Conferenza Regioni. Mobilità ciclistica. Ruolo di coordinamento nazionale alla Puglia

Si è insediato a Roma il gruppo di lavoro nazionale “mobilità ciclistica” all’interno del coordinamento interregionale tecnico della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni. La Puglia è stata la più votata al ruolo di coordinamento delle Regioni380641

Si è insediato a Roma il gruppo di lavoro nazionale “mobilità ciclistica” all’interno del coordinamento interregionale tecnico della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni. La Puglia è stata la più votata al ruolo di coordinamento delle Regioni. Gli altri candidati erano la Provincia autonoma di Trento e la Regione Abruzzo. La quasi totalità delle Regioni e delle Province autonome ha aderito al tavolo, segno che il tema è molto sentito dalla pluralità di amministrazioni regionali.  L’assessore alla mobilità sostenibile Giovanni Giannini, dichiara: “Siamo innanzitutto soddisfatti che, all’interno della Conferenza delle Regioni, si sia insediato il gruppo di lavoro nazionale sulla mobilità ciclistica. Le Regioni avvertivano da tempo la necessità di parlarsi e di confrontarsi su aspetti della mobilità ciclistica ancora marginali sia a livello normativo che finanziario, e di poter, quindi, condividere proposte e soluzioni. Siamo ovviamente compiaciuti che la Regione Puglia sia stata la più votata al ruolo di coordinamento nazionale”.

Cinque i sottogruppi di lavoro individuati e i relativi responsabili: segnaletica e standard tecnici di sicurezza (Provincia di Trento), mobilità urbana, pianificazione, mobility management, intermodalità (Regione Emilia Romagna), mappatura e georefenziazione degli itinerari, utilizzo dei sedimi ferroviari dismessi (Regione Toscana), programmazione e finanziamenti (Regione Liguria), rete nazionale di percorribilità ciclistica (Regione Puglia).

 

Fonte: ecodallecitta.it

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“Etichetta per il cittadino”, il vademecum di Conai per migliorare la raccolta differenziata

E’ stato pubblicato sul sito di Conai “Etichetta per il Cittadino”, un utile vademecum pensato per le aziende e per tutti i cittadini/consumatori allo scopo di agevolare una raccolta differenziata di qualità. Il vademecum è frutto del lavoro del Gruppo di Prevenzione Conai,a cui partecipano, oltre al Consorzio Nazionale Imballaggi, Rilegno e gli altri consorzi di filiera, e alcuni rappresentanti delle imprese e delle loro associazioni
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Il Gruppo di Lavoro Prevenzione Conai ha reso disponibile un vademecum “Etichetta per il cittadino”che guiderà le aziende ad adottare una etichetta volontaria ambientale a favore del cittadino aiutandolo nella raccolta differenziata degli imballaggi. L’esigenza di informazioni relative agli imballaggi per una corretta gestione a fine vita, si sta progressivamente facendo strada fra tutti gli attori interessati e in particolar modo:
– tra i cittadini/consumatori, che quotidianamente chiedono alle aziende come effettuare una corretta raccolta differenziata dell’imballaggio;
– tra le aziende che, raccogliendo le richieste della clientela, vogliono dar loro seguito;
– tra i Comuni, che si organizzano per strutturare le informazioni sulla raccolta.

Il progetto si propone di individuare le informazioni ambientali minime necessarie da riportare volontariamente sull’imballaggio, che permettano al consumatore finale di realizzare una corretta raccolta differenziata. Occorre, comunque, tenere conto che, per alcune tipologie di imballaggio di ridotte dimensioni o che presentano le informazioni in un numero elevato di lingue (come accade nel caso del settore cosmetico/luxury) le indicazioni contenute nelle seguenti pagine potrebbero risultare di difficile applicazione.
Cuore del Progetto sono le “Informazioni di base” necessarie ad identificare, per ogni tipologia di soluzione di imballaggio, il percorso della gestione post consumo, così da:
– essere utile al consumatore nella corretta gestione dell’imballaggio nel suo fine vita/nuova vita;
– consentire un miglior livello qualitativo della raccolta differenziata;
– agevolare le operazioni di selezione e riciclo degli imballaggi stessi.
L’elaborazione grafica dell’etichetta ambientale è lasciata all’impresa che, fermo restando le“Informazioni di base” e i passaggi logici del Progetto, possono integrar la con le proprie esigenze di spazio, comunicazione e grafica. Per ogni approfondimento in merito ai riferimenti normativi di natura legislativa (nazionale o internazionale) o tecnica utilizzati/citati, si rinvia alle “Linee Guida per l’etichettatura ambientale degli imballaggi” pubblicata dalla Commissione Ambiente dell’Istituto Italiano Imballaggio, scaricabile dal sito www.conai.org

Fonte:eco dalle città

 

Regioni ed enti locali pronti a rilanciare l’Italia con un “green plan”

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Sono 360.000 le aziende (il 23% del totale) che negli ultimi tre anni hanno investito in tecnologie ‘green’ e 240.000 posti di lavoro (il 38% delle assunzioni del 2012) sono stati creati da imprese della green economy. Per cogliere questa opportunità, Regioni ed enti locali hanno elaborato un documento programmatico che individua un percorso scandito in 5 punti: programmazione dei Fondi strutturali per sviluppare l’innovazione nelle imprese e nei territori; mercati verdi pubblici e privati; credito e fiscalità ambientale; sviluppo di partnership pubblico-privato; tutela e valorizzazione dei territori. Un “Piano verde” per rilanciare l’Italia che è stato presentato in occasione di “Regioni ed Enti Locali per la green economy”, tema della decima e ultima assemblea programmatica nazionale in preparazione degli Stati Generali della Green Economy organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (6 e 7 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo). ”La green economy – osserva il coordinatore del gruppo di lavoro, Gian Carlo Muzzarelli – è un processo complesso che non rappresenta solo il passaggio da un’economia tradizionale a un’economia più verde, ma presuppone un cambiamento radicale nella struttura, nella cultura e nelle pratiche che caratterizzano la società. E questo cambiamento sarà tanto più radicale quanto più potrà essere generato dal territorio e dalle comunità locali che interpretano più velocemente e più capillarmente i bisogni di una società in evoluzione”. Ed ecco i 5 punti nello specifico. Nel ciclo 2007-2013 i fondi strutturali (Fesr, Fse e Feasr) hanno messo a disposizione risorse a livello nazionale pari a circa 66 miliardi di euro intercettando settori che rientrano nel campo della green economy. Per rafforzare un percorso verde dei Fondi, il documento propone che le Regioni convergano nel proporre misure coordinate a livello nazionale sulla green economy ; si coordinino per implementare un sistema di monitoraggio omogeneo; si utilizzino risorse per intervenire sulla Capacity Building degli Enti locali. Mercati verdi pubblici e privati: nel 2010 la spesa della Pa per acquisto di prodotti e servizi ammontava al 16,3% del Pil (per una spesa di circa 252 miliardi di euro). Gli acquisti verdi pubblici e privati di beni e servizi rappresentano una leva di rilancio in chiave green del sistema produttivo e l’evoluzione green degli appalti pubblici. Il documento propone di agevolare il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di appalti verdi; promuovere la formazione di addetti ai lavori e del consumatore. Credito e Fiscalità ambientale: il documento propone di dare orizzonte temporale pluriennale agli strumenti di incentivo più efficaci come il bonus fiscali del 65% e 55%; riformulare il mix di strumenti fiscali per privilegiare la produzione e il consumo eco-compatibile; sviluppare forme di fiscalità proporzionali all’effettivo sfruttamento delle risorse ambientali ed energetiche; intervenire sulla disciplina del rapporto tra Enti Locali ed Esco al fine di favorire la realizzazione di interventi di efficienza energetica del patrimonio pubblico; attivare nuovi strumenti e prodotti finanziari. Per quanto riguarda lo sviluppo di partnership pubblico-privato, Regioni ed enti locali possono assumere un ruolo strategico. Le proposte per questo capitolo prevedono di dare impulso a livello nazionale per la trasformazione dei distretti industriali in eco-distretti; di stabilire e incentivare forme di partecipazione pubblico private che facilitino la ricerca e lo sviluppo di innovazione green; di sostenere attività specifiche per la valorizzazione dei prodotti italiani anche sotto il profilo della qualificazione ambientale. Infine, la tutela e la valorizzazione dei territori: il documento propone di definire meccanismi e strumenti per sbloccare la possibilità di intervento degli enti locali consentendo, ad esempio, di derogare al patto di stabilità per spese di interventi di prevenzione, tutela e messa in sicurezza del territorio; prevedere idonee premialità per gli Enti pubblici in grado di dimostrare il proprio impegno al miglioramento degli aspetti ambientali, territoriali e paesaggistici; applicare per la gestione integrata dei rifiuti la direttiva quadro 98/08/CE e il principio di responsabilità del produttore; finanziare progetti sperimentali per favorire nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile dei territori.

Fonte: Adnkronos.it