Quando si lavora per essere una squadra…

Cambiare lavorando insieme per trovare un sistema di valori e relazioni condiviso: non è un’utopia né un miracolo. É accaduto al seminario promosso dall’associazione Paea con Beatrice Briggs.risoluzione_conflitti

Ogni vero cambiamento richiede sempre una riorganizzazione della gerarchia dei propri valori e una rimodulazione delle dinamiche con le quali ci relazioniamo con l’esterno. Azioni importanti che dovrebbero essere affrontate con meticolosità e, se possibile, con metodo. Proprio per approfondire questo approccio si è svolto dal 6 al 12 ottobre, nella splendida cornice del Parco dell’Energia Rinnovabile e promosso dall’associazione PAEA, il corso di formazione “Costruire il cambiamento attraverso la facilitazione, il consenso e la risoluzione dei conflitti”. Docente del corso è stata Beatrice Briggs, direttrice dell’International Institute for Facilitation and change e una delle più autorevoli e referenziate facilitatrici a livello mondiale, che si dedica con entusiasmo e professionalità ai processi di facilitazione all’interno di gruppi, comunità, ecovillaggi, enti e organizzazioni di rilievo internazionale. I partecipanti erano i professionisti di PAEA, i coordinatori del PER e, soprattutto, il gruppo dei futuri soci e residenti della struttura che ha ospitato l’iniziativa. La versatilità di Beatrice, insieme all’interdisciplinarità dei contenuti offerti, ha consentito a ciascun partecipante di “captare” il valore aggiunto della facilitazione, per la sua proficua applicazione nei rispettivi campi: organizzazione interna, fluidificazione delle dinamiche relazionali, comunicazione efficace, metodo decisionale consensuale, gestione del conflitto. Grazie all’infaticabile guida di Beatrice, alle tante attività che si sono susseguite nel corso della settimana hanno partecipato attivamente tutti con entusiasmo e coinvolgimento, rivelando quanto sia importante – per chi vuole contribuire alla costruzione di un reale cambiamento sociale – non soltanto la tensione verso un obiettivo condiviso, ma anche l’efficace risoluzione di tutti quei conflitti interni che si frappongono al raggiungimento di una decisione finale efficiente, partecipata e trainante. Proprio in questo delicato ma affascinante processo di cambiamento, che parte dall’individuo per contagiare positivamente le rispettive comunità di appartenenza, è spontaneamente emerso il valore strategico della figura del facilitatore. Che, proprio come un bravo direttore d’orchestra, accompagna le idee, coordina le passioni e scandisce i tempi, contribuendo ad armonizzare i gruppi nel corso dell’intero processo decisionale. Tutti i partecipanti, accomunati dal desiderio di contribuire alla realizzazione di una benefica metamorfosi del contesto sociale, incentrata sulla sostenibilità ambientale, sul miglioramento del rapporto uomo-natura, su uno stile di vita più semplice, genuino ed autentico, si sono attivamente impegnati nella ricerca di un’efficace applicazione degli strumenti concettuali e operativi forniti da Beatrice, esercitandosi nell’ascolto, nella condivisione, nella cooperazione e nell’interazione, avendo sempre come obiettivo quello di raggiungere soluzioni partecipate e consensuali. L’armonizzazione degli obiettivi (e, in molti casi, di veri e propri ideali) di un gruppo eterogeneo di persone è un processo entusiasmante ma molto delicato, in quanto la propensione all’affermazione delle istanze individuali – pur nell’interesse del gruppo – è un rischio sempre in agguato, che può seriamente minacciare la coabitazione pacifica di un sogno condiviso. Per rinforzare la comprensione di questi strumenti partecipativi, dal 22 al 26 ottobre, presso l’ecovillaggio “Torri Superiore”, la stessa Beatrice Briggs terrà un corso avanzato di queste tecniche dal titolo “Facilitare i processi decisionali in situazioni complesse”, alla cui partecipazione invitiamo tutti coloro che, giustamente sedotti dal fascino di un cambiamento profondo e strutturale della propria esistenza, potrebbero beneficiarne per ottimizzare le energie.

Fonte: ilcambiamento.it

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Co-working a Matera: lavorare e vivere insieme a Casa Netural

andrea

Se cominciassimo parlandovi di working, lavorare, molti di voi probabilmente storcerebbero il naso, specialmente se fosse un piovoso lunedì mattina e vi trovaste seduti alla scrivania, con il mouse in una mano e un provvidenziale caffè lungo nell’altra. Ma, come spesso succede, un piccolo elemento ribalta completamente la prospettiva. Proviamo ad aggiungere un suffisso di due letterine: co-working. Lavorare insieme, condividere non solo spazi, ma anche idee, progetti, emozioni della vita professionale. E perché non della vita in generale? Co-living, vivere insieme. Non semplici coinquilini, bensì compartecipanti di un’esperienza di sperimentazione, ispirazione e contaminazione reciproca. Ma per co- inizia anche comunitàComunità da stimolare, comunità da cui ricevere stimoli. Pensate che sia possibile unire tutti questi aspetti? Parliamone con chi l’ha già fatto.

Andrea Paoletti è un giovane architetto piemontese che ha vissuto per anni in un contesto urbano, anzi, metropolitano. «Ammetto che mi mancano gli stimoli delle grandi città. Sono contraddittori ma positivi, perché creano energia nuova». Circa tre anni fa Andrea ha fatto una scelta di vita radicale e decisa, che prova a spiegarci passo per passo: «A Milano, dove vivevo, mi ero avvicinato a The Hub, network internazionale che conta decine di strutture di co-working in tutto il mondo, perché mi interessava la progettazione partecipata di uno spazio: l’utente che diventa designer. Gradualmente mi sono inserito in questa realtà e sono stato invitato a diventare parte del team di progettazione. Oggi sono il responsabile design per The Hub a livello mondiale». Alla ricerca di un equilibrio interiore, oltre che della realizzazione dei suoi progetti, Andrea cerca di far convivere il retaggio della sua gioventù, passata fra i boschi piemontesi, con gli stimoli offerti dal contesto urbano: «Sono attratto dalla ruralità. Penso che il contatto con la natura sia molto creativo e ci consenta di trovare soluzioni interessanti: basta osservare e imparare dalla natura stessa, per poi trasferire tutto su un piano progettuale».

Queste due anime si sono unite nel novembre 2011, quando ha deciso di trasferirsi a Matera, in Basilicata, dove ha inaugurato Casa Netural. «Siamo partiti nel settembre del 2012. Volevo capire come un modello di co-working potesse essere portato in un contesto rurale, diventando un valore aggiunto per lo sviluppo del territorio, interagendo con le realtà locali ma ospitando e facendo partecipare a questo processo di confronto e di crescita anche soggetti provenienti dall’esterno».

Casa Netural è un co-working, ma anche un co-living: «Non ci limitiamo a offrire uno spazio di lavoro comune. Uno dei nostri obiettivi è costruire una comunità condividendo i sogni, le idee e le competenze, e questo si può fare solo vivendo quotidianamente fianco a fianco. Gli innovatori sociali che ospitiamo si fermano a Casa Netural per diversi giorni. Vogliamo fare in modo che le idee che propongono facciano crescere il territorio e che loro stessi partano arricchiti».casa-netural

Quella lucana non è una terra facile: le grandi potenzialità di cui è dotata vengono spesso sprecate e la cultura dei suoi abitanti impedisce loro di aprirsi al mondo e di spiccare il volo. «In Basilicata esiste un folto sottobosco di iniziative virtuose, piccoli imprenditori volonterosi, operatori culturali con fantasia e creatività. Ciò che manca sono le relazioni fra tutte queste realtà: serve una rete che le interconnetta e le “metta a sistema”». A questo si aggiunge una mentalità che spesso si rivela troppo chiusa e che rende ostici i rapporti con genti e culture di altri paesi: «Penso a questa regione come a una mamma iper-protettiva – confessa Andrea –, che non lascia andare i propri figli impedendo loro di fare esperienza, di crescere e di diventare uomini».matera

Al netto di questi piccoli spigoli caratteriali, il terreno che l’architetto piemontese ha trovato a Matera è davvero fertile: «L’unica regola che esiste a Casa Netural è “non lamentarsi”, ma essere propositivi. Io non sono venuto qui con la presunzione di mettere in atto grandi rivoluzioni, però ho trovato persone già predisposte al cambiamento e questo è l’unico modo per attivare una trasformazione: provarci, cercare soluzioni, abituarsi a ragionare in maniera costruttiva».

La fiducia che Andrea e gli altri ragazzi e ragazze di Casa Netural ripongono nei materani è testimoniata anche dalla campagna in atto in questi giorni: «A giugno lasceremo la nostra sede storica e questa è un’occasione per rimodellare non solo gli spazi fisici, ma anche le attività per il futuro. Vogliamo compiere questo passo in maniera partecipata, coinvolgendo chi già ci conosce e ci frequenta, ma anche la società civile, le istituzioni, le imprese e chiunque voglia contribuire con spazi e oggetti per il nuovo insediamento». Chi volesse rispondere alla call #casaneturalcercacasa può scrivere a casa@benetural.com o telefonare allo 0835/044681.

Francesco Bevilacqua

Il sito di Casa Netural

Fonte: italiachecambia.org