Smog, il Rapporto 2013 dell’AEA: sforamenti in calo, ma per l’OMS i limiti sono obsoleti

Pm 2.5, Pm10 e ozono ancora in cima alla classifica degli inquinanti fuori legge. Secondo le soglie limite vigenti nell’Unione Europea, il 30% circa dei cittadini vive esposto a livelli di particolato dannosi per la salute. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità però, la percentuale sale a 90. E i limiti vanno rivisti376623

European Environment Agency: “Nonostante la riduzione delle emissioni e delle concentrazioni di alcuni inquinanti in atmosfera osservata negli ultimi decenni, il Rapporto 2013 (Air quality in Europe — 2013 report) mostra come il problema dell’inquinamento atmosferico in Europa sia ben lungi dall’essere risolto. Particolato e ozono continuano ad essere causa di troppi problemi respiratori, malattie cardiovascolari e di una minore aspettativa di vita”.
Sforamenti e popolazione esposta

La fotografia scattata dall’AEA sulla qualità dell’aria nel 2013 si presta a letture molto diverse: se prendiamo in considerazione i limiti attualmente in vigore nei Paesi dell’UE, il quadro – per quanto disomogeneo e con ampi margini di miglioramento – non è catastrofico: il dato peggiore riguarda il Pm10, per il quale l’AEA stima che la percentuale di cittadini esposta a livelli di particolato fuorilegge si attesti fra il 22 e il 33%. Leggermente più bassa la stima per il Pm2.5 (Tra 20 e 31%) e per il benzo(a)pirene (22-31%). Meglio l’ozono (14-18%) e il biossido d’azoto – nonostante la questione dei motori diesel (tra il 5 e il 13%). Al di sotto del 2% benzene, piombo, biossido di zolfo e monossido di carbonio.

Se però facciamo riferimento alle soglie limite più recenti individuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la musica cambia: oltre il 90% dei cittadini europei vivono esposti a livelli di particolato considerati dall’OMS dannosi per la salute. In particolare, la fascia di popolazione esposta sarebbe compresa tra il 91 e il 96% per il Pm2.5, e tra l’85 e l’88% per il Pm10. Percentuali ancora più alte per l’ozono, che raggiunge addirittura il 97-98%, e un po’ più basse per il benzo(a)pirene76-94%. La stima del biossido d’azoto non può che coincidere con quella dei parametri UE, visto che i limiti sono rimasti gli stessi. Sale invece in modo significativo il biossido di zolfo, che passa da una percentuale inferiore a 1 al 46-54%.

Inquinanti e salute: ecco chi è responsabile di cosa

Mal di testa: indiziato numero 1, il biossido di zolfo, che tende a provocare anche ansietà e sensazione di irrequietezza. Condizioni su cui influisce anche il particolato, che impatta sul sistema nervoso centrale.
Problemi respiratori: il particolato fine è il principale responsabile dei disturbi respiratori, dall’asma alle infezioni polmonari, fino ad arrivare al cancro ai polmoni. Un altro fattore aggravante è il benzo(a)pirene, come dimostra purtroppo il caso Ilva in Italia.

Disturbi cardiovascolari: ozono, particolato e biossido di zolfo possono compromettere il buon funzionamento della circolazione sanguigna, aumentando il rischio infarti.

Intossicazioni al fegato: il biossido d’azoto è invece il principale responsabile dei disturbi epatici. Causa stanchezza, mal di testa, nausea e vertigini.

Ozono, particolato, biossido d’azoto e di zolfo sono inoltre responsabili dell’irritazione di occhi, gola e naso, provocando bruciori e arrossamenti.

Danni alla salute, ma non solo: c’è l’Eutrofizzazione…

Oltre alle preoccupazioni di natura sanitaria, il rapporto analizza i problemi ambientali legati all’inquinamento atmosferico, come l’eutrofizzazione, e cioè una sovrabbondanza di nitrati e fosfati che provoca mutamenti rischiosi negli ecosistemi, in grado di mettere a rischio la biodiversità. Nonostante nell’ultimo decennio le emissioni di ossidi di azoto e di ammoniaca siano scese del 27% e del 7% rispettivamente rispetto al 2002, l’eutrofizzazione è ancora un problema molto diffuso che riguarda la maggior parte degli ecosistemi europei.

I commenti

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, afferma: “L’inquinamento atmosferico sta causando danni alla salute umana e agli ecosistemi. Un’ampia parte della popolazione non vive in un ambiente sano secondo gli standard attuali. Per avviare un percorso che porti alla sostenibilità, l’Europa deve essere ambiziosa e rendere più severa l’attuale normativa”. Il commissario all’Ambiente Janez Potočnik aggiunge: “Per molte persone la qualità dell’aria costituisce una della maggiori preoccupazioni. Gli studi dimostrano che un’ampia maggioranza dei cittadini è consapevole dell’impatto della qualità dell’aria sulla salute e chiede alle istituzioni di intervenire a livello europeo, nazionale e locale, anche in tempi di austerità e difficoltà. Sono pronto a dare una risposta a queste preoccupazioni attraverso il prossimo Riesame della qualità dell’aria della Commissione”.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente: “I dati diffusi dall’EEA confermano quello che Legambiente sostiene da anni: l’inquinamento dell’aria resta uno dei principali problemi per la salute delle persone e per la salvaguardia dell’ambiente. Una vera e propria emergenza che colpisce anche e soprattutto il nostro Paese. I dati relativi allo scorso anno di ‘Mal’aria’ confermano la stessa situazione critica: su 95 città italiane monitorate da Legambiente, 51 hanno superato il bonus di 35 giorni di superamento stabilito dalla legge per il PM10. L’area della Pianura Padana, come risulta anche dal report dell’Agenzia europea dell’ambiente, si conferma come una delle più critiche. Le cause dell’inquinamento sono chiare e conosciute da tempo. Sono il trasporto su strada, i processi industriali e di produzione di energia e i riscaldamenti domestici. Per arginare l’emergenza smog serve una nuova strategia – evidenzia – che intervenga sui settori più inquinanti, a partire da quello dei trasporti. Su questo in Italia serve una nuova capacità politica che invece di guardare alla realizzazione di inutili infrastrutture punti, attraverso interventi immediati e mirati, su una mobilità sostenibile basata su trasporto pubblico efficiente, mobilità pedonale e ciclabile e trasporto su ferro per ridurre il parco auto circolante, che nel nostro Paese raggiunge da sempre livelli da primato rispetto al resto d’Europa”.
Scarica il rapporto AEA 2013

Fonte: eco dalle città

Carbone: due centrali italiane tra le più inquinanti in Europa

Tra le centrali a carbone più inquinanti in Europa vi sono due impianti italiani. È quanto riferisce il WWF che ha aderito alla mobilitazione per porre fine all’era del carbone, indetta in tutto il mondo sabato 29 giugno, lanciando l’allarme per l’aumento dell’uso del carbone in Italia, nonostante e la manifesta pericolosità di questo combustibile per il clima, la salute e l’ambiente. In questa occasione l’associazione ha rilanciato la grande raccolta firme contro i combustibili fossili e per le rinnovabili.centrale__carbone3

Il WWF ha aderito alla mobilitazione per porre fine all’era del carbone, indetta in tutto il mondo sabato 29 giugno, lanciando l’allarme per l’aumento dell’uso del carbone in Italia, nonostante la manifesta pericolosità di questo combustibile per il clima, la salute e l’ambiente. E con l’occasione ha rilanciato la grande raccolta firme contro i combustibili fossili e per le rinnovabili organizzata dal WWF a livello internazionale, in Italia sul sito del WWF Italia. Il Presidente Obama ha appena diffuso un piano che, imponendo limiti proprio alle vecchie e nuove centrali, mette di fatto fuori gioco l’uso del carbone sia negli USA che all’estero. La Banca Mondiale, dopo aver posto l’allarme per il cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni tra i pilastri della propria azione, si appresta a emanare linee guida per limitare “i prestiti per la costruzione di nuove centrali a carbone solo in quei rari casi in cui non ci sono alternative. Verrà fatto ogni sforzo per minimizzare i costi ambientali e finanziari delle fonti energetiche”. Da parte sua, Maria van der Hoeven, segretaria generale della International Energy Agency, dopo l’allarmante rapporto della sua agenzia sul rischio di un aumento esponenziale delle emissioni e della temperatura media globale, ha dichiarato (per la prima volta con chiarezza inequivoca) che “il nemico è il carbone”. In un contesto internazionale che va quindi verso una forte restrizione all’uso del carbone, in Italia, non contenti di ospitare due degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa (nella top 30 ci sono infatti Brindisi sud al 9° posto e Civitavecchia al 14°, entrambi di proprietà Enel che, insieme, emettono quasi 23 milioni di tonnellate di CO2 all’anno) si sta pianificando di convertire a carbone la Centrale di Porto Tolle nel Parco del Delta del Po, aprirne una nuova a Saline Joniche e ampliare quella di Vado Ligure. Secondo il dossier WWF ‘Il carbone in Italia’ pubblicato nell’ambito della campagna ‘No al carbone SI al futuro’, attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per la tecnologia impiegata. Questi impianti nel 2010 hanno prodotto circa 39.734 GWh, contribuendo all’11,6% del fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, apparentemente abbastanza modesti, gli impianti a carbone hanno prodotto circa 35 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti a oltre il 30% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale.

 

Inoltre, i dati mostrano un preoccupante aumento dell’uso del carbone (salito al 18,5% nel 2012), segno che il Piano di decarbonizzazione approvato dal CIPE solo due mesi fa è già lettera morta, e che il Governo non ha avuto ancora la capacità di fornire regole e indirizzi a questo proposito. Senza dimenticare la Strategia Energetica Nazionale, redatta dal governo Monti nata già vecchia, perché non punta concretamente sulle rinnovabili e afferma una riduzione della quota di carbone nel mix energetico smentita dai fatti; da parte sua, gli uffici e le commissioni tecniche competenti del Ministero dell’Ambiente rilasciano con disinvoltura pareri di valutazione di impatto ambientali positivi che consentono di costruire nuove centrali a carbone (Saline Joniche), riconvertirle (Porto Tolle) o ampliarle (Vado Ligure), in contrasto con gli obiettivi comunitari e con le strategie di sostenibilità economica, sociale e ambientale che dovrebbero essere proprie di un Paese europeo avanzato. “Il WWF chiede che si accantonino con decisione i progetti di nuove centrali a carbone, delle quali non c’è alcun bisogno in un sistema elettrico che vede le centrali tradizionali già sovrabbondanti, con una capacità addirittura doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto. Anzi, vanno chiuse anche le centrali a carbone esistenti, a cominciare dalle più inquinanti per il clima e la salute. La politica deve scegliere: o favorisce gli interessi di pochi, o pensa al futuro di tutti in modo strategico, puntando sull’energia rinnovabile e sull’economia decarbonizzata”, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Il mondo si mobilita contro il carbone. La rivoluzione rinnovabile sta succedendo qui e ora, la popolazione mondiale lo sa e alza la voce per chiedere ai governi di tutto il mondo di mandare in pensione la fonte di energia più pericolosa per il clima e la salute e puntare su fonti rinnovabili, reti intelligenti ed efficienza energetica”. Il WWF in tutto il mondo ha lanciato da pochi giorni una petizione globale che chiede proprio di finanziare il futuro delle energie rinnovabili e non il passato delle energie fossili, sul sito del WWF Italia. Oggi possiamo salvare il clima e conquistare un futuro di benessere per noi e i nostri figli. Bruciare i combustibili fossili per procurarsi energia e calore ha portato la concentrazione di CO2 in atmosfera ai livelli di 3 milioni di anni fa. Dobbiamo riconquistare l’energia, puntare sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Occorre investire le risorse pubbliche e private nel nostro futuro. E invece i nostri soldi continuano a finanziare il passato fossile. L’Italia, se seguisse la linea di coloro che hanno il compito di tutelare i consumatori e invece tutelano, nei fatti, i combustibili fossili, diventerebbe sicuramente maglia nera della campagna mondiale del WWF.
Fonte: il cambiamento

Le Energie del Futuro
€ 16.5

Polveri & Veleni
€ 12

Cloud, reti wireless e 4G molto energivore e inquinanti

Wireless, cloud e tecnologia 4G sono particolarmente energivori: nel 2015 consumeranno nel mondo oltre 40 TWh, con 30 Mt di emissioni di CO2, pari a 5 millioni di veicoliWireless-energy-consumption-586x410

Cloud, wi-fi e 4G, sono le parole magiche del 21° secolo: la modernità come possibilità di collegarsi e di gestire ogni tipo di informazioni da qualunque luogo (1) e in qualunque momento. Come ben diceva lo scrittore Arthur Clarke, ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia, e alla maggior parte di noi sembra decisamente magico poter navigare e comunicare istantaneamente in modo social senza fili e costrizioni; e la magia si sa, non ha limiti e non ha soprattutto costi. E’ bene tornare con i piedi per terra e ricordarsi che inviare un segnale via radio costa energia: secondo uno studio del CEET, nel 2012  i sistemi wireless e cloud hanno consumato nel mondo oltre 9 TWh di energia (2): altro che bit senza peso! Da qui al 2015 si prevede uno sviluppo impetuoso nell’uso del wireless, che potrebbe fare esplodere i consumi a valori compresi tra 32 e 43 TWh. Sarei propenso a ritenere più credibile la cifra più alta, perchè ho l’impressione che gli estensori del rapporto siano stati troppo ottimisti nel valutare gli incrementi di efficienza energetica (3). Tutto ciò porterà ad un incremento delle emissioni di CO2 fino a 30 milioni di tonnellate all’anno, pari ad un incremento del parco auto di 5 milioni di veicoli. Non è un problema trascurabile, per cui lo sviluppo delle reti wi-fi andrebbe monitorato con cura per evitare che una crescita imprevista e troppo rapida acceleri ulteriormente i cambiamenti climatici: dopotutto non ne vale la pena se il vantaggio sarà soprattutto quello di poter vedere film o usare videogame negli aeroporti o nella metropolitana.

(1) Forse non proprio qualunque, diciamo qualunque luogo “civilizzato”.

(2) Per fare un confronto la produzione eolica italiana nel 2012 è stata pari a 13 TWh

(3) I consumi della tecnologia 4G, che farà la parte del leone, nel 2010 erano pari a 300-600 µJ/bit (p. 19 del rapporto) e ci si aspetta che l’efficienza energetica migliori del 26% ogni anno, il che vorrebbe dire ridurre i consumi a 70-140 µJ/bit nel 2015.

Fonte: ecoblog

 

Jeremy Irons presenta “Trashed” il suo documentario sulla decrescita alla Commissione Europea

trashed-586x388

La Commissione europea ha ospitato ieri la conferenza tenuta da Jeremy Irons a cui ha preso parte anche Janez Potočnik Commissario per l’ambiente che ha promosso Trashed il documentario a cui ha partecipato l’attore premio Oscar. Dunque ecco un altro vip del cinema che come Leonardo DiCaprio o Matt Damon decide di impegnarsi in prima persona nella tutela ambientale del Pianeta.

Irons ha spiegato che il suo impegno contro la produzione dei rifiuti nasce dalla consapevolezza che un simile sistema produttivo e consumistico non può essere più sostenuto e propone un ritorno ai vecchi sistemi dove gli oggetti avevano una vita più lunga. Il progetto si incontra con i progetti della Commissione europea avviati per la riduzione dei rifiuti di plastica. La quantità del riciclo è aumentata ma l’Unione europea conferisce ancora in discarica o incenerisce il 60% dei suoi rifiuti urbani, secondo Eurostat. Solo il 25% del non decomponibile in plastica viene riciclato e rappresenta l’80% dei rifiuti marini. Dunque ancora molta strada da fare. Potočnik ha sottolineato perciò la necessità di un cambiamento della società per ridurre l’impatto dei rifiuti e ha sottolineato gli esempi di due comuni, uno in Italia e l’altro nei paesi Baschi: Capannori e Gipuzkoa che sono riusciti a ridurre la produzione di rifiuti quasi a zero. Ha detto Potočnik:

La plastica è spesso percepita come un materiale economico nella società dell’usa e getta e il suo riciclo è basso. La metà di tutti i rifiuti in plastica generati in Europa va in discarica, il che dovrebbe essere evitato poiché la plastica può contenere componenti pericolosi e lo smaltimento può causare emissioni indesiderabili e residui inquinanti.

Il commissario dunque ha appoggiato la proposta di Irons a perseguire politiche di smaltimento più sostenibili e ha detto:

Con la popolazione mondiale in crescita vi è la possibilità di ripetere alcuni dei percorsi di sviluppo dell’Occidente.

Fonte: Euractiv

Lo sfruttamento geotermoelettrico dell’Amiata

Cittadini, associazioni e comitati locali stanno portando avanti ormai da anni una battaglia, anche legale, contro la gestione ‘insostenibile’ della risorsa geotermica sul monte Amiata. C’è bisogno di sostegno, non soltanto a livello di informazione ma anche economico, spiega Alice Faccon, referente Amiata del WWF Toscana, che ci fornisce alcuni dati relativi agli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano.

amiata5

 

Assieme ai Comitati locali, siamo impegnati a portare avanti in Amiata, da anni ormai, una battaglia contro una gestione ‘insostenibile’ di una risorsa qual è quella geotermica, teoricamente iscritta tra le rinnovabili. Vi fornisco alcuni dati ed informazioni circa gli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano, con particolare riguardo all’Amiata. Qui il fluido geotermico si caratterizza per una più elevata compresenza di inquinanti quali CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca, acido borico, arsenico, radon. Non è quindi tutto vapore quello che fuoriesce dalle torri e dai camini delle centrali geotermoelettriche. ARPAT (Rapporto Finale 2006 “Monitoraggio delle aree geotermiche”) ha prodotto un utile raffronto tra i fattori di emissione delle centrali geotermoelettriche e quelli degli altri impianti di produzione di energia elettrica, a combustibili fossili (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) e che quindi non godono dei certificati verdi. Ha anche svolto un confronto tra i fattori di emissione della quasi totalità degli inquinanti misurati (CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, arsenico, ammoniaca, acido borico) delle tre aree geotermiche: Radicondoli-Travale, Larderello-Lago, e Amiata. Da quest’ultimo confronto è emerso che l’area dell’Amiata è caratterizzata dai fattori di emissione più elevati, ad esclusione dell’Arsenico (sia in forma gassosa che come sale disciolto) che presenta il massimo valore nell’area di Radicondoli –Travale. Sottolineiamo che l’Amiata a differenza delle altre due aree geotermiche si caratterizza per una maggiore presenza antropica, per le coltivazioni (castagneti, olivi, vigneti etc) e per il fatto che custodisce un acquifero definito ‘strategico’ con un bacino di utenza di circa 700000 persone. Dal confronto poi tra i fattori di emissione delle centrali geotermiche con quelli relativi agli altri impianti di produzione di energia elettrica (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) Arpat ha rilevato che:

– per quanto riguarda i fattori di emissione delle Sostanze Climalteranti: la CO2 emessa dalle centrali geotermoeletriche dell’Amiata risulta essere quasi il doppio rispetto a quella emessa dalle centrali a turbogas alimentate a gas naturale in configurazione a ciclo combinato (con un FE espresso in CO2 eq. pari a 637,8 Kg/MWhe dell’Amiata contro 341,3 Kg/MWhe delle turbogas e contro 343,6 Kg/MWhe del parco geotermico ).

amiata6

 

Addirittura le centrali termoelettriche alimentate a gasolio possiedono un fattore di emissione espresso in CO2 eq., pari a 674,6Kg/MWhe che risulta essere di poco superiore a quello che contraddistingue le geotermoelettriche dell’Amiata (il cui fattore di emissione espresso in CO2 eq. è pari a 637,8 Kg/MWhe). Per quanto riguarda il metano le emissioni di tutte le centrali geotermoelettriche della Toscana ed in particolare dell’Amiata hanno fattori di emissione notevolmente superiori rispetto a quelli di tutte le altre centrali termoelettriche prese a raffronto nella tabella di ARPAT a pag. 63 (lignite,carbone da vapore,olio combustibile,gasolio, etc) . È ipotizzabile che la CE abbia escluso gli impianti di coltivazione dei fluidi geotermici dall’ambito di applicazione delle norme concernenti la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra rifacendosi forse a campi geotermici infinitamente meno inquinanti, come quelli islandesi. – dal quadro degli altri inquinanti, emerge poi (pag 16-17 del Rapporto Finale 2006 ARPAT):

Arsenico. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore alle turbogas, sia in configurazione a ciclo semplice che combinato, che hanno fattori di emissione trascurabili.

Mercurio. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore a quella degli impianti termoelettrici, emissione che resta maggiore anche con l’esercizio degli AMIS (acronimo per abbattitore mercurio e idrogeno solforato).

Acido Solfidrico e Acido Borico. Sono una caratteristica peculiare delle centrali geotermoelettriche. Le centrali termoelettriche non hanno emissioni specifiche o, comunque, sono trascurabili.

Ammoniaca. L’emissione specifica delle centrali geotermoelettriche è notevolmente maggiore rispetto alle termoelettriche (che presentano un rapporto 1/100 o minore).

Nelle centrali geotermoelettriche l’emissione è dovuta alla presenza della sostanza nello stesso fluido geotermico, mentre in quelle termoelettriche l’emissione è la conseguenza dell’impiego di sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto… Inoltre è importante ricordare che la Deliberazione G.R. n. 344/2010 che contiene “Criteri direttivi per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche”, mette in evidenza che acido solfidrico e ammoniaca sono dei precursori del PM10 secondario. Inoltre, sempre per quanto riguarda l’ammoniaca, il provvedimento sottolinea che lo sfruttamento geotermoelettrico rappresenta per importanza la seconda sorgente regionale di emissione, il cui contributo si attesta dal 30 al 40% del totale delle emissioni di questo inquinante in Toscana.

protesta_geotermia_amiata1

 

Lo sfruttamento geotermico incide anche sulla risorsa idrica potabile

In Amiata, lo ripetiamo è in gioco una falda idropotabile strategica, con un bacino di utenza di ben 700 mila abitanti. Il problema dell’impatto dello sfruttamento geotermico sulla falda idrica potabile dell’Amiata investe infatti due ordini di fenomeni:

a) il depauperamento della falda;

b) l’inquinamento da arsenico.

A tutt’oggi manca ancora un bilancio dell’acquifero amiatino che tenga conto tra i parametri in uscita, come deciso dai tecnici del Gruppo di Lavoro per il Bilancio dell’Acquifero del Monte Amiata, anche del vapore estratto per fini geotermoelettrici. Inoltre, la rilevazione piezometrica di Poggio Trauzzolo condotta dalla RegioneToscana nel corso del 2010 aveva messo in evidenza: 1) la discordanza tra i dati Enel e la situazione reale della falda idropotabile; 2) la necessita di compiere ulteriori e più approfondite indagini dirette. Oggi il monitoraggio costante condotto attraverso questa postazione piezometrica sta registrando un progressivo ed inesorabile abbassamento del livello di falda. Nelle conclusioni della Relazione finale, Dicembre 2011 “Adattamento e implementazione del modello idrologico MOBIDIC per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte Amiata”, gli estensori sostengono che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di controllo delle oscillazioni nelle portate misurata alle sorgenti principali, in particolare quelle di Santa Fiora, ma ritengono che “possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore, attualmente non quantificabile…”. Questa fluttuazione della pressione inferiore non è attribuibile altro che al prelievo dei fluidi nel sottostante (rispetto a quella idropotabile) serbatoio geotermico. Tuttavia, nel 2011 è stato dato parere favorevole al “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” che consente ad Enel l’abbandono della coltivazione del 1° serbatoio non più produttivo e il passaggio alle nuove estrazioni di vapore dal 2° serbatoio geotermico più profondo. È stato dato parere favorevole alla V.I.A. di Piancastagnaio senza che Enel sia riuscita a produrre agli Uffici della Regione Toscana. Un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico (serbatoi geotermici, acquiferi e aree di ricarica). L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere nella lettera che accompagna il “Contributo istruttorio sulle integrazioni Enel, relativamente alla tutela della falda strategica del Monte Amiata” scrive che la documentazione prodotta da Enel ad integrazione dello Studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” :….non permette di escludere impatti dello sfruttamento geotermico sulla risorsa idrica dell’acquifero strategico del Monte Amiata. Si rileva l’assenza di un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico…”.

bagnore

 

Questo tra l’altro significa che non vi potrà essere un uso sostenibile della risorsa geotermica! La Dott.ssa Manzella e il dott. Ungarelli, (rispettivamente geofisica e fisico del Centro Nazionale Ricerche) in un recentissimo libro dal titolo “La geotermia” edito da Il Mulino scrivono: “Lo studio della ricarica,sia essa naturale o artificiale, permette infatti di stabilire con quale ritmo vanno estratti i fluidi dal serbatoio senza rischiare di esaurire la risorsa”. Nel settembre 2012 inoltre la Commissione VIA della Regione Toscana ha dato parere favorevole anche al progetto “Costruzione ed esercizio centrale geotermoelettrica Bagnore 4” che con i suoi 40MW sarà la più grossa centrale dell’Amiata, nella Concessione denominata Bagnore, sul versante grossetano. Quest’impianto è stato progettato da Enel Green Power all’interno del Sic /ZPS e Sir Monte Labbro Alta Valle dell’Albegna, con habitat e specie di interesse prioritario. La Regione Toscana non ha espresso nessuna valutazione sullo Studio di Incidenza sulla Rete Natura presentato dal proponente Enel GP. Quest’impianto sarà connesso ad una già esistente Centrale da 20MW denominata Bagnore3, mai sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale né a Valutazione di Incidenza Ecologica, valutazioni che il D.lgs 11 febbraio 2010 n.22, “Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”, legge-provvedimento, pospone, addirittura al 2024! La tecnologia di questo impianto nonostante alcuni rabberciamenti e la grande propaganda di Enel GP è una riproposta della stessa obsoleta tecnologia degli attuali impianti geotermoelettrici di Enel GP. Basti dire che Bagnore 4 non raggiungerà né per ammoniaca né per mercurio i valori obiettivo dettati dalla deliberazione n. 344/2010, e che il valore obiettivo è stringente per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca. Nel mondo, tuttavia, esistono ben altri esempi di centrali geotermoelettriche: vedi la Centrale di Mahiao nelle Filippine, impianto da 125 MW dalla quale non fuoriesce un bel niente! Ma su tutto questo e sulle nostre domande al riguardo alla Regione Toscana e ad Enel GP in occasione del Contraddittorio del 18 luglio 2012 non è stata data alcuna risposta. Per quanto concerne la tutela dell’acquifero dell’Amiata, come WWF abbiamo segnalato che i piezometri regionali per il rilevamento dei livelli freatimetrici sono in caduta libera, stanno registrando una allarmante, progressiva ed inesorabile perdita dell’acquifero. Ultimo, ma non ultimo. L’allegato 6 dello studio epidemiologico condotto sulle popolazioni delle aree geotermiche da ARS Toscana, sviluppa la correlazione tra inquinanti nelle diverse matrici ambientali e ricadute sulla salute degli abitanti: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità”.

geotermia1

 

Dato che tutti gli inquinanti presi a riferimento (acido solfidrico, mercurio,arsenico,boro, antimonio) sono proprio quelli emessi anche dalle coltivazioni geotermiche (e come abbiamo visto in maniera rilevante) come si può pensare di aumentarne ulteriormente la presenza in un territorio in cui le percentuali di rischio e gli eccessi di mortalità, come evidenziato dallo stesso studio epidemiologico, sono già così elevati? Se è vero che non è solo lo sfruttamento geotermico l’unico responsabile della presenza di tali inquinanti (vedi pregressa attività mineraria) è pur vero quanto scrive ARPAT: “La messa in produzione di un campo geotermico per usi energetici, o plurimi diversi, accelera il trasporto verso la superficie dei fluidi, con emissione in atmosfera di flussi di massa delle sostanze contenute enormemente superiori a quelli associati alle manifestazioni naturali. Nei fluidi geotermici sono contenute alcune sostanze e composti con rilevanza tossicologica”. ( tratto da“Monitoraggio dell’impatto ambientale della produzione geotermica” a cura dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana –Firenze, 11 ottobre 2006). Per tutto questo WWF Italia, Italia Nostra, Forum Ambientalista e Comitati locali hanno deciso di impugnare prima la pronuncia di compatibilità ambientale della centrale Bagnore 4 e ora ci apprestiamo a fare lo stesso per il provvedimento di Autorizzazione Unica della Centrale Bagnore 4 emesso il 21 dicembre 2012. Per queste azioni c’è bisogno del coinvolgimento di tutti, l’acqua dell’Amiata arriva a Grosseto fino a Follonica, a Siena e provincia e fino nel viterbese. È una questione che ci interessa tutti, non solo i cittadini dell’Amiata.

Alice Faccon, Referente Amiata WWF Toscana

Fonte: il cambiamento