L’Orto della Salute: a Napoli un laboratorio di benessere e socialità

Recuperare e ricostruire se stessi, la comunità ed il territorio partendo dalla coltivazione della terra. È questo il principio da cui prende vita l’Orto della Salute nato a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, per iniziativa del centro Lilliput per la cura delle dipendenze. Un laboratorio ed un progetto comunitario che promuove socialità e benessere.

Il centro diurno Lilliput è una struttura intermedia dell’Asl Napoli 1 centro. È un dipartimento per le dipendenze. Chiediamo alla responsabile, dott.ssa Anna Ascione, da quali dipendenze provengono i propri utenti. «Sono ragazzi e ragazze dipendenti da sostanze come stupefacenti, alcool e psicofarmaci ma anche persone incappate nel gioco d’azzardo patologico. 

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Orto sociale di Ponticelli

Volevamo insieme creare un luogo per sviluppare possibilità di socializzazione e imparare a prendersi cura di se stessi. Abbiamo quindi pensato alll’orto-terapia poiché il solo contatto con la natura conteneva un aspetto terapeutico».

Racconta la Dott.ssa Ascione che riconnettersi al ciclo della vita partendo dal seme e prendendosi cura della piantina con costanza e sensibilità avrebbe permesso di sviluppare questa propensione anche verso se stessi. «Se non innaffi, la piantina muore, se usi sostanze chimiche come fertilizzanti o pesticidi poi ottieni frutti nocivi per la salute. Allo stesso modo se inietto sostanze negative per la salute, ingerisco psicofarmaci, alcool, cocaina io danneggio il mio corpo».

Chi diventa succube di abitudini negative ha bisogno di ricreare, rinforzare ed essere consapevole delle proprie radici e ha bisogno di verificare che può intervenire mettendoci le mani. «Per noi è importante recuperare le nostre radici».

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Proprio dell’importanza del recupero dell’identità del territorio, il quartiere Ponticelli, è emblema ed esempio. Una storia quella di Ponticelli, un secolo fa era un comune a se, che narra di una vocazione differente dagli altri quartieri di Napoli. Siamo in una terra fertilissima, quella del Vesuvio, quindi per secoli caratterizzata da una identità contadina.

Poi l’espansione delle fabbriche e l’intensa costruzione di edifici dormitorio hanno fatto crescere una radicata coscienza operaia fatta di lotte per i diritti del lavoro. Così si è diffusa una forte cultura sindacale, politica e dell’associazionismo. 

Nel 1980 il terremoto e una “ricostruzione” mai finita che ha prodotto una edilizia da periferia trascurata. Oggi tra agricoltura e industria i centocinquanta ettari di territorio sono divisi tra lotti molto frazionati; molti abbandonati, altri ancora fertili e produttivi, spesso per fiori, rose e ortaggi. In mezzo il “Parco De Filippo”, nove ettari, fino a qualche anno fa abbandonato quindi in mano alla malavita e ai suoi traffici illeciti; ora finalmente sede dell’Orto Sociale della Salute, un esempio di laboratorio sociale su larga scala. Quattro anni fa l’Asl comprò vanghe, pale e rastrelli, il comune consegnò chiavi e lucchetto del Parco e il gruppo di utenti del centro diurno Lilliput ha potuto iniziare la bonifica del parco pubblico. Poi la chiamata al territorio per adottare le terrazze e iniziare il percorso di integrazione. La risposta è stata molto forte. Oggi è coltivato circa un ettaro e mezzo di parco e partecipano scuole materne, elementari e istituti superiori, parrocchie, cittadini e moltissime associazioni. 

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Sistema di raccolta delle acque piovane

«Ci sono anche i ragazzi delle superiori che ci aiutano con l’alternanza scuola lavoro. È una comunità di 140 famiglie e c’è una lunghissima lista di attesa perché per bonificare un’altra area del parco ci vogliono mezzi meccanici, come l’escavatore quindi finanziamenti che ancora non arrivano. Ogni due mesi ci incontriamo tutti, siamo in tanti; per facilitare e avere sempre una partecipazione attiva abbiamo formato un Comitato Cittadino che è una rappresentazione dei cittadini dell’orto. Anche per la pulizia delle parti comuni c’è una condivisione e partecipazione. Quanto più puoi includere, inglobare questa è la migliore difesa. Ogni ortolano sottoscrive una liberatoria, un’autocertificazione per la propria responsabilità e c’è un regolamento, ad esempio è vietato usare prodotti chimici».

L’orto è sempre più oggetto di attenzione di alcune Università sia per il tipo di organizzazione comunitaria che si è creata, sia per la partecipazione di utenti con difficoltà che hanno visto una reale integrazione.  Ad esempio ci spiega l’architetto Cristina Visconti che nell’ambito di un progetto di ricerca sui cambiamenti climatici dell’Università di Napoli Federico II, è stato sviluppato uno strumento di ricerca partecipativa in cui abitanti e ricercatori hanno collaborato sul sistema idrico dell’orto poiché la zona soffre di allagamenti quando piove in abbondanza per l’eccessiva cementificazione. 

Incontri, approfondimenti e tavole rotonde hanno prodotto tavole tematiche e laboratori che hanno portato alla costruzione di un sistema di raccolta delle acque piovane fatto con materiali di scarto. L’aspetto terapeutico dell’orto è evidente; alcuni utenti si sono appassionati, hanno avuto in gestione un area e contribuiscono con i propri prodotti all’economia della famiglia. La vendita è vietata, vige l’economia del dono e alcune famiglie hanno potuto risparmiare molto raccogliendo i frutti da loro coltivati. «Gli utenti possono finalmente aiutare la propria famiglia ricostruendo un proprio ruolo, fortificandosi, crescendo e imparando a credere in se stessi. Il livello di autostima generalmente è molto basso in chi ha problemi di dipendenza. È un dare e avere».

Per vedere il video integrale del progetto Resilient Ponticelli clicca qui

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2019/11/orto-salute-laboratorio-benessere-socialita/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

La Yogurta, una casa laboratorio dove tutto è possibile

Una fucina di idee fertili, un luogo di cui prendersi cura, uno spazio dove esprimere la creatività collettiva e risolvere i conflitti. Era l’estate del 2017 quando con il montaggio della yurta ha preso forma e anima il progetto “La Yogurta”, una casa laboratorio aperta alla comunità a pochi chilometri da Roma che ospita seminari, workshop e formazioni residenziali. Siamo andati a trovare e abbiamo intervistato la fondatrice Irene Ausiello. Ci troviamo a pochi chilometri da Roma, vicino al Lago di Bracciano, nel piccolo Borgo di Quadroni, una terra circondata da boschi di cerri alle spalle del Monte Calvario che, da più di 400 anni è luogo spirituale e dimora dei Padri Carmelitani Scalzi. Mi trovo con Irene Ausiello in una piccola abitazione nata dal recupero di un casaletto in pietra che, da qualche anno, sta cambiando pelle e identità. Infatti, da poco più di due anni è atterrato nel terreno un “disco volante” che, come per magia, ha trasformato questo luogo in un “terreno fertile per i sogni nel cassetto” dove la yurta (nome comune di cosa) o più conosciuta come la Yogurta (nome comune di persona) è il cuore pulsante, il salotto condominiale, un nido per progetti da covare, un vulcano di idee, uno spazio capace di accogliere e dare voce a tutte le emozioni.

Come è arrivata qui, in quella che da dieci anni è casa tua, la yurta?

Per tanti anni ho frequentato luoghi magici di formazione: Panta Rei, la Casa Laboratorio il Cerquosino e Casa Cenci. In questi luoghi ho vissuto esperienze intense di scambio e crescita con le persone ed i luoghi. Nell’autunno del 2016, durante un seminario della scuola di Arte del Processo, ho sentito nascere dentro di me il desiderio di trasformare il luogo che mi ospita in uno spazio collettivo, dove poter rivivere quella magia. L’estate del 2017 questo desiderio ha trovato una sua concretezza nell’arrivo e nel montaggio della yurta e in un battesimo di visi e canti, prima insieme al Gruppo Creativo della scuola di Arte del Processo e poi insieme agli amici arrivati da tutta Italia per la festa di inaugurazione. La yurta ha dunque iniziato a respirare, ha iniziato ad avere un nome, ma la sua identità aveva bisogno di una storia e di un tempo. 

Perché si chiama Yogurta?

All’inizio avevo pensato ad un nome: “La luna nera”, ma lo sentivo così pesante; quando mi hanno suggerito “ La Yogurta” mi è subito piaciuto: era leggero, rimandava all’idea dei fermenti dello yogurt, della loro vitalità e capacità di far lievitare, come la pasta madre. 

A luglio la Yogurta avrà due anni. Come si è delineata la sua storia e la sua identità in questo tempo?
Fra un corso e l’altro, negli anni, ho continuato a chiedermi “che cos’è la Yogurta?”. C’è stato un episodio in particolare, un anno fa, in cui questa domanda mi è arrivata con grande forza, insieme ad un mal di denti che ha coinvolto proprio quel dente che la dentosofia associa agli stati d’animo legati ai grandi progetti. Sotto l’effetto dell’antidolorifico mi sono arrivate delle immagini che rispondevano alla mia domanda, le ho fermate su di un foglio che custodisco nella yurta.

In quello stesso giorno mi sono posta anche un’altra domanda: “Ma io da piccola ho mai avuto la possibilità di sdraiarmi su un prato, di sentirmi leggera?”. Ho quindi iniziato a pensare alla Yogurta come ad uno spazio per i bambini, per tornare bambini. Non faccio altro che gironzolare nel terreno pensando a come trasformare ogni angolo in uno spazio in cui esprimere una parte di sé: un luogo per avventurarsi, uno per sognare burattini e marionette, la casa sull’albero come rifugio, la falegnameria per familiarizzare con il legno, il giardino delle aromatiche per stimolare l’olfatto. 

So che la Yogurta ha ospitato un gran numero di corsi e attività. Ce ne vuoi accennare qualcuno?

Innanzitutto mi piace riconoscere che tante persone hanno lasciato qui un’impronta e la loro energia, che, chi passerà da qui, potrà ancora osservare e respirare. Fra tutte, quella di Saviana Parodi, che, con il suo sguardo aperto da permacultrice, mi ha dato molti suggerimenti su come curare il terreno per ottimizzare le energie in entrata e in uscita. Per fare solo un esempio, prima tagliavo tutto il prato, lei ha osservato e mi ha detto “Non siamo mica mucche che vanno al pascolo. Dovresti fare dei sentieri, e il resto lo lasci crescere, così hai la rugiada e le erbe spontanee”. Poi ci sono stati i laboratori teatrali di Ilaria Drago, un’artista a tutto tondo. Durante il laboratorio, nei momenti di improvvisazione, si ferma su un gesto, un suono, uno sguardo non intenzionale, non previsto, di verità e bellezza, e ti porta ad indagarlo e ad amplificarlo per scoprire che storia vuole raccontare.  

Francesco Prota, con i suoi incontri sull’Astromanzia Quantistica e sulla Tensegrità, ci ha dato accesso e ha nutrito i sogni notturni e diurni. Un altro grande contributo sono stati i corsi sull’Economia del Dono e sull’Agricoltura Sociale tenuti da Francesco Bernabei, alchimista del 21esimo secolo, capace di trasformare le leggi giuridiche – che spesso percepiamo come limiti e costrizioni – in appigli per una scalata avventurosa verso mete inesplorate. Tantissimi sarebbero i racconti da fare sui workshop di CanyaViva, le lezioni di Yurtango, ci sarà forse un’altra occasione, mi piace per ora ringraziare tutti coloro che hanno creduto e sostenuto questo progetto, da vicino e da lontano.

So che provieni da un percorso di formazione sulla facilitazione dei processi partecipativi che hai portato avanti attraverso l’APS CantieriComuni ed il Teatro dell’Oppresso e ora la tua esperienza come studentessa nella scuola di Arte del Processo. Mi incuriosisce sapere come questo tuo bagaglio è entrato nella Yogurta?
Nel 2017, a ridosso della legge Lorenzin, ho portato avanti insieme ai Genitori “No Obbligo Lazio” e alla compagnia T.I.T.U.R. Teatro Instabile della Tuscia Romana, un percorso laboratoriale sulla tematica dei vaccini, il cui frutto è stato uno spettacolo di teatro forum intitolato “Vaccipiano”. In quel periodo molti genitori si incontravano per trovare soluzioni concrete a un disagio reale. In questi incontri, a cui ho partecipato, non c’era spazio per le emozioni, così abbiamo deciso di aprire noi quello spazio mettendo in scena non storie reali ma incubi e sogni notturni. Grazie ad uno sguardo che proviene dai miei studi presso la scuola di Arte del Processo, abbiamo scardinato alcune regole del Teatro dell’Oppresso. Abbiamo permesso al pubblico, durante il forum, che prevede delle sostituzioni di alcuni personaggi in scena per trovare strategie di risoluzioni alla problematica portata, di riconoscersi non solo nell’oppresso, ma anche nell’oppressore. È stato un lavoro che mi ha molto toccata, e del quale mi piacerebbe creare una memoria scritta da condividere. Nel percorso laboratoriale “Mi trasformo” ho cercato di restituire un po’ di libertà nel modo in cui ci raccontiamo a noi stessi, attingendo agli strumenti di processwork e giocando a rimodellare le nostre narrazioni attraverso il suono, il movimento, le immagini e il sentire. Dall’estate scorsa sono nati i “Wild Camp”, campi avventura per bambini dai cinque ai dieci anni e per le loro famiglie. Questo è il momento dell’anno che attendo con più gioia, in questi giorni diamo libero sfogo alla fantasia e alla creatività; il terreno si trasforma in un laboratorio a cielo aperto, la yurta ospita i nostri sonni e i nostri sogni che, come ha osservato un bambino al risveglio, “non sono più solo nostri perché durante la notte hanno ballato con quelli degli altri”.

Foto di Guido Parola

Quali sono i prossimi progetti della Yogurta? Quali sono gli orizzonti futuri?

A breve partirà un GAS per sostenere un progetto nascente di Orto Sociale e Fattoria Didattica, “Fortebraccio”, all’interno del progetto “Collina dei venti” che darà asilo ad un centro di seconda accoglienza per donne vittime di violenza. L’ultima luna piena ha accolto la prima Tenda Rossa, un cerchio di donne che nasce dal desiderio di condividere la magia del femminile. Quest’estate avremo il terzo incontro del Gruppo Creativo, nato spontaneamente tra gli studenti della Scuola di Arte del Processo, e per il primo anno ospiteremo anche studenti di altre scuole europee, a partire da quelle spagnole. Da qui anche i desiderio di supportare la Scuola nel divulgare questo meraviglioso approccio che è il processwork organizzando seminari, laboratori e processi di gruppo. Per il futuro sono aperta a quello che verrà.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/06/yogurta-casa-laboratorio-tutto-possibile/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Come si fa la carta riciclata. Il laboratorio Comieco ad Orticola

Nei giorni di “Orticola”, ai Giardini Montanelli di Milano, anche il mondo della carta con Comieco e il laboratorio per bambini “Il ciclo del riciclo”, che insegna a fare quella riciclata. Dal bici-pulper all’impasto da spalmare e poi pressare. Fino ai fogli di nuova carta, stesi ad asciugare

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Fonte: ecodallecittà.it

Cascina Cuccagna: quando la rigenerazione è dal basso

Cascina Cuccagna è la più centrale delle cascine pubbliche milanesi ed è la prima che torna a vivere grazie a un progetto di rigenerazione nato dal basso. Con i suoi 2000 metri quadri di spazi interni e altrettanti di corti e giardino, è in grado di riportare la campagna al centro della quotidianità e proporre nuovi stili di vita sostenibili.cascina

Oggi è luogo d’incontro e partecipazione dove sperimentare, rilassarsi, mangiare e fare la spesa con prodotti stagionali e del territorio. Uno spazio aperto al territorio – a progetti ed eventi di cittadini, associazioni e aziende – e a un pubblico internazionale che lo vive e lo arricchisce. Ma non è stata sempre così. Alla fine del 1600 apparteneva ai Padri Fatebenefratelli ed era utilizzata per la coltivazione di erbe officinali destinate all’Ospedale Maggiore. Poi nel 1984 è diventata di proprietà del demanio comunale. Dichiarata inagibile dal 1994, viene sgomberata da abitanti e attività ma alla fine degli anni 90, per iniziativa di un gruppo di abitanti della zona 4 di Milano, nascono i primi progetti di recupero e riuso degli spazi. Nel 2005, per partecipare al bando di assegnazione emesso dal comune di Milano, è stata costituita l’Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna, ottenendo la concessione ventennale d’uso. Il cantiere di restauro, avviato nel dicembre 2008, si è concluso con l’inaugurazione della Cascina nell’aprile 2012. Il progetto architettonico ha previsto un intervento di tipo conservativo dal valore di 3 milioni e mezzo di euro, raccolti con sottoscrizioni pubbliche ed autofinanziamento.
«Oggi è un’antica cascina agricola per un nuovo spazio pubblico, un laboratorio di partecipazione civile, di attenzione tra generazioni e culture – dicono dall’associazione – Un luogo aperto dove sperimentare pratiche di sostenibilità. Uno spazio comune in cui parlare di cibo, territorio, cultura, coesione e integrazione. Ci proponiamo di instaurare un dialogo con il territorio proponendo attività e progetti e allo stesso tempo accogliendo proposte da singoli, associazioni e imprese».
La cucina. Il menù e le ricette della cucina si basano su prodotti stagionali del territorio, a chilometro Zero o quasi, tutti rintracciabili. Lo chef è Nicola Cavallaro.

La bottega. Si occupa della vendita diretta di tutti i prodotti della filiera agricola italiana, provenienti da campi e allevamenti del Consorzio Produttori Campagna Amica.

I servizi alle famiglie. E’ allestito uno spazio dove genitori, nonni, tate e bambini da 0 a 6 anni possono socializzare, condividere l’esperienza del gioco e confrontarsi. Un progetto di sostegno alla genitorialità, a cura della Cooperativa Sociale Diapason.

L’ostello. Verrà inaugurato l’1 maggio di quest’anno. Sedici posti letto per un soggiorno affacciato sulla corte di Cascina Cuccagna. Un servizio nato grazie al cofinanziamento di Regione Lombardia.

La ciclofficina. Un’officina in cui imparare a riparare in autonomia la propria bicicletta, scambiare saperi ed esperienze a pedali e diffondere la cultura del riciclo creativo.

Il laboratorio. Un laboratorio che offre attrezzature, spazi e competenze a chi ha un progetto in testa e vuole realizzarlo. Il locale e le attrezzature sono disponibili per workshop, laboratori e altri servizi.

Il mercato agricolo. Ogni settimana produttori agricoli lombardi portano prodotti freschi, stagionali e biologici nelle corti. Fino al 31 marzo il martedì dalle 15.30 alle 20. Dal 22 aprile ogni martedì dalle 15.30 alle 20.

Lo sportello del cittadino. Competenze specializzate al servizio del cittadino. Un servizio gratuito settimanale su appuntamento. Comprende: Sportello legale; sportello fiscale; sportello architetto; sportello relazioni familiari; sportello donna – mamme a distanza. A breve: – Sportello energia e sportello condominio.

Progetti finanziati. Si tratta di percorsi finanziati tramite bandi pubblici o di fondazioni e realizzati in collaborazione con diverse realtà affini allo spirito di Cascina Cuccagna. I progetti ad oggi in corso sono i seguenti:
MILANO SOSTENIBILE è un progetto di mappatura partecipata delle migliori pratiche di sostenibilità urbana in Europa, in Italia e a Milano. I risultati serviranno al decisore amministrativo a migliorare le proprie politiche di sostenibilità. Partner: Economia e Sostenibilità. Patrocinio: Comune di Milano. Contributo: Fondazione Cariplo.
CUCCAGNA SOSTENIBILE è il primo progetto milanese di compostaggio di comunità. Da giugno 2013, grazie all’installazione di una compostiera automatizzata, Cascina Cuccagna genera circa 40 chili di compost ogni tre settimane. Capofila progetto: Il Giardinone. Partner: Novamont. Contributo:Fondazione Cariplo; Fondazione Banca del Monte di Lombardia. WE CARE: CRESCERE NELLA CITTA’ METROPOLITANA si propone di raccogliere dati e proposte sul rapporto tra Milano e i bambini per favorire la crescita di una cultura attenta alle esigenze dei minori. Partner: Fondazione Bertini Malgarini. Contributo: Comune di Milano (ex-L.285/97). Supporto scientifico: Università Cattolica; Università Bicocca; Politecnico di Milano. RIFIUTI ZERO IN ZONA 4 promuove la riduzione, la riparazione, il riciclo, il recupero e il riuso di oggetti del vivere quotidiano. Attraverso una mappatura aiuta i cittadini a trovare la giusta collocazione per ogni rifiuto. Partner: Donatella Pavan.

Incubazione e progetti.  Associazioni, gruppi e singoli cittadini che hanno una buona idea e pensano di poter sostenere la sua realizzazione, in Cascina Cuccagna possono trovare spazi e collaborazione. Unici prerequisiti: condividere i principi e obiettivi del Progetto Cuccagna e la volontà di creare sinergie con altre progettualità.
La partecipazione. Chiunque si senta animato da spirito di volontariato può prendere parte ai Gruppi di Partecipazione di Cascina Cuccagna, formati da persone che condividono i valori del Progetto Cuccagna e si impegnano a sostenerlo attivamente. I gruppi sono:

Banca Del Tempo Cuccagna Una comunità di scambio, in cui il metro di misura non è il denaro ma il tempo. Organizza ogni terza domenica del mese il Baratto in Cascina Cuccagna. G.A.S. Cuccagna Un gruppo di persone che cerca vie diverse dal supermercato per l’acquisto di cibo e prodotti di uso comune. Gruppoverde Si occupa della coltivazione dell’orto condiviso di Cascina Cuccagna. Organizza workshop pratici per promuovere le pratiche di giardinaggio e orticultura. Porte Aperte Propone reading, dibattiti, attività manuali e creative per over 50, all’insegna del piacere di trovarsi insieme. BA.RA.MA.PA Organizza, per bambini, ragazzi, mamme e papà momenti ludici, aggregativi, educativi legati ai valori e agli spazi del Progetto Cuccagna. Cinema In Cascina Organizza rassegne cinematografiche a tema.
Passa_Libro Promuove la lettura e il Book Crossing in Cascina Cuccagna. ASSOCIAZIONE CONSORZIO CANTIERE CUCCAGNA è costituita da: Associazione Cooperativa Cuccagna, Associazione Culturale Aprile – esterni, Associazione Chiamamilano, Cooperativa Editoriale Circom, Cooperativa Sociale Diapason, Cooperativa Sociale Comunità Progetto, CdIE – Centro di Iniziativa Europea, Società Cooperativa Farsi Prossimo, Smemoranda Cooperativa, Terre di mezzo. Il Presidente del Consiglio Direttivo e Legale Rappresentante dell’Associazione è Andrea Di Stefano.
I CONTATTI Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna – via Cuccagna 2 a Milano – Telefono 02 83421007-http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=homepage

Fonte: ilcambiamento.it

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