RENA: un progetto per fare dell’Italia un paese “a regola d’arte”

RENA è l’acronimo di “Rete per l’Eccellenza Nazionale”, associazione nata nel 2007 e costituita, dicono i promotori, «da persone che amano profondamente l’Italia e che desiderano migliorarla». Un proposito sensato e necessario oggi, momento in cui il nostro paese sta vivendo uno dei più profondi periodi di crisi economica e sociale mai registrati. Vi raccontiamo cosa Rena può e vuole fare per l’Italia e gli italiani.Img_3391

RENA, aggiungono i promotori, «è una comunità nata dal basso, indipendente, plurale e apartitica che si fonda su valori ben precisi: apertura, responsabilità, trasparenza, equilibrio – parole le cui iniziali formano la parola arte». L’obiettivo è infatti fare dell’Italia un “Paese a regola d’ARTE”, cioè «una nazione in cui le comunità locali siano coinvolte nelle scelte che riguardano il loro futuro, dove ogni cosa sia gestita in maniera trasparente e dove merito, competenze e talenti delle persone vengano valorizzati. Un paese in cui opendata, opengoverment, accountability, partecipazione, innovazione, formazione e politiche per lo sviluppo siano all’ordine del giorno». Chiunque condivida e si impegni a rispettare i valori e il codice etico di RENA, può entrare a far parte della comunità degli “arenauti” – come si chiamano i membri dell’associazione.

Obiettivo, però, «non è quello di produrre l’ennesima offerta politica. Al contrario, lo scopo principale è quello di creare unadomanda di cambiamento – dicono – poiché nessuna offerta politica riuscirà ad essere davvero portatrice di cambiamento, se non vi sarà una diffusa domanda di cambiamento ad ispirarne e sostenerne l’azione».

RENA sta dando vita anche a una nuova strategia associativa, finalizzata a trasformare l’attuale gruppo in un vero e proprio movimento che unisca le numerose comunità del cambiamento presenti in Italia, che «promuova le loro idee migliori e che metta in rete le loro esperienze». Per questo ha creato un apposito documentwiki aperto e commentabile da tutti: non solo soci, amici e simpatizzanti, ma anche a osservatori esterni alla comunità .

Per saperne di più sul progetto RENA abbiamo rivolto alcune domande a Claudia Coppola, uno dei promotori:

Come e quando nasce il progetto RENA? E quali sono gli obiettivi e i risultati raggiunti fino ad oggi?

«RENA é un’associazione di ispirazione civica e indipendente che dalla sua fondazione, nel 2007, è cresciuta fino a contare oltre 130 soci ordinari (professionisti, studenti, imprenditori, funzionari pubblici, etc), diversi soci sostenitori (imprese, organizzazioni e fondazioni) e migliaia di contatti sui social network. E’ una comunità di persone e organizzazioni interessate a migliorare il paese in cui viviamo, sulla base di valori ben precisi, per questo ci occupiamo di qualità della democrazia, sviluppo dei territori, innovazione e formazione. Abbiamo scelto di farlo insieme, senza una connotazione partitica, perché quello che ci interessa è promuovere in maniera trasversale una serie di pratiche che, invece, sono in sé molto politiche. Tanto nel privato, quanto nel pubblico e nel mondo delle associazioni, lavoriamo per un paese in cui le cose siano gestite in maniera più trasparente, in cui le competenze e i talenti delle persone siano valorizzati, in cui tutti siano più responsabili delle loro azioni e promesse. Un Paese in cui ci sia spazio per sperimentare soluzioni innovative, in cui nel prendere ed attuare scelte che riguardano il futuro chi è interessato abbia la possibilità di dire la sua e farsi ascoltare. È per questo motivo che siamo finiti ad occuparci di accessibilità dei dati e della gestione, di responsabilità, partecipazione, innovazione sociale, formazione, politiche per lo sviluppo e policy making collaborativo. Perché sono tutte cose che hanno a che fare con la qualità del sistema economico, sociale e istituzionale in cui viviamo. E sono tutte cose che sentiamo disperatamente il bisogno di migliorare. L’Italia, spesso e volentieri, è un paese che va in direzione esattamente opposta a quella che sogniamo. Dal 2007 a oggi, siamo cresciuti in termini di numero di soci ordinari e sostenitori (circa 150) e di contatti sui social network. Ma i nostri risultati più concreti sono i nostri progetti».

Apertura, responsabilità, trasparenza, equilibrio sono i valori su cui si basa RENA: ci può fare l’esempio di progetti tutti italiani che interessano ognuno di questi valori, ai quali avete lavorato e che hanno prodotto risultati tangibili?

«Trasformiamo le nostre intuizioni in progetti concreti su quattro aree tematiche:

1. Qualità della democrazia per dare all’Italia una democrazia migliore, aperta alle nuove idee e alla partecipazione attiva dei cittadini nella definizione del bene comune. La nostra Summer School su buon governo e cittadinanza responsabile, ad esempio, è giunta alla sua terza edizione: in tre anni, abbiamo ricevuto più di 400 candidature, abbiamo selezionato 90 partecipanti che hanno assistito gratuitamente ad una settimana di lezioni con più di 50 docenti per parlare del ruolo delle nuove tecnologie, di governo aperto, riuso dei dati e politiche collaborative. Un’esperienza formativa unica e realizzata grazie al sostegno di numerosi contributi di soci sostenitori e della comunità di Matera, sede della scuola.

2. Sviluppo delle comunità locali per rendere i territori protagonisti del cambiamento, mettendo al loro servizio le conoscenze tecniche e il trasferimento di buone prassi. A questo proposito, abbiamo coordinato “co/Auletta – le tue idee abitano qui”, un concorso di idee internazionale per rivalutare un parco pubblico ad Auletta, comune terremotato dell’Irpinia.

3. Formazione e talento per creare opportunità di crescita per le nuove generazioni, rafforzare la cultura del merito, liberare quel talento di cui ognuno dispone. (In)formiamoci è il nostro progetto motivazionale e di orientamento rivolto ai ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori: in 3 anni, abbiamo incontrato più di 1500 studenti, in decine di scuole di 6 Regioni italiane per incentivare la loro creatività e talento, ispirando percorsi post-maturità.

4. Innovazione per fare della ricerca e della trasformazione una buona abitudine capace di mantenere l’Italia al passo con la modernità e garantire uno sviluppo economico, sociale e culturale costante. Al nostro concorso “A caccia di Pionieri”, che mette in rete e racconta i protagonisti del cambiamento, hanno partecipato 120 organizzazioni attive in Italia, abbiamo selezionato le 10 storie più significative e li abbiamo premiati con uno storytelling d’eccezione».

In base a quali criteri vengono selezionate le persone fisiche e giuridiche che desiderano aderire a RENA? Possono aderire sia imprese private che enti pubblici? E quali sono i vantaggi concreti offerti dall’adesione?

«Chiunque condivida i nostri valori di volontariato civico può aderire come sostenitore oppure come socio attivo nei progetti, impegnandosi a rispettare i nostri valori (apertura, responsabilità e trasparenza) e il nostro codice etico. Anche organizzazioni, non solo singoli individui, possono aderire, per avviare processi di collaborazione e per sostenere RENA, che si autofinanzia con le quote di iscrizione e con la generosità di tanti soci corporate. In quanto associazione di volontari, i benefici della partecipazione non sono strettamente quantificabili. Quel che è certo è che aderire a RENA offre uno spazio di attivismo civico unico nel suo genere e l’opportunità di appartenere ad una comunità vibrante di persone animate da valori forti e da spirito di concretezza. I progetti nati dentro e intorno a RENA in questi anni e la carica innovativa che l’associazione ha saputo trasmettere ai suoi soci, ne sono una prova tangibile».

Come tanti comitati, associazioni e movimenti italiani, anche RENA promuove senso civico, beni comuni, trasparenza e cittadinanza attiva. Come interagisce RENA – a livello nazionale e locale – con le realtà già esistenti? E quali sono le peculiarità specifiche di RENA rispetto ad altri?

“La nuova missione associativa di RENA mira ad aggregare le tante comunità del cambiamento che già oggi in Italia stanno facendo innovazione nei territori e promuovono valori simili ai nostri. Crediamo che sia arrivato il momento di collaborare fra comunità – e non solo fra singoli – per creare sinergie e aumentare la domanda di cambiamento in Italia. Il 2014 sarà dedicato proprio alla creazione di reti di aggregazione e la peculiarità di RENA risiede proprio nella capacità di fare sintesi fra molte realtà – associative, istituzionali, politiche, imprenditoriali – che innovano”.

Fonte: il cambiamento

Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”.  Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile. Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane. Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: eco dalle città

Project Zero: l’eccellenza italiana vola ibrido

Pare proprio che di questi tempi, per l’Italia le buone notizie arrivino dal cielo… L’eccellenza italiana infatti torna a fare parlare di sè e a gonfiare il petto del tricolore. convertiplano_project_zero-620x350

Si chiama Project Zero e non è un manga giapponese ma un velivolo ibrido, un “convertiplano”, per la precisione, un ibrido tra un elicottero e un aereo. Nelle fasi di decollo e atterraggio infatti, grazie ad una propulsione verticale, agisce come un elicottero, ma poi, nelle fasi di volo,  i suoi motori inclinati di oltre 90 gradi  gli consentono di volare come un normale aereo. L’altra (e non certamente di minor importanza) peculiarità di questo velivolo riguarda il fatto che esso sia completamente elettrico. Il convertiplano ha 13 metri di apertura alare, pesa solo 900 chilogrammi, e vola senza pilota. Project Zero è un incubatore di tecnologie. Presentato dall’italo-ingleseAgustaWestland per la prima volta al Salone aerospaziale di Le Bourget, è stato sviluppato insieme ad altre società del gruppo Finmeccanica (Selex ES, AnsaldoBreda e Ansaldo Energia), oltre a diversi partner internazionali e centri di ricerca in Italia, Regno Unito, Usa e Giappone. E’ da tempo che l’uomo cerca di realizzare un velivolo simile ma dalla notte dei tempi, intoppi vari hanno sempre reso l’impresa impossibile e fallace in qualche punto. Project Zero, dunque, in quest’ottica non è solo un generico e tecnologico ibrido, ma è anche e sopratutto la prima conquista dell’uomo in tal senso. E’ il primo infatti ad essere interamente elettrico e in grado di volare senza pilota. Il risultato è sensazionale anche nell’estetica, agile e scattante di questo pezzo tutto (o quasi) orgoglio dell’ingegno italico. Daniele Romiti, CEO di AgustaWestland, ha commentato: “Il programma per il dimostratore tecnologico ‘Project Zero’ riunisce la maggior parte delle tecnologie avanzate su cui AgustaWestland ha effettuato ricerche negli ultimi anni e dimostra la nostra forte base tecnologica dalla quale svilupperemo nuovi prodotti per soddisfare le esigenze dei clienti in futuro. Crediamo fermamente nel concetto di convertiplano come il futuro del volo ad ala rotante perché offre maggiori velocità e autonomia rispetto all’attuale tecnologica degli elicotteri.

Fonte: buone notizie.it

 

Condominio, la riforma in vigore da martedì 18 giugno 2013

Via libera ai cambi di destinazione d’uso delle parti comuni e ad interventi di innovazione, risparmio energetico e recupero edilizio. Entra in vigore il 18 giugno la riforma del condominio. Tra meno di una settimana diventeranno operative le nuove procedure per il cambio di destinazione d’uso delle parti comuni degli edifici condominiali, la realizzazione di interventi per l’innovazione ed il risparmio energetico e la partecipazione a programmi territoriali di recupero urbano. 20130624

Risparmio energetico
I condomini possono deliberare la realizzazione di interventi per la riduzione dei consumi energetici dell’edificio e la produzione di energia attraverso impianti di cogenerazione e fonti rinnovabili. Con questa finalità è quindi consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, destinati al servizio di singole unità del condominio, sul lastrico solare, su altre superfici comuni idonee e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato.

Cambi di destinazione d’uso
L’assemblea può modificare la destinazione d’uso delle parti comuni per soddisfare esigenze di interesse condominiale. La decisione deve essere presa con un numero di voti che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio.

Innovazione e manutenzione straordinaria
Con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti all’assemblea e almeno la metà del valore dell’edificio, l’assemblea può deliberare interventi per la rimozione delle barriere architettoniche e la realizzazione di parcheggi.

Distacco da impianti centralizzati
Il singolo condomino può decidere di staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento a patto che dal suo distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso dovrà continuare a contribuire al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto, per la sua conservazione e messa a norma.

Sito web
Su proposta dell’assemblea, l’amministratore è tenuto ad attivare un sito web del condominio, le cui spese sono a carico dei condomini, su cui sia possibile consultare i documenti previsti dalla delibera assembleare.

Fonte: edilportale.com

Earth City: la bioarchitettura immagina la città del futuro

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La sostenibilità rappresenta da qualche anno una sfida importante per l’architettura. Le firme più prestigiose vi hanno attinto per trovare nuovi stimoli, e puntano sull’innovazione e su soluzioni sempre più originali per i propri progetti all’insegna del verde. Lo studio JM Schivo & Associati, con sede a Roma e a Parigi, è uno dei maggiori esponenti della bioarchitettura e vanta numerosi progetti di palazzi ed edifici sostenibili apprezzati in tutto il mondo. È proprio da una loro idea che arriva la città del futuro: Earth City! Nata con la necessità imposta dalla crisi economica di riconsiderare la produzione e il consumo di energia delle città tradizionali, Earth City è pensata per rispettare le caratteristiche geografiche e il clima locale dell’ambiente in cui verrà costruita. Il 40% della superficie della città è dedicata alla cura dell’ecosistema locale; un grande polmone verde che permette di preservare la biodiversità, di avere aria pulita e sufficienti riserve d’acqua per tutti gli edifici. È prevista anche un’area destinata all’agricoltura e all’allevamento in grado di soddisfare parte del fabbisogno degli abitanti. La città viene alimentata esclusivamente attraverso le fonti rinnovabili, il cui impiego si basa sul concetto economico del just in time: l’energia viene prodotta e distribuita in quantità tali da rispondere solo alla domanda effettiva. Non c’è produzione in eccesso, così da evitare sprechi. Il progetto è adattabile a città di ogni grandezza grazie alla particolare attenzione riservata al rapporto e alla divisione fra spazi abitativi e strutture pubbliche. Inoltre le zone residenziali sono totalmente pedonali, mentre per gli spostamenti è previsto l’utilizzo condiviso delle macchine elettriche o del trasporto pubblico.earth-city-0

La città del futuro è attraente, ma purtroppo ancora su carta. Per far sì che diventi la città del presente sarà necessario l’appoggio e il finanziamento da parte delle istituzioni e della politica, perennemente in ritardo su queste tematiche.

Fonte:tuttogreen

Con il risparmio energetico arriva il bonus da 2000 euro per i 200 dipendenti della Renner

Ai 200 dipendenti della Renner di Minerbio, azienda specializzata in vernici a acqua arriva un bonus da 2000 euro grazie al risparmio energetico.renner-620x350

Mettere nella busta paga di 200 dipendenti, per ognuno, 2000 euro lordi grazie al risparmio energetico, ecco il traguardo raggiunto dalla Renner azienda di vernici a acqua di Minerbio. Un bel gruzzolo che arriva nelle tasche grazie alla partecipazione di tutti i lavoratori che insieme hanno adottato semplici comportamenti ecologici e virtuosi che si sono tradotti in soldi e soddisfazione. L’idea di usare il risparmio energetico come fonte di finanziamento dei bonus nasce dal recepimento dell’ “Accordo europeo 20-20-20” e sottoscritto con Filctem-Cgil. Come spiega Lindo Aldrovandi ad Renner Italia si giunge a questo risultato mettendo in pratica semplici comportamenti:

come spegnere l’interruttore una volta usciti dall’ufficio o come utilizzare carta di riciclo, ad attività più importanti, come porre attenzione alla giusta quantità d’acqua e solvente da impiegare nella pulizia delle vasche utilizzate per la produzione di vernice. In quest’ultimo caso, giusto per citare un esempio, si risparmierà acqua e solvente, ma anche il costo dello smaltimento dei rifiuti che ammonta a 0,185 €/kg. Su scala aziendale, in un anno, sono numeri capaci di incidere.

Veniamo ai numeri: in un anno alla Renner hanno risparmiato il 7,5% su una bolletta energetica totale di oltre 1,5 milioni di euro che per metà sono andati ai dipendenti e per l’altra metà usati per l’innovazione.

Fonte: La Stampa, Renner

 

India: Novartis perde battaglia per brevetto su farmaco anticancro

Non si tratta di una nuova cura per il cancro, ma della rielaborazione di un prodotto già esistente. Con questa motivazione, la Corte suprema indiana ha respinto, dopo sette anni di battaglia legale, la domanda di brevetto presentata dalla casa farmaceutica Novartis per il prodotto noto come Glivec. A vantaggio dei produttori indiani di farmaci equivalenti, ma anche di chi, in India e non solo, potrà accedere alla terapia a un prezzo molto più basso di quello previsto dal colosso svizzero.

Non è la prima sentenza della Corte suprema indiana in questa direzione e probabilmente non sarà l’ultima: a meno di un mese dalla sconfitta della tedesca Bayer – che si è vista rifiutare il brevetto per un farmaco anticancro a inizio marzo – anche la casa farmaceutica svizzera Novartis vede respinta la richiesta – presentata nel 2006 – di brevettare in India una cura per la leucemia, il Glivec. Alla base della decisione, la non originalità del farmaco, che rappresenterebbe un’evoluzione di un trattamento precedente. La legge indiana, infatti, prevede che le case farmaceutiche possano ottenere brevetti solo per nuove invenzioni, non per modifiche a farmaci già esistenti. In questo modo, New Delhi tenta di limitare la tendenza delle grandi aziende del settore a monopolizzare il mercato, ma anche di fare spazio alle aziende indiane che producono farmaci generici equivalenti a quelli delle controparti europee e li commercializzano a prezzi più contenuti. Se, infatti, la dose mensile del Glivec viene venduta a circa 2.500 dollari, il costo del farmaco generico non supera i 200; allo stesso modo, il farmaco anticancro della Bayer, oggetto di una sentenza analoga all’inizio di marzo, arriva sul mercato a 5.600 dollari (per 120 compresse), contro i 175 dollari della versione low cost. Pronta la reazione dell’azienda svizzera, che, alla notizia della sentenza, ha respinto l’accusa di precludere l’accesso alle cure da parte delle fasce più povere della popolazione: Novartis rivendica di aver garantito, attraverso i suoi programmi di donazione, la fornitura gratuita al 95% dei pazienti indiani e un rimborso, almeno parziale, al restante 5% dei pazienti, per un valore complessivo di oltre 1,7 miliardi di dollari.

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Piuttosto, secondo la casa farmaceutica, sarà lo stop della Corte a danneggiare i pazienti, perché “la carenza, da parte dell’India, di tutele dei diritti di proprietà intellettuale” scoraggerà la ricerca e l’innovazione e quindi “i progressi medici nelle patologie per le quali non sono ancora disponibili opzioni terapeutiche efficaci”. Di diverso avviso Medici senza frontiere, che parla di sentenza storica in difesa dell’accesso a farmaci a basso costo: secondo l’organizzazione umanitaria, nonostante i ripetuti attacchi, la legge dei brevetti indiana continua a proteggere la salute pubblica respingendo “le domande di brevetto prive di un reale fondamento” e ostacolando la tendenza delle aziende farmaceutiche a “far perdurare all’infinito i propri monopoli”. Ma la sentenza non ha valore solo per l’India: il problema dei prezzi troppi elevati non si supera semplicemente assicurando l’accesso alle cure alla maggior parte degli indiani. Basti pensare – ricorda MSF – che una serie di organizzazioni, come l’Unicef, si affidano proprio ai farmaci generici provenienti dall’India, ma anche dal Brasile, per somministrare cure a pazienti nei paesi più poveri. E rispetto all’eventualità, ventilata dalla Novartis, che la decisione del tribunale indiano freni l’innovazione, Medici senza frontiere spinge l’impostazione del problema: è vero che l’innovazione va finanziata, ma a non a spese dei pazienti “attraverso i prezzi elevati dei farmaci coperti da brevetti monopolistici”: “l’industria farmaceutica dovrebbe concentrarsi sulla vera innovazione, e i governi dovrebbero sviluppare delle regole che consentano lo sviluppo di farmaci resi subito disponibili a prezzi accessibili”.

Fonte: il cambiamento

Malati di Farmaci

Voto medio su 1 recensioni: Buono

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Farmaci che Ammalano

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Cresce l’edilizia sostenibile, la spinta arriva dai Comuni: 1.003 regolamenti edilizi virtuosi nel rapporto ONRE di Legambiente e Cresme

 “Per uscire dalla crisi si punti sulla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio”

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Crescono innovazione e sostenibilità nel panorama dell’edilizia italiana con una spinta “dal basso”. Sono, infatti, 1.003 i Comuni italiani che hanno modificato i propri regolamenti edilizi per inserire nuovi criteri e obiettivi energetico-ambientali in modo da migliorare le prestazioni delle abitazioni e la qualità del costruito, anticipando e andando oltre la normativa in vigore. Un numero in aumento costante da quando, 5 anni fa, Cresme e Legambiente hanno promosso l’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi, che fotografa il cambiamento in atto nella filiera delle costruzioni, ricostruendo annualmente il quadro dei provvedimenti nazionali e regionali in materia di innovazione energetica e ambientale.
Complessivamente i cittadini che vivono nei Comuni dove sono in vigore questi strumenti innovativi sono oltre 21 milioni. Il rapporto ONRE 2013 – presentato oggi a Milano da Cresme e Legambiente – mette in evidenza come i regolamenti sostenibili siano diffusi in tutte le Regioni italiane, nonostante una forte prevalenza in quelle del centro-nord. La ricerca sottolinea, inoltre, come siano aumentati non solo i Comuni virtuosi (i regolamenti sostenibili sono cresciuti del 42,3% rispetto 2010 e addirittura dell’80% rispetto al 2009) ma anche i temi affrontati. Come partner dell’osservatorio sono entrati, a partire da quest’anno,  importanti soggetti della filiera delle costruzioni, quali Assotermica, Consiglio nazionale degli architetti, Federlegnoarredo, PVC Forum, Uncsaal. I parametri presi in considerazione nell’analisi sono l’isolamento termico, i tetti verdi, l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’efficienza energetica degli impianti, l’orientamento e la schermatura degli edifici, i materiali da costruzioni locali e riciclabili, il risparmio idrico e il recupero delle acque meteoriche e delle acque grigie, l’isolamento acustico, la permeabilità dei suoli e l’effetto isola di calore, le prestazioni dei serramenti, la contabilizzazione del calore, la certificazione energetica, le pompe di calore e le caldaie a condensazione, la ventilazione meccanica controllata. “I regolamenti edilizi comunali – ha spiegato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – si stanno dimostrando un’ottima chiave di lettura per raccontare l’evoluzione verso l’edilizia sostenibile e strumenti preziosi per accompagnare l’innovazione in corso, per una corretta progettazione e per la realizzazione di edifici efficienti dal punto di vista energetico. I risultati – ha aggiunto Zanchini – dimostrano che l’innovazione sta andando avanti e che la spinta alla certificazione energetica e al miglioramento delle prestazioni impressa dall’Unione Europea sta producendo buoni risultati. Ora occorre, però, una regia nazionale che consenta di superare le troppe contraddizioni del quadro normativo italiano e i ritardi nel recepimento della normativa europea di riferimento, per raggiungere gli obiettivi fissati al 2021 quando tutti i nuovi edifici dovranno essere progettati e costruiti in modo tale da avere bisogno di una ridotta quantità di energia per il riscaldamento e il raffrescamento che, in ogni caso, dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. E’ indispensabile anche una strategia per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, dando certezze per le detrazioni del 55% che terminerebbero a giugno e legando gli incentivi ai risultati raggiunti in termini di riduzione dei consumi energetici, aiutando così concretamente le famiglie”. Il rapporto ONRE traccia il quadro della normativa in vigore in Italia in materia di efficienza energetica in edilizia. Tra le norme regionali più avanzate rispetto a questi temi sono da segnalare le Province Autonome di Trento e Bolzano, dove la certificazione energetica è oggi una pratica conosciuta e diffusa e dove si è stabilito che per tutte le nuove costruzioni la classe B deve essere, per tutti i nuovi interventi, quella minima obbligatoria. La Lombardia è la Regione dove si conta la quantità più elevata di Comuni virtuosi (318), seguita da Toscana (133) ed Emilia-Romagna (con 127). L’Emilia-Romagna inoltre ha deciso di anticipare gli obblighi di sviluppo delle energie rinnovabili previsti dal Decreto 28/2011 e quindi di soddisfare una percentuale crescente dei fabbisogni di riscaldamento, raffrescamento, elettricità. I nuovi obiettivi previsti dalla Direttiva Europea 31/2010 implicano un’accelerazione ancora più forte nella transizione verso uno scenario nel quale il peso dei consumi energetici legati al settore delle costruzioni si dovrà ridurre significativamente grazie a un rapido miglioramento degli standard e a una fortissima integrazione delle fonti rinnovabili. Le date sono precisamente individuate: dal 1° gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti in Paesi dell’Unione Europea, e dal 1° gennaio 2021 tutti quelli nuovi privati, dovranno essere “neutrali” da un punto di vista energetico, ossia garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure di soddisfarli attraverso l’apporto di fonti rinnovabili.
Importante anche il Decreto legislativo 28/2011, attuativo dal 1 Giugno 2012, che stabilisce che in tutto il territorio nazionale i nuovi edifici, e quelli in ristrutturazione, facciano ricorso obbligatoriamente all’energia rinnovabile almeno per il 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria. In aggiunta sarà obbligatorio soddisfare sempre da fonti rinnovabili la somma di parte dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Oltre alle rinnovabili termiche il Decreto stabilisce vincoli importanti anche per la parte elettrica dei fabbisogni degli edifici. E’ infatti obbligatorio installare impianti da fonti rinnovabili proporzionalmente alla grandezza dell’edificio. Inoltre per tutti gli edifici pubblici gli obblighi vengono incrementati del 10%. Numeri e parametri del Rapporto ONRE 2013

Isolamento termico: è tra i punti fondamentali da affrontare per il contenimento dei consumi energetici delle abitazioni ed è un parametro trattato da almeno un Comune per Regione. Sono 782 quelli che prevedono obblighi sull’isolamento termico degli edifici.

Tetti verdi: anche il ricorso a tetti verdi inizia ad essere inserito nei Regolamenti Edilizi proprio per migliorare l’isolamento termico degli edifici. In 328 Comuni per le nuove edificazioni è incentivata e promossa la realizzazione di parte della copertura con “tetti giardino” per un miglior isolamento termico.

Serramenti: per quanto riguarda i serramenti ad alta efficienza l’argomento viene affrontato in 439 Comuni, dei quali 386 obbligano a rispettare specifici parametri di trasmittanza, 64 incentivano miglioramenti nelle prestazioni.

Isolamento acustico: 303 Comuni hanno deciso di affrontare l’argomento del corretto isolamento acustico negli edifici. Di questi, 220 prevedono un limite preciso alle emissioni acustiche da rispettare, 45 prevedono incentivi qualora si raggiungano livelli di isolamento acustico particolarmente elevati.

Orientamento e schermatura degli edifici: sono 475 i Comuni che nei loro regolamenti affrontano il tema dell’orientamento e/o ombreggiatura delle superfici vetrate. In 324 Comuni i due requisiti sono obbligatori.
Permeabilità dei suoli ed effetto isola di calore: sono 212 i Comuni che trattano la permeabilità dei suoli nei loro Regolamenti Edilizi, punto fondamentale per impedire l’incremento delle temperature nella aree urbane, noto come effetto “isola di calore”, e di conseguenza per evitare un sempre crescente bisogno di impianti di climatizzazione nei mesi estivi.
Materiali da costruzione locali e riciclabili: 446 sono i Comuni i cui regolamenti edilizi prendono in considerazione l’origine dei materiali e l’energia impiegata per la loro produzione. In 50 vengono proposti incentivi per realizzare edifici con materiali naturali e riciclati.

Utilizzo fonti rinnovabili: risultati particolarmente importanti sono quelli raggiunti dalle energie rinnovabili. Infatti, in ben 856 Comuni italiani si parla dell’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici. Di questi sono 638 quelli dove vige l’obbligo di installazione del fotovoltaico e 613 per il solare termico.

Risparmio idrico: Sono 570 i Comuni che inseriscono il tema del risparmio idrico nei propri Regolamenti Edilizi, di cui 505 prevedono l’obbligo, 15 incentivi ed i restanti 50 fanno semplice promozione.

Recupero acque meteoriche: Il tema del recupero delle acque piovane, per la manutenzione delle aree verdi e per gli autolavaggi, è presente in 556 Comuni, in 449 di questi è un requisito obbligatorio.

Recupero acque grigie: questo tema è presente in 199 Regolamenti ed in 39 se ne fa un requisito cogente sia nel caso di nuova costruzione sia in quello di ristrutturazioni importanti.

Pompe di calore e caldaie a condensazione: Sono 22 i Comuni in cui si obbliga l’installazione di pompe di calore (in alternativa alle fonti rinnovabili) in 165 si fa promozione, mentre in 17 Comuni sono previsti incentivi.

Contabilizzazione individuale del calore: sono 251 i Comuni che si occupano della contabilizzazione individuale del calore con impianto centralizzato di produzione. Tra questi, sono 208 quelli che ne fanno un requisito cogente per i nuovi edifici o in caso di nuova installazione del sistema di produzione di calore.

Ventilazione meccanica: L’adozione di sistemi di ventilazione meccanica controllata è prevista in 345 Comuni. L’obbligo è presente in 105 Regolamenti Edilizi, mentre in 30 casi il requisito è incentivato.

Teleriscaldamento: In 200 Comuni viene espressamente richiesto nei Regolamenti Edilizi di utilizzare la rete di teleriscaldamento qualora presente ad una distanza inferiore ai 1.000 metri. In 9 Comuni sono previsti incentivi. Certificazione energetica: 441 Comuni sottolineano nel proprio Regolamento l’obbligatorietà della certificazione energetica per gli edifici. Sono 38 quelli che prescrivono per i nuovi edifici e le ristrutturazioni l’obbligo di raggiungere almeno la classe B. Sono in tutto 84 i Comuni che incentivano poi i “salti” di classe energetica, ossia il passaggio delle prestazioni energetico-ambientali degli edifici da una classe più bassa ad una più efficiente.

fonte: ufficio stampa Legambiente

 

Torino e Barcellona, dalla crisi escono prima le smart cities. Intervista a Piero Fassino

Abbiamo incontrato Il Sindaco Fassino a Barcellona, dove era in visita per stringere i legami tra due città che stanno già lavorando insieme per ottenere finanziamenti europei da investire nell’efficientamento energetico e sulla mobilità sostenibile: si può scommettere sull’ambiente per uscire dalla crisi, sia economica che politica?

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“Due città che non stanno mai ferme sono destinate ad incontrarsi”: il Sindaco Piero Fassino ha raccontato l’evoluzione di Torino alla Llotja de Mar di Barcellona, davanti a una sala di giornalisti, aziende e impresari del turismo, incuriositi e sorpresi da questa città in cui, oltre ai gianduiotti, si inventa anche l’mp3 e l’acqua per gli astronauti, anche se nessuno lo sa. “E’ vero, siamo l’unica città in cui al posto di azienda si dice fabbrica: ma alla vocazione industriale si è aggiunto tanto altro, e Torino si trasforma ogni giorno di più. Proprio la scorsa settimana la Città si è aggiudicata180 milioni di euro con il bando Smart City per progetti che vanno dall’applicazione delle tecnologie digitali, al risparmio energetico, alla mobilità, alla sicurezza dei cittadini, e alla qualità della vita urbana”. E accanto alla cultura, alla musica, all’arte e alla gastronomia, è proprio sull’innovazione e sulla sostenibilità che Torino vuole puntare. Assieme a Barcellona, perché il lavoro da fare è enorme, e dalla collaborazione le due città hanno tutto da guadagnare.

Torino e Barcellona lavorano insieme: cosa c’è in cantiere?

Moltissimo. Stiamo cercando di acquisire importanti finanziamenti da progetti europei in campo ambientale e tecnologico, e per lavorare assieme abbiamo creato un’equipe di tecnici in condivisione, che mette a confronto i progetti delle due città e cerca di armonizzarli in modo da poter realizzare esperienze di progetti pilota comuni ad entrambe. I progetti sono finalizzati a ridurre il consumo energetico degli edifici, ad accrescere la qualità ambientale riducendo il tasso di CO2 e l’inquinamento… e ovviamente il teleriscaldamento: Torino è già oggi la città europea più teleriscaldata, ma puntiamo ad estendere la rete. E poi c’è la mobilità urbana, che va riorganizzata favorendo tutte le forme di spostamento a basso impatto ambientale, come il bike sharing e il car sharing – anche sul modello di Barcellona, da cui c’è da imparare. Puntiamo all’estensione della metropolitana, al rinnovamento della flotta dei bus con l’acquisto di mezzi elettrici e a basso impatto… E ancora: progetti di riqualificazione degli edifici, sia in funzione del risparmio energetico che della sicurezza.

Ma tutto questo come si combina con un bilancio comunale in rosso? Da una parte c’è una città che punta tutto sull’innovazione, ottenendo finanziamenti importanti. E dall’altra una città piena di debiti, annoverata nella lista dei comuni a rischio fallimento…

In realtà non c’è contraddizione: noi siamo un comune fortemente indebitato, è vero, ma non per lo sfondamento della spesa corrente. Ci siamo indebitati perché negli anni scorsi abbiamo investito moltissimo: nella metropolitana, nel passante ferroviario, nei Giochi Olimpici, nel teleriscaldamento, nel termovalorizzatore… è chiaro che tutto questo si traduce in un conto in rosso, ma che in realtà ha portato un incremento del patrimonio della città e un elevamento dei servizi che mettiamo a disposizione. E ora ovviamente siamo impegnati per rientrare nei conti e ripagarlo.

A proposito di conti in rosso, si parla sempre di più della possibilità di Transition Town, di decrescita felice e – su un altro fronte – di Green economy: si può scommettere sull’ambiente e sull’ecosostenibile per uscire dalla crisi? 
Io distinguerei: credo fermamente che dobbiamo puntare sulla green economy, sulle energie rinnovabili, e sui progetti delle smart cities. Ma tutto questo non va rappresentato come decrescita, ma al contrario come un alto livello, anche se basata su un modello di sviluppo diverso da come l’abbiamo inteso in passato. Non credo invece alle forme di decrescita che abbassano il livello di ricchezza della società e anche il reddito delle famiglie.

Una petizione on line su Change.org chiede a PD, SEL e Movimento Cinque Stelle di unirsi e dare il via, insieme, ad una legislatura sotto il segno dell’ecologia. E’ un’idea ingenua pensare che possa essere l’Ambiente il punto di incontro per uscire da questo caos politico? 

Non è ingenua, ma bisogna dirlo al Movimento 5 stelle che continua a dichiarare di non essere disponibile a convergere su nulla. Io mi auguro che cambino idea, anche perché i terreni comuni su cui costruire ci sono. L’ambiente è proprio uno di questi.

Fonte: eco dalle città

 

Torino Smart City: 190 milioni di euro dal MIUR per 11 progetti intelligenti

La Città di Torino si è aggiudicata 183 milioni di euro per finanziare 11 progetti di ricerca e innovazione: sicurezza, inclusione sociale, scuola, smart e architettura sostenibile. Ecco i progetti vincitori

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Il progetto Torino Smart City ha ottenuto 190 milioni di euro dal ministero dell’Istruzione per progetti di innovazione. Di questi 183 milioni di euro arrivano dai fondi messi a disposizione dal ministero sviluppo di progetti di ricerca nati da partnership tra imprese, centri di ricerca, pubbliche amministrazioni attraverso il bando Smart City&Communities. I fondi finanzieranno 11 dei 14 progetti supportati dalla Città di Torino, che portano un contenuto di innovazione in ambiti quali la sicurezza, l’inclusione sociale, la scuola, le smart grids, l’architettura sostenibile, tanto per citarne alcuni.
Ma non solo. Parallelamente, il ministero aveva chiesto a giovani sotto i 30 anni –Bando Social Innovation – di proporre progetti territoriali di innovazione da realizzare in partnership con le città. Dieci dei 40 progetti presentati da Torino, sui circa 400 pervenuti al ministero (uno su dieci), sono stati finanziati, per un totale di 7 milioni di euro.
“Siamo molto orgogliosi del risultato ottenuto – ha detto Enzo Lavolta, assessore all’Innovazione, Sviluppo e Sostenibilità ambientale della Città di Torino – il sistema locale torinese dimostra di avere nell’ultimo anno ben lavorato e di aver posto basi solide per un efficace lavoro a sostegno del progetto Torino Smart City, da oggi questa città ha nuovi strumenti e risorse per perseguire l’ambizioso obiettivo di costruire il suo modello di città intelligente”. Anche il sindaco Piero Fassino ha voluto esprimere il suo compiacimento per il raggiungimento di “un risultato importante, che è frutto della capacità tutta torinese di costruire progetti attraverso un’azione corale. La condivisione di un obiettivo e di un progetto per la costruzione di una città intelligente tra imprese, ricercatori, poli universitari di prestigio e un tessuto di start up e piccole imprese creative – ha sottolineato – è il punto di forza della nostra città, che ci sarà di grande aiuto per la costruzione dei dossier di candidatura ai prossimi bandi europei”. Ecco i progetti vincitori:

14 milioni di euro per il progetto Decision Theatre
Simulare gli scenari più complessi prima di decidere. L’obiettivo è mettere a disposizione sistemi di supporto alle decisioni. Il sistema nasce dalla collaborazione tra Grande Selex, Sas, Siemens, Telecom, Politecnico di Torino e UNIBocconi.

16 milioni di euro per il progetto Oplon
L’obiettivo del progetto è migliorare la qualità della vita delle persone anziane (over 65) autosufficienti ma malate, al fine di ridurre il periodo di degenza in ospedale e consentendo quindi, attraverso l’utilizzo della tecnologia, di trascorrere più tempo possibile nella propria abitazione anziché in ospedali o luoghi di cura. Lo svilupperà una rete di otto; tra loro il Politecnico.

12,2 milioni per il progetto S[m2]art
Il progetto punta a creare un sistema composto da arredi urbani intelligenti e infrastrutture informatiche di gestione e
configurazione aperto. Piattaforma creata da Telecom insieme con Reply, Istituto Boella e Politecnico.

19,8 milioni per il progetto Scoc
Realizzata da Selex, insieme con (tra gli altri) il Politecnico nasce dalla necessità di realizzare un centro operativo di coordinamento, a livello comunale,per il monitoraggio del territorio, la sicurezza del cittadino e gestire situazioni di emergenza e crisi anche legate a rischi naturali. I temi su cui si svilupperà il progetto sono in particolare rischio idrogeologico e mobilità.

19,9 milioni per il progetto SmarTour
Un aereo senza pilota vola e fotografa tutto ciò che incontra sul suo cammino. Così permette di acquisire in tempo reale dati rivolti alla conoscenza, al controllo e al monitoraggio dell’ambiente naturale e delle città. Sviluppato da Selex come capofila e poi anche dal Politecnico di Torino.

12,2 milioni per il progetto Smart concrete
Realizzato come capofila dal Politecnico di Torino è un sistema per monitorare la stabilità e la sicurezza di edifici e infrastrutture. E in particolare il livello di conservazione e tenuta dei materiali di cui sono composte.

15,5 milioni per il progetto INSeT
Vuole dare vita a una connessione tra i sistemi di bigliettazione elettronica del trasporto pubblico (locale ed extraurbano) di diverse città «smart» italiane, i servizi dell’alta velocità ferroviaria ed altri servizi rivolti ai cittadini (musei, carte del cittadino, carte sanitarie). Sviluppato, tra gli altri, da Reply e Trenitalia.

14,8 milioni per il progetto S.IN.TE.S.I.
La capofila del progetto è  Smat, la società che gestisce la rete idrica di Torino e Provincia, ma dentro ci sono anche sia il
Politecnico che l’Università di Torino. L’obiettivo è progettare e sperimentare un sistema innovativo di gestione delle risorse idriche per migliorare standard di gestione e servizio reso all’utenza.

13,2 milioni per il progetto Marconi
Sviluppato in prima linea da General Motors e poi dal Politecnico di Torino per sperimentare tecnologie per la raccolta e l’integrazione da fonti diverse di dati sulla mobilità e sul traffico. Il sistema servirà sia a controllare la situazione del traffico che a definire e realizzare le scelte di pianificazione necessarie allo sviluppo della mobilità.

12 milioni per il progetto SIGMA
Vitrociset e altri (tra cui il Politecnico) svilupperanno un sistema all’insegna della building automation: automatizzazione di serramenti e dell’illuminazione, controllo della climatizzazione, videocomunicazione con un centro di supporto ed  assistenza, rilevazione della presenza di oggetti e persone.

20,2 milioni per il progetto  Cloud4eGov
Punta a ottenere un insieme di risultati innovativi di tipo tecnologico, scientifico, metodologico, applicativo che consentano alla pubblica amministrazione di eseguire una sperimentazione del Cloud Computing, tecnologia a supporto di processi, procedure e servizi di eGovernment.

13 milioni per il progetto Urbelog
Ha l’obiettivo di sviluppare e sperimentare una piattaforma telematica innovativa per la gestione della logistica merci di “ultimo miglio” in città, aggregando gli operatori della distribuzione, le pubbliche amministrazioni e le associazioni di categoria nella gestione della distribuzione delle merci fino alla consegna. Il capofila del progetto è Telecom e gli altri partner sono Iveco, Tnt, il Politecnico di Torino, Fit Consulting, Italdata e Tema, Selex Elsag, Università Luigi Bocconi e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Fonte: eco dalle città