Israele, in un solo mese ridotto dell’80% il consumo di sacchetti di plastica monouso

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Dal 1° gennaio 2017 Israele ha messo al bando i sacchetti in plastica monouso di spessore inferiore ai 20 micron e tassando quelli fino ai 50. Secondo Channel 2 in un mese la riduzione è dell’80% .

Dal 1° gennaio 2017 anche in Israele è cominciato la lotta ai sacchetti di plastica monouso. La nuova legge prevede la messa al bando (vendita e cessione ai clienti, ndr) dei sacchetti in plastica inferiori ai 20 micron nei grandi supermercati e una tassa di 10 agorot (pari a 0,02 centesimi di euro) per tutti i sacchetti ceduti ai clienti di spessore compreso dai 20 ai 50 micron. Obbligando i supermercati ad inserire nello scontrino in numero di borse. Inoltre i supermercati dovranno presentare una relazione trimestrale al Ministero dell’Ambiente specificando il numero di borse vendute, e versando i denari raccolti con la nuova tassa. Inoltre fino allo scorso 17 gennaio in tutti i supermercati la legge prevedeva una distribuzione gratuita per i clienti di borse riutilizzabili. Secondo il canale di informazione israeliano Channel 2, nel primo mese di applicazione della nuova legge c’è già stata una riduzione dell’80% dell’uso dei sacchetti di plastica nei grandi supermercati. Rispetto alle legislazioni più severe, come quelle italiana e francese, sulla messa al bando dei sacchetti in plastica, la legge israeliana riguarda esclusivamente i i grandi supermercati e non prende in considerazione (nemmeno prevedendola durante il periodo di distribuzione gratuita) l’esistenza dei sacchetti in bioplastica compostabile.

Alcuni dati sui sacchetti in Israele

Prima dell’entrata in vigore della nuova legge, il Ministeri dell’Ambiente israeliano è stato protagonista di una massiccia campagna d’informazione sui problemi ambientali creati dai sacchetti di plastica monouso, snocciolando e diffondendo alcuni dati che, a quanto pare, hanno fatto effetto sulla popolazione. Secondo il ministero il consumo annuo totale di sacchetti di plastica monouso nei supermercati israeliani è di 2,7 miliardi di sacchetti. Ogni israeliano consuma mediamente 325 sacchetti all’anno mentre i consumo medio per famiglia è di 1.200 borse. Dal punto di vista ambientale 1/4 di tutti i sacchetti di plastica vengono gettati via immediatamente dopo l’uso, costituendo il 25% del volume dei rifiuti e il 10% del loro peso pari a 15.000 tonnellate. E come recita il sito del ministero: “Questo è uguale al peso di 3.000 elefanti asiatici!” Infine il consumo di tutti i tipi di sacchetti in plastica in Israele è stato stimato nel 2016 in 5 miliardi di sacchetti.

Fonte: ecodallecitta.it

Disastro ambientale in Israele: milioni di litri di greggio nella riserva di Evrona

In seguito all’incidente si è creato un fiume di greggio della lunghezza di 7 chilometri. Conseguenze anche in Giordania. Ci vorranno anni perché il disastro avvenuto in Israele la scorsa settimana possa essere normalizzato: milioni di litri di greggio sono fuoriusciti da un oleodotto nel deserto dell’Aravà causando uno dei maggiori disastri ambientali mai avvenuti in territorio israeliano. A causa dell’incidente alle tubature dell’oleodotto si è creato un fiume di greggio lungo 7 chilometri nella riserva naturale di Evrona, in una regione nota per ospitare una folta popolazione di cervi. Da giorni pompieri, polizia, squadre di emergenza e protezione civile sono impegnati per contenere il disastro causato da un incidente avvenuto durante i lavori per la costruzione del nuovo aeroporto di Timna, nel sud del Paese. La fuoriuscita di greggio, avvenuto nei pressi del kibbutz Keturà, è stata stoppata chiudendo l’oleodotto a monte della dispersione, ma l’intervento è stato effettuato solamente due ore dopo l’incidente quando diversi milioni di litri di greggio erano ormai dispersi nel terreno. L’oleodotto nel quale è avvenuto l’incidente collega le città di Ashkelon ed Eilat e fu aperto negli anni Sessanta per consentire al petrolio iraniano di arrivare sul Mediterraneo, per essere venduto sui mercati europei. Il Ministero della Protezione dell’ambiente israeliano ha avviato un’inchiesta che dovrà chiarire, oltre alle cause del disastro, quelle del ritardo nelle operazioni di tamponamento e il clamoroso errore nella prevenzione dell’incidente. Il disastro ambientale ha avuto conseguenze anche in Giordania, dove 80 persone sono state ricoverate per problemi respiratori conseguenti all’inalazione dei fumi nocivi.israele

Fonte:  La Stampa

© Foto Getty Images

Uranio impoverito: dai Balcani a Israele un dramma da nascondere

Israele usa uranio impoverito a Damasco, incurante delle conseguenze. Che sono sotto gli occhi di tutti: in Italia, nei Balcani e sui principali teatri di guerra dell’ultimo ventennio29734502-586x409

Secondo fonti governative siriane citate da Russia Today, sabato 5 maggio, durante un raid contro un centro di ricerca militare a nord di Damasco, l’esercito di Israele avrebbe utilizzato proiettili con uranio impoverito. Durante un’esplosione i testimoni avrebbero notato un fungo di fuoco color oro che dimostrerebbe l’utilizzo d’uranio impoverito. Dopo la Guerra del Golfo, i conflitti in Somalia, in IraqAfghanistan e nei Balcani l’uranio impoverito, la scoria che diventa risorsa e, dunque, il costo che diventa guadagno resta sulla scena, provocando disastri ambientali e portando con sé morte e malattie che si trasmettono di padre in figlio. In Italia queste storie hanno il silenziatore, specialmente sui media mainstream. Noi di Ecoblog cerchiamo di monitorare la situazione, di capire cosa accade nei poligoni di Torre Veneri e di Salto di Quirra e in quali accidentati percorsi siano costretti a muoversi i nostri militari ammalatisi nelle cosiddette “missioni di pace”. La rivista epidemiologica Mutagenesis, edita dall’Università di Oxford, ha pubblicato una ricerca condotta da Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri su 75 bambini di Sarroch, in Sardegna. I risultati hanno evidenziato come la prossimità al polo industriale ma soprattutto al poligono interforze di Teulada dove sono state utilizzate senza controllo armi all’uranio impoverito provochi “incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”. I risultati, purtroppo, sono simili a quelli ottenuti nelle indagini condotte in prossimità della centrale termica di Taichung e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia. L’utilizzo dell’uranio impoverito nelle guerre combattute in Bosnia,ErzegovinaKosovo Metohija è un’altra situazione “silenziata” dai media. Neoplasie maligne, tumori alla tiroide, tumori alle gonadi e linfomi di Hodgkin si sono moltiplicati nell’area balcanica e veicolati dal liquido seminale sono stati tramandati di generazione in generazione. Il caso di Nicolina Petkovic – nata senza i bulbi oculari da genitori “contaminati” durante i bombardamenti di Metohija – non è, purtroppo, isolato. Solamente in territorio serbo sono stati scaricati (secondo l’Associazione della Serbia per la lotta ai tumori) circa 15 milioni di tonnellate d’uranio impoverito, materiale che è cancerogeno anche in piccole quantità e causa di mutazioni genetiche. Nell’ultimo decennio l’aumento delle morti per effetti di queste malattie è stato del 180%. I tempi di latenza prima che la malattia esploda vanno dai sette anni e mezzo della leucemia ai quindici dei carcinomi al seno, all’utero e ai polmoni. E le mutazioni non interessano solo l’uomo ma anche animali come volpi, lupi, cani e gatti presenti nelle aree bombardate. Un’eredità pesantissima che presenta il conto a quindici, venti anni di distanza. Israele ipoteca il futuro della Siria, con l’inspiegabile follia di chi sa benissimo che basterà un refolo di vento per portare quella stessa morte a casa sua.

Fonte: Rinascita