Topaz: attivata in California la centrale solare più grande del mondo

Un impianto fotovoltaico gigante, da 500MW di potenza e 9 milioni di pannelli solari installati su un’area di 25 km quadrati: è Topaz, la centrale solare più grande mai costruita fino ad ora. Appartiene a MidAmerican Solar ed è stata realizzata a San Luis Obispo County381267

Mancavano gli ultimi 40MW da allacciare per completare la rete di Topaz, la centrale solare più grande mai costruita fino ad ora, e l’azienda proprietaria (la MidAmerican Solar) prevedeva di concludere i lavori nel 2015. Con qualche mese d’anticipo rispetto ai piani, il mega impianto fotovoltaico è già stato attivato a San Luis Obispo County.  La centrale – che è costata circa 2,5 miliardi di sollari – servirà ad alimentare oltre 160.000 abitazioni, grazie ai suoi 9 milioni di pannelli fotovoltaici, che coprono una superficie di oltre 25 km quadrati.  Nonostante si tratti di una delle forme di energia più pulite al mondo, le dimensioni della struttura hanno sollevato diverse polemiche fra gli ambientalisti e le amministrazioni locali, preoccupati delle conseguenze dell’opera su fauna e flora circostanti. Alla fine l’impresa ha potuto portare a termine i lavori solo impegnandosi a garantire la rigenerazione del suolo a proprio carico al termine dell’attività lavorativa della centrale, che non potrà superare i 35 anni.

(Foto: popularlogistics.com)

Fonte: ecodallecitta.it

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Capri e la centrale Sippic, fra monopolio dell’energia e inquinamento

Inquinamento e costi elevati. L’autonomia energetica che nel 1903 era un fiore all’occhiello dell’isola campana rischia di diventare un serio problema, ambientale, sanitario ed economico. Oltre un secolo fa, precisamente nel 1903, Capri divenne autonoma dal punto di vista energetico, un primato che all’epoca venne salutato con orgoglio, ma a 111 anni dopo i nodi vengono al pettine e la centrale elettrica a gasolio gestita della Sippic è diventata un pesante fardello ambientale, sanitario ed economico. L’approvvigionamento della centrale avviene – come un secolo fa – con una nave che attracca nel porto di Capri una volta alla settimana: la centrale a gasolio è accusata dai residenti di inquinare e provocare tumori. In barba a ogni regola il gasolio viene stivato in serbatoi ubicati nel centro del paese e nel corso degli anni non sono mancate perdite che la Provincia ha dovuto bonificare. Nel 1980 il Piano Regolatore definì l’area della centrale come zona industriale, con un escamotage che, a tutt’oggi, fa sì che i controlli sull’inquinamento eseguiti da ASL e strutture competenti vengano inseriti nei parametri da quarta fascia, da zona industriale, quindi nella norma. Ma la centrale non si trova in una zona industriale, ma nel nucleo storico di Capri risalente al XII secolo. Tre anni fa ci fu persino un sequestro del Corpo Forestale per violazione del codice ambientale, ma il blocco avrebbe lasciato Capri al buio e, quindi, si è andati avanti come sempre. A questo si aggiunga che le linee aeree non rispettano i canoni paesaggistici e andrebbero sotterrate. Cinque anni fa si tentò di collegare l’isola alla rete elettrica nazionale: niente da fare, una serie di ricorsi al Tar da parte del gestore hanno bloccato tutto. In regime di monopolio Sippic è stata anche condannata dall’Authority per l’energia elettrica e gas a pagare una multa di 200mila euro. Prima di questa sanzione a un albergatore che aveva chiesto di passare da 30 a 100 kilowatt era arrivato un conto di 32mila euro, da allora gli allacci sono diventati meno esosi. Nella concessione alla Sippic erano previsti interventi sostitutivi in caso di inadempienza della stessa ai propri obblighi ed è su questa che il sindaco Giuseppe Gargiulo e i capresi sperano di sparigliare le carte e liberarsi da un monopolio energetico che fa male alla salute e al portafoglio.Immagine-620x340 (1)

Fonte:  Il Fatto Quotidiano

Foto | Youtube

Tirreno Power, sotto sequestro la centrale a carbone di Vado Ligure

La centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure è stata posta sotto sequestro dal Gip Fiorenza Giorgi della Procura di Savona poiché è mancato il sistema di monitoraggio dei camini

Per Fiorenza Giorgi giudice per le indagini preliminari il parere è stato positivo alla richiesta di sequestro dell’impianto di Vado Ligure. La richiesta è maturata dopo le verifiche compiute sia dalla Procura sia dal ministero per l’Ambiente e che avrebbero portato a valutare il mancato rispetto delle prescrizioni dell’AIA, ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale. Il Gip Giorgi ha spiegato che se le prescrizioni saranno messe in opera allora la centrale potrà ritornare in attività. Il provvedimento non prevede la chiusura di tutto l’impianto ma i due gruppi a carbone. La Tirreno Power è del gruppo Sorgenia nelle mani della famiglia De Benedetti.

Maria Grazia Midulla responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha commentato così:

Le centrali a carbone sono antistoriche, comportano emissioni di anidride carbonica superiori a qualsiasi altro impianto, fanno male alla salute. Il nostro Paese ha una overcapacity di produzione di energia elettrica che le impone, non solo le permette, di cominciare a chiudere le centrali più inquinanti. Invitiamo dunque l’azienda a prendere atto che la centrale di Vado Ligure è indifendibile, e a non riaprire i gruppi a carbone. Questa è l’occasione per pensare alla riconversione dei posti di lavoro verso l’efficienza energetica e le rinnovabili: ci auguriamo che sindacati , regione Liguria, azienda, ci pensino seriamente. Intanto Vado Ligure non deve riaprire e i progetti di ampliamento dell’uso del carbone non devono partire.

Io mi trovo assolutamente d’accordo con Daniela Patrucco quando chiede che certe situazioni, come quella di Vado Ligure, siano prevenute e non perseguite. Dunque ora sarebbe il caso di intervenire sulle altre 12 centrali a carbone ancora in attività chiudendole perché il carbone non è mai pulito.

Fonte: http://www.ecoblog.it

Il codice di esenzione 048 per contare i malati di cancro a Taranto, Brindisi e La Spezia

048 il codice di esenzione per i malati di cancro è stato usato dalle associazioni ambientaliste per contare i malati di tumore a Taranto. Questo sistema ora viene adottato anche in altre realtà inquinate150411789-594x350

Contare i malati di cancro per stabilire un nesso con le patologia causata dall’inquinamento ambientale. Ne scrivevo qualche giorno fa a proposito di Plan Cancer 3 lo studio francese che conta i malati di cancro come patologia professionale (amianto, interferenti endocrini, particolato ecc.). In Italia uno studio simile è forse S.E.N.T.I.E.R.I ma smentito proprio dal Governo. Ebbene a Taranto hanno trovato un sistema, semplice e empirico, ossia contare quante esenzioni ci sono per la patologia in questione, ovvero il cancro. Infatti il nostro SSN riconosce agli ammalati di cancro una speciale esenzione dai ticket sanitari identificata con il numero 048, che però prevede che duri 5 anni e che sia applicato anche a chi è guarito, in via di guarigione o si è appena ammalato. A Taranto ad esempio ci sono 8.916 codici 048 ovvero 1 ammalato di cancro ogni 18 abitanti e al quartiere Tamburi Paolo VI, Citta’ Vecchia e parte del Borgo, distretto sanitario 3, ossia proprio a ridosso dell’Ilva i codici 048 sembrano essersi concentrati essendocene 4328 per 78 mila abitanti. A Brindisi dove c’è la centrale termoelettrica Federico II considerata una delle 191 aziende più inquinanti in Europa hanno pure conteggiato i codici 048 scoprendo che nel 1998 erano 4.601, nel 1999 sono saluti a 4.994, nel 2000 ancora sono aumentati a 5.347 e nel 2006 erano 9.167 fino ai 10.025 del 2008 anno in cui risulta l’ultimo aggiornamento. Non va meglio a La Spezia dove c’è la centrale elettrica a carbone Enel E.Montale e i codici 048 qui sono stati contati dai medici. Spiega Marco Rivieri, presidente AIMPA-ISDE sezione della Spezia:

vi informiamo che a Spezia provincia contiamo, nel 2011, 12288 esenzioni per neoplasie (una ogni 17.8 abitanti) e che nel’area del Golfo (comune capoluogo, Lerici e Portovenere) tale rapporto raggiunge il ben più grave record rispetto ai quartieri peggiori di Taranto di 1 caso ogni 16.2 abitanti. Nel terzo distretto, Riviera-Val di Vara, il rapporto è 1 ogni 19.1 abitanti; nel secondo, Sarzana e limitrofi, 1 ogni 18.9 a dimostrazione ancora del peso dovuto ai vari fattori incidenti: urbanizzazione, trasporti, CTE, porto. Questo per chi ancora punta il dito sugli stili di vita individuali o si permette di dire “a Taranto evidentemente ci sono più fumatori”.

A differenza del Registro tumori che invece registra i nuovi ammalati con i codice 048 si ha l’esatto numero degli ammalati di cancro in vita che devono seguire cure o controlli. Per Alessandro Marescotti che con PeaceLink ha individuato questo sistema di conteggio si è alla stima per difetto. In verità a Taranto, come rileva il puntuale inchiostro verde, sanno molto bene come stanno le cose almeno nel triennio 2006-2007-2008. In effetti il codice 048 però non dice esattamente le persone di quale tipo di tumore si sono ammalate, come nota Gianmario Leone :

Vuoi perché nell’elenco degli esenti del ticket “048” rientrano anche i pazienti a cui è stata diagnosticata una presenza di carcinoma (non dal medico di base, ma dopo accurata visita medica e specialistica, il tutto poi passa dal distretto sanitario che ha l’ultima parola) oltre che coloro i quali hanno superato, per il momento, la battaglia con il “male”.Qui si è unicamente contestata la metodologia che ha seguito l’associazione Peacelink nel diffondere quel dato: secondo il nostro modesto parere, sarebbe stato meglio contattare prima la ASL, fosse anche soltanto per ottenere delucidazioni in merito e fornire un’informazione più completa ai mass media ed alla cittadinanza. Le cause ambientali restano sottostimate per le patologie tumorali; i casi di tumore sono in ascesa e i numeri lo confermano, da qualunque parte siano letti. Resta evidente che è necessario iniziare a fare qualcosa.

Fonte:  PeaceLink, Città della Spezia, Inchiostro verde

 

Da Fukushima 300 tonnellate al giorno di acqua contaminata nel Pacifico, la stima ufficiale

Il governo Giapponese ha reso noto che ogni giorno, da due anni, dalla centrale di Fukushima Daiichi finiscono in mare 300 tonnellate pari a 300000 litri di acqua contaminatacontaminazione-fukushima-620x350

Ebbene quel che si temeva è accaduto, l’incidente di Fukushima Daichi non è mai stato sotto il controllo della TEPCO. Ogni giorno, da quell’11 marzo 2011, data del terremoto e dello tsunami poi, sono stati sversati in mare ogni santo giorno 300 tonnellate di acqua contaminata da vari elementi radioattivi, tra cui lo stronzio. TEPCO sebbene sapesse ha sempre taciuto minimizzando al mondo il problema, probabilmente nel goffo tentativo di nascondere la sua imperizia e fors’anche di tenere in piedi la lobby del nucleare. Il premier del Giappone Shinzo Abe, nuclearista convinto, si è impegnato oggi a sostenere con gli sforzi del governo la perdita di acque radioattive nell’Oceano Pacifico per cui è stata dichiarata l’emergenza dalla RNA e ha ordinato al ministro dell’Economia, Commercio e Industria di agire con urgenza. Le perdite sono state stimate pari a 300 litri di acqua altamente contaminata da elementi radioattivi che si versa nell’oceano Pacifico ogni giorno. Secondo il governo anche se la TEPCO, la società che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima Daiich,i prende tutte le misure necessarie per accelerare la decontaminazione del sito occorreranno almeno 40 anni e più di 8 miliardi di euro. Secondo un responsabile del ministero per l’Industria si inizieranno a pompare le acque sotterranee per limitare le perdite con l’obiettivo di ridurre quei 300 litri quotidiani giorno per giorno. Ma probabilmente questo obiettivo non sarà facile da raggiungere poiché già era stato dichiarato che la capacità di pompaggio si fermava a 240 litri al giorno. Appena sabato scorso il quotidiano giapponese Asahi Shimbun aveva reso noto che le acque della falde sotto la centrale stavano risalendo rapidamente e che entro tre settimane sarebbero esondate. TEPCO aveva reso immediatamente noto che era pronta a progettare muri di contenimento in cemento che purtroppo però sarebbero inutili avendo il livello delle acque già superato la possibile altezza. La soluzione immediata adottata da Tepco consiste nell’iniettare nel suolo sostanze che lo rendano più solido per impedire che l’acqua appunto fuoriesca, ma non si crede molto in questa possibilità.

Fonte: Les Echos