Viaggiare è un bisogno profondo che ci lega alla Natura

Ispirazione, scoperta interiore, riconnessione con l’ambiente naturale, fascino dell’esotico e valorizzazione del territorio in cui viviamo. Sono questi i cardini dell’esperienza di viaggio che ci racconta in questa intervista Luca Vivan, travel blogger e Inspirational Travel Designer. Nomade atipico, perennemente in bilico fra il fascino di loghi lontani e la magia delle montagne friulane, sua terra d’origine, seguendo il filo rosso di un nuovo approccio al viaggio e alla scoperta: «Il viaggio deve diventare sempre più centrato sull’individuo, che va ascoltato e compreso, per indirizzarlo sul sentiero che gli appartiene davvero». Con Luca Vivan, Inspirational Travel Designer e curatore di un blog che parla di turismo ed ecologia, abbiamo provato a capire come e perché sta cambiando il modo di viaggiare. vivan2

Secondo te come deve essere un viaggio per offrire un’ispirazione?

Ogni viaggio può essere fonte di ispirazione, anche la semplice passeggiata nel parco dietro casa. Il punto non è secondo me la destinazione da raggiungere ma il modo in cui noi affrontiamo il viaggio. Siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa dagli altri, a credere che se incontreremo una persona che consideriamo migliore di noi, diventeremo migliori a nostra volta. Forse noi siamo già migliori, dobbiamo solo darci l’opportunità di far emergere chi siamo veramente. Dietro un viaggio che ha lo scopo di offrirci un’ispirazione ci siamo sempre noi e la nostra maggiore o minore apertura. Il bello dei viaggi ispirazionali non sta più nella delega della nostra felicità a una struttura, un pacchetto turistico o una meta, quanto nella nostra capacità di metterci in cammino e trovare la strada che fa per noi.

Come sta cambiando il modo di viaggiare secondo te?

Come specie stiamo lentamente comprendendo che abbiamo dei bisogni profondi, quello di stare bene assieme ai nostri simili, quello di riconnetterci alla nostra natura profonda e a quella che ci circonda, quello di capire cosa vogliamo fare nella nostra vita. Il marketing evoluto sa bene che dietro l’ultimo modello di smartphone non c’è solo il bisogno di avere più memoria o una macchina fotografica migliore, ma che ogni acquisto importante si collega a dei bisogni che spesso noi stessi fatichiamo a riconoscere. Un viaggio in solitaria attorno al mondo o un trekking sulle Dolomiti rispondono ad esempio al nostro bisogno di crescita personale o a quello di scaricare le tensioni accumulate e di ricaricarci. Continuare a vendere letti, piatti da mangiare ed escursioni di gruppo tutte uguali anche se fatte in Brasile o in Norvegia, non ha più senso. Il viaggio deve diventare sempre più centrato sull’individuo, che va ascoltato e compreso, per indirizzarlo sul sentiero che gli appartiene davvero. Inutile aggiungere che tra i bisogni ormai diventati primari, c’è quello di sentirsi di nuovo legati intimamente alla terra. Per secoli abbiamo creduto che ciò che era fuori di noi fosse costituito di oggetti da manipolare a nostro piacimento, senza grosse conseguenze, se non in termini puramente economici. Ora sempre più viaggiatori vogliono tornare a sentirsi di nuovo a casa nel pianeta Terra, agendo in modo consapevole, rispettando l’ambiente e chi in esso vive, esseri umani, animali e piante.vivan3

Spesso si immagina il viaggio “che cambia la vita” come un’avventura in luoghi esotici e lontani… Forse stiamo sottovalutando il territorio in cui viviamo?

Il viaggio ha qualcosa di magico: spostandoci fisicamente, cambiando paesaggi, climi e culture costringiamo anche la nostra psiche a mutare. Viene quindi naturale pensare che andando qualche mese dall’altra parte del mondo la pressione al cambiamento sarà maggiore rispetto a un viaggio dietro casa. Per me è stato così, andando in Brasile, in Australia o in Asia. Questi viaggi sono stati una rottura con alcuni miei schemi di comportamento ma poi, il vero cambiamento è avvenuto e avviene tutt’ora qui, una volta tornato in Friuli. Dopo aver attraversato gli Oceani mi sono reso conto che anche i monti che vedo aprendo la finestra possono donare molto. Tante intuizioni mi sono venute camminando nel bosco dietro casa e su questo non penso di essere un pioniere. Credo che non possiamo essere veramente abitanti del mondo (la parola cittadini va superata) se non cominciamo a dare valore a ciò che esiste attorno a noi e di cui in qualche modo siamo custodi. Altrimenti, il viaggio rischia di diventare solo l’ennesima forma di consumo e di fuga da noi stessi. Inutile anche pensare di attrarre viaggiatori nei nostri territori, seguendo il ritornello “in Italia potremmo vivere solo di turismo”, se non abbiamo un vincolo profondo di rispetto con il terreno dove poggiano le nostre radici.

Raccontaci com’è andato il Ciucoraduno, di cui sei fra i promotori.

Il Ciuco Raduno è una grande festa, che si può riassumere nell’espressione “semplicità delle cose complesse”. È un evento che va raccontato nei piccoli momenti: un asinaro che spiega come toccare l’asino a un bambino timido, i cui occhi poi si riempiono di gioia; il primo compleanno di una ciuchina di nome Fata, festeggiato da tanti bambini con i cappelli con le orecchie a forma di asino; un migliaio di persone che se ne stanno all’aria aperta rilassandosi in compagnia. La semplicità di questi esempi può avere un effetto dirompente in un mondo in cui crediamo che bisogna avere molte cose per essere felici. Il Ciuco Raduno ha avuto il grande pregio di portare tutti noi, organizzatori o visitatori, con i piedi per terra, per godere delle piccole cose, come può essere l’affetto che può dare un asino, che in verità, quando le osserviamo bene, sono sempre grandi. Devo ringraziare la Compagnia degli Asinelli e la gestione del Parco Rurale di San Floriano, per l’opportunità che ha dato a noi tutti, di vivere una parte del territorio del Friuli in modo sostenibile, sostenibile soprattutto per le nostre menti e per i nostri cuori.vivan1

Hai seguito il corso di Inspirational Travel Designer proposto dai nostri amici di Destinazione Umana: come mai hai deciso di farlo e quali sono i tuoi obiettivi?

A molti appaio spesso come una persona molto razionale ma dietro questa corazza c’è un animo sensibile, che quando trova ciò che fa vibrare le sue corde si infiamma di entusiasmo. Seguo Destinazione Umana da quando è nata, perché i suoi valori sono in piena risonanza con i miei. Entrambi infatti parliamo di un modo di viaggiare consapevole negli stili di vita e nell’approccio. Seguire il loro primo corso per diventare Inspirational Travel Designer mi è parso quindi una naturale conseguenza, per portare il mio lavoro di blogger che parla di viaggi a un livello superiore, per passare dalla teoria alla pratica. Insieme a Destinazione Umana voglio legare i bisogni di crescita personale di un numero sempre più grande di persone con gli stimoli che offrono i territori, voglio in un certo senso unire l’interno con l’esterno. Per questo sto organizzando una serie di seminari sull’uso della voce, sulle simbologie sempre attuali delle fiabe o dell’Antico Egitto tra le montagne del Friuli e del Veneto, collaborando con strutture ricettive che hanno una filosofia affine alla mia e confidando nella capacità della natura di alleggerire il cammino di ogni giorno. Sono solo agli inizi ma sono convinto che questo nuovo percorso mi porterà lontano.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/viaggiare-bisogno-profondo-natura/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Permacultura, la mia fonte di ispirazione

Intervista a Francesco Rosso, ideatore e amministratore della Fattoria dell’Autosufficienza. Abbiamo incontrato Francesco Rosso ideatore del progetto Fattoria dell’Autosufficienza che ci ha raccontato com’è nata l’idea di questo progetto di ecologia applicata e quali sono state le sue fonti, teoriche e pratiche, di ispirazione. Nel 2009 i terreni della Fattoria erano abbandonati da anni. Oggi coltiviamo grani antichi, abbiamo recintato gran parte dei terreni coltivabili, abbiamo diversi orti (alcuni sinergici) con patate e ortaggi, una serra, un frutteto di piante antiche, un po’ di animali da cortile e in questi giorni stiamo partendo con piante aromatiche e medicinali

Come è nata l’idea della Fattoria dell’Autosufficienza?

Quando acquistai nel 2009 i terreni che sono diventati La Fattoria dell’Autosufficienza non avevo per nulla le idee chiare e soprattutto non sapevo neanche che esistesse qualcosa che potesse esprimere la mia idea di gestione del territorio.

La mia attività principale consisteva, e tutt’ora consiste, nel vendere libri online. Nel mio magazzino ogni giorno passano migliaia di libri e un giorno mi capitò fra le mani Introduzione alla Permacultura di Bill Mollison. Il libro mi sembrava interessante così lo portai a casa e dopo aver letto le prime dieci pagine sapevo già che non avrei potuto fare a meno di terminarlo nel più breve tempo possibile. Nel libro trovai i riferimenti dell’Accademia Italiana di Permacultura e mi iscrissi al primo corso intensivo disponibile che si tenne in Piemonte a Berzano in una comunità.  Ebbi la conferma che la Permacultura, ossia creare insediamenti umani sostenibili nel tempo, sarebbe stato il mio percorso. La formazione dell’Accademia Italiana di Permacultura prevede due anni di apprendistato attivo, la presentazione del progetto all’assemblea e ilpermacultura2

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conseguimento del titolo di insegnante di progettazione in permacultura. Ho deciso di non seguire questo percorso perché ritengo che una lunga esperienza pratica sia indispensabile prima di poter insegnare e questi quattro anni ne sono stati la testimonianza: la natura non si lascia ingabbiare così facilmente nelle teorie. In seguito ho fatto diversi corsi e ho letto tanti testi al fine di ampliare le mie conoscenze.

Quali corsi ti senti di consigliare?

I corsi più memorabili sono stati quello fatto con l’Associazione PAEA all’EUZ in Germania (Centro per l’Energia e l’Ambiente di Springe); il Corso di Agricoltura Sinergica fatto con Alessio Mancini; l’Enertour organizzato dalla Provincia di Bolzano; una settimana a realizzare palline d’argilla (metodo Fukuoka) dal Panos Manikis in Grecia. Il più importante è stato un corso che abbiamo organizzato noi stessi come Fattoria dell’Autosufficienza da Sepp Holzer, al Krametherof in Austria, in assoluto il più bell’esempio di Permacultura che abbia mai visto.

Quali libri ti hanno maggiormente ispirato?

A parte Introduzione alla permacultura, che ho già menzionato, e ovviamente il libro di Sepp Holzer Guida pratica alla permacultura, mi sono piaciuti tantissimo anche i libri di Masanobu Fukuoka La rivoluzione del filo di paglia e La rivoluzione di Dio, della Natura e dell’Uomo. Poi ci sono anche bellissimi documentari come Home di Yann Arthus Bertrand e Una Fattoria per il futuro di Rebecca Hosking che inevitabilmente ti lasciano un segno. L’elenco potrebbe continuare e sarebbe molto lungo!

A che punto è il progetto?

Direi che siamo al cinque per cento del progetto. Come dicevo, la natura non si lascia esprimere facilmente nelle teorie e imparare la natura è qualcosa di veramente complesso che richiede tantissimo tempo. In questi anni di “esperienza” ho fatto molti errori e da questi ho imparato tanto: l’apprendimento sul campo, facendo, con le mani non ha eguali ma richiede il rispetto dei propri ritmi suoi. Nel 2009 i terreni della Fattoria erano abbandonati da anni. Oggi coltiviamo grani antichi, abbiamo recintato gran parte dei terreni coltivabili, abbiamo diversi orti (alcuni sinergici) con patate e ortaggi, una serra, un frutteto di piante antiche, un po’ di animali da cortile e in questi giorni stiamo partendo con piante aromatiche e medicinali. Tutto con certificazione biologica. La parte sulla quale procediamo più a rilento è la ristrutturazione dei ruderi che richiede un grosso sforzo economico. Quest’anno abbiamo finalmente iniziato a ristrutturare la casa in sasso che sarà adibita ad Agriturismo Bioecologico.

È possibile partecipare alle attività della Fattoria dell’Autosufficienza?

Per partecipare alle attività della Fattoria ci vuole un po’ di spirito di adattamento, in quanto le strutture a disposizione sono provvisorie. Si vive sempre all’aperto e per questo facciamo attività solo in estate. È possibile partecipare ai nostri corsi. Quest’estate avremo solo tre corsi per via del cantiere in corso. A luglio un corso di Autocostruzione di pannelli fotovoltaici, ad agosto il corso di Progettazione in permacultura e a settembre il corso di Food Forest.  Si può anche partecipare come Wwoofer, una formula di scambio culturale gestita dall’associazione Wwoof Italia in cui, in cambio di vitto e alloggio, si dedica il proprio tempo e il proprio lavoro all’attività agricola imparando quello che si fa in Fattoria.permacultura1

Fonte: viviconsapevole.it