‘Ghiacciai – Il futuro dei ghiacci perenni nelle nostre mani’. Al Muse di Trento la mostra sui termometri del riscaldamento globale

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Novamont sostiene “Ghiacciai”, la mostra del Museo delle Scienze di Trento che racconta natura, ricerca, avventura e mito degli ambienti glaciali. Il Museo delle Scienze (MUSE) di Trento, innovativo e modernissimo progetto museale voluto dalla provincia di Trento e realizzato dall’architetto Renzo Piano, inaugura una mostra di grande fascino – “Ghiacciai – Il futuro dei ghiacci perenni nelle nostre mani.

Masse di ghiaccio, riserve d’acqua dolce, attrazione turistica, laboratori scientifici a cielo aperto, termometri del riscaldamento medio globale, testimoni dell’impronta dell’uomo sull’ambiente. I ghiacciai sono tutto questo e molto di più. La mostra, visitabile fino al 23 marzo 2019, offre una fotografia dei ghiacciai che ricoprono il nostro pianeta da quattro prospettive: l’ambiente naturale glaciale e le dinamiche che lo mantengono in equilibrio; le attività scientifiche e i rilievi che permettono di quantificare lo stato di salute dei ghiacciai e di studiare i cambiamenti climatici degli ultimi secoli; le avventurose esplorazioni sui sentieri glaciologici; le vicende storiche e i miti legati ai luoghi più inospitali dell’ambiente montano. Il visitatore ha la possibilità di scoprire diverse realtà dell’attività glaciologica grazie a contenuti multimediali inseriti in strutture lignee, dalle linee essenziali e curiose. La desertificazioni dei suoli e le emissioni di CO2 sono tra le cause principali del riscaldamento globale. Utilizzare prodotti in bioplastica compostabile come il Mater-Bi di Novamont, smaltibili con la raccolta del rifiuto organico, anziché manufatti in plastica tradizionale, significa aumentare la produzione di compost, il miglior alleato per combattere il fenomeno della desertificazione. Commenta Andrea Di Stefano, responsabile comunicazione di business e eventi speciali di Novamont: “Sosteniamo la mostra “Ghiacciai” perché raccontare e documentare la realtà attuale dell’habitat glaciale significa sensibilizzare le coscienze e promuovere il cambiamento per combattere il degrado in cui versa madre Terra e l’impoverimento complessivo, non solo economico, in cui vivono le persone”. La sponsorizzazione al MUSE, che prevede una collaborazione triennale, si inserisce nell’ambito delle iniziative che da anni vedono Novamont impegnata nella divulgazione scientifica e nella promozione di modelli di produzione e di consumo sostenibili.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Con Helbiz un assaggio della mobilità del futuro

Helbiz è un nuovo sistema di car sharing tra privati basato su blockchain, per garantire sicurezza e semplicità.

Il futuro dell’automobile sembra sempre più simile a quello di un servizio digitale, piuttosto che la proprietà di un bene fisico. Se da anni esistono servizi come EnJoy, DriveNow e Car2Go che permettono agli utenti di sfruttare la flotta auto di un fornitore privato (rispettivamente ENI, BMW e Mercedes, negli esempi), nuove opportunità tecnologiche stanno aprendo la porta a piattaforme innovative che potrebbero influenzare positivamente il mercato. Helbiz è una piattaforma di car sharing  peer-to-peer che consente il noleggio d’auto fra privati. La soluzione si basa su un sofisticato hardware che viene installato (gratuitamente) a bordo auto, permettendo così ai noleggiatori di localizzare la vettura, sbloccarla e utilizzarla con le dovute garanzie (assicurazione compresa) senza bisogno di prenotazioni, scambi chiave e ulteriori interazioni.

Automatizziamo l’intero processo di noleggio, compresa la verifica, i contratti, le condizioni e i termini di servizio, i pagamenti, l’assicurazione personalizzata e la consegna delle chiavi“. A parlare a Ecoblog.it è Salvatore Palella, imprenditore e fondatore di Helbiz.

Helbiz sfrutta la forza della blockchain come sistema di tracciabilità per assicurare un pagamento granulare del servizio e soprattutto la sicurezza sia per l’utente che per il fornitore di auto. Helbiz si divide tra i servizi di Car Sharing (noleggio auto fra privati), Transportation Platform (piattaforma inclusa delle varie forme di trasporto pubblico) e Pay, un sistema di pagamento con portafoglio digitale. I servizi Pay e Transportation Transportation Platform verranno lanciati negli Stati Uniti a partire dalla prossima estate. Non è stata annunciata una data per la piattaforma di Car Sharing.

Fonte: ecoblog.it

Festa dell’Altra Velocità: per il futuro che è già presente

Dal 29 giugno al 1 luglio ad Avigliana, in Piemonte, un nuovo appuntamento per supportare le connessioni fra i soggetti che operano nel cambiamento e fra essi e il grande pubblico delle persone in transizione. Un programma in via di definizione attraverso la progettazione partecipata e tuttavia già ricco di temi. Si chiama Altra Velocità ed è una festa completamente nuova, dedicata a persone e gruppi portatori di esperienze di cambiamento, di alternative possibili, di un futuro che – sebbene ignorato dai media tradizionali – è già presente. Ideato e organizzato da un gruppo di associazioni operanti nel consumo critico, nella comunicazione, nell’agricoltura contadina e nell’accoglienza ai migranti, l’evento si svolgerà dal 29 giugno al 1 luglio prossimi ad Avigliana, in Val di Susa (TO). Altra Velocità (e la sua versione francese Autre Vitesse) nasce dalle numerose esperienze che, in Italia e in Europa, stanno da tempo lavorando per costruire una società orientata al bene comune e al rispetto dell’ambiente piuttosto che all’incremento delle ricchezze materiali di pochi. Alcune di queste esperienze hanno semplicemente scelto di ritrovarsi e di invitare le altre a raggiungerle.

Ci saranno laboratori, incontri tematici ed escursioni divisi in tre filoni: il benvivere, ossia dove vogliamo andare; le alleanze, ossia insieme a chi; e gli strumenti, ossia come vogliamo muoverci. Saranno presentati i progetti attivati negli ultimi anni orientati alla promozione di stili di vita sostenibili e al bene comune. Oltre ai progetti italiani, tuttavia, vi sarà una nutrita partecipazione di esperienze analoghe francesi (non a caso la festa ha un titolo bilingue).festa-altra-velocita-futuro-presente-1528278749

Una 3 giorni che si pone l’obiettivo, da un lato, di celebrare il lavoro svolto dalle diverse reti ed organizzazioni, e dall’altro di mostrare a tutti, operatori e curiosi, la strada da seguire per i prossimi passi. Si parlerà di patti di filiera, co-produzioni, sistemi comunitari di scambio, Piccola Distribuzione Organizzata (PDO), agricoltura sostenuta dalla comunità (CSA), comunicazione partecipata, facilitazione, rapporto tra salute e alimentazione, integrazione. Sarà inoltre presentata la campagna per una legge che riconosca l’Agricoltura Contadina. E, come sempre accade in questo tipo di eventi, ci sarà spazio anche per l’intrattenimento: musica, danza, teatro, cinema e anche attività per bambini.

Molto interessante il metodo adottato per la definizione dei contenuti. Il programma è pensato come un grande laboratorio di progettazione partecipata: viene costruito insieme, con il contributo costante di chi, semplicemente, sceglie di esserci. Una lavagna interattiva in evoluzione segnala gli argomenti proposti, i gruppi attivi, le attività e i collegamenti ai progetti comuni in partenza. Insomma, un work in progress in cui il processo è interessante quanto il risultato, almeno a giudicare dai temi confermati fin qui e dai loro curatori:

1) Co-produzioni e CSA > A cura di Le Galline Felici
2) Strumenti per sistemi di credito > A cura di RETICS
3) PDO > A cura di RES.TO. Partecipano: produttori Locali, DISOTTO, OLTREfoodCOOP, RES Italia
4) Aspetti fiscali per associazionismo dei produttori > A cura di RES.TO
5) Incontro con realtà del territorio > A cura di Scenari di futuro
6) Il valore del cibo > A cura di LoFaccioBene
7) Laboratorio reti contadine> A cura di REES Marche. Partecipano: Rete dei Semi Rurali, Mais, ASCI ed ARI.
8) Laboratorio sui sistemi di credito > A cura di RETICS
9) Gas e salute > A cura di RES.TO
10) Ingredienti per il futuro > A cura di Rete di Reti
11) Comunicazione integrata (compresa quella nelle scuole) > A cura di Le Galline Felici – IRIS
12) Laboratorio su comunicare senza marketing > A cura di Smarketing
13) Laboratorio sulla facilitazione (da confermare) > A cura di Alekoslab
14) Integrazione migranti > A cura di REES Marche. Partecipa Refugees Welcome
15) Intelligenza collettiva > A cura di Usines a gas
16) Laboratorio di autoformazione sul Bilancio del Bene Comune > A cura di IRIS
17) Viaggiare > A cura di Compagnia dei Cammini
18) Attività con bambini e adolescenti > A cura di Praticare il futuro

Le organizzazioni che partecipano e promuovono la festa sono indicate qui di seguito (altre si stanno man mano aggiungendo): Worcup!, Etinomia, Galline Felici, Usine-a-gas (Cortocircuiti francesi), GAStorino, RES.TO (Rete Gas Torino Ovest che comprende i Gas Almese, Alpignano-Pianezza, dal Bass, Arcoiris, Buttigliera, Cavagnetta, Valmessa e Trana), REES Marche, Gas Chiomonte, Gas Pinerolo Stranamore, Praticare il futuro, Gas Avigliana, Solidarius Italia, Iris, Fairwatch, Social Business World, comune-info, LoFaccioBene, Scenari di Futuro, Smarketing, Alekoslab, Genuino Valsusino, Rete di Reti (Associazione Decrescita, Bilanci di Giustizia, Federazione per l’Economia del Bene Comune, Italia che Cambia, Movimento Decrescita Felice, RES Italia, RIVE e Terra Nuova insieme ad altre reti e organizzazioni), Giovani in Vita, Compagnia dei Cammini e Rete Gas Varese.

Le informazioni sulla festa e il programma saranno a breve online sul sito (al momento in costruzione) www.altravelocita.info. Per il momento è attiva la pagina Facebook dell’evento, al quale si può già iniziare a registrarsi, e la mail altravelocita@socialbusinessworld.org.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/festa-altra-velocita-futuro-presente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Eolico con vento a bassa velocità: il futuro delle energie rinnovabili?

Per produrre più energia rinnovabile verde dalle torri eoliche i produttori stanno puntando su siti con vento fino a 7,5 metri al secondo. E le pale cambiano design.http _media.ecoblog.it_2_2c1_eolico-a-bassa-velocita-il-futuro-delle-energie-rinnovabili

Abbassare i costi dell’energia rinnovabile producendone di più con lo stesso numero di impianti installati. E’ questa la sfida per i signori del vento, che studiano nuove tecnologie per aumentare la produzione delle torri eoliche.

Le strade per farlo sono, al momento, due: la prima è puntare sull’eolico offshore galleggiante che sfrutta enormi quantità di vento ad alta velocità per produrre, in mezzo al mare, l’energia rinnovabile che noi consumiamo a terra. La seconda strada è esattamente opposta: restare a terra e sfruttare i venti deboli, a bassa velocità.

Sfruttare i venti deboli ha un vantaggio e uno svantaggio: il vantaggio è che i siti con poco vento sono abbondanti, quindi si possono installare le pale eoliche anche dove prima non si poteva; lo svantaggio è che, a parità di dimensioni dell’impianto, la produzione di energia rinnovabile è inferiore. O forse sarebbe meglio dire “era inferiore”.

Nordex, produttore tedesco di impianti eolici inglobato l’anno scorso dalla spagnola Acciona, ha infatti rilasciato i dati relativi ai primi dodici mesi di attività delle sue torri N131/3300, che funzionano con vento a bassa velocità: 9 GWh di energia prodotta in un anno, da ogni torre eolica da 3,3 MWh.

Le torri Nordex N131 sono tra le più alte al mondo: la navicella arriva ad una altezza di 164 metri, aggiungendo il raggio delle pale si arriva a circa 230 metri. Le pale, per sfruttare i venti lenti fino a 7,5 metri al secondo di media annua, sono più grandi e ruotano più lentamente. Grazie ai risultati in termini di produzione dimostrati in questi ultimi 12 mesi presso il sito di Hausbay-Bickenbach, in Germania, questa tecnologia può essere considerata concorrenziale rispetto alle “tradizionali” pale eoliche che sfruttano i venti più forti.

Altri produttori stanno seguendo la stessa strada: Enercon, produttore tedesco terzo al mondo per volumi nel settore degli impianti eolici, sta lavorando al prototipo E-126 EP4, una torre da 4,2 MW di potenza che promette una produzione annua di 13 GWh con venti a 6,5 metri al secondo di media. Ha una altezza di 129 metri, e un diametro del rotore di 141 metri. L’altezza massima dell’impianti, quindi, si aggira sui 200 metri.

Vestas, altro storico produttore di turbine eoliche, propone invece il modello V150-4.2 che promette, a detta del costruttore, una produzione annua di quasi 17 GWh con velocità comprese tra i sette e gli otto metri al secondo, con un rotore ampio 150 metri posizionato ad un’altezza variabile in base al sito di installazione.

Il tempo dimostrerà se l’eolico a bassa velocità è realmente il futuro del settore. Nel frattempo, record produttivi a parte, le installazioni globali di torri eoliche continuano a crescere.

Credi foto: Nordex

Fonte: ecoblog.it

Aquarius Engines: il motore delle auto del futuro

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Il motore per auto sviluppato da Aquarius Engines, un’azienda israeliana, potrebbe rappresentare il futuro per la mobilità su gomma (almeno fino a quando le auto non fluttueranno nel vuoto alimentate dalla luce solare): l’azienda assicura che il prodotto, una volta immesso sul mercato, non costerà più di cento dollari e permetterà di percorrere 1.600 km con un pieno. La metà dei consumi medi dei motori attuali. Il motore si presenta come un prodotto ultra-performante che non ha nulla da invidiare ai motori benzina o diesel ma che avrebbe quindi il vantaggio di una riduzione dei consumi, e dei costi di gestione, decisamente notevole:

“Eccolo il nostro nuovo motore lineare. Questo è tutto, le dimensioni sono minime. Nel futuro potrà sostituire tutti i motori”

spiega Shaul Yaakoby, direttore della tecnologia di Aquarius Engines, nel video diffuso da Askanews. Gal Fridman, cofondatore dell’azienda, è entrato più nello specifico per descrivere le qualità di questo prodotto innovativo:

“Questo motore è composto da meno di quindici pezzi e uno solo di questi è in movimento. La sua efficacia è del 45 per cento e sarà utilizzato per generare elettricità. È un piccolo motore, leggero, e grazie a questo è destinato a soppiantare una tecnologia datata, che ha 150 anni di vita.”

E se la storia dovesse dar loro ragione? Attualmente l’azienda di Tel Aviv è alla ricerca di nuovi finanziamenti da 50 milioni di dollari per perfezionare il motore e per convincere i più scettici.  Continueranno invece ad essere esentate le vetture elettriche e quelle ibride.Il motore Acquarius Engines promette di essere ecologico e pulito in termini di emissioni di gas di scarico, oltre che economico in termini di acquisto. Per sviluppare il motore Aquarius Engines ha eliminato i pistoni multipli a spinta verticale, sostituendoli con un unico pistone a movimento laterale: alcuni test della tedesca Fev hanno mostrato che il motore ha una efficacia due volte superiore alle macchine tradizionali, performance talmente positive che alcuni costruttori di auto – rigorosamente anonimi per il momento – sarebbero interessati a questo motore.

“Oggi un generatore di 45 kw è enorme. Il nostro è leggero, potrà essere utilizzato in Africa, Cina e in India” dice l’azienda. I cambiamenti che implicherebbe questo motore nella catena di montaggio potrebbero tuttavia far esitare i grandi costruttori in un settore che non ama certo i rischi.

Fonte: ecoblog.it

I computer del futuro saranno di diamanti

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Compiuto il primo passo verso un prototipo di pc quantistico. Un gruppo di ricerca internazionale guidato congiuntamente dall’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifn-Cnr) di Milano e di Trento e dal Dipartimento di fisica del Politecnico di Milano ha realizzato circuiti fotonici all’interno di una piattaforma in diamante, capaci in prospettiva di offrire una potenza di calcolo infinitamente superiore rispetto ai computer tradizionali. Lo studio, pubblicato su Nature Scientific Reports, ha coinvolto l’Università di Calgary (Canada) e l’Università di Kyoto (Giappone).

“La dimostrazione della fattibilità delle guide d’onda dei circuiti fotonici rappresenta il primo passo verso la realizzazione di futuribili computer quantistici dalle potenzialità di calcolo elevatissime”, sottolinea la coordinatrice del gruppo di ricerca e direttrice dell’Ifn-Cnr Roberta Ramponi. “I computer quantistici consentirebbero di risolvere problemi dall’elevata complessità di calcolo come le previsioni dei cambiamenti climatici o le variazioni del mercato azionario, ma troverebbero impiego anche nella sensoristica e nella diagnostica medica, ad esempio nella risonanza magnetica, aumentandone esponenzialmente sensibilità e risoluzione”.

L’importanza dello studio consiste nell’aver realizzato il primo prototipo di circuito quantistico integrato in diamante, piattaforma che consente di integrare nello stesso chip le sorgenti di quBit (i bit quantistici) e le guide d’onda ottiche. “I circuiti fotonici sono l’equivalente ottico dei circuiti elettrici: al posto degli elettroni del semiconduttore del chip, ad essere trasportati lungo i percorsi ottici sono i fotoni, i quanti di luce. Per la creazione di tali percorsi sono stati impiegati impulsi laser ai femtosecondi molto ravvicinati che, grazie alla loro brevità, riescono a modificare le caratteristiche fisiche del diamante tracciando le linee che costituiscono il circuito e mettendo in comunicazione i ‘difetti’ presenti nel diamante che possono essere sfruttati come bit ‘quantistici’”, precisa Ramponi. Quando si pensa al diamante, s’immagina un materiale puro con un perfetto reticolo di atomi di carbonio. “Nel reticolo, invece, sono presenti dei ‘difetti’, seppur rari, come le cosiddette ‘nitrogen vacancy’ (Nv) nelle quali, al posto di due atomi di carbonio adiacenti, si trova un atomo di azoto accanto ad un posto libero nel reticolo. Questi sono casualmente distribuiti nel volume del diamante (uno ogni miliardo di atomi di carbonio), ed hanno proprietà speciali in quanto lo spin dell’elettrone che orbita intorno ai difetti può essere sfruttato come bit quantistico con la possibilità di assumere contemporaneamente il valore di 0 e 1 e quindi aumentare esponenzialmente la velocità di calcolo rispetto agli attuali computer con i bit normali rappresentati dagli elettroni”, conclude la ricercatrice. “Mediante irraggiamento con laser a femtosecondi, oltre a realizzare le guide d’onda ottiche, è possibile creare le Nv nelle posizioni volute, controllando così lo schema dei circuiti quantistici”.

Il lavoro è stato finanziato dai progetti Sir (Scientific Independence of young Researchers) vinto da Shane Eaton, principal investigator della ricerca, Cariplo FemtoDiamante ed Eu Concert-Japan DiamondFab.

Fonte: http://www.galatina.it/i-computer-del-futuro-saranno-di-diamanti

Volata, la bici del futuro è Made in Italy

La bici Volata si propone come uno straordinario passo in avanti nell’integrazione fra la meccanica ciclistica e l’universo digitale

Si chiama Volata e a idearla sono due italiani, Marco Salvioli e Mattia De Santis che hanno fondato l’azienda Volata Cycles con sedi a Milano e a San Francisco, non a caso le due città più legate al ciclismo di Italia e Stati Uniti. Volata si propone come uno straordinario passo in avanti nell’integrazione fra la meccanica ciclistica e l’universo digitale, un vero e proprio gioiello che è già possibile prenotare con un’opzione da 299 dollari ai quali andranno aggiunti circa 3200 dollari prima della consegna, prevista per il luglio 2017. Volata è un mezzo di altissimo livello per spostarsi in città, ma anche per fare del cicloturismo. Il computer di bordo integrato nel piantone dispone di un computer di bordo sul quale è possibile ottenere una mole di informazioni fra cui battito cardiaco, calorie spese, meteo, indicazioni stradali, ma anche informazioni su chi ci sta chiamando al telefono. Il computer della bici dialoga costantemente con lo smartphone attraverso il bluetooth e dispone di un antifurto che manda un alert allo smartphone qualora vi sia un tentativo di furto. Qualora il colpo andasse a segno, il proprietario della bici può localizzarla su di una mappa e segnalarne la posizione alle forze dell’ordine. L’altro punto di forza di Volata è che il computer si autoricarica grazie a una dinamo posizionata nella ruota anteriore: non serve, dunque, un collegamento alla rete elettrica ma solamente la forza della propria pedalata. Ma se la bicicletta resta inattiva per un po’ di tempo c’è la possibilità di ricaricarla con una power bank collegabile alla porta usb di Volata. Il telaio è in alluminio, con forcella in carbonio e dispone di luci Led che si attivano automaticamente in assenza di luce, di notte oppure all’interno di una galleria. I freni sono a disco, il cambio è Shimano Alfine 11 Di2.

Fonte:  Volata Cycles

 

Quale futuro per le energie rinnovabili?

L’uso di fonte energetiche alternative a quelle fossili sta attraversando una fase di incertezza, anche in attesa dell’emanazione di un decreto in discussione da novembreenergia1

“Le energie rinnovabili costano troppo e gravano sui costi energetici del Paese”. É questa una frase ripetuta spesso e sulla quale non mancano gli scontri, anche in virtù delle agevolazioni sinora concesse a chi ha investito in impianti finalizzati a sfruttare le fonti alternative. In effetti, sulla scorta di una serie di calcoli fatti da Adusbef (una delle associazioni attive nella difesa dei consumatori), sulle spese energetiche grava la componente “oneri generali di sistema”. Una voce che, nelle bollette, viene dettagliata in modo puntuale solo una volta l’anno “per ragioni di semplificazione”. Prendendo il caso di un utente medio, la cui spesa annua totale è pari a 512 euro a fronte di un consumo di 2.700 kWh, 252 euro coprono i servizi di vendita e 111 euro sono oneri di sistema. Una voce importante, soprattutto se confrontata con il fatto che, a fine 2012, gli importi erano, rispettivamente, di 297 e 88 euro. In cosa consistono questi oneri? Come spiega la stessa Adusbef, “la parte più elevata, ovvero 94 euro, copre gli incentivi alle fonti rinnovabili, cinque euro circa si pagano per smantellare le centrali nucleari dismesse (siamo appena al 22% di completamento), 7,5 euro vanno a finanziare, misura introdotta nel 2012, le agevolazioni concesse alle imprese a forte consumo di energia elettrica e il resto copre le tariffe ridotte per Rete Ferroviaria Italiana, la promozione dell’efficienza energetica, le compensazioni per le imprese elettriche minori, il sostegno alla ricerca e il bonus elettrico per le famiglie disagiate”.

 

L’inquinamento ha un costo

Il dato puramente economico, però, non tiene conto dei costi ambientali, prima tra tutte l’emissione di anidride carbonica, principale fattore del cambiamento climatico, e le polveri sottili, responsabili di un elevato numero di morti premature ogni anno. A sostegno di questa tesi Assorinnovabili, l’associazione dei produttori, dell’industria e dei servizi per le energie rinnovabili, cita lo studio Althesys dell’economista Alessandro Marangoni. Un documento secondo cui, seguendo uno sviluppo moderato “BAU – Business As Usual”, i benefici netti prodotti dalle energie rinnovabili sono quantificabili in oltre 29 miliardi di euro. Un dato già significativo, ma che potrebbe essere ancora più favorevole in uno scenario di sviluppo accelerato ADP – Accelerated Deployment Policy. Crescenti investimenti nelle energie rinnovabili, oltre ad essere coerenti con gli obiettivi di COP 21, porterebbero i benefici netti a superare i 104 miliardi di euro. Questo anche in considerazione del fatto che, benché il 40% dell’energia elettrica prodotta in Italia provenga da fonti rinnovabili, il nostro Paese registra il più alto livello europeo di morti premature imputabili proprio alle emissioni di polveri sottili. L’Agenzia Europea dell’Ambiente, infatti, sostiene che le morti dovute ai combustibili fossili in Italia siano oltre 8mila all’anno, contro le poco più di 3mila vittime di incidenti stradali.

 

Intanto gli investimenti soffrono

L’impegno dell’Italia nello sfruttare le fonti alternative è stato riconosciuto dal rapporto Soer “L’ambiente in Europa – stato e prospettive 2015” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Secondo questo studio il nostro è uno dei Paesi più virtuosi nell’attenzione all’ambiente, in quanto la cosiddetta green economy ha registrato un incremento di oltre il 50 % negli ultimi anni. Al punto che già all’inizio del 2016 è stato raggiunto l’obiettivo di produrre, con fonti rinnovabili, il 17% del consumo energetico interno lordo. Con quattro anni di anticipo rispetto a quanto prescritto, quindi, l’Italia si è dimostrata un precursore in questo ambito. Le rilevazioni, compiute nel tempo, hanno mostrato come l’incremento della quota di energia da fonte rinnovabile risulti consistente a partire dal 2007, passando dal 6,4% al 16,7%, con un aumento annuo di oltre un punto e mezzo percentuale. Il valore, però, non deve essere considerato in termini assoluti, ma relativi alla delicata fase economica attraversata a partire dal 2008. Anche perché, secondo uno studio dell’Università Bocconi, dall’inizio della crisi, i consumi energetici nel settore industriale sono diminuiti del 25%, andando così a contrarre il valore totale sul quale vengono calcolate le percentuali. La difficile crisi economica, da cui l’Italia sta cercando di uscire, continua così ad avere effetti sui consumi energetici e, in particolare, sull’uso dei carburanti e dei derivati dal petrolio. É quindi interessante la previsione, proposta dall’Unione Petrolifera, sull’andamento del settore nei prossimi mesi. L’analisi, presentata all’interno del volume “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2015-2030”, stima la domanda di energia complessiva in leggero recupero nel 2015, fino a 158,4 milioni di Tep, per poi salire a 164 milioni nel 2020 e 168,9 milioni nel 2025. Nel 2030 si arriverà a 170 milioni di tep, che sono un volume quasi equivalente ai consumi del 1995. La stessa Unione Petrolifera sottolinea, però, come l’incidenza delle singole fonti primarie sul totale consumo energetico si modificherà sensibilmente per l’affermazione delle fonti rinnovabili. In ogni caso il petrolio rimarrà la prima fonte di energia, almeno fino al 2018, con un peso intorno al 35%.

 

Un’incertezza che non aiuta

Il progressivo ricorso alle fonti rinnovabili potrebbe subire un radicale ridimensionamento a seguito del Decreto Ministeriale sulle Fonti Energetiche Rinnovabili che, dal novembre dello scorso anno, è in fase di valutazione. Il documento presenta una serie di novità proprio relativamente agli incentivi per la produzione energetica. Si tratta di variazioni che, come accaduto per gli impianti fotovoltaici, potrebbero modificare radicalmente i tempi di ritorno degli investimenti. Una situazione di incertezza che induce alcuni investitori a posticipare l’inizio dei lavori, in attesa di un documento definitivo. La bozza in circolazione prevede di mantenere la soglia massima di energia incentivabile, già prevista dal precedente meccanismo, a 5,8 miliardi di euro. Un valore ormai insufficiente rispetto alle potenzialità degli impianti disponibili. Quello che maggiormente preoccupa gli operatori del settore, però, è il ridimensionare degli incentivi che, in alcuni casi, raggiunge anche il 40%. Per essere competitivi sul mercato, quindi, i nuovi impianti dovranno essere sempre più efficienti e capaci di produrre energia a basso costo.

 

Attenti agli aggiornamenti

Una possibile contrazione negli investimenti in fonti rinnovabili non avrebbe impatti solo sui proprietari degli impianti e sugli investitori, ma soprattutto sulle aziende che operano in questo settore e che sono chiamate a disporre di personale qualificato. Dal 1° agosto 2013, infatti, la qualifica di installatore e di manutentore straordinario di impianti FER si acquisisce a seguito di un periodo di formazione, svolto ai sensi del punto 4 dell’Allegato 4 del D.lgs. 28/2011, e del superamento del percorso formativo di qualificazione professionale. Sono esclusi da tale percorso i soggetti che, come previsto dall’articolo 4, lettere a), b) e c) del D.M. 22 gennaio 2008 n.37, possedevano già specifici requisiti professionali. Anche loro, però, devono frequentare percorsi di aggiornamento, come previsto dalla norma del comma 1, lett. f dell’allegato 4 al D.lgs. 3 marzo 2011 n. 28. Considerando che le attività formative di aggiornamento devono essere effettuate ogni tre anni, a partire dal 1° agosto 2013, numerose realtà, soprattutto di piccole e medie dimensioni, stanno decidendo se investire nelle 16 ore di aggiornamento obbligatorio. Un aggiornamento spesso gravoso, dal punto di vista economico e organizzativo, che le aziende devono valutare anche in funzione dell’evoluzione del mercato e delle prospettive di fatturato.

Fonte: www.voltimum.it

 

 

L’unico futuro possibile è quello senza carne

“Il report dell’OMS conferma quanto già era noto dal 2007, il consumo di carne favorisce il cancro. Già otto anni fa le indicazioni di eliminare la carne rossa e quella trasformata erano chiare. Come sono chiare oggi molte altre raccomandazioni alimentari che, purtroppo, però, vengono ignorate”. Intervista alla dottoressa Michela De Petris, specializzata nell’alimentazione terapeutica in oncologia.carne_rossa_iarc

Dopo che lo IARC (International Agency for Research on Cancer) ha inserito le carni lavorate nel gruppo 1 delle sostanze che causano il tumore, mettendole di fatto allo stesso livello del fumo, alcol, arsenico e benzene e le carni rosse non lavorate nel gruppo 2A, quello delle sostanze “probabilmente cancerogene“, allo stesso livello del glifosato, ingrediente attivo in molti diserbanti, il dibattito nei media, nei social e a tavola, non sembra placarsi. Da un lato c’è chi denuncia l’eccessivo allarmismo creato attorno alla questione, dall’altro chi invece invece appoggia ed enfatizza gli studi condotti dall’Organizzazione.
Per cercare di fare chiarezza e di avere un ulteriore punto di vista sulla faccenda, il Cambiamento dopo l’intervista alla Dottoressa Simona Mezzera, ha contattato anche Michela De Petris, specializzata nell’alimentazione terapeutica in oncologia. membro della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) e dell’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA). Già ricercatrice in studi di intervento alimentare presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e docente di nutrizione clinica in diversi corsi indetti dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia.

Dottoressa De Petris, cosa significano i dati emanati dall’OMS in merito alla correlazione tra il consumo di carne rossa e lavorata e il rischio di tumori? 

Il report dell’OMS conferma quanto già era noto dal 2007, e cioè che il consumo di carne favorisce il cancro. Già otto anni fa, infatti, il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (WCRF) affermava che l’aumento del rischio del cancro al colon-retto era riconducibile al consumo di carni rosse e trasformate. E le indicazioni di abolire, eliminare, limitare erano già chiare da allora.

Evitare totalmente o ridurre come sostengono alcuni?

Le indicazioni parlano chiaro: “Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni trasformate”. Certo è che ogni medico, specialista, nutrizionista può sostenere quello che vuole, ma queste raccomandazioni sono molto chiare e lo erano da tempo. Per esempio: fumare una sigaretta fa bene o male? C’è chi sosterrà che dieci sigarette fanno più male che una ma non per questo una sigaretta non fa male. Lo stesso vale per le carni trasformate, quelle non trasformate e per molti altri cibi.

A quali altri cibi bisogna stare attenti? 

A tutti i cibi di origine animale: al latte, i formaggi, soprattutto se stagionati, alle uova, correlate al rischio di tumore al seno, alle ovaie e alla prostata, al pesce, che comunque è carne e che è uno degli alimenti più inquinati di metalli pesanti come mercurio e piombo, sul mercato, ricchissimo di grassi saturi e colesterolo e, nel caso di pesce di allevamento, ricco di antibiotici promotori della crescita. E poi grande attenzione alla carne tutta in generale e, soprattutto, ai salumi. I cibi di origine animale fanno male e ormai di evidenze scientifiche a confermarlo ce ne sono in abbondanza. Poi che ci siano in ballo altri interessi è fuori discussione…

Di che genere di interessi parla?

Purtroppo, come si può vedere anche in questi giorni, di interessi in gioco ce ne sono molti. Quelli dell’industria della carne, ovviamente, che si è affrettata fin da subito a negare persino l’evidenza proveniente dall’OMS. Ma anche quelli dell’economia italiana, del mercato, delle case farmaceutiche… Non si può lasciare che queste informazioni spaventino la popolazione, perché l’unico rischio che sta a cuore a certi settori è quello che calino i consumi, non certo quello per la salute umana. Per questo sia io che la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana che molti colleghi esortiamo tutti i consumatori a informarsi per non assistere impotenti a questa nuova mistificazione, che vede ancora la salute sottomessa al profitto, esattamente come già accaduto per il fumo di sigaretta. Ci dicevano che bastava fumarla con il filtro, proprio come ci dicono che basta consumare carne italiana, e stare tranquilli… come se potesse fare differenza il dove la carne è prodotta. E’ imperativo non fidarsi delle rassicurazioni dei produttori, visto il loro palese conflitto di interessi, e occuparsi invece in prima persona della propria salute.

In molti sostengono che il problema non sia la carne in sé ma il metodo di lavorazione e il luogo in cui questa viene prodotta. Cosa ne pensa?

La cosa vera è che l’Europa e l’Italia sulla carne hanno controlli più stretti, più precisi e più efficaci. Per questo siamo maggiormente tutelati. Ma ciò non significa che, in Italia come altrove, la carne non sviluppi sostanze cancerogene dannose e, soprattutto, non significa che la frequenza di consumo, più che la provenienza, non siano incisive. E poi sfido qualsiasi consumatore di carne a vedere con certezza da dove la carne è arrivata, dove è stata prodotta o lavorata… C’è tantissima ignoranza, disinteresse e disinformazione in merito.

Perché secondo lei?

Interessi economici, gola e abitudini alimentari scorrette delle persone credo che siano i fattori maggiori. Sicuramente la non voglia di prendere coscienza, di cambiare per sé stessi, per la propria salute ma anche per la tutela degli animali e del pianeta. L’industria della carne e dei derivati è uno dei maggiori inquinanti in ambito ambientale.

In tanti sostengono che è normale, invece, che sia così. Che l’uomo è da sempre onnivoro e che i nostri nonni sono arrivati a novant’anni grazie a questa alimentazione. Cosa risponde?

Rispondo che non è assolutamente così. L’uomo nasce frugivoro non onnivoro. Nasce raccoglitore di frutta, bacche, radici, ortaggi… La carne la mangiava quando riusciva a raggiungere, catturare e uccidere un animale. Quindi sicuramente non spesso e comunque con un grande dispendio calorico. Anche i nostri nonni mangiavano carne molto raramente e quella che mangiavano non era di certo prodotta come al giorno d’oggi. Un tempo l’animale era libero, si cibava di alimenti sani, non era costretto a vivere in allevamenti intensivi, a cibarsi artificialmente e ad essere imbottito di sostanze chimiche.

Dopo la notizia dell’Oms, secondo lei, cambierà qualcosa?

Di certo questi dati hanno dato una bella scoccata all’industria della carne. Sempre più persone oggi, vuoi per paura o per maggiore consapevolezza, stanno iniziando a informarsi. Sempre più gente decide ogni giorno di intraprendere una dieta a base vegetale perché più sana, meno costosa, più etica o perché meno dannosa per l’ambiente. I motivi sono tanti… ma sta di fatto che, ormai, per fortuna, i prodotti vegani sono ovunque e anche la ristorazione tradizionale si sta adeguando a questo. Stiamo facendo passi da gigante.

Lei è ottimista?

Certo che sì! Quello di portare le persone verso un’alimentazione consapevole e sana è il mio lavoro. E sono totalmente convinta che l’alimentazione del futuro sia quella a base vegetale. L’unica alimentazione in grado di migliorare lo stato di salute delle persone, del pianeta e degli animali è quella vegana.

Fonte: ilcambiamento.it