Trivelle in mare, la Consulta autorizza il Referendum

Dichiarato ammissibile uno dei quesiti e altri due sono al momento in ‘stand-by’ per conflitto di attribuzione. Tre dei sei quesiti erano invece stati superati dall’approvazione della legge di stabilitàgettyimages-479387824

La Consulta ha dichiarato ammissibile uno dei sei quesiti referendari presentati in materia di estrazioni petrolifere, promossi da nove regioni italiane: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Originariamente le regioni promotrici erano 10, ma all’ultimo è venuto meno il sostegno dell’Abruzzo. Il quesito che verrà sottoposto agli elettori riguarda la durata delle autorizzazioni già rilasciate per esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti. Al momento le autorizzazioni sono “fino alla durata utile del giacimento” mentre le sei regioni chiedono che sia stabilita una durata non superiore a 30 anni per le estrazioni e a 6 anni per le attività di ricerca. La decisione della Consulta ha fatto esultare i presidenti delle succitate regioni, in modo particolare il pugliese Emiliano che su questo tema è da sempre in netto contrasto con l’esecutivo nazionale pur essendo un esponente del PD. Queste le sue parole: “Mi auguro che la paura della coincidenza di questo referendum con quello delle riforme costituzionali non stronchi questa discussione. Certo il governo può fare un’altra norma ‘uccidi-referendum’. Mi auguro che a questo punto la eviti perché la campagna referendaria è partita oggi stesso e bisogna evitare che gli italiani pensino che di queste cose non si può discutere nel nostro Paese… i consigli regionali per la prima volta nella storia di Italia hanno capito che basta che cinque di essi non siano d’accordo su una legge dello Stato perché sia possibile chiedere il parere ai cittadini. E questa possibilità va utilizzata anche per altre leggi sopratutto quando, come succede in questo periodo, spesso i governi legiferano senza un adeguato coinvolgimento dal basso degli organismi intermedi e più in generale dei partiti”.

Soddisfazione anche da parte di Enzo Di Salvatore – il costituzionalista di riferimento delle regioni per questa campagna referendaria – che ha spiegato come altri due quesiti abbiano ancora chance di passare: “Tre quesiti erano stati superati in senso positivo dalle nuove norme poste in Legge di Stabilità, due andranno di fronte alla Corte per il conflitto di attribuzione, uno è passato: al momento il fronte referendario è sul 4-2 con Renzi. Il Governo voleva far saltare i referendum per non sovrapporli alle amministrative, visto che i sondaggi davano la vittoria anti trivelle al 67%. Ora restano in piedi i quesiti su Piano Aree e durata titoli: secondo me la Corte Costituzionale dichiarerà ok anche gli altri due, quindi se il Governo non vuole i referendum, dovrà modificare la legge anche stavolta a nostro favore. Siamo soddisfatti anche perché ripeto che lo scenario più probabile è che il Governo, che vuole a tutti i costi evitare i referendum, modificherà anche queste norme la decisione di oggi rende più forte il conflitto di attribuzione, e se passa quello sul ripristino del Piano Area, a quel punto abbiamo messo una bella ipoteca sullo stop alle trivelle in mare Adriatico per sempre”. Prosegue: “la paura di un referendum in materia energetica ha avuto il suo peso, non è la legge elettorale. Per ora c’è lo stop nelle 12 miglia, col Piano Area si riapre la partita in terraferma e sul mare continentale, laddove enti locali, regioni e governo si devono mettere d’accordo: questo sarà il referendum decisivo per il mare. Se Renzi lo vuole evitare, dovrà cambiare la norma e dire no alle trivelle”.

Fonte: ecoblog.it

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“Le Mani nel Petrolio”, tra inquinamento ed estrazioni nella terra di Basilicata

Il libro di Maurizio Bolognetti, giornalista e segretario di Radicali Lucani, “Le Mani nel Petrolio – Basilicata Coast to Coast, ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa” racconta come la ricerca e l’estrazione del petrolio lucano sia quanto di più dannoso, per l’ambiente, lo stato di diritto e la legalità, nel panorama economico dello sviluppo italiano.

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Il libro “Le Mani nel Petrolio” di Maurizio Bolognetti è una testimonianza puntuale e profondamente analitica di come le estrazioni petrolifere lucane, nel giacimento in-shore di oro nero più vasto dell’Europa continentale, si collochino in un contesto in cui lo stato di diritto è assente, così come assenti sono le misure di sicurezza, i monitoraggi, l’informazione. Un libro (qui la presentazione a Latronico, Potenza) che si legge d’un fiato, che può essere ripreso a pezzo, stirato e riletto, analizzato nei numeri, nei commenti, nelle idee e nella protesta, ponderata e nonviolenta; un libro che in ogni sua pagina macchia di nero le riflessioni del lettore, mostrando uno scenario fondato sulle clientele e sul potere che deriva dall’oro nero e dal denaro. Se è vero che la Basilicata è il più ricco giacimento petrolifero europeo altrettanto vero è che questa Regione rappresenta un laboratorio a cielo aperto, in cui il 65% del suo territorio è oggetto di estrazioni petrolifere (già in atto o prossime venture), compromesso da logiche e prospettive energetiche ed industriali che mirano al profitto, all’omertà, all’avvelenamento del territorio. Una Regione, quella descritta da Bolognetti, che viene raccontata nei suoi aspetti più tetri e misteriosi, scoperchiandone letteralmente il vaso di Pandora fatto da corruzione imprenditoriale, malapolitica, malagiustizia: un quadro che mostra, a tinte fosche, una grande tavola imbandita in cui tutti, nessuno escluso, si siedono compiacenti per rimpinzarsi nel grande “sacco” petrolifero lucano. Se è vero che le royalties petrolifere ammontano al 3% (1 miliardo di euro in cinque anni, secondo il Sole24ore) altrettanto vero è che tutto il resto è profitto, spesso investito in specchietti per allodole per ingraziarsi una popolazione asservita, nel totale silenzio mediatico e politico, nella totale opacità, al potere dell’oro nero. E allora eccola la vera avventura lucana, la vera “Basilicata coast to coast”: la polemica con Rocco Papaleo, non sterile come si potrebbe pensare ma ben ponderata, nella pelosità di una multinazionale (la Total) che finanzia un film apologetico sulla Basilicata (chiaramente non mostrandone i pozzi, le trivelle, i veleni) ma anche tornei di calcio, sagre, fiere (specchi, perline e brillantini). Ecco messe a nudo le realtà di Eni e Shell. Il petrolio, in Basilicata, è un affare che va tutelato: corrompendo, con la manipolazione costante dell’informazione, plagiando le coscienze con promesse vuote come gusci di noce. Maurizio Bolognetti racconta ogni giorno, pagando un prezzo altissimo in termini professionali, politici, personali, il dolore di una Regione stremata dalle estrazioni e dal saccheggio di colossi come Eni, Total, Mitsui, Shell, messa in ginocchio dalla giustizia che processa chi denuncia e non chi inquina, resa cieca dagli enti di controllo (come l’Arpab) aventi i cassetti più profondi e irraggiungibili d’Italia, diventata impotente a causa di una classe politica inefficiente, asservita al potere petrolifero più che a quello dello stato di diritto. I 25 milioni di barili estratti nel 2012 non bastano, il petrolio, quello, non basta mai: e così ai giacimenti attivi della Val D’Agri si aggiungeranno quelli della Valle del Sauro, nel tentativo già avviato di mettere mano anche al petrolio off-shore della Basilicata, quello di fronte la costa ionica. Nel frattempo le maledizioni dell’oro nero si sono abbattute sull’intero territorio: i fanghi di Corleto Perticara, l’inquinamento da bario del “lago di pietra”, il Pertusillo, lo specchio per allodole della card-carburante (che vorrebbe risolvere il paradosso dei prezzi più alti d’Italia alla pompa di benzina). Bolognetti, traspare pagina dopo pagina, riga dopo riga, non si risparmia; denuncia, invoca, protesta, ragiona e fa ragionare, mostra in modo inequivocabile e documentato come la corsa all’oro nero lucano non porta occupazione, prezzi bassi, economia e sviluppo, ma povertà, inquinamento, illeciti:

“Quale sarà l’impronta per niente ecologica e poco sostenibile che lasceranno su un territorio di struggente bellezza le trivelle delle multinazionali del petrolio?”

si chiede Bolognetti. Certamente, di fronte a tutto ciò che potrete leggere in questo libro, resterete sgomenti, con una precisa domanda nella testa: “cosa si può fare?”. Sicuramente andare a vedere la Basilicata, scenderne le statali, attraversarne le provinciali, respirarne l’aria chiedendo, pretendendo, di poterlo fare ancora e ancora. La bulimia politica, che si mostra isterica fuori e compattamente corporativistica nelle sue viscere, ha partorito nuove autorizzazioni e moratorie elettorali: potere e pecunia. Nella totale assenza di stato di diritto.

 

Fonte: ecoblog