Gelicidio in Slovenia: le foreste distrutte

Le foreste in Slovenia in questi giorni vengono distrutte da un fenomeno che fatica ad apparire naturale, ma i media nazionali non informano. Lo fa Il Cambiamento.gelicidio_slovenia

La Slovenia è una piccola nazione ricoperta di prati e foreste nei quali sorgono piccoli paesi e cittadine le cui genti sono legate profondamente alla terra e ai prodotti che questa produce. Nelle grandi estensioni di boschi vivono animali rari e affascinanti, come l’orso bruno o la lince che in questa nazione di poco più di due milioni di abitanti riescono a sopravvivere molto bene, grazie ad una attenta gestione del territorio.  Montagne dal profilo dolce ricoperte di faggi, abeti, tigli e aceri si estendono a perdita d’occhio, aprendosi di tanto in tanto in ampi prati carsici da cui si godono delle viste mozzafiato. In queste foreste si possono osservare le impronte di lupi e linci, avvistare orsi e allocchi degli Urali, ascoltare il tamburellare del picchio nero sul tronco di qualche albero antico. Ma di alberi antichi ed anche giovani negli ultimi giorni ne sono rimasti in piedi assai pochi. Sulla Slovenia infatti si è abbattuto uno dei più terribili fenomeni meteorologici di sempre: la tempesta di ghiaccio, detta anche gelicidio.   Si tratta di un fenomeno che nei Balcani non è nuovo, ma non si è mai mostrato così devastante come in questi terribili giorni. In pratica una massa di aria fredda con temperature abbondantemente sotto lo zero stazionava da tempo ed in modo consueto su buona parte di Slovenia, Croazia, Bosnia e Ungheria. Un’altra massa di aria decisamente più calda e molto umida, portata dai venti di scirocco, si è insinuata in queste zone producendo intense piogge. Le gocce di pioggia, la cui temperatura era al di sopra dello zero, una volta arrivate al suolo si congelavano producendo una coltre apocalittica e mortale che in poche ore ha ricoperto gran parte della Slovenia e lembi delle nazioni confinanti. Il risultato è stato un disastro senza precedenti. Quasi il 40% delle foreste è stato distrutto o fortemente danneggiato. Il peso dei blocchi di ghiaccio ha infatti abbattuto o distrutto gli alberi, che nel migliore dei casi hanno perso tutti i piccoli rami mostrandosi ora come mostruosi scheletri.  Quasi 500.000 ettari di foresta (più della superficie dell’intero Molise), pari a circa la metà di tutto il patrimonio forestale sloveno, sono stati coinvolti, con molti milioni di metri cubi di vegetazione persa, e con essa migliaia di uccelli, piccoli mammiferi come scoiattoli e ghiri, e poi cervi, caprioli e i grandi predatori che hanno perso il loro habitat. E l’uomo? Per quanto sia meno importante e decisamente rimediabile, a differenza della distruzione di foreste ricche di grandi alberi e di biodiversità, è giusto citare il fatto che da giorni 12.000 chilometri di strade sono impraticabili per il ghiaccio e il legname abbattuto, 240.000 persone sono senza elettricità né riscaldamento, le autostrade sono impraticabili e soggette al passaggio degli animali che vagolano spaesati, centinaia di chilometri di linee telefoniche ed elettriche sono completamente distrutte dal peso del ghiaccio, stabilimenti industriali tra i più importanti del paese sono fermi o lavorano a rilento, le ferrovie sono congelate e ci vorranno mesi prima che le più piccole comunità possano tornare alla normalità. Ma questo fenomeno è naturale? Non pare proprio! È un fenomeno che parrebbe proprio essere conseguenza dell’effetto serra nella sua dirompenza e che potrebbe verificarsi anche in Italia, soprattutto nelle regioni del nord, compresa la popolosa Pianura Padana. Questi fenomeni, peraltro non isolati, di sovvertimento del clima e delle caratteristiche usuali delle stagioni, non possono non essere correlati con l’antropizzazione esasperata e l’inquinamento, i SUV che circolano dissennatamente in Europa, gli spensierati viaggi in aereo che consumano tonnellate di carburante, la frutta e verdura che abbonda sulle nostre tavole dopo aver percorso migliaia di chilometri da un continente all’altro. Siamo più o meno tutti colpevoli e saremo più o meno tutti coinvolti da fenomeni come questi o ancora peggiori, che potrebbero nell’arco di un decennio compromettere la produzione agricola mondiale e la salute di interi ecosistemi. Sta a noi iniziare il cambiamento, anche se non è facile ed occorre impegno e perseveranza. Bisogna iniziare dalle cose più semplici come andare in bicicletta o in autobus invece che in auto o in aereo, fino ad arrivare a rinunce più importanti e complesse. Lo dobbiamo a noi stessi ed anche alle linci e agli orsi della Slovenia.

Fonte: il cambiamento

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