Greenpeace: blitz sulla piattaforma Polar Pioneer

Sei attivisti di Greenpeace sono saliti sulla piattaforma Shell che dovrebbe trivellare nelle acque dell’Oceano Artico. Che il new deal “eco” di Obama fosse propaganda a scopo elettorale e una delle leve su cui costruire la propria immagine di presidente vicino ai problemi della contemporaneità non lo scopriamo oggi, certo è che nelle ultime settimane le contraddizioni dell’attuale amministrazione Usa sono emerse in tutta la loro evidenza. Se da una parte è stato presentato l’Unfccc per ridurre le emissioni di gas serra, a bilanciare questa scelta virtuosa è arrivato l’imprimatur presidenziale all’Arctic Drilling Plan della Shell, un progetto di trivellazione dell’Artico contro cui gli ambientalisti si battono da tempo. E Greenpeace Usa ha deciso di organizzare un’azione dimostrativa delle sue, ieri, lunedì 6 aprile, sei climbers hanno intercettato una piattaforma petrolifera Arctic-bound della Shell nel mezzo dell’Oceano Pacifico, a circa 750 miglia a nord-ovest delle Hawaii e si sono arrampicati sul lato inferiore del ponte principale del Polar Pioneer. Anche se “appesi” a centinaia di miglia da terra, i sei attivisti – provenienti da Usa, Germania, Nuova Zelanda, Australia, Svezia e Austria – sono stati dotati di una tecnologia che gli permetterà di comunicare con i supporter di tutto il mondo. La mediatizzazione delle azioni di disturbo di Greenpeace è uno degli elementi fondamentali dell’attività dell’ong “eco”. L’operazione di “assalto” alla Polar Pioneer è avvenuta dopo che alcuni gommoni sono stati messi in mare dalla Greenpeace Esperanza. Aliyah Field ha pubblicato alcuni tweet dalla Polar Pioneer in cui dopo avere informato del successo dell’operazione ha chiamato a raccolta gli ambientalisti di tutto il mondo a dar loro man forte. Fra meno di 100 giorni Shell potrebbe iniziare la perforazione nell’Alaska artica, dando il via a quello che gli attivisti di Greenpeace definiscono un “climate-killing plan”. La Polar Pioneer è una delle due piattaforme Shell che stanno viaggiando verso l’Artico, l’altra si chiama Noble Discover ed è una delle più vecchie al mondo. Entrambe dovrebbero arrivare a Seattle fra una settimana, per poi essere trasferite nel mare dei Chukchi. Secondo i piani di Shell le trivellazioni esplorative per l’estrazione del petrolio dovrebbero iniziare già quest’estate: i timori di Greenpeace sono legati sia alla dimensione locale, con la paura per le eventuali fuoriuscite nelle acque artiche annichiliscano definitivamente la fauna selvatica, sia alla dimensione globale, con la preoccupazione connessa a un’attività estrattiva che rappresenterà un ulteriore incremento per le emissioni di gas serra, in un contesto nel quale la superficie dei ghiacci marini artici ha raggiunto il record più basso. Il Polar Pioneer ha lasciato la Malesia ai primi di marzo e dovrebbe rappresentare – insieme a Noble Discover – il ritorno di Shell nell’Oceano Artico, dove la compagnia non perfora dal 2012.

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Fonte:  The Guardian Greenpeace

© Foto Getty Images

L’energia sporca si ruba anche l’acqua

È in atto una crisi idrica mondiale, manca letteralmente l’acqua per soddisfare le esigenze della popolazione mondiale e sempre di più la scarsità di questo “oro blu” determinerà guerre e carestie. Eppure si continua ad investire in enormi impianti a carbone e nucleare che l’acqua la “rubano” e la inquinano.acqua_usata_dagli_impianti

Come mai si parla così poco dell’impatto che le centrali a carbone hanno sulle già scarse risorse d’acqua? Siamo di fronte ad una crisi idrica di dimensioni globali (e anche di questo ancora pochissimi parlano, soprattutto in Italia), eppure si continua ad investire e a far funzionare enormi impianti che consumano quantità ancora più enormi di acqua. Malgrado di acqua e di energia si sia parlato parecchio durante i confronti al Post-2015 Sustainable Development Goals, nessuno sembra cogliere il punto. E il punto pare proprio essere che l’espansione degli impianti a carbone contribuirà alla crisi idrica. Il rischio di rimanere senza sufficienti risorse idriche porta con se altri due grandi rischi: l’impossibilità di adattarsi ai cambiamenti climatici e la crisi alimentare. Il World Economic Forum Global Risk Report ha classificato la crisi idrica non più solo come un rischio ambientale,ma anche come un rischio sociale, ammettendo l’urgente necessità di trovare una soluzione agendo su più fronti. Di qui al 2025 nel mondo verranno costruiti, secondo le mire attuali, oltre 1350 nuovi impianti che funzioneranno a carbone e si va avanti, imperterriti, malgrado gli scienziati ci abbiano già messo in guardia affermando che già da ora l’80% delle risorse fossili va lasciata sotto terra per evitare di aggravare i disastri climatici. Per farli funzionare ci ritroveremo a non avere più acqua per l’agricoltura e per gli usi domestici, per poterla destinare agli impianti che continueranno ad avvelenare noi e il pianeta, oltre a privarci di una risorsa indispensabile alla vita. Cos’è, dunque, più importante? Perseguire gli interessi di chi ha in mano saldamente le scelte di una politica energetica forsennata o preservare la vita di miliardi di persone sul nostro pianeta? Perché è di questo che stiamo parlando. E pensare che potremmo scegliere forme di approvvigionamento energetico ben differenti dal carbone o dal nucleare (anch’esso grande consumatore di acqua). Vogliamo finalmente comprendere che invece all’acqua non abbiamo alternative? L’energia solare e l’eolico non sono consumatrici di acqua; inoltre non immettono sostanze inquinanti nell’ambiente, non aggravano i cambiamenti climatici. Ebbene? Cosa aspettiamo?

I dati

L’Oms afferma che una persona ha bisogno di 50-100 litri di acqua al giorno. Un impianto a carbone nel consuma 37 miliardi di metri cubi secondo uno studio del 2012 dell’International Energy Agency (IEA). Cioè il carbone consuma l’acqua necessaria a un miliardo di persone. Il Sud Africa, nazione con grossi problemi di riserve idriche, dipende per il 90% da elettricità generata dal carbone. La Eskom, la più grande società energetica sudafricana, consuma in un secondo la stessa quantità di acqua che una persona utilizza in un anno. La gente compra l’acqua in bottiglia perché non c’è acqua pulita disponibile. In India gli impianti a carbone consumeranno l’acqua necessaria ad irrigare almeno un milione di ettari di terreni coltivabili. Nell’ultimo decennio 40mila contadini si sono suicidati nello Stato del Maharashtra per problemi dovuti a sementi e siccità. L’acqua viene usata per estrarre e lavare il carbone, poi negli impianti in tre fasi differenti. Ogni 3,5 minuti ogni impianto a carbone utilizza acqua sufficiente a riempire una piscina olimpionica.

 

Si ringrazia Iris Cheng di Greenpeace International

 

Fonte: ilcambiamento.it

Charlie Hebdo, Greenpeace ricorda la collaborazione sui cambiamenti climatici

Greenpeace France ricorda le vittime dell’attentato al Charlie Hebdo, ieri a Parigi, con i disegni satirici che i celebri vignettisti Cabu e Tignous donarono alll’associazione ambientalista per diffondere le conseguenze sui cambiamenti climatici. Cabu e Tignous, due delle 12 vittime del barbaro attentato di ieri a Parigi presso la sede delsettimanale satirico Charlie Hebdo, donarono a Greenpeace alcuni dei loro disegni per diffondere la necessità di attenzione sui cambiamenti climatici. Era il 2004 quando Greenpeace France chiese ai vignettisti di tutto il mondo di donare uno o due disegni per realizzare una raccolta di vignette sul tema dei cambiamenti climatici. I disegnatori francesi, assieme a un’altra cinquantina di loro colleghi aderirono con entusiasmo. La raccolta, intitolata Dessins pour le climat fu poi pubblicata da Glenat nel febbraio del 2005 e venduta a 14,99 euro.

Cabu e Tignous di Charlie Hebdo per Greenpeace1

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Scrive Greenpeace France:

Greenpeace esprime la sua più grande solidarietà alle famiglie delle vittime dell’attentato di ieri alla sede del Charlie hebdo. I disegnatori del Charlie Hebdo erano ferventi difensori della democrazia e delle libertà fondamentali.

Les dessinateurs de Charlie Hebdo étaient de fervents défenseurs de la démocratie et des libertés fondamentales. Valori condivisi da Greenpeace a a cui siamo particolarmente legati.

L’atto che si è consumato ieri a Parigi è un attentato alla libertà di espressione e a tutte le libertà che una società democratica garantisce ai suoi cittadini. Da oltre quarant’anni Greenpeace porta le sue campagne nel mondo per riconciliare l’uomo con l’ambiente e per promuovere la pace e ricordare l’importanza della non violenza.Greenpeace sostiene tutti coloro che oggi si mobilitano per difendere la libertà di espressione, il rispetto dell’altro e la tolleranza.

Fonte:  Greenpace France
Foto | Greenpeace France

 

Primo via libera a trivelle in canale Sicilia | La replica di Greenpeace

Nonostante le decisa opposizione dei territori interessati, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la prima concessione di coltivazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia – per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di vent’anni – al largo della costa delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa381186

Via libera alle trivelle nel Canale di Sicilia. Si tratta della concessione G. C1-.AG, relativa al progetto “Offshore Ibleo” di ENI e EDISON, che prevede ben otto pozzi, di cui due “esplorativi”, una piattaforma e vari gasdotti, i cui lavori dovrebbero iniziare entro un anno. L’area si trova al largo della costa delle province di CaltanisettaAgrigento e Ragusa per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di 20 anni. Fonti del Mise precisano che lo sviluppo dei giacimenti di gas denominati ‘Argo’ e ‘Cassiopea’ rientra negli accordi sulla raffineria di Gela (NdR: fra gli stabilimenti più inquinanti d’Europa, per l’AEA) che hanno consentito “la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e il consolidamento dell’area industriale”. Greenpeace aveva fatto ricorso al Tar del Lazio meno di due mesi fa sul “parere positivo dato dal ministero dell’Ambiente” al progetto.

Guarda il video delle proteste di Greenpeace:

“Autorizzando questo progetto, il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato un chiaro segnale – scrive l’associazione ambientalista – non intende prendere in alcuna considerazione la volontà del territorio, ma favorire unicamente gli interessi delle grandi compagnie petrolifere. E tutto ciò, nonostante con il nostro ricorso al TAR abbiamo mostrato come la compatibilità ambientale a questo progetto sia stata concessa con valutazioni carenti e inaccettabili. Per questo faremo ricorso anche contro questo nuovo provvedimento.
È necessario che il territorio si mobiliti, per difendere un’area come il Canale di Sicilia, che la comunità internazionale ha identificato come vulnerabile e meritevole di speciale tutela e recenti studi dell’ISPRA hanno identificato come area di inestimabile biodiversità e sede di pericolosi fenomeni di vulcanesimo. Proseguire nell’iter autorizzativo è da irresponsabili. Invitiamo tutti coloro che sono interessati a fermare le trivellazioni a unirsi a noi: non fossilizziamoci! 

Fonte: ecodallecitta.it

 

Cambiamenti climatici, accordo tra Cina e Usa per azione globale: i commenti di Greenpeace, Kyoto Club e Legambiente

Cina e Usa hanno annunciato i nuovi target di riduzione delle emissioni lasciando intendere che nel 2015 l’accordo ONU diverrà globale. L’accordo storico tra Usa e Cina per la riduzione delle emissioni di CO2 è stato raggiunto ieri al termine del Vertice bilaterale sulla cooperazione economica a Pechino nella grande Sala del popolo tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.CHINA-US-DIPLOMACY

Gli Stati Uniti e la Cina, che insieme rappresentano più di un terzo di tutte le emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale hanno negoziato un accordo ampio per ridurre le emissioni drasticamente entro il 2030; accordo che il presidente Barack Obama ha definito una “pietra miliare”. Gli obiettivi sono stati posti al 2025 per ridurre le emissioni di gas serra del 28 per cento al di sotto del livello fissato nel 2005. Allo stesso tempo, la Cina ha dichiarato che intende iniziare a ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e di aumentare la quota di energia a emissioni zero, tra cui nucleare, eolico, solare e altre al 20 per cento di tutti i suoi consumi per anno. Resta a questo punto da rimpinguare gli obiettivi che si è posta l’Unione Europea, impegnata da quest’anno a ridurre le sue emissioni di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 che da molti sono stati giudicati ancora insufficienti. Per gli Stati Uniti, l’accordo punta a raddoppiare il ritmo di riduzione della CO2 portandolo dall’attuale da 1,2 per cento l’anno al 2,3 per cento al 2020 e al 2,8 per cento per l’anno dopo. La Casa Bianca sostiene che l’ambizioso obiettivo potrebbe essere raggiunto in base alle leggi esistenti e che potrebbe generare fino a 93 miliardi dollari in “benefici netti” di miglioramento della salute pubblica e ridurre l’inquinamento. Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia commenta così lo storico accordo:

Tutti i Governi devono ora accelerare il ritmo e la portata dei loro impegni per i negoziati sul clima delle Nazioni Unite. E dovrebbero iniziare nel corso della riunione del G20 di questo fine settimana, annunciando di voler porre fine ai sussidi ai combustibili fossili (impegno già preso a Pittsburgh nel 2009): 88 miliardi di dollari che ogni anno vanno ad alimentare la maggiore fonte di anidride carbonica e, quindi, il cambiamento climatico. Siamo alla vigilia della COP 20 di Lima, poi c’è un anno di negoziati sino al traguardo di Parigi, alla fine del 2015. Il fatto che Cina e USA abbiano messo sul piatto un primo impegno è un ottimo inizio, vuol dire che non si arriverà all’ultimo momento con le carte tutte coperte, come avvenne a Copenaghen, provocando poi il sostanziale fallimento del tentativo di concludere un accordo globale significativo. In termini di numeri, lo prendiamo come un primo impegno, la scienza del clima e l’equità richiedono più azione.

U.S. President Barack Obama Visits China

Fonte: CRINYT

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Piume d’oca Moncler, hangout con Simone Pavesi LAV e Chiara Campione Greenpeace

L’opinione dei rappresentati di due grandi organizzazioni che difendono gli animali

Hanno destato sdegno le immagini pubblicare dall’inchiesta di Report, #siamotuttioche, andata in onda domenica 2 novembre su RaiTre. Pensate che la Moncler, l’azienda nel mirino dell’inchiesta, è crollata ieri in Borsa mentre decine di centinaia di migliaia di proteste si sono levate dai social network. Al centro dell’inchiesta le oche, spiumate vive. Ma ricordo che stessa sorte tocca ai conigli quando viene raccolto il pregiato pelo d’angora. La moda si nutre degli animali: scarpe in pelle, giacche, borse, bottoni, pellicce, piumini, lana e seta e la maggior parte dei capi di abbigliamento e degli accessori che indossiamo deriva da animali, pensiamo solo alle scarpe o alle borse.piume-d-oca-620x350

Di tutto ciò e di altro ne ho discusso in hangout con Chiara Campione di Greenpeace e di Simone Pavesi di LAV. Entrambi si occupano di moda per le rispettive associazioni, seguendo campagne importanti come Detox (Greenpeace) e Non lo sapevo (Lav). Come il buon esito di queste due ultime campagne dimostra a fare la differenza verso le aziende è la consapevolezza dei consumatori: i clienti possono scegliere i capi di abbigliamento prodotti da aziende che tengano in debito conto sia il benessere animale, sia il corretto utilizzo delle sostanze chimiche. Chiara Campione ci ha consigliato di controllare bene in etichetta che oltre a esserci scritto Made in Italy, sia indicato che quel prodotto è stato interamente confezionato in Italia; Simone pavesi ci ha spiegato, invece, che possiamo scegliere di indossare abbigliamento o accessori prodotti senza materie prime che derivano dagli animali. Nel caso delle giacche imbottite, o dei piumini per il letto scegliamo valide alternative in cotone biologico e imbottitura in poliestere derivata da plastiche riciclate. E’ tutto scritto in etichetta.

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Fonte: ecoblog.it

Lo Sblocca Italia è legge, ottenuta la fiducia in Senato. I primi commenti

Sì dell’Aula del Senato alla fiducia al governo sul decreto Sblocca Italia con 157 voti favorevoli, 110 contrari e nessun astenuto. Greenpeace: “Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti”380886

Il Decreto Sblocca Italia è legge. Dopo la fiducia incassata alla Camera, il Governo nella serata di mercoledì 5 novembre ha ottenuto anche quella del Senato con 157 voti favorevoli e 110 contrari. Le votazioni sono state caratterizzate dalla proteste delle opposizioni, in particolare dei senatori 5 Stelle contrari soprattutto alle misure sulle trivellazioni petrolifere e arrivati a stendersi sui banchi con le mani sporche di inchiostro per impedire ai colleghi di votare. Il presidente di turno, Roberto Calderoli, ha quindi deciso di far votare i senatori dal loro posto nell’emiciclo senza passare sotto la presidenza, come vuole la prassi per il voto di fiducia. Lo Sblocca Italia contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali. Dopo le 50 correzioni imposte dalla Ragioneria e recepite dalla commissione Bilancio della Camera nel testo del decreto sono saltate l’Iva al 4% sui lavori in casa e l’estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio, mentre torneranno all’esame del Cipe e della Ue le modifiche alle convenzioni e ai piani economici delle concessionarie autostradali. Cancellato anche il raddoppio da 50 a 100 milioni del fondo per le calamità naturali, compresa Genova. Il testo che ha ottenuto la fiducia in Senato riconferma alcuni punti fermi, come i 3,9 miliardi destinati alle opere infrastrutturali considerate cantierabili, e introduce oltre 200 modifiche proposte dalla commissione Ambiente guidata da Ermete Realacci.
Rimane comunque forte dissenso da parte degli ambientalisti che contestano il decreto su vari fronti.  Greenpeace, che giovedì 30 ottobre aveva tentato di aprire uno striscione alla Camera di protesta durante la votazione della fiducia, è la prima a farsi sentire: “La politica energetica di Renzi è quanto di più vecchio e miope potesse toccare in sorte all’Italia – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti, non generare occupazione e danneggiare altri comparti strategici come turismo, pesca e agricoltura”. I sindaci del sud-est della Sicilia si uniscono a Greenpeace contro la trivellazione selvaggia che riguarda il canale di Sicilia: “Vogliamo vivere della nostra bellezza” dichiara Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, cittadina barocca in provincia di Siracusa e capofila di un coordinamento tra i comuni della zona, nato sotto l’egida dell’Anci Sicilia, per chiedere al governatore regionale Crocetta e al premier Matteo Renzi di bloccare le trivellazioni nel canale. Molto duro il commento del Wwf: “Una manovra contro l’ambiente, che protegge interessi privati speculativi e che minaccia territorio e mari italiani, proprio quando l’Italia, già fragile, affronta un’emergenza permanente dovuta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici”. La presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi, annuncia: “Chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche, ad esempio del turismo e della pesca, che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura”.  “Lo Sblocca Italia è legge, ma non prevede le opere più urgenti e utili per il nostro Paese”, è il commento del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “Ci sono opere concrete, chiuse nei cassetti da inadempienze della pubblica amministrazione, da conflitti di competenza, dal patto di stabilità, da inciampi burocratici, dalla mancanza di volontà politica, che oltre a non comparire nella legge appena approvata non sono neanche favorite dalle tante deroghe e dai commissariamenti previsti dal testo”. Opere di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, per esempio. Ma anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, trasporti ferroviari per pendolari e trasporto pubblico locale, mobilità dolce: sono fermi tanti, tantissimi progetti utili e necessari a migliorare la qualità di vita dei cittadini, la sicurezza ambientale e a far ripartire l’Italia. Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:
– CALAMITA’ NATURALI E ALLUVIONE GENOVA: Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara e’ pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta cosi’ a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

– CONCESSIONI AUTOSTRADE SOLO CON OK UE: Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione e’ ora soggetta al “preventivo assenso” Ue. Per le opposizioni si tratta

– RIPARTONO LE GRANDI OPERE: i ‘simboli’ sono l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.
– ARRIVA PIANO AMMODERNAMENTO FS – Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

– RISORSE DA OPERE RITARDATARIE ANCHE A METRO GENOVA: I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore). Aggiunta, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

– DEROGA AL PATTO PER APRIRE I CANTIERI: per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilita’ interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi ma anche per quelle immediatamente cantierabili.
– RETI ULTRAVELOCI, ANCHE NEI NUOVI EDIFICI: sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da meta’ 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

– IL ‘PACCHETTO CASA’: semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’
– TASSE TRIVELLE A SVILUPPO TERRITORIO – Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

– PIANO PORTI E LOGISTICA: arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.

(foto quifinanza.it)

 

Fonte: ecodallecitta.it

La mattanza che si nasconde dietro la pesca al tonno

Mattanza di squali, razze e tartarughe, perché quando si pesca il tonno non importa ciò che muore insieme ad esso. Uno sconvolgente video di Greenpeace ci aiuta a comprendere ciò che ai consumatori viene sempre tenuto nascosto.reti_tonno_tartarughe

Un video che sconvolge, mattanza di squali, razze e tartarughe, tutti uccisi durante i metodi distruttivi di pesca al tonno, soprattutto dai marchi leader negli Usa, Princes e John West. Vengono utilizzate reti chiamate Fish Aggregation Devices (FADs), reti a circuizione con FAD, che catturano tutti i tipi di vita marina. Alcuni supermercati hanno bandito dai propri scaffali i tonni pescati in questo modo ma la mattanza continua a succedere. Il tonno in scatola è uno dei prodotti più venduti al mondo: solo in Italia se ne consumano 140 mila tonnellate l’anno. La letteratura scientifica ha dimostrato che con i FAD le catture accessorie aumentano di 3 o 4 volte, con stime che si aggirano intorno a 100 mila tonnellate l’anno. Nelle reti finiscono anche esemplari giovani di diverse specie di tonno, rischiando di compromettere ancora di più il futuro di stock sotto pressione. Se le aziende del tonno in scatola continueranno a utilizzare tonno pescato con i FAD, sempre più animali come squali e tartarughe, incluse specie in pericolo, verranno catturati inutilmente, scaricati fuori dei pescherecci morti o ributtati in mare feriti o uccisi. Se mangiate tonno, informatevi sui metodi di pesca ammessi dai marchi che acquistate e boicottate chi non rispetta la vita marina.

 

Per sapere come viene pescato il tonno che mangi consulta la classifica di Greenpeace

Fonte: ilcambiamento.it

Amazzonia, deforestazione da record

Il disboscamento torna ai ritmi da record del passato: ogni ora si perde una superficie pari a 210 campi da calcio.

La Foresta amazzonica continua a essere in pericolo. Le numerose campagne ambientaliste e i piani di conservazione messi in campo dalla politica non riescono a evitare che questo patrimonio mondiale di biodiversità sia progressivamente rosicchiato, albero dopo albero, kmq dopo kmq. Sia in Brasile che in Perù sono tante le storie di attivisti uccisi per essersi opposti ai mercanti di legname. E dopo qualche anno di “tregua” relativa, il disboscamento è tornato a essere selvaggio. Le ultime brutte notizie arrivano dal Brasile, dove si trova il 60% della foresta amazzonica. Qui a settembre la deforestazione è cresciuta del 290% su base annua, distruggendo un’area boschiva di 402 km quadrati, vale a dire una superficie come quella di Milano, Firenze e Napoli messe insieme. L’ennesimo allarme arriva da Imazon, un’organizzazione no profit brasiliana che, dati satellitari alla mano, ha quantificato le perdite di area boschiva. I 402 km quadrati sono stati interamente disboscati per destinare il terreno ad altro uso. A questi si aggiungono le aree degradate, quelle cioè molto colpite dal disboscamento oppure arse. La superficie interessata nel mese scorso è stata di 624 km quadrati, con una crescita esponenziale rispetto ai 16 km quadrati del settembre 2013. Le norme che tutelano la foresta pluviale non mancano, ma farle rispettare non sembra facile: contadini e boscaioli sono andati avanti abbattendo aree inferiori ai 25 ettari, rimanendo al di sotto della soglia che riusciva a monitorare il sistema satellitare usato dal governo brasiliano fino a poco tempo fa. La settimana scorsa gli attivisti di Greenpeace hanno scoperto un traffico illecito di legname usando i localizzatori gps, installati su camion sospettati di usare rotte proibite per far uscire dal Brasile gli alberi abbattuti e venderli in altri mercati, anche europei. Monitorare l’area verde considerata il “polmone della Terra”, del resto, è un’impresa ardua. L’Amazzonia si estende su una superficie di oltre 7 milioni di km quadrati, di cui 5,5 milioni di zona boschiva. Negli ultimi 50 anni, come più volte denunciato dal Wwf e dalle altre associazioni ambientaliste, la foresta ha perso quasi un quinto della sua superficie. Nonostante 53 milioni di ettari nel solo Brasile siano protetti, ogni minuto viene bruciata o tagliata una superficie grande quanto tre campi e mezzo di calcio. In un’ora sono 210 campi da calcio. Il 60% della Foresta amazzonica si trova in Brasile, dove per otto anni consecutivi, fino al 2012, la deforestazione aveva mostrato un decremento grazie a politiche più stringenti. Nel 2013, tuttavia, il tasso di disboscamento è tornato a crescere, con un +29% su base annua. Un’inversione del trend che, molto probabilmente, verrà confermata anche quest’anno.52222601-586x390

Fonte:  Ansa

© Foto Getty Images

Lego divorzia da Shell e cede alle pressioni internazionali di Greenpeace

Lego annuncia la rottura con Shell dopo le pressioni internazionali di Greenpeace

Lego ha annunciato la rottura con Shell dopo che Greenpeace aveva attivato una campagna di pressione su scala globale iniziata tre mesi fa.

Scrive Greenpeace UK:

Oggi abbiamo ricevuto l’incredibile notizia: dopo una campagna di tre mesi supportata da più di un milione di persone in tutto il mondo, LEGO ha annunciato che non rinnoverà il suo contratto con il distruttore dell’Artico, Shell. Questa è una notizia fantastica per gli appassionati di LEGO e per i difensori dell’Artico. Ed è un durissimo colpo per la strategia di Shell che costruisce partnership con marchi amati per ripulire la sua immagine sporca.CHILE-SHELL-LEGO-GREENPEACE-PROTEST

Dunque Lego ha deciso di non rinnovare il suo contratto commerciale con Shell e conclude una partnership nata nel 1960. Greenpeace ha lanciato la sua campagna mediatica lo scorso luglio contro il più grande produttore di giocattoli del mondo e il video è divenuto virale totalizzando circa 6 milioni di visite. Inizialmente Lego aveva risposto a Greenpeace sostenendo che non aveva mai trattato direttamente con la Shell. A dare l’annuncio del mancato rinnovo di contratto è stato Jørgen Vig Knudstorp presidente e amministratore delegato di Lego che ha spiegato che la multinazionale rinuncia così a un contratto da 68 milioni di sterline e alla distribuzione dei giocattoli Lego nelle stazioni di servizio di 26 Paesi. Questa vittoria segna un punto importantissimo a favore della campagna internazionale Save The Artic, per cui Greenpeace chiede che siano sospese le trivellazioni petrolifere in e off shore e che si trasformi l’intera regione in un santuario dove lasciare che sia la Natura a ricostruire i ghiacci che si perdono ogni anno e che influiscono nel delicato sistema climatico.

Lego molla Shell dopo le pressioni di GreenpeaceCHILE-SHELL-LEGO-GREENPEACE-PROTEST

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Fonte: The Guardian

© Foto Getty Images