Disastro ambientale in Israele: milioni di litri di greggio nella riserva di Evrona

In seguito all’incidente si è creato un fiume di greggio della lunghezza di 7 chilometri. Conseguenze anche in Giordania. Ci vorranno anni perché il disastro avvenuto in Israele la scorsa settimana possa essere normalizzato: milioni di litri di greggio sono fuoriusciti da un oleodotto nel deserto dell’Aravà causando uno dei maggiori disastri ambientali mai avvenuti in territorio israeliano. A causa dell’incidente alle tubature dell’oleodotto si è creato un fiume di greggio lungo 7 chilometri nella riserva naturale di Evrona, in una regione nota per ospitare una folta popolazione di cervi. Da giorni pompieri, polizia, squadre di emergenza e protezione civile sono impegnati per contenere il disastro causato da un incidente avvenuto durante i lavori per la costruzione del nuovo aeroporto di Timna, nel sud del Paese. La fuoriuscita di greggio, avvenuto nei pressi del kibbutz Keturà, è stata stoppata chiudendo l’oleodotto a monte della dispersione, ma l’intervento è stato effettuato solamente due ore dopo l’incidente quando diversi milioni di litri di greggio erano ormai dispersi nel terreno. L’oleodotto nel quale è avvenuto l’incidente collega le città di Ashkelon ed Eilat e fu aperto negli anni Sessanta per consentire al petrolio iraniano di arrivare sul Mediterraneo, per essere venduto sui mercati europei. Il Ministero della Protezione dell’ambiente israeliano ha avviato un’inchiesta che dovrà chiarire, oltre alle cause del disastro, quelle del ritardo nelle operazioni di tamponamento e il clamoroso errore nella prevenzione dell’incidente. Il disastro ambientale ha avuto conseguenze anche in Giordania, dove 80 persone sono state ricoverate per problemi respiratori conseguenti all’inalazione dei fumi nocivi.israele

Fonte:  La Stampa

© Foto Getty Images

Disastro petrolifero in Thailandia: “il prossimo, dove sarà?”

Sabato scorso 50 mila litri di greggio sono fuoriusciti da un oleodotto al largo della provincia di Rayong, nell’est della Thailandia. “È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell’Artico. E come nel Mediterraneo”.disastro_petrolifero_thailandia

C’è un solo colore nelle immagini che Greenpeace ha commissionato al fotografo Roenggrit Kongmuang e che documentano le operazioni di ripulitura della spiaggia di Ao Phrao a Ko Samed, nella provincia thailandese di Rayong: il nero. Dopo il disastro petrolifero avvenuto sabato nel Golfo di Thailandia soccorritori, volontari locali e personale della PTT Global Chemical hanno raggiunto una delle spiagge più ambite dal turismo internazionale per avviare le operazioni di ripulitura. Sono oltre 50 mila i litri di petrolio greggio che si sono dispersi in mare, 20 chilometri a sud est della zona industriale di Map Ta Phut, per una perdita da un oleodotto operato dalla PTT Global Chemical Public Company.disastro_petrolifero__thailandia

È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell’Artico. E come nel Mediterraneo: le nostre coste sono assediate da decine di richieste per la ricerca di poche gocce di petrolio che all’Italia basterebbero per poche settimane. Ma un disastro, anche modesto, in poche ore causerebbe un danno che le foto thailandesi documentano benissimo. In Italia, Greenpeace ha già scritto al ministro dell’Ambiente per informarlo delle minacce delle trivellazioni in arrivo, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

Fonte: il cambiamento