I nuovi muletti di Toyota viaggiano a idrogeno

Nella fabbrica Toyota di Motomachi debuttano due nuovi muletti a idrogeno. Saranno 180 entro il 2020.muletti-a-idrogeno-toyota

Arrivano i primi muletti a idrogeno nella fabbrica Motomachi di Toyota. Dopo il lancio della Mirai, il colosso giapponese ha comunicato l’entrata in servizio di due carrelli elevatori equipaggiati con celle a combustibile nell’impianto Motomachi a Toyota City, nella Prefettura di Aichi. I muletti a idrogeno, realizzati dalla Toyota Industries Corporation, sopportano un carico di 2,5 tonnellate e sfruttano l’idrogeno per generare energia elettrica con tempi di ricarica previsti intorno ai tre minuti. Data la capacità di produrre energia elettrica, possono essere sfruttati come generatori in caso di emergenza o di black-out. Toyota si pone l’obiettivo di sostituire l’intera gamma di muletti convenzionali: arriveranno infatti altri 20 esemplari di muletti a idrogeno nel 2018 per arrivare a quota 170/180 unità entro il 2020. L’operazione è il risultato di un’iniziativa in collaborazione con il Ministero del Territorio, delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo giapponese ma soprattutto rappresenta un nuovo passo del Toyota Environmental Challenge 2050, il piano della casa per raggiungere un impatto zero di CO2 nei suoi impianti di produzione. L’adozione di muletti a idrogeno a Motomachi è solo l’ultimo tassello della politica di Toyota verso una mobilità a idrogeno. Recentemente la casa di Nagoya ha comunicato che nei primi mesi del 2017 darà inizio alle vendite di autobus a idrogeno in modo da utilizzarne 100 a pieno regime durante i Giochi Olimpici del 2020.

Fonte: ecoblog.it

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SS. Trinità, in zona Sarpi a Milano la Parrocchia a Impatto Zero

 

“Quartieri Ricicloni” a Milano. In via Giusti 25 una parrocchia ad alta sostenibilità ambientale dove Don Mario ha voluto pannelli solari, pompa di calore, luci a led e cemento catalitico. E che raccoglieva 2 tonn l’anno di lattine

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I giornali ne hanno parlato già 5 anni fa, quando don Mario Longo convinse i suoi parrocchiani a fare uno sforzo particolare per dotare la parrocchia SS. Trinità di pannelli solari sul tetto della chiesa e del sagrato (vedi foto di Google Map dall’alto). Dal mese di giugno 2011, infatti, ci sono 360 pannelli fotovoltaici che producono circa 85.000 Kilowattore in un anno, più o meno l’equivalente del consumo di energia elettrica dell’intera parrocchia. “Un investimento – si disse allora – non dettato solamente da motivazioni economiche, ma soprattutto e quasi esclusivamente dall’impegno nel rispetto dell’ambiente e del Creato e nell’intento di dare un segno concreto a tutta la comunità”.
“Siamo molto contenti”, racconta oggi don Mario, “del resto l’ha detto anche il Papa che l’attenzione all’ambiente è l’ottava opera di misericordia della nostra epoca”. La cura della casa comune: il nostro pianeta Terra che grida e che ha bisogno di un radicale cambiamento di rotta, prima che sia troppo tardi.
I pannelli solari non sono l’unica scelta sostenibile riguardo l’ambiente fatta dalla parrocchia SS. Trinità di via Giusti 25. Don Mario ha voluto anche pavimentare l’oratorio con il cemento catalitico, quel materiale all’avanguardia che permette l’abbattimento degli inquinanti dell’aria.

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Poi sono venute le luci a led: “Le abbiamo messe in tutta la Parrocchia, è stato un bell’investimento all’inizio, ma poi abbiamo dimezzato i costi dei consumi e probabilmente ne beneficerà di più il Parroco che arriverà dopo di me. Ma va bene lo stesso …..”.

Anche l’impianto a pompa di calore è una conquista ambientale voluta da Don Mario in Parrocchia: tutti i locali comuni sono stati collegati e che ora si sta ultimando con gli spazi-abitazione. Le pompe di calore, in grado di trasferire l’energia presente in natura all’interno degli ambienti, scaldandoli quando è freddo e raffrescandoli quando è caldo, permettono di limitare fortemente le emissioni di CO2 e coprono mediamente il 75% del fabbisogno energetico.
“Riguardo i rifiuti e la raccolta differenziata c’è poco da dire”, aggiunge Don Mario, “facciamo bene quello che ci chiedono di fare il Comune e l’Amsa”. Anche se fino a qualche tempo fa si faceva la raccolta differenziata autonoma delle lattine di alluminio, che poi si vendevano ad un rottamaio fuori città. “Siamo arrivati a raccogliere 2 tonnellate di lattine l’anno, ma poi i passaggi burocratici per continuare a darle ad un riciclatore autonomo sono diventati eccessivi, ora non lo facciamo più”. Ma in Oratorio si raccolgono ancora i tappi delle bottiglie per un’organizzazione umanitaria.
E’ il contrasto alle emissioni di CO2 è il vero pallino di don Mario. “In ogni angolo dell’oratorio in cui si poteva abbiamo messo spazi verdi e piantato alberi, anche da frutto. Verde che contribuisce a catturare la CO2”.

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Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie/386520

Waste Recycling e Accademia di Belle Arti di Bologna, al via i laboratori d’arte a impatto Zero

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Grazie alla convenzione firmata oggi giovedì 20 ottobre, l’Officina SCART di Waste Recycling, società del Gruppo Hera, apre le sue porte agli studenti dell’Accademia d’Arte di Bologna per realizzare opere d’arte e di design partendo come materia prima esclusivamente dai rifiuti industriali

E’ stata firmata oggi (giovedì 20 ottobre) una convenzione tra Waste Recycling, società toscana entrata a far parte da quest’anno del Gruppo Hera, il Comune di Santa Croce sull’Arno (Pisa) e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, per mano del suo Direttore Enrico Fornaroli.  Grazie alla convenzione, l’Officina SCART dell’azienda toscana accoglierà giovani artisti in formazione dell’Accademia di Bologna che, sotto la guida del loro tutor universitario, potranno partecipare a workshop per la realizzazione di opere d’arte e di design partendo come materia prima solo ed esclusivamente dai rifiuti industriali raccolti presso gli impianti di stoccaggio e selezione di Waste Recycling. La convenzione siglata oggi non è il primo esperimento per Waste Recycling. Un’analoga iniziativa è stata già ampiamente collaudata nel corso dell’ultimo anno con l’Accademia di Belle Arti di Firenze. E per volontà dello stesso Gruppo Hera, da oggi l’Officina SCART rientrerà nell’offerta formativa anche dell’istituzione bolognese: una grande opportunità per far dialogare territorio e impresa, arte e design, rispetto per l’ambiente e formazione universitaria.

“Il progetto SCART è nato quasi vent’anni fa per veicolare l’immagine della nostra azienda in modo creativo e originale” sottolinea Maurizio Giani, Amministratore Delegato di Waste Recycling. “In tutti questi anni abbiamo realizzato decine di lavori e partecipato a numerose mostre ed eventi di respiro anche internazionale, proponendo opere e installazioni artistiche costituite al 100% di scarti di lavorazione. Siamo molto contenti di questo accordo con l’Accademia Bolognese che farà crescere ulteriormente questo progetto grazie al contributo di nuovi soggetti”.

“Siamo molto contenti – dichiara Giuseppe Gagliano, Direttore Centrale Relazioni Esterne del Gruppo Hera – di dare vita a questa importante collaborazione, che in una logica di interesse condiviso valorizza un polo fondamentale per lo sviluppo culturale delle nostre comunità di riferimento, qual è l’Accademia di Belle Arti di Bologna, e una delle più avanzate realtà nel trattamento dei rifiuti, qual è Waste Recycling.”

Waste Recycling sarà il luogo dove periodicamente si svolgeranno lezioni, workshop e altre iniziative nel campo della utilizzazione artistica dei rifiuti industriali. Si tratterà di seminari residenziali che dureranno una settimana e che grazie al terzo soggetto di questo accordo, Il Comune di Santa Croce sull’Arno, vedrà ogni sera i giovani artisti ospitati a Villa Pacchiani, residenza storica messa a disposizione dal Sindaco Giulia Deidda “siamo contenti che la formula messa a punto per l’Accademia fiorentina, adesso sia esportata anche fuori Regione. La nostra Amministrazione crede fortemente nell’importanza e nelle capacità comunicative dell’arte: Santa Croce sull’Arno è parte integrante del distretto industriale del Cuoio ed è per noi fondamentale creare un nesso nuovo tra quelle imprese che qui producono beni o erogano servizi e il territorio. La produzione industriale può generare un valore aggiunto in una forma nuova che attinga al piano di valori indiscutibili come il bello e l’arte. Non a caso ogni anno Villa Pacchiani è sede di importanti mostre che coinvolgono artisti contemporanei di fama internazionale e consolidata come Moataz Nasr, Loris Cecchini e Giovanni Ozzòla. Crediamo che sia altrettanto importante favorire con tutti i mezzi a nostra disposizione la crescita di giovani artisti”. Il Laboratorio sarà diretto dal prof. Roberto Semprini, coordinatore del corso di Design del prodotto all’Accademia di Belle Arti di Bologna e noto professionista del design anche a livello internazionale “sono felice di favorire esperienze che cercano di conciliare il design con l’arte contemporanea. SCART è per eccellenza un design materico che da anni ha sviluppato intuizioni e un’indiscutibile forza comunicativa. Sono certo che questo connubio contribuirà a sviluppare nei nostri studenti quella manualità preconcettuale che ha un effetto formativo e performativo necessario per entrare a testa alta nel mondo del lavoro di serie.”

Fonte: ecodallecitta.it

Un tessuto nanotech contro l’inquinamento

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Si chiama The Breath il tessuto multistrato che sfrutta le nanotecnologie per catturare gli inquinanti presenti nell’atmosfera. Questa tecnologia può essere utilizzata per purificare l’atmosfera, il tutto a impatto zero, senza consumare energia, ma soltanto sfruttando il naturale riciclo dell’aria. Il tessuto può essere utilizzato per produrre pannelli pubblicitari anti-smog oppure supporti informativi per gli edifici pubblici, pannelli didattici o divisori in ufficio.

Realizzata dalla start up pavese Anemotech che l’ha brevettata, questa innovativa tecnologia di purificazione dell’aria verrà introdotta sul mercato nella seconda metà del 2016 ed è già stata testata allo Stadio di San Siro e a Expo 2015.

The Breath, come spiega Gianmarco Cammi, direttore operativo di Anemotech e co-inventore del tessuto, è “composto da due strati esterni in tessuto idrorepellente con proprietà battericide, antimuffa e antiodore e uno strato intermedio in fibra adsorbente carbonica addittivata da nanomolecole, capace di separare, trattenere e disgregare le microparticelle inquinanti come gli ossidi di azoto e i composti organici volatili”. La quota di riduzione dell’inquinamento atmosferico è quantificabile in un 20%.

Fonte:  The Breath | Ansa

Immagine | Youtube

WeCity, l’app che premia gli spostamenti a impatto zero

WeCity è l’applicazione pensata per chi si muove in bicicletta e dà il proprio contributo alla mobilità sostenibile spostandosi a emissioni zero. Disponibile gratuitamente per iPhoneAndroid e Windows Phone, questa app calcola quante emissioni emetteremmo quotidianamente spostandoci con un mezzo motorizzato provato e quanto, invece, risparmiamo con gli spostamenti a piedi, in bici, con auto condivisa e con i mezzi pubblici. Una volta che la app ha calcolato quanta CO2 abbiamo evitato di produrre, ecco che i punti maturati si trasformano in premi “green”: bici elettriche, viaggi, buoni per il car sharing, accessori per la bici. Il funzionamento è semplice: una volta che si sale in sella, si esce di casa a piedi o si sale su di un mezzo pubblico si effettua il check in, quando l’itinerario si conclude si fa il check out. I premi ai quali si può avere accesso cambiano ognuna o due settimane e vengono messi a disposizione dalle aziende che si fanno pubblicità sulla piattaforma (andando a colpire un target interessato a questo tipo di prodotti) e sui social nei quali i vincitori condividono i loro successi. Si può barare? No perché l’applicazione riesce a capire quando un utente sta effettivamente utilizzando un mezzo piuttosto che un altro e se si sta viaggiando su di un’automobile condivisa. A sei mesi dal lancio sono già 10mila gli utenti che hanno scaricato l’applicazione e Roma, Milano, Torino e Bologna sono le città italiane dove è più diffusa.

Fonte:  WeCity

Auto elettrica: in California è boom

Ostacolata per decenni dall’industria petrolifera, l’auto elettrica sta vivendo un momento di successo nel più popoloso stato americano. Restano da risolvere i problemi di autonomia e di prezzoTesla-2014

Ostacolata per decenni dall’industria petrolifera, l’auto elettrica sta conquistando sempre più adepti in California, Stato nel quale si sta sviluppando una rete di distributori sempre più capillare. Sono circa 150mila i californiani che sono passati all’auto elettrica per potersi spostare a impatto zero. La Tesla elettrica, per esempio, ha un’autonomia di 300 chilometri e garantisce ai suoi possessori spostamenti piuttosto lunghi, ma è ovvio che una diffusione su larga scala potrà avvenire soltanto con una rete in grado di consentire ai “pionieri” dell’elettrico di potersi muovere senza il rischio di rimanere a piedi a causa dell’esaurimento della batteria. Come è accaduto spesso sia sui temi ambientali che per quanto riguarda i diritti civili, la California si sta imponendo come uno Stato modello e il governatore Jerry Brown farà parte della folta delegazione statunitense alla COP21 di Parigi che inizierà fra pochi giorni. Ma i problemi, ovviamente, non sono soltanto quelli relativi alla rete distributiva. Una Tesla elettrica costa attualmente 100mila dollari, una cifra piuttosto proibitiva, ma va detto che la Nissan Leaf o la Chevrolet Volt hanno prezzi decisamente più abbordabili, anche se la loro autonomia è inferiore, fra i 50 e i 250 chilometri, elemento che le rende maggiormente dipendenti dalla rete di distribuzione. Attualmente il rapporto fra distributori e autovetture elettriche è di 1 a 10 e solamente una situazione maggiormente equilibrata potrà far sì che il fenomeno si espanda ulteriormente contribuendo a migliorare la qualità dell’aria di uno Stato che, fra l’altro, sta facendo i conti con la più grande siccità della sua storia.

Fonte: ecoblog.it

Ginkgo, l’ombrello innovativo a impatto zero

Da una start up tutta italiana, un nuovo ombrello monomateriale, altamente resistente e al 100% riciclabile. Per costruirlo solo 20 pezzi, a differenza degli ombrelli tradizionali che hanno mediamente 120 componenti381330

L’ombrello del futuro è già tra noi. Si chiama Ginkgo ed è prodotto da una start up italiana. Gli ingegneri Gianluca Savalli e Marco Righi e il designer-ideatore Federico Venturi hanno trasformato in realtà la loro idea “rivoluzionaria”, lavorando tra Milano, Roma e Bologna. Il progetto dei tre è stato eletto vincitore dell’edizione 2011 diIdea to Product Competition Italy (competizione interna al Politecnico di Milano) e del James Dyson Award 2012.
Gingko è rivoluzionario perché flessibile100% riciclabile e personalizzabile. Flessibile poiché realizzato in un unico pezzo di plastica flessuosa, che resiste al vento piegandosi e non deformandosi. Composto da soli 20 pezzi, rispetto ai 120 degli ombrelli tradizionali, è in polipropilene, uno tra i materiali plastici più leggeri e resistenti. Interamente riciclabile perché tela, palo, pulsante di chiusura, elementi di fissaggio e altri componenti sono realizzati in un unico materiale,che in futuro potrebbe essere plastica biodegradabile a impatto zero. Il paragone con gli ombrelli tradizionali, realizzati in plastica, metallo e legno, diventa quasi superfluo, ma per capire meglio l’idea innovativa facciamo qualche esempio. A livello mondiale vengono rotti, persi o buttati 1 miliardo di ombrelli, un peso enorme per l’ambiente. Gli ombrelli multimateriali devono essere disassemblati per poter essere riciclati, però questo non avviene sempre. Quindi, considerando che ci vogliono in media 240 grammi di metallo per ciascun ombrello, ogni anno ne vengono sprecate 240.000 tonnellate, una quantità sufficiente per costruire più di 25 Torri Eiffel.
Per poter riciclare Ginko, invece, non è necessario separarne i pezzi. Non solo, grazie alla facilità di montaggio e smontaggio tramite snapfit è possibile riutilizzare le parti ancora funzionanti, sostituendo solamente quelle danneggiate. Infine, si può scegliere il colore di ogni pezzo, a seconda dei gusti, giacché il prodotto è realizzato con la tecnica di iniezioni in stampi. Come scrivono anche i suoi ideatori nel Press Kit messo a disposizione dei giornalisti, Ginkgo è un ombrello monomateriale ripensato da zero. La prima linea di produzione di questo nuovo ombrello è piaciuta moltissimo e i 7.000 pezzi prodotti, acquistabili tra i 12 e 20 euro, sono finiti in pochissimo tempo. Dal sito web ginkgoumbrella si possono ordinare i modelli della nuova linea di produzione che sarà disponibile a partire dalla primavera del 2015. In attesa di trovarlo nei negozi, siamo curiosi di sapere se un modello è stato mandato o regalato all’unico Museo Dell’Ombrello e del Parasole in Italia. Senz’altro con Ginko è iniziata una nuova storia!

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Fonte:  ecodallecitta.it

Bike messenger, Ecomilano Express scommette sul trasporto in bicicletta

Le consegne a impatto zero possono diventare un business con interessanti margini di guadagno per le imprese più lungimiranti.

Dal 1° settembre Milano Express e Orobici, due società di consegne a domicilio in bicicletta con sede nel capoluogo lombardo e a Bergamo hanno dato vita a Ecomilano Express, una società che ambisce a diventare il primo Ucc (Urban consolidation center) d’Italia, ovverosia l’hub in cui i trasportatori consegnano i pacchetti che vengono successivamente distribuiti con veicoli ecologici e a impatto zero. Si tratta di un modello che calza a pennello all’Italia Paese con ben 70 città con una popolazione compresa fra 60mila e 120 mila abitanti ovverosia un “taglio” molto consono agli spostamenti in bicicletta e 103 città dotata di Ztl. Secondo quanto dichiarato da Luca Mortara di Elettronlt-Elettroventures a L’Espresso, la logistica a impatto zero potrebbe raggiungere un giro d’affari di 80-100 milioni nel giro di cinque anni impegnando un parco di mezzi a emissioni zero del valore di 20 milioni di euro. Uno studio dell’Unione Europea afferma che la metà delle merci potrebbe arrivare a destinazione in bicicletta: per le esigenze di una città di 200mila abitanti sono sufficienti una trentina fra furgoni, cargo scooter e cargo bikes. La cargo bikes utilizzate da Ecmilano costano fra i 4 e i 5mila euro e possono trasportare 100 chili di merce al giorno per circa 250-280 giorni l’anno, se si stima in tre anni il ciclo di vita della bici il costo di trasporto per ogni chilo di merce è di 6 centesimi di euro. La differenza fra questi 6 centesimi e la tariffa di consegna di un pacco da un chilo finisce nelle tasche dell’azienda e dei lavoratori. Oltre all’impatto zero ci sono spese vive prossime allo zero. A Milano l’assessore alla Mobilità, Pier Francesco Maran, ha capito che la politica deve fare la sua parte: con l’introduzione dell’area C i mezzi con i motori a combustibile pagano, quelli elettrici no. Nel Nord Europa i dati sulle consegne in bicicletta sono decisamente incoraggianti, in Italia si insegue e l’impressione è che, nonostante i progressi a singhiozzo, la nostra corsa sarà sempre il paradosso di Achille e la tartaruga: quando avremo raggiunto quello che oggi è un modello, il modello starà già facendo qualcosa e lo starà facendo meglio.Immagine-620x522

Fonte: L’Espresso

Miscela Rock Festival, nel canavese la 12esima edizione dell’evento musicale eco-sostenibile

Dal 12 al 14 Settembre si svolge a Strambino, in provincia di Torino, la rassegna gratuita di musica e spettacoli con un occhio di riguardo ai temi eco sostenibili, dalla ristorazione con alimenti a Km0 alla costruzione di strumenti musicali con materiali di recupero380103

Torna in Piemonte a Strambino l’immancabile appuntamento con il Miscela Rock Festival.
Nato nel 2002 come piccolo memorial in musica a Ivan & Ciki, MRF ha saputo, in questi dodici anni di storia, prima sopravvivere poi crescere ed infine evolversi fino a diventare una manifestazione di rilievo ricca di eventi ed appuntamenti dallo stile unico e inconfondibile. Non fatevi ingannare dal nome dunque, Miscela Rock Festival non è solo un concerto rock per metallari. MRF è un contenitore gratuito di iniziative culturali, sportive, ludiche e sociali con programma vario e valido di concerti delle migliori band del panorama emergente ed indipendente italiano.
Un evento per tutti, una rara occasione dove diverse generazioni di appassionati di musica si trovano a stretto contatto con famiglie, musicisti, campeggiatori irriducibili, sportivi ed amanti della buona cucina dando vita ad un fine settimana di festa e di emozioni vere. Mrf è un evento certificato ad Impatto Zero®, che compensa tutte le emissioni di CO2 attraverso la piantumazione di nuovi alberi, attua azioni eco-sostenibili tra cui la raccolta  differenziata e l’utilizzo di isole ecologiche, l’uso esclusivo di materiale biodegradabile, la promozione e la sensibilizzazione delle tematiche ambientali, legate agli eventi musicali, attraverso canali ed iniziative dedicate. Linea eco-sostenibile anche per l’area ristorazione con la “Sagra della polpetta” con alimenti rigorosamente a Km0. Per avvicinare il suo pubblico ai temi ecologici Miscela Rock Festival regala alle famiglie attività e laboratori targati “Musicisti al Verde”. Riciclina e musico-terapisti aiuteranno i bambini nella costruzione e decorazione di strumenti musicali partendo da materiali di scarto, per concludere con un concerto collettivo.  Presente nella location un’area espositiva ricca di giovani artisti che reinterpretano vecchi scarti con oggetti originali con cui decorare la propria abitazione ed il proprio guardaroba.
L’area verde del Festival offre lo spazio ideale per ospitare attività sportive e ludiche.  Un percorso attrezzato per trick mountain bike sarà a disposizione dei ragazzi seguiti da istruttori specializzati. In programma escursioni in bicicletta alla scoperta del territorio, area palestra all’aperto, tornei di calcio per ragazzi. E se non volete rinunciare a tutto a questo e molto altro potete trasferirvi nel area camping gratuita per una immersione totale nel “presobenismo” che si respira nei tre giorni del Miscela
Rock Festival .

Un evento per tutti, una rara occasione dove diverse generazioni di appassionati di musica si a stretto contatto con famiglie, musicisti, campeggiatori irriducibili, sportivi ed amanti  della buona cucina dando vita ad un fine settimana di festa e di emozioni vere. Ecco dunque i dettagli del programma:

VENERDI 12 SETTEMBRE

Ore 16.00: Apertura Area CAMPING (campeggio gratuito con servizi e docce calde) e area
Mercatino/Bancarelle
Ore 19.00: Apertura Padiglione Gastronomico, SAGRA DELLA POLPETTA a KM0
Ore 21.00: Inizio spettacoli LIVE – KINGHOUTERS, THE MONKEY WEATHER, ZERO RESET,
ALTERIA, EL CUENTO DE LA CHICA Y LA TEQUILA, FRANCESCO-C
Ore 02.00: After Party MACHY DJ SET

SABATO 13 SETTEMBRE

Ore 10:00 Apertura FAST FOOD con Sgabei fritti dolci e salati
Ore 12.30 Apertura padiglione gastronomico
Ore 14.00 Apertura Laboratorio per famiglie “Riciclina @ Musicisti al Verde” / Scuola di Circo e
Giocoleria CircoWow / Scuola di trick Mountain Bike per ragazzi
Ore 16.00 Inizio spettacoli LIVE pomeridiani – SELEZIONE band più votate dal pubblico oltre a
DOUBLE DECKER, CROSSING BELT, DAL SACRO AL PROFANO.
Ore 19.00 Apertura Padiglione Gastronomico, SAGRA DELLA POLPETTA a KM0
Ore 21.00 Inizio spettacoli LIVE serali – KEYROS, WRONG SIDE, LEBOWSKI, KUTSO
Ore 02.00: After Party MACHY DJ SET

DOMENICA 14 SETTEMBRE

Ore 10:00 Apertura FAST FOOD con Sgabei fritti dolci e salati
Ore 10.30 Biciclettata con aperitivo sulla via del Piccolo Anfiteatro Morenico
Ore 12.30 Apertura padiglione gastronomico
Ore 14.00 Apertura Laboratorio per famiglie “Riciclina @ Musicisti al Verde” / Scuola di Circo e
Giocoleria CircoWow / Scuola di trick Mountain Bike per ragazzi
Ore 15.00 Triangolare di calcio per ragazzi
Ore 16.00 Inizio spettacoli LIVE pomeridiani – SELEZIONE band più votate dal pubblico oltre a Sunglasses, Marvin, spettacolo danza Hip Hop
Ore 19.00 Apertura Padiglione Gastronomico, sagra della polpetta a KM0
Ore 21.00 Inizio spettacoli LIVE serali – , The Liar Trump, mon blaster, musical live rock and roll dinner

Fonte: ecodallecita.it

L’UOMO CHE RICICLAVA TUTTO: il caso di Jonh Newson

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Contenere il più possibile la quantità di rifiuti che si produce, riciclando, riutilizzando e smaltendo correttamente quanto noi maneggiamo quotidianamente è pratica di ogni buon cittadino del mondo: l’attenzione verso una corretta politica personale sui rifiuti e sul riuso è fortunatamente sempre più radicata in ognuno di noi e, ci si augura, con il passare del tempo saremo sempre più accorti in tal senso. Nel 2012 c’è un uomo in particolare che può fregiarsi del titolo di “Persona a impatto zero”: si chiama John Newson ed è un cittadino britannico di Balsall Heath, Birmingham, che esattamente un anno fa ha deciso volontariamente di ridurre il più possibile la quantità di rifiuti prodotti nella propria abitazione grazie ad alcune modifiche delle proprie abitudini quotidiane, focalizzandosi in particolare sugli imballaggi. john-newson-at-his-home-in-balsall-heath-565211780-586x389 I risultati sono stati sorprendenti. John Newson è riuscito a produrre, per tutto l’anno 2012, un solo sacchetto di rifiuti non riutilizzabili, riciclabili né compostabili, insomma rifiuti che per come li giri e li volti non sono altro che immondizia (non per questo da abbandonare in un prato o da gettare in un buco, sia chiaro); la prima decisione presa da Newson ha intaccato le sua abitudini alimentari: la decisione di non consumare più nè carne nè pesce ha ridotto di molto gli imballaggi che ogni settimana uscivano da casa di John direzione discarica o incenerimento (la Gran Bretagna al momento differenzia solo il 30% dei rifiuti che produce). John Newson ha infatti capito che la maggior parte dei rifiuti prodotti dagli esseri umani sono proprio le confezioni degli alimenti che essi consumano: per questo, oltre ad un regime alimentare decisamente meno carnivoro, Newson ha cominciato a coltivare da sè la frutta e la verdura, evitando l’acquisto di prodotti confezionati al supermercato. Bucce, torsoli, coste, scarti alimentari vari sono stati sapientemente e rigorosamente destinati al compostaggio, grazie al cassone apposito che Newson ha installato in giardino, mentre per il resto dei rifiuti differenziabili ha svolto un lavoro degno di un monaco certosino, selezionando e separando con attenzione carta, plastica riciclabile, vetro, metalli, cartone e servendosi semplicemente del servizio di raccolta differenziata e delle opzioni di smaltimento offerte dalla sua città (che differenzia il 31,5% dei rifiuti che produce, non una gran percentuale a dir la verità). Non un’opera particolarmente semplice: John Newson, non soddisfatto ad esempio di come la sua città differenzia le confezioni di Tetrapak alimentari (in particolare della margarina), ha preferito optare per queste per i servizi di Bristol e Londra, a suo parere più efficienti ed efficaci, ad eccezion fatta per quegli involucri costituiti da pellicola o plastica mista, che non è possibile avviare alla raccolta differenziata e dei quali egli non ha individuato dei possibili riutilizzi all’interno della propria abitazione, che hanno composto il totale del suo unico sacco di rifiuti prodotto nell’intero 2012. John Newson, ribattezzato dalla stampa britannica “l’Ecoguerriero” ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza in virtù del fatto di essersi reso conto che è possibile a tutti, nonché un dovere preciso di ogni cittadino. Il livello di raccolta differenziata e compostaggio dei rifiuti raggiunto dall’Ecoguerriero inglese è pari all’80% o al 90% del totale, mentre in Gran Bretagna tale percentuale è del solo 30% (la città più virtuosa è Bristol, che arriva al 50%): Newson ha capito che è possibile per tutti arrivare a tanto, magari non nelle percentuali da lui raggiunte: tuttavia provare non costa veramente niente, anzi. Via| TheMirror Foto | Birmingham Mail Fonte Ecoglog