Torino, pubblicata l’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti

Nella sintesi dell’IMQ 2013 (Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti) in Provincia di Torino si registra una diminuzione complessiva della mobilità del 13,7%. I dati si riferiscono al 2013 e hanno coinvolto 52.119 individuitorino

Verrà presentato ufficialmente martedì 12 aprile, ma è già possibile visionare la sintesi dell’Indagine sulla Mobilità delle Persone e sulla Qualità dei Trasporti in Provincia di Torino (IMQ 2013). Un documento realizzato attraverso indagini campionarie telefoniche condotte ogni due/tre anni presso i residenti nell’area di studio su campioni rappresentativi della popolazione maggiore di 10 anni stratificati per classi di sesso e per età. L’edizione 2013 ha avuto come area di studio l’intera Regione Piemonte e il campione è stato di 52.119 individui mentre le interviste sono state effettuate nella primavera e nell’autunno del 2013. La sintesi del rapporto, visionabile al questo link, si focalizza sui residenti nell’area metropolitana torinese, nella quale il campione di intervistati nel 2013 è stato di 25.740 individui. Mentreri dati relativi ai 32 comuni sono consultabili qui.14

Quanto ci si sposta

I residenti dell’area metropolitana torinese hanno effettuato, nel giorno feriale medio del 2013, 2 milioni 962 mila spostamenti, dei quali un milione 962 mila motorizzati. La serie storica illustrata in figura comprende le ultime 5 indagini, tra cui le edizioni del 2004, del 2008 e del 2013 sono basate su un campione di grandi dimensioni (circa 25 mila intervistati), mentre quelle del 2006 e del 2010 sono basate su un campione di piccole dimensioni (6-7.000 intervistati).

Rispetto al 2010, si registra una diminuzione del 13,7% della mobilità complessiva, mentre rispetto al 2008 la diminuzione è un po’ più contenuta e si attesta sul 6,2%. La mobilità motorizzata diminuisce più sensibilmente (-20% rispetto al 2010) mentre aumenta la mobilità con uso degli altri mezzi (compresi i piedi).I residenti nell’area metropolitana effettuano mediamente 2,11 spostamenti pro capite nel giorno feriale, 1,40 di questi sono motorizzati.

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Quali mezzi si usano

Rispetto al 2010 diminuisce nel 2013 la mobilità con uso del trasporto pubblico ed ancora di più quella con uso dell’auto, aumenta la mobilità con uso di altri mezzi e quella pedonale. Considerando tutti i modi nel 2013 il mezzo più usato continua ad essere l’auto con il 48% degli spostamenti ma, per la prima volta nell’ultimo decennio (in effetti dal 2000), la sua quota scende sotto il 50% (era il 53% nel 2010); l’uso del mezzo pubblico si attesta al 18%, in leggero calo rispetto al 19% del 2010. Cresce la quota di spostamenti effettuati solo a piedi che passa dal 24% del 2010 al 29% del 2013 e quella degli spostamenti effettuati con altri mezzi (bici, moto, taxi) che passa dal 3,9% al 4,4 %. Considerando solo gli spostamenti motorizzati (quelli effettuati con l’auto e con il trasporto pubblico) si evidenzia come, dopo una fase di contrazione nella quota di mercato del trasporto pubblico, culminata nel 2006 con il 23%, dal 2008 si assiste ad una ripresa. Nel 2013 detta quota di mercato si attesta sul 27% seppure in un contesto di diminuzione in termini assoluti della mobilità.

Perché ci si sposta?

Poco più della metà degli spostamenti è effettuata per compiere varie attività mentre la rimanente parte è effettuata per tornare a casa. Gli spostamenti effettuati per tornare a casa sono il 91% di quelli effettuati per compiere le varie attività.

Concentrandosi solo sugli spostamenti effettuati per compiere le attività, quasi il 37% degli spostamenti effettuati dai residenti nell’area metropolitana viene effettuato per motivi di lavoro o studio. Il primo scopo degli spostamenti è il lavoro, mentre il secondo scopo in ordine di volume di spostamenti è acquisti/commissioni. Seguono l’accompagnamento, lo studio e gli altri scopi che comprendono: sport/svago, cure/visite mediche, visite a parenti/amici, altro.

 

Fonte: ecodallecitta.it

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Ambiente, differenziata e RAEE: italiani sempre più sensibili, informati e consapevoli

Da una recente indagine emerge che gli italiani sono sempre più interessati e consapevoli in materia di ambiente, raccolta differenziata e corretto smaltimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Le risposte sono positive e i risultati molto incoraggianti, anche se si può ancora – e si deve – migliorare.

 

Sono stati presentati a Roma i risultati di un’indagine sulla consapevolezza degli Italiani in materia di ambiente, raccolta differenziata e RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). La ricerca, intitolata “Conosciamo l’ambiente?” e realizzata da Adiconsum  (Associazione di consumatori) ed Ecodom  (Consorzio Italiano Recupero e Riciclo Elettrodomestici), dimostra che gli italiani hanno un’elevata sensibilità verso i temi ambientali.

L’indagine è stata realizzata nell’ultimo trimestre del 2014, sottoponendo a 2.500 consumatori un questionario online suddiviso in tre parti, che riguardavano

1) la conoscenza della questione ambientale in generale,

2) la conoscenza specifica dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche),

3) le problematiche della raccolta differenziata (nel proprio Comune/a livello locale).RAEE3

L’obiettivo era quello di rispondere a domande quali: “che rapporto hanno gli italiani con l’ambiente? adottano comportamenti sostenibili anche nella vita di tutti i giorni? hanno informazioni adeguate su come differenziare i rifiuti? sanno dove smaltire il vecchio cellulare, la lavatrice o il frigorifero?”.

Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il tema della qualità ambientale, solo il 13% degli intervistati ritiene che la qualità dell’ambiente in cui vive sia “buona” o “ottima”, mentre un 40% afferma che è “discreta” e per il restante 47% è “sufficiente” o “scarsa”. Un dato molto interessante è che l’83% del campione dichiara di sentirsi “moltissimo” e “molto” responsabile e coinvolto in prima persona della salvaguardia dell’ambiente, anche se – al tempo stesso – il 71% sostiene che le responsabilità maggiori non siano da attribuire ai singoli ma piuttosto alle istituzioni.RAEE

Fonte: indagine DOXA per Ecodom

 

Rispetto al secondo tema, le risposte sono positive e incoraggianti: il 70% degli intervistati, infatti, è in grado di dare una definizione corretta di RAEE e il 90% afferma di essere informato che è obbligatorio fare la differenziata anche per le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto riguarda lo smaltimento dei grandi elettrodomestici o “bianchi” (frigo, lavatrice, lavastoviglie, ecc.), il 74% del campione dichiara di averli portati personalmente all’isola ecologica e il 26% di essersi avvalso del ritiro a domicilio effettuato dalla locale azienda di igiene urbana. Per lo smaltimento dei piccoli elettrodomestici, invece, solo il 10% ammette di averli buttati nel sacco della spazzatura o nel cassonetto, mentre il restante 90% dichiara che lo smaltimento corretto consiste nel portarli all’isola ecologica. Un dato singolare e degno di nota che emerge dall’indagine è che nessuno degli intervistati ha mai riconsegnato un piccolo elettrodomestico rotto al proprio negoziante. Eppure, già dal mese di aprile dello scorso anno, esiste l’obbligo da parte dei negozi con superficie superiore ai 400 mq del ritiro “uno contro zero” dei RAEE di piccole e piccolissime dimensioni. È possibile, cioè, consegnare un piccolo elettrodomestico da smaltire ad un rivenditore di grandi dimensioni senza alcuna spesa e, soprattutto, senza essere obbligati a comprarne uno nuovo. Fino a marzo 2014 era in vigore l’obbligo del ritiro “uno contro uno”, cioè il grande rivenditore, al momento dell’acquisto di un RAEE di piccole dimensioni, era obbligato a ritirare e smaltire il vecchio elettrodomestico del cliente, ma di questa vecchia norma, solo il 60% del campione ne conosceva l’esistenza.RAEE2

Ma veniamo alla raccolta differenziata: solo il 31 % del campione giudica “ottimo” o “buono” il sistema di raccolta differenziata del proprio Comune, il 22% lo giudica “discreto” e la restante metà (47%) “sufficiente” o “scarso”. L’intervista, inoltre, fa luce su una serie di importanti problematiche e criticità che dovrebbero essere affrontate e risolte al più presto: il 57% del campione ritiene inadeguato il locale servizio di raccolta a domicilio, il 29% ritiene troppo complicata la suddivisione dei rifiuti e il 14% ritiene troppo limitati gli orari di apertura delle isole ecologiche. La ricerca, infine, ha evidenziato come gli italiani che hanno risposto a questa indagine costituiscono un campione di per sé molto interessato alle questioni ambientali. I promotori dello studio sottolineano, giustamente, che i rispondenti sono stati reclutati attraverso i siti di Ecodom e Adiconsum, la pagina Facebook e il canale Twitter di Adiconsum e tramite invio alle rispettive mailing list e che, quindi, appartengono ad un target già orientato alle tematiche ambientali. Di conseguenza, le opinioni e i comportamenti emersi vanno letti come provenienti da una popolazione sensibile e informata sul tema e non possono essere rappresentativi dell’intera popolazione italiana.RAEE41

Tuttavia a questa indagine va il merito di aver consentito ai cittadini di esprimere la propria opinione sulle criticità presenti sul territorio, segnalando errori, insufficienze o inadempienze nella gestione dei rifiuti da parte degli enti locali e le mancanze dal punto di vista della corretta informazione al cittadino. Riguardo allo smaltimento dei RAEE in modo particolare, lo studio dimostra quanta strada sia stata compiuta negli ultimi anni per sensibilizzare e informare i consumatori sul loro corretto smaltimento, anche se resta ancora poco diffusa la consapevolezza sul reale livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi.

“La conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza”, ha dichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom, commentando i risultati del sondaggio. “Avere ben chiaro che il futuro dell’ambiente in cui viviamo è nelle nostre mani è un ottimo punto di partenza La conoscenza, però, è solo uno dei due elementi che servono per decidere. L’altro elemento è la volontà. La volontà di ciascuno di noi, che con i propri comportamenti può giocare un ruolo decisivo nel trasformare un ‘rifiuto’ in una ‘risorsa’ per il Paese; ma anche la volontà delle Istituzioni, cui spetta il compito sia di informare che di mettere a disposizione dei cittadini norme più semplici e servizi ambientali adeguati. È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei RAEE. L’industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio ‘nanismo’, perché gestisce solo 240.000 tonnellate di RAEE all’anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno”.

Una ricerca del 2012 effettuata per conto di Ecodom da United Nations University, IPSOS e Politecnico di Milano, infatti, ha evidenziato che ogni italiano dismette quasi 13 kg di RAEE all’anno, ma di questi solo 4 kg (molto lontani dall’obiettivo della nuova Direttiva europea sui RAEE fissato a 12 kg/abitante/anno entro il 2019) vengono intercettati dal sistema gestito dai produttori di AEE-Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che garantisce il pieno rispetto della normativa vigente e la tutela ambientale. Ciò significa che in Italia ci sono altri 9 kg per abitante – pari a circa 600.000 tonnellate all’anno – che si disperdono lungo vie non sempre legali ed eco-friendly: operatori che, seppur in possesso delle autorizzazioni, adottano processi semplificati che puntano alle materie prime seconde più remunerative senza curarsi delle sostanze inquinanti contenute nei RAEE; soggetti che tolgono dai RAEE solo le parti economicamente interessanti e abbandonano il resto in discariche abusive oppure operatori che esportano in modo illegale verso Paesi extraeuropei (Ghana, Nigeria, India, Cina) dove il trattamento è effettuato senza rispetto per le questioni ambientale, umana e sociale. Con questa analisi, Adiconsum e Ecodom hanno voluto attirare l’attenzione sull’anello iniziale della catena di gestione dei RAEE domestici – il cittadino italiano – perché questo sembra essere il tratto della catena in cui si verificano le maggiori “perdite”.  “Questa indagine”, ha sottolineato Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum, “rappresenta un punto di arrivo ed al contempo di ripartenza di un percorso più ampio che stiamo portando avanti per promuovere un modello di mercato non più sterile e incentrato solo sul profitto, ma proiettato verso la sostenibilità. Una sostenibilità che, a nostro avviso, deve essere coniugata su più fronti: economico, sociale, ed infine, ma non ultimo, ambientale, che non possono prescindere l’uno dall’altro. La sostenibilità ambientale ha potenzialità enormi per lo sviluppo del Paese. All’informazione e alla consapevolezza dell’importanza dello smaltimento va accompagnata l’informazione e la consapevolezza dell’importanza del recupero e del riciclo”.

 

Fonte : italiachecambia.org

Vertici Agusta indagati per l’amianto sugli elicotteri

Sotto indagine una dozzina di dirigenti ai vertici dell’azienda dagli anni Novanta al 2013

Raffaele Guariniello, il pm da oltre quarant’anni all’avanguardia nella lotta per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, ha aperto una nuova indagine sull’amianto. Come è già accaduto per il processo Eternit, giunto all’appello lo scorso giugno, e come sta accadendo per il caso delle morti per mesotelioma pleurico fra i frequentatori di Palazzo Nuovo, anche per il caso degli elicotteri Agusta Westland l’indagine parte dalla Procura di Torino. Sotto indagine, con l’accusa di disastro colposo, ci sono una dozzina di dirigenti che fra gli anni Novanta (quando l’amianto era già stato bandito dalla legge italiana) e il 2013 sono stati ai vertici dell’Agusta Westland, l’industria italiana leader nella costruzione di elicotteri. L’indagine è partita la scorsa estate e uno dei primi elementi emersi è stato il fatto che l’azienda non avrebbe mai informato in modo completo le forze armate della presenza di asbesto nella struttura e in diversi componenti degli elicotteri attualmente in uso. I maggiori pericoli potenziali sarebbero connessi alla manutenzione dei velivoli. Dalle indagini è inoltre emerso come soltanto nel settembre 2013, vale a dire dopo l’avvio delle indagini, l’Agusta Westland abbia diffuso un’informativa contenente un elenco dettagliato delle parti contenenti amianto.

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Le bonifiche degli elicotteri sono già state avviate, ma fino ad alcuni mesi fa, i velivoli contenenti parti in amianto venivano utilizzati, per esempio, nelle operazioni di controllo e salvataggio Mare Nostrum nelle acque fra il Nord Africa e la Sicilia. Nello scorso mese d’agosto, il Partito per la tutela dei militari aveva sporto denuncia per la presenza di quattro Ab 212 As: due mesi dopo quegli stessi elicotteri della Marina pattugliavano il Mediterraneo, per monitorare l’arrivo dei barconi del nord Africa.

Fonte:  Ansa

Hamburger artificiale: 3 italiani su 4 non lo mangerebbero

Prodotto da cellule staminali prelevate da un muscolo bovino verrà cucinato a Londra la prossima settimana. Il 73% degli italiani non lo mangerebbe 89936127-586x406

Il primo hamburger di manzo creato artificialmente sarà cotto e mangiato la prossima settimana, a Londra. Chi sarà il “fortunato” assaggiatore? Scherzi a parte, se l’esperimento andrà a buon fine si potrebbe avviare una rivoluzione dell’industria alimentare che fino a poco tempo fa era relegata alla fantascienza. L’hamburger verrà realizzato con carne coltivata in laboratorio con cellule staminali prelevate dal muscolo di un bovino. Il costo sarà un po’ più elevato degli omologhi tradizionali che si possono trovare nei fast food: circa 250mila sterline (290mila euro), le risorse economiche impiegate da Mark Post, scienziato dell’Università olandese di Maastricht. Il progetto è stato sovvenzionato dal governo di Amsterdam e da un anonimo milionario. Secondo i futurologi fra una decina d’anni la produzione da staminali verrà praticata in massa per supportare la crescente richiesta di carne che nel 2050 dovrebbe addirittura raddoppiare. Alla notizia del tecno-hamburger è arrivata puntuale un’indagine di Eurobarometro rilanciata da Coldiretti: tre italiani su quattro (il 73%) l’hamburger “coltivato” invece che allevato non lo mangerebbero nemmeno se cucinato da uno chef di fama. Come sempre molto ferma la posizione di Coldiretti:

La possibilità di degustare il prodotto ottenuto in laboratorio non contribuisce certamente ad aumentare l’attrattività del piatto. La realtà è che nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico fino al latte materno da mucche transgeniche) rimane elevato il livello di scetticismo dei cittadini. Per questo, come hanno dimostrato le esperienze del passato a partire dalla mucca pazza (Bse), le innovazioni in un settore come quello alimentare, particolarmente esposto ai rischi per la salute, devono percorrere la strada della naturalità e della sicurezza.

Fonte: Coldiretti