Più acquisti on line, più scatole a domicilio. La sfida è un packaging facilmente differenziabile

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Quanto ci costa in termini ambientali la comodità di acquistare direttamente da casa usando il nostro computer? In che modo è possibile diminuire l’impatto ambientale degli imballaggi?

Gli acquisti on line sono in aumento. Tra le conseguenze della comodità di fare shopping da casa c’è l’impatto ambientale degli imballaggi: ad ogni singolo acquisto corrisponde una consegna a domicilio e quindi un nuovo imballaggio, composto in larga parte di carta e cartone ma che spesso finisce tra i rifiuti indifferenziati. La sfida per le aziende è quindi quella di avere un packaging più facile da differenziare. Di questo si è parlato martedì 31 ottobre a Milano al seminario “La scatola a domicilio: la sostenibilità degli imballaggi nell’era dell’ecommerce”, presso Assolombarda.

Quanto ci costa  in termini ambientali la comodità di acquistare direttamente da casa usando il nostro computer? In che modo è possibile diminuire l’impatto ambientale degli imballaggi di carta e cartone del commercio elettronico?

Per l’Osservatorio Ecommerce del Politecnico di Milano nel 2017 il valore degli acquisti di prodotti on line è di 12, 2 miliardi di euro (il 28% in più rispetto al 2016) e ha superato il valore dei servizi che è di 11, 4 miliardi di euro. Troppo spesso gli imballaggi sono eccessivamente voluminosi e composti di più materiali, come nastri adesivi, strati di cellophane e pluriball, difficili da separare e avviare a riciclo. I beni trasportati a domicilio sono di vario genere, dagli alimenti alle cose ingombranti ed è necessario preservarli fino alla destinazione finale. Ma  un imballaggio sostenibile è possibile. Del resto lo stesso pacchetto sull’economia circolare prevede un obiettivo comune a livello di UE per il riciclaggio del 75% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030. La progettazione degli imballaggi secondo i criteri del design sistemico, con più attenzione ai materiali e alla funzionalità delle cose, è la proposta di Agnese Pallaro del Politecnico di Torino. Gli imballaggi di Tita usati come “media” sono sostenibili ma anche utili a sensibilizzare chi li riceve. Ma anche scatole progettate per essere trasformate in altre cose dopo l’uso, per esempio un piccolo tavolino.

Amelio Cecchini di GIFCO (Gruppo Italiano Fabbricanti Cartone Ondulato) invita a vedere positivamente l’aumento delle consegne dei pacchi nei centri urbani e definisce le città “foreste urbane che producono cellulosa”. E in effetti a Milano, secondo i dati forniti da Netcom, il Consorzio del commercio elettronico, sono 650 mila le consegne e-commerce al mese, ovvero 23 mila al giorno!

Sono dati significativi che dimostrano quanto questo nuovo strumento sia diffuso. Ma bisogna chiedersi che fine fanno gli imballaggi dopo aver trasportato il bene scelto” (Carlo Montalbetti, Direttore generale Comieco).

Amsa come sta affrontando l’aumento degli imballaggi nel capoluogo lombardo? Il 12,4% di carta e il 18,6% di cartone va a finire ancora nella frazione residuale. “Migliorare la situazione ed evitare che l’aumento degli imballaggi dovuti al commercio elettronico comprometta il 54% di raccolta differenziata che fa di Milano un modello di riferimento per molte città europee e mondiali è possibile” (Mauro De Cillis, Direttore Operativo di Amsa) .

In collaborazione con Comieco, Amsa ha avviato un progetto pilota nella zona nord ovest della città con un servizio settimanale di ritiro porta a porta del cartone dalle utenze domestiche. Le utenze domestiche potranno conferire le scatole di cartone accanto ai contenitori per la carta, purché siano adeguatamente piegate. Entro il 2019 il progetto dovrebbe coprire tutta la città. Nel 2016 era stato avviato un servizio di prenotazione e ritiro a domicilio di imballaggi in cartone di utenze domestiche ma non era stato sufficiente. Tra i costi ambientali degli acquisti on line c’è certamente anche l’aumento del traffico urbano e Netcom propone soluzioni come centri di distribuzione urbana, punti di stoccaggio temporaneo, aree di sosta prenotabili e punti di ricarica per i veicoli elettrici.

Fonte: ecodallecitta.it

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Europarlamento approva Pacchetto Economia Circolare. Prossimo passo, l’accordo con il Consiglio UE

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Target di riciclaggio al 2030 innalzati al 70% per i rifiuti solidi urbani ed all’80% per gli imballaggi. On line i comunicati di Legambiente e Simone Bonafé, eurodeputata e relatrice del provvedimento. Disco verde da parte Parlamento europeo al pacchetto sull’economia circolare che contiene target di riciclo più elevati rispetto a quelli proposti dalla Commissione Ue. La plenaria di Strasburgo ha confermato a larghissima maggioranza l’aumento al 70% di rifiuti urbani riciclati entro il 2030 (contro il 65% chiesto da Bruxelles) e all’80% per gli imballaggi (contro il 75%), la riduzione al 5% di quelli in discarica (contro il 10%), e ha introdotto anche il taglio del 50% degli sprechi alimentari. L’Aula dovrà ora negoziare il testo con il Consiglio Ue per arrivare a un accordo finale. Come spiega bene Veronica Ulivieri sul Fatto Quotidiano questi target per molti Paesi europei “non sono proprio dietro l’angolo”: oggi in Europa la media del riciclo dei rifiuti urbani arriva al 44%,  mentre per gli imballaggi la percentuale è del 65%. L’Italia per quanto riguarda i rifiuti urbani si attesta a circa il 47% mentre per gli imballaggi è al 67% quindi non troppo lontana dall’obiettivo posto dal Parlamento. Ma forse il target più ambizioso, allo stato attuale, è quello che sta costando al nostro paese milioni in multe proprio dall’Ue, ovvero la riduzione dello smaltimento in discarica. Bisogna arrivare al 5% partendo dall’attuale 26% . La media europea è del 28%. Riportiamo di seguito i comunicati di Legambiente e Simone Bonafé, eurodeputata e relatrice del provvedimento.

Legambiente: “Questa è l’Europa che vogliamo. Il 24 aprile saremo a Bruxelles insieme ai campioni italiani dell’economia circolare a sostegno di un accordo ambizioso con il Consiglio”

Un ulteriore passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti. Il voto di oggi a larga maggioranza del Parlamento Europeo apre la strada verso una politica europea finalmente in grado di trasformare l’emergenza rifiuti in una grande opportunità economica ed occupazionale. Il rapporto adottato – grazie all’impegno della relatrice Simona Bonafè – migliora considerevolmente la proposta del 2015 fatta dalla Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda i target di riciclaggio al 2030 innalzati al 70% per i rifiuti solidi urbani ed all’80% per gli imballaggi. Il raggiungimento di questi obiettivi consentirebbe – secondo la valutazione della stessa Commissione Europea – di creare 580 mila posti di lavoro, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee grazie ad un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. I posti di lavoro potrebbero crescere sino a 867 mila se, all’obiettivo del 70% di riciclaggio si accompagnassero a livello europeo e nazionale anche misure ambiziose per il riuso, in particolare nell’arredamento ed il tessile. Solo nel nostro paese si possono creare almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo.

Opportunità che non possono essere sprecate. Legambiente nelle prossime settimane si mobiliterà per una rapida approvazione del pacchetto legislativo sull’economia circolare in linea con quanto proposto oggi dall’Europarlamento.

Questa è l’Europa che ci piace. Un’Europa capace di indicare una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi puntando su innovazione e coinvolgimento sinergico tra cittadini, istituzioni e economia – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni -. Il 24 aprile saremo a Bruxelles, insieme ai campioni italiani dell’economia circolare, proprio per sostenere un accordo ambizioso tra Parlamento e Consiglio e far sì che la riforma della politica europea dei rifiuti divenga al più presto realtà.  Ma anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere una riforma della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono ad un accordo ambizioso con il Parlamento”.

Simona Bonafé, PD: approvazione del provvedimento segna una svolta per nuovo modello industriale sostenibile. Provvedimenti anche per la lotta allo spreco alimentare

L’eurodeputata del Partio Democratico,  relatrice sulle quattro proposte ha ricevuto un largo sostegno al testo portato in plenaria, con quasi 600 voti a favore. “Un dossier che solo formalmente riguarda la modifica di quattro direttive sui rifiuti ma che in realtà pone un tema ben più ambizioso- sostiene Simona Bonafé- Il voto di oggi rappresenta un passo significativo per la transizione verso un’economia circolare. Questo vuol dire- sostiene l’eurodeputata democratica- che finalmente si passa da un modello economico lineare, inefficace, costoso e insostenibile ad un modello che faccia della sostenibilità ambientale una leva per la crescita, lo sviluppo e la competitività industriale. Dobbiamo superare il modello “produci, consuma e getta” per passare ad un´economia dove i prodotti sono progettati per durare ed essere riparati, riusati e riciclati. Ogni anno- ribadisce la relatrice del provvedimento- in Europa gettiamo via 600 milioni di tonnellate di rifiuti, rifiuti che potrebbero essere reinvestiti nell´economia. Il Parlamento chiede un obiettivo di riciclaggio al 2030 del 70%. Per questo motivo chiediamo con forza che al 2030 i rifiuti che finiranno in discarica  siano ridotti al massimo del 5% dei rifiuti urbani. Un obiettivo più ambizioso rispetto alla proposta della Commissione Europea che prevedeva un tetto del 10%”. Inoltre- conclude Simona Bonafè-  E’ fondamentale, con questo provvedimento intensificare il contrasto ai rifiuti marini e allo spreco alimentare. Pensate che ogni europeo butta ogni anno una scioccante quantità di cibo, 180 Kg. Dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030 non è solo un obiettivo ambizioso ma anche un dovere etico”

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Rifiuti. Cosa fa la grande distribuzione italiana per ridurre a monte i rifiuti?

Dondi della Coop Estense di Ferrara: “Non si capisce perché in questo paese il dentifricio si vende in un contenitore di carta?”. Focus alla Fiera del Levante per spiegare cosa può fare la grande distribuzione italiana per ridurre a monte i rifiuti. Dalle attività di studio per ridurre gli imballaggi e alla donazione dei prodotti in scadenza. La creazione del “prodotto marchio”

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Cosa può fare la grande distribuzione italiana insieme al settore della produzione e della trasformazione, per ridurre a monte i rifiuti? Lo ha spiegato Mirco Dondi, vicepresidente della Coop Estense intervenuto alla 78° Fiera del Levante a un convegno organizzato dall’assessorato della Regione Puglia in qualità di relatore.  «Il sistema coop Estense rappresenta una delle più importanti catene nazionali nel nostro territorio e da questo punto di vista proprio la politica aziendale per noi è una realtà che si sviluppa sia a livello nazionale, con grandi direttrici (e il marketing è una delle leve che fa sì che aumenti la sensibilità ambientale), sia a livello territoriale per quanto riguarda le singole cooperative.
La prima riflessione è legata alle politiche di sensibilizzazione. Non è possibile soltanto affidarsi a tecnologie e ai sistemi contabili, se non conquistiamo i cittadini questa battaglia avrà sempre risultati assolutamente deludenti.
La seconda è quella relativa invece alla nostra azione del “non spreco” e quindi un’azione che di fatto sottrae prodotti che sono destinati al compattatore. Alcuni prodotti vengono ritirati prima della scadenza e devoluti con azione di donazione. Sono 2500 le famiglie che ricevono prodotti con questa pratica. Questa azione rappresenta una delle attività di cui andiamo più orgogliosi, essendo noi da questo punto di vista fautori di questa pratica dal 1999.
L’obiettivo per la nostra azienda è la realizzazione del “prodotto marchio” . Il ragionamento di fondo è questo: è necessario pensare non solo al contenuto, ma anche al contenitore e al processo tecnologico-industriale che accompagna appunto la formazione di questi beni. Se non abbiamo attenzione su questi tre stadi fondamentalmente non abbiamo la riduzione dei consumi voluta. Per questa ragione il tema vero è stato quello di introdurre con grande rilevanza un’attività di studio e di verifica su come ridurre gli imballaggi. Non si capisce perché in questo paese il dentifricio si vende in un contenitore di carta, io non so se qualcuno di voi usa mai il contenitore di carta la mattina. Anche questa cosa banale c’è voluto anni per portarla nei supermercati. Quindi il contenitore è l’elemento fondamentale. Noi dal 2007 vendiamo detergenti sfusi, faccio solo un esempio per quanto riguarda la nostra catena coop estense, questo dato conduce a non portare al compattatore circa 500 mila flaconi, questo è un dato rilevante da questo punto di vista. Qual è il beneficio che ha il consumatore? Ha uno sconto del 10-20% sui prodotti e ha di conseguenza l’onere di portarsi il contenitore ogni volta per farlo riempire di questo materiale.
Seguire tutto il processo produttivo, infine, è fondamentale. Se vogliamo merci e servizi sotto il profilo ecologico di qualità, noi dobbiamo aver un grande senso di unità tra chi produce e chi distribuisce, quindi la nostra grande attenzione per esempio è legata a tutte le norme comunitarie. Noi scegliamo fornitori che siano in grado di rispettare assolutamente questi protocolli che sono certificati e che siano un elemento di garanzia per quanto riguarda i prodotti».

Fonte: ecodallecitta.it

L’UOMO CHE RICICLAVA TUTTO: il caso di Jonh Newson

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Contenere il più possibile la quantità di rifiuti che si produce, riciclando, riutilizzando e smaltendo correttamente quanto noi maneggiamo quotidianamente è pratica di ogni buon cittadino del mondo: l’attenzione verso una corretta politica personale sui rifiuti e sul riuso è fortunatamente sempre più radicata in ognuno di noi e, ci si augura, con il passare del tempo saremo sempre più accorti in tal senso. Nel 2012 c’è un uomo in particolare che può fregiarsi del titolo di “Persona a impatto zero”: si chiama John Newson ed è un cittadino britannico di Balsall Heath, Birmingham, che esattamente un anno fa ha deciso volontariamente di ridurre il più possibile la quantità di rifiuti prodotti nella propria abitazione grazie ad alcune modifiche delle proprie abitudini quotidiane, focalizzandosi in particolare sugli imballaggi. john-newson-at-his-home-in-balsall-heath-565211780-586x389 I risultati sono stati sorprendenti. John Newson è riuscito a produrre, per tutto l’anno 2012, un solo sacchetto di rifiuti non riutilizzabili, riciclabili né compostabili, insomma rifiuti che per come li giri e li volti non sono altro che immondizia (non per questo da abbandonare in un prato o da gettare in un buco, sia chiaro); la prima decisione presa da Newson ha intaccato le sua abitudini alimentari: la decisione di non consumare più nè carne nè pesce ha ridotto di molto gli imballaggi che ogni settimana uscivano da casa di John direzione discarica o incenerimento (la Gran Bretagna al momento differenzia solo il 30% dei rifiuti che produce). John Newson ha infatti capito che la maggior parte dei rifiuti prodotti dagli esseri umani sono proprio le confezioni degli alimenti che essi consumano: per questo, oltre ad un regime alimentare decisamente meno carnivoro, Newson ha cominciato a coltivare da sè la frutta e la verdura, evitando l’acquisto di prodotti confezionati al supermercato. Bucce, torsoli, coste, scarti alimentari vari sono stati sapientemente e rigorosamente destinati al compostaggio, grazie al cassone apposito che Newson ha installato in giardino, mentre per il resto dei rifiuti differenziabili ha svolto un lavoro degno di un monaco certosino, selezionando e separando con attenzione carta, plastica riciclabile, vetro, metalli, cartone e servendosi semplicemente del servizio di raccolta differenziata e delle opzioni di smaltimento offerte dalla sua città (che differenzia il 31,5% dei rifiuti che produce, non una gran percentuale a dir la verità). Non un’opera particolarmente semplice: John Newson, non soddisfatto ad esempio di come la sua città differenzia le confezioni di Tetrapak alimentari (in particolare della margarina), ha preferito optare per queste per i servizi di Bristol e Londra, a suo parere più efficienti ed efficaci, ad eccezion fatta per quegli involucri costituiti da pellicola o plastica mista, che non è possibile avviare alla raccolta differenziata e dei quali egli non ha individuato dei possibili riutilizzi all’interno della propria abitazione, che hanno composto il totale del suo unico sacco di rifiuti prodotto nell’intero 2012. John Newson, ribattezzato dalla stampa britannica “l’Ecoguerriero” ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza in virtù del fatto di essersi reso conto che è possibile a tutti, nonché un dovere preciso di ogni cittadino. Il livello di raccolta differenziata e compostaggio dei rifiuti raggiunto dall’Ecoguerriero inglese è pari all’80% o al 90% del totale, mentre in Gran Bretagna tale percentuale è del solo 30% (la città più virtuosa è Bristol, che arriva al 50%): Newson ha capito che è possibile per tutti arrivare a tanto, magari non nelle percentuali da lui raggiunte: tuttavia provare non costa veramente niente, anzi. Via| TheMirror Foto | Birmingham Mail Fonte Ecoglog

Ecco il testo del nuovo Accordo Quadro Anci-Conai e gli allegati tecnici (tranne la plastica)

Disponibile il testo del nuovo Accordo Quadro ANCI CONAI, valido fino al 31 marzo 2019, e dei cinque Allegati Tecnici sottoscritti dalle parti, in attesa di quello sulla plastica379313

Conai pubblica il testo dell’Accordo Quadro con l’Anci, che regolerà per il quinquennio 2014-2019 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Il consorzio fa sapere che “per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di imballaggi in plastica, in attesa della definizione del nuovo Allegato Tecnico, si ricorda che sono state prorogate fino al 30 giugno le condizioni previste dall’Allegato precedente, con un incremento pari al 10,6% dei corrispettivi da esso previsti”.

“Per quanto riguarda invece i cinque allegati tecnici già sottoscritti, considerato quanto previsto dal vigente Accordo Quadro in merito al rinnovo automatico delle convenzioni fatta salva la possibilità di recesso entro 30 giorni, i singoli Consorzi di Filiera comunicheranno ai propri convenzionati le relative modalità attuative”.

Al fondo i link per scaricare il testo completo del nuovo Accordo ANCI-CONAI e i rispettivi Allegati Tecnici.

 

 

 

Testo accordo quadro Anci-Conai 2014-2019 [0,14 MB]

 

 

Acciaio [0,06 MB]

 

 

Alluminio [0,11 MB]

 

 

Carta [0,39 MB]

 

 

Legno [0,09 MB]

 

 

Vetro [0,88 MB]

 

 

 

Fonte: ecodallecittà.it

Studio: tutte le plastiche sono negative per il vostro corpo

Un test di centinaia di prodotti in plastica rivela che quasi tutti, in varie circostanze, contengono sostanze chimiche che interferiscono con gli ormoni del vostro corpo.berrywrap

Alcune plastiche usate per contenere prodotti alimentari contengono  il bisfenolo A o ftalati , i due prodotti chimici in plastica che sono noti per interferire con il modo in cui il corpo produce e gestisce gli estrogeni. Ma uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives conclude che non ci sono davvero plastiche “sicure”, grazie a tutti i prodotti chimici, additivi e coadiuvanti tecnologici che vanno a fare comporre i prodotti di plastica. In un test di quasi 500 contenitori di prodotti plastici, gli autori hanno scoperto che quasi tutti sono esposti a qualche tipo di attività estrogenica.

I DETTAGLI: Gli autori hanno acquistato 455 prodotti in plastica destinati a contenere prodotti alimentari (compresi i sacchetti di plastica e biberon) che sono state fatte da tutti i diversi tipi di plastica. Alcune delle plastiche testati, come polietilene ad alta densità (# 2 nel triangolo riciclaggio) e polipropilene (# 5 nel triangolo riciclo), sono considerati più sicuri perché plastiche, prima di questo studio, non avevano dimostrato di percolare prodotti chimici. Alcune delle altre materie plastiche, come le materie plastiche a base di mais e più recenti cosiddette resine plastiche “BPA-free”, sono stati testati. Tutte le materie plastiche sono stati riempiti con sostanze che mimano il cibo e poi sottoposti a tre tipi di riscaldamento stress microonde, il calore umido simile a quello che potrebbero essere esposti a una lavastoviglie, e alla luce UV (simulando una bottiglia d’acqua lasciata in una macchina durante il giorno o un biberon per neonati per essere sottoposto a sterilizzazione UV). I ricercatori sono stati in grado di misurare un certo tipo di estrogenica lisciviazione chimica da circa il 95 per cento di tutte le materie plastiche testate, tra cui 100 per cento dell’involucro per cibo e il 98 per cento dei sacchetti di plastica. Anche quando le plastiche sono state accentate ed appena esposti a varie soluzioni, che ancora rilasciano chimici estrogenici. E alcuni dei biberon e l’acqua con l’etichetta “BPA” hanno mostrato una maggiore attività estrogenica di bottiglie in policarbonato, che sono fatti da BPA. Quando sono stati sottoposti a stress, la quantità di lisciviazione in gran parte dipendeva da quello che era nella confezione. Per esempio, alcuni dei più alti livelli di lisciviazione si è verificato in plastica contenenti soluzione salina quando sono stati messi nel microonde; salina ha lo scopo di insaporire le verdure o altri alimenti con un alto contenuto di acqua. Ma biberon contenenti etanolo, che è destinato per riprodurre il latte e altri alimenti con un alto contenuto di grassi, sbiaditi di più quando esposti alla luce UV rispetto a quando contenevano una soluzione salina.

COSA SIGNIFICA: non ci sono realmente plastiche “più sicure”, ed è difficile prevedere quali lasceranno percolare sostanze chimiche estrogeniche nel vostro cibo. Poiché questo studio dimostra, plastiche differenti che contengono diversi tipi di alimenti fuoriuscirà sostanze chimiche a diversi livelli. Questo è in gran parte perché ci sono tanti passaggi e additivi nel processo di plastica-making, dice George Bittner, PhD, professore di biologia presso l’Università del Texas a Austin e autore principale dello studio. “Un elemento di plastica può sussistere ovunque da 5 a 20 sostanze chimiche, alcune delle quali sono additivi, che sono incorporati all’interno del polimero di plastica, ma non legati alla struttura,” dice. Sia i materiali che compongono la resina di plastica e gli additivi possono fuoriuscire dalle materie plastiche, dice Bittner, che è anche l’amministratore delegato di CertiChem, il laboratorio che ha testato la plastica in questo studio, e un consulente per PlastiPure, una società che lavora con la plastica fabbricanti di plastiche liberi da sostanze chimiche estrogenici. Anche gli agenti distaccanti e coloranti che vengono utilizzati per effettuare o decorare le plastiche, aggiunge Mike Usey, CEO di PlastiPure, quei coloranti tendono ad essere altamente estrogenici. “Non stiamo verificando in che modo l’industria ha tradizionalmente creato questo”, dice Usey. “Non stiamo individuando specifiche sostanze chimiche, per poi sostituirle con un altro prodotto chimico. Stiamo guardando l’intero prodotto.” Ed è qui che il settore è in gran parte riuscito a mantenere le sostanze chimiche estrogeniche nei prodotti. Egli usa l’esempio del biberon, che una volta erano comunemente realizzati con materie plastiche in policarbonato BPA-based. Dopo che i genitori hanno iniziato a chiedere bottiglie BPA-free, l’industria è passata a due alternative primarie, PETG e PES-duro, materie plastiche chiare che non contengono BPA. Tuttavia, “abbiamo fatto un bel paio di prove, e il livello di attività estrogenica che abbiamo trovato in determinate condizioni, in particolare sotto la luce UV, è stata superiore del policarbonato”, dice Usey. E, aggiunge, è difficile individuare l’origine della attività estrogenica senza conoscere l’esatta composizione della plastica e di eventuali aiuti alla trasformazione, additivi o coloranti utilizzate nel prodotto finale. “Dal momento che gli effetti sulla salute [di sostanze chimiche estrogeniche] si verificano a un livello così basso, non ci vuole molto per essere altamente estrogenica,” aggiunge. Usey e Bittner non pensa che la gente dovrebbe eliminare del tutto la plastica dalla loro vita.  “Penso che le plastiche sono di grande effetto, hanno solo bisogno di essere resi più sicure”, dice Usey. Bittner aggiunge: “I consumatori dovrebbero richiedere ai negozi dove si acquistano materie plastiche che quei negozi iniziano a fornire loro materiali plastici che siano privi di attività estrogenica.”

Finché ciò non accadrà, è possibile eliminare da vostra casa le sostanze chimiche estrogeniche adottando una vita priva di plastica:

•  Rinnovare il vostro deposito di cibo. vetro, ceramica e acciaio inox sono ottimi elementi di stoccaggio di cibo che possono andare dal forno al frigo al freezer facilmente.

•  Acquistare cibi meno elaborati. maggior parte dei prodotti alimentari trasformati nel negozio di alimentari sono disponibili in una qualche forma di imballaggi in plastica. L’acquisto di verdure fresche e ingredienti alla rinfusa (che potete confezionare nei propri contenitori di plastica ) vi aiuterà a evitare la maggior parte di esso.

•  BIO … Si può già portare una tazza riutilizzabile e borse della spesa riutilizzabili per eliminare alcuni tipi di plastica, ma fare il passo successivo e iniziare a produrre borse riutilizzabili da trovare presso il negozio. Come altre forme di plastica, quelle deboli per produrre i sacchetti di plastica possono percolare sostanze chimiche nelle vostre bacche e broccoli, e sono difficili da riciclare una volta che sono contaminati con il cibo.

Fonte: rodalenews.com

Conai: in Italia recuperati 3 imballaggi su 4

Grazie all’attività del consorzio per il recupero degli imballaggi si è evitata la costruzione di 500 discariche01-2-586x439

Quasi 8 milioni e mezzo di tonnellate sono stati recuperati nel corso del 2012, una cifra pari al 75,3% degli oltre 11 milioni di tonnellate immesse sul mercato. È questo il dato che emerge dal bilancio consuntivo 2012 di Conai che tiene contro sia del riciclo che del recupero energetico dei rifiuti di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) è un consorzio privato senza fini di lucro, costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi che hanno finalità di perseguire obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Anche il dato che riguarda il solo riciclo dei rifiuti di imballaggio è confortante con ben7.342.000 tonnellate riciclate pari al 65,6% di quanto immesso al consumo. In quattordici anni il recupero degli imballaggi è passato dal 33% al 75% con una ricaduta positiva sull’ambiente e uno “snellimento” dei quantitativi che finiscono il loro ciclo vitale in discarica. Merito dell’adesione di circa un milione di imprese al sistema consortile. Secondo quanto previsto dal consorzio Anci-Conai, i corrispettivi erogati ai Comuni in convenzione sono stati 323 milioni di euro nel 2012, con un incremento del 10,8% rispetto al 2009 e del 4,5% rispetto al 2011. Questi corrispettivi vengono erogati sulla base della quantità e qualità delle raccolte: minori sono le frazioni estranee contenute nei rifiuti di imballaggio, maggiore è il corrispettivo economico riconosciuto. Si tratta di una strategia utilizzata da Conai per incentivare la qualità della raccolta e aumentare, dunque, la quota di riciclo. Dall’inizio dell’attività (1997) il consorzio è riuscito ad aumentare del 61% il volume di recupero dei rifiuti di imballaggio: un beneficio economico quantificabile in 12,7 miliardi di euro e un guadagno ambientale che ha permesso di evitare la costruzione di 500 discariche e l’emissione di 82 milioni di tonnellate di CO2.

Fonte:  Conai

Meno discarica e più riciclo per la plastica con Recyclass ™

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Il consumo di plastica ha avuto nei decenni un trend in costante crescita. Secondo l’ultima edizione di “Plastics – the Facts 2012” riferito al 2011 la produzione di materie plastiche a livello mondiale è aumentata di quasi 10milioni di tonnellate (+3,7% ) rispetto al 2010 arrivando a toccare i 280 milioni di tonnellate. L’Europa ha contribuito con 58 milioni di tonnellate (+2%), con un volume trasformato di 47 milioni di ton (+1,1%). Secondo il Libro verde “Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente” – pubblicato dalla Commissione UE il 7 marzo 2013 – finisce in discarica il 48,7% della plastica raccolta nell’UE, il 51,3% viene incenerito e la percentuale media del riciclaggio ad oggi si attesta mediamente al 24%. Sulla base dei dati diffusi da Plastic Europe riferiti al 2012 si legge che su un totale di25,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolte sono state circa 10,3 milioni di tonnellate a finire in discarica e 14,9 milioni recuperate ( con riciclo meccanico o recupero energetico). In Italia secondo i dati forniti da Corepla vengono immesse annualmente al consumo poco più di 2 milioni di tonnellate di imballaggi. Considerando quella parte legata ai consumi domestici che finisce nella raccolta differenziata – quantificabile in 1.400.000 tonnellate – si arriva a raccoglierne non più della metà.

NUOVI OBIETTIVI DI RICICLAGGIO EU MESSI A RISCHIO DAL DESIGN DEL PACKAGING

Questa l’apertura del comunicato stampa di lancio di Recyclass™ avvenuto recentemente da parte dell’associazione Plastics Recyclers Europe. La progettazione attuale del packaging – denuncia l’associazione – minaccia il raggiungimento dei target di riciclo europei. La raccolta differenziata non può garantire il riciclo del packaging quando il suo design impedisce un completo svuotamento del contenuto o quando le combinazioni tra polimeri o altri componenti compromettono processi di riciclo eco-efficienti.

Recyclass™ è lo strumento che Plastics Recyclers Europe ha sviluppato per guidare i progettisti verso un design orientato alla riciclabilità eco-efficiente. Si tratta di un sistema di classificazione valido per tutta Europa che attribuisce una classe di riciclabilità a un qualsiasi packaging in plastica tramite lettere dalla A alla G, sulla falsariga delle sette classi di efficienza energetica dell’UE per gli elettrodomestici.

Fonte: eco dalle città

 

RE-CYCLING di CONAI parte a Milano col Giro d’Italia

Presentato al Gazzetta Store della Galleria San Carlo di Milano il gioco interattivo ideato da CONAI per promuovere la raccolta differenziata degli imballaggi durante il Giro d’Italia. Videogioco e app per differenziare correttamente mentre “si pedala” e che accompagneranno tutte le tappe del Giro. Ospite d’eccezione di venerdì, Gianni Bugno. L’evento annuale del Consorzio Nazionale Imballaggi fa parte della rassegna Raccolta 10+374621

E’ partita dal Gazzetta Store di Milano venerdì 19 aprile l’ultima edizione CONAI di “RACCOLTA 10 +”, gli eventi organizzati dal Consorzio Nazionale Imballaggi, che questa volta lancia Re-Cycling, un videogioco e app per imparare a differenziare i rifiuti correttamente … pedalando. Abbiamo provato il videogioco con un’impegnativa pedalata sulla bicicletta da corsa Pinarello, elaborata per trasmettere gli impulsi del movimento al computer, stabilendo il parziale record della mattinata di 2 minuti e 24 secondi. La gara virtuale permette di pedalare per compiere il tragitto della tappa al miglior tempo possibile e la velocità della prestazione si incrementa man mano che si riesce a “catturare” gli imballaggi che si trovano sulla strada ed inserirli nel giusto contenitore. Re-Cycling, dopo l’anteprima di Milano, sarà “in pista” durante le 40 tappe del Giro d’Italia, partner ufficiale CONAI, nelle località toccate dalla competizione ciclistica nazionale, dal 4 al 26 maggio. Il gioco interattivo, che mette alla prova l’abilità nel riconoscere e “catturare” correttamente gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, mentre si corre una gara ciclistica virtuale, sarà anche scaricabile come app dal 4 maggio dal sito http://www.raccolta10piu.it, da cui si potrà partecipare ad un concorso che mette in palio la Maglia Rosa del Giro 2013.< Intento dell’iniziativa CONAI è quello di incrementare quel 64% di riciclo del totale imballaggi immessi al consumo nel 2012. 73,8% invece la percentuale 2012 del recupero imballaggi complessivo in Italia. Nel 2012 recuperati 3 imballaggi su 4: erano 1 su 3 nel 1998.

www.raccolta10piu.it

Raccolta10+, il decalogo Conai per una corretta raccolta differenziata in 5 lingue [1,56 MB]

Fonte: eco dalle città

Quanti non imballaggi ci sono nella raccolta differenziata della plastica?

Nella raccolta della plastica devono essere conferiti solo gli imballaggi, ma ci finisce ancora molta plastica non imballo. La Provincia di Torino e IPLA hanno elaborato i risultati delle oltre 1200 analisi merceologiche realizzate da IPLA nell’ambito di due protocolli d’Intesa sulla raccolta multimateriale della plastica dal 2007 al 2012. La frazione estranea misurata nella analisi merceologiche è costituita da “plastica non imballo” in una misura che va dal 23% al 48%. Pubblichiamo un intervento di Paolo Foietta, presidente ATO-R (Torino374590

Ogni giorno ogni cittadino della provincia di Torino produce circa 1,3 kg di rifiuti (per un totale di 480 kg/anno). Gran parte di questi è costituita da imballaggi plastici: circa il 9% in peso e molto di più in volume, dato il basso peso specifico di questi materiali. Nella raccolta della plastica devono essere conferiti solo gli imballaggi, ma purtroppo ci finisce ancora molta plastica non imballo: talvolta non è facile distinguere gli imballaggi dai manufatti plastici e talvolta semplicemente il cittadino non sa che i manufatti (ad esempio giocattoli, spazzolini da denti e una miriade di oggetti di uso quotidiano), benché plastici, non devono finire nella raccolta differenziata della plastica. La Provincia di Torino e IPLA hanno elaborato i risultati delle oltre 1200 analisi merceologiche realizzate da IPLA nell’ambito di due protocolli d’Intesa sulla raccolta multimateriale della plastica dal 2007 al 2012. I dati mostrano, pur con marcate differenze fra un territorio e l’altro, che ancora tanti manufatti plastici finiscono nella raccolta differenziata; la tabella seguente evidenzia che la frazione estranea misurata nella analisi merceologiche è costituita da “plastica non imballo” in una misura che va dal 23% al 48%. Proprio nei territori in cui la qualità è migliore la maggior parte della frazione estranea è rappresentata dalla plastica non imballo.
Parte di questi manufatti sarebbero potenzialmente riciclabili, poiché realizzati con polimeri riciclabili (PE, PP, PET, ….), ma non essendo imballaggi vengono scartati in fase di selezione per essere avviati a recupero energetico o peggio ancora in discarica. Oltre allo “spreco ambientale” è da segnalare il problema dello sforamento dei limiti di qualità stabiliti da COREPLA in termini di percentuale di frazione estranea, il cui sforamento è troppo spesso determinato proprio dalla presenza di manufatti plastici, con negativi impatti economici per i Comuni.
Si aggiunga infine una particolarità tutta “burocratica”: nella raccolta differenziata del nostro territorio sono già stati rinvenuti diversi imballaggi marchiati “PARI”; si tratta di imballaggi in film di polietilene (perfettamente riciclabile) che vengono classificati da COREPLA come frazione estranea in sede di analisi merceologiche, poiché sono di competenza amministrativa di un consorzio autonomo, ma che durante il processo industriale di selezione vengono comunque avviati a riciclo nel circuito COREPLA. Per quanto paradossale, ciò è quanto avvenuto in almeno due casi documentati, nei quali il Comune a causa dei pochi kilogrammi di imballaggi PARI ha sforato la fascia di qualità non vedendosi riconoscere l’intero corrispettivo.
Allo stesso tempo la raccolta differenziata, da parte dei cittadini, degli imballaggi più preziosi e facili da riciclare ha ancora notevoli margini di miglioramento: si stima che il 10% del rifiuto indifferenziato smaltito in discarica, anche nelle aree territoriali più virtuose, sia costituito dai bottiglie in PET ed altri imballaggi riciclabili: in peso, si tratta di oltre 50 mila tonnellate annue nella sola provincia di Torino, un quantitativo leggermente superiore all’intero ammontare delle raccolte differenziate di imballaggi in plastica che avviene nel nostro territorio.
La discussione per il rinnovo dell’Accordo Anci-Corepla dovrebbe tenerne conto

PRESENZA DELLA PLASTICA NON IMBALLO NELLA FRAZIONE ESTRANEA (FE) totale

% MEDIA (anni 2007-2012)
ACEA Pinerolese
31.20
ACSEL Val di Susa
35.98
ASA Castellamonte
38.37
CCS Chierese
48.34
CIDIU Zona Ovest
29.56
COVAR 14 – Torino Sud
36.71
SCS Ivrea
23.61

Fonte. Eco dalle città