Hanno preso un forte militare e ne hanno fatto una casa famiglia

Lo storico Forte Tenaglia a Genova è stato restituito alla cittadinanza con progetti di volontariato e di valorizzazione. E la Casa del Telegrafo oggi vive di nuovo come casafamiglia per minori in affido. La Piuma, così hanno chiamato l’associazione inizialmente formata da famigliari ed amici. Loro sono Emilio Parodi e Laura Lanza, una coppia di educatori che ha fatto dell’accoglienza dei piccoli una scelta di vita. Da quasi 15 anni prendono in affido dal Tribunale dei Minorenni – tramite Comune di residenza – bambini di età diverse, in attesa che la loro madre naturale superi un periodo di difficoltà o, nel peggiore dei casi, in attesa di trovare una nuova famiglia che li accompagni nella crescita.  

Ma il sogno di Forte Tenaglia arriva dopo, una decina d’anni fa, quando non lontano dal quartiere di provenienza, sopra la stazione Principe, il gruppo della Piuma si imbatte in una struttura militare della cinta muraria seicentesca, quasi invisibile ai più, e oltretutto sepolta dai rovi e dall’immondizia scaricata abusivamente. L’incontro fortuito con un dirigente del Demanio ragionevole aiuta i volontari a produrre e sottoporre un progetto di recupero a fini sociali che trova parere favorevole per una concessione di prova. E così ha inizio.

Pensionati, giovani, gruppi parrocchiali, amici di amici, professionisti affascinati dal sogno… Una miriade di persone comincia ad affacciarsi a questo fascinoso insieme di ruderi, a conoscerne palmo a palmo l’estensione, a liberarne da vegetazione e rifiuti gli spazi all’aperto e al chiuso. E viene alla luce, in due anni di lavori: una struttura incredibile, sospesa sulla città e abbracciata dal mare, in linea d’aria sembra di poter toccare la lanterna di Genova. Un’oasi verde tra l’azzurro cielo dei colli e il blu intenso del mar ligure. Nel frattempo, visti i buoni risultati, la concessione del Demanio diventa ventennale. È a partire da questa bellezza, dalle energie generosamente regalate di tante persone comuni, e anche di tanti professionisti, che la Piuma comincia davvero a prendere casa in quello che era un bene militare, e oggi diventa luogo di pace e di accoglienza. Tra bandi, donazioni, raccolte fondi e un mutuo, prendono il via infine i lavori di ristrutturazione edilizia della caserma più in alto, la Casa del Telegrafo, che oggi ospita i locali della casa famiglia, i saloni per le attività sociali, e in via di finitura due appartamenti per accoglienze di maternità e situazioni emergenziali.

Quello che invece avviene regolarmente fin dai primi tempi, è la riapertura del forte alla cittadinanza: con i Porte Aperte, giornate domenicali di visita gratuita e merenda sociale, per conoscere il valore storico artistico del bene e goderne in convivialità. Ma anche con altri progetti che esprimono i valori più profondi della Piuma, come l’accoglienza di rifugiati in borsa lavoro (che hanno così la possibilità di imparare l’arte dei muretti a secco), o l’accoglienza di detenuti in messa alla prova, per i lavori di manutenzione e recupero. Da qualche mese sono arrivate anche le api, nuova occasione di formazione e socialità per svariati volontari, ma anche importante presidio ambientale alle porte della città, a fronte della pericolosa diminuzione della specie in tutta Europa a causa dei pesticidi.  Forte Tenaglia ha vissuto molte stagioni. Il ‘600, l’espansione napoleonica, il corazzamento imposto dai Savoia, le maldestre aggiunte dei soldati fascisti per la contraerea nella Seconda Guerra Mondiale. Quindi l’abbandono e l’abusivismo. Da dieci anni la sua rinascita per la città e per soggetti fragili è una di quelle buone notizie che danno speranza, che si può toccare con mano, che parte dal basso, dal sogno e dalla dedizione di un manipolo di volontari e di famiglie. Ma è uno spazio grande, dove c’è posto per tanti, per progettare sognare e lavorare insieme a quell’Italia che non fa notizia, e che cambia davvero le persone e le vite.  Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/hanno-preso-forte-militare-hanno-fatto-casa-famiglia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Ponte Morandi: il carpooling aziendale a servizio della città di Genova

Un aiuto alla viabilità di Genova e ai suoi cittadini: il progetto “ColleghiAmoGenova” mette a disposizione della città il servizio di condivisione dell’auto nel tragitto casa-lavoro per agevolare gli spostamenti dei genovesi e contribuire a snellire il traffico. L’iniziativa è stata messa a punto da Jojob, principale operatore di carpooling aziendale in Italia, su proposta di Talent Garden Genova, in risposta all’appello del Comune di Genova per individuare soluzioni che alleggeriscano la viabilità del capoluogo, provata dal recente crollo del Ponte Morandi. Condividere l’auto per raggiungere il posto di lavoro, contribuendo a supportare la mobilità della propria città: è questo l’obiettivo di “ColleghiAmoGenova”, il progetto per facilitare la viabilità di Genova, pensato per ricollegare le aree industriali più difficili da raggiungere in seguito alle conseguenze del crollo del Ponte Morandi.

L’iniziativa è realizzata da Jojob, l’operatore di carpooling aziendale che tramite piattaforma web e app su smartphone agevola gli spostamenti casa-lavoro di colleghi della stessa azienda o di aziende limitrofe, su invito di Talent Garden Genova, la società che gestisce l’omonimo spazio di coworking situato al GREAT Campus e specializzata nello sviluppo di servizi innovativi, e grazie al sostegno del CIELI, Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica, i Trasporti e le Infrastrutture dell’Università di Genova, diretto dal Prof. Enrico Musso. Le due startup rispondono alla chiamata del Comune del capoluogo ligure per trovare soluzioni che snelliscano la viabilità, congestionata a causa dell’emergenza cittadina.

Come funziona ColleghiAmoGenova

Con “ColleghiAmoGenova” Jojob mette a disposizione gratuitamente il servizio di carpooling aziendale per facilitare gli spostamenti di lavoratori e cittadini. Tutti gli abitanti che utilizzano il proprio mezzo per raggiungere il posto di lavoro possono condividere l’auto con chi ha difficoltà ad attraversare la città per recarsi al lavoro, contribuendo anche a ridurre il numero di vetture nelle strade e il traffico cittadino. Per attivare il servizio è sufficiente scaricare l’app “Jojob Carpooling” su smartphone o registrarsi su www.jojob.it/colleghiamogenova. Per facilitare l’utilizzo, sono state individuate in città 10 aree quali punti di arrivo, a ciascuna delle quali corrisponde un codice. Ogni iscritto dovrà inserire il codice dell’area in cui si trova l’azienda per cui lavora o il CAP di destinazione, per poter pubblicare il proprio tragitto casa-lavoro e individuare passeggeri o autisti con cui condividere la tratta.

Le aree della città individuate e il loro codice abbinato sono:

Voltri: COLLEGHIAMO1

Sestri Ponente: COLLEGHIAMO2

Campi: COLLEGHIAMO3

Bolzaneto: COLLEGHIAMO4

Sampierdarena WTC: COLLEGHIAMO5

Porto Antico/Darsena: COLLEGHIAMO6

Piazza Dante/Via XX Settembre: COLLEGHIAMO7

Brignole/Marassi: COLLEGHIAMO8

Molassana: COLLEGHIAMO9

San Martino: COLLEGHIAMO10

Per le persone che desiderano iscriversi ma che non lavorano nelle zone mappate, il codice da inserire sarà il CAP dell’indirizzo di destinazione.

Le aziende della città potranno inoltre richiedere a Jojob, scrivendo a support@jojob.it, l’attivazione di un codice dedicato da comunicare ai propri dipendenti.

“Siamo rimasti molto colpiti da quanto è accaduto a Genova” spiega Gerard Albertengo, CEO & founder di Jojob. “Conoscendo da vicino le problematiche della mobilità, è stato spontaneo offrire il nostro aiuto e mettere a disposizione dei lavoratori genovesi la tecnologia e l’esperienza del nostro servizio. Abbiamo accolto la proposta di Talent Garden Genova, che lavorando sul tessuto locale ci ha permesso di studiare la soluzione più adatta alla comunità. L’invito per tutti i cittadini – prosegue Albertengo – è quello di essere solidali e condividere sulla piattaforma e sull’app la propria auto nel recarsi al lavoro, così da aumentare le possibilità di spostamento e rendere più vivibile una situazione critica per tutti”.

“Questa è la mission di Talent Garden: sostenere l’innovazione a beneficio delle comunità”, aggiunge Elisabetta Migone, Amministratore Delegato di Talent Garden Genova. “Il carpooling è una soluzione utilizzata in tutto il mondo per ridurre traffico e inquinamento. Oggi abbiamo l’opportunità, oltre che la necessità, di sostenere nuove forme di mobilità urbana, e la tecnologia ci viene in aiuto con soluzioni semplici e a costo bassissimo”.
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Chi è Jojob

Il servizio Jojob di Bringme è un innovativo servizio di carpooling aziendale, nato con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di aziende limitrofe. Jojob è costituito da una piattaforma web e da un’applicazione mobile. Ogni utente, dopo essersi registrato su www.jojob.it, potrà visualizzare su una mappa la posizione di partenza dei propri colleghi e dei dipendenti di aziende limitrofe alla propria, mettersi in contatto e condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro. Con l’applicazione mobile, l’unica in grado di quantificare la reale CO2 risparmiata dopo ogni tragitto percorso in car pooling, ogni passeggero potrà certificare il tragitto effettuato, ottenendo punti trasformabili in sconti da utilizzare in locali, ristoranti, bar e palestre convenzionate, sia a livello nazionale che locale.

Cos’è Talent Garden Genova

Talent Garden Genova è uno spazio di co-working che sorge all’interno del GREAT Campus, Parco Scientifico e Tecnologico di Genova, e ospita una community di innovatori che lavorano nel campo del digitale e della tecnologia. Ogni giorno startup, freelance, studenti e piccole e grandi aziende lavorano fianco a fianco negli oltre 600 mq di spazi di coworking, dando vita a collaborazioni e progetti ad alto impatto innovativo. Talent Garden Genova è partner di aziende e istituzioni in progetti che riguardano l’innovazione di processi, prodotti e servizi.

Fonte: agenziapressplay.it

In Liguria il libero scambio di semi e cultura

Il 14 e 15 gennaio nei pressi di Genova abbiamo potuto assistere ad una “due giorni” davvero fuori dal comune, caratterizzata dal premio Parole di Terra e dal Mandillo dei Semi. Tra interviste, conferenze di Giorgio Diritti e Massimo Angelini, scambio di semi e riunioni del consorzio la Quarantina, abbiamo potuto assaporare assaggi di un mondo che ci piace, un mondo in cui natura, cultura, coltura e relazioni siano davvero i protagonisti indiscussi del nostro presente e del nostro futuro. Nel 2012, mentre esploravo l’Italia in camper, ebbi il privilegio di incontrare a Genova Massimo Angelini, ruralista, filosofo della terra, “padre” del Mandillo dei Semi, della Rete Semi Rurali, della casa editrice Pentàgora  e tra i protagonisti della battaglia che ha permesso dal 2007 all’Italia di essere uno dei pochi Paesi europei in cui non è vietato lo scambio di semi.img_5215

Sì, sembra assurdo, ma prima anche da noi era vietato donare, scambiare e vendere i propri semi.
Angelini mi introdusse quindi a questi straordinari mondi e mi permise di scoprire che una volta all’anno, dal 2001, centinaia di persone si ritrovano nei pressi di Genova per scambiare semi (prevalentemente locali), esperienze, amicizie.

Quando un altro uomo speciale nonché agente del cambiamento ligure Davide Capone, pochi mesi fa ci ha proposto di partecipare al raduno di inizio 2017 non ho esitato un attimo ad urlare il mio entusiasmo. Ed è così che pochi giorni fa ho potuto toccare con mano, finalmente di persona, questo semplice, quasi banale e quindi straordinario evento di “pace”.IMG_5156.jpg

Massimo Angelini

“Quando nacque il Mandillo – mi spiega Massimo Angelini – in Italia eravamo praticamente gli unici a scambiare semi. C’eravamo solo noi e quelli della Fierucola di Firenze. Ora ci sono decine di eventi come questi, eppure ogni anno le presenze al nostro incontro aumentano. Non so dire se sia un segnale di aumento di consapevolezza o una moda”.

In un caso o nell’altro io trovo fantastico che questo tipo di incontri e di azioni stia avendo una diffusione così virale. Il 15 gennaio a Ronco Scrivia sono transitate, tra i banchi degli scambiatori di semi, oltre 2000 persone! Ma non è tutto. All’interno di questi due giorni, ho potuto assistere anche al premio letterario organizzato dall’Associazione Parole di Terra, che vedeva come ospite speciale il regista Giorgio Diritti. Ho assistito alla sua conferenza, ho apprezzato la proiezione di un suo documentario e soprattutto ho potuto conversare con lui e ne sono uscito ulteriormente arricchito.giorgio-diritti.jpg

Giorgio Diritti

Nel video che vi proponiamo, trovate un assaggio di tutto questo.
Nelle prossime settimane, avremo modo di approfondire gli incontri più significativi.
Buona visione!

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/liguria-libero-scambio-semi-cultura/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Assocarta al Festival della Scienza di Genova: “Per dire che la carta è riciclabile e compostabile”

Dopo il successo di presenze del 2013 torna il LABORATORIO DELLA CARTA al Festival della Scienza di Genova, presso il Porto Antico, un percorso educativo che illustra a studenti e cittadini come tutte le tipologie di carta, oltre ad essere ottenute da materie prime certificate, siano riciclabili, biodegradabili e compostabili.380818

Dopo il successo di presenze del 2013 torna il LABORATORIO DELLA CARTA al Festival della Scienza di Genova, presso il Porto Antico, un percorso educativo – a cura di Vanda Elisa Gatti – che illustra a studenti e cittadini come tutte le tipologie di carta, oltre ad essere ottenute da materie prime certificate, siano riciclabili,biodegradabili compostabili. Uno spazio di 100m2 dove la carta si può toccare e sperimentare grazie agli animatori presenti al Laboratorio che simulano prove scientifiche di combustione, resistenza e assorbenza della carta ma anche un esperimento “cognitivo” sul packaging che mette in luce la valenza di protezione, resistenza ma anche di creatività e design dell’imballaggio al consumatore che può scegliere la carta per la sua sostenibilità, biodegradabilità e compostabilità. Ma la carta è anche artistica, innovativa, memorabile, assorbente, e igienica e assolve alle più svariate funzioni della vita quotidiana e collettiva. La funzione igienica della carta è uno dei messaggi illustrati nel Laboratorio con il supporto di materiali educativi messi a disposizione da Lucart Group, main sponsor dell’iniziativa. Al termine del percorso educativo gli studenti portano con sé uno shopper in carta realizzato da Taffarello Bags to communicate su carta Cartiere Saci riciclata al 100%contenente fazzolettini di carta Tenderly, borsette multi colore realizzate dalla Cartiera di Cordenons e origami.
“Lo shopper in carta avana messo a punto per il Festival della Scienza” spiega Massimo Medugno DG di Assocarta “è una iniziativa per comunicare l’importanza della sostenibilità del packaging in carta messa a punto in collaborazione con TwoSides – Il lato verde della carta – una iniziativa europea, coordinata per l’Italia da Assocarta, con l’obiettivo di informare i consumatori sul carattere naturale e rinnovabile del legno, materia prima che insieme alla carta da macero è impiegata per produrre carta. Con 2000 kg riciclati al secondo” spiega Medugno “la carta è il materiale più riciclato a livello europeo. In Italia, ad esempio, il riciclo negli imballaggi è all’85%. Tutto questo in un contesto europeo in cui la superficie forestale è cresciuta del 30% rispetto al 1950: ogni anno le foreste aumentano di un’area pari a 1,5 milioni di campi da calcio (circa 850.000ha)”. Il Laboratorio della Carta è stato realizzato grazie al contributo di Lucart Group, main sponsor dell’iniziativa, con il supporto di Assocarta, Burgo Group, Cartesar, Cartiera di Cordenons, Cartiere Saci e Taffarello Spa, Fedrigoni Group, NextMade e Master in “Produzione della Carta e Gestione del Sistema Produttivo” Lucca e altre realtà aziendali della filiera cartaria.

Fonte: ecodallecitta.it

Genova ma non solo…una strage infinita

Ancora un morto per l’acqua che si riprende, ingoiandola, tutta quella terra che gli è stata strappata con il cemento, con la violenza, con l’imposizione, con la speculazione e con l’ignoranza. Genova, oggi, è lo specchio delle nostre colpe.alluvione_genova

Un morto, paesi devastati, strade scomparse, scuole chiuse, una popolazione in emergenza che guarda sbigottita la voragine che le si apre sotto i piedi. Le piogge hanno fatto esondare torrenti che non avrebbero dovuto esondare, hanno provocato danni che non sono giustificabili. Genova è travolta per l’ennesima volta e paga il pezzo di decenni di sfruttamento ambientale senza scrupoli e di abbandono del territorio. «Basta grandi opere inutili, è ora di ragionare seriamente sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio», ha detto Legambiente. «Gli investimenti previsti dalla Legge obiettivo per l’area di Genova – afferma l’associazione – parlano solo di grandi infrastrutture: tre miliardi per la seconda autostrada di Genova Gronda di ponente, sei miliardi per il Terzo valico ferroviario, la linea ad alta velocità Milano-Genova in gestazione da oltre 20 anni. A cui si possono aggiungere i 45 milioni di euro previsti per la realizzazione dello scolmatore del Fereggiano, destinato a convogliare le acque del torrente». «Per proteggere la popolazione – afferma Legambiente – serve un programma di manutenzione del territorio e di prevenzione del rischio, che fornisca strumenti concreti e fondi per renderli operativi oltre a un’efficace azione di informazione e formazione dei cittadini sulla ’convivenza con il rischiò, per sapere cosa fare in caso di fenomeni come questi». «Occorre – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -invertire la tendenza degli ultimi anni, in cui si è speso circa 800mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli. Ma abbiamo una politica delle infrastrutture che continua a sostenere le grandi opere, e progetti che continuano a rimanere solo sulla carta, a scapito della sicurezza delle persone e del contrasto del dissesto idrogeologico». «Il ministro dell’Ambiente Galletti – prosegue Cogliati Dezza – dichiara che nello Sblocca Italia sono inserite norme che consentono di velocizzare le procedure amministrative sulle opere strategiche per la messa in sicurezza del territorio e afferma la necessità che questi cantieri partano subito. Chiediamo però che a partire sia soprattutto una efficace politica ordinaria di mitigazione del rischio e che si esca finalmente dalla logica dei commissari straordinari». L’articolo 7 del decreto Sblocca Italia, sostiene l’associazione ambientalista, «affronta il tema del rischio idrogeologico attraverso la realizzazione di interventi puntuali, senza mettere in campo una strategia generale di governo del territorio e dei fiumi e un’efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dalle aree urbane che oggi sono le più colpite A Genova un abitante su sei vive o lavora in zone alluvionabili e, di fatto, la popolazione convive con il rischio idrogelogico in una città insicura e pericolosa». «Una politica di adattamento e di mitigazione ai cambiamenti climatici – dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – significa intervenire sulla manutenzione e riqualificazione dei corsi d’acqua, sui sistemi di drenaggio delle acque meteoriche, aumentando la capacità di esondazione dei corsi d’acqua e di permeabilità dei suoli urbani o delocalizzare quelle strutture che oggi causano le condizioni di rischio mettendo risorse su questo. I Comuni però stanno subendo una crisi finanziaria senza precedenti e la Regione ha a disposizione pochi fondi. Così a Genova, ancora una volta l’acqua riprende gli spazi che le sono stati sottratti dell’asfalto e dal cemento».

Fonte: ilcambiamento.it

 

Alluvione Genova, che fine ha fatto il progetto Io Non rischio?

Appena il 2 ottobre, Genova con Torino e Milano ribadiva il suo impegno a presentarsi a Bruxelles e a Barcellona come città capofila nel progetto delle Smart City

Proprio ieri Francesco Oddone assessore genovese allo Sviluppo economico era a Bruxelles al Kick-off meeting Action Clusters su Smart City dove ha presentato i passi avanti fatti dalla città di Genova nell’ambito del progetto europeo CloudT. Ovvero potenziare la comunicazione con i cittadini attraverso internet e i devices elettronici, primi su tutti gli smartphone. Oddone presenterà il medesimo progetto, ma con qualche dato in più dal 18 al 20 novembre allo Smart City Expo World Congress di Barcellona. E sapete di quali dati in più disporrà? Dei risultati finali del test IoNonRischio, piattaforma sviluppata per l’Ufficio di Protezione civile e adottata dal Comune di Genova per coinvolgere i genovesi nella gestione delle emergenze. I risultati che derivano dalla consultazione on line saranno resi disponibili dal 13 ottobre al 15 ottobre 2014 nel corso del prossimo meeting Clout. Sarà quella l’occasione per tirare le somme su come e se ha funzionato il progetto IoNonRischio adottato dalla città di Genova per proteggere i cittadini proprio dagli eventi come le alluvioni.piogge-genova

A Genova si sa quanto piove e si conoscono bene i punti di forza e di debolezza del territorio e questi rappresentano i primi dati utili per organizzare un efficiente servizio di prevenzione dei disastri naturali. Peraltro si legge sul sito del Comune di Genova:

Anche il Comune di Genova aderisce alla campagna nazionale IO NON RISCHIO, adottandone l’identità visiva. Questa applicazione si aggiunge agli strumenti della campagna nazionale, offrendo contenuti e servizi pensati dal Comune di Genova per il proprio territorio. I volontari di protezione civile sono presenti in piazza a Genova durante le giornate della campagna nazionale per parlare con i propri concittadini di terremoto e alluvione.

Il Comune ha poi annullato la presenza dei volontari della Protezione civile per sabato e domenica 11 e 12 ottobre.

Questa la descrizione della APP:

IoNonRischio fornisce sia informazioni sulle norme comportamentali di autotutela in caso di emergenza, sia alcuni servizi real-time, quali esposizione dei dati delle centraline meteo del Comune di Genova, i contenuti dei pannelli a messaggio variabile dislocati sul territorio cittadino, le webcam del Mobility Point genovese, in più collegamenti al sito Arpal di previsioni Meteo e al Centro funzionale di Protezione Civile della Regione Liguria.

Inoltre l’applicazione offre la possibilità di navigare sulla mappatura delle aree potenzialmente allagabili pubblicate anche sul sito del Comune di Genova. Permette di visualizzare se l’utente si trova all’interno delle stesse o se un indirizzo da lui digitato corrisponde a quelli pubblicati on line e definiti come “Civici ricadenti nelle aree a rischio inondazione”.
Dall’applicazione è infine possibile collegarsi alle pagine social del Comune di Genova, facebook e twitter. IoNonRischio presenta in homepage l’informativa del Comune riguardante la connettività FreeWifiGenova, con pagine dedicate all’interno dell’applicazione.
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Marco Doria il sindaco di Genova, ha detto:

Noi ci muoviamo sulla base delle previsioni Arpal che non ci davano nessun picco di allerta. E in assenza di Allerta la nostra attenzione si è concentrata sulle scuole che ieri hanno potuto svolgere normalmente il loro orario scolastico. C’era stata anche una attenuazione della criticità. Poi, senza alcuna previsione che ce lo dicesse, abbiamo dovuto registrare un aumento repentino della perturbazione. Alle 21 e 25 abbiamo ricevuto la prima segnalazione per allagamento in via Adamoli. Dopo le 22 le segnalazioni erano insistenti e abbiamo capito che dovevamo intervenire. Alle 23.02 sui social media della protezione civile abbiamo mandato i primi messaggi per massima attenzione nella valle del Bisagno. Abbiamo deciso dopo mezzanotte di chiudere scuole e mercati per il giorno dopo.

Stamane l’avviso di Allerta 2, ovvero quello che invita alla maggiore cautela. Ma come ha avuto modo di ricordare il prof. Franco Ortolani a fare la differenza in queste circostanze è la prevenzione ossia il mettere in sicurezza la città e il territorio circostante anche con piccoli lavori di manutenzione ordinaria. Ma probabilmente a prevalere nella maggior parte delle amministrazioni (e non solo italiane) è la Shock economy, come la definisce Naomi Klein, ovvero l’economia fondata sui disastri che distribuisce una pioggia di soldi ai soliti noti.

Fonte: I dati delle immagini sono tratti dal Patto dei Sindaci SEAP

Le Lavatrici di Genova verso la riqualificazione energetica: è il progetto R2City

Genova per l’Italia, Valladolid per la Spagna e Kartal per la Turchia faranno da apripista per il progetto di riqualificazione energetica residenziale europeo R2City: 15 milioni di euro per intervenire su tre quartieri altamente inefficienti, che serviranno da casi di studio379594

Genova con Valladolid in Spagna e Kartal in Turchia sono le tre città apripista dell’efficienza energetica nell’edilizia residenziale pubblica con l’obiettivo di avviare una nuova fase di ristrutturazioni su larga scala in Europa, nel quadro di nuove strategie di pianificazione urbana. E’ il progetto europeo R2 Cities, con durata di quattro anni e finanziato per 15 milioni di euro dal Seventh Framework Programme europeo per le attività di ricerca, con specializzazione nella riqualificazione energetica. Nel programma sono coinvolti Officinae Verdi (UniCredit-Wwf), altri 15 partner di sei differenti nazionalità, tra cui la Fondazione Cartif, l’Energy Institute di Istanbul, il Comune e l’Università degli Studi di Genova, Abb spa. Attraverso interventi di efficienza energetica sui 57.000 metri quadrati complessivi di edilizia residenziale pubblica dei tre siti coinvolti nel progetto si punta a livelli di consumo di 70 kWh/mq, con una riduzione del 60% dell’utilizzo di energia attuale. E nel lungo periodo, a sviluppare una metodologia di progettazione, realizzazione e gestione di riqualificazioni energetiche che permetta di raggiungere livelli di consumo “quasi zero”, applicando soluzioni economicamente sostenibili e replicabili in contesti differenti. Ma l’obiettivo è anche abbattere le emissioni di CO2.  In Europa, spiega Officinae verdi, “oltre il 60% della popolazione – il 70% entro il 2030 – si concentra nelle città, responsabili del 40% dei consumi complessivi dell’Unione e del 36% delle emissioni di CO2. E nonostante i 160 milioni di edifici che costituiscono il patrimonio immobiliare comunitario siano generalmente datati, il tasso di ristrutturazioni annuo è inferiore al 2%“. Nell’ambito di R2 Cities, Officinae Verdi si occupa di valutare la sostenibilità economica e l’efficacia in termini di prestazione energetica degli interventi proposti, su un set di circa 30 tecnologie, di supervisionare le attività di misura e verifica delle prestazioni energetiche, di delineare modelli di business per lo sviluppo delle soluzioni individuate sul mercato.

GENOVA
Genova, il quartiere coinvolto nel progetto è quello delle Lavatrici, oltre 500 abitazioni di edilizia popolare costruite tra il 1980 e il 1990 in cui vivono per lo più anziani a basso reddito. È stato l’ultimo sito ad entrare nel progetto e la fase di diagnosi energetica non è ancora stata completata. Al momento, tra le soluzioni da adottare, si stanno considerando l’isolamento del tetto e delle pareti, la sostituzione degli infissi e dei balconi dotati di “vetri a effetto serra”, che causano aumento del calore.

VALLADOLID
Nel quartiere Cuatro de Marzo di Valladolid, formato da oltre 1.900 abitazioni costruite nei primi anni Sessanta, la fase preliminare di diagnosi energetica è stata realizzata. Gli obiettivi da raggiungere sono il 60% di risparmio energetico e il 60% di riduzione delle emissioni di CO2. Le soluzioni ipotizzate comprendono l’isolamento delle facciate, l’installazione di caldaie centralizzate a biomassa e di impianti fotovoltaici.

KARTAL
Il quartiere Yakacik di Kartal, Turchia, è caratterizzato da un isolamento insufficiente e sistemi di illuminazione a bassa efficienza energetica. L’area individuata per gli interventi di riqualificazione copre quasi 19.000 mq. Raccolta dei dati, elaborazione del modello di performance energetica e diagnosi energetica sono in fase di completamento.

Fonte: ecodallecittà.it

Smart City Weeks, la presentazione degli eventi di Torino

Sono state presentate venerdì 16 maggio presso l’Urban Center Metropolitano le Smart City Weeks, che nascono dalla cooperazione di tre città, Torino, Milano, Genova. A Torino gli appuntamenti (in allegato al fondo) si svolgeranno dal 30 maggio al 9 giugno379185

Workshop, mostre, festival, fiere e iniziative sportive, che coinvolgono associazioni, enti culturali, fondazioni e i due atenei cittadini. È questo il programma torinese di Smart City Weeks, la manifestazione dedicata al concetto di città intelligente, ovvero una città, per dirla con la parole del comune di Torino, in cui “la tecnologia, le reti energetiche, la comunicazione sono poste al servizio dell’ambiente urbano, della sostenibilità, del benessere dei cittadini”.
Smart City Weeks non è altro che l’evoluzione degli Smart City Days del 2013, e nasce dalla cooperazione di tre città, Torino, Milano, Genova, con il sostegno di Iren Spa. “Tre città che stanno affrontando la sfida della diffusione delle reti, delle nuove tecnologie ICT e della sostenibilità, – scrive Palazzo Civico – con l’obiettivo di realizzare un cambiamento culturale che renda i cittadini smart citizens”. Aprirà la strada Milano, con un programma di eventi nella settimana tra il 22 e il 30 maggio, mentre Genova chiuderà tra il 17 e il 20 giugno con l’evento TRANSFORMation Dialogue. In mezzo si colloca Torino, con una serie di iniziative in programma dal 30 maggio al 9 giugno.
Alla presentazione degli eventi torinesi, svoltasi giovedì 16 maggio nelle stanze dell’Urban Center Metropolitano in piazza Palazzo di Città, hanno preso parte l’assessore all’Ambiente del comune di Torino Enzo Lavolta, il direttore artistico della manifestazione Gaetano Capizzi e il presidente di Iren Energia Tom Dealessandri, che hanno illustrato le varie iniziative insieme ai promotori.

fonte: ecodallecittà.it

 

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ex Ilva di Genova: 20 milioni di euro per le bonifiche e non paga chi ha inquinato

La lunga storia dell’inquinamento subito dal quartiere Cornigliano a Genova sembra giunto all’epilogo con un conto salatissimo da 20 milioni di euro per bonifiche che non pagheranno però gli inquinatorialtoforno-Ilva-620x350

Il Secolo XIX annuncia che la bonifica per l’area Sottoprodotti (SOT) dell’ Ilva di Genova costerà presumibilmente tra i 15 e i 20 milioni di euro. La terra su cui sorgeva l’acciaieria con la cokeria è intrisa di benzene fin sotto la falda acquifera e occorre impacchettare l’intera zona in una scatola che impermeabilizzi il suolo. A questa soluzione si è giunti dopo molti anni di discussioni e progetti fino all’ultimo definitivo messo a punto dagli esperti de La Sapienza di Roma. E’ previsto anche la messa in sicurezza del torrente Polcevera che passa proprio li sotto. I soldi arriveranno dalla grande cassa dell’accordo di programma tra enti, governo e acciaierie Ilva per cui gli enti locali pagheranno l’onere delle bonifiche. Amaro epilogo dunque che potrebbe essere analogo a quel che si sta prospettando per l’Ilva di Taranto. Vi racconto la storia dell’Ilva di Genova perché presenta molte analogie con la storia dell’Ilva di Taranto avendo in comune la famiglia Riva a gestirle. L’impianto di produzione a caldo di acciaio a Cornigliano, quartiere alle porte di Genova abitato da circa 20 mila persone, era in attività sin dagli anni ‘50. Prima le Acciaierie di Cornigliano erano un azienda pubblica, ovvero l’Italsider poi acquistata dal re dell’acciaio Emilio Riva, rilevandola dalla Cogea consorzio pubblico-privato. Nel 1999 ne viene disposta la chiusura a seguito di una sedie di indagini epidemiologiche condotte per 5 anni dai pm Vittorio Ranieri Miniati, Francesco Pinto e Francesco Cardona Albini che evidenziano quanto il numero di morti a causa dei tumori nelle vicinanze di Cornigliano sia troppo elevato e da attribuirsi all’attività dell’acciaieria. Prima di arrivare alla chiusura definitiva e lasciare in strada 1200 operai con le loro famiglie l’allora sindaco di Genova Giuseppe Pericu chiede ai Riva di ridurre le emissioni che rispondono con un rifiuto all’ordinanza. Nel 2011 il Gip Vincenzo Papillo firma il decreto di chiusura. Il ministro per l’ambiente era Willer Bordon e direttore generale del ministero Corrado Clini che si espresse a favore della chiusura dell’area a caldo. Il Tar nel 2001 ferma la proposta dei Riva di impiantare un forno elettrico poiché la zona è talmente inquinata che deve essere sospesa ogni attività industriale. Ma nel caso di Genova e con il governo guidato da Giuliano Amato vi fu unanime consenso nel chiedere la chiusura dell’impianto a caldo a causa delle troppe morti. I Riva imboccano la strada del ricatto occupazionale sostenendo che con la chiusura della cockeria si chiude anche lo stabilimento e che sono così costretti a mandare a casa 1200 operai. Di fatto la chiusura definitiva della cockeria si avrà il 29 luglio del 2005. Nulla di nuovo neanche qui. Il dato interessante ce lo fornisce Andrea Ranieri intervistato da Bruno Ugolini che ripercorre l’arrivo dei Riva all’Ilva. Si parte dal Piano Davignon per la riduzione della produzione dell’acciaio in Europa. E’ li che si decide con il progetto Utopia proposto da Ugo Signorini sindaco di Genovadi chiudere le aree a caldo di Cornigliano sprecate per cosìpochi operai e di delocalizzare tutto a Taranto. Ma L’Italsider che fa una barca di debiti si ritira e viene costituita Cogea con capitali al 70% privati e al 30 %pubblici. Gli imprenditori privati che vi partecipano sono Lucchini e Riva che diventa unico partecipante nel 1988. Ma è nel 1995 che Riva inizia a acquistare tutto pagando una prima rata e sospendendo poi ogni pagamento. Dunque l’inquinamento viene spostato a sud,a Taranto. Dice Andrea Ranieri:

Tutta l’operazione della semplificazione della siderurgia italiana è costata una barca di soldi, mentre la vendita a Riva fece incassare poco. Costarono molto, invece, ad esempio, i prepensionamenti. Io non leggo comunque la vicenda di oggi come una contrapposizione tra le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente. I giudici dicono una cosa importante quando affermano che è stata fatta una scelta (non si tratta di fatalità) tra l’inquinare o il non inquinare. Ovvero di investire per l’efficienza dello stabilimento e non altrettanto per l’ambiente. Le condizioni di rischio non cascano dal cielo, sono una scelta. Il grande balzo in avanti nella produzione e negli utili non è stato accompagnato dalla priorità da dare alla salvaguardia della salute.

Quel che resta sul campo dopo i reati contestati molti dei quali finiti in prescrizione è un terreno profondamente e gravemente inquinato da benzoapirene che sarà inscatolato per proteggere la falda acquifera e il torrente Polcevera. La bonifica non la paga chi ha inquinato ma tutti i cittadini che hanno subito. Perché come sottolinea ancora Ranieri:

Occorre costringere l’imprenditore a impiegare una parte degli straordinari profitti accumulati. Occorre superare la logica di chi dice che se si paga troppo in sicurezza poi certe produzioni se ne vanno dall’Italia.

Fonte:  Archivio storico Corriere, Il fatto quotidiano, Comitato Per Cornigliano

 

Allarme amianto a Genova: all’Ansaldo 135 casi di mesotelioma

Fra il 1994 e il 2010 sono stati registrati 135 casi di mesotelioma fra i lavoratori e gli ex lavoratori136193809-586x390

Genova potrebbe scoppiare un nuovo caso amianto. Il processo Eternit ha scoperchiato il vaso di Pandora di un’industria che per anni ha negato l’evidenza per non doversi confrontare con i costi delle bonifiche. Si è fatto finta di niente, come all’Olivetti o alla Solvay, ditte nelle quali non si contano i morti per mesotelioma. Ora è un’intera città, anzi una regione, a confrontarsi con il dramma dell’amianto e del mesotelioma pleurico. Negli ultimi giorni la Regione Liguria e il Comune di Genova hanno ricevuto un dossier che spiega come l’incidenza del mesotelioma pleurico sia quattro volte superiore alla media nazionale. Lo studio effettuato dal Centro operativo regionale del registro mesoteliomi è stato coordinato da Valerio Gennaro e ha analizzato l’impatto di quella malattia suddividendo per le più importanti aziende attive in provincia. I risultati sono inequivocabili: dal 1994 al 2010 sono stati registrati 135 casi di mesotelioma fra lavoratori ed ex lavoratori di Ansaldo, in modo particolare fra coloro che hanno prestato servizio nella caldareria. Ma se si considera il periodo sino al 2012 si contano un centinaio di casi anche nelle acciaierie Ilva, più una decina di ammalati alla Stoppani. Si sta cercando di capire quanti casi siano emersi fra i dipendenti della Fincantieri.

Naturalmente, considerati i lunghi tempi di latenza della malattia (che varia dai 15 ai 45 anni), è probabile che l’incidenza quadrupla rispetto alla media nazionale sia, purtroppo, una statistica in difetto. Il dossier è diventato oggetto di un vertice tenutosi ieri mattina a Palazzo Tursi fra i rappresentanti della giunta, il governatore Claudio Burlando e il deputato genovese del Pd Mario Tullo.

 

fonte: Il Secolo XIX