“Green lies, il volto sporco dell’energia pulita”: cosa è bene sapere per andare…oltre la crescita

“Green lies. Il volto sporco dell’energia pulita” è un documentario che mette in luce, attraverso le testimonianze di cittadini riunitisi in comitati, le anomalie che caratterizzano le pratiche o lo sviluppo della green economy quando sono «esasperate da operazioni di speculazione economica». Da vedere per riflettere.green_lies

Il documentario è stato proiettato di recente nell’ambito della rassegna di Oltre la Crescita e mette in luce, attraverso le testimonianze di alcuni comitati cittadini, le anomalie che caratterizzano le pratiche e lo sviluppo della green economy «esasperate nella maggior parte dei casi da operazioni di speculazione economica e che, di contro, hanno ricadute negative sui territori e le popolazioni locali» (…). Le rinnovabili potranno davvero essere una rivoluzione energetica e culturale, solo se diverranno un mezzo a portata di tutti e non un beneficio per pochi. Alla proiezione è seguita una discussione con le persone coinvolte e con i partecipanti all’incontro. Erano presenti anche Lucie Greyl (di Centro Documentazione Conflitti Ambientali CDCA e realizzatrice delle interviste) e Carlo Sessa (esperto in progetti di ricerca comunitari, analisi di lungo periodo e partecipazione dei cittadini). Due i focus principali da cui muovere per capire meglio di cosa parliamo e la posta in gioco:

– la Green economy, che nell’informazione dei media (e nelle scelte economiche) si sta affermando come la soluzione al problema di coniugare tutela ambientale e crescita economica. Ma è davvero così?

– l’importanza della partecipazione delle persone e delle comunità per fare pressione, contribuire al cambiamento, influenzare le decisioni pubbliche.

Cosa significa green economy nella sua realizzazione concreta e come si sta traducendo nelle pratiche? Molte delle esperienze esistenti in italia (ma il trend è spesso improntato allo stesso modo) rispondono a pure logiche di profitto, senza apportare benefici economici più vasti per le economie locali né i benefici ambientali reclamizzati, ma anzi contribuendo a compromettere ulteriormente la qualità della vita e il futuro del territorio. Quale i ruolo del modello economico che c’è dietro alla realizzazione delle opere? Spesso le opere definite di energie rinnovabili o alternative non si rivelano tali. Siamo di fronte a un modello predatorio che, e a ben guardare, tende troppo spesso a riprodurre lo stesso modello di sviluppo basato sul ritmo di prelievo e consumo di risorse naturali che afferma di voler superare. Scarsa incidenza delle norme e dei provvedimenti nazionali e regionali in materia. Non contribuiscono realmente a facilitare la riconversione ecologica dell’economia (ad es. la Strategia Energetica nazionale o anche quella della Regione Toscana). La (dis) informazione dei media mainstream e le strategie di comunicazione delle multinazionali dell’energia. Riescono a veicolare messaggi falsamente “green” ad un’opinione pubblica mediamente non avvezza ad andare oltre quello che si legge o si ascolta in TV. L’espropriazione del “potere” decisionale locale. Accade laddove le comunità locali direttamente investite dalla realizzazione di queste opere (pale fotovoltaiche, impianti di geotermia, ecc.) non sono coinvolte nel processo decisionale e nelle scelte su interventi che impatteranno sul loro futuro, oltre che sull’ambiente. La partecipazione delle persone si riduce, nel migliore dei casi, ad una mera consultazione e “presa d’atto” di scelte già adottate. Venendo anche meno al principio fondamentale del coinvolgimento dei cittadini per l’efficacia delle politiche ambientali e per la sostenibilità dello sviluppo. Ci sono un ruolo e responsabilità politiche nel modo in cui queste opere, presentate dai decisori locali come soluzioni per coniugare tutela ambientale e crescita economica e creare occupazione, apportino in realtà la gran parte dei benefici solo alle aziende realizzatrici, spesso multinazionali dell’energia. E gli amministratori locali,spesso finiscono con il divenire complici degli interessi economici in gioco, per ignavia, o consapevolmente. Fatta eccezione per alcuni casi e testimonianze di sindaci e amministrazioni locali virtuose, che provano e riescono anche a far prevalere gli interessi della comunità e dei suoi cittadini su quelli delle imprese. Comuni (e sindaci) ”illuminati”. Nel panorama variegato di esperienze in corso di green economy basate sull’utilizzo di energie rinnovabili, esistono e si distinguono anche amministrazioni che si impegnano nel difendere l’interesse dei territori e delle comunità che amministrano dalla speculazione ad opera e a vantaggio di pochi (ma sempre sulla spinta delle persone che si mobilitano “dal basso”). Ci sono comunità impegnate e “competenti”, in cui l’autoformazione, oltre a contribuire a fare pressione e (a volte) cambiare le cose, influenzando le scelte pubbliche finali, diventa funzionale a fare informazione , a produrre conoscenza anche dal basso e a coinvolgere e dare opportunità di re-agire, fare rete. È importante attivare e stimolare una valutazione partecipata di quanto accade, attraverso l’informazione documentata e trasparente e il coinvolgimento delle persone. Una partecipazione quindi che diventa non solo opposizione, ma capacità di essere proattivi e di fare “pubblica opinione”, moltiplicando la conoscenza. Occorre una informazione attraverso la Rete non più solo “estrattiva”, ma che, grazie alla conoscenza diffusa, diventa capace di essere filtrata. Ci pare utile concludere questa riflessione sulla Green Economy e sull’importanza di ripartire dalle parole– che avevamo già avviato nella prima edizione della Scuola Oltre La Crescita – con una considerazione di Luciano Gallino[i]: «Dipende a quale economia verde si fa riferimento. Fare riferimento a pannelli fotovoltaici e pale eoliche, piuttosto che ad altro, non è un grande passo avanti se le dimensioni energivore della nostra economia rimangono immutate. (…)».

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

“L’efficienza energetica è il motore dell’economia”, le conclusioni del VII Forum QualEnergia?

L’efficienza e l’innovazione tecnologica per una nuova politica energetica italiana ed europea sono i concetti chiave intorno ai quali si è svolto il VII Forum QualEnergia?, “Nuove ricette per (com)battere la crisi”. Organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con Cobat, il foru si è concluso giovedì 27 novembre con il workshop a cura della redazione QualEnergia.it381187

L’efficienza energetica rappresenta il motore dell’economia. “La Cina è una delle economie più grandi del mondo, in continua crescita, con una popolazione che supera gli 1,3 miliardi di persone. Questo risultato è stato però raggiunto con conseguenze negative a livello di impatto ambientale con la crescita dell’inquinamento in particolar modo nei grandi centri urbani. Fortunatamente il governo cinese ha capito la situazione e ha già messo in campo delle azioni urgenti per migliorare la situazione ambientale, il tutto in un’ottica di green economy”. Sono queste le parole del Yin Jun, Consigliere Scientifico dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, intervenuto ieri mattina al VII Forum QualEnergia?. È quanto è emerso dal VII Forum Qualenergia? “Nuove ricette per (com)battere la crisi“, organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con Cobat, che ha preso inizio a Roma ieri 26 novembre e si concluderà domani con il workshop a cura della redazione QualEnergia.it “Investire nel parco fotovoltaico italiano esistente”. “Viste le posizioni di grandi Paesi come Cina e Stati Uniti, il prossimo anno alla COP di Parigi l’accordo potrebbe essere raggiunto, così come l’obiettivo di mantenere la crescita della temperatura sotto i due gradi, ha spiegato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia. In parallelo c’è infatti una enorme evoluzione delle tecnologie che sta offrendo prospettive prima inimmaginabili.  In questo momento – ha spiegato Silvestrini – c’è una competizione in positivo che aumenta la base della green economy e mette in difficoltà i settori tradizionali. L’accordo tra Cina e Stati Uniti avrà un impatto su altri Paesi emergenti. La Cina, un grande consumatore di carbone, ha capito che sta cambiando qualcosa e per la prima volta quest’anno ha ridotto il consumo di carbone. Possono tuttavia bastare gli impegni tra singoli Paesi? Non credo se guardiamo all’ultimo accordo europeo. Alla prossima COP di Parigi infatti l’Europa arriverà un po’ affannata mentre avrebbe tutte le carte a disposizione per coprire un ruolo da protagonista”. Dopo il confronto di ieri dedicato al recente accordo Usa-Cina sul taglio dei gas climalteranti, al mondo delle imprese e dell’innovazione, oggi si sono affrontati tematiche di respiro nazionale. E sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta da Lorien Consulting, su un campione rappresentativo di mille persone, condotto per il Forum QualEnergia? dedicato al rapporto tra gli italiani e l’ambiente, con particolare attenzione per i temi energetici. A parere degli italiani intervistati, il proprio futuro economico sarebbe più protetto se si investisse sui cibi di alta qualità, sulla ricerca, sulle energie rinnovabili e sull’ecoturismo. “I risultati del sondaggio confermano che gli italiani, come d’altronde le imprese della Green Economy sono più in sintonia con l’innovazione di quanto lo sia la politica, ancora troppo distante e ‘affezionata’ al vecchio fossile” ha commentato Francesco Ferrante, Vice Presidente Kyoto Club.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Stati Generali della Green economy, tutti gli articoli

Gli Stati Generali della Green economy si sono conclusi in presenza del Ministro del Lavoro Poletti. “Dovremmo smettere di dire che l’economia green è un’altra economia e iniziare a pensare che questa, oggi, è semplicemente l’economia”380904

Durante la fiera di Ecomondo, l’evento di Rimini dedicato all’economia sostenibile e al recupero di materiali si sono tenuti gli Stati Generali della Green economy promossi dal Ministero dell’Ambiente e dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 67 organizzazioni di imprese green, con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy come ogni anno si svolgono a Rimini nell’ambito di Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente.

Ecco tutti gli articoli:

Al via gli Stati Generali della Green economy ad Ecomondo 2014

“L’economia green non è un’economia alternativa” , il ministro Poletti ad Ecomondo

Stati generali della Green economy: “un piano nazionale per l’occupazione giovanile”

 

Fonte: ecodallecitta.it

Greenfunding, il crowdfunding diventa green

Venerdì 10 ottobre è stata lanciata la prima piattaforma italiana per l’autofinanziamento dal basso esplicitamente green. Si chiama Greenfunding ed è la prima piattaforma di crowdfunding dedicata esclusivamente alle produzione dal basso e all’autofinanziamento di progetti green. Il lancio, da parte dell’associazione Greencommerce, è avvenuto venerdì 10 ottobre e l’obiettivo è quello di dare spazio a produttori, designer, imprenditori, inventori e autori che si confrontano con il mondo della green economy. La novità di questo progetto di crowdfunding è proprio il vincolo “tematico”: niente “trucchi” o forzature, verranno caricati sulla piattaforma solamente i progetti che dimostrino di essere adeguati. Non basterà, insomma, avere un pannello solare sul tetto per alimentare il proprio ufficio, ma occorrerà che l’anima “green” sia centrale e che il basso impatto ambientale sia (possibilmente) certificato. Prima di attivare le campagne di crowdfunding, i proponenti potranno usufruire della consulenza dello staff dell’associazione Greencommerce.

Greenfunding, come funziona la campagna di crowdfunding

Le tappe di una campagna di crowdfunding sono sei: 1) si crea un account su Greenfunding, 2) si carica e si racconta il progetto, 3) si definiscono il budget, il periodo di raccolta dei finanziamenti e le reward, ovverosia le ricompense da offrire ai sostenitori, 4) si invia il progetto a Greenfunding per la revisione, l’approvazione e la pubblicazione, 5) si inizia a condividere il progetto con i propri amici attraverso i social network, 6) si festeggia il raggiungimento dell’obiettivo, si incassa il finanziamento, si dà vita alla propria attività e si distribuiscono le reward. Non ci sono costi di attivazione delle campagne e Greenfunding trattiene una percentuale solamente nel caso in cui la campagna vada a buon fine. Ma c’è un’altra grande differenza rispetto ad altre piattaforme che intervengono solamente nella parte finale del progetto: Greefunding – consapevole delle difficoltà di chi vuole fare impresa rispettando l’ambiente – accompagna i proponenti sin nelle prime fasi. Fra i progetti già caricati vi è B.R.A. – Braccia Restituite all’Agricoltura, nato da un gruppo di giovani che vogliono far nascere un orto urbano nel quartiere di San Salvario (e offrono come reward la consulenza per realizzare orti sul balcone). Accanto alla piattaforma per la raccolta fondi, ci sarà una bacheca nella quale i proponenti potranno postare annunci nei quali si chiedono beni immateriali, materiali o la disponibilità di luoghi.Immagine-620x332

Fonte:  Greenfunding

Forum Compraverde, gli acquisti verdi volano

 

Conclusa l’VIII edizione della mostra-convegno dedicata agli acquisti verdi e alla green economy, un successo di presenze tra percorsi formativi e nuove progettualità380529

Si è conclusa con un successo oltre le aspettative per gli organizzatori l’VIII edizione del CompraVerde-BuyGreen– Forum Internazionale degli Acquisti Verdi, il più importante evento in Italia dedicato alle politiche e ai progetti sugli acquisti verdi e sostenibili tenutosi all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura l’1 e il 2 ottobre.
In un clima di grande partecipazione e fermento sono stati registrati più di 700 incontri b2b tra operatori del settore e pubbliche amministrazioni “green”, oltre 150 gli enti pubblici e privati partecipanti e un crescente numero di Regioni italiane sempre più interessate alla formazione e alle proposte offerte dalla manifestazione tra cui Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto. Oltre 80 i relatori che hanno animato le decine di iniziative culturali, sessioni di formazione, premiazioni e tavoli di filiera con l’obiettivo di favorire il confronto e le relazioni tra istituzioni, imprese e società civile sul tema del “comprare verde” pubblico e privato e sulle politiche per il rispetto dei criteri ambientali negli appalti e negli acquisti effettuati dalle pubbliche amministrazioni. Numerose le realtà che hanno partecipato e che hanno portato i loro servizi innovativi e sostenibili all’interno dell’area GreenContact, come quella di Eco.Energia azienda toscana che ha presentato il “Sistema Olly”, che prende il nome dal contenitore giallo “Olly” riutilizzabile per la raccolta e il recupero degli oli alimentari esausti di provenienza domestica, permettendo una raccolta pulita ed efficiente degli stessi e il loro recupero come biodiesel ed energia da fonte rinnovabile. Ecopneus, società milanese responsabile della gestione dei Pneumatici Fuori Uso ha presentato, invece, la gomma ottenuta dal riciclo di questo prodotto che, utilizzata col bitume negli asfalti, consente di ottenere strade meno rumorose e che durano più a lungo e nell’edilizia come isolante acustico per muri, pavimenti e solai. Anche quest’anno il Forum CompraVerde ha premiato le realtà italiane che hanno saputo distinguersi nell’attuare politiche di diminuzione dell’impatto ambientale e di acquisti sostenibili con soluzioni innovative e replicabili.
Di seguito i vincitori dei premi.

Per il Premio CompraVerde, destinato agli enti pubblici che s’impegnano a pubblicare bandi e capitolati basati su criteri ambientali e/o adottare politiche di GPP, sono stati premiati come “Miglior Bando Verde” due comuni Toscani: il Comune di Livorno e il Comune di Rosignano Marittimo (Livorno). Mentre come migliore politica di GPP è stato premiato il Comune di Ardauli (Oristano).  Per il Premio MensaVerde, destinato alle organizzazioni che diffondono gli acquisti verdi e il consumo sostenibile nell’ambito della ristorazione collettiva attraverso mense aziendali o scolastiche verdi, sono stati premiati in ex-aequo i Comuni di Capannori (Lucca) e Macerata. Il premio è stato sponsorizzato da “General Beverage srl”.  Per il Premio Vendor Rating e Acquisti Sostenibili, destinato a imprese che adottano un sistema di qualificazione ambientale e sociale dei loro fornitori, sono stati premiate per la categoria Grandi Imprese il Gruppo Sofidel, produttore di carta per uso igienico e domestico; per le Medie Imprese la Fattoria della Piana, cooperativa di allevatori calabresi che si occupa della raccolta e della trasformazione del latte proveniente dai produttori locali; per le Piccole Imprese la OttoChocolates, un network sostenibile di coltivatori e tecnici locali che produce cioccolato biologico sostenendo un progetto equo e solidale dei coltivatori peruviani di Acopagro. Per il Premio CulturaInVerde, destinato alle manifestazioni culturali che sono state capaci di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività sono state premiate in ex-aequo MITO, Festival Internazionale della Musica (Milano e Torino) e Festival Time in Jazz (Berchidda – OT).

 

Fonte: ecodallecitta.it

Presentato l’Italian Council for Eco Innovation, volano per imprese green italiane

Un volano d’innovazione e tecnologia per le imprese green del ‘made in Italy’: con questo scopo nasce l’Italian Council for Eco Innovation che intende incentivare il potenziale innovativo di queste imprese e darne visibilità anche verso gli investitori e i mercati internazionali379328

Circa un quarto delle imprese italiane è ‘green oriented’. Si tratta di imprese che hanno saputo fare di innovazione e ambiente un fattore di competitività e una ricetta anticrisi. Ci sono imprese legate all’agricoltura che hanno riscoperto il valore del territorio come fonte di competitività, ci sono quelle appartenenti a settori industriali in cui l’evoluzione green è ormai un dato acquisito o quelle dell’edilizia o dei trasporti che hanno adottato processi innovativi sostenibili. Proprio per incentivare il potenziale innovativo delle imprese green “made in Italy” e darne visibilità anche verso gli investitori e i mercati internazionali è stato presentato l’Italian Council for Eco Innovation, l’Osservatorio Innovazione e Tecnologia per la Green Economy, frutto di un partenariato tra il Ministero dell’Ambiente e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il supporto dell’ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

L’Osservatorio che dovrà sostenere lo sviluppo del cleantech nazionale, ha alcuni obiettivi immediati:

– Individuare e sostenere le eccellenze italiane per innovazione e ricerca nel campo della green economy, favorendo l’internazionalizzazione delle imprese;

– Definire i settori tecnologici più avanzati su cui investire nel breve-medio periodo, in base alle prospettive di mercato e del contesto internazionale;

– Identificare partner internazionali per dare visibilità al Sistema Italia sia per attrarre interesse e investimenti in campo internazionale sia per facilitare i contatti a livello nazionale tra il mondo della ricerca e dell’innovazione e il mondo industriale;

-Individuare le opportunità di finanziamento disponibili, incluso il venture capital e i fondi di co-finanziamento nazionali e comunitari.
L’ Osservatorio prevede la creazione di uno Steering Committee, composto da personalità riconosciute nel campo della green economy e dell’innovazione, che indichi le linee di indirizzo generale dell’attività e contribuisca a coinvolgere il più alto numero di stakeholder possibile. L’istituzione di un Advisory Board che approfondisca lo stato dell’arte in Italia e che proponga misure per facilitare e sviluppare innovazione e ricerca nel settore cleantech da una parte e sviluppo di venture capital e investimenti privati dall’altra. Tra un anno verrà poi redatto un “Rapporto Innovazione e Tecnologia della green economy italiana”. L’attività sarà svolta oltre che dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, dal Desk Ambiente dell’ICE-New York, dagli organi di advisoring dell’Osservatorio, in particolar modo da ENEA e Confindustria, in collaborazione con i quali saranno curati i rapporti internazionali e organizzata la partecipazione di rappresentanti Italiani agli eventi in Europa e negli USA.

 

Fonte: ecodallecittà.it

Dodici Comuni insieme per un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

Nasce in Veneto il primo Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile relativo a un’area comprendente ben dodici Comuni, quelli dell’area pedemontana del Grappa e dell’Asolano; protagoniste le Amministrazioni di Borso del Grappa, Castelcucco, Cavaso del Tomba, Crespano del Grappa, Fonte, Maser, Monfumo, Mussolente, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, San Zenone degli Ezzelini.energiasostenibile

Il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile è stato presentato, in un incontro pubblico, quale strumento per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo territoriale, centrato su green economy e smart land, capace di stimolare una trasformazione economica, sociale e culturale, oltre che ambientale. Durante l’incontro sono state presentate le azioni di efficientamento energetico già realizzate tra il 2010 e il 2013 e quelle programmate fino al 2020 sul territorio, per arrivare alla riduzione delle emissioni di CO2 e l’implementazione della produzione di energia da fonti rinnovabili di almeno il 20%, secondo la strategia Europa 2020. Gli interventi di efficientamento energetico hanno prodotto nell’area Pedemontana del Grappa e Asolano 50 milioni di euro di investimenti tra il 2010 e il 2013, la stragrande maggioranza provenienti da capitali privati. 14 milioni riguardano la riqualificazione edilizia, mentre nel solo settore fotovoltaico sono stati investiti 33 milioni: quasi 12 milioni nel settore residenziale, 4.5 milioni nel commerciale e 17 nel comparto industriale, favoriti dagli incentivi ma realizzati nel pieno della crisi economica. Nel triennio le Amministrazioni hanno realizzato investimenti per oltre 3 milioni di euro. La produzione di energia da rinnovabili degli impianti pubblici arriva a 203 mega watt/anno e diversi comuni acquistano energia verde certificata, interventi specifici stati dedicati a illuminazione pubblica e riqualificazione degli edifici, mentre la realizzazione di piste ciclabili, la piantumazione di alberi e il miglioramento della raccolta rifiuti hanno ridotto le emissioni di CO2. Questi alcuni dei dati più significativi che emergono dall’IBE (Inventario Base delle Emissioni) che fotografa la situazione territoriale ed evidenzia come la green economy possa essere una occasione di rilancio economico e di riqualificazione. La rilevazione realizzata dal CSB sul territorio dei 12 Comuni ha registrato tutti i consumi energetici e le relative emissioni di CO2 al 2009, anno base su cui programmare le azioni di efficientamento inserite nel PAES d’area (opzione 2), che saranno presentate al convegno dell’8 maggio. Si tratta di azioni pianificate dai singoli comuni e azioni territoriali, come di interventi realizzabili dai cittadini e dalle imprese. Tutti gli interventi saranno integrati con quelli programmati dal Comune di Asolo, che ha già realizzato il proprio Piano. Il maggior utilizzatore di energia è l’industria, 51% sul consumo totale del territorio, segue la mobilità (22%) e il residenziale (21%), mentre il commerciale impegna il 6%. I consumi energetici delle Pubbliche Amministrazioni sono concentrati su 4 voci: illuminazione, edifici, trattamento delle acque reflue, in piccola parte il parco auto. Solo il 2% delle emissioni di CO2 si deve alla pubblica amministrazione. «Una percentuale minima – spiegano i Comuni promotori – che chiarisce come gli investimenti in tema di energia devono guardare al settore privato, per tradursi in risparmi diretti per i cittadini: riduzione dei consumi nel settore residenziale e trasporti e maggiore competitività dei costi energetici per le imprese. La sostenibilità coinvolge settori strategici come l’edilizia e la mobilità, guardando con decisione alla green economy, che secondo il rapporto GreenItaly 2013, di Fondazione Symbola e Unioncamere, ha coinvolto nel 2013 il 22% delle imprese e il 38% delle nuove assunzioni, con una produzione di valore aggiunto di circa 100 miliardi di euro e 3 milioni di lavoratori, in controtendenza con i dati dell’economia tradizionale». Il PAES d’area punta ad orientare gli investimenti territoriali pubblici e privati attraverso un documento di programmazione condiviso dai Comuni.

Fonte: il cambiamento.it

Piemonte: le scuole si cimentano con la green economy

La Regione lancia un concorso per la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy rivolto alle scuole. In programma anche un percorso di formazione per accrescere le conoscenze sulle nuove professioni verdi378265

La green economy come prospettiva di cambiamento culturale, professionale-operativo e di sviluppo del territorio è il principio ispiratore del progetto “Green Economy: fuori dalla nicchia!”, promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con Pracatinat, la struttura che offre servizi educativi e formativi nel cuore del parco delle Alpi Cozie. Nell’ambito del progetto è stato recentemente lanciato il concorso “Gaia siamo noi” per la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy. Il contest è rivolto alle scuole secondarie di primo grado e al biennio delle scuole secondarie di secondo grado del Piemonte e la fonte d’ispirazione sul tema sarà “Gli invisibili. L’enigma di Gaia”, libro dello scrittore per ragazzi Giovanni Del Ponte. La premiazione avverrà giovedì 8 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Parallelamente al concorso si svilupperà un percorso di ricerca-formazione dal titolo “Profili green”, per accrescere conoscenze, abilità e competenze sulle nuove professioni verdi. Il percorso, nato dalla collaborazione di Pracatinat con l’Istituto Buniva, il Liceo Porporato di Pinerolo e l’Acea Pinerolese, servirà ad identificare specificità di contenuto e metodologiche per la green economy in alcuni indirizzi di scuola superiore e produrre interazioni innovative tra scuola, mondo del lavoro e famiglie. “E’ significativo che proprio nell’anno europeo per l’economia verde -ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Roberto Ravello– Pracatinat abbia deciso di investire su progettualità educative e formative che, basandosi sulla green economy, introducono nell’ambito dell’offerta rivolta agli studenti, un filone inedito, quello relativo ad innovazione e sviluppo. La Regione è riuscita a garantire, pur in un momento difficile, un sostegno concreto a Pracatinat credendo nel grande valore che riveste per il territorio e per le finalità educative sulle tematiche ambientali”.

Fonte: ecodallecittà

Approvato ddl ambiente, ecco l’Agenda Verde Governo

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Una vera e propria ‘Agenda Verde’ del Governo, con un pacchetto di norme a 360 gradi su ambiente e green economy per lo sviluppo sostenibile del Paese. E’ questo lo spirito del ddl contenente una serie di misure ambientali approvato dal Consiglio dei Ministri, e presentato dal ministro Andrea Orlando (nella foto a sinistra) che lo definisce “un primo passo” per i settori della green economy dell’economia italiana. Dentro al provvedimento, composto da una 30 articoli, c’è spazio per la protezione della natura, la difesa del suolo, la valutazione di impatto ambientale, gli acquisti ed appalti ‘verdi’, la gestione dei rifiuti, il servizio idrico. Non trovano invece posto due punti di cui si era discusso: il primo – ancora allo studio – riguarda una norma sulla contabilità ambientale; il secondo per una maggiore protezione nel caso di incidenti alle navi, con nuove regole sui trasporti marittimi che estendono la responsabilità al proprietario del carico, per scoraggiare l’uso delle ‘carrette’ del mare. “Questo disegno di legge – osserva Orlando – può essere definito senza retorica come una vera e propria ‘Agenda Verde’ che il governo mette in moto“, con una “straordinaria potenzialità di sviluppo economico“. Si parte da una “fotografia” della situazione dei termovalorizzatori a livello nazionale per capire anche l’incidenza della “crisi” sulla produzione nazionale di rifiuti, norme per riciclo, riuso, recupero di materia, e differenziata. Si passa poi ad offrire una ‘spinta’ per acquisti e appalti ‘verdi’ da parte della Pubblica amministrazione (art.10): l’obiettivo è “introdurre un incentivo per gli operatori economici che sono muniti di registrazione Emas (che certifica la qualità ambientale dell’organizzazione aziendale) o di marchio Ecolabel (che certifica la qualità ecologica di prodotti, beni e servizi)“. Per i parchi nazionali (art.2) cambia la procedura per la nomina dei direttori dei parchi nazionali, lasciando al Ministro solo quella sul Presidente. Semplificazione, celerità, risparmio e trasparenza con l’unificazione delle commissioni Via e Aia (art.6); con una riduzione dei componenti e abbassamento delle retribuzioni. Una novità riguarda anche il recupero energetico dei rifiuti (art.20), con l’attribuzione al Ministero dell’Ambiente del compito di individuare la “rete nazionale di impianti di incenerimento dei rifiuti”, per capire il reale fabbisogno per una corretta pianificazione. Tra le misure ‘verdi’ del pacchetto anche il finanziamento degli interventi di demolizione di immobili abusivi realizzati in aree ad elevato rischio idrogeologico (art.24) e la costituzione di un Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale (art.25) per rilanciare gli investimenti, soprattutto per acquedotti e depurazione. Per il Presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci il via libera al “collegato Ambiente” ha “un’importanza particolare vista la debolezza dell’ambiente nella Legge di Stabilità“, dove sarebbe “necessario almeno aumentare le risorse per la difesa del suolo, per il 2014 ferme a 30 milioni, e stabilizzare l’eco-bonus“. Mentre Legambiente, pur parlando di “un primo utile passo per le politiche ambientali“, spera che “il Governo trovi il coraggio per riprendere la norma sugli incidenti in mare“.

Fonte: Ansa.it

In arrivo i ‘bond verdi’ per la green economy

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Conclusi, a Rimini, gli Stati Generali della Green Economy, ospitati nella cornice di Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente. Fisco ecologico e ‘bond verdi’ per Green Economy, questa la ricetta suggerita per finanziare crescita verde. Una fiscalità “che tassi le attività inquinanti e il consumo di ambiente per far arrivare l’eco-gettito dal 6% attuale al 12,5% e nuovi strumenti finanziari, vere e proprie ‘obbligazioni verdi’, per sostenere la crescita sostenibile e una nuova scansione degli incentivi“. E’ quello che chiede il mondo dell’economia ambientale e sostenibile riunito a Rimini per la seconda edizione degli Stati generali della Green Economy nell’ambito di Ecomondo. “È necessario distribuire in maniera diversa la pressione fiscale – ha osservato Edo Ronchi (nella foto a sinistra), componente del Consiglio Nazionale delle Green Economy – bisogna ridurla sul lavoro, dove attualmente è molto alta, e sugli investimenti green e compensarla con tributi che penalizzino il consumo di ambiente e di risorse naturali. L’Ocse – ha aggiunto – ci ha indicato che è necessario arrivare ad un prelievo ambientale del 12,5% sul totale del gettito fiscale“. E se sul fronte degli investimenti, a livello mondiale, è già in atto un processo che vede investimenti consistenti nel settore verde, il pacchetto di misure presentato agli Stati Generali dal Consiglio Nazionale delle Green Economy indica “sulla fiscalità ecologica, una graduale introduzione della carbon tax e del road pricing tarato secondo le emissioni degli autoveicoli“, sul fronte del reperimento di finanza, indica “project bond, i performance bond, i social impact bond o altri meccanismi basati sui principi di payment by results o di impact finance o di crowdfunding“. Nel dettaglio, con questi strumenti innovativi, “si punta a ridurre il costo del denaro, a favorire partnership pubblico-privato, stimolando una crescita nella qualità, oltre che nella quantità, delle iniziative green“. Quanto agli incentivi, infine, “la strada maestra indicata è quella di eliminare gli incentivi alle attività economiche che hanno impatti negativi sull’ambiente e orientare il riesame della composizione della spesa pubblica con attenzione a quella che danneggia l’ambiente“.

Fonte: Ansa.it