Nasce il Fondo Forestale Italiano

L’associazione crea e protegge foreste per combattere i cambiamenti climatici, mitigarne gli effetti sul territorio italiano e preservare gli habitat naturali. Lanciato il primo progetto: la raccolta fondi online per la protezione di una foresta in Umbria.

Isola del Liri, febbraio 2019 – Si è costituito il Fondo Forestale Italiano, associazione senza fini di lucro nata per combattere i cambiamenti climatici creando nuove foreste e conservando quelle esistenti. Il Fondo Forestale Italiano acquista e riceve in dono terreni che andranno a costituire un fondo inalienabile dove gli alberi non verranno mai tagliati per scopi economici. Le foreste che si svilupperanno costituiranno nuovi habitat per la fauna e la flora; contribuiranno alla lotta al riscaldamento climatico assorbendo CO2; assorbiranno gas e sostanze inquinanti, mitigheranno gli effetti locali dei cambiamenti climatici (siccità, erosione del terreno e desertificazione); e, non ultimo, aumenteranno la bellezza del territorio e la qualità della vita dei cittadini. L’associazione si avvale della consulenza del suo Comitato Scientifico, composto da docenti, ricercatori e professionisti nel campo delle scienze forestali, delle scienze naturali e della biologia.

Il Fondo Forestale Italiano ha cominciato ufficialmente la sua attività il 27 ottobre 2018, con la riforestazione di un piccolo terreno vicino a Viterbo, gentilmente donato da due sostenitori.

IL PROGETTO E IL CROWDFUNDING

Il Fondo Forestale Italiano si presenta ora al pubblico con un progetto di conservazione per il primo terreno che intende acquistare, e a questo scopo lancia una raccolta fondi online sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso.

L’area individuata come ideale dal Comitato Scientifico è un terreno di circa 15 ettari nel Comune di Scheggino, in provincia di Perugia, in Umbria. La futura riserva naturale è inserita in un contesto di particolare valore ambientale: la Val Nerina, nota al pubblico per la presenza delle Cascate delle Marmore e per i pregiati tartufi; un territorio dichiarato Sito di Interesse Comunitario dall’Unione Europea per le sue caratteristiche ambientali e sede del Parco Fluviale del Fiume Nera. Il terreno della futura oasi ha un’altitudine variabile tra i 250 e 900 metri sul livello del mare ed è coperto da boschi cedui tra i 10 e i 50 anni di età, caratterizzati dalla presenza di diverse specie arboree (roverella, cerro, carpino, leccio, differenti specie di acero, orniello, olmo, albero di Giuda, maggiociondolo, salici, nocciolo, ontano nero e pino d’Aleppo), e habitat di diverse specie animali protette, tra cui il lupo e l’aquila reale.

Un piccolo appezzamento di 2.000 metri quadri lungo il corso del fiume Nera è invece seminativo.

Il Fondo Forestale intende acquisire questi boschi recentemente tagliati per garantirne lo sviluppo fino allo stadio di foresta vetusta, intervenendo per favorire la rinaturalizzazione, la crescita ottimale degli alberi e le dinamiche naturali. L’associazione intende inoltre piantare degli arbusti tra gli alberi nelle zone adatte per aumentare la biodiversità e offrire riparo e nutrimento alla fauna selvatica. Una parte della futura riserva è inoltre attraversata da una strada in terra battuta facilmente percorribile, che verrà trasformata in un percorso didattico con informazioni sulla fauna e la flora locali, in un’ottica di promozione dell’educazione ambientale. L’area a seminativo, che si trova lungo il corso del fiume Nera, sarà invece riforestata con le specie arboree adeguate al territorio. La raccolta fondi sarà aperta da lunedì 28 gennaio a domenica 28 aprile 2019 sul sito Produzioni dal Basso per la cifra di 40.000 euro, necessari all’acquisto del terreno, ai successivi lavori di avviamento ad alto fusto, alla messa a dimora degli arbusti, alla creazione del percorso didattico e alla riforestazione della parte non boschiva.

PERCHÉ UN FONDO FORESTALE ITALIANO

Il Fondo Forestale Italiano nasce con l’idea di combattere i cambiamenti climatici e proteggere la biodiversità creando nuove foreste e conservando quelle esistenti. Se è vero che l’Italia ha visto negli ultimi decenni un aumento della superficie boschiva (ritorno del bosco), buona parte delle foreste italiane è però costituita da “boschi poveri”, poiché spesso degradati da tagli a scopo commerciale che ne hanno alterato la struttura le dinamiche naturali, oppure ancora troppo giovani. Le aree coperte da foreste vetuste sono sempre più ridotte e separate fra di loro da zone urbanizzate o sfruttate in altro modo, e non offrono un habitat sufficiente per le specie minacciate. L’attuale politica orientata a favorire le biomasse forestali come fonti di energia rischia di portare a una gestione dei boschi italiani in un’ottica di mero sfruttamento economico: una visione cieca di fronte all’importanza delle foreste in quanto habitat complessi e patrimonio comune da tutelare. È quindi imperativo e quanto mai urgente agire per salvaguardare l’esistente e ripristinare parte di quanto è stato perduto in termini di patrimonio forestale. Evidenze scientifiche sempre maggiori portano alla conclusione che la riforestazione e la conservazione delle foreste siano, tra le soluzioni proposte, tra quelle di maggior impatto positivo in termini di riduzione della CO2 in atmosfera; inoltre hanno costi contenuti e provvedono ulteriori e significativi benefici di carattere ambientale, quali la conservazione della biodiversità, il miglioramento della qualità del suolo, la sicurezza idrogeologica e la salute pubblica. Il Fondo Forestale vuole quindi costituire sul suolo italiano un fondo inalienabile di terreni in corso di rinaturalizzazione o coperti da foreste e lasciati alla loro evoluzione naturale. Gli alberi non saranno mai tagliati a scopo commerciale; l’associazione non venderà mai i terreni e non cederà mai quote di CO2. Il Fondo Forestale proteggerà le sue foreste dai tagli, dagli incendi e da qualunque interferenza le possa danneggiare, nella consapevolezza del loro ruolo fondamentale per la salute del pianeta e di tutto gli animali che lo abitano, inclusi gli esseri umani.

CHI SIAMO

Il Fondo Forestale Italiano si è costituito nel 2018. L’associazione si avvale della consulenza del Comitato Scientifico, composto da: Fabio Clauser (Decano del Corpo Forestale dello Stato); Franco Pedrotti (professore emerito dell’Università di Camerino; già presidente della Società Botanica Italiana e della Commissione per la flora del Ministero dell’ambiente, già delegato per l’Italia presso la Comunità Europea per la Direttiva Habitat, già componente del Consiglio Direttivo dei Parchi Nazionali d’Abruzzo, Monti Sibillini e Gargano);  Alessandro Bottacci (Colonnello del Corpo Forestale dello Stato, Vice Comandante dei Carabinieri Forestali della Toscana, Capo dell’Ufficio Centrale Biodiversità); Bartolomeo Schirone (professore di Selvicoltura e Assestamento forestale presso l’Università della Tuscia); Maurizio Sciortino (Ricercatore ENEA su adattamento ai cambiamenti climatici, sistemi territoriali e satellitari per la valutazione del degrado del territorio); Kevin Cianfaglione (Ricercatore e docente di Botanica, Ecologia e Paesaggistica all’Université de Bretagne Occidentale, Brest, Francia); Simone Lonati (dottore in Scienze Forestali e Ambientali e libero professionista).

L’attuale presidente dell’associazione è Emanuele Lombardi.

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Per la stampa

Valentina Venturi | 340 3386920 | press@fondoforestale.it

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Emanuele Lombardi | 331 6355377 | info@fondoforestale.it |www.fondoforestale.it

Donazioni

Crowdfunding: http://sostieni.link/20508

FONDO FORESTALE ITALIANO

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ISOLA DEL LIRI (FR) CF 91030740608

Ispra: ‘La principale causa di spreco alimentare è la sovrapproduzione di eccedenze’

ISPRA pubblica il rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali”: “Ad ogni incremento di fabbisogno, corrisponde un aumento maggiore di offerte e consumi, innescando la crescita dello spreco (+3,2% ogni anno)”

La principale causa di spreco alimentare è la sovrapproduzione di eccedenze; ad ogni incremento di fabbisogno, corrisponde un aumento maggiore di offerte e consumi, innescando la crescita dello spreco (+3,2% ogni anno). A questo, si associa l’aumento delle disuguaglianze (anche in Italia): nel mondo, 815 milioni di persone soffrono la fame e 2 miliardi la malnutrizione, mentre vi sono quasi 2 miliardi di persone in sovrappeso. In Italia, per ristabilire condizioni di sicurezza alimentare, gli sprechi complessivi dovrebbero essere ridotti di almeno il 25% degli attuali. Lo spreco alimentare genera effetti socio-economici e ambientali molto significativi. Ad esso sono infatti associate emissioni di gas-serra per circa 3,3 miliardi di tonnellate (Gt) di anidride carbonica (CO2), pari a oltre il 7% delle emissioni totali (nel 2016 pari a 51.9 miliardi di tonnellate di CO2). Se fosse una nazione, lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA nella classifica degli Stati emettitori. In occasione della Giornata nazionale per la Prevenzione dello spreco alimentare, ISPRA pubblica il rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali”. Il Rapporto (link in basso) è frutto di due anni di valutazione e analisi dei più recenti dati scientifici e informazioni della letteratura internazionale, che ci indicano come nel mondo lo spreco sia in aumento. La prevenzione e la riduzione dello spreco di alimenti sono considerate dalle Nazioni Unite e dalle altre istituzioni internazionali tra le principali strade da percorrere per la tutela dell’ambiente e il benessere sociale. Lo spreco alimentare è infatti tra le maggiori cause della crisi ecologica, per l’alterazione dei processi geologici, biologici e fisici, tra cui il ciclo del carbonio, dell’acqua, dell’azoto e del fosforo.

Secondo la FAO, circa un terzo del cibo commestibile globale è perso o sprecato. Il 56% dello spreco si concentra nei paesi industrializzati, il restante 44% nei paesi in via di sviluppo. Fermo restando l’attuale livello dello spreco, per soddisfare la crescente domanda di cibo legata alle dinamiche demografiche (10 miliardi di persone entro il 2050), la produzione e la distribuzione di cibo dovrà aumentare del 50%. Questo potrà verificarsi aumentando da un lato la produzione per unità di superficie, dall’altro aumentando la superficie delle aree coltivate a scapito del capitale naturale e dei benefici offerti dalla natura. Di conseguenza, la riduzione dello spreco alimentare è una strategia chiave per ridurre le pressioni sugli habitat naturali e sulle varie componenti dell’ambiente. Tra i risultati del Rapporto ISPRA, emerge che per garantire la tutela ambientale è urgente puntare su un uso responsabile del consumo di suolo e sull’inversione dell’abbandono di aree rurali, che interessa gran parte dei Paesi industrializzati, nonché alla riconversione della produzione, favorendo l’agroecologia, la scienza che applica i principi dell’ecologia alla pianificazione e gestione dei sistemi agricoli e altri metodi estensivi tra cui l’agricoltura biologica. Essa riduce gli impatti ambientali e produce in modo durevole più nutrienti valorizzando l’agro-biodiversità, ossia l’insieme delle diversità biologiche rilevanti per l’agricoltura tra cui le varietà di vegetali, razze animali, insetti e microrganismi utili. Per permettere questa trasformazione è perciò necessario in parallelo ridurre lo spreco alimentare nelle sue varie forme, le quali oltre ai rifiuti alimentari comprendono tra l’altro la sovralimentazione (in forte aumento), gli usi non alimentari (es.: biocombustibili), le perdite nette nell’alimentazione degli allevamenti animali. Quest’ultima è la componente maggiore di spreco: circa il 40% di tutta la produzione commestibile da cui derivano i consumi alimentari in Italia. Si tratta perciò anche di ridurre i fabbisogni totali e favorire diete con più prodotti vegetali, meno derivati animali. Meno quantità e più qualità.

Fondamentale è il ruolo della ricerca, nazionale e internazionale. La discussione in corso sugli indirizzi del programma quadro UE di ricerca per il 2021-2027, è un’occasione rilevante per un focus sulla prevenzione dello spreco alimentare. E’ importante stabilire sinergie con altre competenze, soggetti e istituzioni per attuare impegni internazionali come quello dell’Agenda ONU 2030 che prevede di ridurre a livello globale i rifiuti alimentari nelle filiere di fornitura e dimezzarli nelle fasi finali, tramite modelli di produzione e consumo equi e sostenibili.

Rapporto

fonte: ecodallecitta.it