I gruppi assicurativi cominciano a disinvestire dal carbone

È uscito l’ultimo rapporto della rete Unfriend Coal sugli investimenti dei gruppi assicurativi nel carbone. I dati dicono che anche questi colossi stanno iniziando a disinvestire dai progetti e dalle infrastrutture che utilizzano questa fonte fossile terribilmente inquinante.

La rete Unfriend Coal ha diffuso il suo ultimo rapporto sugli investimenti delle compagnie assicurative nel comparto carbonifero. Il rapporto esamina e classifica le ventiquattro maggiori compagnie assicurative mondiali valutando le loro politiche in materia di investimenti, copertura dei rischi e altri aspetti legati all’azione climatica, con un focus sugli investimenti sul carbone. Per realizzare il report, la rete Unfriend Coal si è basata su informazioni disponibili pubblicamente e sulle risposte date dalle stesse società a un questionario. Ad oggi, diciannove marchi assicurativi, che in totale gestiscono asset per 6 mila miliardi di dollari, hanno iniziato a disinvestire dal carbone. Nel solo 2018, quattro dei più grandi gruppi assicurativi mondiali – ovvero Generali, Allianz, Axa e Zurich – hanno introdotto nuove restrizioni alla sottoscrizione di assicurazioni di progetti carboniferi. Generali, che nella precedente edizione del rapporto era risultata essere tra i peggiori marchi europei, migliora notevolmente la propria posizione, grazie alle nuove restrizioni approvate poche settimane fa, a seguito dell’intensa campagna di pressione condotta da Greenpeace e Re:Common. In materia di underwriting – ovvero la copertura dei rischi di progetti e società a carbone – c’è chi si distingue per aver adottato le policy più restrittive e quindi efficaci del settore, superate solamente da quella della Svizzera SwissRe.  Il limite principale, nel caso del Leone di Trieste, riguarda i clienti esistenti, come la Polacca PGE e la Ceca CEZ, a cui Generali continuerà a fornire il proprio supporto, almeno fino ad inizio 2019, quando la compagnia triestina deciderà se interrompere i propri rapporti commerciali con tali società carbonifere. Meno positivi i risultati sul lato investimenti, dato che Generali investe ancora nel settore del carbone in paesi come Polonia e Repubblica Ceca, offrendo così risorse finanziare alle società più inquinanti d’Europa.

«In questo scenario anche gli attori finanziari possono fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici e hanno il dovere di farlo», ha dichiarato Alessandro Runci di Re:Common.   «In Polonia ci sono alcuni degli impianti più inquinanti d’Europa, e sono quelli che chiediamo a Generali di abbandonare al più presto.»

Scarica il report

Fonte: ilcambiamento.it

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L’UE investe 98,2 milioni di euro per migliorare la qualità della vita degli europei

Una serie di nuovi progetti integrati LIFE aiuterà otto Stati membri ad applicare la legislazione in materia di ambiente e clima per affrontare sfide quali la carenza idrica, il cambiamento climatico, l’economia circolare e la perdita di biodiversità. I finanziamenti LIFE mobilizzeranno investimenti per altri due miliardi di euro, consentendo agli Stati membri di avvalersi di altri fondi europei, nazionali e privati.heading-newsletter-recupere-recupere

Per gli europei, l’ambiente è una faccenda seria, perché sono consapevoli che da esso dipende la qualità della loro vita. Secondo un recente sondaggio, i cittadini esprimono timori principalmente in merito alle conseguenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento atmosferico e dei rifiuti, il cui volume è sempre più ingente. In materia di ambiente e clima, l’Unione europea (UE) si è dotata di normative volte a tutelare la qualità della nostra vita, ma la loro effettiva applicazione può rappresentare una sfida per molti.

“Un euro erogato da LIFE è in grado di mobilizzare 20 euro da altre fonti di finanziamento. Oltre a questo incredibile effetto leva, i progetti integrati LIFE offrono una risposta diretta ai timori dei cittadini europei in merito alla qualità dell’aria e dell’acqua e alle conseguenze del cambiamento climatico.”

Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente

È qui che entrano in gioco i progetti integrati, finanziati nell’ambito del programma L IFE per l’ambiente e l’azione per il clima: tali iniziative, infatti, aiutano gli Stati membri ad applicare con efficacia la legislazione dell’UE relativamente a natura, acqua, aria, rifiuti e azione per il clima accrescendo l’impatto dei finanziamenti per piani sviluppati a diversi livelli e assicurandone il successo a lungo termine. Questo nuovo pacchetto di investimenti sostiene progetti in Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Lituania, Malta, Spagna e Svezia.

Conservazione della natura

I progetti correlati alla natura sono cinque, di cui uno danese che si occuperà di creare e collaudare incentivi volti ad aiutare gli agricoltori a gestire i propri terreni in modo più ecologico. L’obiettivo consiste nel rendere economicamente allettanti agli occhi degli agricoltori le attività di pascolo e raccolta di biomassa da aree naturali, grazie allo sviluppo di prodotti specializzati di alto valore, venduti a un prezzo più elevato. I progetti in Grecia, Lituania e Svezia coadiuveranno la realizzazione di una serie di azioni prioritarie a favore della conservazione. Le iniziative previste permetteranno alle autorità competenti di ampliare le proprie capacità di redazione e attuazione sia dei piani per la gestione dei siti che di quelli per le specie, ma saranno al contempo utili per integrare la conservazione della natura in altri settori, come la silvicoltura, l’agricoltura e il turismo. Un progetto francese di ampio respiro mapperà gli habitat marini attorno alla Francia e alla Corsica, garantendo una gestione efficace e trasparente delle aree marine protette a favore di chi dipende dal mare per vivere o ne usufruisce a fini ricreativi.

Una buona gestione dell’acqua

Nell’ambito della direttiva quadro sulle acque, agli Stati membri dell’UE è richiesta la preparazione di piani di gestione dei bacini fluviali che assicurino il buono stato di conservazione dei corpi idrici. A tale proposito, saranno due i nuovi progetti integrati a portare il proprio contributo. Uno è in corso a Malta, dove problematiche quali la carenza idrica, le scarse precipitazioni e l’elevata densità di popolazione rendono impegnativa la gestione delle risorse di acqua dolce. Questo progetto prevede audit idrici, investimenti in misure di trattamento dell’acqua e incentivi per un maggiore riutilizzo. Il bacino del Douro si trova a cavallo del confine fra Portogallo e Spagna. Un nuovo progetto integrato avviato in questa regione, spesso colpita dalla carenza idrica, garantirà una migliore governance delle risorse idriche e una maggiore partecipazione pubblica nella gestione dell’acqua. Poiché si tratta di una zona sensibile per quanto concerne il cambiamento climatico, questo bacino fluviale è a tutti gli effetti un indicatore dei mutamenti che potranno avvenire in futuro in Europa. Pertanto, il progetto può rivelarsi un vero e proprio laboratorio per testare l’adattamento della gestione delle risorse idriche.

I rifiuti sono una ricchezza

Le famiglie della regione francese Provenza-Alpi-Costa azzurra producono rifiuti in quantità significativamente superiore alla media nazionale. Il sostegno all’innovazione nella prevenzione e nella gestione dei rifiuti consentirà di ridurre di molto il conferimento in discarica, in linea con la legislazione dell’UE in materia. Inoltre, servirà a stimolare lo sviluppo dell’economia circolare nella regione.

Efficienza energetica e adattamento ai cambiamenti climatici

In Belgio, gli edifici residenziali sono per lo più vetusti, perciò richiedono il 70 % in più di energia rispetto alla media europea. Oltre a promuovere la collaborazione tra Fiandre e Vallonia, un nuovo progetto integrato aiuterà le due regioni ad adottare politiche di ristrutturazione e riqualificazione per incoraggiare l’efficienza energetica. L’iniziativa prevede la ristrutturazione di più di 8 500 abitazioni in cinque città, ma più in generale intende dare il la alla riqualificazione di tutti gli edifici esistenti in Belgio. Il progetto mira pertanto a offrire un contributo all’obiettivo di riduzione del 75‑80 % delle emissioni di gas a effetto serra e dell’uso di energia entro il 2050. Superando ogni divisione settoriale e coinvolgendo parti interessate chiave, un progetto avviato in Spagna, più precisamente in Navarra, fungerà da esempio per altre regioni che non sono ancora riuscite a mettere in atto la propria strategia in materia di adattamento ai cambiamenti climatici. Tra le azioni previste per aiutare questa regione a conseguire i propri obiettivi climatici entro il 2030 troviamo la realizzazione di indicatori per il monitoraggio del clima e di sistemi per l’allerta preventiva delle alluvioni fluviali e delle emergenze relative al trattamento delle acque reflue.

Dal 2014, anno della loro introduzione, sono stati avviati 25 progetti integrati da autorità competenti di 14 Stati membri, con azioni svolte in 18 paesi. Questi progetti stanno mobilizzando oltre 5 miliardi di euro in finanziamenti complementari stanziati da altri fondi europei, nazionali e privati affinché vengano attuate politiche in materia di ambiente e clima.

Per saperne di più

http://ec.europa.eu/environment/life/

fonte: https://ec.europa.eu/environment/efe/themes/funding-and-life/eu-invests-eur-982-million-improve-citizens-quality-life_it

 

Energie rinnovabili: aumentano gli investimenti e diminuiscono i costi

Aumentano gli investimenti nelle energie rinnovabili e diminuiscono i costi di produzione. Eolico e fotovoltaico, inoltre, già oggi sono competitivi con gas e carbone e lo saranno in misura sempre maggiore nei prossimi anni. Diminuiscono gli investimenti nel settore energetico nel mondo, ma aumentano quelli nelle energie rinnovabili, nelle reti elettriche e nell’efficienza energetica. È il punto centrale del World Energy Investment del 2016, il nuovo rapporto annuale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che indica un nuovo ri-orientamento in atto negli investimenti del settore energetico. Il Wei 2016 mette in evidenza come “nel 2015, gli investimenti totali nel settore energetico hanno raggiunto gli 1,8 trilioni di dollari, in calo dell’8% rispetto ai 2,0 trilioni di dollari nel 2014. Il sistema energetico sta subendo un ampio ri-orientamento verso l’energia low-carbon e l’efficienza, ma gli investimenti nelle principali tecnologie energetiche pulite devono essere ulteriormente estesi per mettere l’economia mondiale sulla strada della stabilizzazione climatica”.renewable_energy_enecyclopaedia_284

“Mentre la spesa per la renewable power capacity è stata piatta tra il 2011 e il 2015” sottolinea il rapporto “la produzione di elettricità dalla nuova capacità è aumentata di un terzo, riflettendo il rapido calo dei costi calo dei costi per le turbine eoliche e il solare fotovoltaico”. Gli investimenti totali nelle energie rinnovabili a livello mondiale ammontano ora a 313 miliardi di dollari, quasi il 20% della spesa totale in energia del 2015; le energie rinnovabili rappresentano così ora la più grande fonte di investimento energetico. Il più grande investitore mondiale del mondo nel settore dell’energia si conferma la Cina, con una spesa di 315 miliardi di dollari dovuta soprattutto all’impegno nella costruzione di centrali low-carbon e reti elettriche, ma anche all’attuazione di politiche per l’efficienza energetica. Crescono anche gli investimenti nell’efficienza energetica, che nel 2015 hanno segnato una crescita record del 6% annuo, incentivati anche da nuove politiche governative come gli standard minimi che riguardano una quota crescente di nuovi edifici, elettrodomestici e veicoli a motore.renewable-oil_10413

Secondo uno studio effettuato da Carbon Tracker, inoltre, “eolico e fotovoltaico già oggi sono competitivi con gas e carbone e lo saranno in misura sempre maggiore nei prossimi anni”. Lo studio sostiene che “le centrali elettriche a fossili costruite ora abbiano fattori di carico minori di quelli storici e una durata di vita utile più corta”, perché in un mondo che va verso la “decarbonizzazione” e in cui cresce la produzione da rinnovabili, le centrali a fonti fossili lavorano e lavoreranno sempre di meno e una loro futura estensione sarebbe improbabile. In linea generale, dai due studi, sta a noi vedere la misura del bicchiere: è ormai un dato di fatto che il futuro è sempre più all’insegna delle energie rinnovabili che di quelle fossili e questo per motivi che vanno anche oltre i due studi analizzati nell’articolo. Allo stesso tempo sembra ancora lungo il percorso per una produzione energetica sempre più sotto l’insegna delle rinnovabili. La strada è già segnata e speriamo di continuare a percorrerla, nel migliore dei modi. Ognuno di noi, con le proprie scelte, può contribuire a modificare il mercato dell’energia elettrica spostando la produzione verso le tecnologie rinnovabili e a basso impatto ambientale. In che modo? Informandosi e passando all’azione, scegliendo adesso di usare energia pulita.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/10/energie-rinnovabili-investimenti-diminuiscono-costi/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

Energie rinnovabili: investimenti record nel 2015

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Il 2015 ha fatto registrare il nuovo record degli investimenti nelle energie rinnovabili: 286 miliardi di dollari a livello globale contro i 278 miliardi che furono investiti nel 2011. Il dato proviene dal report Global Trends in Renewable Energy Investment 2016 dell’Unep (il programma ambientale dell’Onu) che sottolinea come, per la prima volta, gli investimenti nei Paesi in via di sviluppo abbiano superato quelli nelle nazioni sviluppate. Lo scorso anno gli investimenti nei paesi sviluppati sono aumentati dell’8% su base annua (130 miliardi di di dollari), mentre nei Paesi emergenti la crescita è stata più che doppia, con un +19% (156 miliardi di euro). La Cina ha investito 102,9 miliardi di dollari (+17%), l’India 10,2 miliardi di dollari (+22%) e il Sudafrica 4,5 miliardi (+329%). Sempre secondo il rapporto dell’Unep, l’Europa ha fatto registrare una sensibile diminuzione degli investimenti con un -21% e un movimento di 48,8 miliardi di dollari che rappresenta la cifra più bassa investita nelle fonti pulite negli ultimi nove anni.

Fonte:  Unep 

 

L’università di Stanford rimuove i suoi investimenti dalle aziende fossili

Dando ascolto alla campagna studentesca Fossil Free, il Senato Accademico a scelto di rimuovere la quota dei 18,7 miliardi di dollari del portafoglio fondi dalle aziende che estraggono e commerciano carbone, gas e petrolio. L’università di Stanford è il primo grande ateneo del pianeta ad avere deciso di disinvestire i propri fondi dalle aziende fossili. Appena un anno fa è partita la campagna Fossil Free, che si è subito diffusa tra tutti gli studenti americani e a cui hanno aderito le città di San Francisco e Seattle. «Stanford ha una responsabilità come un cittadino globale di promuovere la sostenibilità per il nostro pianeta e per questo lavoriamo intensamente nella ricerca e nei programmi educativi», ha detto presidente dell’Università John Hennessy. «Rimuovere i nostri investimenti dal carbone è un passo piccolo, ma costruttivo, mentre prosegue il lavoro per sviluppare soluzioni energetiche sostenibili e praticabili per il futuro.» Il Senato Accademico dell’Università ha così deciso disinvestire i propri fondi pensione impegnati in aziende che trattato combustibili fossili. Si tratta di una piccola percentuale di 18,7 miliardi di dollari del portafoglio dell’università, ma a detta degli amministratori rappresenta comunque una bella somma. L’Università di Stanford vanta tra i suoi docenti e ricercatori 31 premi Nobel (di fui 22 viventi); tra questi ricordiamo Stiglitz (economia, 2001), Shockley (fisica, 1956) e il più straordinario di tutti, Linus Pauling (chimica 1954 e pace 1962).

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Fonte: ecoblog.it

‘Nuova Sabatini’, anche il fotovoltaico rientra tra le spese ammissibili

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Il MSE ha recentemente pubblicato sul proprio sito internet la sezione FAQ relativa alla “Nuova Sabatini”, lo strumento agevolativo istituito dall’articolo 2 del “Dl Fare” (Dl n. 69/2013) finalizzato ad accrescere la competitività del sistema produttivo migliorando l’accesso al credito delle PMI. Dal documento pubblicato risulterebbe che l’acquisto di un eventuale impianto fotovoltaico funzionale allo svolgimento dell’attività d’impresa sarebbe considerabile come spesa ammissibile. Ricordiamo brevemente che la “Nuova Sabatini” è rivolta alle PMI, operanti in tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, che realizzano investimenti (anche mediante operazioni di leasing finanziario) in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuove di fabbrica ad uso produttivo, nonché investimenti in hardware, software e tecnologie digitali. Nello specifico si riporta di seguito la FAQ n.10 relativa all’ammissibilità del fotovoltaico, la quale recita che:

10) E’ ammissibile l’acquisto di un impianto fotovoltaico? L’acquisto di un impianto fotovoltaico funzionale allo svolgimento dell’attività d’impresa è considerata spesa ammissibile alle agevolazioni, laddove rientri nel concetto di “impianti”, come chiarito nelle varie risoluzioni dell’Agenzia delle entrate (cfr. circolare 19 dicembre 2013 n. 36/E; circolare 19 luglio 2007, n.46/E; circolare 11 aprile 2008, n.38/E), quindi macchinari, impianti diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2 e B.II.3 dello schema previsto dall’art. 2424 c.c. (Art. 5 DM 27 novembre 2013 – P.to 6 Circolare 10 febbraio 2014 n. 4567)

Fonte: EnergyManager.net

Vai alla scheda informativa della “Nuova Sabatini”

Leggi le FAQ della “Nuova Sabatini”

MSE. Circolare del 10 Febbraio 2014, n.4567 “Nuova Sabatini”

Le lobbies del petrolio in affanno: costi spaziali, risultati minimi

Le tre principali multinazionali “fossili” nel 2013 hanno speso l’equivalente del programma lunare della NASA con aumenti di produzione minimi. E’ l’ennesima conferma della validità della teoria di Hubbert: il petrolio facile è finito, quello rimasto è sempre più costoso e sarebbe meglio lasciarlo dov’è per investire nelle rinnovabili

Nel 2013 le tre più importanti multinazionali del petrolio, Exxon,Shell e Chevron hanno speso qualcosa come 120 miliardi di dollari per cercare di aumentare la produzione di greggio, quasi come l’intero programma spaziale Apollo(1) Lo dice una fonte non certo sospettabile di partigianeria qual è il breviario dei businessmen, cioè il Wall Street Journal (se il link non apre l’articolo, si può leggere una sintesi qui). Invece di raggiungere 9 volte la Luna come ha fatto la NASA tra il 1968 e il 1972 (2), big oil ha ottenuto solo “little to show”, cioè briciole. A fronte di una spesa pari a 500 miliardi di dollari tra il 2009 e il 2013, la produzione è cresciuta solo del 6-10% per Exxon, ed è rimasta a valori insignificanti per Chevron e Shell (vedi grafici in basso, tratti sempre dal WSJ). Con 500 miliardi si sarebbero potuti ottenere risultati certi nelle rinnovabili, ad esempio si sarebbe potuta aumentare due volte e mezzo la potenza eolica mondiale (3) e questa energia sarebbe stata a disposizione già oggi. Purtroppo le lobbies del petrolio sono prigioniere della “maledizione della trivella”: devono continuare a cercare greggio da giacimenti sempre più piccoli, di peggiore qualità e situati in luoghi sempre più sperduti per rimanere competitive sul mercato. I costi crescono a dismisura rispetto ai risultati e alla lunga questa è una battaglia che non si può vincere. Il progetto di Kashagan, Mar Caspio, prevede ad esempio la costruzione di isole artificiali per le operazioni di estrazione (video in alto). I costi, preventivati da Shelled Exxon in 10 miliardi, sono lievitati ad oltre 40 miliardi e solo da qualche mese l’impianto a iniziato a produrre qualcosa. Una fettina di questi investimenti sono stati anche sostenuti da ENI. Eppure, anche se ci fossero davvero 2 miliardi di tonnellate di greggio e fosse possibile estrarle tutte, questo cosiddetto giacimento gigante basterebbe solo per sei mesi di consumi mondiali. Che senso ha sperperare tutte queste risorse per prolungare la vecchiaia del petrolio di mezzo anno?Costi-enormi-per-poche-gocce-di-petrolio

(1) Il programma lunare Apollo costò 25,4 miliardi di dollari del 1973, equivalenti a 133 miliardi di dollari del 2013.

(2) Le 9 missioni circumlunari sono Apollo 8, 10, 1112, 13, 14151617. Quelle in neretto corrispondono agli allunaggi

(3) A fine 2013 c’erano 318 GW di eolico e con 500 miliardi se ne sarebbero potuti installare altri 500.

Fonte: ecoblog

Federutility, sull’acqua si pagano multe anzinché investire in impianti

L’associazione che riunisce le aziende del settore idrico ed energetico valuta positivamente l’incontro di ieri con il sottosegretario D’Angelis. E ripropone sei idee per far decollare il comparto idrico nazionalefederutility_logo_piccolo_web--400x300

“L’incontro convocato dal sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis, ha un dato certamente positivo: l’apertura di un tavolo in cui i soggetti del settore idrico avranno modo di ragionare su temi ambientali, economici, gestionali e tecnici. Speriamo che allo sforzo politico e alle buone intenzioni di governance, segua una maggiore fiducia nel settore idrico che ha bisogno di riavviare progetti per quasi 5 miliardi, fermi da anni, che potrebbero dar lavoro ad oltre 160 mila addetti”. Questo il commento di Adolfo Spaziani, coordinatore di Federutility, la federazione che riunisce le aziende del settore idrico e del settore energetico, al termine dell’incontro convocato dal Sottosegretario. Erano presenti tutti le componenti del settore: regioni, enti locali, ambiti territoriali ottimali e aziende idriche. Al centro dell’incontro, l’emergenza idrica e, in particolare, le sanzioni europee sulla depurazione che il nostro Paese si appresta a pagare. “Siamo nella situazione assurda – continua Spaziani – in cui si preferisce pagare 714.240 euro al giorno per ogni Comune che ha ritardi sugli impianti di depurazione, piuttosto che costruirne. Con danni ambientali incalcolabili sulle future generazioni e con alcuni gioielli del turismo balneare nazionale che rischiano tutti i giorni di diventare la vergogna del Paese anche sulla stampa estera, come avvenne per la vicenda dei rifiuti”. Nel corso dell’incontro Spaziani ha consegnato un documento riassuntivo degli interventi urgenti e un elenco di sei priorità di Federutility. Per la federazione serve semplificare le procedure per le autorizzazioni, rivedere il quadro normativo e di regolazione, incentivare gli investimenti, offrire incentivi e penalità per l’efficienza gestionale e gli standard di servizio, incentivare l’efficienza energetica, proteggere le fasce a basso reddito con il bonus idrico.

Fonte: eco delle città

Una banca e una finanziaria sospendono investimenti alle compagnie petrolifere in Olanda e Norvegia

La campagna per convincere i gruppi finanziari a abbandonare le partecipazioni nelle aziende petrolifere ha ottenuto i suoi primi successi in Olanda e Norvegia162827314-594x350

La Campagna internazionale per convincere i grandi gruppi finanziari a abbandonare gli investimenti nelle compagnie petrolifere ha ottenuto i suoi primi due successi: la Rabobank ha annunciato che ha cessato i prestiti a progetti per le estrazione di shale gas a causa delle implicazioni ambientali e sociali mentre la Storebrand, un gruppo di servizi finanziari in Norvegia ha ritirato 13 finanziamenti in partecipazioni a aziende del carbone e 6 a aziende petrolifere. In un comunicato stampa Christine Tørklep Meisingset portavoce di Storebrand, ha detto:

Se le ambizioni globali per limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius diventassero una realtà, molte risorse di combustibili fossili diventeranno non infiammabili e il loro valore finanziario sarà drasticamente ridotto.

Stessa prospettiva per la banca olandese Rabobank che ha annunciato la sospensione dei prestiti alle imprese che si occupano di estrazione di energia non convenzionale, compreso il gas di scisto, a causa delle implicazioni ambientali e sociali. La banca che è specializzata in finanziamenti per l’ agricoltura e imprese del settore alimentare e ha un focus sulla sostenibilità. La Banca è consapevole del fatto che il fracking per la ricerca di shale gas e petrolio dalle sabbie bituminose comporta rischi di contaminazione delle acque e del suolo a causa delle sostanze chimiche iniettate nella roccia shale per estrarre il gas. La restrizione sui mutui si applica anche agli agricoltori che decidono di affittare le loro terre alle compagnie energetiche per le operazioni di estrazione. La banca ha applicato le misure per rallentare la cosiddetta corsa al gas che sta avvenendo rapidamente, soprattutto negli USA. Un recente studio che ha esaminato 141 pozzi d’acqua potabile in Pennsylvania – dove la produzione di gas naturale è aumentato del 69% nel 2012 – ha trovato metano nell’ 82% dei campioni. Questo suggerisce che le perforazione che si svolgono nelle vicinanze hanno in qualche modo influito sulla qualità dell’acqua. Nel Regno Unito, il governo ha dato il via libera al fracking responsabile e le imprese di estrazione sono state incoraggiati dalle previsioni che stimano che le riserve di gas di scisto in Yorkshire e Lancashire potrebbero superare di gran lunga le stime precedenti. Tuttavia, i rischi che si prospettano, compresa la minaccia di terremoti, sono ancora poco chiari. Nel frattempo, la possibilità che lo shale gas possa fa abbassare le bollette energetiche dei consumatori è sostenuta. Ma l’AIE sostiene che energia eolica, solare e idroelettrica combinate assieme produrranno più energia del nucleare e del gas entro il 2016.

Fonte: Blueandgreen tomorrow, Euractiv

 

Presentata la via alla blue economy italiana

La Federazione delle aziende dei servizi pubblici locali fa il punto della situazione del settore idrico con dati e analisi. Nei prossimi 30 anni, dai numeri contenuti nei vari Piani d’Ambito, dovrebbero arrivare investimenti per 65 miliardi di euro (40 euro per abitante l’anno). Ma oggi in Italia si investe ancora troppo poco (siamo a 26 euro), a differenza di quanto avviene in Gran Bretagna e Stati Uniti (80). Nel settore idrico, raggiungere gli standard internazionali porterebbe investimenti aggiuntivi tra 3 e 5 miliardi di euro l’anno, diffusi su tutto il territorio. La costruzione di nuovi impianti o l’adeguamento di reti e degli impianti esistenti, creerebbe fino a 130 mila nuovi posti di lavoro375570

“Nonostante la crisi – afferma Roberto Bazzano, presidente di Federutility, l’associazione che raggruppa le aziende dei servizi pubblici locali che operano nei settori di acqua, energia e ambiente – le multiutility italiane hanno costantemente investito, svolgendo una funzione anticiclica, producendo occupazione e competitività”. Bazzano ha pronunciato queste parole oggi a Roma in occasione del convegno promosso da Federutility, davanti al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, e al sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis, oltre a Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e ad Alessandro Cattaneo, vice-presidente dell’Anci nazionale. Un appuntamento in cui la federazione ha anche presentato le performances economiche di 100 aziende del settore e un dossier sul sistema idrico nazionale.
Lo scenario dei servizi energetici e idrici in Italia è ben rappresentato dall’analisi della società di ricerche Althesys che, utilizzando i dati delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti, ha illustrato alcuni profili economico-finanziari delle local utility, in particolare sugli investimenti effettuati e il relativo indotto sul territorio. Nel solo 2011, il campione delle local utility preso a riferimento dallo studio ha realizzato investimenti per 2.102 milioni di euro, con ricadute per circa 6.882 milioni di euro, a dimostrazione della leva che la capacità di investimento in tali settori può esercitare anche in un contesto macroeconomico difficile. Tenuto conto delle attività di realizzazione, di esercizio e di manutenzione e del loro effetto moltiplicativo sull’indotto, i progetti coperti da tali investimenti occupano circa 22.600 addetti diretti e 17.300 indiretti per un totale di quasi 40.000 occupati. In occasione dell’assemblea, Federutility ha analizzato i dati consuntivi degli ultimi quattro anni su un panel di 110 gestori che operano nel settore idrico in 16 regioni (quasi l’80% del servizio offerto a livello nazionale). “Sono necessari interventi urgenti – ha ribadito Bazzano – per il completamento della copertura del servizio in tutta Italia. Oltre alle perdite di rete negli acquedotti (media Istat 47%), la vera è emergenza sta nel fatto che il 15% dei cittadini italiani non è collegato a fognature e il 30% non è collegato a depuratori”. Nel 2011 sono state inoltre lamentate irregolarità nell’erogazione dell’acqua dal 9,3% delle famiglie residenti in Italia. Questo problema è dichiarato soprattutto dalle famiglie del Mezzogiorno (17,4%), in particolare della Calabria (31,7%) e della Sicilia (27,3%). A fronte del quadro idrico sin qui descritto, gli investimenti stimati dai Piani d’ambito vigenti (la fonte è “BlueBook 2011”) assommano ad oltre 65 miliardi di euro per i prossimi 30 anni, pari ad una media annuale di 2,2 miliardi di euro. Questo significherebbe investire poco meno di 40 euro per abitante all’anno per raggiungere gli obiettivi già presenti nei Piani d’ambito. L’attuale livello nazionale di investimenti, invece, è di 26 euro per abitante all’anno (ampiamente più basso delle previsioni dei Piani d’ambito vigenti). Un dato ancor più rilevante se confrontato al livello di investimenti nei paesi occidentali, pari a circa 80 euro per abitante all’anno per essere in linea, ad esempio, con l’esperienza britannica e statunitense. “Nonostante una diminuzione dei contributi pubblici – ha continuato il presidente di Federutility – e una difficoltà crescente di accesso al credito, i gestori idrici realizzano investimenti in tutto il Paese che valgono centinaia di milioni di euro ogni anno, distribuiti in interventi di entità medio-piccola e delocalizzati sul territorio”. La proiezione nazionale degli investimenti dei gestori nel 2011, raggiunge 1,2 miliardi di euro (di cui appena il 10% provenienti da fondi pubblici). Una cifra rilevante ma assolutamente insufficiente, visto che copre poco più della metà dei 2,2 miliardi necessari. La morosità nell’acqua è quattro volte superiore a quella del settore energetico. Una ricerca Federutility (che verrà presentata il prossimo settembre), dimostra che vi sono 3,3 miliardi di crediti scaduti, di bollette non pagate da oltre 24 mesi (buona parte delle quali imputabili alla pubblica amministrazione).
Nel settore idrico, colmare il gap di fabbisogno pro-capite (ovvero passare dai 26 euro l’anno per abitante agli 80 previsti dagli standard internazionali), genererebbe investimenti aggiuntivi tra i 3 e i 5 miliardi di euro l’anno, diffusi su tutto il territorio e per quasi il 40% concentrati al Sud. E la costruzione di nuovi impianti o l’adeguamento di reti ed impianti esistenti, creerebbe fino a 130 mila posti di lavoro aggiuntivi. Al termine sono state ribadite le proposte di Federutility per il settore idrico: 1) rivedere il quadro normativo e di regolazione, per una maggior chiarezza delle competenze nazionali e territoriali; 2) incentivare gli investimenti giudicati urgenti; 3) introdurre meccanismi di premialità e penalità per l’efficienza gestionale e gli standard di servizio; 4) incentivare l’efficienza energetica; 5) semplificare le procedure per gli interventi urgenti e qualificanti; 6) garantire e proteggere le fasce a basso reddito con l’introduzione del bonus idrico.

Fonte: eco dalle città