Trasporto pubblico locale pagato dalle compagnie aeree?

Coprire il buco da 120 milioni di euro che mancano al trasporto pubblico piemontese per il 2013 con l’imposta sull’inquinamento acustico prodotto dagli aerei è tecnicamente possibile? Sarebbe sufficiente a sanare il sistema? Vediamo cosa c’è dietro alla proposta lanciata al Presidente Cota374448

Coprire il buco da 120 milioni di euro che mancano al trasporto pubblico piemontese per il 2013 con una tassa aerea: la proposta, ripresa da diversi giornali, arriva da due deputati del PD, Cristina Bargero e Massimo Fiorio, che hanno firmato questa proposta, diffusa tramite comunicato: “Una tassa di scopo sugli spostamenti aerei per finanziare il trasporto pubblico locale su ferro e gomma. Altre Regioni, come il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno già applicato questa imposta, riuscendo a recuperare risorse che potranno essere utilizzate per promuovere migliori standard di qualità. Non va poi dimenticato che la finalità di questa imposta è ambientale: mira infatti ad una compensazione dei danni provocati dalle emissione inquinanti legate al trasporto aereo. Molti cittadini piemontesi stanno già subendo i pesanti disagi provocati dal traffico aereo di Malpensa, senza però usufruire delle compensazioni economiche di cui già beneficiano invece i lombardi”.L’imposta a cui fanno riferimento i due deputati è l’Iresa (Imposta Regionale Emissioni Sonore Aeromobili), varata per la prima volta nel 2001 e – è il caso di dirlo – di fatto mai decollata. A dicembre 2012 la Conferenza delle Regioni ha cercato di disciplinare e uniformare su tutto il territorio, per evitare discriminazioni e concorrenza fra scali vicini ma divisi dal confine. L’applicazione delle direttive – da recepire nelle singole Regioni entro sei mesi – era prevista a partire dal 1° gennaio 2013, ma pare non ci sia verso di liberarsi dell’applicazione a macchia di leopardo. Il provvedimento ha trovato l’ok in Lazio Lombardia, mentre l’Emilia Romagna ne ha rimandato di un anno l’entrata in vigore. Il Veneto ha sospeso il provvedimento, il Piemonte non lo applica. Non c’è uniformità nemmeno nella destinazione dei tributi riscossi: in Emilia-Romagna dovrebbero essere destinati per il 50% a fini ecologici, mentre il Lazio sarebbe intenzionato a destinarne il 90% alla sanità. Per ora nessuna Regione ha mai finanziato il proprio trasporto pubblico locale, ma sulla carta, secondo i due deputati nulla lo impedirebbe.
“Il senso della nostra proposta è quello di incitare il governatore Cota ad esplorare questa strada – ci spiega Massimo Fiorio al telefono – non intendevamo dire che l’Emilia e le altre regioni abbiano risolto così il problema del TPL. Non conosciamo nemmeno esattamente l’ammontare di questi gettiti, e quindi le possibilità effettive di recupero. Ma sappiamo che questa possibilità esiste, e allora perché non prenderla in considerazione come tassa di scopo: il disagio creato dal traffico aereo ce l’abbiamo anche in Piemonte”.

Una tassa che sarebbe davvero in grado di sanare il gap dei 120 milioni di euro?(Solo per il 2013 fra l’altro). L’applicazione delle tariffe è stata regolata dalla Conferenza delle Regioni sulla base della classe di appartenenza dell’aereo in questione (vedi allegato): quelli privi di certificazione acustica o con certificazione acustica insufficiente pagheranno ovviamente il tributo più alto, calcolato con una formula che tiene conto anche del peso massimo dell’aeromobile al decollo. (MTOW, maximum takeoff weight). Facciamo un esempio: poniamo un peso massimo al decollo di 440 tonnellate (che è quello raggiunto da un aereo di linea Boeing 747). Applicando le formule di calcolo più severe dell’Iresa si raggiunge una tariffa di circa 1100 euro a tratta. Ma stiamo parlando appunto della tariffa più alta applicabile. Rifacendo il calcolo nelle condizioni migliori (veicolo dello stesso peso in classe più alta) l’imposta scenderebbe a poco più di 40 euro. Ora, nel 2012 l’aeroporto di Caselle ha registrato complessivamente 51.773 “movimenti” (tra decolli e atterraggi). L’importo massimo ricavabile, nel “migliore” dei casi – cioè se per assurdo tutti i voli fossero effettuati da aerei di classe acustica più bassa – sarebbe di 56.950.300 euro: la metà della somma necessaria.
“Sicuramente l’imposta non basta a compensare interamente il buco ma è un contributo su cui ragionare in termini di autonomia del settore dei trasporti – spiega Fiorio – E’ stato lo stesso Governatore a parlare della necessità di diventare autosufficienti. E allora perché non muoversi anche in questa direzione, visto che sempre di trasporti si tratta”. La ragione potrebbe essere strategica: Torino sta investendo molto sull’aeroporto di Caselle, e introdurre la tassa ora potrebbe allontanare gli investimenti. “Ma si tratta di un tributo che va a compensazione di un disagio, che in termini di inquinamento ambientale paghiamo già. Non a caso abbiamo citato Malpensa. I piemontesi subiscono disagi le cui compensazioni toccano invece solo i lombardi. La competitività fra aeroporti non la possono pagare i cittadini”.

Fonte. Eco dalle città