Sarà in Italia il raduno europeo 2019 degli ecovillaggi

Approda in Italia, nel prossimo mese di luglio, la Conferenza Europea degli Ecovillaggi (GEN eu) per il 2019. L’appuntamento è alla Comune di Bagnaia, comunità attiva da tempo in Toscana.

L’edizione del 2019 della Conferenza Europea degli ecovillaggi (GEN eu) si terrà in Italia e per la precisione alla Comune di Bagnaia, comunità da tempo attiva in Toscana.

Si tratta del raduno annuale aperto a chi vive in ecovillaggio, a chi sogna di viverci e anche a chi sente affinità con il movimento e per il ritrovo i partecipanti provengono da tutta Europa e da tutto il mondo.

Dopo alcune edizioni in svariate nazioni del mondo, l’importante momento di confronto e condivisione delle esperienze torna quindi nel nostro paese, facendo cadere la scelta su un luogo particolarmente significativo per la realtà dell’abitare condiviso. La Comune di Bagnaia ONLUS è una comunità intenzionale attiva da molto tempo in Toscana e «non ha mancato di ispirare nel tempo numerosi ecovillaggisti, fautori del cambiamento, ricercatori e cittadini del mondo da tutta Europa e oltre con le soluzioni innovative sperimentate giornalmente» spiegano dalla Rive, la Rete Italiana degli Ecovillaggi.

Fondata nel 1979, gli obiettivi principali di Bagnaia sono vivere in modo autosufficiente, avere cura dell’ambiente e sostenere trasformazioni sociali positive attraverso la pace e la giustizia sociale.

«Guidati da questi valori, il raduno del 2019 porrà l’attenzione sulla partecipazione attiva, l’azione e la solidarietà, così che possiamo restare uniti di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, rafforzati dalla nostra coesione nella diversità» spiegano ancora dalla Rive.

E ancora: «Nutrendo l’azione concreta attraverso un apprendimento pratico, la partecipazione e la creazione di reti, intendiamo generare una reazione a catena che vada oltre il raduno stesso, e che contribuisca alla costruzione di comunità e a una più ampia guarigione, così da favorire l’avvento di quel mondo ideale a cui tutti noi aspiriamo».

«La Conferenza Europea degli Ecovillaggi è un evento realmente co-creato – spiegano i promotori –  il nostro programma attinge dalla saggezza di tutte le reti di comunità associate e da tutti i movimenti collegati al GEN d’Europa e del mondo.  Coloro che parleranno e che terranno laboratori durante la conferenza offrono le loro capacità in dono, per la creazione di quel mondo ideale a cui tutti noi aspiriamo. Le tematiche che si intrecceranno nel programma di quest’anno rappresentano tre valori particolarmente cari alla Comune di Bagnaia Onlus: la pace, l’ecologia e la giustizia sociale. Il programma metterà in mostra progetti, soluzioni e conoscenze che possano ispirare un’azione concreta e un cambiamento duraturo in queste tre aree di applicazione, sia all’interno degli ecovillaggi che nel mondo esterno».

PACE

La Comune di Bagnaia Onlus ha una lunga tradizione di attività per la costruzione della pace. «Verranno messe in gioco le esperienze di coloro che hanno dedicato le loro vite a questa causa e insieme ideeremo delle strategie per creare una cultura globale di pace» spiegano i promotori.

ECOLOGIA

«La conferenza cercherà di onorare la Madre Terra e quel meraviglioso e misterioso universo che ci sostiene e provvede per noi attraverso rituali, celebrazioni, pratiche spirituali, insegnamenti e azioni concrete».

GIUSTIZIA SOCIALE

«Attraverso il nostro impegno per la solidarietà internazionale, cercheremo di porci interrogativi profondi sul nostro movimento e di diffondere trasformazioni sociali positive che abbiano la giustizia sociale come base».

QUI il sito dell’evento

Qui per le prenotazioni

Fonte: ilcambiamento.it

Nuovo servizio per le mense scolastiche, intervista all’assessore comunale alle Politiche educative Maria Grazia Pellerino

Menù con prodotti a filiera corta, biologici ed equosolidali; riduzione degli imballaggi e dei rifiuti; recupero del cibo e limitazione degli sprechi. Al via il nuovo servizio mensa per le scuole comunali, che ogni giorno serve 50 mila pasti. Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative: “Il discorso è sia ecologico che di giustizia sociale”376359

 

 

Prodotti del territorio, riduzione dei rifiuti e degli sprechi. Sono gli ingredienti del nuovo servizio previsto dal Comune per le mense di asili, materne, scuole elementari e medie, che forniscono oltre 50 mila pasti ogni giorno, 8,5 milioni all’anno. Ne parliamo con Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative.
In cosa è cambiato il nuovo servizio mensa?
Il piano, che man mano entrerà a pieno regime, prevede la sostituzione progressiva delle stoviglie di plastica monouso con quelle pluriuso lavabili, con un risparmio di 220 tonnellate di plastica all’anno. E poi prodotti a filiera corta, riduzione degli imballaggi, iniziative anti-spreco e riduzione dell’inquinamento.
In che modo si potrà incidere sull’inquinamento?
Il bando prevedeva che i centri di cottura non distino più di 40 minuti dalle scuole e che i mezzi utilizzati per il trasporto del cibo siano a bassa emissione. Inoltre, nei centri cottura e nelle attività di distribuzione deve essere effettuata la raccolta differenziata e i prodotti di lavaggio da utilizzare devono essere ecocompatibili.
I prodotti per preparare i pasti da dove provengono?
Le indicazioni che abbiamo dato prevedono che i prodotti provengano dalla filiera corta, dalla produzione biologica e integrata e dal commercio equosolidale. Abbiamo fatto un’indagine con i rappresentanti del mondo agricolo locale per verificare se le loro produzioni fossero sufficienti per rifornirci. Certo, per alcuni specifici alimenti non è possibile che siano a km zero, ma abbiamo cercato di favorire i produttori locali, non solo per la frutta e la verdura, ma anche per la carne, il latte, i formaggi. I produttori del territorio spesso con la grande distribuzione non percepiscono un equo compenso, abbiamo fatto quindi un discorso sia ecologico che di giustizia sociale. È importante che sia il pubblico ad avere questo approccio, e la Provincia lo proporrà come esempio anche agli altri Comuni.
E il cibo avanzato che fine fa?
Recuperiamo il pane e la frutta integri in tutte le scuole, da destinare ad alcune associazioni benefiche, e in certe scuole i pasti non consumati avanzati nelle teglie vengono raccolti dal Banco Alimentare per distribuirli negli asili notturni per senzatetto. Già dall’anno corso, inoltre, in alcuni istituti della Circoscrizione 6 il cibo avanzato viene consegnato alle famiglie bisognose; l’intenzione è di allargare il numero di realtà coinvolte. Abbiamo anche cercato di far destinare i resti di cibo al canile, ma ci sono problemi per quanto previsto dalle normative. Ma ciò che più ci interessa è fare un discorso a monte, contro gli sprechi.
Quali iniziative l’amministrazione ha messo in campo per ridurli?
Recuperare il cibo è un’ottima cosa, ma i costi, per rispettare le regole di sicurezza alimentare, arrivano quasi al costo del pasto stesso; per questo ci stiamo impegnando per limitare gli sprechi. Abbiamo aperto un tavolo con nutrizionisti e Asl per verificare le giuste porzionature del pasto, e abbiamo fatto anche corsi di formazione al personale addetto a fare le porzioni. Già due anni fa abbiamo condotto una ricerca sui menù scolastici per vedere cosa veniva avanzato di solito, in modo da non servirlo più. Per quest’anno abbiamo in programma un nuovo progetto: si porteranno i bambini nei mercati, si organizzeranno incontri con nutrizionisti ed esperti del settore per costruire un “menù condiviso” anche con i più piccoli che il prossimo anno verrà adottato nelle mense, in modo da ridurre al minimo gli sprechi.

 

Fonte: ecodallecittà

Carta di Ottawa, per un approccio olistico e sostenibile alla salute

Sin dal 1986, con la Carta di Ottawa, la Conferenza Internazionale di Promozione della Salute sostiene e diffonde un nuovo modello che sostituisce all’assistenza sanitaria clinicizzata un concetto di salute più armonico, in cui il benessere spirituale è un elemento fondamentale.corpo_salute

Ottawa, Adelaide, Sundsvall, Tokio, Jakarta, Bangkok, Ginevra. Sono state queste le tappe più importanti della Conferenza Internazionale di Promozione della Salute, evento annuale dell’Unione Internazionale per la Promozione e l’Educazione alla Salute (IUHPE), inaugurata nel 1986 e giunta quest’anno alla ventunesima edizione. Organizzazione indipendente che opera da più di cinquant’anni, la IUHPE è un’associazione professionale di individui e organizzazioni che affronta il tema della salute con un approccio decisamente interessante, definito “socio-ecologico” e fondato non sul modello sanitario assistenziale attuato dalla maggior parte dei Governi mondiali, ma su una proposta che collega la salute fisica delle persone al benessere dello spirito, della comunità e dell’ambiente. Pace, accesso alle risorse alimentari, equità, eco-sostenibilità e giustizia sociale sono i fattori che l’Unione si propone di tutelare attraverso lo stimolo e la sensibilizzazione del mondo istituzionale, pubblico e privato. La “voce” della IUHPE sono le Conferenze Internazionali, che si tengono con cadenza quasi annuale. Ad aprire la serie è stata, nel novembre 1986, l’edizione di Ottawa, dalla quale è scaturita la Carta di Ottawa, un documento che ancora oggi offre spunti di fondamentale importanza. Uno dei concetti chiave della Carta è l’olismo, che viene declinato in senso non solo filosofico – la salute non è solo una condizione fisica e non si raggiunge esclusivamente attraverso prestazioni mediche –, ma anche operativo, prevedendo cioè l’intervento coordinato e armonico di una pluralità di soggetti, dagli enti pubblici alle famiglie, dai mezzi di comunicazione alle organizzazioni della società civile.salute_business

L’accento viene posto anche sulla necessità di mettere le comunità nelle condizioni di plasmare il proprio destino, di implementare un meccanismo di “auto-aiuto” che possa funzionare da supporto reciproco fra i membri della comunità stessa. Allo stesso tempo, è importante anche provvedere alla formazione individuale, facendo sì che le persone siano in grado di assicurare a loro stesse quei prerequisiti fondamentali per la loro salute e il loro benessere. In questo senso, un altro concetto chiave è quello di condivisione, delle conoscenze così come delle responsabilità. La Carta di Ottawa si conclude con cinque “promesse” da parte degli aderenti, che testimoniano la loro volontà di impegnarsi fattivamente per promuovere questo nuovo approccio alla salute e al benessere e, al tempo stesso, contrastare le storture che caratterizzano la sanità assistenziale. Invitando l’Organizzazione Mondiale della Sanità a fare lo stesso, viene infine formulato un ottimistico auspicio che nel giro di 14 anni, nel 2000, questo modello possa affermarsi su scala planetaria. Purtroppo sappiamo bene che questo non è avvenuto e ancora oggi il business dei prodotti farmaceutici e politiche sanitarie volte a erogare delle mere prestazioni mediche piuttosto che ad aiutare realmente chi ha difficoltà fisiche – ma anche psicologiche o spirituali – rappresentano la prassi dominante. Di questa situazione prende atto la Carta di Bangkok, stilata nel 2005. “Iniquità all’interno delle nazioni e tra di loro, nuovi modelli di consumo e di comunicazione, commercio, degrado ambientale e urbanizzazione” sono i fattori negativi per la salute che la sesta Conferenza ha individuato e segnato in calendario come problemi da risolvere. La nuova Carta prende atto del fatto che il mondo in cui viviamo è ormai regolato da logiche globali e propone di sfruttare tali logiche in maniera positiva, diffondendo competenze, creando associazioni e reti e sostenendo la causa della salute facendo leva su valori universalmente riconosciuti come la solidarietà e la tutela dei diritti umani. L’invito rivolto alla sfera istituzionale è perentorio: la promozione della salute deve essere un punto centrale dell’agenda dello sviluppo mondiale e una responsabilità prioritaria di tutti i Governi.salute_terra

Al tempo stesso, comunità, società civile e settore privato non devono sentirsi sollevati dai loro compiti, poiché il ruolo che ricoprono rimane comunque fondamentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha il dovere, secondo i redattori della Carta di Bangkok, di colmare il dislivello che si è creato fra i buoni propositi espressi nel 1986 a Ottawa e l’attuazione pratica in termini di leggi e programmi politici. Cosa ci aspetta per il prossimo futuro? Dal 25 al 29 agosto si terrà nella città thailandese di Pattaya la ventunesima edizione della Conferenza della IUHPE, che per l’occasione sarà affiancata nell’organizzazione dalla Thai Health Promotion Foundation, istituto indipendente finanziato attraverso la sovrattassa nazionale del 2% su tabacco e alcool. Il titolo dell’evento è “I migliori investimenti per la salute”e si articola in vari sotto temi come lo sviluppo sostenibile, il rafforzamento delle comunità, la partecipazione ai processi decisionali, l’innovazione nei finanziamenti, i sistemi di promozione e la salute come elemento da tenere in considerazione anche nelle politiche che riguardano altri ambiti. Oggi il dibattito sembra essersi spostato su un piano più politico e operativo e l’obiettivo prioritario è diventato quello di eliminare le gravi disparità di accesso ai requisiti minimi per salute e il benessere a livello sia internazionale – fra i diversi paesi – che intranazionale – fra le diverse categorie sociali all’interno degli stessi paesi. È positivo che le necessità d’intervento vengano interpretate in una chiave sempre più operativa, ma è altrettanto importante che i tre pilastri di Ottawa – assistenza, olismo ed ecologia – rimangano dei punti fermi sui quali non sia possibile transigere.

Fonte: il cambiamento

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