I benefici dell’andare in bici e a piedi superano i rischi dell’inquinamento

Uno studio compiuto da un team internazionale di ricercatori dimostra come, nel 99% delle città, la vita attiva sia benefica nonostante l’inquinamento atmosferico

I benefici dell’andare in bicicletta e del camminare a piedi nelle grandi città sono superiori ai danni che l’inquinamento atmosferico procura all’organismo, questo nel 99% delle città monitorate in uno studio compiuto da un team internazionale di ricercatori e pubblicato su Preventive Medicine. Secondo lo studio, infatti, solamente nell’1% delle città prese in esame i livelli di inquinamento sono tali da rivelarsi dannosi per la salute se si cammina e se si pedala in città. Viene così sfatato uno dei tanti falsi miti secondo il quale pedoni e ciclisti sarebbero maggiormente esposti all’inquinamento atmosferico. Audrey De Nazelle del centro per le politiche ambientali dell’Imperial College di Londra, fra le autrici dello studio, sottolinea come sia una buona notizia che “in tutto il mondo, nel 99% delle città, è sicuro pedalare fino a due ore al giorno” e“questo perché l’inattività fisica è un problema di salute pubblica, non perché l’inquinamento non sia dannoso”. 

Persino a New Delhi, una delle città più inquinate al mondo, occorrono almeno 5 ore di bicicletta alla settimana prima che i rischi per la salute superino i benefici. Secondo lo studio, per esempio, Londra è una delle città al mondo più sicure dal punto di vista della salute di ciclisti e pedoni: i benefici del walking e del ciclismo sono sempre superiori ai rischi connessi all’inquinamento. Diverso è il discorso per chi lavora nel traffico ed è esposto per più ore all’inquinamento atmosferico, come, per esempio, i bike messenger che passano la loro giornata in sella. Gli autori dello studio, però, invitano a prendere questo studio come un punto di partenza e non come un punto di arrivo. “Anche se questa ricerca dimostra i benefici dell’attività fisica a dispetto della qualità dell’aria, ciò non deve diventare un argomento per l’inazione nella lotta contro l’inquinamento” ha detto James Woodcock del Centre for Diet and Activity Research, secondo il quale questo studio deve servire da stimolo per spingere sempre più gente a muoversi a piedi e con mezzi non inquinanti come la bicicletta.

10 Guarda la Galleria “Bici in città”

Fonte:  The Guardian

L’India sorpassa la Cina: è la nazione più inquinata del mondo

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L’aria dell’India è la più inquinata del mondo, più di quella cinese. Lo storico e poco onorevole sorpasso è stato certificato da Greenpeace che ha analizzato i dati satellitari della Nasa sulle polveri sottili relativi al 2015. Fino al 2011 l’inquinamento atmosferico è aumentato sia in India che in Cina, ma mentre quest’ultima nel 2013 ha adottato un piano nazionale anti-inquinamento, l’India ha proseguito sulla strada di uno sviluppo incontrollato superando il paese più popolato del mondo per quanto riguarda i dati sull’inquinamento atmosferico. Secondo i dati di questo studio, infatti, fra il 2010 e il 2015 i livelli delle polveri sottili sono diminuiti del 17% in Cina e del 15% negli Stati Uniti. New Delhi è stata giudicata dall’Oms come la città più inquinata del mondo, con concentrazioni di polveri sottili più elevate rispetto a Pechino. Oltre alla capitale, altre città devono fare i conti con l’inquinamento atmosferico: Varanasi, Lucknow, Patna, Ahemdabad. Mentre in Cina il Governo si è rimboccato le mani, in India il premier Modi non vede nell’inquinamento un problema per il suo Paese: di un piano nazionale anti-inquinamento non se ne parla, mentre per quanto riguarda il monitoraggio delle concentrazioni di polveri sottili basta dire che in India ci sono 39 centraline di controllo a fronte delle 1500 della Cina. Un recente studio dell’Università della British Columbia ha dimostrato che 3 milioni di persone muoiono prematuramente a causa di patologie dovute all’inquinamento atmosferico in India (1,6 milioni) e Cina (1,4 milioni).

Fonte: ecoblog.it

Smog, nel 2013 più di 5 milioni e mezzo di morti premature nel mondo

Secondo lo studio internazionale presentato nel corso dell’American Association for the Advancement of Science, più di metà dei decessi è avvenuta in India e in Cina. I ricercatori hanno paragonato il problema dell’inquinamento dell’aria alle condizioni di vita durante la rivoluzione industrialesmog

L’inquinamento atmosferico ha causato più di 5 milioni e mezzo di morti premature durante il 2013. È quanto sostiene una ricerca presentata nel corso dell’incontro annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS – Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) a Washington DC. Più di metà dei decessi sono avvenuti in India e in Cina. Secondo gli scienziati americani, canadesi cinesi e indiani che hanno lavorato allo studio, nel 2013 le cattive condizioni dell’aria hanno ucciso circa 1,6 milioni di persone in Cina e 1,4 milioni di persone in India. “L’inquinamento atmosferico è il quarto fattore di rischio di morte a livello globale e il maggiore fattore di rischio ambientale per la contrazione di malattie”, ha dichiarato Michael Brauer, ricercatore dell’Università della British Columbia. Brauer ha aggiunto che l’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di contrarre malattie cardiache, infarto, cancro ai polmoni, bronchite, enfisema e infezioni acute. I ricercatori hanno paragonato il problema dell’inquinamento atmosferico in Asia alla situazione che si era creata durante la rivoluzione industriale in Europa e in America: una crescita economica massiccia frenata dalle nuvole di materiali tossici presenti nell’aria. Nel 2013 l’inquinamento da carbone, da solo, ha ucciso 366 mila persone in Cina, secondo quanto rilevato dal ricercatore Qiao Ma. Il carbone bruciato per produrre energia elettrica è stato il maggiore fattore inquinante nel paese e gli obiettivi che si è posta la Cina di ridurre le emissioni, così come stabilito lo scorso anno a Parigi, secondo gli scienziati non sono sufficienti. “Anche nello scenario più pulito, che dovrebbe verificarsi nel 2030”, ha sottolineato Ma, “la popolazione della Cina, in continua crescita, patirà da 990 mila a 1,3 milioni di morti l’anno. Chanda Venkataraman, ricercatore indiano, attribuisce l’inquinamento che affligge l’aria del suo paese al carbone, al legname e ai fuochi alimentati con letame che rilasciano nell’aria enormi quantità di particelle tossiche e finiscono nelle case delle famiglie più povere. In India, circa 920 mila morti sono state attribuite all’inquinamento atmosferico causato dagli impianti di produzione di energia elettrica e dalle emissioni delle autovetture. Circa 590 mila decessi sono causati dall’inquinamento familiare provocato dal riscaldamento e dai fuochi creati per cucinare. Venkataraman, professore dell’Indian Institute of Technology di Bombay, ha dichiarato che l’India deve confrontarsi con l’inquinamento prodotto da tre fonti: industriale, agricolo e casalingo. I ricercatori hanno guardato con favore ai provvedimenti normativi adottati dai legislatori americani, canadesi, europei e giapponesi per porre un freno all’inquinamento negli ultimi cinquanta anni. Dan Greenbaum, ex presidente del dipartimento per la protezione ambientale del Massachusetts, ha affermato che “dopo essere stato incaricato di progettare e migliorare strategie finalizzate a migliorare la qualità dell’aria negli Stati Uniti sa bene quanto sia difficile. La ricerca ci aiuta a scegliere la strada giusta indentificando le azioni che possono davvero migliorare la salute pubblica”. La Corte Suprema degli USA ha fermato alcuni recenti tentativi di frenare le emissioni di carbone, ordinando all’EPA (Environmental Protection Agency – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) di non promulgare le nuove normative per gli impianti alimentati a carbone, almeno fino a quando non verranno stabiliti i limiti legali. Questo ha fatto nascere timori sul fatto che le nazioni che hanno siglato l’accordo di Parigi riescano a mantenersi fedeli ai patti, ma l’amministrazione Obama ha ribadito che l’intesa parigina non sarà toccata.

Fonte: The Guardian

Traduzione: Laura Tajoli

Tratto: ecodallecitta.it

Milano, più lavaggi antismog contro l’inquinamento

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Le strade di Milano verranno lavate più frequentemente per ridurre l’inquinamento atmosferico. Nel capoluogo lombardo le polveri sottili sono tornate al di sopra dei limiti dopo la “tregua” di metà gennaio dovuta al maltempo. È una delle novità del piano finanziario 2016 dell’Amsa che prevede un presidio fisso dell’azienda nella stazione Centrale, pulizie extra per la Darsena (800mila euro di costo aggiuntivo) e nuovi contratti a tempo determinato per i 62 lavoratori assunti per il semestre Expo. Il piano prevede un aumento della pulizia della città con 3mila chilometri di percorso in più con una maggiore attenzione per i quartieri di Ortica, Dergano, Baggio, Stadera, Rogoredo e Città Studi. Sul fronte rifiuti le tariffe Tari saranno mediamente più basse del 2,5%, mentre a breve partirà la sperimentazione che prevede dei “premi” per chi conferisce materiale nei punti di raccolta Amsa. Il progetto RiciclaMi incomincerà con il riciclo di oggetti elettronici (vecchi cellulari, video, pc o altri dispositivi). I premi saranno costituiti proprio da gadget e oggetti elettronici: per accumulare i punti necessari bisognerà iscriversi sul sito Amsa e per il loro accredito si utilizzerà la Carta regionale dei servizi.

Fonte:  Repubblica

 

105 anni di smog. E sentirli tutti

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Viste le preoccupazioni (e i relativi disagi) che inquinamento smog stanno generando proprio in questo periodo, riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (Ibim) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Palermo e docente del corso Effetti dell’inquinamento sulla salute all’Università di Pisa.

Sono passati 105 anni da quando Henry Antoine des Voeux, componente della Società londinese per l’abbattimento del fumo da carbone, coniò un nuovo termine “smog”, sintesi di due parole “smoky fog”, per identificare “quel qualcosa prodotto nelle grandi città, ma inesistente in campagna”. Sono altresì passati 63 anni dall’episodio acuto di Londra in cui, a causa dell’intenso e persistente smog, si registrarono oltre quattromila decessi aggiuntivi in meno di due settimane. Tale episodio segnò l’inizio di una nuova scienza, l’epidemiologia ambientale, la quale nell’ultimo mezzo secolo ha disegnato e condotto migliaia di studi di popolazione, evidenziando che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio certo per malattie cardio-respiratorie. L’inquinamento atmosferico è associato a mortalità per malattie cardio-respiratorie, tumore al polmone, ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (compresa la polmonite) e per asma, incidenza e riacutizzazione di asma, rinite allergica, sintomi respiratori (tosse, espettorato, respiro sibilante, difficoltà di respiro), riduzione della funzione respiratoria. Inoltre, esso causa un incremento dell’assenteismo lavorativo e scolastico, nonché la necessità di aumentare le dosi di broncodilatatori nei pazienti con patologia ostruttiva cronica. Determina quindi enormi costi socio-economici. Sono passati 10 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS in italiano e francese, WHO in inglese)  ha emanato le sue linee guida per il particolato atmosferico (PM), l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), l’anidride solforosa. Tali limiti, con l’eccezione di quello per l’ossido di azoto, sono molto più restrittivi di quelli ammessi dall’Unione Europea (UE). La conseguenza è ben descritta nel Rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea (Air quality in Europe – 2015 report), pubblicato agli inizi di dicembre in concomitanza con l’avvio della Conferenza sul clima COP21 di Parigi. Vi è una variazione enorme tra le stime delle percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti: ad es., per le particelle inalabili (PM10), secondo i limiti UE il 17-30% è esposto contro il61-83% secondo i limiti OMS; gli analoghi valori per le particelle fini (PM2.5) sono 9-14% e 87-93%,  e quelli per l’ozono (inquinante tipicamente estivo) sono 14-15% e 97-98%, rispettivamente. Le mappe presenti nel Rapporto mostrano che la pianura padana ed alcune grandi città italiane sono tra le zone europee più inquinate. Il Rapporto stima anche il numero annuale delle morti premature (cioè avvenute prima dell’età aspettata, corrispondente all’aspettativa di vita per un tale paese, specifica per sesso) in Italia: 59500 per PM2.5, 3300 per O3, 21600 per NO2. Recentemente, l’iniziativa Aphekom in 10 città europee (inclusa Roma) ha stimato che vivere vicino a strade trafficate sia responsabile del 15-30% di casi di asma (età 0-17 anni) e di cardiopatia ischemia e  di broncopneumopatia cronica ostruttiva (età oltre 65 anni). In Italia, negli ultimi venticinque anni sono stati condotti molti studi epidemiologici per valutare gli effetti dell’inquinamento atmosferico nei centri abitati da parte di istituzioni sanitarie, università e CNR. I risultati pubblicati sia su riviste scientifiche sia sul Web sono stati concordanti con quelli degli studi condotti in altri Paesi, evidenziando la pericolosità dell’inquinamento atmosferico per la salute umana.  Da citare, oltre alla partecipazione italiana a studi quali APHEA ed ESCAPE, tra i principali studi condotti in Italia: MISA-1, MISA-2, studio OMS delle 13 città italiane, EpiAir ed EpiAir2; tali studi, utilizzando statistiche sanitarie di routine e dati di monitoraggio ambientale hanno messo in relazione gli eventi sanitari acuti (mortalità, ricoveri ospedalieri) con i livelli di concentrazione degli inquinanti gassosi e particolati. Gli Istituti CNR di Fisiologia Clinica (IFC) di Pisa  e di Biomedicina ed Immunologia Molecolare (IBIM) di Palermo, oltre a contribuire agli studi succitati, hanno contribuito allo studio SIDRIA e condotto le indagini sui campioni di popolazione generale del Delta del Po e di Pisa e sul campione di adolescenti di Palermo, confermando gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico con questionari, spirometrie e test allergologici. In questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica è richiamata dagli elevati livelli di inquinamento atmosferico nella pianura padana ed in molti centri urbani del resto d’Italia. Ci si chiede se esistano misure efficaci per ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici. La letteratura scientifica negli ultimi anni ha mostrato l’efficacia della chiusura dei centri urbani per circa due settimane al traffico privato (da 11 a 41% di riduzione di eventi asmatici acuti durante le Olimpiadi estive di Atlanta 1996 e di Pechino 2008) e l’efficacia della riduzione cronica dei livelli di concentrazione di NO2, PM2.5 e PM10 sui sintomi e la funzione respiratoria (indagini SAPALDIA e SCARPOL in Svizzera), nonché l’efficacia del bando all’uso di carbone per riscaldamento a Dublino nel 1990 (riduzione del 15% di mortalità per cause respiratorie nei sei anni successivi). Negli Stati Uniti è stato stimato che ogni decremento di 10 microgrammi / metro cubo di PM2.5 è associato ad un aumento di 7 mesi nell’aspettativa di vita. Lo stato della California ha mostrato che, con politiche adeguate di controllo delle emissioni, tra il 1994 ed il 2011 è stato possibile ottenere riduzioni tra il 15 ed il 54% nelle emissioni di NOx, PM2.5 e PM10, a fronte di un incremento del 38% del traffico veicolare e del 30% della popolazione. L’OMS nel Piano di Azione 2013-2020 contro le malattie non comunicabili (le quattro principali sono: malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche, diabete) ha invitato i governi ad agire per l’abbattimento dei principali fattori di rischio evitabili, tra cui l’inquinamento atmosferico. Per perseguire tali obiettivi, sono importanti i partenariati tra OMS, governi, istituzioni di ricerca, società scientifiche, associazioni di pazienti. Una tra le più attive è la Global Alliance against chronic Respiratory Diseases (GARD), di cui il CNR è co-fondatore: in Italia è coordinata dal Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute. È inoltre essenziale investire adeguati fondi nel supporto della ricerca scientifica nel campo delle relazioni ambiente – salute. Come ha dimostrato la fase preliminare del Progetto Interdipartimentale Ambiente e Salute, gli istituti CNR hanno adeguate competenze interdisciplinari per rispondere alle esigenze conoscitive in questo settore in Italia.

Fonte: galileonet.it.

Inquinamento atmosferico, quanto ci costi?

Secondo l’Ocse ogni anno 3,5 milioni di persone muoiono per cause correlate all’inquinamento474219880

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo delle Nazioni Unite, ha pubblicato recentemente alcuni nuovi dati che confermano quanto l’impatto dell’inquinamento atmosferico incida anche sulle risorse economiche del pianeta: in termini di impatto sulla salute, ovvero decessi e malattie, l’Ocse calcola che nei paesi industrializzati l’inquinamento atmosferico costerebbe ogni anno 1.600 miliardi di dollari. Una cifra che sarebbe addirittura superiore nei Paesi in via di sviluppo; se nell’area Ocse i decessi sembrano essersi ridotti (3,5 milioni di persone ogni anno i morti connessi direttamente all’inquinamento atmosferico), la stessa organizzazione sottolinea come si sia registrato un aumento dei costi. Stando a quanto conclude il forum dell’Ocse 2015 la principale causa ambientale di morti premature al mondo è proprio l’inquinamento. La questione costi la spiega bene oggi Luca Tremolada sul Sole24Ore, nello snocciolare i dati pubblicati dall’organizzazione internazionale: nell’insieme dei 34 Paesi Ocse il numero delle morti è sceso in cinque anni da quasi 500mila a 478 mila ma i costi sono aumentati da 1.470 miliardi di dollari a 1.570 miliardi, cui vanno sommati i costi legati alle malattie causate dall’inquinamento. Secondo l’Ocse tale costo aggiuntivo sarebbe attestabile attorno al 10% del totale. Una ricerca pubblicata a fine aprile in collaborazione con l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) denominata “Economic cost of the health impact of air pollution in Europe”, che ricalcava i dati di precedenti studi, come “Air Quality 2014“, realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), denunciando l’innalzamento dei costi della principale causa di morti premature.

Fonte: ecoblog.it

Inquinamento, nel Regno Unito scuole e ospedali lontani dalle strade

I decessi provocati dall’inquinamento atmosferico sono 29mila all’anno. Dopo aver preso atto dei dati che certificano 29mila decessi all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico, il Regno Unito volta pagina e decide che in futuro scuole, ospedali e case di cura verranno costruiti lontano dalle strade principali a causa dei pericoli di inquinamento atmosferico. L’Environmental Audit Committee ha parlato esplicitamente dell’inquinamento atmosferico come di “una crisi di salute pubblica” che causa ormai tanti morti quanto il fumo. È stato suggerito di avviare un regime che incentivi le rottamazioni delle auto a diesel al fine di ridurre le emissioni. Joan Walley, la presidente del Comitato, ha dichiarato alla BBC che c’è una crisi di salute pubblica in termini di cattiva qualità dell’aria. Le morti causate dall’inquinamento atmosferico sono tante quanto quelle per il fumo. La priorità è fermarsi prima che una nuova generazione di bambini sia esposta. Come? Rendendo impossibile la costruzione di scuole, ospedali, cliniche e centri di assistenza nei pressi di luoghi con alti livelli di inquinamento. Il traffico automobilistico è, infatti, responsabile del 42% delle emissioni di monossido di carbonio, del 46% degli ossidi di azoto e del 26% dell’inquinamento da particolato. Fra gli altri suggerimenti del Comitato vi sono: 1) previsioni meteo sull’inquinamento atmosferico, sulla falsariga di quelle su polline e raggi Uv, 2) un piano nazionale per zone a basse emissioni per contrastare i veicoli altamente inquinanti, 3) incentivi finanziari per i carburanti alternativi, 4) incentivi alla mobilità pedonale e ciclistica.smog1-586x390

Fonte:  BBC

© Foto Getty Images

Inquinamento: quanto incide sulla salute e come disintossicarsi? Incontro con gli esperti il 13 dicembre a Bologna

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Quanto può incidere l’inquinamento sulla salute umana? E su quella del feto?

Abbiamo parlato diverse volte su quanto la continua esposizione ad agenti inquinanti possa incidere pesantemente sulla salute delle persone, ma anche su quella delle donne in gravidanza e dei bambini. Abbiamo parlato, ad esempio, delle correlazioni che possono nascere tra inquinamento e rischio autismo e su come le città italiane non siano esenti da rischi, anche gravi. Ora, una recente ricerca mostra come un’esposizione costante ad alti livelli di inquinamento atmosferico possa contribuire a danneggiare i polmoni del feto, durante il secondo trimestre di gravidanza. La ricerca è stata condotta da ricercatori spagnoli, guidati dalla dottoressa Eva Morales, del Centro di Epidemiologia Ambientale di Barcellona. I risultati sono stati pubblicati sulla rivistaThorax. Durante lo studio, i ricercatori si sono soffermati sulla possibile associazione tra l’esposizioneall’inquinamento atmosferico, durante momenti specifici della gravidanza, e la funzione polmonare dalla vita postnatale all’età prescolare. Lo studio è durato dieci anni. In particolare, tra il 2004 e il 2008, i ricercatori hanno tenuto sotto osservazione 1295 donne in gravidanza in due specifiche aree geografiche della Spagna. In seguito, hanno effettuato la stima dei livelli di esposizione delle donne ad agenti atmosferici inquinanti (benzene e NO2) seguendo poi i bambini dalla nascita, fino ai quattro anni di età. In ultimo, i ricercatori hanno analizzato il rapporto tra i livelli di inquinamento a cui erano state esposte le partecipanti allo studio, con la funzione polmonare dei bambini a quattro anni e mezzo, misurata attraverso il classico esame spirometrico. Secondo i risultati della ricerca, una maggiore esposizione ad alti livelli di  benzene e NO2 durante la gravidanza può compromettere la funzione polmonare dei bambini. Madri che vivevano in zone particolarmente trafficate, aumentavano fino al 22% il rischio che i loro figli presentassero polmoni dalle funzioni compromesse. Addirittura, la percentuale saliva del 30% per l’esposizione al biossido d’azoto. Il biossido di azoto (NO2) è un inquinante atmosferico rilasciato dai gas di scarico delle automobili; il benzene riflette il livello di inquinamento provocato dalle attività industriali. Questa ricerca offre uno spunto in più al dibattito che mette al centro il rischio che vivere in zone inquinate può avere sulla salute delle persone, ma anche dei bambini. La migliore soluzione sarebbe vivere in spazi verdi e avere a disposizione una dieta sana, che aiuti a mitigare gli effetti dell’inquinamento. Di questi e di tanti altri argomenti, si parlerà il 13 dicembre a Bologna, durante il congresso organizzato dall’A.i.Nu.C. (Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica): “L’UOMO E LA VITA MODERNA. L’inquinamento ambientale e i suoi effetti sul benessere della persona”. Il corso tratterà alcuni effetti avversi sulla nostra salute provocati dall’ambiente e dall’alimentazione e alcuni metodi per disintossicare il nostro organismo. A certi livelli di esposizione, come abbiamo visto, i contaminanti presenti nell’aria, ma anche nel cibo e non solo, possono causare effetti avversi sulla salute, come malattie respiratorie, intolleranze alimentari, cancro, malformazioni congenite.

Per scaricare il programma, iscriversi e ottenere altre informazioni, potete visitare il sito:http://www.ainuc.it/sezione-5-sottosezione-209.htm

(Foto: lupusuva1phototherapy.com)

Fonte: ambientebio.it

Smog, test su 1000 bambini in 5 città sugli effetti dell’inquinamento atmosferico

Partirà a breve il progetto a Brescia, Lecce, Perugia, Pisa e Torino con i ricercatori che misureranno gli effetti dello smog sui bambini delle scuole elementari

I bambini delle scuole elementari come bioindicatori dell’inquinamento atmosferico. E’in sostanza questo il progetto Mapec-Life (Monitoraggio degli effetti dell’inquinamento atmosferico sui bambini a supporto delle politiche di sanità pubblica),finanziato dal programma LIFE+, il fondo per l’ambiente dell’Unione europea e che vede la partecipazione di cinque università quali Brescia, Lecce, Perugia, Pisa e Torino che analizzeranno i campioni biologici di 1000 bambini tra i 6 e gli 8 anni per misurare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui più giovani. Il prelievo non è invasivo come spiega Annalaura Carducci, responsabile dell’unità di ricerca dell’ateneo pisano:

Ci limiteremo a strusciare lo spazzolino da denti sull’interno guancia e a prelevare piccole quantità di saliva.

Le analisi condotte dai biologi poi cercheranno i micronuclei, frammenti di DNA che trattengono tutta l’informazione genetica e che ci dicono cosa accade al nostro organismo, in questo caso a quello dei più piccoli, quando si respira aria inquinata. Nelle cellule si scoveranno le tracce di particolato fine (PM10 e PM 0.5), ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), nitroIPA e altri assieme a alcuni marcatori di effetto biologico precoce e ciò per scoprire gli eventuali danni al DNA. Danni, che viene rimarcato del tutto reversibili. Ricordo che l’OMS mette in guardia sullo smog perché cancerogeno.

Spiegano gli scienziati:

Questi danni si producono anche spontaneamente, in assenza di esposizione a fattori nocivi e vengono continuamente riparati. La loro presenza, quindi è poco significativa per il singolo bambino e non implica un rischio di sviluppare malattie, ma la frequenza di questi effetti nell’intera popolazione è un segnale di quanto essa sia esposta ad un possibile danno e potrebbe essere predittiva dell’insorgenza di patologie croniche in età adulta.

Accanto ai test sui bambini sarà anche analizzata l’aria che respirano monitorata da centraline installate nei cortili delle scuole. Spiega il prof. Silvano Monarca che con i docenti Massimo Moretti e Milena Villarini dell’Unità di Sanità Pubblica del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Perugia condurrà le ricerche:

Lo studio Mapec può essere considerato unico al mondo per il numero dei bambini coinvolti (oltre 1.000) e per i tipi di test sofisticati previsti, ma per essere condotta a termine avrà bisogno dell’adesione convinta dei genitori e dei bambini stessi, ai quali i ricercatori perugini si appellano per la donazione delle cellule della bocca, il cui studio è fondamentale per la riuscita della ricerca. I risultati saranno rigorosamente anonimi e verranno analizzati non singolarmente ma solo in maniera aggregata.CHINA-FRANCE-DIPLOMACY

Fonte:  Oggi Scienza

© Foto Getty Images

Vai in bicicletta? Respiri meno smog

Una ricerca del King’s College di Londra dimostra che i ciclisti sono meno esposti all’inquinamento atmosferico delle nostre città rispetto agli automobilisti.massimo_nardi_bici

Il trasporto è la principale causa dell’inquinamento dell’aria delle nostre città e, a seconda del mezzo che scegliamo, possiamo contribuire o meno a rendere migliore l’aria. Poco tempo fa avevamo pubblicato una ricerca delle Nazioni Unite che svelava che l’utilizzo della bicicletta avrebbe portato alla creazione di 76.000 nuovi posti di lavoro e salvato la vita ad almeno 10.000 persone. Oggi pubblichiamo invece un esperimento fatto dal King’s College di Londra, in collaborazione con la Healthy Air Campaign e il Camden Council, che ha dimostrato che la “due ruote” è il mezzo di trasporto più salutare per l’uomo, non solo per l’attività fisica svolta ma anche perchè i ciclisti sono paradossalmente i meno esposti ai livelli di concentrazione degli agenti inquinanti nelle nostre città. Il test è stato effettuato su un campione di sei persone. Quattro di queste hanno percorso lo stesso tragitto alle stesse condizioni di traffico, ma con mezzi di trasporto diversi: a piedi,in biciclettain autobus e in macchina. Gli altri due invece, a piedi e in bicicletta, hanno percorso strade alternative più tranquille e meno trafficate. Ognuno di questi sei volontari, come si vede nel video alla fine dell’articolo, ha monitorato la loro esposizione all’inquinamento atmosferico del proprio percorso attraverso un particolare strumento, creato ad hoc, che ha registrato i livelli di balck carbon a cui sono stati esposti. I risultati sono stati sorprendenti.Air-pollution-video-cumulative-air-pollution

I più alti livelli di inquinamento atmosferico sono stati registrati dalla persona in macchina, seguita dalla persona in autobus. In particolare, l’automobilista è stato esposto a più del doppio della quantità di inquinamento rispetto al pedone, e quasi otto volte in più rispetto al ciclista. Le motivazioni sono molto semplici: l’automobilista ha viaggiato all’interno di una coda di traffico che ha prodotto un flusso di inquinamento dell’aria dai veicoli che lo precedevano. Gli agenti inquinanti sono penetrati nell’abitacolo attraverso i sistemi di ventilazione e sono rimasti intrappolati all’interno, con conseguente elevata concentrazione di livelli. Per quanto riguarda invece il pedone e il ciclista, hanno subìto una minore esposizione, il primo perchè ha camminato ai lati delle fonti di inquinamento, il secondo perchè, grazie alla bicicletta, ha evitato la coda, entrambi perchè l’aria intorno a loro era in grado di circolare liberamente. Ovviamente il minor inquinamento lo hanno fatto registrare i due volontari (pedone e ciclista) che hanno percorso strade più tranquille e meno trafficate, riducendo i livelli addirittura di un terzo per il pedone e di un 30% per il ciclista. Riassumendo, chi va in auto è maggiormente esposto agli inquinanti del 250% rispetto a chi utilizza l’autobus, del 350% rispetto a chi si muove a piedi e di oltre il 600% rispetto a chi utilizza la bicicletta. Morale della favola è che sempre più persone a piedi e in bicicletta non solo riducono l’inquinamento dell’aria, ma sono esposti loro stessi a minori percentuali di sostanze nocive.

Fonte: ilcambiamento.it