“Porto avanti questo progetto da circa due anni e mezzo ma ho ancora bisogno di competenze soprattutto sul piano economico, organizzativo e di marketing. ReStartAlp riesce a fornire molto bene questo tipo di formazione, ti fa conoscere posti e persone che possono aiutarti nel cammino di progettazione e realizzazione della tua idea imprenditoriale. Credo poi che un grande punto di forza di questo progetto sia rappresentato dal fatto che il campus permette di creare una rete di imprenditori di zone diverse, favorendo uno scambio di idee e anche momenti piacevoli extra formazione”.restartalp-montagna

“Grazie all’esperienza presso la Cascina Finocchio Verde – aggiunge Nora – sto conoscendo da vicino il mondo delle pecore e ho imparato a preparare dei formaggi tipici di questo luogo. É bellissimo imparare a realizzare un prodotto di cui, se non fossi venuta qui, non avrei neanche scoperto l’esistenza. Inoltre, dopo l’esperienza qui ho rivalutato il modo in cui vorrei progettare il caseificio che ho in programma di avviare”.

E Cristian Lauer, titolare della Cascina, afferma: “E’ un piacere trasmettere quello so a Nora”.

Aprire un’Osteria artistica resiliente in Valtellina, ovvero un luogo di condivisione, buon cibo e tanta cultura. È questo invece il sogno di Simone Picco, 32 enne di Vimercate (MB). “Ho avuto questa idea e, stanco del mio lavoro in ufficio, ho deciso di mandare la mia richiesta a ReStartAlp… ed ora eccomi qui”, racconta Simone.

“Credo che questo campus possa dare un prezioso aiuto per realizzare un’idea che si ha in testa da un po’ ma che non si è ancora concretizzata per mancanza di risorse o esperienze. Durante questo percorso abbiamo la possibilità di conoscere i giovani che hanno partecipato alle edizioni precedenti, ma anche imprenditori affermati, agricoltori e ristoratori che riportano la loro testimonianza. Se qualcuno ce l’ha fatta vuol dire che è possibile farlo: ascoltare la loro storia rende più concreto il sogno di tutti”, conclude Simone che per la sua esperienza in azienda ha scelto la realtà “Reis cibo libero di montagna”.restartalp-1

Fare imprenditoria in montagna: un’opportunità per i giovani e il territorio

Nora era stanca della vita di città, Simone del suo lavoro in ufficio e del traffico. Tra i giovani partecipanti alla terza edizione di ReStartAlp c’è chi ha scelto di intraprendere questo percorso perché mosso dal desiderio di cambiare vita e di instaurare un rapporto più stretto con la montagna, la natura e le tradizioni autentiche.

“In questi territori – afferma Marco Bozzolo, titolare dell’azienda agricola che porta il suo nome – abbiamo un enorme bisogno di giovani che tornino all’agricoltura e al turismo ed è bello vedere che i giovani tornano qui perché credo che questi posti abbiano potenzialità enormi. Ritengo che oggi sia più semplice avviare un’attività in montagna rispetto ad altre zone perché ci sono molti aiuti ed essendoci stato prima un completo abbandono oggi c’è la possibilità di avere delle terre a buon prezzo. Con un approccio innovativo si possono fare moltissime cose”.

Un elemento è però essenziale: “Chi vuole vivere e lavorare in montagna – afferma Juri Chiotti, titolare di “Reis cibo libero di montagna” – deve aver ben chiaro che oggi è fondamentale avere un’attenzione particolare per il territorio e un profondo rispetto per l’ambiente. È necessario far vivere o rivivere un luogo nella maniera più sostenibile possibile. Per questo quando una persona decide di avviare un progetto è importante che scelga un luogo che le si addice: in tal modo sarà più propensa a prendersene cura”.

 

 Interviste, riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/restartalp-2018-voci-giovani-aspiranti-imprenditori-montagna/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Gli oli essenziali di Flora: l’aromaterapia è un modo di vivere

Dall’incontro di Mario Rosario Rizzi con il mondo dell’aromaterapia e dalla sua cura per la terra, ha preso vita, tra le colline della Toscana, l’azienda Flora. Sorta circa 30 anni fa, questa azienda longeva è specializzata nella produzione di oli essenziali realizzati con materie prime di altissima qualità e nell’assoluto rispetto della natura e dei lavoratori. “Sinergie speciali succedono nella vita di ognuno, avvenimenti significativi che ti portano a volte a sentire che sei nel posto giusto al momento giusto”. È così che inizia una lunga chiacchierata con Mario Rosario Rizzi, fondatore e presidente di Flora Srl. Siamo nelle colline pisane, a Lorenzana precisamente, un territorio bellissimo dove ha sede questa azienda longeva, a un passo dal raggiungere, nel 2019, l’importante traguardo dei 30 anni di attività.

Non è la prima volta che con Italia che Cambia incontriamo Mario Rosario e che curiosiamo nel laboratori di Flora Srl e, come la prima volta, si respira un’aria familiare, quella che nell’immaginario comune non ti aspetti in un luogo di lavoro quotidiano. È un posto speciale, anche se non mi piace usare in genere questa parola, dove si sente la profonda coesione tra ideale e concreto e l’impegno quotidiano all’adesione delle azioni con il pensiero.

“Poco più che ventenne compresi che dovevo lavorare la terra. Un giorno seduto in un bar in una città tedesca dove mi ero trasferito e lavoravo, stavo leggendo un quotidiano italiano, c’era un inserto di approfondimento che parlava della fame nel mondo. Mi arrivò tutta insieme una dolorosa consapevolezza. Il problema più importante su questo pianeta è ancora oggi la morte quotidiana di 24.000 persone al giorno per fame. Tutti i giorni, tutto l’anno. Tornai in Italia e per 8 anni feci il bracciante, apprendendo sul campo la coltivazione della terra. Ma è stato l’incontro con una dottoressa aromaterapeuta che mi ha introdotto nel mondo dell’aromaterapia. Così ho potuto dar sfogo alla mia creatività nella coltivazione biologica e biodinamica di piante officinali aromatiche in molte parti del mondo”.flora-5

Ed ancora oggi l’aromaterapia è l’impulso fondante di Flora Srl, come ricorda il suo logo in cui Flora versa gocce preziose da due ampolle, sostanze che vengono prodotte dalle piante officinali che hanno una straordinaria forza e energia di luce.

 

Flora nasce quindi con la realizzazione di oli essenziali puri 100% da agricoltura biologica e biodinamica, produce attualmente oltre 150 oli essenziali di piante mediterranee e di tutto il mondo. Dall’Eucalipto prodotto e distillato in Portogallo alle rose della Turchia e al sandalo coltivato a Mysore, prodotti in aromaterapia che vengono anche abbinati ad oli vegetali come mandorle, jojoba, avocado, argania e utilizzati per la cura e il benessere del viso e del corpo. “Tutti prodotti di altissima qualità delle materie prime e realizzati nel rispetto delle regole della natura per la vita stessa del pianeta”, ricorda Mario Rosario.

“Da lì poi abbiamo spaziato in prodotti per la casa, per l’igiene personale, prodotti balsamici per l’inverno, antizanzare, tisane con la linea ‘sorsi di benessere’. Viviamo in un ambiente adatto alla coltivazione di piante aromatiche e siamo impegnati da anni nella rigenerazione del suolo, nella riconversione dei campi da coltivazione cerealicola convenzionale ed industriale a coltivazione biologica e biodinamica delle piante officinali. Qui possiamo produrre vari tipi di lavanda, origano, timo, e stiamo introducendo anche melissa, salvia sclarea, in modo da avere sempre più una produzione sul nostro territorio da distillare nel nostro stabilimento.flora-4

Siamo partiti con dei progetti europei in collaborazione con la Regione Toscana per sviluppare sul territorio una realtà alternativa, siamo capofila di una cordata di una decina di aziende agricole che si stanno impegnando in questo sviluppo personale e professionale anzitutto nel metodo abbinato anche al cambiamento della varietà coltivata. Questo mi da grande soddisfazione perché ci permette di agire nel cambiamento dell’ambiente. È uno sviluppo finalmente ecologico e integrale di un territorio meraviglioso. E poi abbiamo tante altre produzioni italiane come il bergamotto dalla costa ionica della Calabria e i mandarini siciliani, o in Piemonte issopo, calendula, estragone, camomilla e salvia officinale. Tutte piante che scegliamo nelle zone specifiche di produzione andando ad incontrare gli agricoltori per stabilire un rapporto di fiducia e profonda conoscenza. L’olio viene estratto sul luogo di produzione e viene utilizzato anche per la realizzazione di creme, shampoo, bagno doccia, oli viso e corpo, solari, per un benessere psicofisico, “perché l’aromaterapia, l’utilizzo di oli essenziali, ha un effetto importante per l’attività olfattiva che generano, un’attività capace di entrare in relazione con la psiche, le emozioni, i ricordi, il sistema neurovegetativo. L’olfatto è un senso straordinario che comunica con il cervello in maniera diretta con il sistema limbico, senza passare dalla neocorteccia”.flora-2

Uno degli obiettivi più significativi di Flora Srl e del suo fondatore è stato quello di dare lavoro alle persone, di creare un lavoro redditizio e al contempo compatibile con il pianeta. “La prima volta che andai alla camera di commercio c’era un cartello che diceva che il 50% delle aziende costituite ‘moriva’ dopo un anno, dopo 5 anni ne rimanevano solo il 5%, mi dissi ‘devo essere tra queste’. Oggi dopo 30 anni di aziende costituite di così lunga durata credo ce ne sia lo zero virgola qualcosa. Siamo cresciuti molto determinati. Ora siamo un gruppo di 30 persone che lavorano stabilmente nella sede centrale a Lorenzana (PI), abbiamo sette settori con tre reparti ciascuno. Siamo cresciuti piano, alla media di una nuova persona l’anno. Ed abbiamo continuato ad assumere sempre, anche quando si è manifestata la crisi nel 2008 e negli anni successivi. Credo che la lungimiranza sia un elemento strategico: capire cosa è necessario ogni momento per il progetto a lunga scadenza e per una crescita individuale e professionale. Nel gestire l’azienda ho sempre avuto chiaro di voler costruire un gruppo più che una ‘ditta’, mi sono quindi dotato di strumenti semplici di condivisone per lavorare bene in gruppo. Siamo persone e siamo dedicate al compito e contemporaneamente alla relazione, siamo persone e non ruoli, le nostre dimensioni sono pienamente compenetrate. I problemi del lavoro ce li portiamo a casa, quelli di casa sul lavoro. La formazione alla comunicazione ecologica ci ha permesso di creare un gruppo in cui non ci sono conflittualità perché non ci arriviamo, affrontiamo i piccoli problemi nel nascere, spesso sono solo equivoci e si risolvono subito. È un elemento forte per la coesione del gruppo. Abbiamo strutturato un percorso nel quale tutti trovano lo spazio idoneo per esprimersi”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/05/io-faccio-cosi-213-oli-essenziali-flora-aromaterapia-modo-di-vivere/

 

 

 

Fashion Revolution, l’evento di moda etica e sostenibile a Torino

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Fashion Revolution è l’evento che ha avuto luogo lunedì 30 aprile a Torino presso il Palazzo della Luce di via Bertola, durante il quale è stato possibile conoscere ed interagire con diversi brand, progetti e start-up influenti in tema di moda sostenibile, avvicinandosi ad un nuovo modo di vedere e interpretare la moda. Sempre più spesso si parla di moda etica e sostenibile, ma cosa si intende esattamente con questo termine? Tale concetto si relaziona ad un nuovo modo di concepire l’industria dell’abbigliamento, in una visione che considera l’intero contesto, quale quello ambientale, sociale ed economico in cui il prodotto viene realizzato, con una particolare attenzione all’intero ciclo, dalla produzione allo smaltimento. Sono sempre più numerose le realtà che al giorno d’oggi si stanno attivando al fine di informare e far emergere nuove consapevolezze e abitudini che favoriscano nuovi stili di vita, più attenti e sensibili a questa tematica.

La città di Torino ha ospitato per la prima volta l’evento dal nome Fashion Revolution, aprendo le porte ad una nuova ed ormai necessaria visione del mondo della moda partendo proprio dall’ottica della sostenibilità. La giornata ha avuto luogo presso il Palazzo della Luce di via Bertola ed ha permesso di far incontrare e interagire le persone con diversi brand e laboratori artistici che hanno improntato il loro lavoro secondo i principi della sostenibilità. L’evento è stato organizzato da Francesca Mitolo che, con il suo brand di moda etica dal nome Teeshare, è attualmente presidente del collettivo Rén-Reinvent Educate Network, organizzazione che si occupa in maniera propositiva e concreta di moda etica e che mette in contatto imprenditori, produttori, fornitori, designer e stilisti col fine di creare uno spazio reale di incontro, di cultura e di riferimento che esplori i confini della moda etica e che formuli iniziative stimolanti tese a educare, ispirare e promuovere la conoscenza della moda etica e sostenibile. Il messaggio è semplice: “vogliamo incoraggiare un modus vivendi etico, basato sulla promozione della sostenibilità, salute, cura dell’ambiente a tutto tondo, nel profondo rispetto per gli esseri umani, perché al centro di questo flusso ci sono proprio le persone”.

In Italia la responsabile coordinatrice dell’evento è Marina Spadafora, designer e direttore creativo, particolarmente sensibile alle tematiche della moda etica e sostenibile.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253074

Il movimento Fashion Revolution è stato fondato nel 2013 a Londra successivamente al crollo dell’edificio Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh avvenuto il 4 aprile 2013, che ha causato la morte di 1.129 lavoratori e che è considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia. Il fatto che all’interno della fabbrica fossero prodotti abiti e capi di molte aziende note ha portato il sistema moda a porsi delle domande, tra cui “la moda deve essere il problema o la soluzione?” Ad oggi tanti designer ed il fast fashion in generale tendono ad essere sempre più trasparenti e sensibili in termini di sostenibilità, non solo dal punto di vista del prodotto, utilizzando quindi materiali naturali e riciclati, ma anche dal punto di vista etico, legato quindi alle tematiche ambientali ed alla retribuzione del lavoratore, ponendo sullo stesso piano prodotto, ambiente e persone. Durante la manifestazione si sono alternate esibizioni teatrali, musicali e artistiche, con il coinvolgimento di numerosi espositori attivi in quest’ambito. Tra questi ha partecipato “Repainted”, un marchio italiano di abbigliamento realizzato con un tecno tessuto eco-sostenibile, ottenuto con il 100% di materiali riciclati. Era poi presente “Teeshare”, connubio tra arte e moda sostenibile, le cui creazioni sono confezionate in laboratori italiani etico-sociali, in collaborazione con artisti internazionali e basate sul concetto di trasparenza produttiva. Altro espositore è stato “Aroma30”, marchio nato tra Roma e Londra, la cui manifattura dei capi è connotata da una forte spinta etica data dalla scelta di laboratori locali a conduzione familiare, realizzazione del capo solo su richiesta per evitare sovrapproduzione e design “no waste” con tessuti upcycled, impegnandosi a ridurre l’impatto della produzione tessile sull’ambiente.  Il termine upcycling supera in quest’ottica la tradizionale concezione di riciclo, pensando l’utilizzo di materiale di scarto che, avendo esaurito la funzione di partenza, torna in gioco con un nuovo aspetto.
Ha poi partecipato all’evento “Indetail”, brand indipendente realizzato in Italia che, a livello di processo, cerca di potenziare il valore umano all’interno della filiera in quanto, come afferma Lucia Sandrini, designer e mente creativa, “il fare bene concorre a creare bellezza. La bellezza non è solo l’estetica finale ma anche il procedimento, la passione con cui le persone donano se stesse. Molte volte si pensa alla moda sostenibile esclusivamente per una questione di tessuto, mentre la moda sostenibile sono soprattutto le persone che lo producono”.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253056

L’evento ha inoltre visto la partecipazione di Tiziano Guardini, ospite speciale in collaborazione con Isko, giovane e talentuoso eco-designer che idea nuovi modelli con l’utilizzo di materiali riciclati e naturali, in una visione secondo cui la sopravvivenza dell’uomo è legata al recupero del rapporto con la natura. Esempio virtuoso nell’ambito della moda sostenibile è infine “Dress the Change”, piattaforma dedicata alla moda etica che nasce da un crowdfunding organizzato da Banca Etica e che fornisce ai consumatori uno strumento per informarsi e poter conoscere le realtà virtuose del mondo della moda, partendo dalla convinzione che “noi consumatori siamo anche elettori e che con i nostri acquisti possiamo influire considerevolmente sulle politiche di mercato”.

Foto credits: Alessandro Bello.

Foto copertina
Didascalia: Fashion Revolution Torino 2018
Autore: Fashion Revolution

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Passione e resilienza: così è nato DreamsInDress

Carla Demartini è una giovane biellese che ha fatto tesoro del concetto di resilienza: laureata con il massimo dei voti, in difficoltà dopo aver perso il lavoro durante la maternità, non si è abbattuta e ha avuto l’audacia e il coraggio di reinventarsi come artigiana, riscoprendo la passione che aveva da bambina: il cucito. La storia del progetto Dreamsindress e del coraggio di una donna nel realizzare il proprio sogno. La Resilienza è oggi un termine che descrive questi anni tumultuosi e intrisi di grandi trasformazioni: si tratta, in psicologia, della capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Descrive bene la storia di Carla Demartini e del suo neonato progetto DreamsInDress.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini

Carla è una giovane mamma biellese, laureata in Economia e Management delle imprese cooperative e non profit. Da sempre appassionata di terzo settore e di economia allo stesso tempo, riesce a coniugare le due passioni lavorando prima nel dipartimento marketing e fundraising di Action Aid, poi a Torino nella Cooperativa Sociale Orfeo e infine a Biella, nell’ufficio amministrativo e fundraising di una fondazione. Dopo anni di soddisfazioni e crescita, arriva il temporale dopo una giornata splendente: dopo l’ulteriore splendida notizia della imminente maternità, non le viene rinnovato il contratto a tempo determinato e perde il lavoro, trovandosi disoccupata. È qui che comincia un percorso che alla fine spazzerà via le nubi e la porterà su nuovi lidi, magicamente legati ad una sua passione dell’infanzia: il cucito.

La nascita di DreamsInDress

“Io ho sempre avuto la passione per il cucito, sin da quando ero bambina. Quando è nato il mio bimbo ho ripreso in mano questa passione, ed ho cominciato a creare il corredo, alcuni giochi e libri di stoffa per il mio bambino”. Carla non sembra affatto una donna che si abbatta o si demorda più del dovuto, ma non sa ancora che si sta aprendo la strada nel crearsi un proprio inaspettato futuro lavorativo e professionale.

“Le mie amiche, vedendo le mie prime creazioni, iniziarono a suggerirmi di provare a vendere qualcosa delle mie realizzazioni. Ho cominciato ad iscrivermi ai gruppi Facebook dedicati alle neo-mamme appassionate di metodi naturali e maternità dolce. Lì ho scoperto un mondo, molto aperto e fantasioso, di mamme creative che sono state escluse dal mondo del lavoro dopo la maternità e che hanno cominciato a creare vari oggetti di sartoria, ho cominciato a prendere spunti e a creare le condizioni per vendere le mie prime realizzazioni”.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini-1521012374

È trascorso un anno nella quale Carla, dopo essersi dedicata a tempo pieno nel fare la mamma, capisce che ha bisogno di un cambiamento per ricrearsi un proprio futuro. Dopo aver ripreso in mano i ferri ed essersi iscritta ai gruppi Facebook, decide di seguire il consiglio delle sue amiche e creare quasi per gioco una pagina Facebook personale e presentare accessori per altri bambini oltre il suo: si inventa piccoli peluche in stoffa di cotone fatti con i ritagli (gli scrap) di fasce porta bebè. Sceglie la forma dell’elefantino, simbolo della maternità protettiva e della sua rinascita come donna.

“Ho iniziato a partecipare ai primi mercatini di prodotti naturali e legati all’infanzia, fino ad arrivare alla Fiera del bambino naturale di Chieri, dove ho fatto il boom ed ho capito davvero che questa passione poteva diventare l’occasione per avviare un’attività autonoma.” Carla comincia così a creare capi di abbigliamento personalizzati da donna, oltre che a nuovi accessori per bambini e mamme. I prodotti piacciono per la loro artigianalità, la creatività e la passione che esprimono, aspetti che si uniscono all’utilizzo di materiali naturali e a chilometro zero: la lana, il lino e il cotone, materiali di qualità ricavati da aziende e distretti tessili con sede intorno a Biella. Perché la particolarità dei prodotti di Carla sta proprio nell’utilizzo di materiale completamente italiano per le sue creazioni: “La mia passione era soprattutto per i prodotti naturali: essendo originaria di Biella, utilizzo molto la lana biellese che è di una qualità molto pregiata, insieme a cotone e lino. Ho proseguito con i mercatini, arrivando fino a Bastia Umbria, Ferrara e Cervia, riscontrando un successo sempre più grande. Ho conosciuto sempre più persone e ho capito che ero pronta per il grande salto: quello di aprire una vera e propria partita IVA e di trasformare la mia attività in un lavoro”.

Il 12 gennaio 2018, con l’apertura della partita IVA, Carla ha dato la luce al suo progetto chiamato DreamsInDress, dove realizza artigianalmente e su ordinazione capi di abbigliamento, accessori e giochi per bimbi, mamme e papà. Il sogno di realizzare il grande passo si è materializzato grazie all’incontro con due realtà: la Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Biella e il programma Mettersi in Proprio della Regione Piemonte, che accompagna gli aspiranti imprenditori nel percorso di accompagnamento alla creazione di impresa e al lavoro autonomo.dreamsindress-cambiamento-vita-carla-demartini-1521012394

“Nel luglio 2017, durante uno dei miei mercatini a Biella, ho conosciuto Annalisa Zegna, la Presidente del Gruppo Impresa Donna di CNA Biella, anche lei artigiana e che si è subito molto appassionata alle mie realizzazioni. Grazie a lei e al personale del CNA ho poi scoperto la possibilità di partecipare al programma MIP, che mi ha permesso di concretizzare il mio sogno lavorativo”. Grazie al MIP, Carla ha potuto redigere un business plan accurato della sua attività, che gli ha permesso poi di partire nel gennaio 2018. Oggi Carla lavora da casa dove ha un campionario base composto da vestiti, accessori e giochi di stoffa per bambini; capi di abbigliamento per donne, zainetti e scaldacollo per uomini e accessori per le mamme. A Biella, insieme ad altre artigiane della città, a partire da questo mese condividerà uno spazio espositivo e di vendita in città presso il negozio CNA, dove oltre agli spazi le varie artigiane condivideranno anche i propri saperi e le proprie passioni per la creazione di nuovi oggetti.

“In questa nuova situazione lavorativa, l’aspetto più bello oltre alla realizzazione di un sogno è che ora riesco a conciliare il tempo che dedico al lavoro a quello che devo, e voglio, dedicare al mio bimbo e alla famiglia. La cosa importante da considerare, prima di lanciarsi in un’attività del genere aprendo la partita IVA, è quella di essere ben consci e conscie del passaggio che si va ad affrontare. Bisogna studiare per bene i costi e ricavi, informarsi bene riguardo imposte e burocrazia perché fare i dovuti calcoli a tempo debito aiuta tanto”.

Per approfondimenti e ulteriori informazioni puoi leggere qui l’articolo dal Blog del CNA Biella.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/passione-resilienza-dreamsindress/

 

Dress for success: donne che aiutano le donne a trovare lavoro

Aiutare le donne a realizzarsi nella vita e nel lavoro. Questo l’obiettivo dell’associazione internazionale Dress for Success che da anni e in molti Paesi del mondo promuove l’indipendenza economica e l’uguaglianza di genere offrendo una rete di supporto, programmi di crescita personale e professionale nonché l’abbigliamento gratuito da indossare durante la prima settimana lavorativa. È una delle sue tante figlie – centocinquanta – sparse per il mondo ed è la prima a nascere in Italia, più precisamente a Roma. Dress for success, che prende il suo nome dall’omonima ONG americana, ha sede negli uffici del MoVI Lazio (Movimento Volontariato Italiano) e ha poco più di sei mesi di vita.

“Sono venuta a conoscenza di Dress for Success grazie ad un’amica che si è trasferita a New York e che ha iniziato a fare volontariato presso l’associazione americana”, racconta Francesca Jones, fondatrice della filiale romana. “Quando ho scoperto che non c’era una realtà simile in Italia, ho deciso di scrivere alla casa madre e di aprire una filiale qui a Roma”.

Un’associazione di donne che aiutano altre donne (in difficoltà) e che ha deciso di ‘vestire’ il loro successo in ambito lavorativo. Come? Supportandole in tutte le fasi della carriera, dalla ricerca del lavoro fino al supporto anche quando il lavoro lo hanno trovato. Passando, però, attraverso un impegno singolare, che mette l’abito per il colloquio al centro di questo sistema: “Abbiamo solo i primi dieci secondi per fare una bella impressione”, ci racconta ancora Francesca “e sì, l’abito fa il monaco”. È per questo che Dress for success regala, alle donne che segue, abito e accessori per presentarsi al colloquio di lavoro, approfondendo questo momento anche per esaltare le capacità della candidata: come presentarsi al meglio? Quale la gestualità migliore, cosa proporre, come presentarsi al futuro datore di lavoro?

Le fasi in cui ogni donna viene seguita sono tre: dal suiting (scelta di abito, accessori, scarpe), al career center (che è il momento della ricerca del lavoro) al professional women group (che è l’ultima fase che segue la donna anche durante il periodo lavorativo). Ma non sono slegate fra loro e ogni passo ha un unico senso: costruire la fiducia delle donne in se stesse. Una fiducia che hanno perso o che forse non hanno mai avuto, così come il lavoro.dress-for-success-roma

La prima assemblea di Dress for success Rome

Le donne che si rivolgono a Dress for success, infatti, possono essere precarie di cinquant’anni che faticano a stare al passo coi tempi della tecnologia e che non riescono a trovare un impiego per via dell’età, ma anche giovani donne, straniere e italiane, che non riescono a trovare lavoro e che cercano una via diversa dal semplice assistenzialismo. “Miriamo a costruire la fiducia in se stesse per intero, grazie ad una rete di supporto. In America utilizzano il concetto di sisterhood e noi questo intendiamo fare: essere una famiglia”.

“Quello che veramente sentiamo è che in questo periodo storico le donne si sentono sole”, spiega Rosalba Saltarelli, vicepresidente di Dress for success Rome. “Non è solo la mancanza di lavoro, la crisi o la perdita di lavoro, ma proprio la solitudine che emerge dalle parole di queste donne che cercano il nostro supporto”. Quello che emerge da Clodiana, giovane donna che ha già iniziato un percorso con l’associazione, è proprio questo: “Quando sei solo è tutto più difficile, non credi più in te stessa, ma qui non mi sento sola. Ora mi sento pronta a tutto”. E dopo una pausa aggiunge: “E appena troverò un lavoro, farò la volontaria, perché sostenere ed essere sostenuti è bellissimo”.dress-for-success

L’associazione è nata a Manhattan nel 1996 dall’idea di una studentessa universitaria, Nancy Lubin che, guardandosi intorno, si è resa conto di un bisogno cruciale: il raggiungimento dell’indipendenza economica da parte delle donne. Così con l’eredità del bisnonno ha aperto il suo primo magazzino di abiti usati ma in ottimo stato (donati da privati e aziende) e li ha messi a disposizione delle donne con meno possibilità economiche e alla ricerca di un nuovo impiego. Mettendosi in contatto con altre associazioni ed enti, Nancy ha quindi dato vita ad un sistema di supporto per fare formazione alle donne interessate, incrementare la fiducia in loro stesse e trovare nuovi sbocchi.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/io-faccio-cosi-207-dress-for-success-rome-donne-che-aiutano-donne-lavoro/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Al lavoro camminando o in bicicletta: arriva Jojob Bici e Piedi per incentivare i dipendenti che lasciano a casa l’auto

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Anche in Italia i dipendenti delle aziende saranno incentivati ad andare al lavoro camminando o in bicicletta: Jojob lancia infatti la nuova funzione Jojob Bici e Piedi. Gli utenti potranno certificare i tragitti casa-lavoro e ricevere in cambio “Foglie Oro” da utilizzare per avere sconti e promozioni da parte della propria azienda.  Ogni viaggio percorso in bicicletta o a piedi genererà un risparmio in termini di CO2 pari a 130 g/km e un risparmio economico di 0,20€/km.

Anche in Italia le aziende potranno incentivare i dipendenti che percorrono il tragitto casa-lavoro camminando o in bicicletta: Jojob, il maggior player italiano di carpooling aziendale, lancia infatti Jojob Bici e Piedi, una nuova funzione integrativa dedicata alla mobilità 100% sostenibile. Per prima in Italia un’applicazione per smartphone permetterà di certificare sia le tratte casa-lavoro percorse in carpooling che quelle fatte a piedi e in bici.

Grazie alla funzione Jojob Bici e Piedi i dipendenti delle aziende aderenti potranno infatti certificare i propri tragitti casa-lavoro percorsi camminando o in bicicletta e calcolare il risparmio in termini ambientali ed economici: secondo le stime di Jojob, ogni viaggio percorso in bicicletta o a piedi genererà un risparmio in termini di CO2 pari a 130 g/km e contestualmente un risparmio economico per il dipendente pari a 0,20€* per ogni km percorso senza l’utilizzo dell’automobile.

Certificazione dei viaggi casa-lavoro e premi per i dipendenti

Scaricando la app su smartphone di Jojob e registrandosi, i dipendenti delle aziende aderenti troveranno nella sezione “certifica” dell’applicazione mobile due nuove modalità di viaggio, Bici e Piedi, che potranno attivare ogni qualvolta si troveranno a percorrere il tragitto casa-lavoro con queste modalità di spostamento, in modo da avviare il processo di certificazione. Durante tutto il viaggio, l’app traccerà  il percorso grazie al tracking GPS e il dipendente alla fine riceverà il proprio report di viaggio. I viaggi casa-lavoro percorsi in bici e a piedi consentiranno ai dipendenti di maturare dei punti, le cosiddette “Foglie Oro” di Jojob, per accedere a centinaia di promozioni: dagli sconti per gli impianti sciistici o i parchi divertimento, alle convenzioni con hotel e ristoranti, gli incentivi avranno lo scopo di diffondere la mobilità sostenibile a 360 gradi.

Bici e Piedi si integrano al carpooling aziendale

La funzione Jojob Bici e Piedi andrà ad integrarsi con quella del carpooling aziendale di Jojob, che certifica i viaggi condivisi tra colleghi e dipendenti di aziende limitrofe per raggiungere la sede aziendale in auto e che nel solo 2017 ha permesso di risparmiare 1.714.120 km e non emettere in atmosfera 222.835 Kg di CO2. Le aziende quindi, in un’ottica di smart working e welfare aziendale, potranno offrire al personale dipendente sempre più alternative di trasporto innovative ed ecologicamente sostenibili per raggiungere il posto di lavoro senza stress.

“Dalla Francia all’Olanda, dal Belgio alla Nuova Zelanda: in Europa e nel resto del mondo sono sempre di più le realtà aziendali che si attivano per incentivare i propri dipendenti a muoversi senza l’utilizzo dell’auto privata, per ridurre traffico ed emissioni di CO2 e allo stesso tempo per promuovere il Welfare Aziendale dal punto di vista della mobilità”, spiega Gerard Albertengo, founder e CEO di Jojob. “Per questo motivo, dopo aver promosso l’utilizzo del carpooling aziendale in tutta Italia e aver coinvolto oltre 140.000 utenti e più di 1.700 aziende italiane, abbiamo scelto di fare un passo ulteriore e dare la possibilità alle aziende di promuovere modalità di trasporto sempre più ecologiche, orientate anche al miglioramento della salute e del benessere dei dipendenti. La promozione di strumenti come Jojob Bici e Piedi – conclude Albertengo – ci auguriamo spinga le stesse aziende a dotarsi di strutture e servizi, come parcheggi per biciclette e spogliatoi, elementi  di welfare aziendale già messi in campo in altri paesi e che aiutano ad incrementare esponenzialmente il ‘bike to work’ e la qualità della vita dei dipendenti”.

* I dati del risparmio sono stati calcolati a partire dal costo medio per ogni km percorso senza carpooling che è pari a 0,20€ (costo scelto come standard, ricavato da tabelle ACI, che tiene conto del carburante e dell’usura del veicolo).unnamed1

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Chi è Jojob

Il servizio JOJOB di Bringme è un innovativo servizio di car pooling aziendale, nato con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di aziende limitrofe. JOJOB è costituito da una piattaforma web e da un’applicazione mobile. Ogni utente, dopo essersi registrato su www.jojob.it, potrà visualizzare su una mappa la posizione di partenza dei propri colleghi e dei dipendenti di aziende limitrofe alla propria, mettersi in contatto e condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro. Con l’applicazione mobile, l’unica in grado di quantificare la reale CO2 risparmiata dopo ogni tragitto percorso in car pooling, ogni passeggero potrà certificare il tragitto effettuato, ottenendo punti trasformabili in sconti da utilizzare in locali, ristoranti, bar e palestre convenzionate, sia a livello nazionale che locale.

Fonte: agenziapressplay.it

In viaggio da quattro anni per cambiare vita e insegnare ai ragazzi

Quattro anni fa Claudio Piani ha deciso di lasciare il suo lavoro a Milano per iniziare un nuovo percorso di vita: è partito per un lungo viaggio e ha attraversato diversi Paesi, fino ad innamorarsi della Cina, dove ora insegna educazione fisica. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato la sua esperienza ed i progetti per il futuro. Arrivare in Australia via terra e trasferirsi in Cina per insegnare pallacanestro ai ragazzi: è ciò che ha fatto Claudio Piani, trentenne milanese laureato in scienze motorie che, nel 2014, ha deciso di lasciare il suo impiego e di partire per andare a lavorare un anno in Australia, muovendosi via terra da solo, facendo l’autostop. Spesso, durante il viaggio, ha lavorato in cambio di un alloggio o di un pasto o per raccogliere i soldi necessari per il proseguimento del viaggio, mentre una volta giunto in Australia è riuscito a fare tanti lavori diversi che gli hanno permesso di coprire il viaggio di ritorno. È stato durante questo lunghissimo viaggio durato ben 859 giorni – da agosto 2014 a dicembre 2016, per un totale di 78.268 km percorsi e 33 nazioni attraversate – che Claudio ha attraversato due volte la Cina, all’andata e al ritorno, e se ne è innamorato.Viaggio_in_Australia

Viaggio in Australia

Tornato a Milano, riprende a lavorare in ambito sportivo, ma cresce in lui il desiderio di tornare in Cina per viverci e lavorare almeno un anno e per poterlo conoscere in modo più approfondito, così come aveva fatto in Australia. Comincia quindi a cercare informazioni e scopre che in Cina c’è una forte richiesta di insegnanti stranieri di educazione fisica, calcio e pallacanestro (lo sport più praticato del paese, più del ping-pong che, comunque, rimane “sport nazionale”) e che gli stipendi sono molto concorrenziali rispetto all’Italia. I requisiti richiesti sono: età tra 25 e 40 anni, laurea in scienze motorie (anche triennale), madrelingua inglese o conoscenza dell’inglese, fedina penale pulita e da due a tre anni di esperienza nel campo dell’insegnamento. I contratti prevedono 20-25 ore di lavoro di settimanali, stipendio dai 1500 ai 3500 dollari circa al mese, ferie pagate, assicurazione sanitaria, appartamento garantito e rimborso spese a fine contratto. Un sogno per qualsiasi laureato italiano: lavorare in Cina per un anno gli permetterebbe anche di risparmiare qualche soldo per visitare il paese durante le festività e le vacanze scolastiche.Piani2

La decisione è presa e Claudio comincia ad espletare le lunghe pratiche burocratiche italo-cinesi finché ad agosto 2017 arriva il visto provvisorio e può partire, ma stavolta in aereo. Destinazione finale Shenzhen, città di 13 milioni di abitanti nella provincia meridionale di Guangdong, affacciata sul mare e non lontana da Hong Kong. Nelle prime tre settimane a Shenzhen, Claudio abita in albergo del centro città (pagato dall’agenzia di intermediazione tra scuole cinesi e insegnanti stranieri) e, dopo aver completato nuove pratiche e fatto colloqui col provveditorato, ottiene il visto ufficiale e il permesso di lavoro annuale. Gli viene assegnato un contratto presso la “Shenzhen Bao’An Primary School” – una scuola elementare del quartiere di Bao’An, distante 30 km dal centro di Shenzhen – come insegnante di basket alle classi quarte e quinte. Shenzhen, che si affaccia sul delta del Fiume delle Perle e sul Mar Cinese Meridionale, nel 1978 contava solo 30.000 abitanti, quasi tutti pescatori e commercianti, mentre oggi è una delle capitali dell’import-export cinese e una delle città con il maggior numero di “expats” occidentali (cioè gli occidentali che risiedono e lavorano in Cina). Oggi Claudio vive e lavora nel distretto di Bao’An, uno dei quartieri “storici” di Shenzhen, ed ha trovato il giusto compromesso tra autentica “vita cinese” e “vita all’occidentale”. A Bao’An Claudio è l’unico “bianco” del suo rione, è lo “straniero” che suscita la curiosità della comunità locale, mentre quando va in centro città diventa uno dei numerosi e “normali” stranieri che vivono a Shenzhen. Abbiamo chiesto a Claudio di raccontarci meglio le sue esperienze di viaggio e di vita.

Claudio perché, tra tutte le nazioni che hai attraversato durante il tuo lungo viaggio a piedi, hai scelto come meta lavorativa proprio la Cina?

Le ragioni sono state diverse. La prima e principale è stato l’enorme fascino che questa nazione ha inaspettatamente generato in me. Il sentimento di sicurezza nel visitarla, la curiosità per ogni aspetto della sua vita così diversa da quella occidentale ed infine la varietà ambientale e sociale delle sue regioni. In secondo luogo, la Cina per me era una nazione conveniente per lavorarci. Lo sport più popolare è la pallacanestro, esattamente la disciplina che insegnavo in Italia; in più gli stipendi sono buoni ed il costo della vita piuttosto basso, permettendomi di risparmiare facilmente soldi utili per i prossimi viaggi. Esattamente come fatto in Australia. Infine, vivere in Cina mi permette di essere in un “punto strategico” per visitare alcune regioni e nazioni che desidero vedere, ad esempio Filippine, Sri Lanka e Tibet.Piani7

La tua famiglia ti ha sostenuto nelle tue scelte di partire per il tuo primo viaggio in Australia così lungo a piedi e, una volta tornato in Italia, di ripartire per lavorare un altro anno in Cina?

Ormai sono passati quasi quattro anni da quando ho iniziato a vivere questa condizione di “semi-nomadismo”. Chi mi conosceva e mi voleva bene sapeva che, prima o poi, questo sarebbe successo. Sicuramente nessuno, io compreso, si aspettava che questa fase di vita si prolungasse così a lungo. Sento di essere stato rispettato e sostenuto sia dalla mia famiglia che dai miei amici. Nonostante spesso io manchi loro (e loro manchino a me), sanno che sto facendo qualcosa che desidero fare e che mi rende felice.

Comunichi in inglese con i tuoi colleghi, superiori e, soprattutto, coi bambini oppure c’è sempre con te un traduttore o sono previsti corsi/esami obbligatori di cinese per gli “expats”?

Comunico in inglese con tutti anche se in pochissimi intorno a me parlano inglese. La direttrice della scuola, ad esempio, non lo parla e nemmeno quasi tutti i miei colleghi di educazione motoria. Condivido l’ufficio insieme agli insegnanti di inglese: almeno lì posso chiacchierare con qualche collega. Con i bambini vale stesso discorso. Parlo in inglese e non dispongo di nessun assistente che traduca in cinese. I bambini non sempre capiscono, ma è proprio qui che nasce la mia personale crescita “comunicativa” come insegnante. Devo dimostrare più dettagliatamente, il mio tono di voce ha un ruolo cruciale, la mia mimica facciale e la mia gestualità diventano elementi imprescindibili. È un’esperienza che mi arricchisce quotidianamente. Nessun corso di cinese è obbligatorio per gli “expats” e sta alla coscienza di ognuno impegnarsi nell’apprendimento della lingua cinese o meno.Shenzhen

Shenzhen

Cosa ti affascina di più di Shenzhen e della vita e della cultura cinesi?

Sono molto affascinato dalla cultura cinese, ma purtroppo Shenzhen ne offre poca. Avrei preferito finire in altre città, ad esempio Kunming o Chengdu, dove la vita è più “cinese” e meno centrata sul business, come qui. Fortunatamente insegno e vivo in quartiere periferico della città, dove riesco a respirare appieno la realtà tradizionale e dove non incontro troppo stranieri. Quella cinese è una società molto sicura, estremamente comunitaria. Le persone qui sono allegre e rilassate, per quanto possa sembrare il contrario. È un mondo totalmente diverso dal nostro e nel quale è impossibile immergersi al 100%, anche se si parla la lingua locale. È un mondo che una persona dall’animo curioso necessita di conoscere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro: ti fermerai in Cina più di un anno o c’è già un’altra nazione all’orizzonte nella quale vorresti vivere e lavorare?

Dopo cinque mesi di permanenza qui in Cina posso affermare che un anno credo sia sufficiente a soddisfare tutti i miei bisogni. Sto vivendo la realtà cinese, sto lentamente imparando la lingua e racimolando qualche soldo. Mi piacerebbe tornare in Italia ancora una volta via terra (magari in moto questa volta), magari aprendo una sorta di raccolta fondi per un ospedale in Nepal. Da lì in poi si vedrà, anche se mi piacerebbe fermarmi un po’ in Italia, magari in una regione diversa dalla mia per provare una vita diversa, ma nel mio paese – il più bello di tutti..!

Informazioni dettagliate e consigli utili per chi vorrebbe lavorare in Cina sono disponibili sul blog di Claudio “Piani per la Cina”

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/viaggio-cambiare-vita-insegnare-ragazzi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Torino BikeTOwork 2017: andare al lavoro in bicicletta diventa una gara

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Fino al 31 dicembre una sfida a colpi di pedale tra enti e aziende

Mettere in sella il maggior numero possibile di dipendenti e di studenti in una divertente sfida tra luoghi di lavoro e tra poli universitari: è questo l’obiettivo della campagna Torino BikeTOwork 2017, partita lunedì 6 novembre. Fino al 31 dicembre, grazie alla piattaforma messa a disposizione dal progetto, tutte le organizzazioni pubbliche e private possono iscriversi alla competizione, e  invitare i loro dipendenti a registrarsi e a scaricare l’app “Seta Tracking” .

Il concorso, avviato nel 2016 con la partecipazione di Fiab, è finanziato quest’anno nell’ambito del progetto Seta – programma Horizon2020 – di cui è partner la Città di Torino, ed è sostenuto da Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino, Università di Torino, Politecnico di Torino, 5T srl e Fondazione Torino Wireless. Seta è un progetto di ricerca che mira a creare una tecnologia e una metodologia per una mobilità intelligente e sostenibile nelle aree metropolitane, basata su dati raccolti in tempo reale su larga scala. L’obiettivo è quello di fornire servizi ottimali ai cittadini e alle imprese per supportare una mobilità sicura, efficace e sostenibile. Il progetto può vantare una ricca partnership con protagonisti tre istituti di ricerca, un’azienda, cinque piccole e medie imprese e tre città pilota (Torino, Birmingham, Santander).

Per le amministrazioni, è l’occasione per una migliore comprensione dei bisogni dei cittadini e per studiare le abitudini di mobilità, sperimentare azioni migliorative e ri-pianificare la mobilità a partire da dati aggiornati e reali. Trattandosi di un progetto di ricerca, la cooperazione dei cittadini e il monitoraggio in tempo reale degli spostamenti saranno fondamentali per arrivare, attraverso passaggi successivi, alla definizione stabile di strumenti utili per le pubbliche amministrazioni, e per la partecipazione dei cittadini stessi alla costruzione di servizi di mobilità. L’app registrerà, attraverso lo smartphone, i minuti totalizzati per spostamento per mezzo, le calorie “bruciate” e tutti i tracciati compiuti da ogni singolo partecipante, che abbiano una durata di almenocinque minuti continuativi, in qualunque giorno della settimana, in qualunque luogo. Ci si potrà iscrivere anche a sfida iniziata, fino al 30 dicembre. Enti e aziende saranno divisi in sei categorie a seconda del numero di dipendenti, e vinceranno le prime classificate in ogni categoria, sulla base della partecipazione innescata (la maggior percentuale di dipendenti pedalatori coinvolti, studenti nel caso dei poli universitari) e del numero di minuti totalizzati negli spostamenti in bicicletta casa-lavoro o casa-scuola.

“La Città metropolitana è entusiasta di partecipare nuovamente a BikeTOwork” commenta la consigliera delegata all’ambiente di Palazzo Cisterna Elisa Pirro. “È un’iniziativa che sosteniamo incondizionatamente perché ha solo aspetti positivi: promuove i comportamenti sostenibili, il benessere e la salute, favorisce la socialità e aiuta a ridurre i problemi di parcheggio e di congestione stradale”.

Fonte: ecodallecitta.it