La nuova igiene naturale, un modo di vivere

Si parla sempre più spesso di “igiene naturale”, ma ancora pochi sanno cos’è. Non è solo un modo di mangiare, quanto piuttosto un modo di vivere e di pensare. Lo spiega Giuseppe Cocca, medico esperto in agopuntura, omeopatia, psicosomatica, tecniche energetiche, PNL e fondatore della Nuova Igiene Naturale.

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L’igiene naturale non è solo un modo di mangiare, come spesso si pensa e come molti divulgano, ma un modo di pensare. E’ un modo per interpretare la vita, la salute e la cosiddetta malattia. L’igienismo è un modello semplice ma al contempo molto sofisticato. Gli igienisti, anticamente, erano i seguaci della dea Igea che era la dea della salute legata al comportamento. Si pensava che se si teneva un certo comportamento e si seguiva un determinato stile di vita in sintonia con la natura, come conseguenza vi era la salute. Nell’igienismo, però, c’è un altro concetto fondamentale e cioè che il nostro organismo è “autorigenerante”. Quello che chiamiamo malattia, in realtà, non è qualcosa di negativo ma, al contrario, qualcosa che il corpo utilizza per ritrovare l’equilibrio interno. Igienismo non significa necessariamente veganismo, crudismo o fruttarismo come comunemente si crede.

Ce lo spiega il dottor Giuseppe Cocca.

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Essere igienisti non significa, dunque, automaticamente essere vegan?

L’igienista può essere anche carnivoro, non necessariamente vegano. Esiste un modello di alimentazione igienista che essenzialmente prevede le combinazioni tra i cibi, la loro facilità di digestione e una buona percentuale di crudo. Ma l’Igienismo non è confessionale e l’igienista può essere vegano, vegetariano come anche onnivoro. Naturalmente chi mangia carne all’interno dell’Igienismo la mangerà raramente e facendo attenzione alla qualità, alla cottura, alle combinazioni, ecc.

Quali sono secondo lei le informazioni inesatte che circolano sull’Igienismo?

Oltre al fatto che essere igienisti non significa necessariamente essere vegan, il veganesimo basato sul fatto che l’uomo non avrebbe l’enzima uricasi non ha fondamenti perché si tratta di un enzima che hanno anche gli erbivori e quindi bisogna fare attenzione a non dare informazioni antiscientifiche. Inoltre, dire che il sangue dei carnivori è acido ed è per questo che essi mangiano carne, non è corretto. Il sangue di tutti i mammiferi, in realtà, è alcalino perché le cellule hanno  tutte lo stesso bisogno.

Non è vero, quindi, che se mangiamo carne il sangue si acidifica?

L’acidificazione ha anche a che vedere col cibo. O meglio, rispetto al cibo, se non mangio abbastanza crudo o alimenti alcalini, non riesco a contrastare gli alimenti acidi. Se pongo come base del vegetarismo e veganismo il fatto che il sangue dei carnivori è acido, è un falso. Inoltre, non è tanto che il sangue diventa acido quanto il fatto che l’organismo non riesce più a smaltire il surplus di acidi (tossine). Poi, la componente legata alle convinzioni e agli atteggiamenti emotivi rispetto alla gestione del pH dell’organismo è prioritario

Che cos’è esattamente la malattia per l’Igiene Naturale?

Il principio è questo: quella che chiamiamo malattia è, in realtà, per l’igiene naturale, uno strumento che il corpo utilizza per stare bene. Non si combatte la malattia, si asseconda e si considera anche un campanello di allarme che va ascoltato.  La malattia è considerata una strategia di sopravvivenza, è un comportamento. E’ come se utilizzassimo la malattia per ottenere dei vantaggi, dei risultati sia emotivi che fisici.  Vantaggi paradossalmente anche emotivi, lo facciamo inconsciamente, non con la volontà.

In che percentuale il nostro atteggiamento e il nostro pensiero determinano la malattia?

Se fossi banale direi al 100 per cento. In realtà la cosa è molto articolata. Devo pensare in quale dei tre aspetti del triangolo della salute sono deficitario. Il triangolo della salute è la relazione tra Mente/Emozioni, Metabolismo/Cibo e Postura/Movimento. Se una persona pensa bene e mangia male, non cerco di farlo pensare meglio. Se una persona ha un giusto atteggiamento emotivo nei confronti della vita però è convinto o sente di mangiare in un certo modo perché ha avuto dei condizionamenti nel passato, lavorerò sui condizionamenti alimentari. Dipende sempre dal soggetto. Ogni volta che vedo una persona le miglioro l’alimentazione per prima cosa specificando, però, che non è quello che guarisce. Mi serve solo per iniziare. Valutiamo poi cosa emerge nelle sue convinzioni e nelle sue paure. Alcune volte basta anche solo l’alimentazione, altre no.

Lei dice che alla base dell’Igienismo deve esserci il triangolo della salute. Che cos’è esattamente?

Il triangolo della salute è stato elaborato mi sembra dai chiropratici/osteopati. Molti igienisti erano, osteopati e chiropratici. Hanno portato una parte del modello e l’hanno integrato con quello che è il movimento igienista che nasce in realtà con Tilden. Tilden ha parlato di tossiemia ma non parla mai di cibo nel suo libro, se non in un paio di pagine. Questo sembra molto strano ma in realtà lui parlava di enervazione. Tilden dice che la malattia è causata principalmente dall’enervazione che vuol dire una mancanza di energia che impedisce a reni, polmoni, pelle, intestini di svolgere il lavoro di disintossicazione. La tossiemia per Tilden non si crea perché mangiamo male ma perché non abbiamo un sistema di pulizia abbastanza forte. Il punto è come sia possibile che questi organi non abbiano energia. Perché ne sprechiamo con i pensieri o con le emozioni oppure impiegando il sistema digerente in maniera non funzionale. Nell’Igiene Naturale la prima cosa che ci si deve domandare è dove perdiamo l’energia. Se una persona è preoccupata perché ha perso il lavoro non lo metterò a dieta perché sta perdendo energia in quella direzione. Nel triangolo della salute devo capire qual è tra convinzione, emozioni, digestione-metabolismo e postura-movimento, l’aspetto deficitario. Se una persona mangia bene e fa movimento ma è sempre preoccupata per le malattie, non mi preoccuperò di farlo mangiare meglio. Devo cambiare quella convinzione attraverso alcuni strumenti. Io, ad esempio, uso la PNL o altri strumenti. Nella  maggior parte delle persone che vengono non lavoriamo sull’alimentazione. E’ sempre, più o meno, la stessa. Se leggiamo Shelton, lui dice che non siamo dietologi e non prescriviamo diete.

Quanto è importante la dieta per una buona salute?

Se si pensa di poter guarire con la dieta si è fuori strada.  La dieta può essere utile se sei allineato ma noi diamo questo allineamento come scontato. Da me vengono giovani che portano i genitori chiedendomi di far fare una dieta vegancrudista/igienista a persone che sono convinte che se non mangiano carne si ammaleranno o saranno più deboli. Se la convinzione è forte, debbo assecondarla e poi proporre cambiamenti o aggiustamenti in seguito. Tilden diceva che le malattie dipendono dai 7 vizi capitali che era il modo antico di chiamare i conflitti interiori. L’enervazione si ha per comportamento e per i 7 vizi capitali. Nel momento in cui una persona perde energia in questo modo ha meno energia per digerire e aumenta la tossiemia.

La carne nell’alimentazione. Ci può chiarire perché fa male?

Il problema della carne come sostanza tossica non si era mai posto prima degli anni cinquanta o sessanta. Perché la gente normalmente non ne mangiava o ne mangiava poca. Non esistono popolazioni al mondo che siano vegane. Piuttosto ci sono popolazioni che mangiano poco e che vivono a contatto con la natura e sono quelle che stanno meglio. L’alimentazione mediterranea di alcuni decenni fa, degli italiani poveri degli anni 40 e 50 si basava sulle verdure e prevedeva la carne molto raramente. Se si mangia poco (il giusto), il cosa si mangia (non veleni) passa in secondo piano. Il discorso della carne è che attualmente, purtroppo, non si mangia la carne una volta al mese ma si arriva a due o tre volte al giorno. E non si tratta di carne di animali che hanno vissuto la loro vita nel loro ambiente naturale o almeno “vivibile”,  ma di animali nati e cresciuti in gabbia. Gli animali in gabbia sono utilizzati a partire dagli anni 60 e se prima vi erano la cosa riguardava una produzione meno che marginale. Il discorso vegetariano o vegano nasce da motivazioni principalmente di tipo etico, ecologico. Anche salutistico ma principalmente etico, morale ed ecologico.

Non è vero quindi che il nostro corpo non sarebbe adatto a mangiare e a digerire carne?

Il discorso è molto più articolato. Una delle cose che non siamo assolutamente adatti a mangiare, in realtà, sono i cereali. Riusciamo a gestire meglio un piatto di carne che un piatto di cereali. E non è un problema di glutine. Se mettiamo in bocca un pezzo di pane e iniziamo a masticare, dovremmo mandarlo giù solo quando iniziamo a sentire il sapore dolce. Il dolce significa che la ptialina ha metabolizzato gli amidi e li ha trasformati in zuccheri perché quando diciamo che la prima digestione avviene in bocca, questo è vero ma solo per gli amidi. La digestione delle proteine non avviene in bocca. I predatori non masticano ma strappano. Adesso, dopo aver mangiato il mio primo pezzo di pane (potrebbe anche essere pasta o riso), mangio il secondo ma non potrei mangiarne più di quattro bocconi perché dal quinto boccone ho finito la ptialina. Questo significa che rispetto agli amidi abbiamo un blocco dovuto alla carenza di enzimi per digerirlo e se non digerisco l’amido con la bocca, lo stomaco non lo può digerire e digerisco i residui con un po’ di amilasi pancreatica e resto in fermentazione intestinale. Mentre se si mangia un pezzettino di carne, allo stomaco non interessa che sia carne. Abbiamo uno stomaco adatto alla digestione delle proteine e se sono proteine, le metabolizza. Questo per dire che se abbiamo un’informazione corretta possiamo avvalorare maggiormente le nostre tesi. Un ulteriore problema è la carne che mangiamo adesso, di animali che mangiano male, pieni di antibiotici e allevati in gabbie. Quella carne per noi è un veleno.

Eppure noi siamo primati. E i primati, a parte qualche insetto, non mangiano carne né hanno un corpo adatto alla predazione e alla sua digestione.

I primati mangiano essenzialmente frutta e verdure. Mangiano insetti come fossero delle leccornie e solo molto occasionalmente possono diventare predatori (ma i babbuini sono primati e si comportano da predatori). Quando parliamo di alimentazione facciamo l’errore di parlare per etichette: carnivori, vegetariani, vegani, ecc.. Cioè ci diamo una regola, creiamo etichette. Queste, però, sono regole della testa. In realtà in natura non funziona così. Noi siamo esseri civilizzati e ci dobbiamo dare delle regole ma in natura, in realtà non funziona così. Se noi vivessimo in natura l’unica regola sarebbe: cosa mi piace di quello che mi posso procurare per soddisfare la mia fame? Non esiste altra regola.

Ma non andremmo a procurarci carne, allora, se cercassimo solo ciò che ci piace e ciò che ci possiamo procurare.

L’uomo non nasce cacciatore. L’uomo in natura era raccoglitore. Questo significava raccogliere frutta e verdure ma anche vermi, insetti, serpenti, tutto ciò che si poteva raccogliere quando si aveva fame.

Adesso e almeno nella nostra società si mangia molto raramente per fame. Sembra quasi, invece, che si mangi solo per piacere. In sostanza, per divertimento…

Mangiare è anche un modo per socializzare. In natura mangiare significa soltanto dare alle cellule ciò di cui hanno bisogno. In natura mangiare equivale a mangiare crudo. Nella nostra società occidentale facciamo dei compromessi.

Qual è il cibo giusto per noi?

Quando parliamo di alimentazione giusta per noi stessi dobbiamo tenere presente le nostre convinzioni, cosa mi fa bene o male … cosa mi piace e cosa non mi piace, le nostre emozioni, il nostro piacere e il nostro bisogno cellulare, quello che sentiamo a prescindere dall’educazione. Per poter mangiare bene devo soddisfare tutti e tre questi aspetti. Devo essere convinto di quello che mangio, deve piacermi e deve farmi bene. Ciò che fa bene è tutto quello che è crudo e che ci piace. In natura funziona così: se una cosa piace significa che fa bene. Se i nostri sensi dicono sì, significa che fa bene al sistema. Diciamo che l’uomo è naturalmente e prevalentemente fruttariano ma non con con la frutta di adesso. Dovremmo essere forse prevalentemente fruttariani (sicuramente crudisti) in un luogo in cui la frutta si trovi allo stato naturale. La nostra alimentazione (attuale) dovrebbe prevedere una buona parte di crudo (dal 50 al 70 per cento) e poi ciò che pensiamo sia giusto per noi.

Lei ha ideato la Nuova Igiene Naturale. Qual è la differenza con l’Igiene Naturale classica?

Si tratta dell’Igiene Naturale classica nella quale però viene privilegiato, rispetto al passato, l’ aspetto mentale e il triangolo della salute. Per l’Igiene Naturale non esiste un fattore della salute più importante dell’altro. Mangiare non è più importante degli altri fattori. Per quanto mi riguarda credo che,  i fattori determinanti siano le convinzioni e l’atteggiamento emotivo della persona. Faccio un esempio: tutte le persone che sono guarite dal cancro o dalle malattie croniche avevano tutte due cose in comune e cioè che credevano in quello che stavano facendo e di potercela fare. Se queste due convinzioni non ci sono, lo strumento terapeutico passa in secondo piano o diventa insignificante. Prima di dare lo strumento, che è l’Igiene Naturale, controllo quali siano le convinzioni della persona su ciò che sta facendo e che cosa pensa del suo futuro. Se non agisco su queste convinzioni, la dieta o il digiuno non serve.

Quali strumenti usa per agire su queste convinzioni?

Uso la Riprogrammazione Psicoenergetica, una tecnica mediata dalla PNL, psicologie energetiche, ecc.) ma non ne vorrei parlare al momento perché si tratta di una cosa complessa. E’ come se tu dovessi ricondizionare la persona. Si tratta di una manipolazione. Se la persona è convinta di dover morire perché ha una malattia, io cambio quella convinzione in un’altra direzione. Ad esempio nella seguente convinzione: anche se ho questa malattia posso comunque vivere a lungo. Dietro ogni malattia c’è sempre una convinzione. Quando un paziente viene da me con una malattia, mi accorgo, scavando, della ragione che l’ha portato a crearla.

Come mai abbiamo così tante resistenze a staccarci dal cibo cotto?

Il punto è che noi subiamo un imprinting alimentare con lo svezzamento. Qualsiasi mammifero adora il cibo che ha mangiato durante lo svezzamento. Veniamo svezzati col cibo cotto e quello diventa per noi il cibo dell’imprinting. La nostra parte emotiva è legata al cucinato principalmente della nostra zona. Quando eravamo piccoli abbiamo associato le feste, i momenti di piacere al cibo cotto che è legato alla famiglia, all’amore, alla mamma che ce lo preparava.

Perché il crudo è consigliabile?

Noi siamo animali e in natura esiste il regno animale, vegetale e minerale. Il regno vegetale si nutre di quello minerale e lo organifica. Il Regno animale non ha la capacità di organificare più di tanto quello minerale. Noi per poter vivere dobbiamo mangiare cibo che è già stato organificato dal regno vegetale o da quello animale. Quando cuocio qualcosa lo faccio ridiventare minerale. Se metto la carne o una patata  al forno, prima appassisce, poi cuoce e poi diventa carbone. La cottura è il modo per carbonizzare il cibo. Naturalmente quando mangiamo cibo cotto non lo mangiamo carbonizzato ma ha perso una buona parte di vitalità. Fortunatamente abbiamo un apparato digerente che contiene batteri intestinali in grado di rivitalizzare il cibo cotto ingerito perché è come se questi organificassero le sostanze minerali contenute nel cibo. Il problema è che non riescono a farlo più di tanto e se si mangia un certo tipo di cibo si è anche costretti a elaborare delle scorie tossiche dei batteri intestinali che non sono più quelli adatti a noi ma sono quelli che si sono dovuti creare per metabolizzare il cibo non adatto a noi che mangiamo.

Lei parla di alimentazione sequenziale. Ci può spiegare di cosa si tratta esattamente?

L’igienismo nasce principalmente con le combinazioni alimentari. Cioè gli igienisti si sono posti questo problema: se non associamo bene i cibi, impegniamo maggiormente l’apparato digerente. Se succede questo abbiamo meno energia per altro. E’ come se si sprecasse troppa energia per la digestione. Allora si è elaborato il concetto di compatibilità alimentare cioè per esempio non le proteine con i carboidrati, attenzione alla frutta, eccetera. E’ quasi la stessa alimentazione del Dott. Hay, antecedente a Shelton, che anche lui aveva elaborato una dieta con le combinazioni alimentari. Poi dalle combinazioni alimentari (non si tratta di una dieta dissociata ma di una dieta associata) ho elaborato una cosa più semplice. La dieta sequenziale è anche un’altra cosa: anche se faccio delle buone combinazioni e mangio prima il piatto di pasta e poi il piatto di insalata non assorbo al meglio il piatto di insalata. La dieta sequenziale pensavo di averla inventata io ma poi mi sono accorto che un altro igienista di cui al momento non ricordo il nome aveva elaborato una dieta molto simile. Si tratta di mangiare prima la frutta, poi l’insalata, poi la verdura cotta e infine il piatto cucinato. Le motivazioni sono moltissime ed è il modo più semplice per avvicinarsi a una buona alimentazione. Cioè, iniziando con un frutto e proseguendo in questo modo posso poi mangiare un piatto cucinato che voglio. Avrò comunque mangiato un buon 50 per cento di crudo e avrò alla fine meno fame quando mi troverò davanti al piatto cucinato.

Che tipo di alimentazione fa lei, personalmente? Mangia la carne o i latticini?

No, non mangio la carne ma ho una debolezza qualche volta: la mozzarella di bufala. Prevalentemente mangio frutta, ortaggi e noci.

Zucchero e caffè

Lo zucchero non deve proprio esistere. Il caffè serve solo per le emergenze. Se sono le due del mattino e sto guidando, voglio andare a casa ma sono stanco, prendo un caffè. Non può essere qualcosa di quotidiano ma qualcosa di strumentale per ottenere un risultato in emergenza.

Il digiuno: è necessario? E’ per tutti? E in che modo, eventualmente, farlo?

E’ solo uno strumento così come la dieta. Normalmente cerco di non far digiunare le persone che si rivolgono a me se non quando le conosco molto bene. Non è il digiuno che guarisce. Significa mettere a riposo l’organismo in modo tale che possa trovare da solo le sue soluzioni. Ci sono, però, molte interferenze mentali inconsce quando una persona si accinge a farlo ed è per questo che ci si deve arrivare con una preparazione adeguata non solo fisica e alimentare ma soprattutto di testa. Shelton, più di 40 anni fa, diceva che bisogna digiunare fino al ritorno della fame e fino alla comparsa di una lingua pulita. Lui faceva, nella sua clinica, digiuni di anche 30 o 40 giorni. Attualmente non si fanno più digiuni molto lunghi. Attualmente non si verifica il ritorno della fame né la lingua pulita. Le persone dopo 7 o 8 giorni, in questo modello di società, vanno in carenza di micronutrienti. Quando la persona digiuna va in carenza di macronutrienti che sono gli zuccheri, le proteine e i grassi e utilizza quelli del corpo, ma se non ha una riserva alcalina che sono vitamine e sali minerali, il corpo va in tilt. Attualmente e normalmente noi abbiamo una riserva alcalina che va massimo dai 7 ai 15 giorni. Questo significa che se una persona non è preparata nell’igienismo è meglio non far fare digiuni lunghi. Il discorso della lingua pulita e del ritorno della fame non è corretto.

Lei ha mai fatto digiuni?

Il mio primo digiuno è stato di 30 giorni. Con sola acqua. Dal quindicesimo giorno con acqua e limone. Ho fatto la vita che facevo tutti i giorni. Ho smesso quando mi sono sentito debole, il trentesimo giorno. Adesso ne faccio un paio al mese, di un giorno o due. In passato lo facevo di un giorno alla settimana solo per mettere a riposo l’organismo. Si chiama igienismo preventivo.

Igienismo e bambini. Come si è regolato con i suoi figli?

Mia figlia, che adesso ha 20 anni, non ha mai preso un farmaco in vita sua e non è stata vaccinata. E’ stata crudista fino a 4 anni, poi vegetariana fino a 6 anni circa. Poi ha frequentato la scuola steineriana in cui la carne ogni tanto viene offerta ai bambini. Fino a 16 anni ha mangiato essenzialmente frutta e verdura e ogni tanto, saltuariamente, carne o pesce. Poi è stata vegetariana e adesso ha un’alimentazione vegan. Lei ha una base di crudismo di circa il 60 per cento e per il resto mangia ciò che desidera.

Quante volte dobbiamo mangiare al giorno? C’è la scuola dei 6 pasti, degli 8 pasti, dei pasti liberi, dei 2 pasti… Lei che cosa pensa?

La regola è questa: se mangio cotto, una, due volte al giorno sono sufficienti. Tre sono già troppe. Se, però, mangio crudo, mangio ogni volta che mi va. Consiglio di mangiare crudo tutto il giorno e poi un pasto cucinato la sera. E’ la cosa migliore per avere più energia durante la giornata ma è comunque soggettivo e dipende da persona a persona.

Quali sono gli errori più comuni da evitare per chi vuole passare a un’alimentazione crudista o comunque aumentare la quota di crudo?

Il primo errore è pensare che il crudismo possa risolvere la nostra vita, il secondo è seguirlo come fosse una moda. Molte persone sono crudiste perché con la testa sono convinte che faccia bene ma emotivamente non ne sono affatto convinte. Se ci sono perplessità e paure o ci si sforza, il crudismo non funziona. Quando la persona dice “ogni tanto devo sgarrare”, allora significa che sta facendo un sacrificio da cui si vuole liberare. Bisogna fare attenzione: il crudismo non può essere una prigione o generare tristezza.

La vitamina B12, questione da sempre per chi segue un’alimentazione vegan. Parliamo quindi degli igienisti vegan. Qualcuno dice che tutta la questione sia un’enorme bufala. Ci dà la sua opinione?

Non si può parlare per assolutismi e dire che si tratta di una bufala. Ho conosciuto persone vegane da 20 anni senza carenza di B12 e persone vegane con questo problema già dopo pochi mesi. Il discorso della B12 si è posto dopo che, alcuni anni fa, si è creato il problema. Ci sono persone terrorizzate dalla carenza di questa vitamina. Se hanno paura è bene che la prendano. Non esiste una regola per tutti e la questione è molto soggettiva come tutte le cose.

Seguire i ritmi circadiani è davvero così fondamentale nell’alimentazione igienista?

Sì e no. In maniera fisiologica la mattina siamo in fase eliminativa, di disintossicazione. Gli organi della digestione hanno migliore capacità digestiva da circa mezzogiorno fino all’imbrunire. Questo è il momento in cui l’apparato digerente è più pronto a ricevere il cibo. La sera il corpo finisce di digerire e poi nutre le cellule fino alle 4 del mattino circa. Dopo questo momento il corpo elimina le tossine fino a circa le 12. Se una persona fa una colazione abbondante la mattina e salta il pranzo, il ritmo circadiano si adatta e la persona inizia la disintossicazione dopo il pranzo.

Tre cose da fare da domani mattina per iniziare a mangiare meglio

Un’abbondante insalata prima di ogni pasto cucinato. Mangiare una mela prima dell’insalata, iniziare a migliorare la colazione. Migliorare la colazione è una cosa che a molti risulta difficile. La colazione ideale dipende da persona a persona, dalla sua struttura e dalle sue convinzioni ma per gli igienisti la migliore colazione è quella che non si fa. Perché per l’igienismo è bene che il corpo finisca la disintossicazione iniziata durante le ore notturne. Una colazione leggera è quindi consigliata per impegnare al minimo l’apparato digerente: acqua calda con limone, un succo di frutta fresco, un estratto, una spremuta, una macedonia. Se si vuole, anche qualcosa di più impegnativo come un frullato verde, banane e semi oleosi ma io mi manterrei su una colazione più possibile leggera.

 

Fonte: ilcambiamento.it

L’igiene naturale, un modo di mangiare in linea con il pianeta

L’igienismo ha radici antichissime, si tratta di uno stile di vita e in particolare di un’alimentazione in linea con il pianeta e tesi a conquistare e mantenere uno stato di salute che non è semplicemente assenza di malattia. Anche in Italia si sta diffondendo, benché gran parte della gente ne sappia ancora pochissimo. A entrare nel merito è Marìca Spagnesi, che ha scelto proprio questa strada. Marìca insegna italiano agli stranieri e da tempo pratica, convinta, il downshifting.igienismo_alimentare

Sempre più spesso parlando con amici, conoscenti o parenti, mi si chiede cosa sia esattamente l’igiene naturale e cosa significhi nella mia vita di tutti i giorni essere un’igienista. Mi piace molto quando questo succede perché mi dà la possibilità di esprimere le mie sensazioni, condividere le mie intuizioni e le mie piccole ma continue scoperte nell’alimentazione. Eppure l’igiene naturale non è solo alimentazione ma molto di più. Spesso l’approccio che hanno gli altri con me quando lo sanno è di curiosità. Qualche volta ne hanno sentito parlare e pensano che sia una dieta, un’alimentazione restrittiva, un regime dettato da un credo religioso o da manie di pulizia di qualche genere. L’igiene naturale non è una dieta dimagrante né purificante, disintossicante o cose del genere. L’igiene naturale è un modo di alimentarsi e quindi di vivere in modo completo, naturale, semplice, essenziale, salutare. Questo non ha niente a che vedere col dimagrire o con una dieta che guarisca una qualche malattia in particolare. La mia risposta a chi mi chiede cosa dovrebbe fare se ha questa o quella malattia è sempre che non lo so e che l’igiene alimentare è molto oltre questo modo di approcciare la questione. Per me igiene naturale significa essenzialmente autonomia, impegno personale, ricerca, scoperta, salute, semplicità. Autonomia perché richiede una volontà personale di essere autonomi e di scoprire personalmente la propria strada attraverso un percorso lungo e meditato. Percorso soggettivo e diverso da persona a persona che può essere condiviso, naturalmente, ma è necessario che sia frutto di una consapevolezza interiore che va di pari passo con ciò che si mangia. Autonomia dal ricorso costante e puntuale ai farmaci considerandoli quasi l’unica via possibile per qualunque nostro disturbo, autonomia dalla figura del medico alla quale ricorriamo sempre e comunque delegandogli, con una fiducia spesso incondizionata e senza discussione, tutta la nostra salute. Sappiamo che moltissime malattie sono causate dal nostro stile di vita e dalla nostra alimentazione. Esse quindi non sono un caso o, almeno, spesso si potrebbero evitare o prevenire. L’igiene naturale non è una cura ma si occupa di mantenere, attraverso l’alimentazione e uno stile di vita sano, un sistema immunitario il più possibile efficiente che sia nelle condizioni, al momento giusto, di difenderci dalle malattie che ci colpiscono. Si tratta, quindi, di un percorso di estrema consapevolezza, che ci rende attivi e non passivi, che sveglia il nostro senso del gusto, cambiandolo in meglio, verso un ritorno all’essenza del nutrimento. L’igiene naturale non è eliminare questo o quell’alimento dalla propria alimentazione ma, al contrario, un vero e proprio percorso di liberazione da ciò che non fa parte di un’alimentazione semplice, secondo natura, meno trasformata possibile e meno cotta possibile. Eliminare dai propri cibi il sale, lo zucchero, il caffè, le farine raffinate, il latte e i suoi derivati, la carne in tutte le sue forme e ogni cibo animale non è affatto una limitazione ma, al contrario, una scoperta di nuove possibilità e una liberazione da ciò che ci rende dipendente e che danneggia il nostro corpo. Nutrirsi di cibi completamente resi irriconoscibili da sale e zucchero significa perdere il gusto, poco a poco, del cibo naturale, così com’è e che non ha bisogno di nulla per essere gustato. L’giene naturale rende inutile il supermercato. Chi si alimenta in questo modo ha bisogno di un orto (ma non è indispensabile), di negozi in cui acquistare cereali o semi integrali, cereali senza glutine (anche se questo non è  necessariamente igienista) come amaranto, miglio e quinoa,  di un posto in cui acquistare frutta e verdura da mangiare preferibilmente crude. Essere igienisti, perciò, è estremamente in linea con il nostro pianeta e con le sue necessità oltre che con il nostro corpo, con ogni singolo organo che lo compone e con la nostra mente. L’igiene naturale è uno stile di vita e di alimentazione in linea con il pianeta. Con un’alimentazione di tipo vegancrudista si contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente. Il consumo di carne e di altri prodotti animali come uova e latte è responsabile di deforestazioni e devastazioni ambientali che derivano dalla produzione e dall’allevamento di animali in modo intensivo senza alcun riguardo ecologico né etico. Senza parlare del consumo di acqua, di terra e di energia che questo comporta e dell’impatto sulla vita delle persone che vivono nei paesi in cui questi scempi vengono perpetrati. Un’alimentazione igienista non può non condizionare anche il pensiero. Quando mangiamo secondo ciò che sentiamo e quando sentiamo di stare bene, percepiamo chiaramente che il nostro corpo sembra ringraziarci, che tanti dei nostri disturbi e molte delle nostre patologie sono sparite o stanno migliorando, allora anche il nostro pensiero cambia. E’ come se anche i pensieri avessero bisogno del cibo giusto e come se questo avesse il potere di condizionarli. O almeno questo è quello che succede a me. L’igiene naturale porta all’unità di mente e corpo perché ciò che desideriamo e che ci piace è esattamente ciò che ci fa stare bene. Senza divisioni. Si tratta di una rivoluzione verso il benessere, la serenità e la chiarezza: il primo scalino per sentirsi felici.

Fonte: ilcambiamento.it