Germania, per la prima volta le rinnovabili sono la principale fonte di elettricità

Carbone e lignite hanno ancora un ruolo centrale ma nel mix elettrico tedesco la prima fonte sono diventate le energie rinnovabili, arrivate quasi al 26% della produzione elettrica lorda. Calano anche le emissioni381517

Anche la Germania, ovvero la principale economia europea, si avvia decisa verso la transizione energetica. Secondo i dati dell’industria elettrica tedesca, Bdew, le energie rinnovabili sono infatti diventate la prima fonte di generazione elettrica del paese, arrivando a coprire il 25,8% del mix elettrico. La generazione da lignite, carbon fossile altamente inquinante, che rappresenta la seconda fonte, ha registrato invece un calo del 3% e quella da carbone, le terza, quasi del 10%. Va comunque sottolineato che la lignite è ancora al 25,6% e che se la si sommasse al 18% del carbone non si potrebbe neppure azzardare il confronto. Tuttavia è indubbio che le fonti più inquinanti inizino a perdere terreno, come confermato anche dalle emissioni di gas serra che nel 2014, dopo 3 anni di aumento, sono calate di circa il 5%, riportando la Germania ai livelli del 2009. Nel dettaglio le rinnovabili hanno raggiunto la produzione record di 157,4 TWh, il 3,3% in più rispetto ai 152,4 TWh del 2013, con l’eolico che ha prodotto 52,4 TWh (+1,3%), le biomasse 42,8 TWh (+4%), il fotovoltaico 35,2 TWh (+13,5%) e l’idroelettrico 20,8 TWh (-9,5%). A questi dati si aggiungono quelli diffusi a fine 2014 da Agora Energiewende. Il think-tank berlinese stima che le emissioni totali della Germania nel 2014 siano scese del 5% rispetto al 2013, con metà del risparmio imputabile ai cambiamenti avvenuti nel settore elettrico.
L’Energiewende, la svolta tedesca verso le fonti pulite, inizia quindi a raccogliere i primi risultati significativi. L’obiettivo è quello di arrivare a generare fino al 60 per cento di  energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un cambiamento che va di pari passo con l’abbandono del nucleare che sarà definitivamente superato attraverso la chiusura delle ultime centrali nel 2022.  Comunque altre nazioni, tra le quali Italia e Spagna sono più avanti. Nei primi sei mesi del 2014, in Italia, le fonti rinnovabili (con oltre 59 TWh) hanno coperto il 38,6% della domanda e il 44,7% della produzione totale (includendo circa 6-6,5 TWh da biomasse contabilizzati nel termoelettrico).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Auto a metano, circola in Italia il 77% dei veicoli europei

E’ metano-mania in Italia, ma non nel resto d’Europa. Nel nostro Paese si contano 846.523 auto a metano su un totale di 1.098.391 in tutto il continente. Dietro l’Italia ci sono la Germania con l’8,77% e la Bulgaria con il 5,58%. Ma occhio alla categoria Euro380498

Il 77% di tutti i veicoli a metano presenti in Europa circolano in Italia. Nel paese, infatti, se ne contano ben846.523 su un totale di 1.098.391 in tutto il continente. Dietro l’Italia ci sono la Germania con l’8,77% e la Bulgaria con il 5,58%. I dati – riferibili al 2013 – sono stati diffusi dalla Landi Renzo, azienda leader nella produzione di impianti a gas Gpl e gas metano. Curiosamente, non si nota la stessa sproporzione tra Italia e Germania per quanto riguarda le stazioni di rifornimento: se il 32,3% si trova sul nostro territorio nazionale, la Germania ne ospita comunque il 30,8%. Al terzo posto c’è la Svezia con il 6,6% delle strutture.  Un dato che purtroppo manca fra quelli diffusi dall’azienda è l’anzianità del parco auto a metano circolante. Perché se è vero che le ultime due tornate di ecoincentivi puntavano a favorire l`acquisto di veicoli ad alimentazione alternativa (dunque elettrici, ibridi, a metano, biometano, Gpl, biocombustibili, idrogeno), è altrettanto vero che nel complesso non hanno potuto sovvenzionare più di 10.000 vetture nuove. Rimangano le altre 836.000, fra le quali, ancora diversi Euro 0: solo a Torino nel 2012 erano 4.716.
E la categoria conta, come ci aveva spiegato Alessandro Bertello, responsabile dell’Ufficio Controllo della Qualità dell’Aria della Provincia di Torino: “Un Euro 0 a gpl o a metano emette mediamente 2103 mg di NOx al chilometro contro i 299 mg/km di un’auto a benzina con omologazione Euro2. Non ha senso limitare la circolazione di alcuni veicoli continuando a permettere a questi Euro0 di circolare. Oltretutto stiamo parlando di veicoli che hanno quasi 20 anni, che spesso perdono metano per strada…”. (Intervista completa, avvenuta proprio in occasione del blocco degli Euro 0 a Torino, qui).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Efficienza energetica: l’Italia è il secondo paese al mondo dietro la Germania

L’Italia sarebbe il secondo paese al mondo, dopo la Germania, per efficienza energetica. O almeno, questo è l’esito dell’analisi condotta su 16 potenze mondiali dall’American Council for an Energy-Efficient Economy379875

L’Italia sarebbe il secondo paese al mondo, dopo la Germania, per efficienza energetica. O almeno, questo è l’esito dell’analisi condotta su 16 potenze mondiali dall’American Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE). «La Germania è il primo esempio di stato che ha fatto dell’efficienza energetica una priorità assoluta – spiega Steven Nadel, direttore esecutivo ACEEE – Gli Stati Uniti, a lungo considerati un innovativo e competitivo leader mondiale, hanno progredito lentamente e compiuto progressi limitati rispetto al nostro precedente rapporto, mentre l’Italia, la Cina e altre nazioni fanno anch’esse un balzo in avanti». A valere il primo posto alla Germania è stata soprattutto la sua strategia energetica globale, che ha ottenuto il punteggio massimo per quanto riguarda le norme in materia di edilizia, le politiche di retrofit e programmi di credito d’imposta e prestiti per incoraggiare l’efficienza energetica. Grazie al programma di prestiti avviato dalla Banca di sviluppo statale tedesca, ad esempio, nel 2013 i privati hanno investito oltre 34 miliardi di euro nella ristrutturazione edilizia. Il governo tedesco, inoltre, offre sussidi alle PMI per il miglioramento della efficienza dei loro processi produttivi. ACEEE ha assegnato il primato anche in virtù dell’obiettivo di ridurre del 20% il consumo energetico nazionale rispetto ai livelli del 2008, e di tagliarlo del -50% nel 2050. la Germania ha infine ottenuto il primo posto per l’efficienza energetica nel settore industriale. Non sfigura, comunque, l’Italia, che ha ottenuto solo un punto in meno rispetto alla Germania ed ha avuto il massimo del punteggio per il settore dei trasporti. Bene anche la Cina e la Francia, che seguono nella classifica insieme all’UE. Migliora il Canada, soprattutto grazie ai nuovi obiettivi di risparmio energetico in atto e agli incentivi e prestiti per migliorare l’efficienza. Geli stati extraeuropei (Australia, USA e lo stesso Canada ) hanno invece ottenuto i punteggi peggiori in termini di “numero di miglia pro capite percorse per veicolo”.
Gli Stati Uniti, più in generale, escono male dalla relazione, che per loro usa termini come “inefficienza”, “uno spreco enorme di risorse energetiche e di denaro” e “progressi limitati”. «Come possono gli Stati Uniti – si chiedono gli autori del rapporto – competere in un’economia globale se continuano a sprecare soldi ed energie che le altre nazioni industrializzate risparmiano e possono reinvestire?»

(Foto Pixabay)

Fonte: ecodallecittà.it

La classifica delle nazioni per produzione eolica e fotovoltaica per abitante: Italia è settima

I paesi europei guidano la classifica dell’energia rinnovabile pro capite prodotta da eolico e fotovoltaico. Più che i valori totali, sono infatti i valori per abitante che misurano il livello di transizione energetica di un paeseClassifica-nazioni-produzione-Eolico-FV-pc

Il sito svizzero Solarsuperstate.com ogni anno fa una classifica della potenza rinnovabile eolica e fotovoltaica pro capite installata nei vari paesi del mondo. Prendendo spunto da questa idea, ho provato a fare una classifica analoga, ma per l’energia effettivamente prodotta. Non ha infatti molto senso confrontare la potenza installata in luoghi diversi del pianeta, dove sono differenti le condizioni di insolazione e ventosità. Un MW eolico in Puglia, Italia rende ad esempio molto meno di un MW nello Sjælland, Danimarca, mentre l’opposto vale per il FV. La Danimarca vince a mani basse grazie ai forti venti e alla ridotta popolazione (5 milioni di abitanti), mentre la Spagna si colloca al secondo garantendo quasi 1400 kWh rinnovabili all’anno a ciascuno dei suoi 47 milioni di abitanti. La Germania (80 milioni) è a 1070 kWh/ab e l’Italia si colloca buona settima dopo le buone performance di Portogallo, Svezia e Irlanda (chi l’avrebbe detto?).

Se il FV italiano non fosse stato ammazzato a inizio 2012 dagli incompetenti burocrati Monti e Passera (1) oggi potremmo essere tranquillamente al quarto posto, insidiando la posizione della Germania. Ma ahimè, questo non sembra importare molto a quasi nessuno. E’ interessante osservare che tra i primi 10 paesi del pianeta per energia rinnovabile pro capite 8 sono europei e tra questi sono rappresentati tutti i “famigerati PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Gracia, Spagna). Vuoi vedere che prima o poi i PIIGS avranno la loro rivincita?

(1) Passera riteneva che riducendo gli incentivi si sarebbero comunque installati da 2 a 3 GW all’anno di FV, mentre in realtà mel 2013 è stato installato solo poco più di 1 GW (un po’ di più nel 2012, ma c’era ancora la coda del quarto conto energia)

 

Fonte: ecoblog

Acque reflue urbane, la raccolta migliora in Europa, ma con troppe differenze da un Paese all’altro

Il 91% del carico inquinante proveniente dalle grandi città dell’UE beneficia di un trattamento più rigoroso, con un notevole miglioramento rispetto al 77% del 2008. Eppure, solo 11 delle 27 capitali sono dotate di un adeguato sistema di raccolta e di trattamento, nonostante l’obbligo risalga a vent’anni fa375908

Migliora, secondo i dati diffusi dall’Unione europea, ilsistema del trattamento delle acque reflue delle città europee, anche se rimangono differenze significative fra i diversi paesi. Nel periodo 2009/2010, il tasso di raccolta risulta molto elevato, con 15 Stati membri che raccolgono il 100% del loro carico inquinante totale. Tutti hanno mantenuto o migliorato i risultati già ottenuti, sebbene il tasso di conformità sia tuttora inferiore al 30% in Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia e Slovenia. I tassi di conformità per il trattamento secondario sono in media pari all’82%, con un aumento di 4 punti rispetto alla relazione precedente. I tassi di conformità per il trattamento più rigoroso destinato a contrastare l’eutrofizzazione o ridurre l’inquinamento batteriologico che potrebbero avere ripercussioni sulla salute umana, sono, complessivamente, pari al 77%. L’Austria, la Germania, la Grecia e la Finlandia registrano una percentuale di conformità del 100%. La maggior parte (91%) del carico inquinante proveniente dalle grandi città dell’Unione europea beneficia di un trattamento più rigoroso, e ciò costituisce un notevole miglioramento rispetto alla situazione descritta nella relazione precedente (77%). Ma in un allegato della relazione, in cui si confronta la situazione delle 27 capitali europee, si lancia un monito: solo 11 delle 27 città sono dotate di un adeguato sistema di raccolta e di trattamento, nonostante il fatto che le norme siano state fissate piu’ di 20 anni fa (nel 1991).
Nel periodo 2007/2013, l’Ue ha contribuito a migliorare la situazione con fondi per 14,3 miliardi. Il migliore trattamento delle acque reflue e la minor quantità di scarichi di acque reflue non trattate nell’ambiente hanno consentito di migliorare la qualità delle acque di balneazione: se all’inizio degli anni’ 90, solo il 60% circa dei siti di balneazione vantava acque di qualità eccellente, oggi la quota e’ aumentata al 78%. Janez Potočnik, Commissario per l’Ambiente, ha dichiarato: “Il trattamento delle acque reflue è un test fondamentale per la società: Eliminiamo i rifiuti che produciamo o stiamo rovinando l’ambiente da cui dipendiamo? Sono soddisfatto di vedere che le tendenze vanno nella direzione giusta e sono lieto di constatare che l’azione della Commissione, che associa misure di sostegno finanziario a, se necessario, azioni legali, sta dando i suoi frutti a vantaggio dei cittadini europei”.
Leggi la relazione della Rappresentanza Italiana a Bruxelles

Fonte: eco dalle città