Il rumore, una minaccia occulta per la salute

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’inquinamento acustico è la seconda maggiore minaccia ambientale per la salute in Europa. Sebbene le attuali normative europee siano idonee allo scopo di contrastare la situazione, gli Stati membri non si interessano a sufficienza della loro attuazione. Le misure atte alla riduzione del rumore sono efficaci in termini di costi, ma non vi è ancora una consapevolezza adeguata in merito a questo problema e l’attuazione delle soluzioni è ancora carente.20171016-noise

Un europeo su quattro è esposto a livelli di inquinamento acustico potenzialmente nocivi. Perdita del sonno, difficoltà di concentrazione e stress elevato sono sintomi classici, ma il rumore può anche provocare diabete, ictus e infarti.

“Il settimo programma d’azione per l’ambiente definisce chiaramente l’obiettivo di diminuire in maniera significativa l’inquinamento acustico, avvicinandolo alle soglie raccomandate.”

Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente

Tutti sappiamo da sempre che il rumore è nemico della buona salute: lo ha affermato quest’anno, in occasione di una conferenza dedicata al rumore in Europa, il commissario europeo per l’Ambiente Karmenu Vella, che ha poi illustrato come la direttiva sul rumore ambientale abbia tutte le carte in regola per identificare e ridurre il rumore nei luoghi residenziali, lavorativi e ricreativi. Purtroppo, però, non ha ancora potuto esprimere appieno il suo potenziale: a questo fine, gli Stati membri dovrebbero infatti applicarla con maggior convinzione, in linea con gli obiettivi del settimo programma d’azione per l’ambiente, e fare leva sul principio «chi inquina paga» per garantire la parità di condizioni. Sebbene le misure atte alla riduzione del rumore siano efficaci in termini di costi, non vi è ancora una consapevolezza adeguata in merito a questo problema e l’attuazione delle soluzioni è ancora carente. «Soltanto tramite un grado più elevato di comprensione e consapevolezza in merito al problema e concentrandoci sui progetti giusti, sostenuti dalla legislazione, possiamo sperare di contrastare l’inquinamento acustico provocato dal settore dei trasporti», ha aggiunto il commissario europeo per i Trasporti Violeta Bulc. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), il traffico veicolare è la fonte principale di inquinamento acustico in Europa.

Un sostegno adeguato

Il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali può aiutare gli Stati membri a identificare le lacune presenti nei loro processi di applicazione delle normative europee, nonché a trovare e condividere soluzioni innovative in grado di colmarle. Progetti tangibili, come NEREiDE ed ENOVAL, mirano a stimolare idee innovative sulla riduzione del rumore nocivo. Le soluzioni vanno dai manti stradali fonoassorbenti in gomma ai motori aeronautici di grandi dimensioni, ma puliti e silenziosi, fino alla pianificazione urbana alternativa, che tenga conto dell’inquinamento acustico correlato ai trasporti. Le autorità locali, in particolare nelle zone urbane, necessitano di ulteriore assistenza. In questo senso, iniziative quali il partenariato europeo per l’innovazione «Città e comunità intelligenti» e l’agenda urbana per l’UE stanno contribuendo a sensibilizzare il grande pubblico e a contrastare gli effetti più nocivi del rumore per i cittadini europei.

Per saperne di più

Direttiva sul rumore ambientale

Fonte: ec.europa.eu/environment

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Bari: rumore in città oltre le soglie di legge, situazione più critica nei pressi delle scuole

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Treno Verde di Legambiente: “Occorre ripensare il modo di vivere le nostre città: le auto continuano a farla da padrona. Serve una riorganizzazione e progettazione della mobilità in favore del trasporto pubblico locale”

L’inquinamento acustico a Bari raggiunge livelli ben al di sopra di quelli consentiti dalla legge: sembra un problema marginale ma l’eccessivo rumore ha conseguenze dirette sul benessere e sulla qualità della vita e sta diventando sempre più una minaccia per la salute pubblica secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per combattere smog e inquinamento acustico occorre un decisivo cambio di passo nel pensare lo sviluppo di una città: per questo Legambiente lancia la sua sfida alle amministrazioni delle città pugliesi per una nuova idea di mobilità che privilegi il trasporto pubblico locale; una mobilità fatta di aree pedonali e zone a traffico 30 per agevolare anche la ciclabilità nelle aree urbane. È questa la richiesta che arriva dal Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane – realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare – che oggi chiude la sua tappa a Bari, quarta città toccata dal tour 2017. I risultati del monitoraggio sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa da Manuela Cardarelli, portavoce Treno Verde; Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia alla presenza di Domenico Santorsola, assessore all’Ambiente Regione Puglia; Pietro Petruzzelli, assessore all’Ambiente Comune di Bari; Vito Bruno, presidente Arpa Puglia e Mariella Polla, direttore Divisione Trasporto regionale Trenitalia Puglia.387143_2

“Come ogni anno il Treno Verde segue un programma di monitoraggio della qualità dell’aria nelle città italiane per ribadire la necessità che questa diventi una priorità di governo, a scala locale, regionale e nazionale, altrimenti continueremo a condannare i cittadini italiani a respirare aria inquinata – Manuela Cardarelli, portavoce Treno Verde -. Le soluzioni ci sono, occorrono la volontà politica e gli strumenti per metterle in campo. Occorre uscire dalla logica dell’emergenza e garantire un diverso modo di pianificare gli spazi nelle aree urbane, oltre a investimenti nella riqualificazione e nell’innovazione nell’edilizia e nel riscaldamento, sistemi di mobilità innovativi e investimenti sul verde urbano. Anche qui in Puglia il trasporto privato continua ad essere anche qui la modalità più diffusa per muoversi verso le città e al loro interno. Solo invertendo questa tendenza e garantendo un trasporto pubblico efficace e competitivo si possono restituire ai cittadini una migliore qualità dell’aria e della vita”.

Le città sono il centro della sfida climatica in tutto il mondo, perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni. Per questo è indispensabile ripartire dai centri urbani avviando ripensando al sistema della mobilità, facendo scelte innovative per farle uscire dall’immobilismo attuale in cui si trovano e affrontare i problemi legati all’inquinamento ambientale e alla vivibilità quotidiana. “Sebbene quello del Treno Verde sia un monitoraggio puntuale, una fotografia momentanea, ci preoccupano le soglie di rumore raggiunte nella città di Bari, oltre i valori di legge consentiti, ecco perché chiediamo che nel capoluogo pugliese venga approvato un piano di zonizzazione acustica, obbligatorio per legge ormai da anni – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia -. Nonostante negli ultimi anni non siano mancate le buone pratiche sul fronte della mobilità sostenibile, utili a ridurre i livelli di inquinamento atmosferico e a migliorare la qualità dell’aria in città, come i parcheggi di scambio, la tariffazione concentrica, e in ultimo la velostazione di Bari, resta ancora poco il verde urbano fruibile, e risultano assenti le zone 30 che favoriscono spostamenti sicuri a piedi e in bici. Per ridurre non di poco l’inquinamento acustico e atmosferico in città sarebbe opportuno potenziare e rendere più efficiente il trasporto pubblico locale che continua a perdere passeggeri. Le politiche urbane pesano non poco sulla qualità dell’aria. Di fronte allo smog non servono interventi sporadici ma misure radicali e, talvolta, impopolari per una mobilità verso “zero emissioni”.

Il monitoraggio smart del Treno Verde

Il monitoraggio del Treno Verde – realizzato grazie alla collaborazione con VALORIZZA brand di Studio SMA e Gemmlab, Orion, e con il contributo scientifico della Sapienza, del CNR-IIA e dell’Università IUAV di Venezia e realizzato grazie ad una strumentazione portatile che consente di misurare i valori di inquinanti atmosferici (PM10, PM2,5, PM1) e acustici – non vuole sostituirsi ai controlli eseguiti dagli enti preposti, ma fornire un’istantanea, in termini d’inquinamento atmosferico e rumore, su alcuni percorsi all’interno dei quartieri delle nostre città.387143_3

Nei cinque punti individuati nel capoluogo pugliese sono state eseguite, nelle giornate del 5 e 6 marzo, misurazioni di un’ora di polveri sottili e di rumore (Corso Cavour nei pressi del Liceo scientifico Scacchi, via Vito Fornari all’altezza della scuola Mazzini, Corso Vittorio Emanuele II all’incrocio con via Da Bari, via Argiro nell’area pedonale della città ed infine a Corso Italia altezza via Quintino Sella).

Non essendo dotata la città di Bari di un piano di zonizzazione acustica, le misurazioni del rumore eseguita dai tecnici di Legambiente sono state confrontate con i limiti legislativi appartenenti a classi di destinazione d’uso simili a quelle monitorate: il quadro che emerge mostra come nelle strade di fronte alle due scuole in Corso Cavour e via Fornari, il rumore immesso dalle diverse sorgenti cittadine abbia raggiunto rispettivamente un LAeq (l’unità di misura equivalente per le misurazioni ambientali) di 66,3 db e 62,5db contro i 50db come limite normativo per zone che ricadono nella prima classe (aree particolarmente protette come, appunto, le scuole). Male anche gli altri punti dove il LAeq ha raggiunto i 71,6db in corso Vittorio Emanuele II (contro un limite di 65db), 61,8db nell’area pedonale di via Argiro (che rientrerebbe in una III classe di aree di tipo misto con un limite di 60db), e 71,2db in Corso Italia (limite previsto 65db).

Bassi i valori di polveri sottili registrati nelle misurazioni di un’ora eseguite in alcuni punti strategici della città e nelle misurazioni di 10 minuti eseguite nelle vie secondarie.

Novità di quest’anno è la misurazione dell’inquinamento indoor con l’analisi di alcuni inquinanti che determinano la buona o la cattiva qualità dell’aria in un ambiente chiuso, come a scuola, a casa, al lavoro. A Bari il monitoraggio è stato eseguito nell’Istituto comprensivo “San Giovanni Bosco – Melo da Bari”, presso il plesso Guglielmo Marconi. L’inquinamento indoor – un problema oggi troppo spesso sottovalutato – è riconducibile sia ad una serie di sorgenti (pitture, lacche, pesticidi, prodotti per la pulizia, materiali di costruzione, materiali per uffici come adesivi, marcatori, stampanti, fotocopiatrici) che alle caratteristiche di ventilazione, delle attività e delle abitudini di chi vive o lavora negli ambienti chiusi. Per esigenze di risparmio energetico, inoltre, si tende a sigillare gli ambienti che, di conseguenza, tendono ad arricchirsi di composti inquinanti emessi da materiali, persone e prodotti. Il monitoraggio svolto dai tecnici di Legambiente, col supporto dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, è stato eseguito campionando nei 10 giorni precedenti la tappa del Treno Verde le concentrazione dei composti organici volatili (VOC), un insieme di sostanze che posso essere emesse dai materiali e prodotti precedentemente descritti. I risultati mostrano delle concentrazioni interne agli ambienti monitorati leggermente al di sopra delle concentrazioni esterne, come normalmente si verifica, ma in quantità assolutamente accettabili. “Anche se basse, le concentrazioni alla lunga possono portare all’insorgenza di diverse tipologie di problemi, quindi l’importanza di fare attenzione ai piccoli gesti quotidiani che vanno da una scelta consapevole dei prodotti che si utilizzano ad una costante areazione dei locali, non è mai da sottovalutare”, sottolinea Lucia Paciucci, dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR.

Documenti scaricabili:

IL MONITORAGGIO DI SMOG E RUMORE A BARI 5 e 6 marzo 2017 [0,04 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

Inquinamento acustico: troppo rumore per un europeo su quattro

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Un terzo della superficie europea risente potenzialmente dell’inquinamento acustico: il traffico stradale, ma anche i lavori pubblici e altre fonti rumorose come fabbriche e luoghi di ritrovo fanno sì che il 33% della superficie continentale sia esposta a un quantità di decibel tale da creare problemi a circa 125 milioni di cittadini del Vecchio Continente. Il 18% della superfice europea, invece, viene considerata “tranquilla”: Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, ma anche le zone costiere del Mediterraneo e quelle alpine sono quelle meno rumorose. Le aree con densità abitativa più elevata come Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi sono anche quelle con i maggiori livelli di inquinamento acustico. Nel report dell’Agenzia europea per l’ambiente vengono segnalati gli effetti nocivi dell’inquinamento acustico sugli esseri umani: il disturbo del sonno, per esempio, che può dare origine a ipertensione e malattie cardiache. Ma l’inquinamento acustico non ha impatto solamente sugli esseri umani: l’inquinamento acustico, infatti, interferisce con funzioni molto importanti della fauna selvatica legate alla comunicazione acustica, dalla ricerca di un compagno a quella del cibo. In virtù della Direttiva europea sul rumore ambientale (2002/49/EC), l’ Agenzia europea per l’ambiente ha intrapreso una serie di azioni tese a proteggere le aree tranquille di campagna e a limitare attività commerciali e ricreative nelle zone immuni dall’inquinamento acustico.

Fonte:  Adnkronos

 

Ambiente, l’Italia è un Paese rumoroso con elevato inquinamento nelle aree urbane

L’Italia è un Paese rumoroso a causa dell’elevato inquinamento acustico. L’Italia è un Paese rumoroso e l’inquinamento acustico è uno dei problemi ambientali maggiormente diffuso. L’analisi emerge dal report dell’ISPRA Annuario dei dati ambientali presentato a Roma assieme al Rapporto Rifiuti Urbani. Il nostro Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha scattato la fotografia alla situazione ambientale in Italia e il ritratto che ne emerge non è confortante.

Inquinamento atmosferico

Resta un problema delle aree densamente urbanizzate e del bacino padano. Sebbene dal 1990 al 2012 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3) siano diminuite del 62,7%. i valori di PM10 sono stati superati nel 40% delle stazioni di rilevamento; nel 2012 anche i valori dell’ozono sono stati sforati e solo il 7% delle stazioni di rilevamento ha registrato valori nella norma.

Mare
L’inquinamento del mare è stato registrato sopratutto per la presenza di alghe tossiche come l’Ostreopsis ovata, di origine tropicale che ha attecchito tra 2007 e 2013. Questa microalga è stata riscontrata nel 2013 in 12 regioni costiere. Altro problema ambientale è rappresentato dall’erosione delle costiere dovuta nella maggioranza dei casi a fattori antropici. Infatti, nel 2011 risultavano urbanizzati 731 km2 su 670 comuni nella fascia dei 300 metri dalla riva.

Biodiversità
L’Italia racchiude il più grande bagaglio di biodiversità in Europa contando 58 mila specie animali e 6 mila 700 piante superiore che però rischiano l’estinzione. Il 31% dei vertebrati, più del 15% delle piante vascolari e il 22% di briofite e licheni sono a alto rischio. Paghiamo anche la presenza di specie aliene parti tra animali e piante a oltre 2000.

Cambiamenti climatici
La frequenza degli eventi estremi è in aumento. Alluvioni, siccità e onde di calore si sono registrati in modalità maggiore e nel 2013 si è verificata una temperatura media di +1,04 °C superiore a quella globale sulla terraferma (+0,88 °C). Elevate anche le notti tropicali, ossia con temperatura minima maggiore di 20°C, che per numero medio sono state registrate e pari a circa 10 giorni in più nell’anno.

Siti contaminati
La contaminazione del suolo avviene principalmente a causa delle attività industriali, gestione di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi. A Oggi i Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono 39, mentre sono 1135 gli stabilimenti che rischiano un incidente rilevante per lo più presenti in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

 

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Suolo

Le cifre esposte dall’ISPRA sono drammatiche: negli ultimi 50 anni sono stati consumati, in media, più di 7 m2 di suolo al secondo per oltre 50 anni. Oggi siamo agli 8 m2 al secondo e abbiamo perso irreversibilmente circa 22.000 km2. In 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, sopratutto in Lombardia e in Veneto, in Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia con valori compresi tra l’8 e il 10%. Ciò fa di noi una nazione a alto rischio geologico-idraulico anche a causa di precipitazioni al di sopra della media registrate proprio nel 2013. Questi fenomeni hanno innescato 499.511 frane.

Agenti fisici:

Rifiuti radioattivi: La maggior parte dei rifiuti radioattivi si trovano in Piemonte 71,6%, in Campania con il 12,75% e Basilicata con il 9,7%. Ma in termini di volumi c’è una maggiore concentrazione in Lazio con il 29,4%, Piemonte (18,6%) e Emilia-Romagna (12,6%).

Inquinamento elettromagnetico

Nel 2012 erano presenti 6.094 impianti SRB Stazioni radio base e 11.382 impianti RTV Radiotelevisivi. Si sono registrati 608 casi di superamento dei limiti di legge per gli impianti radiotlevisivi e 88 per le Stazioni Radio Base

Rumore
l’inquinamento acustico è altamente presente in Italia tanto che il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo ARPA-APPA hanno fatto registrare almeno un superamento dei limiti. Le fonti di inquinamento sono le attività di servizio e commerciali per il 57,7% e le attività produttive per il 31,5%.

© Foto Getty Images –

Fonte: ecoblog.it

Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”.  Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile. Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane. Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: eco dalle città

Le balenottere azzurre sono colpite dai sonar militari

Non solo le balene dal becco, ma anche le balenottere azzurre, i più grandi organismi viventi, sono estremamente sensibili ai sonar militari , al punto da fuggire e smettere di nutrirsi per ore, anche in presenza di segnali molto deboliBalenottera-azzurra-586x390

Da anni è noto che alcune specie di Balene, in particolare gli Zifidi (o balene dal becco) soffrono enormemente per l’impiego dei sonar della marina che operando nelle medie frequenze (1-10kHz) disorientano e danneggiano i delicati organi sensoriali dei cetacei portandoli spesso ad arenarsi e morire sulle spiagge. Secondo uno studio del 2009, di 136 spiaggiamenti di massa riportati  tra il 1874 e il 2004, ben 126sono avvenuti dopo il 1950, cioè dopo l’introduzione di sonar di alta potenza, nonostante la popolazione di balene si sia notevolmente ridotta a causa della caccia. Di questi, 12 sono avvenuti in concomitanza con esercitazioni navali e altri 27 nei pressi di navi e basi militari. Un articolo appena uscito negli autorevoli Proceedings of the Royal Society(1), dimostra che anche le balenottere azzurre sono sensibili ai sonar. I ricercatori hanno indirizzato i sonar su balenottere al pascolo nei mari della California.

Nonostante il fatto che le potenze usate fossero ordini di grandezza inferiori a quelle tipiche degli impieghi militari, i segnali sonar sono stati sufficienti a fare fuggire le balene interrompendo il loro nutrimento. L’impatto del sonar non è stato transitorio, perchè le balene hanno smesso di nutrirsi per ben 6-7 ore. La scoperta potrebbe avere notevoli ripercussioni in campo ecologico, perchè i cetacei si troverebbero costretti ad evitare pascoli abbondanti a causa della presenza di inquinamento acustico, oltre che effetti diretti sulla loro salute. Nessuno sta ovviamente ancora parlando di limitare la potenza e l’utilizzo dei sonar militari; visto che la guerra fredda è finita da tempo, i vari ammiragliati dovrebbero smetterla di giocherellare con i sottomarini, dedicandosi magari ad attività più utili di ricerca climatica e oceanografica.

(1) Fondata nel 1660, è la più antica istituzione scientifica del pianeta: tra i suoi soci ha annoverato Newton, Franklyn, Darwin, Dalton, Faraday, Maxwell, Russel,Fleming, Crick, Hoyle, Hawking, insomma tutto il meglio della scienza anglosassone.

Fonte: ecoblog

 

Parchi eolici sequestrati in Toscana e Sicilia

Due sequestri nel giro di pochi giorni a Zeri e nell’ennese: stop anche a quello che avrebbe dovuto nascere ai laghi di Conversanofi_10_941-705_resize-586x416

È guerra ai parchi eolici. Nella sola giornata di venerdì due parchi eolici sono stati sequestrati: quello di Zeri, nel massese, e quello del Giunchetto, posto fra i comuni di Nicosia, Leonforte e Assoro. Da venerdì pomeriggio i sigilli della Procura di Parma bloccano la strada d’accesso che da Albareto, nell’Appennino parmense, conduce al crinale di Zeri, situato in Toscana. Lì dovrebbe nascere Vento di Zeri che prevede l’installazione di cinque pale eoliche di oltre 120 metri d’altezza. A causare il sequestro è stato il mancato rispetto dei parametri fissati per il trasporto delle pale: per far transitare le pale le strade montane avrebbero dovuto essere allargate di 3 metri, ma l’aumento è stato di 10 metri. Da qui il sequestro. In zona, precisamente nel parco eolico di Santa Donna a Borgo Taro, la polemica potrebbe accendersi a breve a causa del progetto d’installazione di 9 pale di 150 metri d’altezza. Sempre venerdì, in Sicilia, è stato effettuato il sequestro preventivo del parco eolico del Giunchetto che sorge fra i comuni ennesi di Nicosia, Leonforte e Assoro. Il provvedimento ordinato dal Gip del tribunale di Nicosia Stefano Zammuto è stato aperto contro ignoti per inquinamento acustico dopo un esposto dei residenti della zona. Nei mesi scorsi gli inquirenti hanno accertato gravi violazioni edilizie e difformità tra i progetti originari approvati dalla Regione e le opere poi realizzate. Sempre per rimanere in tema, negli scorsi giorni la Regione Puglia tramite il bollettino ufficiale ha reso noto l’annullamento del parco eolico che avrebbe dovuto nascere nel territorio dei comuni di ConversanoTuri e Putignano, una zona a forte valenza paesaggistica e naturalistica che si è deciso di tutelare.

Fonte: ecoblog

 

Torino, arriva la pagella del Treno Verde di Legambiente

Nel capoluogo piemontese i livelli di PM10 salgono oltre i limiti nella giornata di giovedì. Da gennaio sono già 55 gli sforamenti della soglia stabilita dalla legge. Torino, Alessandria e Vercelli nella top ten delle città più inquinate d’Italia. E ancora, troppo rumore a Torino: decibel fuori controllo nelle ore notturne374541

A Torino decibel fuori controllo con soglie di rumore oltre i limiti soprattutto nelle ore notturne. PM10 che, nonostante il maltempo, ha superato il limite di legge e che dall’inizio dell’anno sta soffocando di “mal’aria” i cittadini piemontesi, esponendoli a rischi concreti per la loro salute. Rischi che potrebbero essere ridotti se solo si investisse di più sul trasporto pubblico e sulla#mobilitànuova, piuttosto che proseguire con un paradossale aumento dei costi e degli abbonamenti per i servizi sempre più carenti offerti ai pendolari, con corse soppresse, stazioni abbandonate e treni vetusti. E’ questa l’istantanea scattata dal Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare.
Il bilancio finale della tappa piemontese – l’ultima delle otto previste nel viaggio del convoglio ambientalista che da venticinque anni attraversa l’Italia per incontrare studenti, cittadini e amministrazioni e promuovere la qualità dei territori, l’innovazione nei centri urbani e l’attenzione negli stili di vita – è stato presentato in conferenza stampa da Gianna Le Donne, responsabile Treno Verde di Legambiente; Federico Vozza, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta; Lorenzo Radice, responsabile politiche ambientali del Gruppo FS; Luca Ricciardi, responsabile laboratorio qualità dell’Aria di Italcertifer; Raffaele De Berti, direttore finanziario di Renovo Bioenergy; Gian Luca Molino, business development sviluppo area nord-ovest Enel Green Power e Enzo Lavolta, assessore all’Ambiente del Comune di Torino.
Qualità dell’Aria
Il monitoraggio è stato effettuato dal Laboratorio Mobile di Italcertifer, per 48 ore consecutive, in corso Regina Margherita, all’altezza del civico 207. Durante il primo giorno di campionamento tutti gli inquinanti rilevati si sono mantenuti al di sotto delle medie di riferimento dettate dalla normativa. Nel secondo giorno di campionamento, invece, si sono registrati valori elevati della concentrazione del PM10 facendo risultare così una media giornaliera di 57 mg/m3 rispetto alla soglia limite di 50 mg/m3. La fonte di immissione degli inquinanti è rappresentata dal traffico autoveicolare insistente nella zona, molto intenso specialmente il secondo giorno, che ha portato i livelli di PM10 a raggiungere soglie allarmanti, con un picco nelle ore serali di giovedì (dalle 17 alle 22) quando la media è stata costantemente superiore alla soglia minima, con picchi di 117 µg/m3 e 123 µg/m3 tra le 18 e le 19. Un segnale che conferma ancora una volta l’alto livello d’attenzione che va mantenuto sulla “mal’aria” piemontese. Anche perché in questi primi cento giorni dell’anno, sia nella città di Torino che nella quasi totalità dei capoluoghi di regione, si è già andati oltre la fatidica “franchigia” dei 35 giorni di smog (polveri al di sopra dei 50 microgrammi su metro cubo) che la legislazione europea ritiene tollerabili nell’arco dell’intero anno. Nella top ten della classifica della “mal’aria” stilata da Legambiente ci sono tre capoluoghi piemontesi:Torino, Vercelli e Alessandria sono tra le città più inquinate d’Italia dall’inizio dell’anno ad oggi, con soglie oltre già abbondantemente oltre i limiti. Sempre secondo i dati Arpa elaborati dall’associazione ambientalista a Torino sono già 55 i superamenti delle soglie di Pm10, 41 quelli a Vercelli, 38 ad Alessandria. Insomma quello che doveva essere l’anno europeo dell’aria si avvia, invece, ad essere un nuovo anno caratterizzato da smog e inquinamento. Un trend, quello dei superamenti delle soglie di allarme, che seppur in diminuzione rispetto agli anni passati, resta preoccupante. Già lo scorso anno, secondo il rapporto “Mal’aria”, Alessandria si era distinta come città più inquinata d’Italia con 123 sforamenti (dati 2012), seguita da Frosinone (120) e, a stretto giro, da Torino (118 superamenti).
Inquinamento acustico
Ma a quanto pare non sono solo i polmoni dei torinesi a subire la peggio. I rilevamenti del laboratorio mobile del Treno Verde, infatti, testimoniano una situazione di forte criticità anche per quanto riguarda l’inquinamento acustico. I valori rilevati, infatti, hanno sempre superato il limite consentito dalla legge, soprattutto durante le ore notturne, oltrepassando i limiti di legge di addirittura 14dB(A) di notte e circa 6dB(A) di giorno. Un fattore spesso sottovalutato, ma che invece influisce negativamente sulla salute e il benessere dei cittadini. Decibel fuori controllo nei giorni del monitoraggio scientifico in corso Regina Margherita che, nel piano di zonizzazione acustica, corrisponde alla zona III (area mista). “I limiti previsti sono pari a 60 dB(A) in fascia diurna e 50 dB(A) in fascia notturna, soglie che sono state sforate visto che il monitoraggio ha rilevato livelli di 66,3 e 65,2 dB (A) nelle ore diurne e 64,6 e 60,2 dB(A) nelle ore notturne – dichiara Luca Ricciardi, responsabile Laboratorio Qualità dell’Aria di Italcertifer – In sintesi, durante il periodo diurno, i livelli orari rimangono costantemente oltre i 65 dB(A), con punte di circa 70 dB(A). Nei periodi notturni, si riscontra una variazione di valori dei Leq orari da 55 a 70 dB(A), in relazione alla diminuzione del traffico che si raggiunge a notte inoltrata. Nonostante la crescente consapevolezza degli effetti altamente dannosi che genera l’esposizione al rumore sono ancora sporadiche le campagne di monitoraggio. A tal proposito, uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente olandese all’istituto di ricerca indipendente TNO mette in risalto che l’inquinamento acustico prodotto dal traffico impatta sul 44% della popolazione UE e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. I danni provocati vanno dall’aumento della pressione fino ai problemi cardiaci, dall’ipertensione all’insonnia”.
Un bilancio complessivo
Insomma, tra ossidi di azoto, ozono troposferico, PM10 che continuano a soffocare le città piemontesi rendendo l’aria irrespirabile, a mettere in serio rischio la salute dei cittadini c’è anche il forte rumore. Rischio salute che potrebbe essere limitato se il trasporto urbano non fosse più centrato soltanto sull’automobile -preponderante causa dell’inquinamento atmosferico e acustico- ma sulla mobilità pubblica con mezzi a basso impatto, compatibile con il rispetto dell’ambiente e con la libertà di ogni cittadino di potersi spostarsi in città. 
Migliorare la mobilità pubblica, incrementare il trasporto pubblico locale e inibire il traffico privato nei cuori delle città, è uno dei capisaldi delle smart city, tema a cui è dedicata questa edizione del Treno Verde. Ma se Torino, e in generale il Piemonte, sembra essere sulla buona strada per rendere più “intelligente” e sostenibile il proprio territorio, il punto dolente resta quello dei trasporti. Spesso ai cittadini non si offre alternativa: per un pendolare scegliere di spostarsi dai comuni della cintura esterna della città al centro del capoluogo può rappresentare una vera odissea. Purtroppo la rotta tracciata fino ad ora dalla Regione Piemonte sembra essere sempre la stessa, quella di penalizzare i più deboli dell’ingranaggio: i cittadini. E’ notizia
 di pochi giorni fa, infatti, che il Governo potrà stanziare solo 485 milioni di euro per il trasporto pubblico, a fronte dei 605 milioni necessari quantomeno per mantenere nel 2013 gli stessi servizi di trasporto su autobus e treno del 2012 (che già erano stati ridotti del 15% rispetto a quelli di due anni prima).
Secondo i calcoli delle associazioni dei pendolari, la diminuzione dei fondi da destinare alle aziende comporteranno, già da giugno, un taglio del 25 per cento per il trasporto su gomma e del 17 per quello su ferro. Alla domanda di mobilità (in Piemonte tra il 2009 e il 2012 si è registrato un +13% di cittadini che prendono il treno ogni giorno, 20 mila viaggiatori al giorno solo sulla Torino-Chivasso) si risponde solo con politiche di tagli. Questo, nonostante, il Piemonte non stesse di certo brillando negli ultimi anni per quanto riguarda i servizi offerti ai pendolari: stazioni abbandonate, treni vetusti, corse soppresse senza alcun avviso, intere linee tagliate, senza contare ritardi, sovraffollamenti, con la costante incertezza dei finanziamenti e dello stesso futuro di un settore che interessa migliaia di persone. Una carenza non da poco che pesa sulle spalle dei pendolari piemontesi ogni giorno e che si manifesta ancor di più sulle 12 linee tagliate e sostituite con autobus (Santhià-Arona, Pinerolo-Torre Pellice, Cuneo-Saluzzo-Savigliano, Cuneo-Mondovì, Ceva-Ormea, Asti-Castagnole-Alba, Alessandria-Castagnole-Alba, Asti-Casale-Mortara, Asti-Chivasso, Novi-Tortona ed Alessandria-Ovada). Tagli al servizio piemontese pari al 10% per il 2011 che si affiancano ad un aumento delle tariffe pari al 10% nel 2011 e 12,5% nel 2012.
Cittadini di serie B per la politica nazionale e regionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: il 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. La Regione Piemonte, continua a trascurare le necessità dei pendolari, dopo che già nel 2012 aveva destinando solo lo 0,22% del proprio bilancio al trasporto pubblico ferroviario.
“La situazione preoccupante riscontrata dai monitoraggi effettuatati in queste ore e dai dati rilevati dalle centraline fisse dimostra che c’è ancora tanto da fare per abbattere drasticamente la presenza degli inquinanti atmosferici. La posizione geografica della città capoluogo, sicuramente sfavorevole, non deve diventare un alibi per l’amministrazione, anzi deve essere uno stimolo a fare di più per garantire ai cittadini una qualità dell’aria e della vita migliore -commenta Federico Vozza, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta– Per affrancarsi dal titolo di Smog City ed ambire a diventare una Smart City, Torino deve ribaltare alcuni paradigmi che mettono ancora l’auto al centro della città. Una parte delle risorse per il trasporto pubblico locale, ad esempio, potrebbero essere reperite nell’immediato con il meccanismo del pay per use adottato con successo a Milano con l’AreaC. A Torino abbiamo la fortuna di aver già investito sul controllo con le telecamere degli accessi alla Ztl. Non ci resta che allargare il perimetro e la durata dell’attuale Ztl e avremo benefici indotti su tutta la città, con la riduzione di traffico e inquinanti. Con gli incassi del road pricing, oltre a potenziare il trasporto pubblico, si potrebbero cantierare una serie di interventi di moderazione del traffico. Primi fra tutti il limite a 30 km/h in tutto il centro urbano con esclusione dei principali assi di scorrimento e la ridefinizione degli spazi urbani a vantaggio della socialità e della mobilità dolce.
Riguardo, invece, al trasporto pubblico, anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari l’amministrazione regionale ha risposto con tagli ai servizi,aumenti del costo dei biglietti e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio. Tagliare le gambe al trasporto pubblico è ancor più grave in un momento in cui, anche grazie alla crescita del prezzo dei carburanti, sempre più persone sono incoraggiate ad abbandonare l’auto privata e preferire forme di mobilità più economiche ed ecologiche. Il rischio oggi è di perdere un’occasione epocale: intercettare e fidelizzare nuovi utenti per contribuire a decongestionare e disinquinare le nostre città che restano molto lontane dagli obiettivi comunitari a tutela della salute collettiva. Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori. Ben altre risorse sono andate a spese per opere e progetti inutili, o sprecati per politiche poco lungimiranti. E’ solo una questione di scelte: per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5 per cento del proprio bilancio. Serve dunque un vero e proprio cambio di rotta e, grandi città come Torino, devono giocare un ruolo da apripista”. Legambiente dà infine appuntamento a Milano per la grande manifestazione nazionale per la “mobilità nuova”, annunciata per il prossimo 4 maggio, che vedrà convergere sul capoluogo lombardo migliaia di ciclisti, utenti del trasporto pubblico, comitati e cittadini che chiedono a gran voce misure di istituzione e tutela di spazi sicuri per la mobilità ciclopedonale in città. Tutti uniti da uno slogan che in due parole sintetizza il necessario “cambio di modello”: dal sistema tutto centrato sull’auto privata a quello che invece garantisce ed estende, con diritto di priorità, l’accessibilità alla rete del trasporto collettivo.

Fonte: eco dalle città

Trasporto pubblico locale pagato dalle compagnie aeree?

Coprire il buco da 120 milioni di euro che mancano al trasporto pubblico piemontese per il 2013 con l’imposta sull’inquinamento acustico prodotto dagli aerei è tecnicamente possibile? Sarebbe sufficiente a sanare il sistema? Vediamo cosa c’è dietro alla proposta lanciata al Presidente Cota374448

Coprire il buco da 120 milioni di euro che mancano al trasporto pubblico piemontese per il 2013 con una tassa aerea: la proposta, ripresa da diversi giornali, arriva da due deputati del PD, Cristina Bargero e Massimo Fiorio, che hanno firmato questa proposta, diffusa tramite comunicato: “Una tassa di scopo sugli spostamenti aerei per finanziare il trasporto pubblico locale su ferro e gomma. Altre Regioni, come il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno già applicato questa imposta, riuscendo a recuperare risorse che potranno essere utilizzate per promuovere migliori standard di qualità. Non va poi dimenticato che la finalità di questa imposta è ambientale: mira infatti ad una compensazione dei danni provocati dalle emissione inquinanti legate al trasporto aereo. Molti cittadini piemontesi stanno già subendo i pesanti disagi provocati dal traffico aereo di Malpensa, senza però usufruire delle compensazioni economiche di cui già beneficiano invece i lombardi”.L’imposta a cui fanno riferimento i due deputati è l’Iresa (Imposta Regionale Emissioni Sonore Aeromobili), varata per la prima volta nel 2001 e – è il caso di dirlo – di fatto mai decollata. A dicembre 2012 la Conferenza delle Regioni ha cercato di disciplinare e uniformare su tutto il territorio, per evitare discriminazioni e concorrenza fra scali vicini ma divisi dal confine. L’applicazione delle direttive – da recepire nelle singole Regioni entro sei mesi – era prevista a partire dal 1° gennaio 2013, ma pare non ci sia verso di liberarsi dell’applicazione a macchia di leopardo. Il provvedimento ha trovato l’ok in Lazio Lombardia, mentre l’Emilia Romagna ne ha rimandato di un anno l’entrata in vigore. Il Veneto ha sospeso il provvedimento, il Piemonte non lo applica. Non c’è uniformità nemmeno nella destinazione dei tributi riscossi: in Emilia-Romagna dovrebbero essere destinati per il 50% a fini ecologici, mentre il Lazio sarebbe intenzionato a destinarne il 90% alla sanità. Per ora nessuna Regione ha mai finanziato il proprio trasporto pubblico locale, ma sulla carta, secondo i due deputati nulla lo impedirebbe.
“Il senso della nostra proposta è quello di incitare il governatore Cota ad esplorare questa strada – ci spiega Massimo Fiorio al telefono – non intendevamo dire che l’Emilia e le altre regioni abbiano risolto così il problema del TPL. Non conosciamo nemmeno esattamente l’ammontare di questi gettiti, e quindi le possibilità effettive di recupero. Ma sappiamo che questa possibilità esiste, e allora perché non prenderla in considerazione come tassa di scopo: il disagio creato dal traffico aereo ce l’abbiamo anche in Piemonte”.

Una tassa che sarebbe davvero in grado di sanare il gap dei 120 milioni di euro?(Solo per il 2013 fra l’altro). L’applicazione delle tariffe è stata regolata dalla Conferenza delle Regioni sulla base della classe di appartenenza dell’aereo in questione (vedi allegato): quelli privi di certificazione acustica o con certificazione acustica insufficiente pagheranno ovviamente il tributo più alto, calcolato con una formula che tiene conto anche del peso massimo dell’aeromobile al decollo. (MTOW, maximum takeoff weight). Facciamo un esempio: poniamo un peso massimo al decollo di 440 tonnellate (che è quello raggiunto da un aereo di linea Boeing 747). Applicando le formule di calcolo più severe dell’Iresa si raggiunge una tariffa di circa 1100 euro a tratta. Ma stiamo parlando appunto della tariffa più alta applicabile. Rifacendo il calcolo nelle condizioni migliori (veicolo dello stesso peso in classe più alta) l’imposta scenderebbe a poco più di 40 euro. Ora, nel 2012 l’aeroporto di Caselle ha registrato complessivamente 51.773 “movimenti” (tra decolli e atterraggi). L’importo massimo ricavabile, nel “migliore” dei casi – cioè se per assurdo tutti i voli fossero effettuati da aerei di classe acustica più bassa – sarebbe di 56.950.300 euro: la metà della somma necessaria.
“Sicuramente l’imposta non basta a compensare interamente il buco ma è un contributo su cui ragionare in termini di autonomia del settore dei trasporti – spiega Fiorio – E’ stato lo stesso Governatore a parlare della necessità di diventare autosufficienti. E allora perché non muoversi anche in questa direzione, visto che sempre di trasporti si tratta”. La ragione potrebbe essere strategica: Torino sta investendo molto sull’aeroporto di Caselle, e introdurre la tassa ora potrebbe allontanare gli investimenti. “Ma si tratta di un tributo che va a compensazione di un disagio, che in termini di inquinamento ambientale paghiamo già. Non a caso abbiamo citato Malpensa. I piemontesi subiscono disagi le cui compensazioni toccano invece solo i lombardi. La competitività fra aeroporti non la possono pagare i cittadini”.

Fonte. Eco dalle città