Energie rinnovabili: costo dell’energia eolica dimezzato nel 2030

Secondo il DOE americano il costo dell’energia elettrica prodotta dalle pale eoliche scenderà a 23 dollari al MWh. Senza incentivi alle energie rinnovabili.http _media.ecoblog.it_b_ba6_energie-rinnovabili-costo-dellenergia-eolica-dimezzato-nel-2030

Tra le energie rinnovabili, l’eolico è quella che ancora fa più fatica delle altre a stare sul mercato senza incentivi e sussidi pubblici. A fronte di una gran mole di energia elettrica rinnovabile prodotta, infatti, le pale eoliche scontano ancora alti costi di progettazione, di costruzione e di installazione. Eppure, secondo il National Renewable Energy Laboratory (NREL), che fa capo al Department of Energy (DOE) americano, grazie alle nuove tecnologie già nel 2030 il costo dell’energia elettrica prodotta dagli impianti eolici potrebbe scendere a 23 dollari al MWh (cioè il 50% del costo attuale), rendendo questa fonte competitiva con tutte le altre rinnovabili, con l’energia nucleare e con le fonti fossili. Il segreto, secondo lo studio del NREL, sta tutto nell’ottimizzazione: bisogna trovare il modo di massimizzare le ore produttive degli impianti eolici, migliorando le previsioni di producibilità dei siti dove si installano gli impianti eolici e integrando molta elettronica all’interno delle pale eoliche. Affinché le torri si adattino al vento e producano di più.l'”ottimizzazione” degli impianti eolici, inoltre, dovrebbe portare a un uso più efficiente dei materiali di costruzione, a minori costi di manutenzione, a una maggiore vita utile degli impianti. Ricapitolando e sintetizzando: bisogna spendere meno per costruire degli impianti eolici che producono più energia rinnovabile, per più ore al giorno e per più anni.

Tra le tecnologie che potrebbero aiutare l’eolico a fare questo salto generazionale, il NREL cita la cosiddetta SMART (System Management of Atmospheric Resource through Technology), cioè una serie di metodiche che permetterebbero una stima altamente accurata di quanto potrebbe produrre (in un determinato sito) ogni impianto eolico, un monitoraggio in realtime del vento da parte della turbina stessa (tramite specifici sensori), un nuovo design delle turbine, del rotore e del motore, un maggiore dialogo e scambio di dati tra la turbina e la rete elettrica a terra, in modo da limitare i fermo macchina per sovraccarico della rete. Alla tecnologia SMART il NREL suggerisce di abbinare anche la tecnologia Atmosphere to Electrons (A2e), che in estrema sintesi consiste nell’unire i complessi modelli di previsione dei venti con la potenza dei supercomputer. Secondo il NREL, solo con un salto di qualità del genere l’eolico potrà essere competitivo in breve tempo senza ricevere incentivi statali. Negli Stati Uniti, d’altronde, il vento non manca: se fosse utilizzato tutto per produrre energia elettrica basterebbe a coprire sette volte i consumi americani.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

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Arriverà dal vento il 18% dell’energia elettrica mondiale

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Ci sarà più vento del previsto nel panorama energetico mondiale. Dalla IEA (International Energy Agency) è giunto l’ultimo aggiornamento sullo sviluppo dell’eolico a livello planetario. Ebbene, mentre il precedente rapporto del 2009 aveva stimato che questa fonte rinnovabile avrebbe generato il 12% dell’elettricità nel 2050, lo studio appena pubblicato assegna sei punti percentuali in più agli impianti eolici. Così secondo l’Agenzia internazionale dell’energia le fattorie del vento potranno valere fino al 18% del mix elettrico, grazie a 2.300/2.800 GW di capacità cumulativa. Di strada da percorrere ne resta parecchia. La potenza totale disponibile ha sfiorato 300 GW, con la Cina a guidare la classifica dei Paesi con 75 GW, davanti agli Stati Uniti (60) e alla Germania (31). L’eolico sta coprendo il 2,5% della domanda di energia elettrica nel mondo, con punte del 30% in Danimarca e del 18-20% in Portogallo e Spagna. Quindi per toccare le cifre indicate per il 2050, si legge nella sintesi del rapporto della Iea, i Governi dovranno rapidamente accelerare il ritmo delle nuove installazioni annuali, dai circa 45 GW del 2012 a 65 nel 2020 e poi sempre più su, 90 GW nel 2030 e oltre un centinaio alla data finale dello studio. Serviranno investimenti per almeno 150 miliardi di dollari ogni dodici mesi, quasi il doppio della somma destinata lo scorso anno all’eolico. Una larghissima fetta di tale crescita avverrà nei Paesi emergenti non Oecd, che dal 2030 concentreranno oltre metà della potenza complessivamente disponibile a livello internazionale. La Cina da sola produrrà più energia eolica di tutta l’Europa. L’abbassamento dei costi continuerà a giocare un ruolo decisivo: già ora le pale sono competitive con le altre fonti fossili e rinnovabili, nelle aree geografiche più ventose, dove gli Stati concedono condizioni favorevoli per i finanziamenti alle tecnologie pulite. Restano però indispensabili alcuni sussidi nella maggior parte dei casi; i costi di generazione dell’eolico sulla terraferma, evidenzia la Iea, variano da 60 a 130 dollari/MWh. Quelli delle centrali offshore sono molto più elevati. L’Agenzia è convinta che, grazie ai miglioramenti tecnologici, tali costi potranno calare del 25% circa entro il 2050 per gli impianti a terra e in misura maggiore (-45%) per quelli in mare. Per riuscire nell’impresa, però, i Governi dovranno necessariamente impegnarsi in sei diverse azioni. La prima è definire obiettivi vincolanti sulla potenza rinnovabile da installare, come quelli chiesti a più riprese dalla lobby europea del settore, l’EWEA, European wind energy association. Il secondo punto è abbattere le varie barriere di tipo non economico, snellendo le procedure autorizzative e includendo l’eolico nella pianificazione degli spazi territoriali e marittimi. La terza azione necessaria è incrementare i finanziamenti pubblici per le attività di ricerca e sviluppo, fermi finora ad appena il 2% di quelli destinati nel complesso al settore energetico.Il quarto punto riguarda la progettazione degli impianti, che dovrà assecondare maggiormente le condizioni locali: per esempio climi particolarmente freddi o siti con venti a minore intensità. La quinta area d’intervento è sulle reti di trasmissione, con tutti gli accorgimenti per gestire la variabilità della produzione eolica. Siamo dunque nel campo delle previsioni meteo, dell’analisi statistica dei dati, dei sistemi per accumulare l’energia generata ma non immediatamente consumata. L’ultimo punto indicato dalla IEA riguarda la promozione dell’accettazione sociale delle pale eoliche, spiegandone i benefici e incrementando la cooperazione internazionale, soprattutto nelle fasi di test di nuove soluzioni tecniche.

Fonte: Energia24Club.it