Quei colori dei papaveri che seducono gli insetti

Uno studio norvegese svela nel dettaglio come si formano i colori sgargianti dei papaveri. E spiega come si siano evoluti per attirare gli impollinatori. Lo studio su Journal of Comparative Physiology

“Campo di papaveri” è uno dei quadri più famosi al mondo: con poche magistrali pennellate di colore Monet esalta lo splendore cromatico di questi fiori. Ma come si formano questi colori brillanti di questi semplici fiori? Uno studio dell’Università di Groningen, pubblicato sul Journal of Comparative Physiology, svela oggi come il particolare colore dei papaveri sia dovuto ad un’alta concentrazione di pigmento. Ma questo da solo non basta: c’entra anche un’architettura particolare dei petali e delle loro cellule. Tutti trucchi per non passare inosservati agli occhi degli insetti impollinatori.

Il rosso dei papaveri

Il colore dei fiori è determinato dall’assorbimento di specifiche lunghezze d’onda da parte dei pigmenti vegetali e dalla riflessione della luce da parte delle strutture che li compongono. Per studiare come si genera il brillante colore rosso dei papaveri, i ricercatori olandesi hanno raccolto i fiori di diversi tipi di papaveri e hanno osservato la loro struttura e anatomia al microscopio. Hanno cosi scoperto che i sottili petali di papavero sono formati soltanto da tre strati di cellule.

Il pigmento è contenuto solo nei due strati esterni ma è molto denso e la sua concentrazione elevatissima. “Il papavero ha una delle concentrazioni di pigmento tra le più alte che abbia mai misurato in qualsiasi fiore” – afferma infatti van der Kooi, uno dei due autori della ricerca. Andando più nel dettaglio, gli scienziati hanno visto che le cellule pigmentate hanno una forma insolita e presentano numerosi ripiegamenti che le fanno assomigliare a dei pezzi di un complicato mosaico. Questa disposizione fa sì che si creino degli spazi vuoti e pieni d’aria tra le cellule che permettono una forte dispersione della luce. Questo fenomeno – affermano gli autori dello studio – associato all’altissima concentrazione di pigmento dà vita al magnifico colore rosso dei papaveri.

Come attirano gli insetti

I ricercatori hanno poi collegato questi risultati a precedenti studi sull’evoluzione del colore dei papaveri in relazione ai loro impollinatori. I fiori, infatti, utilizzano diversi stratagemmi per attirare gli insetti, primo fra tutti i loro colori sgargianti. Al contrario dei papaveri che crescono in Medio Oriente, alcune specie europee sono in grado di riflettere la luce ultravioletta (UV) e i ricercatori ipotizzano che questa differenza sia dovuta ai diversi insetti impollinatori delle due aree. In Europa i papaveri sono impollinati dalle api, che vedono bene le radiazioni ultraviolette, mentre in Medio Oriente sono impollinati dai coleotteri, che vedono bene il rosso. Inoltre – spiega Van der Kooi – le macchie nere al centro di alcuni papaveri mimano la presenza di un coleottero femmina, un piccolo trucchetto per attirare i coleotteri maschi.

Questi risultati suggeriscono che vi sia uno stretto legame tra evoluzione del colore del fiore e tipo di insetto impollinatore e che i papaveri abbiano evoluto la capacità di segnalare l’ultravioletto man mano che colonizzavano le regioni del nord.

Fonte: Journal of Comparative Physiology

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Vermi della polvere: come liberarsene con 6 rimedi naturali

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Scientificamente sono chiamati Lepsima saccharina, ma nel gergo comune sono conosciuti come vermi della polvere o pesciolini d’argento. Sono dei piccoli insetti dal corpo affusolato e argenteo, con le antenne e tre appendici filiformi sulla ‘coda’. Sono estremamente comuni nelle case (chi di noi non ne ha mai visto uno?) e nelle biblioteche. Spesso nidificano nelle pareti, nelle fessure delle pareti, negli armadi e persino nella biancheria! Impariamo innanzitutto a conoscerli meglio, per poi passare ad alcuni rimedi naturali per liberarcene.

Vermi della polvere: perché ce li ritroviamo in casa?

La ragione principale per cui i vermi della polvere sono spesso presenti nelle nostre abitazioni è perché vanno a caccia di cibo. Cibo che nelle nostre case trovano in abbondanza. Si nutrono infatti di amido e polisaccaridi. Possiamo quindi trovarli intenti a cercare nutrimento nella dispensa, ma non solo. Sono tanti gli oggetti in cui possono trovare tali sostanze: adesivi, colle, carta incollata e quindi libri rilegati e lettere. E poi ancora: tessuti naturali e derivati dagli animali come cotone, lino, seta e cuoio. Non disdegnano nemmeno i tessuti sintetici. Il pesciolino d’argento mangia inoltre le cellule morte del nostro corpo: forfora, pelle morta, capelli. La cosa importante da sapere è che i vermi della polvere non provocano alcun danno all’uomo. Possono causare qualche problema ai nostri arredi, ma per il verificarsi di tale eventualità, dovremmo avere una vera e propria infestazione! In ogni caso, possono risultare sgradevoli a vedersi e fastidiosi.

Ecco quindi come liberarcene con i rimedi naturali.

Igiene e umidità

Per prevenire la proliferazione dei vermi della polvere dobbiamo innanzitutto occuparci dell’igiene di casa. Le librerie e l’intonaco sono spesso aree trascurate nelle pulizie: se vogliamo liberarci degli insetti, dobbiamo cominciare a prendercene cura. I libri vecchi, soprattutto, vanno arieggiati periodicamente. Occhio anche all’umidità in eccesso: è l’ambiente preferito per i pesciolini d’argento. Ecco alcuni rimedi naturali a questo problema.

Patata

Come abbiamo detto, questi insetti sono ghiotti di amido. Ecco perché è possibile preparare una trappola naturale con le patate.

È molto semplice.

Basta prendere una patata abbastanza grande e praticare un buco profondo al suo interno, con un coltello. Più grande sarà la patata, più grande sarà il foro praticato e quindi più animaletti ci entreranno. Se avete individuato già la tana degli insetti, piazzate la patata lì, lasciandola per l’intera notte. La mattina dopo, potrete buttarla via, insieme a tutti i pesciolini d’argento che contiene.

Cetriolo

Uno dei rimedi più comuni è il cetriolo. La sua buccia è un repellente naturale per molti tipi di insetti: non ne sopportano l’odore e quando lo percepiscono si allontanano immediatamente. Per usare questo elemento, possiamo sminuzzarne un po’ in piccoli contenitori di plastica o vetro. Mettiamo poi i contenitori nei punti dove sono maggiormente presenti i vermi: tane, pareti lesionate, aree umide. Provate per una settimana: dovrebbero sparire completamente.

Trucioli di legno di cedro

Un altro sistema è costituito dai trucioli di legno di cedro. Il loro profumo è molto gradevole per gli uomini. Viceversa, i pesciolini d’argento non lo sopportano affatto! Come abbiamo fatto in precedenza, piazziamone un po’ nei luoghi più infestati.

Cannella, agrumi e chiodi di garofano

Proprio come abbiamo visto per il cetriolo e i trucioli di cedro, abbiamo a disposizione tante altre armi naturali da utilizzare come repellenti. Come i bastoncini di cannella, per esempio, da usare particolarmente in dispensa e nello studio di casa. Anche le bucce di arance e limoni si dimostreranno molto utili contro i vermi della polvere. Particolarmente efficaci per tenerli lontani da casa – e quindi da piazzare negli ingressi e nelle lesioni alle pareti – sono anche i chiodi di garofano.

Repellente naturale

Possiamo infine preparare una soluzione da nebulizzare negli appartamenti. Basta aggiungere poche gocce di olio essenziale a un contenitore spray pieno d’acqua. Gli oli più utilizzati e più efficaci risultano essere:

  • Alloro
  • Menta piperita
  • Citronella
  • Lavanda
  • Ginkgo Bilboa

Foto: AJC1 on Flickr

Fonte: ambientebio.it

 

Le mele ai pesticidi dell’agricoltura chimica

Greenpeace ha pubblicato i risultati di un’analisi sulle mele acquistati nei supermercati di 11 Paesi europei, Italia compresa. Mentre i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi, ben l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale è risultato contaminato da residui di pesticidi e nel 60% di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche.

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«Metà dei pesticidi rilevati hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili – spiega l’associazione ambientalista – Molte di queste sostanze chimiche, inoltre, sono bioaccumulabili, hanno impatti negativi sulla riproduzione o altre proprietà pericolose. Infine, a causa dell’incompletezza di dati e conoscenze disponibili soprattutto sugli effetti di residui multipli, non si possono escludere rischi per la salute umana». Greenpeace ha analizzato 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente, le rimanenti provenienti da coltivazioni biologiche. Le mele sono state acquistate in 23 catene di supermercati e analizzate in un laboratorio indipendente per verificare la presenza di un’ampia gamma di residui di pesticidi. In Italia le mele sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Naturasì. Nella maggior parte dei campioni era presente almeno il residuo di un pesticida: in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre pesticidi. La sostanza trovata più frequentemente è il THPI, un metabolita del fungicida captano. Greenpeace chiede ai supermercati «di abbandonare l’uso di pesticidi pericolosi nella produzione ortofrutticola, incentivando gli agricoltori a preferire pratiche di coltivazione sostenibili». «Dai campi al piatto, i pesticidi chimici sono una presenza troppo frequente nei nostri alimenti», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace. «Anche se tutti i residui individuati rientrano nei limiti stabiliti dalle normative, la varietà di sostanze chimiche trovate mostra che nelle coltivazioni convenzionali è pratica comune irrorare i meleti con applicazioni multiple di pesticidi. Tutto questo, insieme alla scarsa conoscenza dei possibili impatti dei “cocktail di pesticidi” sull’ambiente e sulla salute, è fonte di grande preoccupazione. Inoltre non è accettabile che gli agricoltori e le loro famiglie debbano sopportare il carico tossico di questo fallimentare sistema di agricoltura industriale». Nel complesso, le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di pesticidi. Solo il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Alcuni di questi pesticidi sono considerati altamente persistenti e potenzialmente bioaccumulabili: ciò significa che, una volta rilasciati nell’ambiente, si degradano lentamente e possono risalire la catena alimentare accumulandosi in un’ampia varietà di organismi viventi, finendo così per danneggiare l’intero ecosistema. Le mele analizzate sono state prodotte in Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera e vendute nei supermercati dei rispettivi Paesi d’origine. «I supermercati devono interrompere questa dipendenza da sostanze tossiche e incoraggiare una progressiva riduzione dei pesticidi nella produzione convenzionale di mele, a partire dai pesticidi più pericolosi, fino alla loro completa eliminazione. I consumatori non vogliono essere responsabili inconsapevoli del degrado dei nostri ecosistemi e i supermercati devono assumersi la responsabilità di ampliare l’offerta di mele coltivate con tecniche che non necessitano di pesticidi, incentivando gli agricoltori ad adottare pratiche di coltivazione ecologiche», conclude Ferrario. Lo studio di Greenpeace conferma i risultati dell’analisi su campioni di acqua e suolo prelevati all’inizio dell’anno nei meleti europei, che avevano rilevato la presenza si numerose miscele di pesticidi.

Scarica QUI  “L’abuso di pesticidi nella produzione europea di mele”

Fonte: ilcambiamento.it

Oslo: inaugurata la prima “autostrada cittadina” per insetti

Ogni 250 metri gli insetti trovano un “punto di ristoro”api-6

Nella settimana in cui si è celebrata la giornata mondiale della biodiversità, la Norvegia lancia un segnale importante ed innovativo. Ad Oslo, è stata inaugurata la prima autostrada cittadina per insetti. A spiegare la proposta innovativa è stata la testata locale Osloby. Il progetto è della Società di giardinaggio della capitale del paese del nord Europa e prevede un lungo percorso metropolitano. Ovviamente, il percorso, che ha la scopo di nutrire calabroni e api, è fatto di fiori e piante. Tonje Waaktaar Gamst, membro della Società di giardinaggio, ci ha tenuto a specificare che “l’autostrada” è funzionale a far superare agli insetti tutto lo stress prodotto dalle manipolazioni umane sull’ambiente. Dunque, il progetto si pone come una risposta alle scarse occasioni di impollinazione in città, che fanno morire di fame api e compagnia e causano danni gravi alle coltivazioni. Così attivisti di associazioni ecologiste ed animaliste hanno posizionato vasi di fiori sui tetti e sui terrazzi delle case, lungo un percorso che va da est a ovest di Oslo. Ogni 250 metri bombi e calabroni trovano un “punto di ristoro“, messo a disposizione dopo il via libera della municipalità di Oslo. Inoltre, l’organizzazione BiBy ha lanciato una app che evidenzia in grigio le zone prive di fiori, in modo da sollecitare chi vi abita a provvedere. La strategia degli organizzatori non è solo quella di preservare la biodiversità, ma di svilupparla. L’iniziativa prende le mosse dalla sensibilizzazione sul fenomeno della progressiva estinzione di alcune specie di insetti (sei su 35). Fenomeno che non riguarda solo la Norvegia, ma anche molti paesi europei.

Fonte: ecoblog.it

Cosa succede se scompaiono gli insetti impollinatori

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È ormai noto da anni che nelle nostre campagne è in corso una lenta e progressiva scomparsa degli insetti impollinatori come le api. I fattori sono molteplici, spesso legati ai cambiamenti climatici, ad agenti patogeni, alla crescente urbanizzazione e alla distruzione di habitat naturali. Oggi però le conseguenze di questo declino sono state finalmente quantificate da un importante studio pubblicato sul giornale open access BioRisk. I ricercatori del progetto del Settimo Programma Quadro Status and Trends of European Pollinators (STEP), arrivato al termine dopo ben 5 anni di lavoro, hanno infatti dato vita al dossier “Climatic Risk and Distribution Atlas of European Bumblebees”. Il documento mostra come questo calo numerico delle specie responsabili dell’impollinazione metterà seriamente in crisi la produzione agricola europea e non solo. L’impollinazione è un servizio essenziale dell’ecosistema, fondamentale per il mantenimento sia delle specie vegetali selvatiche che di quelle coltivate. Il 78% dei fiori beneficia di questo processo naturale, come l’84% delle coltivazioni europee; ciò implica che circa il 10% del valore economico totale della produzione agricola, ovvero oltre 14 miliardi di euro, dipende dall’impollinazione. Di fronte a questi dati, le conseguenze economiche relative a una progressiva scomparsa degli insetti impollinatori risultano quindi evidenti. Tuttavia fino ad ora non era chiaro il quadro completo relativo a questa estinzione di massa. Il progetto STEP, frutto di una collaborazione che ha coinvolto più di 20 centri di ricerca, ha fatto luce al riguardo, dando molte importanti risposte. Come scritto sul sito web dedicato, l’obiettivo generale di STEP è stato quello di “valutare lo stato e le tendenze attuali in Europa degli impollinatori, di quantificare l’importanza relativa delle varie cause e dell’impatto del cambiamento, di individuare strategie rilevanti di mitigazione e strumenti politici e diffondere la conoscenza acquisita a una vasta gamma di soggetti interessati”. Basandosi su dati raccolti in tutta Europa, gli autori del progetto hanno analizzato gli andamenti per 56 specie diverse di insetti, in base a tre scenari di cambiamenti climatici previsti tra il 2050 e il 2100. Gli esperti hanno così stimano che, se in relazione a cambiamenti climatici moderati solo per due specie si prevede l’estinzione da qui alla fine del secolo, in uno scenario di grandi stravolgimenti climatici ben 25 di esse risulterebbero seriamente in pericolo. Per ciascuno dei casi, occorre quindi individuare strategie di mitigazione più o meno forti per preservare questo importante gruppo di animali. Queste politiche dovranno differire da regione a regione; lo studio mostra infatti che la perdita di specie attesa diminuisce al crescere della latitudine. Ciò implica che le regioni del sud dell’Europa saranno le più colpite.

Per limitare questo declino, si potrebbe quindi cercare da un lato di agevolare le migrazioni delle specie tenendo traccia dei loro spostamenti, dall’altro attuare una gestione studiata del paesaggio. L’aumento della qualità degli habitat per gli impollinatori potrebbe infatti aiutare queste specie nella colonizzazione di nuove aree. Gli autori dello studio suggeriscono anche l’idea della migrazione assistita, per evitare il problema di barriere naturali o di origine antropica. “Tuttavia, la fattibilità di questa strategia è ancora discutibile”, dichiarano i ricercatori dello STEP. “Gli impollinatori europei devono affrontare molte sfide se vogliono continuare a sostenere la produzione alimentare e mantenere la diversità di fiori nei nostri paesaggi”, commenta Simon Potts, coordinatore di STEP. Come ricordano gli stessi ricercatori, infatti, la perdita di biodiversità ha impatto sia su scala locale che su scala globale e dovrebbe quindi essere una priorità assoluta per le politiche nazionali e internazionali.

BioRisk 10: 1-236. DOI: 10.3897/biorisk.10.4749

Credits immagine: Bob Peterson/Flickr CC

Fonte: galileonet.it

13 impieghi del dentifricio che non conoscevate

Dentifricio

Il dentifricio è un prodotto che non manca mai nelle nostre case perché è fondamentale per la buona igiene dei denti. Sapevate che oltre a sbiancare e pulire i denti può essere usato anche per altri scopi? In questo articolo vi presentiamo alcuni impieghi alternativi del dentifricio che vi aiuteranno a risolvere diversi problemi. Continuate a leggere!

Come gel per capelli

I dentifrici che contengono gel sono utili per fissare la piega dei capelli. Non è un prodotto da utilizzare tutti i giorni per questo scopo, ma può essere un’ottima soluzione se avete finito il vostro gel per capelli. Le mamme, ad esempio, lo usano per fissare lo chignon alle figlie.

Per pulire la tastiera del computer e lo schermo del cellulare

Passate un panno morbido imbevuto di un po’ d’acqua e dentifricio sulla tastiera del computer; quando si sarà asciugata, ripassate nuovamente con un panno umido per eliminare eventuali residui. Per quanto riguarda il cellulare, il dentifricio è ideale per pulire lo schermo e far sparire segni e graffi.

Per pulire i vetri

Di solito gli specchi, le pareti della doccia o le finestre si sporcano molto più velocemente e facilmente rispetto ad altre superfici. Passate una spugna con un po’ di dentifricio sulla superficie da pulire, lasciare agire per un po’ e poi risciacquate.

Per le punture di insettoInsetti

Il dentifricio è indicato per calmare il bruciore, il prurito e il gonfioredovuto ad alcune punture di insetti. Applicate un po’ di dentifricio sulla puntura, possibilmente la sera per lasciarlo agire tutta la notte ed ottenere un migliore risultato.

Contro gli odori forti

La cipolla, l’aglio, il pesce e altri alimenti possono lasciare un cattivo odore sulle mani. Ci sono anche alcuni tipi di frutta e verdura che non lasciano un buon odore. Spalmate una buona quantità di dentifricio su manidita, lasciate agire qualche minuto e poi risciacquate.

Per togliere le macchieEliminare-le-macchie

Ci sono macchie che non se ne vogliono proprio andare! Provate ad applicare un po’ di dentifricio sulla macchia ostinata e strofinare energicamente.

Contro l’acne

Il dentifricio è tra i rimedi naturali contro l’acne più utilizzati. Applicate una piccola quantità di dentifricio sul brufolo o sui brufoli e lasciatelo agire tutta la notte. Il dentifricio farà in modo che il brufolo si asciughi e si secchi più velocemente. Anche durante il giorno potete ricorrere a questo rimedio, basta applicare un po’ di dentifricio sul brufolo e coprirlo con un cerotto.

Per eliminare le macchie della tinta

Se dopo aver tinto i vostri capelli in casa vi accorgete di aver macchiato i vestiti o di esservi macchiati, applicate un po’ di dentifricio sulla macchia in questione e questa se ne andrà facilmente. Per evitare di macchiarvi di nuovo, prima di proseguire con l’applicazione della tinta, prendete un po’ di dentifricio e spalmatelo su orecchie, fronte e collo. Se avete i capelli lunghi, applicate un po’ di dentifricio anche sulle spalle e sulla schiena. Non è necessario ricoprirvi di dentifricio, basta una piccola quantità sulle zone che vi abbiamo indicato.

Per avere unghie brillantiPainting Fingernails

Il dentifricio è ottimo anche per pulire e rinforzare le unghie. Applicate un po’ di dentifricio sulle unghie aiutandovi con uno spazzolino.

Per eliminare i cattivi odori dei biberon

Con il passare del tempo i biberon iniziano ad avere un odore sgradevole. Pulite tutti i lati del biberon con dentifricio e spazzolino e poi risciacquate abbondantemente. Il dentifricio è un’ottima soluzione anche per la pulizia di contenitori da cucina, termos e flaconi vuoti di creme o shampoo.

Per lucidare gli accessori in argento

Aiutandovi con uno spazzolino spalmate del dentifricio sui gioielli in argento e lasciate agire per tutta la notte. Il giorno seguente, ripulite i gioielli dal dentifricio con un panno umido.

Per eliminare lo strato bruciato dal ferro da stiro

Le bruciature della superficie del ferro da stiro sono fastidiose perché molto spesso possono macchiare gli indumenti che stiamo stirando. Sfregate con spazzolino e dentifricio la superficie del ferro da stiro fino ad eliminare completamente le macchie.

Per pulire le scarpe

Potete rimuovere lo sporco dalle scarpe sfregandole con dentifricio e spazzlino. Questo rimedio è ideale soprattutto per le scarpe da ginnastica dei bambini, che sono sempre molto sporche. È un’ottima soluzione perché non c’è bisogno di lavare le scarpe e aspettare che si asciughino, ma solamente pulirle con lo spazzolino e il dentifricio.

Fonte:  viverepiusani.com

 

Orto: come attirare gli insetti ‘amici’ delle piante

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Promuovere la biodiversità e favorirne la conservazione è il metodo migliore per prendersi cura dell’ambiente e del nostro orto o giardino. Per riuscirci è opportuno adottare delle pratiche in grado di attirare e propiziare la moltiplicazione dei cosiddetti insetti “utili”, eliminando le principali cause della loro distruzione, che nella maggior parte dei casi sono i pesticidi e gli additivi chimici comunemente utilizzati in agricoltura. La lotta biologica contro i parassiti delle nostre piante passa infatti attraverso alcuni8 animali utili da attirare nel nostro giardino o nell’orto per ottenere fioriture e raccolti più generosi e difendere efficacemente le piante. Farfalle, coccinelle e api sono, infatti, fondamentali per l’impollinazione e la distruzione degli insetti dannosi per le colture. Ma come riuscire ad attirarli in modo spontaneo e naturale? In primo luogo è utile sapere che questi insetti sono richiamati principalmente da tre fattori: profumo, polline e colori. Le farfalle, per esempio, amano i fiori bianchi, come il mughetto e l’echinacea, mentre le api prediligono le fioriture blu e gialle ricche di polline, come margherite e salvia. Se, da una parte, piantare alcune di queste piante può favorire la vista (gradita) degli insetti impollinatori, dall’altra bisogna stare attenti a fare in modo che essi si dedichino a questo importante lavoro, evitando “distrazioni” con piante fin troppo apprezzate, come il tarassaco, l’erba medica, il girasole e il tiglio, che diventerebbero la loro meta preferita. Ci sono poi delle piante “specializzate” nell’attirare una vasta gamma di sirfidi, insetti specializzati nell’impollinazione e nella distruzione degli afidi: la calendula e il tagete, tanto per citarne alcuni, ma anche l’ortica e il fiordaliso, amate in particolare dalle coccinelle,che sembrano apprezzare anche il cavolfiore e i broccoli. Se ben posizionate e coltivate, queste piante, in perfetta azione sinergica, riusciranno a farci evitare l’impiego di pesticidi chimici dannosi per la salute e l’ambiente.

Fonte: tuttogreen

 

 

 

Zanzare, scoperte le molecole che le rendono innocue

Alcune molecole presenti sull’epidermide sono in grado di indurre l’ipsomia che disorienta gli insetti che “vedono” attraverso gli odori150159696-586x421

La scoperta che potrebbe rendere più tranquille le notti estive e lasciare intonsa la nostra epidermide arriva dalla Florida, più precisamente dal Dipartimento di Agricoltura di Gainesville che sembra aver trovato il modo per depistare le zanzare nelle loro sessioni notturne di “caccia”. Nella ricerca presentata al congresso dell’American Chemical Society è stato spiegato che nella pelle umana sarebbero presenti sostanze in grado di bloccare la capacità delle zanzare di scovare, grazie all’odore, le proprie vittime. Una sorta di vera e propria schermatura nei confronti di questi insetti che “vedono” con l’olfatto. Negli ultimi anni le zanzare – veicoli di malattie come la malaria o un raro tipo di encefalite – sono state “dissuase” con repellenti chimici come il Deet (Dietiltoluamide). La recente ricerca ha scoperto come alcune molecole sarebbero in grado di stordire l’olfatto delle zanzare, depistarle e, di fatto renderle innocue. Una di queste, la 1-methylpiperazine, è presente in medicinali e cosmetici e potrebbe essere utilizzata largamente in futuro. La Mosquito and Fly Unit di Gainesville conduce ricerche sulle zanzare dal 1940 Dopo aver dimostrato l’effetto esca dell’acido lattico presente nel sudore, i ricercatori hanno notato come, con altre sostanze, l’effetto fosse nullo e le zanzare non si alzassero nemmeno in volo oppure manifestassero evidenti segni di uno stato confusionale. E queste sostanze che provocano l’anosmia o ipsomia, vale a dire l’incapacità di riconoscere gli odori, saranno le componenti con le quali vincere la guerra chimica contro le punture di zanzara.

Fonte: Science 2.0

Con i cambiamenti climatici parassiti tropicali si muovono verso nord a 10 km all’anno

Insetti, acari, funghi e vermi si muovono dai tropici verso nord occupando habitat un tempo troppo freddi per le loro esigenze. La loro diffusione nelle zone temperate, unitamente alla crescita della popolazione, pone una seria minaccia alla sicurezza alimentare globaleSpostamento-parassiti-verso-nord-586x390

Una ricerca delle Università di Exeter e Oxford  appena pubblicata su Nature Climate Change mostra che i cambiamenti climatici stanno modificando gli habitat di centinaia di specie parassite: insetti, aracnidi, batteri e funghi. La velocità media di deriva dai tropici verso nord è di 2,7 ± 0,8 km all’anno a partire dal 1960; tuttavia ci sono differenze significative tra le centinaia di specie parassite prese in esame dall’indagine, come si può vedere dal grafico in alto, ottenuto dai dati originali della ricerca. E’ importante sottolineare che la ricerca ha preso esclusivamente in considerazione specie parassite che colpiscono i raccolti agricoli o gli allevamenti, con un’attenzione particolare a quelle di maggiore impatto economico negativo. Secondo gli autori, le osservazioni confermano che queste migrazioni siano guidate dai cambiamenti climatici, dal momento che i parassiti si inseriscono progressivamente in habitat che un tempo erano troppo freddi per le loro esigenze. Come ha affermato uno degli autori in un’intervista al Guardian, «Se i parassiti continuano a marciare verso i poli  man mano che la terra si riscalda, l’effetto combinato di una popolazione mondiale in crescita e la maggiore perdita di raccolti a causa dei parassiti porrà una seria minaccia alla sicurezza alimentare globale.» Già oggi una quota pari al 10-16% dei raccolti è persa per l’ “attacco” combinato di funghi, virus, batteri, insetti e vermi. Uno dei più temibili parassiti è il fungo del riso (Magnaporthe grisea) che distrugge ogni anno una quantità di raccolto in grado di sfamare 60 milioni di persone; le condizioni ideali di crescita del fungo sono: temperatura superiore ai 25-28 °C, suolo arido ed eccesso di fertilizzazione azotata. Cambiamenti climatici e agricoltura industriale ci stanno insomma preparando la tempesta perfetta.

 

Fonte. ecoblog